ATP Miami: facile Nishikori, Raonic avanti a fatica, Djokovic di bagel, Dimitrov out

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ATP Miami: facile Nishikori, Raonic avanti a fatica, Djokovic di bagel, Dimitrov out

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La giornata dell’ATP di Miami comincia con Nishikori che lascia solo 4 game a Troicki. Il giapponese ad una sola partita dal suo best ranking (4).  Milos Raonic soffre più del previsto e supera Chardy solo al tiebreak del terzo set. Avanzano Goffin e Dolgopolov che superano in due set rispettivamente Janowicz e Bellucci.  Djokovic facile contro Darcis e Dimitrov out contro Isner

[1] N. Djokovic b. [Q] S. Darcis 6-0 7-5 (Raffaello Esposito)

Si completa in giornata il terzo turno del torneo con gli incontri della parte alta del tabellone, nella quale sono ancora in gioco i migliori. Alle 17.20 ora locale scende in campo il monarca del circuito Novak Djokovic, il quale sicuramente si è giovato della sconfitta subita ieri da Nadal, l’unico a Miami in grado di tenergli testa dal punto di vista mentale. Sulla sua strada il belga Steve Darcis che provenendo dalle qualificazioni ha estromesso prima Jaziri e poi Muller, testa di serie n° 30, con due dure battaglie terminate entrambe al terzo. L’unico precedente è preistorico e risale a Roma 2008, Nole vinse 6-4 6-0. Pronti via e Darcis deve subito affrontare quattro palle break nel secondo gioco. E’ bravo sulle prime tre, eccezionale sulla terza, ma deve capitolare. Come prevedibile il suo tennis classico e troppo piatto fatica a gestire le traiettorie e le rotazioni di Djokovic. Il belga mostra di possedere un’ottima mano ma subisce la personalità del serbo che sfrutta i molti errori, soprattutto in larghezza, dell’avversario e senza fare nulla di speciale gli strappa altre due volte il servizio chiudendo il set sei zero in ventisei minuti. Nel secondo set Nole si limita a tenere la palla lunga ma sbaglia qualcosa di troppo e consente a Darcis di rimanere in partita. Nel tennis il gioco del gatto col topo è pericoloso e così il belga tiene avventurosamente quattro turni di battuta schivando una pioggia di palle break e nel nono game strappa a sorpresa il servizio al serbo presentandosi a servire per il set. Però… mai provocare Nole. Un break a zero chiuso con una risposta lungo linea di rovescio e un turno di battuta tenuto a quindici lo portano al sei cinque. Nel dodicesimo game Darcis serve, va ai vantaggi, non riesce a trasformare cinque occasioni per il sei pari e alla fine capitola al primo match point con una smorzata in rete. Negli ottavi toccherà al genio di Kiev Alexsandr Dolgopolov provare a creare qualche problema al gioco corazzato del numero uno.

 

[4] K. Nishikori b. [32] V. Troicki 6-2 6-2 (Tommaso Voto)

Il giapponese Nishikori, semifinalista del 2014, ottiene una facile vittoria contro il serbo Troicki ed approda agli ottavi di finale della parte alta del tabellone del Masters 1000 di Miami. Nishikori ha vinto con un duplice 6-2 ed ha dimostrato di essere in forma e di poter almeno confermare il risultato dello scorso anno. Oggi Kei è stato concentrato e perfetto nelle sue geometrie di gioco, non permettendo mai a Troicki di essere pericoloso.

Nishikori parte subito con grande precisione e solidità e brekka immediatamente il serbo, ma nel suo primo turno di battuta Kei è troppo discontinuo e concede al serbo di pareggiare i conti. Sarà l’unico lampo per Troicki, perché Nishikori si stabilizza in battuta e controlla il gioco da fondo con estrema facilità. Il giapponese mette sotto pressione il serbo su ogni punto ed, infatti, conclude il set con un perentorio 6-2.

Il secondo set è praticamente identico, anche nel punteggio, al primo, con Nishikori a dettare le “danze” e con Troicki a cercare di limitare i danni. Subito il break, Troicki chiama anche un Mto (probabile fastidio alla schiena), ma dopo un massaggio, riprende regolarmente la sua partita, palesando comunque una mobilità limitata negli spostamenti. Senza ulteriori affanni il giapponese chiude la pratica Troicki ed aspetta agli ottavi il vincente della sfida tra Goffin e Janowicz.

Complice la sconfitta prematura di Nadal, Nishikori in caso di accesso ai quarti di finale diventerebbe nuovamente numero 4 del mondo e lo spagnolo scivolerebbe così al numero 5 del ranking ATP.

[5] M. Raonic b. [31] J. Chardy 6-1 5-7 7-6(3) (Michele Gasperini)

Obiettivo ottavi di finale centrato, seppur con qualche patema evitabile, per Milos Raonic. L’attuale No.6 del mondo, potenzialmente No.4 da lunedì prossimo, in caso di raggiungimento delle semifinali in questo Masters 1000 di Miami (a meno che Ferrer non vinca il torneo e il canadese stesso perda proprio al penultimo atto) o addirittura No.3, vincendo il torneo (a patto che Murray non raggiunga la finale), ha avuto la meglio in tre set su Jeremy Chardy, per la sesta volta su sei incontri.

Troppo solido, concentrato e in forma il canadese, per poter essere impensierito dalla versione molto sbiadita e fuori palla dello Chardy della prima ora. Il primo set è senza storia: con 3 errori di dritto prima e due doppi falli poi, il francese regala letteralmente il primo break, ripetendosi poi nel quarto gioco dove, avanti 40-15, commette un altro doppio fallo ed altri non errori non forzati a fiumi, specialmente di dritto. In poco meno di mezz’ora, Raonic porta a casa il primo parziale per 6 giochi ad 1, concedendo le briciole al servizio (due soli punti).

Il secondo set parte come il primo per il canadese, con Chardy fallosissimo ed estremamente insicuro: dopo due primi rapidi games, il francese regala ancora una volta il servizio al nativo di Podgorica, commettendo due doppi falli e un altro paio di gravi errori da fondo.
Dopo altri due game tranquilli alla battuta, Raonic ha un calo di tensione proprio nel momento di chiudere, non servendo praticamente mai la prima e rimettendo così in gara Chardy, che ottiene così il primo break dell’incontro. Il francese salverà altre due palle break pesantissime nel game successivo (nonostante due doppi falli) e strappa clamorosamente, per la seconda volta consecutiva, la battuta al canadese nel dodicesimo gioco, (con Milos complice importante su uno smash a rimbalzo, sul set point, sparacchiato a metà a rete) portando così il match, perso fino a pochi minuti prima, al terzo set.

Il parziale decisivo vede Chardy, ora in fiducia, molto più consistente alla battuta e nello scambio da dietro, reggendo molto meglio la diagonale di rovescio ed esplodendo a più riprese il devastante dritto anomalo, con l’inerzia che sembra essersi spostata dalla sua parte. Il match diviene estremamente equilibrato, con entrambi i contendenti praticamente inavvicinabili al servizio fino all’ottavo gioco, sul 4-3 Chardy e con Raonic alla battuta: qui il francese ha due pesantissime palle break che lo manderebbero a servire per il match, ma una gran prima esterna prima e un errore di rovescio piuttosto evitabile su una seconda palla annullano le chanche, permettendo al canadese di agganciarlo sul 4-4.
Raonic, in questa terza frazione, aumenta visibilmente il numero degli errori, sembra stanco e subisce l’aggressività del francese, ora dominante da fondo: nel decimo gioco è costretto ancora a salvarsi ai vantaggi, con Chardy arrivato quattro volte a due punti dal successo.
Nonostante ciò, il canadese raggiunge il tiebreak decisivo, e qui mette in mostra tutti i netti miglioramenti compiuti nel 2015, disputando il gioco decisivo in modo perfetto: parte malissimo il francese con un doppio fallo, ma l’allievo di Ljubicic è devastante al servizio, mettendo solo prime vincenti, non permettendo mai a Chardy di rientrare nel match e chiudendo il tiebreak per 7 punti a 3, dopo 2 ore e 10 minuti di gioco.

Il canadese se la vedrà, al quarto turno, con Jonh Isner.

[22] J.Isner b. [9] G.Dimitrov 7-6(2) 6-2 (Carlo Carnevale)

Quindici ace in meno di un’ora e mezza, per avere la meglio sul tennis scintillante di un appannato Dimitrov; questo il bottino di John Isner, che salva con due terrificanti servizi le uniche palle break concesse, entrambe nel primo set e derivanti da una svista dell’arbitro Bernardes, il quale concede a Dimitrov un punto che andava ripetuto in seguito ad un challenge che aveva arriso al bulgaro. Lo statunitense mette il pilota automatico e chiude con più dell’ottanta per cento di punti ottenuti con la prima, che entra con un mostruoso 75%. Dimitrov, che a Miami ha perso una finale dell’Orange Bowl contro Berankis, dal canto suo cerca di non distrarsi e accorciare ugualmente gli scambi, scendendo a rete appena possibile; il piano funziona fino al tiebreak del primo parziale, in cui però il bulgaro maltratta due dritti e permette il primo sprint all’avversario. Ben poco da segnalare sul piano tecnico-tattico, specialmente dopo il break che Isner coglie nel terzo gioco del secondo set; da lì infatti il focus si sposta sui turni di battuta del figlio di Greensborough, che non suda nemmeno per involarsi sul 4-2, prima di strappare nuovamente il servizio nel penultimo gioco, che Dimitrov regala con uno sciagurato doppio fallo. Ad attendere il gigante americano c’è Raonic, per un match in cui la durata media degli scambi si prospetta irrisoria.

Risultati

[4] K. Nishikori b. [32] V. Troicki 6-2 6-2
[1] N. Djokovic vs S. Darcis
A. Dolgopolov b. T. Bellucci 7-5 6-4
[12] G. Simon vs A. Falla 6-3 6-4
[7] D. Ferrer vs [25] L. Rosol 6-4 7-5
[19] D. Goffin b. J. Janowicz 6-4 6-3
[5] M. Raonic b. [28] J. Chardy 6-1 5-7 7-6(3)
[22] J.Isner b. [9] G.Dimitrov 7-6(2) 6-2

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Alexandr Dolgopolov torna a farsi sentire: “Tonnellate di bandiere sui tornei”

L’ex tennista ucraino, tra i più attivi sul tema della guerra, rumoreggia su Twitter dopo il recente episodio a Cincinnati

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dolgopolov

In campo, una gioia per gli occhi, una manna per gli amanti del bel tennis estroso, mai regolare, in una carriera da artista maledetto fino in fondo, in cui ha dovuto combattere con tanti infortuni, ritirandosi a soli 32 anni, nel 2021. Alexander Dolgopolov è stato uno dei più chiacchierati tennisti degli ultimi anni, genio e sregolatezza, e tutt’ora finisce spesso in discussioni di sorta, ma purtroppo per motivi ben più seri, che esulano dal campo da tennis. Sin dalla primissima dichiarazione di guerra della Russia, il tennista ucraino si è sempre apertamente schierato sulla vicenda, condannando in toto anche i tennisti e gli sportivi russi, appoggiando con vigore ad esempio la decisione di Wimbledon, ed imbracciando egli stesso il fucile per difendere il proprio Paese.

E così, dopo l’episodio di lunedì in quel di Cincinnati (torneo in cui nel 2015, come ricordò al momento del ritiro, giocò la partita con più rimpianti della carriera) era impensabile che non si sarebbe schierato. Il fatto è però, in tutta onestà, quantomeno discutibile: durante il derby russo tra Potapova e Kalinskaya, una tifosa era cinta dalla bandiera ucraina con in testa il Vinok, una corona di fiori tipica della tradizione del Paese. La prima delle due atlete si sarebbe lamentata con la giudice di sedia, portando la sicurezza ad allontanare dai campi la donna senza che avesse fondamentalmente fatto nulla, con la motivazione che “stesse agitando le due tenniste“. La giustificazione decisamente non regge, specie considerando l’eco e le ripercussioni che potrebbe avere a lungo andare un atto del genere, partendo dalla reazione di Dolgopolov.

Sorpreso che nessuno è stato molestato o insultato in questa occasione, nessun ucraino ha giocato lì“, scrive su Twitter l’ex n.13 al mondo, “Le persone che lo dicono sono patetiche. Nient’altro che discriminazione. Sentirsi insultato dalla bandiera di un paese attaccato dal tuo paese, cosa potrebbe significare? Tonnellate di bandiere sui tornei“. Le parole di Dolgopolov sono tutt’altro che pacate, com’era lecita aspettarsi, e la sua “chiamata a raccolta” di bandiere per i prossimi tornei, US Open in particolare, potrebbe non essere un appello nel vuoto, e rivelarsi l’inizio di un gran caso mediatico. Anche considerando altre righe, ben più dure, scritte in precedenza sull’episodio sempre sul suo Twitter: “Solo così lo sapete. Un atleta russo è arrivato negli Stati Uniti e ha deciso di cacciare Lola, che è una meravigliosa persona di cuore, ma anche cittadina americana, nata in Uzbekistan, per essersi seduta in silenzio a una partita di tennis con una bandiera ucraina. Vengono a casa tua e dettano le loro regole“. Gli echi di guerra, purtroppo, sono fin troppo presenti anche sui campi da tennis.

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ATP Cincinnati, Kyrgios: “Ho lavorato molto sui miei scatti di rabbia”

“Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire”. Il tennista australiano dopo la vittoria su Davidovich analizza il 2022: “Giocherò lo US Open e poi tornerò a casa”. “Non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso”

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Continua a brillare la stella di Nick Kyrgios in questo 2022 di rinascita del bad boy australiano. Anche al Western & Southern Open Kyrgios non delude, sconfigge in due set il finalista di Montecarlo Alejandro Davidovich Fokina e continua la sua striscia di imbattibilità nei match di primo turno in questo 2022, con un bilancio di 11-0. Stagione di rinascita che lo ha visto raggiungere la finale a Wimbledon, trionfare a Washington per uno score stagionale che recita 31 vittorie sul campo (più 3 per walkover) a fronte di sole 9 sconfitte. E del nuovo Kyrgios di questo 2022 ha parlato nella conferenza post-match.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

IL MODERATORE: Siamo al sedici agosto e tu hai giocato 15 partite, tra singolo e doppio, vincendone 14. Come ti senti?

 

NICK KYRGIOS: “Mi sento bene, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso quando sono in campo. Mi sembra di colpire la palla abbastanza bene. Sto arrivando alla fine del mio viaggio. Mi sento come se fosse quasi finita. Dopo questo torneo, giocherò lo US Open e poi tornerò a casa. In fondo è questo quello che penso. Ho dato tutto ogni giorno sul campo di allenamento e durante i match. Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire e devo solo andare avanti, devo andare avanti. Mancano solo due tornei.

D: Le tue tattiche sono sempre abbastanza varie. Penso che tu abbia menzionato di recente come alcuni altri giocatori stiano chiedendo la tua opinione. È qualcosa che ti è venuto naturale da bambino, o ad un certo punto hai capito come fare?

NICK KYRGIOS: “Mi sento come se facessi ricerche su tutti i giocatori e mi sento come se avessi un ottimo cervello da tennista. Guardando il tennis da bambino e considerando tutto il tennis che ho giocato e quanto lo guardo, conosco i punti di forza e di debolezza di tutti.

Mi sembra di conoscere bene il mio stile di gioco e so cosa funziona. Ovviamente contro qualcuno come Fokina o Medvedev, de Minaur, questo tipo di giocatori, se faccio troppi scambi, non è un tennis alto livello. Alcuni giocatori di tennis sentono di raggiungano percentuali elevate semplicemente allungando gli scambi. Ma per me, non è così. Non è così che vincerò le partite.

Per il 90% dei giocatori è una percentuale alta, ma per me è una percentuale di tennis molto bassa. Contro questo tipo di giocatori, so che devo stare al top, rimanere aggressivo, sai, provare ad accorciare gli scambi quando posso, serve & volley, variare il gioco, giocare slice. Devo giocare il mio tipo di tennis, e questo è alto livello.

Io credo che giocare ad alto livello per un tennista sia sapere cosa funziona nel tuo stile di gioco e cercare di eseguirlo al massimo livello. Per me è davvero chiaro cosa questo rappresenti per il mio gioco e so come le altre persone stanno cercando di giocare. Questa è la chiave. Sento che non avere un allenatore ha funzionato. Negli ultimi sei mesi non credo che molte persone abbiano raggiunto questi obiettivi senza un allenatore prima di me, e credo che sia qualcosa che derivi dalla fiducia e dalla conoscenza del tuo gioco.

D: Pensi che il Nick del 2022 possa avere gli scatti di rabbia o emotivi che ha avuto nel 2019?

NICK KYRGIOS: “Credo di essere stato un tennista emotivo per tutta la mia carriera. Da quando ho preso in mano una racchetta, mia madre mi guardava fare i capricci e piangere in campo ed essere emotivo quando perdevo. Penso che sia, in un certo senso, solo dimostrare che mi importa del risultato. Penso che sia importante. A un ragazzo dovrebbe importare del risultato, e non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso dopo la partita o durante la partita. Mi sono sempre preoccupato così tanto dei risultati.

Adesso raramente mi vedrete lanciare la mia racchetta. Di tanto in tanto capita qualche sfogo, ma non più di un altro giocatore. Sento che è qualcosa su cui ho lavorato, ovviamente in campo, perché fuori dal campo sono molto rilassato. Non hai mai scatti di rabbia. In campo, c’è voluto molto lavoro per arrivare a questo punto. Si può chiaramente dire che sono un ragazzo che ha lavorato su alcune cose, ha la sua personalità, ma a volte si muove su una filo sottile. Sono orgoglioso di questo, di poter giocare una partita come oggi. Ci sono stati un paio di scatti di rabbia qua e là, ma è una specie di mindset.

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ATP Cincinnati: esordi vincenti per Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev

Decisamente agevole la prima assoluta in Ohio dello spagnolo, molto meno convincente la vittoria del numero uno del mondo

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Daniil Medvedev, Cincinnati 2022 (foto: twitter @CincyTennis)

La notte italiana è teatro di alcuni degli esordi più attesi al Western & Southern Open, come quelli di Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, rispettivamente teste di serie numero 3 e 1. Scende in campo per primo l’enfant prodige spagnolo, che in poco più di un’ora ha la meglio su Mackenzie McDonald senza spendere chissà quante energie. Giornata abbastanza negativa quella dello statunitense, che non può opporsi in nessun modo all’avanzata del numero 4 del mondo.

Totalmente diverso il match di Medvedev, chiamato a riscattarsi dopo la sconfitta con Kyrgios patita a Montreal la scorsa settimana e che non ha un battesimo facile contro Botic Van De Zandschulp. L’olandese non sembra in una gran giornata, sbaglia tantissimo – soprattutto nel primo set – ma viene più volte graziato dal russo, bravo a chiudere in due set ma costretto ad annullare un set point nel secondo parziale.

[3] C. Alcaraz b. M. McDonald 6-3 6-2

 

McDonald parte al servizio e conquista i primi due punti della partita, ma Alcaraz non si fa pregare e entra subito al 100%, infilando quattro punti di fila e partendo subito in vantaggio. Non appena si entra nello scambio lo spagnolo fa valere la maggiore pesantezza di palla e lo statunitense può far poco, andando subito sotto 0-2. Il primo set si gioca nei turni di battuta della testa di serie numero 3, che certamente non è una gran notizia per McDonald. Il numero 72 del mondo, data anche la posizione arretrata di Alcaraz in ribattuta, prova a mantenersi in scia accorciando gli scambi con alcuni serve&volley che gli fruttano diversi punti. In risposta, tuttavia, non riesce praticamente mai ad essere aggressivo nonostante una percentuale di prime non elevatissima dello spagnolo, che con la seconda spesso sceglie a ragione di andare al corpo.

Avanti 4-2 il numero 4 del mondo ha la possibilità di crearsi un’altra palla break, ma sul 30-30 McDonald copre benissimo la rete con due ottime volée e accorcia le distanze poco dopo. Nonostante qualche errore qua e là Alcaraz continua a non avere problemi nei suoi turni di battuta, aumentando le percentuali al servizio e portandosi sul 5-3. Nel primo set l’iberico conquista il 90% di punti sulla seconda, dato in cui si cela la grande difficoltà di McDonald a trovare profondità in risposta. Al servizio per rimanere nel set, lo statunitense è costretto a cedere nuovamente la battuta: anche grazie a un lob millimetrico (e al doppio fallo del suo avversario sul set point) Alcaraz chiude 6-3 la prima frazione.

Anche in avvio di secondo parziale la situazione non cambia, con il 19enne di Murcia che continua ad essere dominante con i suoi colpi da fondo, mentre il suo avversario non riesce a trovare le giuste contromisure, specialmente con il dritto. Come nel primo set McDonald cerca di prendere costantemente la rete, ma nel quarto gioco viene passato con il rovescio da Alcaraz, che si procura un break point ma sbaglia la risposta subito dopo. Il game si trascina ai vantaggi, lo statunitense vince il punto più bello della partita dopo uno scambio prolungato nei pressi rete e impatta sul 2-2.

I problemi però per McDonald sono appena iniziati, dato che da quel momento non conquisterà più un singolo gioco. Alcaraz si procura altre due palle break consecutive nel sesto gioco e questa volta va a segno. Lo spagnolo è totalmente in controllo del match, affonda ripetutamente con dritto e rovescio e si porta senza fatica sul 5-2. L’incontro si conclude con il quarto break in favore della testa di serie numero 3, che con l’ennesimo dritto penetrante si impone 6-3 6-2 ed ottiene la sua prima vittoria in carriera a Cincinnati: al terzo turno per lui ci sarà il vincente del match tra Cilic e Ruusuvuori.

[1] D. Medvedev b. B. Van De Zandschulp 6-4 7-5

Decisamente più equilibrato rispetto al match precedente è l’esordio del numero uno del mondo. Van De Zandschulp parte al servizio con le idee chiarissime: conquistare la rete il prima possibile. Il piano funziona a metà, perché sì gli porta i primi due punti, ma gli costa anche il break. Ai vantaggi infatti l’olandese si precipita ancora a rete, ma sbaglia la direzione dell’attacco e viene infilato. Con qualche patema, pur senza annullare chance di controbreak immediato, Medvedev sale subito 2-0 e ha una possibilità per il doppio break nel terzo gioco, ma sbaglia la risposta. Il numero 24 ATP questa volta ne approfitta e accorcia le distanze, cercando spesso di variare gli angoli al servizio vista la posizione arretrata del suo avversario.

Il russo non mostra certo la sua miglior versione in avvio, ma i diversi errori di Van De Zandschulp lo aiutano a mantenersi in vantaggio. L’olandese conquista soltanto due dei primi dodici punti dalla riga di fondo ed è ancora costretto ai vantaggi nel quinto game, dove annulla una nuova opportunità di break grazie allo schema servizio-dritto, portandosi sul 2-3. È una partita povera di spettacolo e ricca di errori, dove a fare la differenza è unicamente il break conquistato da Medvedev ad inizio partita. Anche usufruendo dei diversi gratuiti del suo avversario (e dell’apporto della prima di servizio, 12/12), il russo riesce a conservare il vantaggio fino a fine set, archiviato 6-4 con due grandi dritti alla Medvedev e dopo aver vinto gli ultimi sedici punti al servizio.

In avvio di secondo parziale Van De Zandschulp mette la testa avanti per la prima volta nel match e, in generale, dà la sensazione di essere un po’ più aggressivo e propositivo. Diminuiscono pian piano i gratuiti da una parte e dall’altra, anche se il match resta tutt’altro che spettacolare. I problemi dell’olandese continuano però ad essere in risposta, dove non riesce a conquistare punti. Sul 2-2 Medvedev ha l’occasione di porre una seria ipoteca sul match: sul 15-15, infatti, infila una gran risposta vincente di dritto e ringrazia i due doppi falli consecutivi del suo avversario, che lo mandano avanti di un break anche nel secondo set.

Al momento di allungare il numero uno del mondo fa registrare un calo inaspettato e, con un comodo rovescio spedito in rete, restituisce immediatamente il break. Van De Zandschulp tiene ai vantaggi il settimo game e si porta sul 4-3, ma i problemi per lui si ripalesano nel gioco successivo, dove finisce subito sotto 0-40. L’olandese però non si perde d’animo, gioca soltanto più serve&volley e riesce clamorosamente a rimettere in piedi un game che sembrava perso. Va detto che l’aiuto di Medvedev si rivela fondamentale, con il russo che avrebbe potuto fare decisamente meglio su almeno due delle tre palle break e si trova così a servire per rimanere nel set. Annullato un pericoloso set point, con un ace provvidenziale la testa di serie numero uno opera prima l’aggancio sul 5-5, quindi il definitivo sorpasso. Esattamente come sul 2-2 sono i doppi falli a condannare Van De Zandschulp, addirittura tre in questa occasione. Medvedev fatica a chiudere, annulla una nuova palla break ma al terzo match point si impone 6-4 7-5: al prossimo turno attende il vincente del match tra Paul e Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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