ATP Barcellona: Fognini si ripete, battuto Nadal per la seconda volta sul rosso!

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ATP Barcellona: Fognini si ripete, battuto Nadal per la seconda volta sul rosso!

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Fognini – che ringrazia felice persino Ubitennis e la stampa italiana – batte per la seconda volta il re della terra battuta Rafael Nadal, e diventa il quinto giocatore ad aver sconfitto lo spagnolo su terra in più di un’occasione: Gaudio, Federer, Ferrer e Djokovic gli altri. Solo Djokovic e Gaudio avevano vinto due volte di fila

[13] F. Fognini b. [2] R. Nadal 6-4 7-6(6)

Quando Rafael Nadal ha tirato fuori l’ennesimo dritto a uscire – un marchio di fabbrica, una nemesi – improvvisamente non si è sentita più volare una mosca nella pista centrale del real tennis club di Barcellona. Ma, su questo dovrà riflettere Rafacito, non era un silenzio di meraviglia, ma piuttosto un silenzio che sapeva di ineluttabilità e insieme di ringraziamento: l’ineluttabilità per quello che è chiaramente l’accenno di declino di un fuoriclasse senza pari che a lungo verrà ricordato e il ringraziamento per chi qui ha vinto 8 volte, facendo dire al direttore del teatro dell’opera che se nella musica Barcellona è Wagneriana, nello sport non può che essere nadalista. E il pubblico ha accompagnato prima timoroso poi affettuoso il grande campeon verso un’uscita che non è definitiva ma che farà molto, molto male. Più di quella dell’anno scorso contro Almagro, che poteva ancora essere rubricata come incidente di percorso. Mentre questa contro Fognini no, è stata la sconfitta contro un giocatore che oggi è stato più forte, più attento, che non ha tremato neanche quando i 14 slam si sono abbattuti sulla sua testa come un macigno e cioè sul 6-4 del tiebreak, al secondo match point, dopo che il primo era stato annullato col marchio di fabbrica ancora – e per l’ultima volta, ma lo sapremo dopo qualche minuto – funzionante: il dritto a uscire subito dopo il servizio. In quello scambio un rovescio lentissimo di Nadal sembrava avviato verso il corridoio e invece cadeva proprio su un pizzico di riga mentre il colpo successivo di Fabio finiva un pizzico lungo. Sul 6-5 nessuno avrebbe scommesso più nulla su Fabio che giocava una prima timorosa e poi subiva, tremante, l’arrembaggio di Nadal. Ma il cambio di campo consegnava un Fognini di nuovo rinfrancato che metteva una buona prima, che Nadal non riusciva ad addomesticare. E quando Rafa andava a servire, e tirava lungo quel dritto che tanto male ha fatto per tutti questi anni, Fognini è apparso più sollevato che contento. Ha vinto 6-4 7-6 e con pieno merito, ha vinto perché oggi era più forte, credeteci, di Rafael Nadal.

 

Il match era cominciato in modo che più regolare non si può. I giocatori tenevano il servizio senza particolari problemi, con Fognini che appariva molto tranquillo, forse confortato dall’aver regalato una rosa a Flavia Pennetta, oggi che qui a Barcellona è la giornata di San Jordi. Proveremo a chiedere a Flavia che libro ha regalato a Fabio.
Il primo momento delicato arrivava al sesto game, con Nadal che doveva fronteggiare una palla break che Fognini si era procurato grazie ad uno splendido rovescio lungolinea in contropiede. La giocava malissimo Fognini, che su una seconda di Nadal rimaneva troppo timoroso prima di spedire un rovescio in rete. Ma era bravo il ligure a tenere il settimo game, dopo che Rafa era riuscito ad essere aggressivo procurandosi una palla break grazie ad un pallonetto difensivo uscito di metri di Fabio. Un tranquillo (incredibile dictu…) Fabio l’annullava con uno schema che oggi ha fatto molto male a Rafa: servizio e dritto vincente. I due tenevano ancora i loro servizi fino al decimo game. Qui Fabio giocava uno dei suoi tre game perfetti di oggi. Prima un dropshot di rovescio chirurigico; poi a Nadal riusciva molto male un serve&volley e infine – sul 30 pari dopo che Nadal aveva fatto una prodezza con una voleé bassissima di rovescio – un dritto dopo una risposta aggressiva gli consegnava il primo set point. Fabio lo sprecava malamente tirando un dritto lungo, ma poi giocava due grandi risposte su due prime di Nadal, e la seconda lo portava sul 6-4.

Il secondo set iniziava con un game eterno. Nadal andava 15-40 perché Fognini probabilmente mollava un po’ di testa e tirava fuori malamente prima un rovescio e poi un dritto. Ma oggi Fabio era davvero centrato e le annullava entrambe prima con lo schema servizio e rovescio e poi con una bella volée bloccata. Rafa stavolta non mollava si procurava altre 5 palle break, ne sbagliava 4 manco fosse il Federer dei bei giorni, e finalmente alla quinta Fabio sparacchiava un dritto largo che dava il vantaggio allo spagnolo. Ma nel game successivo Fognini giocava un altro gran game e dopo aver sfiancato (!) Rafa si permetteva perfino un recupero in lob dopo un buon dropshot dello spagnolo. Risposta molto aggressiva e break recuperato.  Nadal stavolta non mollava, era nel suo miglior momento e si riprendeva il break grazie ad un drittone lungolinea imprendibile per il ligure. La partita si calmava un po’ fino al 4-2, quando Fognini veniva di nuovo visitato dagli spiriti del tennis e diventava ingiocabile, rubando 8 punti su 9 all’avversario e recuperando il break. Ma Nadal è Nadal è nel nono game si riprendeva ancora il break lasciandosi andare ad un’esultanza che ricordava il Nadal che fu bei tempi.
Al servizio per chiudere il set Nadal impattava un altro game praticamente perfetto di Fognini (il terzo) e in un amen si trovava 0-40. Lo spagnolo salvava la prima palla break recuperando una palla corta ma su quello successivo Fabio giocava il punto del match riuscendo a giocare un passante di dritto su uno smah forse un po’ avventato di Nadal. Il tiebreak era la giusta conclusione di un set che Fabio ha giocato senza mollare mai (senza ironia) inseguendo sempre l’avversario e raggiungendolo proprio sul traguardo.
Fabio andava subito 3-0 pesante, prima tirando un passante tra i piedi di Nadal e poi con una risposta aggressiva di dritto. Nadal accorciava sul 3-1 ma una buona prima rimetteva le cose a posto. Sul 4 a 2 e servizio Nadal lo spagnolo faceva un vero e proprio miracolo, prima mandando dall’altra parte un attacco che sembrava definitivo di Fognini e poi chiudendo con un dritto lungolinea meraviglioso. Ma sul 4 a 3 anche gli dei abbandonavano Nadal, prima facendogli steccare un dritto che finiva lungo; e poi, beffardamente, mandando un rovescio a ballare sul nastro rimanendo nella metà campo spagnola regalando a Fabio a tre match point. Il grande campione annullava il primo con una voleé bassa di dritto e il secondo come abbiamo detto sopra. Sul terzo Fabio metteva una prima tremolante, sulla quale Rafa si avventava per chiudere con un dritto a uscire. Si cambiava sul 6 pari ma Fabio metteva una prima che lo portava al quarto match point. Anche Nadal metteva la prima, ma  il colpo sucessivo finiva lungo, facendo di Fabio Fognini, ligure di Arma di Taggia, la terza persona al mondo capace di superare Rafael Nadal, il re della terra rossa, per due volte di fila sul suo campo preferito.

Dichiarazioni di Nadal

Il Nadal che arriva in conferenza stampa è decisamente diverso da quello che sorridente, aveva accettato di buon grado, l’anno scorso, la sconfitta contro Almagro.
E con la voce quasi spezzata ha cominciato lamentadosi di non essere riuscito a stare più avanti. “Ho giocato male, non sono riuscito ad essere aggressivo, ho sbagliato più del solito e non sono riuscito a mantenere i vantaggi che mi ero conquistato. Devo accettare la situazione, non c’è soluzione: o accettare o morire“. Lo spagnolo è in piena fase autoflagellatoria: “si, lui è un buon giocatore ma sono io che ho perso, io che devo fare qualcosa per migliorare, per tornare ai miei livelli. È quello che devo fare e lavorerò per riuscirci. E ci riuscirò anche se questo è un colpo duro per me, dopo i miglioramenti di Montecarlo. Mi semrbava di essere migliorato e invece… “.
Il problema secondo lui è tecnico più che mentale “è il dritto che non va, non ha forza, non ha velocità, non riesco proprio a dare penetrazione. Forse è ancora una conseguenza della lesione che ho avuto qualche mese fa. Col rovescio a Montecarlo riuscivo ad aprirmi il campo qui no e quindi non potevo tirare il drittto. Riuscivo ad alzare la palla ma non serve a niente alzare la palla se non gli dai forza. Oggi il mio dritto era banale“. Quindi niente ansia? “Ma no… poi se qualcuno gioca male ovviamente diventa nervoso, ma non ero ansioso

Dichiarazioni di Fognini

È un Fognini raggiante naturalmente quello che si presenta in sala stampa. Talmente contento che quando il vostro cronista gli chiede se questo successo sia da mettere in relazione con i comportamenti più sobri che sta mantenendo da un po’ di tempo si dice addirittura “felice per i complimenti che mi stai facendo, ci tenevo che ve ne accorgeste. Sinceramente già che me lo dici per me è come avere quasi stappato una bottiglia di champagne. Se lo dite voi giornalisti vale più
del doppio, mi fa piacere, sono serio”.
“. Fognini non è tanto d’accordo con Nadal: “dice che è stata colpa sua? Io dico che è stato merito mio, ho giocato bene, sono stato al suo livello per tutta la partita, sono rimasto concentrato e non mi sono scoraggiato. Penso di aver meritato oggi”.
Ho avuto un momento molto complicato nel secondo set ma ho recuperato i break giocando bene, rispondendo bene.”
E sui match point? “Sono rimasto sereno. Anche perché non avevo nulla da rimproverarmi, aveva giocato bene lui
“. Le differenze con Rio? “Ho giocato meglio oggi, poi contro di lui è sempre difficile ovvio, è il numero 1 su questa superficie“.
Domani sarà dura, spero di mantenere lo stesso feeling col gioco
Ho dimostrato che in questa superficie valgo di più della mia classifica. È un periodo complicato per me, sono stato un po’ altalenante, battere Rafa sulla sue superficie può cambiare molte cose, è come battere Federer o Djokovic sulla loro superficie preferita. Se a Rio mi era sembrato di abbattere un muro qui è come averne abbattuto un altro. Anche la stampa italiana sembra cominci a riconoscere i miei miglioramenti carattriali

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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