Il caso Vilas ne apre altri. Database ATP gruviera. Nadal “ricusa” Bernardes? Per me è inaccettabile

Editoriali del Direttore

Il caso Vilas ne apre altri. Database ATP gruviera. Nadal “ricusa” Bernardes? Per me è inaccettabile

Guillermo Vilas non ha torto nei numeri (esclusiva Ubitennis). Ma nella sostanza. Novak Djokovic e la richiesta di Rafa Nadal (che ricorda quella delle squadre di calcio più potenti). Il serbo: “Io non ci ho mai pensato. L’arbitro è umano e può sbagliare”

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Ho già parlato nel video dei risultati degli italiani, con il piccolo eroe Arnaboldi che rimonta due set e Francesca Schiavone l’irriducibile che a 35 ne rimonta uno – solo perchè le donne due non ne possono rimontare… – nonché delle illustri cadute di due teste coronate. Sia della n.6 Bouchard, semifinalista un anno fa e battuta dalla Mladenovic (giustiziera della Errani a Genova prima in singolo e poi nel doppio di Fed Cup). Sia del tonfo ai piedi (…con calzino) di Sock del bulgaro Grigor Dimitrov che da Maria Sharapova ha sicuramente qualcosa da imparare riguardo alla terra rossa dopo aver perso al primo turno qui per due anni di fila, da Karlovic e appunto da Sock senza aver conquistato lo straccio di un solo set.

Mi stanno a cuore adesso due argomenti qui. La questione di Guillermo Vilas, che reclama con 40 anni di ritardo il suo diritto a fregiarsi di ex n.1 del mondo, e curiosamente reclama di esserlo stato nel 1975 e non nel 1977 quando probabilmente lo meritava ancora di più… e la vicenda della richiesta di Rafa Nadal che dopo l’episodio di Rio de Janeiro con l’arbitro Bernardes reo di avergli chiamato time violation, ha domandato all’ATP e all’ITF di non averlo come arbitro. Ho chiesto io lumi a Nadal, perchè non mi pare ammissibile che un giocatore possa ricusare un arbitro. Così come non mi pareva ammissibile che una squadra di calcio lo facesse a suo tempo. Le più forti, un tempo, avevano un diritto di ricusazione nei confronti dell’arbitro: era un’arma di ricatto insopportabile ai miei occhi… Le più piccole non avevano gli stessi diritti. Era inevitabile che gli arbitri ne venissero condizionati.

 

Il caso ha voluto che più tardi, stasera, io mi sia imbattuto proprio in Carlos Bernardes e gli abbia chiesto cosa fosse esattamente successo a Rio de Janeiro nel match vinto da Fognini su Nadal.

Ma comincio da Vilas, dopo che il New York Times e Christopher Clareyleggete l’articolo ripreso da Giulio Fedele – gli hanno dato ampio spazio e oggi tutti ne parlano.

Conosco talmente bene – un amico – il giornalista Eduardo Puppo che ha fatto una ricerca enorme per dimostrare che Vilas non ha torto. Non a caso Puppo è stato il direttore della home page spagnola di Ubitennis.com fino a quando doversi occupare estensivamente del caso Vilas e di 3 volumi che pesano 25 chili non lo ha sottratto al suo impegno con Ubitennis.

Mi ha scritto oggi una lunga lettera con tutti i dati, dopo uno studio su circa 12.000 risultati.

Qui in basso pubblico alcuni di quei dati e le ragioni di Vilas. Ma scusatemi se non ho proprio il tempo di tradurli… sono sicuro che potete capire tutto.

Ma il punto fondamentale, a mio avviso, resta un altro. E cioè che il data base dell’ATP (e non parlo per carità di patria di quello della WTA) fa acqua da tutte le parti. E non esiste che non venga considerata una vera priorità il rimetterlo a posto. L’unico che ha fatto capire che si sarebbe dovuto farlo è stato Nicola Arzani, media manager ATP, ma sempre nell’indifferenza dei suoi capi che sono capaci di chiedere 4 milioni di dollari a Emirates che li sponsorizza e a Fed Express, sostenendo la credibilità delle proprie statistiche, quando invece non lo sono affatto. Ma non pensano minimamente ad investire nella ricerca. Chiunque la faccia.

Nessuno altro major sport americano, baseball, football, hockey e basket, versa in queste disastrose condizioni. Ma nessuno pare lamentarsene al punto da costringere ATP e WTA a rimettere a posto un gruviera simile.

Ubitennis.com, grazie al suo duo Rosato e Tirone ha rintracciato 750 errori e li ha comunicati all’ATP, ma gli interventi che si dovrebbero fare sono molti di più. Migliaia.

Fra non molto grazie anche alla passione di due altri valenti ricercatori statistici, appassionati lettori di Ubittennis – ma anche collaboratori adesso, prendete esempio cari amici – pseudonimo No Mercy e Topspin85, dovremmo essere in grado di presentare un lavoro pazzesco che potrebbe colmare tantissime lacune. Ma l’ATP lo riconoscerà?

Accetterà l’idea che un Jimmy Connors non abbia mai vinto davvero 109 veri tornei, sebbene questo dato venga da sempre spacciato per buono? Accetterà di considerare tornei mai considerati tali, o di declassare ad esibizioni finti tornei che non avrebbero mai dovuto avere lo status di tornei ATP? Ad oggi l’ATP ha mostrato assoluto terrore nel compiere certe revisioni invece assolutamente improcrastinabili.

Beh questa di Connors è solo una chicca. Ce ne sono decine di altre.

Nadal del caso Vilas è stato informato oggi. Non sapeva nulla. Mentre io ricordo che tre anni o quattro anni fa all’Australian Open approcciai per un’intervista il “poeta del tennis” presentandolo come l’ex numero due del mondo e lui per poco non mi insultò!

Da te Ubaldo non me lo aspettavo, almeno tu devi sapere che mi hanno defraudato del titolo di numero uno!”. Avevo toccato un tasto debolissimo, senza saperlo. Guillermo di quella storia ne ha fatta una malattia. Fui costretto a rifare la domanda, cambiandola.

Oggi Nadal ha detto cose apparentemente sensate sul caso Vilas: “ Le classifiche computerizzate sono complicate oggi ma lo erano molto di più allora….credo che Guillermo abbia avuto una sufficientemente grande carriera per ritrovarsi a reclamare oggi quel che è sucesso tanti anni fa…oggi dovrebbe avere una bella vita, godersi la figlia che ha, probablmente non è così importante se è stato o se non è stato n.1 anni fa. Ha avuto comunque una grande carriera, una delle più grandi…”.

Mah, chi può sapere se a Nadal avessero tolto qualcosa… se anche lui non se la sarebbe legata al dito anche dopo molti anni.

Rios è stato il primo sudamericano a diventare n.1 del mondo. A Vilas questa cosa non è mai andata giù. E, ripeto, secondo me ha ragione. Anche se l’ATP non vuole dargliela perchè significherebbe mettere a soqquadro non solo quella classifica ma chissà quante altre. Chi può dire che il numero uno o il numero due del mondo non avrebbero cambiato la programmazione dei loro tornei se avessero saputo esattamente quale era la loro posizione? Fino al 1979 l’ATP non pubblicava classifiche settimanali.

Solo dal 1979 inizia ad essere una classifica stilata tutti i lunedì.

Quindi e’ possibile, per non dire probabile, che dal ’73 al ’78 i ranking sarebbero potuti cambiare molto piu’ spesso di quanto non risulti dalle classifiche ufficiali.

Ma ha ragione anche Chris Kermode – mi scrive No Mercy – , non si puo’ cambiare la storia adesso, i giocatori sapevano che quello era il ranking e su quello si basavano.

Se io so che sono numero uno gioco determinati tornei, se so che sono numero due vicino al numero uno, magari gioco tornei diversi, o in numero maggiore.

Orami la classifica è quella, c’è poco da fare. I tornei che l’ATP ha modificato sono Virginia Beach ’77, Toronto ’74 e ’76.

Ma ha cambiato solo superficie. Prima erano sotto “cemento”, adesso sono giustamente sotto “terra battuta”. Ci saranno almeno 30 tornei in cui ci sono errori del genere.

IL CASO NADAL-BERNARDES

C’è una nostra ultima ora che riassume quello che ha detto, a seguito di mia precisa domanda, Rafa Nadal. Non sto qui a ripeterlo, leggetelo lì. Ma ne ha parlato anche Djokovic che, al contrario di Nadal che ha ammesso di aver chiesto che Bernardes non arbitri i suoi match quando l’ho incalzato, Djokovic ha detto: “Io non ho mai detto che preferisco un arbitro piuttosto che un altro. Non credo sia normale, gli arbitri sono essere umani, possono fare errori, a volte un arbitro in un frangente della stagione può essere più sicuro di sé e prendere una decisione… hanno molta pressione su di sé, devono decidere da un momento all’altro, a volte non sono stato contento di una decisione, di un arbitraggio, ma non sarebbe giusto chiedere a qualcuno di avere un arbitro o l’altro”.

Nadal invece ha ammesso di aver fatto presente, dopo aver detto che rispetta Bernardes, “che se c’è un problema con lo stesso arbitro a volte è meglio starsi lontani per un po’ di tempo, no? È meglio per tutti e due dopo quello che è accaduto a Rio. Non ho problemi personali con lui”.

Poi però Nadal ha detto che Bernardes non era stato rispettoso nei suoi confronti perché “quando mi sono messo i pantaloni all’incontrario e gli ho chiesto se mi dava il tempo di cambiarli, lui mi ha detto sì ma riceverai un time-warning…Questo per me non è giusto. Non posso giocare un intero game con i pantaloni messi al contrario…così, insomma, è meglio che stiamo lontani l’uno dall’altro per un po’”

Beh, come vi ho anticipato ho avuto la chance di incontrare Bernardes e con lui ho ricostruito i fatti di quel giorno.

Era un match con Fognini, due set su tre. E Nadal aveva giù usufruito dell’unico permesso consentito per andare in toilette. Finisce il secondo set, perduto, e Nadal chiede di andare di nuovo in bagno mentre stanno annaffiando il campo prima del terzo set. Bernardes gli dice: “Il regolamento non lo consente, puoi farlo nel rispetto del tempo…”. Nadal corre negli spogliatoi e nella fretta si mette i pantaloni all’incontrario. A quel punto Nadal chiede di poter andare a cambiarseli. E Bernardes gli risponde quel che ha detto Nadal.

Insomma nell’occasione Bernardes è stato un po’ rigido, ma i time-violations di Nadal, si sa, sono nell’occhio del ciclone. Tanti ne parlano, qualcuno deve pur fare qualcosa. Forse Bernardes ha tentato di farlo. E Nadal non glielo ha perdonato.

Ciò detto, come dice Arzani a difesa di Nadal, “uno chiede, le richieste si possono fare, come per i campi, per gli orari…poi sta agli altri decidere se venirgli incontro o no”.

Io ho subito detto ad Arzani che non sono per nulla d’accordo con lui. Un conto è chiedere un campo, un orario, altre cose, un altro è chiedere di non avere più un arbitro. Secondo me un giocatore non dovrebbe mai chiederlo. Perchè vi immaginate il casino se ciascun giocatore dicesse “quello sì, quello no?”

Sicuramente si verificherebbero casi di due pesi e due misure. Di giocatori che… possono e di giocatori che non possono. E anche nel tennis finiremmo per arrivare alla famosa dipendenza psicologica degli arbitri di cui tanto si è parlato nel calcio quando a ricusare questo o quell’arbitro erano i grandi squadroni, la Juventus, il Milan, l’Inter, per non fare nomi. Ma non solo loro.

LA STORIA DEL RECORD “NASCOSTO” DI GUILLERMO VILAS

La storia del record delle cinque settimane in cui Guillermo Vilas nel 1975 era stato n.1 del mondo senza che venisse mai ufficializzato.

Septiembre 16, 1975 (ufficiale)
1. Jimmy Connors – 832 – 18 torneos – 46,222 promedio

  1. Guillermo Vilas – 927 – 21 torneos – 44,143 promedio Ma questi valori non sono corretti. Ecco le correzioni dopo l’analisi di 12.000 risultati incrociati. Septiembre 16, 1975 (ERRORES CORRETTI):
    1. Jimmy Connors – 812 – 18 – 45,111
  2. Guillermo Vilas – 929 – 21 – 44,238 La continuità del ranking settimanale – non pubblicato da l’Atp dopo il 16 settembre è il seguente: Septiembre 22, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Guillermo Vilas – 929 – 21 – 44,238
    2. Jimmy Connors – 772 – 18 – 42,889- Guillermo Vilas conquista il n.1 perchè Jimmy Connors perde 82 punti di Los Angeles 1974 (categoría C, campeón) e ottiene 40 punti per vincere un torneo in Bermude 1975 (categoría E) con 2 punti di bonus.
    – Connors: 812 – 82 + 42 = 772 / 18 = 42,889 di media, più bassa che quella di Vilas, che non cambia il totale dei suoi punti.Septiembre 29, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Guillermo Vilas – 991 – 22 – 45,045
    2. Jimmy Connors – 750 – 17 – 44,118-Vilas rimane come Nº 1 per aver ottenuto 60 punti nella finale di San Francisco 1975 (categoría C) con 2 punti di buono.
    -Vilas: 929 + 62 = 991 / 22 = 45,045
    -Connors perde 22 punti di quarti a San Francisco 1974 (categoría C).
    -Connors: 772 – 22 = 750 / 17 = 44,118

    Ottobre 6, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Guillermo Vilas – 991 – 22 – 45,045
    2. Jimmy Connors – 790 – 18 – 43,889

    -Vilas rimane Nº 1 con lo stesso punteggio.
    -Connors guadagna 40 puntis perchè vince a Maui 1975 (categoría E).
    Connors: 750 + 40 = 790 / 18 = 43,889

    Ottobre 13, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Guillermo Vilas – 972 – 22 – 44,182
    2. Jimmy Connors – 790 – 18 – 43,889

    -Vilas retsa n. 1 dopo aver perso 34 punti delle semifinali di Madrid 1974 (categoría D) e guadagna 15 punti per i quarti di final a Madrid 1975 (categoría D)
    -Vilas: 991 – 34 + 15 = 972 / 22 = 44,182
    -Connors è Nº 2 con 43,889

    Ottobre 20, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Guillermo Vilas – 997 – 22 – 45,318
    2. Jimmy Connors – 790 – 18 – 43,889

    -Vilas mantiene il Nº 1 dopo che cede 7 punti per il R16 di Barcelona 1974 (categoría D) e ottiene 30 punti per la semifinale di Barcelona 1975 (categoría D) con 2 punti di bonus.
    -Vilas: 972 – 7 + 32 = 997 / 22 = 45,318
    -Connors nº 2 con 43,889

    Ottobre 27, 1975 (NO PUBLICADO):
    1. Jimmy Connors – 790 – 18 – 43,889
    2. Guillermo Vilas – 955 – 22 – 43,409

    -Connors torna nº 1 con 43,889 de promedio después de que Vilas deja caer 82 puntos por su victoria en Teherán 1974 (categoría C) y adosar 40 puntos por las semifinales de Teherán 1975 (categoría C).
    -Vilas: 997 – 82 + 40 = 955 / 22 = 43,409

    Aunque los puntos no sean equivalentes, se puede regresar a partir de aquí a las clasificaciones oficiales, que fueron publicadas sólo dos días más tarde y que no tienen las correcciones de errores en cuenta. Aparecen de esta forma:

Octubre 29, 1975 (OFICIAL):
1. Jimmy Connors – 810 – 18 – 45,000
2. Guillermo Vilas – 968 – 22 – 44,000

Sólo en este escenario es necesario pasar al 5 de enero de 1976, debido a que allí se produce otro cambio en la posición de Nº 1 mundial. Antes, estos son los valores del 15 de diciembre de 1975, la clasificación final oficial de 1975:

Diciembre 15, 1975 (OFICIAL):
1. Jimmy Connors – 769 – 18 – 42,722
2. Guillermo Vilas – 893 – 21 – 42,523

Otra vez, desde aquí, se aplican correcciones de errores a esos valores y se obtiene lo siguiente:

Diciembre 15, 1975 (ERRORES CORREGIDOS):
1. Jimmy Connors – 771 – 18 – 42,833
2. Guillermo Vilas – 897 – 21 – 42,714

El 5 de enero de 1976 se abandonan los valores del Abierto de Australia 1975. El torneo era categoría D y Connors había sido finalista en 1975, por lo tanto, pierde 45 puntos.
– Los resultados permanecen igual el 12 de enero, porque ningún torneo se resta o suma para cualquiera de los dos jugadores.

Enero 5, 1976 (NO PUBLICADO):
1. Guillermo Vilas – 897 – 22 – 42,714
2. Jimmy Connors – 726 – 17 – 42,706

Enero 12, 1976 (NO PUBLICADO):
1. Guillermo Vilas – 897 – 22 – 42,714
2. Jimmy Connors – 726 – 17 – 42,706

El 19 de enero Connors deja caer los 20 puntos que ganó en Bahamas 1975 (torneo organizado por la IPA, categoría F) y recobra el Nº 1. A partir de ese momento lo mantiene el resto de 1976 hasta agosto de 1977:

Enero 19, 1976 (NO PUBLICADO):
1. Jimmy Connors – 706 – 16 – 44,125
2. Guillermo Vilas – 897 – 22 – 42,714

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Editoriali del Direttore

EDITORIALE – Azzurro cupo per Montecarlo. Sono pessimista

Non avendo mai immaginato che Fognini potesse vincere il torneo del Principato (era quasi k.o. con Rublev…), spero di sbagliarmi di nuovo. Se Berrettini e Fognini fossero in forma… Ma il sorteggio di Sinner, Musetti e Sonego è stato pessimo

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Jannik Sinner - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL TABELLONE DI MONTECARLO


Speravo francamente in un sorteggio migliore, per sognare almeno un italiano dei cinque in tabellone, nei quarti o addirittura in semifinale. Ora, visto il tabellone, mi parrebbe un miracolo. Fossero stati in piena forma i due di miglior classifica, Berrettini e Fognini, avrei avuto maggior fiducia. Ma temo che non lo siano. Chi parla già di oggi di Sinner al secondo turno con Djokovic commette forse un errore che spero Jannik non commetta.
Dimentica forse che quattro anni fa a Montecarlo Ramos-Vinolas arrivò in finale per arrendersi al solito Nadal.

Non è più quel Ramos-Vinolas, d’accordo, ma Jannik arriva dagli USA senza un torneo sulla terra alle spalle, un po’ come capitava alle star americane d’un tempo… che poi incappavano in clamorose figuracce e faccio i debiti scongiuri. Tengo presente infatti anche che Jannik è uscito un tantino traumatizzato dalla finale di Miami, nella quale – secondo me – pensava di uscirne vittorioso dopo uno splendido torneo. Non è mai facile riprendersi da una sconfitta, a meno che i primi game si mettano subito bene. I giocatori dicono, e sembrano banali: “Un passo alla volta, mai guardare più in là”.

Ma noi giornalisti siamo diversi, il tabellone invece lo guardiamo, lo dobbiamo guardare. E allora ci chiediamo: che Djokovic sarebbe quello che scenderebbe in campo contro Sinner al primo match dopo l’infortunio addominale che lo colpì in Australia? Chissenefrega oggi se era stiramento come sostengono in tanti oppure strappo come ha sempre dichiarato lui. Un fatto solo è incontrovertibile: Novak non ha più giocato un match di gara da quando ha dato una lezione di tennis a Daniil Medvedev nella finale dell’Open d’Australia, due mesi fa. E se dovesse affrontare in quello che sarà il suo primo match uno Jannik Sinner emerso vittoriosamente dal duello con Ramos-Vinolas (che giocherà oggi la semifinale di Marbella contro Carreno Busta), beh Novak giocherà da favorito ma non da vincitore in partenza anche se, come Sinner del resto, gioca quasi in casa su campi che conosce benissimo e sui quali ha trionfato due volte.

A Musetti è toccato Karatsev, il russo emergente del 2021, ma del quale si sono fin qui potute apprezzare le qualità tennistiche sul cemento outdoor mentre per quanto riguarda la terra rossa bisogna andare a ripescare soprattutto nel circuito challenger, quando ad agosto dello scorso anno vinse 15 partite su 16 e conquistò i titoli di Praga e Ostrava. Va detto che Musetti, al di là del tennis vario e piacevole, sembra ancora fragilino ai massimi livelli. E Karatsev, n.27 del mondo, è già un giocatore che si è affermato ad alti livelli. Insomma fiducia sì, ma senza illudersi. E comunque, se anche Musetti facesse un exploit ai danni di Karatsev, al secondo turno ci sarebbe Tsitsipas. Insomma, è stato fortunato a conquistarsi una wild card rifiutata a giocatori meglio classificati di lui, ma non è stato per nulla fortunato nel sorteggio.

L’altro Lorenzo, Sonego, ha in Fucsovics un bruttissimo pesce. Ci perse 7-6 al terzo due anni fa a Monaco di Baviera e l’ungherese che quest’anno ha perso tre volte da Rublev ma fatto ottimi risultati qua e là. Al Roland Garros era giunto negli ottavi, battendo Medvedev, Ramos-Vinolas, Monteiro prima di perdere dal solito Rublev, la sua bestia nera. Se Lorenzo superasse il primo turno avrebbe Sasha Zverev. Insomma anche per lui poteva andare meglio, molto meglio.

Arrivo così ai due top-ranked italiani. Un Fognini che non fosse stato dominato da Munar a Marbella mi avrebbe dato fiducia contro Kecmanovic e anche contro Paire o Thompson. Ma in questo stato voglio fare come San Tommaso: prima lo vedo giocare e poi mi sbilancio in un pronostico. Stessa cosa mi sento di dire sul conto di Matteo Berrettini. Anche lui, come Djokovic, ha sofferto di un problema addominale a Melbourne. Ma probabilmente peggiore perché lui è stato costretto a ritirarsi, non ha potuto portare a termine l’Open. E il fatto che due mesi dopo non si sia sentito di “rischiare” nel singolare di Cagliari che avrebbe potuto essere un bel test, ma sia sceso in campo solo nel doppio in coppia con il fratello Jacopo mi lascia molti dubbi. Vero che in doppio si serve un game ogni quattro, mentre in singolo ogni due, però preparare un Masters 1000 in singolare giocando solo un paio di partite in doppio non mi sembra una scelta strategica tranquillizzante.

Sono sempre stato ottimista. Lo ero ad esempio prima di Miami e mi ero sbilanciato prima ancora che Sinner affrontasse Khachanov al secondo turno quando dissi in radio che secondo me Sinner aveva chances di fare molta strada, fino anche alla semifinale (non dissi finale perché pensavo che Medvedev sarebbe arrivato in finale in quella metà di tabellone). Ma non riesco ad essere ottimista prima di questo torneo di Montecarlo. E spero tanto di sbagliarmi. Devo dire che non avrei mai pensato, due anni fa, che Fognini sarebbe riuscito a vincere il torneo. Lo avevo visto contro Rublev a un passo dalla sconfitta. Rimasi lì fino a venerdì, ma avevo fissato un viaggio di famiglia – che ringrazio di aver potuto fare visto tutto quel che è successo dopo con la pandemia – e non vidi il weekend finale di Montecarlo. Mi auguro quindi, di veder smentito anche questa volta il mio pessimismo.

Aggiungo però che anche se le cose dovessero andare come me le aspetto, continuerei a ritenere che questo è il miglior momento per il tennis italiano negli ultimi 40 anni. Soprattutto in prospettiva, magari, perché la miglior generazione azzurra per ora resta quella degli Anni Settanta. Lo dice il ranking ATP che vide Panatta salire a n.4, Barazzutti a n.7, Bertolucci a n.12, Zugarelli a n.24. Gli attuali nostri top-players ancora quei traguardi non li hanno raggiunti. Penso che li raggiungeranno, però, perché giovani come Sinner e Musetti così competitivi non li abbiamo mai avuti. Ma va dato tempo al tempo. E guai a chi non ha pazienza.

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Editoriali del Direttore

Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Una prova di sicurezza e maturità raramente vista prima in un teenager. Già n. 7 della race, forse le ATP Finals di Torino non sono solo un sogno

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Pazzesco Jannik Sinner, davvero. Giocava la sua prima semifinale di un Masters 1000, contro un avversario molto più esperto di lui, ancorché battuto già tre settimane fa a Dubai, lo spagnolo Bautista Agut, n.12 del mondo ma da anni sempre compreso fra il n.8 e il n.12, e lo ha ribattuto. Ancora in tre set, ancora rimontandolo. 5-7 6-4 6-4 in 2 h e 29 minuti, dopo essere stato in svantaggio di un set ed essersi trovato sul 3 pari del secondo sotto per 0-40, e aver lì salvato quattro pallebreak che lo avrebbero probabilmente tramortito… se non fosse che questo ragazzo di 19 anni e mezzo e solido come lo sono certi montanari della sua valle, la Val Pusteria, non muore mai, non si arrende mai.

In tutta la partita Sinner si è concesso un unico passaggio a vuoto, dall’1 a 0 per lui sullo 0-15. Li ha ceduto quattro punti a fila e sull’1 pari del terzo set ha perso il servizio a zero. Sotto 2-1 ha subito a zero anche il successivo game di battuta di Bautista Agut. 3-1 e 0-15, 12 punti consecutivi volati via in un attimo. Roba da matare un toro. Niente affatto. Come se nulla fosse Sinner ha ricominciato a sparare bordate di dritto e rovescio e sul 2-3 è stato lui a strappare a zero la battuta allo spagnolo che pure non mollava un centimetro. Per un set e mezzo, all’inizio, sembrava lo spagnolo quello che comandava il gioco, e se Sinner si sentiva costretto a prendere dei rischi, una, due, tre pallate vicino alla riga non gli bastavano a fare il punto, finché arrivava quasi inevitabilmente l’errore.

Ci sono stati due game interlocutori dal 3 a 3, con chi batteva che ha tenuto il servizio senza troppi patemi. E sul 4 pari Sinner ha giocato un game spettacolare contro Bautista Agut che ha dato per la prima volta la sensazione di essere come intimidito contro un giovane che non aveva più paura di niente e pareva incredibilmente centrato. Probabilmente ha immaginato di poter fare la stessa fine che a Dubai. E proprio questo è quello che successo, perché Sinner sul 5-4 ha risposto con una aggressività paurosa vincendo 4 punti su 4 e lasciando trasecolato, come colpito da una serie di pugni da k.o. il suo ben più esperto avversario

 

Eh sì che Bautista (32 anni) non ha davvero perso il match. È stato Sinner a vincerlo. Nei quarti lo spagnolo aveva battuto il grande favorito del torneo, il russo Medvedev, n.2 del mondo (e primo n.2 ad essersi inserito così in alto dal 20’05 a oggi quando le prime due posizioni erano sempre state tenute da qualcuno dei Fab Four). E lo aveva battuto per la terza volta. Una bestia nera per il russo. Così come bestia nera sembra essere diventato adesso Sinner per Bautista Agut. Battere una volta un giocatore di quella forza ci sta, batterlo due volte è molto più difficile. In finale giocherà domani contro Hurkacz, il polacco giunto a sorpresa in finale dopo aver battuto Tsitsipas e Rublev.

Jannik è il secondo italiano capace di arrivare in finale a un Masters 1000. Il primo era stato Fabio Fognini a Montecarlo nel 2019 (torneo poi vinto sul serbo Lajovic: ma in precedenza Fabio aveva battuto Nadal), e tutti e due sono curiosamente riusciti a compiere l’impresa durante la settimana di Pasqua e sconfiggendo uno spagnolo in semifinale (Fognini aveva battuto addirittura Rafael Nadal).

È incredibile, sono contentissimo – dichiarava sul campo Jannik che all’inizio della settimana aveva raggiunto il suo best ranking, n.31 ATP e che ora è già virtualmente n.21 comunque finisca la finale domenica –. Alla fine sul 5-4 e suo servizio ho deciso di prendere rischi e ha pagato”. Lucidissimo anche fuori dal campo, un minuto dopo il più grande traguardo fin qui centrato in carriera.

Ma Jannik è un fenomeno e ormai l’hanno capito tutti. Di traguardi ne centrerà sicuramente tanti altri. Per il momento è diventato solamente il quarto giocatore nella storia del tennis a raggiungere la finale di un Masters 1000 prima del compimento del ventesimo anno di età: gli altri tre si chiamano Andre Agassi, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

A 19 anni e mezzo ho visto soltanto Rafa Nadal giocare a questi livelli e con altrettanta solidità. Ma Rafa era un mostro e lo ha dimostrato in 20 anni di straordinaria carriera. Il tennis di Sinner assomiglia di più a quello di Djokovic, e non solo perché anche lui è destro, ha il rovescio più sicuro del dritto, viene a rete proprio quando è necessario – ma il più delle volte non lo è perché fa il punto da fondocampo – e non è mancino come Rafa.

Ma quando vidi per la prima volta Djokovic, diciottenne a Montecarlo – e da teenager era l’unico fra i primi 100 del mondo (classe 1987 il serbo era n.83 a fine 2005) – Novak non mi dette la stessa impressione di solidità, soprattutto mentale, che mi dà oggi Sinner, capace di rovesciare match che sembrano persi e di giocare gli ultimi game di match importantissimi come se ne avesse giocati mille. Tutti questi grandi giocatori, campioni anche in precocità, hanno continuato a migliorare anno dopo anno, tanto che a 34 anni Novak e a 35 Rafa sono tennisti più completi di quanto lo fossero una quindicina di anni prima.

Mi chiedo dove potrà arrivare Sinner nel pieno della sua maturità fisica, fra 7 o 8 anni, se già adesso è capace di giocare così. Di ragionare così. Se vince Miami entra fra i primi 20 del mondo, ma intanto è già fra i primi 7 della ATP Race se si guardano i risultati di quest’anno. Vorrebbe dire che sarebbe già qualificato per le finali ATP che si giocheranno per la prima volta a Torino a novembre. Djokovic chiuse il 2006 a n. 16. Sinner gli sta avanti. In Italia uno così non lo abbiamo mai avuto.

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Musetti diventerà un campione con la C maiuscola

Il direttore Scanagatta si sbilancia. Si legge di “Simil-Gasquet”, “Simil-Djokovic”, “Simil-Roddick”. I n.1 che non avevano dritto e servizio. Nella newsletter di Ubitennis il confronto tra Sinner e Musetti

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Lorenzo Musetti - Acapulco 2021 (foto AMT2021)

Abbiamo già la certezza di aver trovato un campione in Lorenzo Musetti ? 

Lasciatemi rispondere, sperando che lui e il suo clan non mi leggano: sì, quasi.

Fra essere top-40/50 quanto lui è già adesso e fra esser Campioni con la C maiuscola ce ne corre. E per questo dico quasi. E poi guai a lasciarsi abbacinare soltanto dai primi lampi, dal bel gioco, dal talento. Anni fa quanti avremmo scommesso sull’avvenire di Simone Bolelli fra i fortissimi? Ricordo che dopo una sua grandissima partita contro del Potro al Roland Garros mi ero decisamente sbilanciato nei suoi confronti. Guai a non essere prudenti, dunque.

 

Preciso, indirizzandomi a chi ci legge e che non sia un habitué, tutte cose che ai lettori invece più informati appariranno informazioni stranote e considerazioni banali: Lorenzo, come del resto tutti coloro che erano fuori dai top-100 (e quindi la stragrande maggioranza dei giovani e giovanissimi) non ha davvero avuto un vantaggio dalla classifica “congelata” dal COVID-19 per il biennio 2019-2020. Ne ha anzi patito le nefaste conseguenze. Per lui la classifica era ed è ancora fondamentale. Era numero 120 fino a questo lunedì; fuori dal posto 104 – notoriamente – non hai certezze di entrare nei tabelloni dello Slam, devi passare attraverso le forche caudine delle qualificazioni.

Anche per partecipare ai Masters 1000, agli ATP 500, agli ATP 250 hai necessità di avere una classifica che ti consenta di entrare. In questo caso non basta neppure essere n.94 come sarà da lunedì. E non basterà neppure essere n.77 come sarebbe stato se avesse battuto Tsitsipas. Neanche essere n. 46 ti mette al riparo dall’obbligo di fare le qualificazioni per un Masters 1000 tipo Montecarlo, Madrid o Roma. Nelle settimane degli ATP 500 i tornei sono due, per cui magari devi essere fra i primi 30 a Dubai e fra i primi 23 a Acapulco, ma poi all’atto pratico entri in un torno se sei n. 49 (Thompson a Dubai) o n.64 (Tiafoe a Acapulco). Però partecipare a un torneo piuttosto che a un altro dipende pur sempre dalla tua classifica, e infatti per entrare nel main draw di Miami – alla fine ce l’ha fatta – gli sono servite una trentina di defezioni, l’ultima (decisiva) quella di Millman.

Jannik Sinner, dall’alto del suo ranking top-30/35, non ha in pratica più quel problema. Non si guarda indietro. E può dire legittimamente a chi gli chiede quali obiettivi di classifica si ponga, top-20, top 10, top 5: “La classifica per me non è importante come imparare a giocare sempre meglio”. E in effetti quando avrà imparato, anno dopo anno, sempre di più quel che ha da imparare (nello sbucciare patate e carote e poi nel preparare i piatti sapendo la ricetta), la classifica sarà una conseguenza.

Torno ab ovo. Musetti campione con la C maiuscola. Beh, battere 3 top 20 in soli quattro tornei è un gran bel segnale. Il potenziale c’è tutto. Gli aspetti tecnici sono confortanti?

Tanti hanno intravisto somiglianze tecniche fra Richard Gasquet e Lorenzo Musetti.Fra questi anche io che ho letto il primo articolo su Gasquet quando Richard comparve a 9 anni sulla prima pagina del mensile Tennis Magazine diretto dal mio amico Jean Couvercelle. All’epoca quella copertina fu considerato un mezzo scandalo in Francia: “Facendo così ‘brucerete’ questo ragazzino caricandolo di chissà quali aspettative!” fu scritto da più parti. All’interno della rivista c’erano diverse  fotografie del bambino di Beziers che, allenato dal papà maestro fin dall’età di 4 anni, colpiva rovesci a una mano che tutti definivano assolutamente straordinari. A Tarbes, dove si gioca il Les Petit As, ricordano ancora un duello epico fra i coetanei Gasquet e Nadal…

Gasquet ruppe il ghiaccio tra i “pro” a casa nostra, nei challenger di Barletta e Napoli. Poco dopo avrei visto giocare Richard dal vivo quando nel 2005 fece semifinale a Montecarlo e, se non mi confondo con un altro torneo del Principato, mi pare che nei quarti aveva annullato match point a Roger Federer. Richard aveva solo 18 anni perché i 19 li avrebbe compiuti il 18 giugno. Il rovescio era magnifico già allora, il dritto no, il servizio neppure. Un po’ come Lorenzo, che però di dritti è già capace di farne almeno un paio e secondo me ha maggior mano del francese. L’ho visto nelle palle corte, in alcuni cross stretti, in certi affondi. Luca Baldissera ha già analizzato certi aspetti tecnici collegandoli ad alcune foto.

Di Gasquet oggi Musetti ha la tendenza a giocare molto dietro alla riga di fondocampo, troppo vicino ai teloni. Naturalmente Tsitsipas ne ha approfittato. Sia venendo a rete spesso e volentieri (mi pare 17 punti a rete su 18 nel primo set), sia sorprendendolo spesso con i drop-shot.

Allora, chi ha visto il mio video pubblicato in giornata, sa già come la penso. Fossi Musetti firmerei per una carriera alla Gasquet, anche se niente gli impedirà di sognare di salire anche più su. Il francese, pur con i limiti sopra descritti, è arrivato ad essere N.7 del mondo del mondo a 21 anni e di restare sempre sulla breccia ad altissimi livelli, con due semifinali a Wimbledon, un quarto allo US open e al Roland Garros, ottavi ripetuti più volte in tutti gli Slam. Finali di Davis e chi più ne ha più ne metta, insieme a una ventina di milioni di dollari di soli premi. Non noccioline. Ecco perché firmerei per avere una carriera come la sua.

Ciò detto Lorenzo potrebbe fare ancora meglio. Troppe presto per dirlo? Certo che sì. Come troppo presto per escluderlo. Il talento c’è ed è indiscutibile. La varietà di colpi, la solidità atletica e mentale a 19 anni sono fuori dal comune. Il rovescio magnifico, il tocco di palla superbo, l’attitudine splendida, la famiglia fantastica, l’equipe tecnica che lo segue ottima. Altrimenti non sarebbe l’unico 2002 fra i primi 100 con un curriculum da top 40/50.

ESEMPI CHE FANNO BEN SPERARE

C’è chi ha osservato che la storia insegnerebbe che quasi tutti i tennisti più forti del mondo avevano un gran servizio e un gran dritto. Ma non è stato sempre vero. Anche nel caso in cui – come Gasquet – Lorenzo non riuscisse malauguratamente a diventare fluido nel dritto come lo è nel rovescio, beh voglio ricordarvi che certi n.1 del mondo non erano assolutamente dei fenomeni quando dovevano colpire la palla con il dritto.

Quali? I primi che mi vengono in mente sono Jimmy Connors, Stefan Edberg, Guga Kuerten, Lleyton Hewitt, Andy Murray. Erano decisamente più forti con il rovescio che con il dritto. Su Jim Courier non saprei. Questa apparente debolezza sul lato destro non ha loro impedito di diventare n.1 del mondo. Nel caso di Connors, Kuerten e Hewitt non c’era nemmeno un gran servizio a sostenerli. Passando a considerare i top 10 di oggi beh un gran servizio – la “prima” eh, non la “seconda” quand’è nervoso… – lo ha certo Zverev, un altro tennista cui si predice un possibile futuro da n.1 sebbene il dritto non sia davvero all’altezza del rovescio. E lo stesso vale per Medvedev, neo n.2 del mondo.

Eppoi, suvvia, non esageriamo. Il dritto di Musetti, ancorchè certo migliorabilissimo, non è quello di Quinzi che proprio non ha mai camminato. Non sarà forse mai il suo colpo, ma già il fatto che sappia colpirlo con due movimenti diversi, alla Nadal e non, è già un ottimo punto di partenza.

La lezione inflittagli da Tsitsipas – pur con la premessa che è arrivata su un tennista stanco da 13 ore e mezzo di tennis in 7 giorni con battaglie assai stressanti anche sotto il profilo mentale – servirà certamente al “secondo padre” Tartarini e a Lorenzo per imparare ad allenarsi giocando più vicino alla riga di fondocampo, quando non addirittura dentro. Soprattutto quando si deve rispondere a una seconda di servizio due o tre passi in avanti si dovrebbe cercare di farli. Si sbaglieranno tante risposte all’inizio, ma prima o poi si imparerà. Il dato di soli TRE break dopo aver avuto 14 palle break contro Dimitrov che non serviva tutte prima, deve far riflettere.

Lorenzo Musetti – Acapulco 2021 (foto AMT 2021)

Non dimentichiamo, a proposito del lavoro da fare sul dritto, che nei primi anni di carriera anche Novak Djokovic ha dovuto sistemare il dritto che non era efficace come oggi. Teneva il gomito alto. Correzioni ne ha dovute fare eccome, con il gran lavoro impostato da Marian Vajda. Idem sul servizio. Oggi, anche con l’aiuto dei video, è più facile – o meno difficile – lavorare su certi punti deboli.

Ho detto di Musetti “simil-Gasquet”, così come potrei dire – esagerando un po’ perché il fisico è ben diverso e anche in questo caso i risultati per ora sono più onirici che realisti – Sinner “simil- Djokovic” per l’intensità del suo gioco da fondo con due colpi altrettanto solidi (il rovescio un po’ più sicuro, ma lo era anche per Nole) e Berrettini “simil-Roddick”, bombardiere di servizio e dritto e rovescio altrettanto modesto se rapportato ai migliori del mondo.

Rimpiango, con i giocatori che abbiamo adesso – a breve mi aspetto che possano essere 5 fra i primi 30/40, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Musetti – il tramonto della vecchia Coppa Davis. Con la Davis tradizionale saremmo stati da finale quasi assicurata anno dopo anno, dovendo lottare soltanto con Russia e Canada, e prima o poi un’altra vittoria ci sarebbe scappata. Non a caso siamo andati in finale nell’ATP Cup, dove però i singolari sono solo due. Ma in questo momento anziché rimpiangere ciò che non potrà essere voglio godere al pensiero di ciò che potrà essere. Abbiamo due ragazzi di 19 anni che il mondo del tennis ci invidia e un movimento complessivo importante. Evviva.

POST SCRIPTUM

P.S. Il più lungo post scriptum della storia è un copia e incolla estratto dalla newsletter alla quale i lettori di Ubitennis dovrebbero assolutamente iscriversi. Potete leggerne un assaggio qui, e sappiate che vi siete persi un sacco di altre “chicche” scritte da Claudio Giuliani con il suo stile super-brioso. Ha trattato oltre al confronto Sinner-Musetti altri sette argomenti da leggere tutti di un fiato!

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…e buona lettura!

Sinner è monotono, Musetti sa giocare“. Dopo ogni partita, dell’uno o dell’altro, parte la litania. Sempre uguale, pronunciata dal maestro del circolo come dal commentatore famoso. L’irresistibile fascino del giudizio affrettato, l’incapacità di stabilire dei canoni di discussione e provare ad elaborare quindi un pensiero più articolato. Fatica sprecata imbastire un confronto, questa gente andrebbe praticamente ignorata.

Che Sinner e Musetti sono due giocatori diversi è noto anche a chi sta sveglio di notte a vedere le barche a vela, come è vero che hanno e avranno tifosi diversi. Per quanto riguarda il giudizio nei loro riguardi adesso non è neanche una questione di età e di ranking, considerato che Jannik è avanti in entrambi. Fra qualche anno, quando i due avranno giocato un centinaio di partite nel Tour, potremo iniziare a capire quanto valgono realmente. In questa fase, sembra che a fare la differenza nel giudizio di questi due
golden boy del tennis azzurro siano più le loro personalità e la maniera con la quale colpiscono la palla.

Musetti dà l’idea di essere uno di quei giocatori che amano i match importanti e i campi centrali. Cioè lui gioca su un terreno sgarrupato alle Canarie contro un indiano che di solito fa il doppio ed è capace che perde giocando pure male, poi però sul centrale di Acapulco riesce a battere Schwartzman avendo modo di fare tutta la sua mimica, le braccia larghe à la Kyrgios dopo un hot shot e lo sdraiarsi a terra manco fosse Rafa dopo l’ennesimo Roland Garros vinto.

Non che a Sinner non piaccia giocare sul campo centrale contro un top 10, solo che Jannik in questa fase ci dà la percezione di un tennista inquadrato nello stare concentrato sui suoi colpi e sulla partita sempre e comunque e in qualsiasi condizione. Riesce a eliminare condizionamenti esterni, da questo punto di vista è avanti non solo a Musetti ma anche a tanti altri giocatori.

Quando lui dice che ha imparato di più allenandosi con Nadal prima di Melbourne di questo parla, di mindset. E questo la dice lunga su quanto Jannik stia lavorando in prospettiva. Dopo la vittoria contro Bautista, rispondendo ad una domanda che chiedeva della differenza di cento posizioni nel ranking fra lui e Musetti, ha detto che secondo lui “uno a 19 anni non deve preoccuparsi della classifica ma fare solo esperienza”. Parole che sembrano più di Riccardo Piatti, il suo coach, che di Jannik, ma che dicono molto.

Ma ai tifosi amanti dell’estetica, del bel gesto, Sinner non piacerà mai, e pazienza se il tennis moderno esige una solidità da fondo campo e una costanza di rendimento al servizio per stare nei piani alti della classifica. Non c’è molto posto per amanti delle volée sotto la rete o per i professionisti dell’hot shot, anche perché fosse così avremmo molti più fuoriclasse nelle prime posizioni.

Ecco quindi che il brio di Musetti, la sua personalità, il sorriso contagioso ma soprattutto il suo rovescio lungolinea sono gli sguardi che fanno innamorare, perché è in quelli che alcuni tifosi vedono la bellezza. Questo è forse meglio o peggio del saper tirare 10 dritti in pressione senza sbagliare mai? No, è solo diverso.

Non è mica un peccato innamorarsi della bellezza, del più bello della scuola, tanto vedrete che anche il nerd esperto di computer troverà l’amore, e la loro storia magari durerà più a lungo di un flirt.

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