Finali Slam: dopo Sharapova e Safarova, prova Muguruza

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Finali Slam: dopo Sharapova e Safarova, prova Muguruza

La giovane spagnola emergente Garbiñe Muguruza prova a impedire a Williams il “Serena Slam”

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Serena contro Sharapova, Serena contro Safarova, Sarena contro Muguruza. Melbourne, Parigi, Londra. Williams è la costante del tennis femminile del 2015, e più la stagione si sviluppa, più diventa difficile pensare a vincitrici alternative. A Wimbledon la nuova sfidante sarà una giovane giocatrice spagnola (nata l’8 ottobre 1993) che si è fatta conoscere al mondo l’anno scorso quando compì proprio l’impresa di battere Serena al Roland Garros con un perentorio 6-2, 6-2 che decretò l’inatteso fallimento della campagna di Francia 2014 da parte della numero uno del mondo.

E così i Championships propongono di nuovo una giovane speranza come protagonista della finale, in modo non tanto diverso da quanto era accaduto l’anno scorso con Eugenie Bouchard. Allora ci pensò Petra Kvitova a ridimensionarne bruscamente le ambizioni, causando probabilmente una fase di doloroso disincanto per la stella nascente canadese. Sabato in finale si potranno mettere alla prova la resistenza e il carattere di Muguruza. L’impresa è di quelle al limite del possibile, ma, secondo me, rispetto a Bouchard Garbiñe parte con un elemento di vantaggio: nessuno ha già pensato di fare di di lei la nuova figura di riferimento della WTA, con tutto quello che ne consegue in termine di pressione.

E poi, visto che affronta Serena, nessuno riterrà che se dovesse perdere, anche nettamente, il suo torneo sarà un fallimento. Perché, comunque vada, di aspetti positivi Muguruza ne ha mostrati diversi. Intanto è arrivata all’atto finale passando attraverso un tabellone che non le ha fatto sconti: Lepchenko, Lucic, Kerber, Wozniacki, Bacsinszky, Radwanska. Significa che è stata capace di eliminare le tre migliori giocatrici di difesa della WTA (Kerber, Wozniacki, Radwanska).
Poi ha mostrato di avere un carattere tosto, che le ha consentito, ad esempio, di vincere un primo set durissimo contro Kerber (14-12 al tiebreak), o di risollevarsi dopo avere subito un parziale di sei game a zero contro Radwanska; parziale che avrebbe invece potuto trasformarsi in un K.O definitivo.

 

Ma soprattutto vorrei sottolineare come nel corso del torneo sia emersa la sua capacità di adattarsi sempre meglio all’erba; nel match contro Aga credo si sia capito perché Muguruza ha fatto tanta strada sui prati inglesi: riesce a giocare molto compatta, ha gambe fortissime che le consentono di piegarsi molto (l’erba lo richiede più delle altre superfici) e colpire con forza anche le traiettorie più basse, raccogliendosi in un movimento potente ed efficace. Sul piano della pura forza fisica e della corporatura è una delle tenniste che concede meno a Serena. Non che questo in sé possa bastare, ma se non altro dà l’impressione di non partire spacciata già al momento del lancio della monetina, quando le due contendenti si presentano una accanto all’altra con il giudice arbitro. Perché i casi sono due: o si nasce con il talento stratosferico di Justine Henin o se no avere una buona dose di forza fisica da contrapporre a Serena può essere di aiuto.

A mio avviso nella partita contro Radwanska Muguruza ha finito per prevalere per una ragione banalissima: è stata in grado di praticare un livello di gioco superiore in diverse fasi del match. Quando ha mostrato il suo miglior tennis ha staccato l’avversaria, che invece si è rifatta sotto nei momenti di calo. E contro Serena occorrono giocatrici capaci di picchi di gioco straordinari, altrimenti il risultato è già scritto. E’ impossibile, infatti, che Serena si presenti distratta in una finale tanto importante, ad una sola partita dall’ottenimento del cosiddetto “Serena Slam” (vincere i quattro major di fila) e ad un solo torneo dal Grande Slam (vincere i quattro major nello stesso anno).

Pur avendo perso, anche Radwanska ha ragioni per essere soddisfatta; dopo la finale di Eastbourne (un torneo però disertato da molte giocatrici di vertice) ha confermato un recupero nella solidità mentale e probabilmente anche nel fisico. Per il momento le grandi giocate, le invenzioni, i colpi di genio che le hanno consentito di arrivare al numero due del mondo non posso dire si siano riviste con costanza. Ma rispetto alla condizione di qualche settimana fa rimane comunque un progresso estremamente confortante.

In ogni caso Aga rientrerà in top ten (al numero 7 se vincerà Serena all’8 se vincerà Muguruza) e il ritorno tra le elette ha un valore sia concreto (essere teste di serie alte dà vantaggi) sia simbolico.
E insieme a lei fa l’ingresso in top ten, per la prima volta anche Muguruza. Sarà numero 9 se perde la finale, numero 6 se la vince. E dato che al 10 ci sarà di sicuro Carla Suarez Navarro, la Spagna ritrova, dopo quindici anni senza alcuna presenza, una coppia di giocatrici contemporaneamente. Proprio come era successo nel periodo di Arantxa Sanchez e Conchita Martinez.
Pensando a Conchita Martinez non si può non citare la sua vittoria a Wimbledon 1994 in finale contro Martina Navratilova. Che una spagnola formatasi sulla terra potesse vincere Wimbledon pareva impossibile. Muguruza potrebbe sperare in un ricorso storico, anche se rispetto ad allora c’è una differenza sostanziale: è vero che Martina aveva già in bacheca nove vittorie a Wimbledon, ma nel 1994 Navratilova aveva quasi 38 anni, era numero 4 del ranking (dietro Graf, Sanchez e proprio Martinez) e si sarebbe ritirata dal singolare a fine anno. Williams invece ha quattro anni di meno e spadroneggia ai vertici della classifica mondiale.

Nella seconda semifinale Serena ha nuovamente sconfitto Sharapova, portando a 18-2 il dato degli scontri diretti e allungando a 17 la striscia di successi consecutivi contro Masha, con la quale non perde da 11 anni. Già questi numeri fanno capire quanto fosse chiuso il pronostico, ma in questa occasione particolare aggiungerei che Sharapova si è presentata in condizioni di forma inferiori rispetto ai suoi standard. Era un po’ tutto il torneo che giocava con meno spinta del solito, spesso difettando in profondità; contro Vandeweghe in alcune occasioni ho avuto l’impressione che aspettasse l’errore dell’avversaria. Tutte cose non da vera Sharapova. Che sia riuscita comunque ad arrivare sino alla semifinale dimostra secondo me la sua capacità di raccogliere il massimo dalle situazioni, grazie alla grande esperienza e forza mentale. Ma contro Serena non poteva bastare.

Nella conferenza stampa di fine match Serena ha dichiarato ai giornalisti che se vincerà o perderà la finale di Wimbledon non cambierà granché, dato che ormai può essere contenta di quanto ottenuto sino ad oggi in carriera. In linea teorica sarebbe anche accettabile come ragionamento, ma se così fosse dovrebbe spiegare perché rifiuta ostinatamente di rispondere alle domande sul “Serena Slam” e sul “Grande Slam”. Le salta proprio a piè pari, ripetendo che non vuole parlare dei due argomenti. Allora forse non sta prendendo le cose tanto alla leggera, e vincere o perdere per lei non è proprio la stessa cosa…

In vista della finale è obbligatorio ripercorrere i confronti diretti, che nel caso di Serena e Garbiñe sono solo tre e tutti negli Slam. Uno è datato 2013: un secondo turno agli Australian Open finito 6-2, 6-0 per Serena. Allora Muguruza aveva 19 anni e stava vivendo una fase di assestamento nel circuito. Fra l’altro di lì a qualche mese (subito dopo Wimbledon) si sarebbe operata alla caviglia destra e al setto nasale, stando ferma sei mesi, per risolvere problemi che rischiavano di diventare cronici. La seconda partita è il già citato 6-2, 6-2 del Roland Garros 2014, in cui Muguruza sconfisse al secondo turno Serena, che probabilmente non si aspettava di trovarsi di fronte un’avversaria così forte e si fece cogliere impreparata. L’aspetto forse più da rimarcare di quel match è che Garbiñe riuscì a non far rientrare in gioco Williams, mantenendo uno standard altissimo di tennis dall’inizio alla fine.

Infine c’è l’ottavo di finale degli ultimi Australian Open. Allora di sicuro Serena non aveva sottovalutato il match, eppure perse comunque 6-2 il primo set. Poi però Williams aggiustò il servizio (alzando la percentuale di prime), e in generale i colpi da fondo campo. D’altra parte Muguruza cominciò a sentire la pressione perdendo 6-3 il secondo set. Se non ricordo male, il passaggio decisivo di quel match fu un lunghissimo game ad inizio terzo set in cui Muguruza si era conquistata diverse palle break non riuscendo mai a convertirle; una in particolare venne mancata per un errore su una volèe davvero elementare. Le volée di Muguruza, un punto debole su cui ha bisogno di lavorare, e sui cui si è già discusso in passato. Dopo quel game combattutissimo, la patita filò via abbastanza veloce verso il 2-6, 6-3, 6-2 conclusivo.

Il quarto confronto, si svolgerà quindi nell’occasione più prestigiosa che una tennista possa desiderare. A me sembra estremamente difficile che possa accadere la grande sorpresa, però una cosa mi sento di dirla: tra le due possibili semifinaliste emerse dalla parte bassa di tabellone (Radwanska e Muguruza) quella che sembra più attrezzata a mettere in difficoltà Serena è proprio Muguruza, e quindi sotto questo punto di vista l’esito della partita di giovedì, considerate le giocatrici rimaste in corsa, ha forse prodotto la miglior finale possibile.

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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