ATP Cincinnati: i numeri di 45 anni di grande tennis in Ohio

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ATP Cincinnati: i numeri di 45 anni di grande tennis in Ohio

In attesa della finale di lusso 2015 tra Novak Djokovic e Roger Federer, riviviamo attraverso i numeri tutti i campioni delle edizioni Open del torneo dell’Ohio che ha trovato nel giocatore svizzero il principale protagonista con 6 titoli. Mentre Djokovic cercherà di togliere l’unico zero tra le caselle dei Masters 1000

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Cincinnati Centre Court

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Tutte le edizioni “open” del torneo di Cincinnati – la cui prima edizione amateur risale addirittura al 1899 – sono state disputate al meglio dei 3 sets.

In 13 occasioni la finale ha richiesto la disputa del terzo set; in 31 sono bastati 2 sets mentre solo nel 2011 la vittoria è stata attribuita per ritiro (nel caso specifico Andy Murray ha approfittato dell’abbandono di Djokovic al secondo set).

 

In 7 edizioni la vittoria è avvenuta in rimonta , dopo che il vincitore finale aveva perduto il primo set: un caso verificatosi per l’ultima volta nel 2003 con Roddick che ha avuto la meglio su Mardy Fish.

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Nelle 45 edizioni prese in esame in 22 (48,9%) il vincitore ha vinto anche in almeno uno dei 5 grandi eventi della stagione.

Gli Slam che presentano una maggior correlazione con il torneo di Cincy sono Wimbledon e lo Us Open: per entrambi abbiamo 9 vincitori “comuni”; non stupisce che il meno correlato sia il Roland Garros (4).

Il vincitore di Cincinnati ha poi trionfato al Masters/Atp Finals in 6 occasioni .

Passando ai singoli giocatori Federer in 5 occasioni si è ripetuto nei big events: in particolare per lo svizzero abbiamo il pokerissimo del 2007 (manca solo Parigi).

Mats Wilander nel suo anno anno d’oro – il 1988 – aggiunge anche Cincinnati ai suoi tre slam.

Tris degni di nota per Nastase (1973), McEnroe (1981), Sampras (1997,1999), ancora Federer (2005,2009,2010) e Nadal (2011)

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Nella tabella sopra sono riportati il numero delle edizioni giocate ed i piazzamenti conseguiti da ciascun giocatore nelle varie edizioni del torneo. Abbiamo stabilito di assegnare ad ogni tennista 8 punti per ogni torneo conquistato, 4 punti per ciascuna finale perduta, 2 punti per ogni semifinale raggiunta ed un punto per ciascun quarto di finale giocato. Per le eliminazioni subite nei turni che precedono i quarti di finali abbiamo assegnato un punteggio pari a zero.

In termini assoluti (valori riportati nella seconda colonna a partire da destra) e cioè sommando semplicemente i punteggi assegnati come sopra, vediamo trionfare Federer, che totalizza 50 punti, grazie a 6 finali vinte. Dopo di lui, troviamo Edberg a quota 39 ed a seguire Wilander a 38.

I dati più significativi però si evincono dalla media punti (vedere prima colonna a partire da destra), ottenuta in questo modo : per ogni giocatore si divide il numero punti conquistati per il numero di edizioni disputate, ottenendo una cifra che è tanto più elevata quante più volte il soggetto ha raggiunto le fasi finali del torneo.

Federer, con 6 trionfi su 14 partecipazioni al torneo, ha una media pari a 3,57. Seguono, (ci riferiamo solo a coloro che hanno disputato un buon numero di edizioni) Wilander, con 3,45 (4 trofei in 11 partecipazioni) ed Edberg con 3,00.

 

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Sono in dieci a non avere perso neppure un set in tutto il torneo, ma Sampras è l’unico ad esserci riuscito in 2 edizioni (1997 e 1999)! In quanto a percentuale di games vinti, si posiziona al primo posto Solomon, con il 69,2% ottenuto nell’edizione del 1977; troviamo poi Edberg, con il 66,7% (anno 1987)

Gilbert, (1989) ed Agassi (2004), vinsero il torneo pur perdendo ben 4 sets.

 

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Il tedesco Boris Becker è il più giovane vincitore del torneo di Cincinnati.

Vince nel 1985 a meno di diciotto anni; con lui altri due giocatori si sono imposti da teen ager: si tratta di Mats Wilander e di Jimmy Connors. Il grande Jimbo coglie infatti uno dei primi successi di rilievo proprio in questo torneo nel 1972.

Passando ai vincitori più anziani, Roger Federer è l’unico ad aver vinto due volte da over 30 ma è Ken Rosewall a detenere il record assoluto: vince nel 1970 – prima edizione open – a 35 anni e 9 mesi

Guido Tirone, Michele Gasperini e Marco Zara

 

 

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I Big Three continueranno a fare la storia

Da questa settimana, il leggendario Steve Flink farà parte della squadra di Ubitennis, contribuendo con due articoli speciali ogni mese. Il primo si concentra sulla caccia di Federer, Nadal e Djokovic al record di Slam vinti

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Djokovic, Federer, Nadal (foto di Tasha Pop)

I più grandi giocatori di sempre si distinguono per la suprema maestria, lo straordinario talento e lo sconvolgente acume che dimostrano durante le partite. Sono atleti superiori, agonisti di altissimo livello e persone eccezionali, che sanno come raggiungere il successo con la loro volontà, la forza del pensiero e il profondo impegno. Sono migliori di chiunque altro perché trovano il sapore della sconfitta intollerabile e perché riescono a gestire con compostezza ed estro una pressione quasi insopportabile.

E fra questi troviamo Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, un trio di icone che ha totalmente catturato per quasi due decenni l’immaginario del pubblico sportivo, dominando questo sport con imprese eterne. Pensateci: Federer e Nadal sono appaiati in cima alla classifica maschile dei vincitori di Slam in singolare con 20 titoli ciascuno, mentre Djokovic è appena al di sotto dei suoi due principali rivali a 18. Federer ha 39 anni, Nadal 34 e Djokovic 33, ma ciò non sembra avere importanza: sono tutti e tre inscalfibili e, per molti versi, senza età. Combattono con ferocia il trascorrere del tempo e sono ancora sempre loro a dettare il ritmo e a trionfare nei tornei maggiori.

Dopo che Djokovic si è di recente assicurato il suo nono Australian Open, utile anche a colmare il divario tra lui e i suoi rivali, i tifosi di tutto il mondo hanno ripreso a concentrarsi con rinnovato vigore sull’affascinante rivalità tra questi tre giganti dello sport per la supremazia storica nei prestigiosi eventi del Grande Slam. Alla luce di ciò, siamo stati costretti a riesaminare la competizione tra i tre e a immaginare cosa succederà e chi sarà in cima alla montagna del tennis quando tutto sarà finito.

 

Ma prima di proporvi la mia previsione, lasciatemi riflettere su cosa è accaduto in questi anni che ci ha portati a questa situazione. Il passato non è necessariamente un prologo di quello che succederà, ma vale la pena considerarlo per capire cosa potrebbe riservare il futuro a questo incomparabile trio.

Alla fine del 2005 – con Djokovic già N.83 al mondo ma appena 18enne e non ancora competitivo nelle prove Slam – Federer aveva già collezionato sei titoli – il suo primo major a Wimbledon 2003, poi tre nel 2004 e altri due nel 2005. Lo stesso anno un Nadal 19enne vinceva il suo primo Slam al Roland Garros e quindi, anche se con cinque titoli in meno del suo rivale svizzero, il mancino spagnolo era ufficialmente all’inseguimento.

Tre anni più tardi, alla fine del 2008, Federer incrementava il suo vantaggio su Nadal. Era così a quota 13 titoli Major, mentre Nadal portava il suo totale a cinque, ma Federer aveva ancora un margine maggiore rispetto a qualche anno prima. Ciononostante, dopo aver vinto il suo quarto titolo al Roland Garros quell’anno, Nadal era riuscito a uscire vittorioso anche ai Championships, fermando Federer sui prati dell’All England Club in un’epica finale che lo aveva portato a vincere Wimbledon per la prima volta.

Rafa Nadal e Roger Federer – Wimbledon 2008 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Si è trattato di certo di un momento cruciale non solo nella rivalità Nadal-Federer, ma anche nella storia del gioco. Federer aveva vinto Wimbledon per cinque anni di fila fino ad allora, ma ora Nadal era riuscito a prevalere sul migliore giocatore al mondo su erba e sul suo terreno preferito. Nel mentre, Djokovic lasciava il segno a Melbourne durante la stagione 2008, vincendo il suo primo titolo all’Australian Open e rivendicando qui il suo primo Major. Anche quello è stato un momento decisivo nella storia del tennis e chiaramente un segno premonitore sul futuro del carismatico serbo.

Spostiamoci alla fine del 2011, con Djokovic che celebrava una stagione spettacolare vincendo 3 dei 4 titoli del Grande Slam. Aveva iniziato quella stagione magnificamente, dominando 41 match di fila prima che Federer lo eliminasse nelle semifinali del Roland Garros. Grazie a quella spettacolare stagione, Djokovic si ritrovava a quel punto con quattro titoli del Grande Slam nel suo palmares, ma Federer e Nadal erano ancora molto al di sopra di lui con rispettivamente 16 e 10 titoli. Nel 2009, con il suo sesto titolo a Wimbledon Federer aveva straordinariamente superato il record di Pete Sampras di 14 Major, ma purtroppo ne aveva poi vinto solo uno nel 2010 e nessuno nel 2011. Nadal ne aveva raccolti cinque in tre anni per terminare il 2011 un po’ più vicino a Federer, anche se ancora ben distante. Inoltre, sia Federer che Nadal capivano che Djokovic era adesso inequivocabilmente e irrevocabilmente a caccia di Slam. Sembrava però ancora inconcepibile che Djokovic potesse mai raggiungere Federer, ma gli appassionati più arguti sapevano che Djokovic aveva appena iniziato ad esplorare il suo pieno potenziale.

Il serbo, però, avrebbe poi raccolto solo altri tre Slam dal 2012 al 2014, meno di quello che molti dei sopracitati osservatori avevano previsto. Nadal ne accumulava quattro in quei tre anni, mentre Federer solo uno – Wimbledon 2012. Al calo del sipario del 2014, il conteggio era il seguente: Federer 17, Nadal 14, Djokovic 7.

Consideriamo ora la situazione a fine 2017. In quella stagione Federer e Nadal si erano spartiti i quattro Slam, mentre Djokovic aveva avuto una stagione difficile. Nel 2015 e nel 2016, Djokovic si era affermato come il primo tennista del circuito maschile ad aver vinto quattro Major di fila dai tempi di Rod Laver che aveva completato il suo secondo Grande Slam nel 1969. Djokovic aveva vinto tre Slam nel 2015 e altri due nel 2016, per poi accusare problemi al gomito che gli avevano impedito di aggiungerne altri alla sua collezione. Alla fine del 2017, Federer aveva raggiunto i 19 titoli, Nadal 16 e Djokovic 12. Gli esperti di tennis erano concentrati sulla gara tra Federer e Nadal, due competitors che stavano letteralmente segnando la storia, restando però ben attenti alle incursioni di Djokovic.

Comunque, poiché Nadal era cinque anni più giovane di Federer, c’era la crescente sensazione che potesse essere lui l’uomo che avrebbe eguagliato o superato Federer in numero di major vinti. Djokovic stava lottando con i suoi problemi fisici. La maggior parte delle autorità tennistiche credevano che il serbo sarebbe stato destinato a concludere la sua carriera al terzo posto in questa classifica, presumibilmente avrebbe superato Sampras, ma era ancora un’ipotesi azzardata pensare che avrebbe superato Federer e Nadal.

Ma guardate cosa è successo da allora: dopo un’operazione al gomito, Djokovic dalla metà del 2018 è tornato ancora una volta al top del suo gioco, rientrando nel giro delle vittorie nel momento in cui contava di più. Quell’anno si era assicurato il titolo a Wimbledon e allo US Open, aggiungendo poi altri due Major nel 2019, e ad oggi è stato vittorioso agli ultimi tre Australian Open. Ha vinto sei degli ultimi 10 Major, portando il suo totale di titoli del Grande Slam a 18.

Nel frattempo, Nadal ha raggiunto Federer a quota 20 lo scorso autunno con il suo tredicesimo trionfo all’Open di Francia. La continuità dello spagnolo, prevalentemente al Roland Garros, è stata la sua più grande forza. Ha stabilito un record nel circuito maschile vincendo almeno un Major per dieci anni consecutivi (2005-2014), e in 14 delle precedenti 16 stagioni, dal 2005 al 2020, ha vinto uno o più Major. Si è così guadagnato il suo posto accanto a Federer in cima alla lista. Il Maestro svizzero, comunque, è stato fuori dai giochi nei Major dalla semifinale dell’Australian Open nel 2020 persa per mano di Djokovic. Prima di allora, aveva avuto due match point nella finale di Wimbledon 2019 per poi perdere da un incredibile Djokovic, inchinandosi galantemente al tiebreak al quinto sul 12-12. Ha così perso un’opportunità d’oro per spodestare sia Nadal che Djokovic nello stesso torneo dello Slam, un’impresa da lui mai realizzata.

A pagina 2, le previsioni di Flink sugli ultimi anni dei Big Three

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WTA

Psicodramma Svitolina a Doha: Azarenka infortunata la beffa in due set. Semifinale con Muguruza

Vika entra in campo con evidenti problemi alla schiena, ma riesce a portare a casa il match grazie anche alla complicità della propria avversaria. Kvitova supera Kontaveit in tre set, Pegula rulla Pliskova

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La giornata dei quarti di finale al WTA 500 di Doha è stata davvero interessante e ricca di sorprese. Il primo incontro, quello tra Petra Kvitova e Anett Kontaveit, è stato sicuramente il più bello dal punto di vista della qualità di gioco. Entrambe le giocatrici si sono infatti scambiate legnate da fondo e vincenti (più di 30 per tutte e due le giocatrici) per tre set e quasi due ore. Alla fine è stata Kvitova a spuntarla, ma l’estone ha giocato davvero bene. I primi due set hanno avuto andamento simile e identico punteggio: nel primo Kvitova ha preso subito il sopravvento, salendo 5-1 e chiudendo 6-3; nel secondo è stata Kontaveit a guidare fin dall’inizio. Nel terzo parziale ci si aspettava grande equilibrio, ma la ceca è partita con una marcia in più e in un battibaleno si è trovata avanti 3-0 con un doppio break di vantaggio.

A questo punto Kontaveit ha trovato la forza e il tennis per reagire, strappando il servizio all’avversaria e inaugurando una serie di quattro break consecutivi (cinque considerando anche quello che ha dato il 3-0 a Kvitova). Sul 5-2 però Petra non ha esitato e alla prima occasione ha posto fine ad una partita davvero divertente e di buonissimo livello. La sua avversaria in semifinale sarà Jessica Pegula che, a sorpresa (ma non troppo), ha dominato la partita contro Karolina Pliskova. La statunitense, recentemente giunta ai quarti di finale dell’Australian Open, ha impiegato appena un’ora per sbarazzarsi di una Pliskova troppo brutta per essere vera, con il punteggio di 6-3 6-1.

Il quarto di finale teoricamente più stuzzicante alla vigilia, ovvero quello che vedeva opposte Elina Svitolina e Vika Azarenka, è stato molto deludente sotto il profilo del gioco, ma ricco di pathos. Nonostante quello che il 6-2 6-4 potrebbe lasciare intendere, per Vika vincere questa partita è stata tutt’altro che una passeggiata, anzi è stato un mezzo miracolo, incoraggiato dalla prestazione davvero da dimenticare della sua avversaria. La bielorussa si è presentata in campo in evidenti difficoltà fisiche: sin dal palleggio e dai servizi di riscaldamento si potevano notare plateali smorfie di dolore, legate probabilmente a qualche problema alla schiena o al fianco. I primi punti hanno confermato il sospetto, con Vika che dopo ogni colpo appariva corrucciata e dolorante. Nonostante questo, Svitolina le ha regalato un immediato break in apertura, prontamente recuperato nel game successivo, durante il quale Azarenka si è fermata per farsi trattare la parte bassa della schiena.

 

Giocare contro un’avversaria infortunata non è mai facile, ma Svitolina è sembrata completamente in balìa della situazione, schiacciata dai troppi pensieri. L’ucraina non è riuscita a far muovere a sufficienza Vika, permettendole anzi di colpire da posizioni piuttosto comode. Colpendo quasi da ferma, la bielorussa si è costruita un piccolo tesoretto di quattro game consecutivi che l’hanno proiettata sul 5-1, permettendole poi di chiudere sul 6-2. Nel secondo set la musica non è cambiata molto: Svitolina, sempre molto frustrata e incapace di venire a patti con la situazione, ha tenuto botta fino al 2-2 prima di perdere tre giochi di fila. Sotto 5-2, Elina ha prima recuperato uno dei due break di svantaggio e poi si è portata sul 5-4 al termine di un game fiume da diciotto punti nel corso del quale ha annullato anche due match point. Chiamata a servire una seconda volta per chiudere la partita, Azarenka è riuscita finalmente a vincere al terzo match point, avviandosi poi a rete a testa bassa, senza neanche la forza di esultare.

A sfidare Vika nelle semifinali sarà Garbine Muguruza, che ha impiegato 68 minuti a sbarazzarsi di Maria Sakkari nell’ultimo match in programma. Una prova brillante della giocatrice spagnola, capace di approfittare delle difficoltà al servizio di Sakkari. Il primo set è rimasto relativamente in equilibrio fino al 3-3, momento in cui Garbine ha cambiato marcia e ha infilato tre giochi consecutivi per portarsi avanti. Dominio assoluto invece nel secondo parziale. La greca ha provato a scuotersi e a restare in partita nonostante l’immediato tentativo di break della sua avversaria, ma a suon di colpi vincenti Muguruza le ha rifilato un 6-1 e ha centrato la semifinale. 2-2 i precedenti, l’ultimo vinto dalla spagnola sulla terra di Roma nel 2020.

Il tabellone completo di Doha

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ATP

Andy Murray gioca alla pari con Rublev per un set, ma questa volta è la testa a tradirlo

A Rotterdam, lo scozzese si scioglie sul più bello contro la testa di serie numero 4, ma non demorde: “Imparo molto da incontri come questo”

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Andy Murray - Rotterdam 2021 (via Twitter, @abnamrowtt)

La giornata di ieri al torneo ATP 500 di Rotterdam è stata caratterizzata dalle prestazioni non brillantissime dei due top player Medvedev e Zverev, entrambi incappati in un’inaspettata sconfitta. Andrey Rublev invece, testa di serie n. 4, nella sessione serale non si è fatto sorprendere da un Andy Murray apparso questa volta in buone condizioni fisiche, ma non altrettanto mentalmente. In passato anche la sconfitta dello scozzese si sarebbe dovuta annoverare tra quelle dei top player, ma purtroppo per lui i tempi sono cambiati e non è più uno degli uomini da battere. “Voglio giocare a questo livello perché imparo molto dagli incontri come quello di questa sera; i problemi che hai e gli errori che commetti si amplificano a questo livello” ha detto il 33enne dopo la sconfitta, a riprova della sua grande abnegazione verso il tennis.

Il match è stato equilibrato solamente nel primo set dove il russo si è dovuto adattare al gioco dello scozzese, rinunciando alle sue frequenti accelerazioni e optando per un gioco da fondo più regolare. “Con Andy non posso andare di fretta” ha spiegato Rublev a fine partita. “Non posso giocare col mio classico stile dove colpisco al massimo ogni pallina. Devo rallentare, variare il gioco e aspettare l’occasione giusta per accelerare”. I 24 vincenti messi comunque a segno certificano il fatto che sia stato lui a tenere maggiormente il controllo, e sul 5-5 del primo set ha piazzato l’affondo sfruttando la sua risposta di dritto. Murray gli ha dato una bella mano con due doppi falli e di conseguenza è arrivato il break che ha deciso il parziale per 7-5 durato più di un’ora.

Nel turno precedente Andy era riuscito a risalire da un set di svantaggio, contro Robin Haase, ma questa volta la montagna da scalare era troppo impervia e Rublev non si è mai lasciato avvicinare. Dal 2 pari in poi, il russo ha infilato quattro giochi consecutivi che lo hanno condotto alla 17esima vittoria consecutiva in un ATP 500, e ora è alla ricerca del suo quarto titolo consecutivo in questa categoria. Murray invece parlando della sua attuale condizione ha aggiunto: “Bisogna trovare il giusto equilibrio tra il numero sufficiente di match da giocare e il livello al quale io riesca ad imparare e trarne benefici il più rapidamente possibile. Credo che questa sera ci siano dei segnali positivi. Solo che quando contava di più io non sono stato bravo abbastanza. Devo migliorare”.

 

Dopo aver subìto il break nell’undicesimo game, Murray ha avuto due chance del contro-break ma non è riuscito a sfruttarle, e ha ammesso di averne risentito anche nel secondo parziale. Non sono abituato a fare questo tipo di errori in quei momenti e trovo la cosa un po’ frustrante. Mi rendo conto di essermici soffermato troppo con la mente nel prosieguo del match e questo ha influito nel secondo set”.

La voglia dello scozzese di tornare a competere con i migliori, per quanto qualcuno la possa trovare anacronistica se non addirittura una perdita di tempo, è ammirevole per la tenacia con la quale viene perseguita e c’è anche un suo collega illustre che in qualche modo si trova sulla stessa barca. “Io voglio andare in campo per competere e divertirmi, e credo che per Roger [Federer] sia lo stesso. Sono sicuro che si sarà allenato duramente e sia eccitato di poter tornare in campo. Sono certo che, una volta che il suo corpo avrà recuperato, sarà in grado di giocare un tennis di alto livello. Anche se dovesse esserci un calo nelle prestazioni fisiche, lui riuscirebbe a compensare con le sue abilità. Se la caverà alla grande”.

Il tabellone completo di Rotterdam

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