Mardy Fish, il peso dell'ansia e la storia della sua vita in una lettera per dire addio al tennis

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Mardy Fish, il peso dell’ansia e la storia della sua vita in una lettera per dire addio al tennis

Mardy Fish si è congedato dal tennis in questi US Open, il suo torneo preferito. Lo ha fatto scrivendo per ‘The players Tribune’ della sua malattia, che gli ha portato via il suo lavoro e la tranquillità. Lo ha fatto per sensibilizzare il mondo sportivo e per aiutare gli altri

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“Non giocare”.
Sono lontano ore dal giocare la partita di tennis più importante della mia vita: quarto turno agli US Open … nel Labor Day … nel giorno del compleanno di mio padre … sull’Arthur Ashe … sulla CBS … contro Roger Federer. Sono lontano ore dal giocare contro il tennista più grande di tutti i tempi, con la possibilità di raggiungere il mio miglior risultato, nel mio torneo preferito nel mondo. Sono lontano ore dal giocare la partita per cui hai lavorato, hai fatto sacrifici, per un’intera carriera.
Non posso farlo.
Davvero, non posso.
È primo pomeriggio; mi trovo sulla macchina che mi sta portando ai campi.
E sto avendo un attacco d’ansia.

In realtà, sto avendo una serie di attacchi d’ansia, prima ogni 15 minuti, molto presto ogni 10. La mia mente inizia ad entrare in una spirale. Sto diventando pazzo.
Mia moglie mi chiede, “Cosa possiamo fare? Cosa possiamo fare? Come possiamo migliorare le cose?”
E io le dissi la verità: “L’unica cosa che potrebbe farmi sentire meglio in questo momento, è l’idea di non giocare quella partita”.
Lei esitò, mi guardò solo un secondo, per assicurarsi che fossi serio. Sono serio. Questo non sono io che pensa – questo sono io che reagisce, che sente, che prova a sopravvivere. Mi rispose chiaramente: “Bene, allora non dovresti giocare. Non devi giocare. Non giocare.”

I miei disturbi d’ansia iniziarono nel 2012, durante quello che sarebbe dovuto essere il punto più alto della mia carriera. Ero alla fine di un lungo percorso, lungo pochi anni, dove le cose iniziavano a funzionare davvero per me.

 

Nel 2009, attraversai questa sorta di esperienza che mi aprì gli occhi, arrivai a questo punto di svolta. Avevo 27 anni. Fino ad allora avevo avuto una buona carriera. Era una carriera di cui, sotto molti aspetti, sarei potuto andare fiero: avevo vinto la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici del 2004, qualche buon risultato negli Slam, avevo visto il mondo, fatto una bella vita. Ma non era durato a lungo.

Ero sposato da poco, e le mie prospettive stavano cambiando, crescendo. E credo che in quel momento avessi realizzato, in un modo in cui non avevo mai fatto prima che una “buona” carriera per me non fosse abbastanza. Che non ero ancora finito. Che volevo ancora fare qualcosa di importante in questo sport. E, cosa più importante, doveva essere ora o mai più.
Cambiai la mia dieta, il mio stile di vita, il mio atteggiamento. Scesi da 91 Kg a 78, trovai il mio “peso da battaglia”. Non ero sicuro al 100% di dove questo mi avrebbe portato ma sapevo che dovevo scoprirlo.

Nel 2010 iniziarono ad arrivare i risultati. Riuscii a battere Andy Murray a Miami in 2 set, un risultato che non avrei mai raggiunto qualche anno prima. Giocai consecutivamente 5 set al Roland Garros – perdendo il secondo match 10-8 al quinto contro la testa di serie n. 14 Ivan Ljubicic, ma giocando ad un livello fisico che non ero stato mai in grado di raggiungere prima. Vinsi due tornei di seguito quell’estate, Newport e Atlanta – riuscendo a battere John Isner in finale ad Atlanta nel bel mezzo di un’ondata di caldo, su un campo su cui c’erano 50°. Persi la finale a Cincinnati contro Federer 6-4 al terzo, un match che avrei potuto vincere facilmente. E sconfissi Andy Roddick – che mi aveva sempre percosso come una batteria, otto volte di fila – un paio di volte.

Il 2011 fu anche meglio. Raggiunsi i migliori risultati al Roland Garros e a Wimbledon. Passai Andy, uno dei miei migliori amici, per diventare l’americano n.1 del ranking. E poi, forse la cosa migliore di tutte, diventai ufficialmente un top10. Dal momento che il 2012 si avvicinava ero n.8 del mondo. Era tutto ciò per cui avevo lavorato, che avevo costruito per me quasi dal nulla, in quegli ultimi anni. Non ero più solo un altro ragazzo nel tour. Ero nell’elite di alto livello.

E fu lì che gli attacchi d’ansia iniziarono. L’ansia è difficile da definire da un punto di vista di causa ed effetto, ma quando penso al suo inizio per me, un paio di cose mi saltano in mente.

La prima è che le mie aspettative cambiarono, sia esternamente che internamente, di conseguenza con il mio ranking. Guardando indietro, questa non è stata necessariamente la cosa più salutare. La mia insoddisfazione con lo status quo, che era stata così d’aiuto quando c’erano 20 giocatori posizionati davanti a me in classifica, divenne qualcosa di molto più stressante, e poi distruttiva, credo, quando quel numero si ridusse a sette.
L’idea di non essere abbastanza bravo era forte, e mi guidò, ad un’età in cui le carriere di molti giocatori entrano in fase calante, verso queste vette incredibili. Ma divenne anche un interruttore difficile da spegnere. Io stavo giocando oggettivamente bene. E guardandomi indietro, lo avrei voluto dire al me stesso di allora. Ma quel fare bene era qualcosa che il mio spirito non aveva avuto il tempo di gestire. Tutto ciò su cui riuscivo a concentrarmi era fare ancora meglio. Era una lama a doppio taglio.
La seconda cosa è che iniziai a sperimentare queste aritmie cardiache. Un’aritmia è di base l’elettricità attorno al cuore che non funziona correttamente. Il mio cuore divenne un po’ pazzo, e non ero in grado di fermarlo. Ero davvero spaventato. Mi presi del tempo, quindi mi sottoposi ad una procedura correttiva chiamata ablazione, dopo la quale stavo verosimilmente ‘bene’.

Ma quando tornai in campo quell’estate, nel periodo di Wimbledon … fu allora che iniziai ad avere questi strani e nuovi pensieri. Ansiosi ed inquieti pensieri. Come se fossi nervoso per qualcosa che doveva accadere, anche se poi questa non accadeva. E credo che ciò che il mio cuore ha dovuto attraversare fu sotto molti aspetti dovuto al trauma nascosto nelle ombre di quei pensieri.
Iniziai ad avere problemi d’insonnia; non riuscivo a dormire solo. Doveva esserci mia moglie con me, sempre. Doveva esserci qualcuno nella mia stanza, sempre. Ero un ragazzo che amava stare con se stesso. Mi piaceva viaggiare da solo e quel tipo di solitudine. Quella sensazione di spegnere il telefono ed avere davanti a te un lungo volo … quello mi dava pace. Ma non potevo più viaggiare da solo. I miei genitori dovettero venire a Wimbledon. Avevo bisogno di persone attorno a me costantemente, punto.

Ed in tutto questo, continuavo ad avere questi pensieri. Quest’ansia. Questa paura confusa e spossante iniziò a consumarmi.

E gli attacchi iniziarono a peggiorare.

Ironicamente, a quel punto non mi era mai successo in campo. Continuavo ad ottenere risultati: quarto turno a Wimbledon, quarti in Canada e a Cincinnati. Continuavo a giocare bene.

Era solo lontano dal campo che quei problemi esistevano, e prendevano forma. Che quei pensieri continuavano ad infiltrarsi. E quindi a diventare sempre più frequenti: da una o due volte al giorno, ad un mucchio di volte al giorno, fino ad ogni 10, 15 minuti, quando tutto peggiorò verso la fine di quell’estate. Ansia, sovrastanti attacchi al pensiero. Quando tornai in hotel, cercai su google “disturbo d’ansia”, “disturbo da attaco di panico”, “depressione”, “salute mentale” … ma non ne sapevo nulla di tutto questo. Non sapevo cosa fare. Non ne avevo idea.

Almeno, dissi a me stesso, non succede in campo.

E allora successe in campo.

Erano gli US Open del 2012, verso la fine dell’estate. Dovevo giocare un match in notturna, terzo turno contro Gilles Simon – una testa di serie più alta di me, ma io stavo giocando meglio di quanto non dicesse la mia classifica. Sentivo di poter avere delle possibilità.
È una bella posizione in cui trovarsi. Le partite in notturna in uno Slam sono riservate per i migliori accoppiamenti, ma anche per i tennisti preferiti, quelli che il pubblico vuole vedere. Ed io ero uno di loro. Dopo anni passati a guardare da fuori, adesso ne facevo parte. Non stavo giocando il match di qualcun altro. Era sera agli US Open e io stavo giocando “la partita di Mardy Fish”.

Questo è speciale ma anche stressante. La partita andò avanti tra alti e bassi, davvero emozionante. Mi trovai in bilico per tutto il tempo: un pugno in aria, una racchetta a terra, e la sensazione … d’ansia. Ero guidato dall’ansia. E non dimenticherò mai quando successe, il primo ed unico attacco d’ansia su un campo da tennis.
Ero in vantaggio due set ad uno, eravamo 3-2 al quarto. Con la coda dell’occhio vedo l’orologio. Segna l’1:15 del mattino. E quello, per non so quale ragione, fu troppo.

Quello fu il mio grilletto.

La mia mente iniziò a vagare sempre più giù in quella spirale di pensieri. 1:15. Oh mio Dio – è così tardi. Domani starò malissimo. Dobbiamo ancora finire di giocare questa partita … e poi dovrò andare in sala stampa … dopo dovrò fare stretching e mangiare … mi sentirò malissimo dopo tutto questo.

E continuò così a peggiorare fino ad un punto in cui non riuscivo più a controllarlo. Non ho idea di quello che successe dal punto di vista tennistico. Per nulla. Non ricordo niente. In qualche modo riuscii a vincere i successivi tre game, poi il set e la partita. Ma non ricordo nulla.
Tutto ciò che ricordo è l’intervista post partita. Justin Gimelstob mi stava intervistando, è un buon amico. Ricordo solo di averlo guardato prima che iniziasse e di avergli detto con incredibile urgenza, “Per favore, fa presto”. Justin non aveva idea di ciò che stavo dicendo. Ma continuai a dirgli, “ Per favore, fa in fretta. Per favore, fa in fretta”. Dovevo andarmene. Dovevo uscire dal campo.

Quando mi successe in campo, sapevo. Niente sarebbe più stato lo stesso.
Quindi, due giorni dopo, tutto venne a capo.

Eravamo in macchina, guidavamo verso il mio match successivo contro Roger – e i miei pensieri erano colmi di paura. Mi succederà ancora in campo? Avrò un attacco d’ansia ancora di fronte a migliaia di persone? Avrò un attacco d’ansia mentre provo a fare il mio lavoro?
Quei pensieri continuarono e non si fermavano. Continuarono ancora e ancora. Ero davvero in brutta situazione.

E mia moglie continuava a guardarmi e a ripetere a se stessa: Non devi giocare. Non devi giocare. Non giocare. Ed io ascoltavo … ma non ascoltavo. Pensavo, Riesci ad immaginarlo? Riesci ad immaginare il fatto di non giocare questa partita? Non riuscivo a pensarci. In quel momento non riuscivo a pensare a nulla.
Ma poi finalmente la ascoltai. Non devi giocare. Non devi giocare. Non giocare. E così, mi colpì. Lo ricordo così chiaramente, così potente. Oh mio Dio, pensai. Io … non lo farò. Non andrò lì fuori, con l’ansia, di fronte a 22mila persone. Non giocherò contro Roger.
Non giocherò.
E non giocai.
Prima non giocai contro Roger. E poi, non giocai più.

Tre anni dopo, sono ancora una volta agli US Open. E anche se penso di essere ancora in grado di giocare ad un buon livello, questo sarà il mio ultimo torneo. Dopo l’Open, mi ritirerò dal tennis.

Questo non è un film sullo sport, ovviamente, e non ci sarà una fine da film sullo sport. Non cavalcherò verso il tramonto, sollevando un trofeo. Non vincerò il torneo.
Ma va bene – perché onestamente questa non è una storia di sport. E credo sia importante che la mia storia non abbia un vocabolario sportivo. Non “soffocherò” nel secondo atto, e non “vincerò” nel terzo.

Questa è la storia di una vita.

È una storia su come un problema di salute mentale mi abbia portato via il lavoro. Su come tre anni dopo, sto ancora facendo quel lavoro, e lo faccio bene. Ho giocato di nuovo lo US Open.
È una storia su come, con la giusta educazione, conversazione, cura e mentalità, le cose che una malattia ci porta via, possiamo riprendercele.

Dieci milioni di americani ogni anno devono far fronte a problemi legati alla salute mentale. Ed il viaggio di dovervi avere a che fare, di doverci convivere è lungo. Può durare per sempre. O peggio, può essere mortale.
E con questo voglio essere d’aiuto.

Voglio essere una storia di successo, a mio modo. E credo che ritirarmi secondo i miei termini, nel torneo che amo di più, è parte della mia capacità di poterlo fare.

Parlare di questo, e far andare avanti la conversazione, è parte di questo. La salute mentale è qualcosa di difficile da affrontare nello sport. Non è percepita come una cosa molto mascolina. Siamo così abituati a dover essere mentalmente forti nello sport. Mostrare debolezza, ci viene detto spesso, significa meritare la vergogna.

Ma io sono qui a mostrare la mia debolezza. E non me ne vergogno.

Ed infatti ho scritto tutto questo, con l’intento di mostrare la debolezza. Scrivo tutto questo per dire alle persone che essere debole è okay. Sono qui per dire alle persone che è normale.

E che la forza, si può mostrare sotto molti aspetti.

Parlare della tua salute mentale, vuol dire essere forti. Cercare informazioni, e aiuto e una cura, vuol dire essere forti. E prima del match più importante della tua carriera, dare priorità alla tua salute mentale, dire, Non devi giocare. Non devi giocare. Non giocare …
Anche quello vuol dire essere forti.

E per quello che verrà dopo, non ne sono sicuro. Ho 33 anni, e so che non farò mai nulla bene come giocare a tennis.

Convivo ancora con l’ansia giornalmente. Mi curo giornalmente. È nella mia testa giornalmente. Ci sono giorni che passano, in cui sarò in grado di dire a me stesso, di notte, quando sono a letto: Hey, oggi non ci ho pensato neanche una volta. E quello significa che avrò avuto una bella giornata.

Quelle sono vittorie per me.

Ma non c’è alcun torneo da vincere per la salute mentale. Non ci sono quarti, semifinali o finali. Non concluderò questo pezzo con una metafora sportiva.

Perché lo sport si conclude con un risultato. La vita va avanti.

La mia, spero, è solo iniziata.

 

Traduzione di Chiara Bracco

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Circoli in vista

Serie A1 femminile: pareggio tra TC Rungg e Canottieri Casale nell’andata dei playoff

Nell’altra semifinale di andata vittoria per il TC Parioli. Nei play-out successi per il TC Italia e TC Genova

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Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone - Tennis Beinasco (Credit: Elena Vetere)

Entra nelle fasi finali la Serie A1 femminile 2022 con il weekend del 26 e 27 novembre dedicato alle gare di andata dei play off scudetto e dei play out. Le sfide di ritorno andranno in scena il prossimo weekend (sabato 3 e domenica 4 dicembre) e decideranno quali saranno le due squadre finaliste che si giocheranno il titolo di Campione d’Italia nella finale di Torino e quali saranno i team che eviteranno la retrocessione in Serie A2.

PLAY OFF

Si è chiusa con un pareggio la prima sfida del weekend, giocata sabato ad Appiano, tra TC Rungg e Canottieri Casale. Risultato finale di 2-2 nella gara di andata delle semifinali che lascia aperto qualsiasi scenario per il match di ritorno, con il team altoatesino che andrà alla caccia della seconda finale consecutiva.

 

Al termine dei tre singolari in programma aveva chiuso in vantaggio per 2-1 la squadra piemontese. Il primo punto era stato conquistato dalla giovane Lisa Pigato, che imponendosi per 6-3 6-4 su Martina Spigarelli aveva portato in vantaggio Casale. Pareggio immediato per il TC Rungg grazie all’ottima prestazione della mancina olandese Quirine Lemoine. Due ottimi tie-break giocati hanno permesso all’olandese di portare a casa una sfida tirata contro la finlandese Anastasia Kulikova, numero 274 del ranking mondiale. Nel terzo singolare 68 minuti sono stati sufficienti a Jessica Pieri per imporsi con un netto 6-1 6-3 su Verena Meliss. Pronto riscatto per Meliss, nel doppio insieme a Lemoine, nella sfida che le vedeva opposte a Pigato e Deborah Chiesa. Sfida decisa da pochi dettagli, vinta dal Rungg per 7-5, 6-4.

Nella seconda semifinale le campionesse in carica nel TC Parioli hanno sconfitto per 3-1 l’US Tennis Beinasco. Sfida che rimane aperta grazie al successo in doppio delle piemontesi dopo che i primi tre singolari avevano visto trionfare le ragazze del TC Parioli. Beinasco ha pagato l’assenza delle proprie straniere con Giulia Gatto Monticone, schierata da numero 1, che ha ceduto per 6-3 6-2 contro Martina Di Giuseppe. In contemporanea è arrivato il successo di Beatrice Lombardo per 6-3 6-2 su Giulia Pairone. Terzo punto per il circolo romano firmato Nastassia Burnett che ha concesso un solo game ad Anna Turco (6-1 6-0).  Giulia Gatto Monticone e Giulia Pairone continuano il loro percorso da imbattute in doppio in questa serie A1 sconfiggendo per 6-2 7-6(4) la coppia Lombardo/Di Giuseppe, recuperando nel secondo set uno svantaggio di 2-5.

Risultati dell’andata dei playoff:

TC Rungg Sudtirol – Società Canottieri Casale 2-2

Lisa Pigato (C) b. Martina Spigarelli (R) 6-4 6-3

Quirine Yannicke Lemoine (R) b. Anastasia Kulikova (C) 7-6(4) 7-6(6)

Jessica Pieri (C) b. Verena Meliss (R) 6-1 6-3

Quirine Yannicke Lemoine/Verena Meliss (R) c. Lisa Pigato/Deborah Chiesa (C) 7-5 6-4

Tc Parioli – Tennis Beinasco 3-1

Martina Di Giuseppe (P) b. Giulia Gatto-Monticone (B) 6-3 6-2

Beatrice Lombardo (P) b. Giulia Pairone (B) 6-3 6-1

Nastassja Burnett (P) b. Anna Turco (B) 6-1 6-0

Giulia Gatto-Monticone/Giulia Pairone (B) b. Martina Di Giuseppe/Beatrice Lombardo (P) 6-2 7-6(4)

PLAY OUT

Dopo una fase a gironi con poche luci e molte ombre chiusa con un solo successo e l’ultimo posto nel Girone 2 arriva il pronto riscatto del TC Genova che ha regolato per 3-1 nella gara di andata dei play-out la matricola AT Falconeri Verona, che era stata condannata a disputare i playout nonostante sia stata capace di conquistare 10 punti nella fase a gironi.

Trascinatrici della squadra ligure Lucia Bronzetti e Denise Valente, vincitrici sia in singolo che in doppio. Bronzetti ha archiviato la pratica Grammatikopolou con un facile 6-4 6-2, prendendosi la rivincita dopo che la greca aveva impedito alla tennista italiana di festeggiare a Vancouver il suo primo titolo WTA125. Denise Valente dal canto suo ha rifilato un doppio bagel alla malcapitata Angelica Raggi. A tenere vive le speranze di Verona è stata Angelica Moratelli che sconfitto 6-0 7-5 Martina Caregaro. Il definitivo 3-1 è stato fissato come detto dal duo Bronzetti/Valente che in due set ha sconfitto il tandem Grammatikopoulou/Moratelli.

Continua la complicata stagione di Serie A1 per il BAL Lumezzane. Fase a gironi chiusa con zero punti e anche il match di andata dei play-out si rivela un calvario. Vittoria per 4-0 del TC Italia che espugna Lumezzane e si mette quasi al sicuro. Al club toscano basterà vincere un solo match nella sfida di ritorno per assicurarsi la salvezza. Successo per il TC Italia Forte dei Marmi arrivato senza cedere un solo set. Jasmine Paolini regola Chiara Catini con un doppio 6-1 e poi si aggiudica anche il doppio in coppia con Anastasia Bertacchi contro Catini e De Ponti. Gli altri due punti in singolare sono arrivati per mano di Bertacchi e Giovine.

Risultati dell’andata dei playout:

Tc Genova – AT Verona Falconeri 3-1

Lucia Bronzetti (G) b. Valentini Grammatikopoulou (V) 6-4 6-2

Angelica Moratelli (V) b. Martina Caregaro (G) 6-0 7-5

Denise Valente (G) b. Angelica Raggi (V) 6-0 6-0

Lucia Bronzetti/ Denise Valente (G) b. Valentini Grammatikopoulou/Angelica Moratelli (V) 6-3 7-5

BAL Lumezzane – TC Italia 0-4

Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini (L) 6-1 6-1

Anastasia Bertacchi (I) b. Anastasia Piangerelli (L) 7-6(4) 7-6(10) 

Claudia Giovine (I) b. Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-4

Anastasia Bertacchi/Jasmine Paolini (I) b. Chiara Catini/Rubina Marta De Ponti (L) 6-2 6-2

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Circoli in vista

Serie A1 maschile: sconfitte per TC Rungg e Park Genova nell’andata dei playoff

Successi per le matricole Sinalunga e Palermo nelle gare di andata. Nei playout sconfitta per il TC Prato. Quasi retrocessi i campioni in carica del New Tennis

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Gianluca Mager- Park Tennis Club Genova

Continuano a stupire le matricole terribili TC Sinalunga e CT Palermo che, dopo aver sorpreso tutti nella fase a gironi della Serie A1 Maschile 2022, sulle ali dell’entusiasmo sfoderano due solide prestazioni nel weekend dedicato alle sfide di andata dei playoff. Tra sabato 26 e domenica 27 novembre si sono, infatti, disputati gli incontri di andata dei playoff e dei playout di serie A1 Maschile. Le sfide di ritorno sono previste tra sabato 3 e domenica 4 dicembre. Al termine di questi incontri si scoprirà quali saranno le due squadre che si giocheranno lo scudetto nella finale di Torino e le quattro squadre condannate alla retrocessione in Serie A2.

PLAYOFF

Non inizia nel migliore dei modi la seconda apparizione consecutiva nelle semifinali scudetto per il TC Rungg. Il team altoatesimo, guidato da Manuel Gasbarri, ha ceduto per 4-2 nella sfida di andata con il CT Palermo.

 

Il primo punto per i siciliani è stato conquistato dallo spagnolo Carlos Gomez Herrera che ha regolato con un doppio 6-1 il giovane Figl. Il pareggio degli altoatesini è stato firmato dal tedesco Ejupovic, che nella sfida più lunga di giornata (2 ore e 44 minuti) ha sconfitto 6-4 al terzo Gabriele Piraino. Siciliani che hanno preso il largo negli altri due singolari: Giacalone ha sconfitto Winkler in due facili set, Caruso ha domato a distanza Federico Gaio nel match più atteso di giornata chiudendo per 6-2 al terzo dopo due ore di gioco. Il TC Rungg ha riaperto la sfida grazie al 6-3 6-0 con cui Bortolotti e Figl hanno regolato Giacalone e Piraino. La firma sul successo dei siciliani arriva per mano di Caruso e Gomez Herrera che hanno disposto in due set del tandem Gaio/Brzezinski.

Vittoria in trasferta anche per il TC Sinalunga Siena che ha espugnato con il punteggio di 4-2 il campo del Park Tennis Genova, orfano dei tre davisman italiani (Musetti, Fognini e Bolelli) e dei due stranieri (Andujar, fresco di esordio come direttore del torneo di Valencia, e Coppejans). Equilibrato e ricchi di spettacolo i 4 singolari, chiusi con il punteggio di 2-2. I due punti dei liguri sono arrivati per mano di Alessandro Giannessi, vincitore in rimonta contro lo spagnolo Roca Batalla, e di Gianluca Mager, che soffre contro Matteo Gigante ma vince 6-4 al terzo, dopo aver annullato un matchpoint al suo giovane avversario nel tie-break del secondo. Più semplici i successi dei toscani arrivati grazie a Serafini, che regola il giovane Sorrentino penalizzato anche da un problema al ginocchio nel secondo set, e Miceli che supera Ceppellini.

Decisivi per la sfida sono stati i doppi che hanno fatto pendere l’ago della bilancia per Sinalunga. Vanni e Gigante hanno avuto la meglio per 6-3 6-4 il duo Mager/Giannessi mentre Roca Batalla e Serafini hanno impiegato 58 minuti per sconfiggere 6-3 6-2 il tandem Cortimiglia/Ceppellini.

Risultati dell’andata dei playoff:

TC Rungg Sudtirol – CT Palermo 2-4

Carlos Gomez Herrera (P) b. Maximilian Figl (R) 6-1 6-1

Elmar Ejupovic (R) b. Gabriele Piraino (P) 7-6(4) 4-6 6-4

Omar Giacalone (P) b. Georg Winkler (R) 6-3 6-2

Salvatore Caruso (P) b. Federico Gaio (R) 4-6 6-3 6-2

Marco Bortolotti/Maximilian Figl (R) b. Omar Giacalone/Gabriele Piraino (P) 6-3 6-0

Salvatore Caruso/Carlos Gomez Herrera (P) b. Federico Gaio/Sebastian Krzysztof Brzezinski (R) 7-6(5) 6-4

Park Tennis Genova – TC Sinalunga Siena 2-4

Marcello Serafini (S) b. Luigi Sorrentino (G) 7-6(2) 6-0

Alessandro Giannessi (G) b. Oriol Roca Batalla (S) 3-6 6-3 6-1

Marco Miceli (S) b. Alessandro Ceppellini (G) 6-3 6-1

Gianluca Mager (G) b. Matteo Gigante (S) 5-7 7-6(11) 6-4

Luca Vanni/Matteo Gigante (S) b. Gianluca Mager/Alessandro Giannessi (G) 6-3 6-4

Oriol Roca Batalla/Marcello Serafini (S) b. Davide Cortimiglia/Alessandro Ceppellini (G) 6-3 6-2

PLAYOUT

Continua la stagione complicata per il TC Prato. Ancora a caccia di un successo in questa stagione (1 pareggio e 5 sconfitte nella fase a gironi) il club toscano si arrende per 4-2 al TC Crema nella sfida di andata dei playout. Singolari che avevano visto la sfida chiudersi in parità con due successi a testa. Prato era andato in vantaggio due a zero grazie ai successi di Baroni e Iannaccone.  Vincent Ruggeri e Golubev rimettono la sfida in equilibrio vincendo gli altri due singolari. Doppi senza storia con due netti successi per le coppie Golubev/Vincent Ruggeri e Ungur/Bresciani, che spianano la strada al TC Crema in vista della sfida di ritorno.

Stagione da incubo per i campioni in carica del New Tennis Torre del Greco. Dopo essere stati condannati ai playout per la sconfitta a tavolino subita contro il TC Pistoia nell’ultima giornata a causa dell’impraticabilità del campo, il team campano ha subito una pesante sconfitta nell’andata dei play-out contro lo Junior Perugia. 6-0 il risultato finale che vede Torre del Greco con un piede e mezzo in A2.

Netto successo anche per lo Sporting Club Sassuolo che esce vincitore in maniera netta dalla trasferta genovese. 5-1 il risultato a favore del club emiliano contro il TC Genova. Bondioli, Della Valle e Masur i trascinatori del Sassuolo, vittoriosi sia in singolo sia in doppio. L’unico punto che tiene in vita Genova è siglato da Francesco Picco.

Equilibrio che regna sovrano a Casale Monferrato nella sfida tra Società Canottieri e TC Italia Forte dei Marmi. 3-3 finale che lascia possibile qualsiasi scenario in vista della sfida di ritorno prevista in Toscana. Equilibrio che è stato il filo conduttore di tutto il match, con i singolari che hanno registrato due successi per parte. Per Casale ottime prestazioni del francese Denolly e di Alessio Demichelis. Forte dei Marmi ha risposto grazie al contributo di Stefano Travaglia e Lorenzo Carboni. Nei doppi il duo Denolly/Bella ha sconfitto Carboni/Furlanetto per 10-5 al super tie-break portando in vantaggio Casale, ma qualche minuto dopo Trusendi e Travaglia hanno riportato il match in equilibrio grazie al successo in due set su Demichelis/Biondolillo.

Risultati dell’andata dei playout – domenica 27 novembre:

Società Canottieri Casale – TC Italia Forte dei Marmi 3-3

Lorenzo Carboni (I) b. Gregorio Biondolillo (C) 7-6(5) 6-3

Corentin Denolly (C) b. Walter Trusendi (I) 7-6(3) 6-1

Stefano Travaglia (I) b. Facundo Juarez (C) 6-2 6-4

Alessio Demichelis (C) b. Marco Furlanetto (I) 3-6 6-3 7-6(1)

Corentin Denolly/Marco Bella (C) c. Lorenzo Carboni/Marco Furlanetto (I) 6-7(8) 6-2 10-5

Stefano Travaglia/Walter Trusendi (I) b. Alessio Demichelis/Gregorio Biondolillo (C) 7-6(8) 6-3

TC Prato – TC Crema 2-4 (giocata sabato 26 novembre)

Niccolò Baroni (P) b. Lorenzo Bresciani (C) 6-1 3-6 7-5

Federico Iannaccone (P) b. Adrian Ungur (C) 6-2 6-3

Samuel Vincent Ruggeri (C) b. Nicolas Edgar Carlo Parrizia (P) 6-3 7-6(5)

Andrey Golubev (C) b. Leone De Marzi (P) 6-0 6-0

Adrian Ungur/Lorenzo Bresciani (C) b. Niccolò Baroni/Leone De Marzi (P) 6-0 6-2

Samuel Vincent Ruggeri/Andrey Golubev (C) b. Federico Iannaccone/Nicolas Edgar Carlo Parrizia (P) 6-2 6-4

TC Genova – Sporting Club Sassuolo 1-5

Federico Bondioli (S) b. Gianluca Cadenasso (G) 6-1 6-3

Francesco Picco (G) b. Mattia Ricci (S) 6-1 6-3

Enrico Dalla Valle (S) b. Antoine Julien Escoffier (G) 2-6 6-2 6-4

Daniel Masur (S) b. Matteo Arnaldi (G) 6-3 7-6(4)

Giulio Mazzoli/Daniel Masur (S) b. Francesco Picco/Gianluca Cadenasso (G) 6-4 6-4

Federico Bondioli/Enrico Dalla Valle (S) b. Matteo Arnaldi/Antoine Julien Escoffier (G) 7-5 3-6 10-8

Junior Perugia – New Tennis Torre del Greco 6-0

Tomas Gerini (P) b. Giovanni Cozzolino (N) 6-0 6-1

Tomislav Brkic (P) b. Raffaele Barba (N) 6-1 6-2

Gilberto Casucci (P) b. Filippo Palumbo (N) 6-2 6-0

Francesco Passaro (P) b. Antonio Marigliano (N) 6-3 6-2

Francesco Passaro/Gilberto Casucci (P) b. Filippo Palumbo/Giovanni Cozzolino (N) 3-0 rit.

Tomislav Brkic/Andrea Ribaldi Militi (P) b. Raffaele Barba/Antonio Marigliano (N) 6-3 6-1

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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