US Open, pagelle: New York è nostra, il Grande Flop di Serena e un Djokovic da 10

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US Open, pagelle: New York è nostra, il Grande Flop di Serena e un Djokovic da 10

Si conclude lo Slam più bello per il nostro tennis con il retrogusto amaro del ritiro annunciato da Flavia Pennetta che da oggi in poi si occuperà di Fognini. Il trionfo delle azzurre davanti a Binaghi, Malagò e Renzi che avevano prenotato il posto da mesi e ai quali poniamo tre domande. Il fallimento di Serena Williams e l’apoteosi di Djokovic che spezza ancora una volta il sogno di Roger Federer. Mentre Nadal non è più lui, Nishikori, Dimitrov e Cilic sono quelli di sempre, aumentano le preoccupazioni per gli Australian Open.

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Flavia Pennetta e Fabio Fognini (foto di Josephine Vinci)

Flavia Pennetta 10 e lode

Magari cambierà idea e come Kim Cljsters la ritroveremo a festeggiare a New York con una marmocchia tra le braccia. O forse la vedremo all’angolo dell’amato Fabio nel tentativo di farlo rendere al meglio. Come Tomba e Sampras (e come tanti altri che non mi vengono in mente) lascia da trionfatrice: non è facile e quindi chapeau. Non spreco parole già scritte da tanti per descrivere come ha giocato questo torneo: ciò che ha impressionato è la lucidità e la feroce determinazione mostrata nei match con Stosur, Kvitova e Halep. Come se dentro di se sapesse che avrebbe fatto la storia. Ci mancherà il suo tennis e il suo sorriso. Ma io dico che la rivedremo a Rio…

Roberta Vinci 10
Non ha vinto il torneo come l’amica Flavia, ma tra venti anni – Italia a parte – il mondo del tennis ricorderà chi ha vinto gli Us Open nel 2015 o chi ha impedito a Serena di realizzare il Grande Slam?
Non è stata semplicemente la vittoria di Davide contro Golia, è stato il trionfo del tocco sublime sulla forza bruta, del violino sulla grancassa, del sogno sull’incubo. Ed è stata una delle più clamorose sorprese della storia dello sport. L’abbraccio e la chiacchierata post finale con Flavia rimarranno nella nostra memoria a lungo. E almeno lei continuerà a deliziarci magari chissà fino ad una medaglia olimpica.

 

Serena Williams 4
Qualcuno non gradirà, ma ha dimostrato di non meritare lo Slam e anzi oserei dire di non esserne degna. Ha ingurgitato il circuito femminile con i suoi successi e la sua potenza disumana ma lo ha anche massacrato con i suoi urlacci, le sue sceneggiate e i suoi piagnistei. Questo torneo è stato una perenne pantomima conclusasi con la pessima conferenza stampa post-Vinci. Con tutto il bene che vogliamo a Roby e Flavia, cosa poteva volere di più comodo Serena per chiudere lo Slam? È un flop clamoroso che non toglie nulla a tutti i suoi successi e alla sua annata strepitosa (e in fondo 4 Slam in fila li ha vinti…). Ma checché ne dica ha sofferto la pressione come non mai e – fortuna nostra – non l’ha retta. E si, fortuna anche per il tennis che non è fatto solo di violenza, ace, urlacci e sceneggiate.

Novak Djokovic 10
Come i titoli Slam, un numero destinato ad aumentare. Altro che Serena signori, qui se Stanimal non si fosse inventato la partita della vita tirando rovesci vincenti anche da Montmatre lo Slam lo avremmo cotto e mangiato. E francamente quello sarà l’obiettivo delle prossime stagioni per Nole, insieme al numero 17. Perché oramai di Fab ne resterà solo One, Roger va verso i 35, Nadal è andato, Murray è sempre più balbettante: se i rivali saranno Dimitrov, Nishikori e Raonic, in attesa che maturino i Kyrgios e i Coric… Nole potrà vincere anche 5 Slam all’anno.

Roger Federer 9
Il SABR potrà andar bene con Nadal (Serve A Battere Rafa) e forse Roger dovrà inventarsi un SABN…ma cosa vogliamo pretendere di più da questo signore? In fondo distratti dalle meraviglie delle azzurre è passato quasi sotto silenzio che il ragazzino, a 34 anni suonati, ad undici dalla prima volta, é tornato in finale a New York senza nemmeno perdere un set. Si, poteva trasformare qualche palla break in più (ma nemmeno quando perdeva 3 partite l’anno lo faceva…) ma chiedergli di battere questo Nole è francamente troppo. E ringraziamo gli Dei che ce l’hanno conservato in questa forma, altrimenti avremmo assistito ad una stagione di dominio totale ed incondizionato. Probabilmente chiuderà come Agassi e non come Sampras (e Flavia!), direi che può andare bene lo stesso.

Preoccupazione per gli Australian Open 10
A Parigi sono crollati pannelli sullo Chatrier ferendo alcuni spettatori, a Wimbledon è scoppiato un incendio costringendo ad evacuare la sala stampa, a New York un drone si abbatte sul campo dove gioca la Pennetta. A Melbourne fanno le corna…

Grigor Dimtrov 4
Ora che ha lasciato la Sharapova è cambiato tutto. Come no. Se questo è il futuro del tennis…

Kevin Anderson 7,5
Piccoli giganti crescono. L’impresa solo sfiorata a Wimbledon con Djokovic gli riesce qui con Murray. Non è proprio la stessa cosa ma a tratti sembra proprio devastante.

Fabio Fognini 7,5
Il voto va diviso con Carlitos Perez da Pordenone Terme ma povero Fabietto, potrebbe essere il primo della classe e invece…centra la seconda settimana in uno Slam, batte per la terza volta Nadal in una stagione realizzando un’impresa storica riuscita a nessuno prima, recuperando due set al maiorchino in un major… e la sua fidanzata pensa bene di vincere gli Us Open! In più si ritira e dunque gli toccherà pure convolare a giuste nozze e diventare Mister Pennetta.
Scherzi a parte, non aveva nessuna logica considerarlo favorito contro Feliciano (8) e credo che avere Flavia in pianta stabile nel suo box potrà fargli molto bene. Io scommetto che la prossima sarà una grande stagione per lui.

Richard Gasquet 7,5
Quando parlando di Dimitrov si dice “Farà la fine di Gasquet”, in realtà gli si fa un complimento. Richard non è il fenomeno che si sperava e che il suo braccio poteva far presagire. Ma in fondo (molto in fondo, nei pressi dei teloni) si è ritagliato una dignitosa carriera.

Andy Murray 5
E un altro anno senza Slam se ne va. Sempre meno Fab, sempre più Four … e se non fosse che Nadal sta peggio di lui sarebbe pure Five. Magari la paternità avrà lo stesso effetto che ha avuto su Federer e Djokovic…

Nick Kyrgios 4
Dall’affaire Wawrinka-Vekic non ne ha più vinta una. Con Murray si può perdere ma pare sia altrove.

Binaghi-Malagò-Renzi…S.V.
Altrimenti ci oscurano il sito. Ma avrei tre domande. 1)  Se Roby avesse perso, sarebbero partiti lo stesso per la finale Pennetta-Serena? Ma ceeeeeeeeerto! 2) Sull’aereo con Fognini hanno giocato a scopone? 3) Sono in arrivo € 400.000,00 per Flavia come per Francesca?

Camila Giorgi 4,5
La buona notizia è che Flavia, Sara, Francesca e Roberta hanno ottenuto i migliori risultati in età avanzata. La cattiva è che lei e suo padre sono fermamente convinti di arrivare al numero 1 e di vincere gli Slam proseguendo su questa strada. Avranno ragione loro, per carità…

Rafael Nadal 4,5
“Fognini ha vinto con il mancino spagnolo scarso e ha perso con quello forte”. Anche questa si è sentita, detta 3 anni fa avrebbero ricoverato l’autore. Invece ciò che oggi fa tristezza è il senso di rassegnazione e ineluttabilità che si legge nei suoi occhi. Saranno problemi di usura fisica, saranno problemi di testa ma è francamente incredibile che nessuno nel suo clan pensi di cambiare qualcosa. Perchè forse è proprio il clan da cambiare.

Stanislas Wawrinka 6
Un paio d’anni fa una semifinale Slam sarebbe stato un risultato fantastico per Stan ma il suo status è cambiato. E allora il modo in cui è stato travolto da Roger – dopo la grande vittoria di Parigi – lascia perplessi.

Petra Kvitova 6
Ed io che pensavo potesse essere l’unica ad impedire lo Slam a Serena… Ma forse era pretendere troppo visti i postumi della mononucleosi. E con Flavia c’è rimasta di… Petra.

Venus Williams 7,5
Vuoi vedere che alla fine è quella che ha più rimpianti? Voi dite che con Roby e Flavia…

Kei Nishikori 3
Molti pensavano che fosse Cilic quello fuori luogo nella finale dello scorso anno. Stai a vedere che era il giapponese, che se non è rotto e non è a Barcellona fa la figura della comparsa.

Benoit Paire 7
È matto da legare ma ha fatto fuori Nishikori e Robredo. Chissà se diventa un giocatore affidabile…

Marin Cilic 7
La semifinale a New York è un risultato pazzesco per lui e per la sua carriera, eguagliando la migliore performance in uno Slam raggiunta in Australia nel 2010. Come dite? Ho dimenticato qualcosa? Non scherzate…

Gianni Clerici (mica penserete che osi dare un voto a Gianni Clerici?)

Ecco cosa ha scritto su Repubblica all’indomani della vittoria di Flavia sulla Halep e capirete perchè tanti di noi si sono innamorati del tennis anche grazie a Gianni.

“Mi entusiasmai la prima volta che vidi su un campo, a Bari, una adolescente bella come un’attrice tipicamente mediterranea, diciamo Antonella Lualdi, che tirava diritti e rovesci quasi fosse la Evert. Mi pare incantevole, oltre che promettente, dissi ad un mio ignoto coetaneo che seguiva sorridendo lo spettacolo. Tanto carina che, avessi quarant’anni meno, mi proporrei non solo come suo coach, ma come suo sposo. II signore si presentò, Oronzo Pennetta, papà di Flavia.. Sono passati, da allora, una quindicina d’anni. Dopo averla vista giocare una delle migliori partite della sua vita, vorrei ringraziare un mio concorrente, un tipo che invidiai sino a trovarlo antipatico, un bellone da spiaggia che si chiama Carlos Moya, e di Flavia fu fidanzato. Quel matrimonio tanto vicino non doveva verificarsi. Fui intervistato da una starlette televisiva, e tempo dopo, a Barcellona, venni a sapere che questa era stata sorpresa intimamente sdraiata fianco al famoso tennista. Senza quella sua disinvolta trasgressione forse oggi Flavia sarebbe divenuta la bellissima mamma di un paio di bambini spagnoli, e non avrebbe certo trovato la forza umana per essere la finalista degli US Open. Grazie, Carlos Moya, mi sento di scrivere”. 

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Pagelle: Nolemose bene la vita Emma…gnifica

Svaniscono i sogni di Grande Slam di Djokovic sotto i colpi di un grandissimo Medvedev. Raducanu nella storia con il sorriso, l’Italia c’è grazie a Berrettini e Sinner

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Niente da fare. I sogni tramontano all’ultimo gradino. Cinquantadue anni di attesa per tutto il mondo del tennis, ma soprattutto per lui. Ci ha creduto quando sembrava impossibile, ha lottato contro tutto e tutti perché finalmente si avverasse il suo più grande desiderio. Doveva essere una liberazione, doveva essere ciò che finalmente lo avrebbe fatto librare in alto e gli avrebbe consentito di riprendere la sua vita finalmente sereno, senza più nessuna preoccupazione e nessun obbligo verso il mondo, verso il tennis.

Eppure bastava guardare il suo sguardo ieri, durante la finale: vitreo, sofferente. Con un sorriso che era un ghigno. Un’espressione che diceva tutto, nella quale si leggeva il presentimento, anzi la certezza dell’ineluttabile che di lì a poco sarebbe accaduto. E nemmeno le lacrime, nemmeno l’ovazione del pubblico può consolarlo. Ma da dove è spuntato quel maledetto russo, ora che tutto sembrava compiersi, ora che finalmente l’agognato riposo del guerriero poteva essere conquistato?

E invece no. Niente da fare. Siamo affranti con lui. Lo abbracciamo teneramente, come faremmo con un nonno. Sì, il tuo sogno è svanito Rod. Dovrai continuare a girare il mondo tutto l’anno, Slam dopo Slam. Niente da fare, a 83 anni non puoi goderti l’agognata pensione, sarai costretto ad assistere ad altre e ancora altre maratone massacranti, chiudendo gli occhi dinanzi a quelle che, sporadicamente, dovrebbero apparire come delle volée. Il tuo (anzi i tuoi) Grande Slam resterà ancora lì quale imperitura e irraggiungibile pietra di paragone. Anche se qualcuno di nostra conoscenza direbbe che “quello mica era tennis”.

 

E adesso basta con ‘sta storia del Goat, tifosi dei Fab3 deponete le armi. Novak Djokovic (9) è un campione immenso ma pur sempre un umano che si è sciolto sul più bello come un Federer qualsiasi. E su, adesso basta, prendete la racchetta (per chi la ha ancora intera), le stampelle e i bambini, andatevene tutti e tre a giocare la Laver (sempre lui) Cup e toglietevi di torno. Tre per venti sessanta e buonanotte, prendete un bel Whisky e passate le serate a disquisire se è stato più facile vincere uno Slam contro Andersson, Gonzalez o Puerta.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Onore a Daniil Medvedev (10), dominatore assoluto di questo torneo e destinato a volare lì in alto con il suo tennis sghembo ma fenomenale. Daniil, l’amico che sei costretto ad invitare alla festa e che puntualmente te la rovina, piazzandosi al centro della sala. Ma senza il quale non sarebbe stata la stessa festa. Se saprà avere pazienza, se riuscirà a sopravvivere ai toilet break di Tsitsipas (4), potrà anche dominare il tennis che verrà. Poi certo, c’è anche il sempre più convincente Zverev (8,5) per il quale – ci perdonerete ma siamo onesti – non riusciamo a provare un minimo di simpatia.

Perché poi in fondo, sapete, il tennis è anche quella cosa strepitosa dove si possono contendere uno Slam due meravigliose ragazzine. Emma Raducanu (10) è una di quelle stelle che si vedono una volta nella vita. Magari vincerà 10 Slam o magari nemmeno più una partita, ma dominare un torneo del genere venendo dal nulla con la straordinaria serenità del suo sorriso è una cosa che andrebbe scritta nei libri di storia, quasi come un Grande Slam. Chi ne capisce di tennis femminile dice che la vera bomba sarà Leyla Fernandez (9,5): a breve l’ardua sentenza.

Leylah Fernandez, finalista allo US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Intanto il tennis WTA regala un’occasione a tutte e magari ne regalerà ancora e ancora anche alle “premio Radwanska” alla carriera, Sabalenka (6) e Svitolina (5), regine delle occasioni sprecate, con Sakkari (7) pronta ad entrare nel club.

È stato un ottimo torneo anche per l’Italia: è vero che oramai abbiamo fatto la bocca buona, ma non dimentichiamoci da dove veniamo e chi siamo. Matteo Berrettini (8) oramai perde negli Slam solo con Djokovic e qui peraltro per un set ed un’ora e mezza è stato magnifico. Se pensiamo che non era al meglio della forma, possiamo intravedere sogni di gloria in quel di Torino: da Nole alla Mole il passo è breve. E chissà che da quelle parti non si trovi a passare anche Jannik Sinner (7,5), ancora agli ottavi di uno Slam, che però dovrà presto abituarsi al nuovo passatempo preferito degli italopitechi del tennis: il paragone continuo con quel fenomeno di Carlos Alcaraz (9).

Che poi di giovani forti ce ne sono in giro per il mondo, da Brooksby (8) ad Auger-Aliassime (8,5), a Rune al quale va 10 per l’umiltà: “Vincerò anche io tredici Roland Garros”.

Detto che a Camila Giorgi (4,5) dopo sei vittorie di fila a Montreal non possiamo chiedere più nulla per un po’ di mesi, permetteteci di concludere con un doppio abbraccio a chi se ne va, Paolo Lorenzi (10) e a chi resta, Andreas Seppi (10) un cuore da fenomeno.

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Pagelle: Camila, il cielo (non il telefono) è azzurro sopra Montreal

Camila Giorgi corona un’estate fantastica con il trionfo più importante della carriera. Medvedev si conferma, Roger va sotto i ferri, Fognini si colora

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Camila Giorgi - Montreal 2021 (foto Instagram WTA)

Eh no. Ma cos’è sta storia?
Non ha un piano B, è una sparapalle senza logica. Il tennis è un’altra cosa. Non sa fare una volee, non sa fare uno slice. Ma poi fa solo doppi falli.
Ah se avesse preso un allenatore invece del padre. 
Oramai non gioca più a tennis da anni, pensa solo a fare storie su Instagram, peraltro spesso svestita.
Sta in campo solo per promuovere il suo marchio di abbigliamento, tanto oramai è bruciata del tutto. 
Ma lo vedete poi che non fa mai  un sorriso poi, mai un’emozione…non gliene frega nulla del tennis, gioca solo per sbarcare il lunario. Ma perché non si ritira?


E come dimenticare il commento di un misterioso appassionato, tale angelinofit60: “ Il suo più che un aspetto sportivo, è un caso da telefono azzurro. Sin dall’inizio con il padre  sapevamo con che tipo di persona avevamo a che fare, avevamo messo nel conto tutto. Le abbiamo dato le cure che chiedeva, l’assistenza economica. Ora il padre ha preso questa decisione, pace all’anima sua. Credo che al mondo possano esserci mille persone che potrebbero migliorare il servizio di Camila Giorgi, molto più di quanto non faccia il padre. E’ un handicap per lei, un padre così”.

Ma poi, cosa che aveva fatto Camila (10) di così grave? Aveva chiesto di essere esentata da un match di FedCup, come accaduto tante altre volte alle altre azzurre (e come pare succeda anche oggi, anche per le Olimpiadi…).
E adesso? beh, che domande! È stata l’aria della nazionale, la settimana di maglia azzurra a Tokyo e i saggi consigli tecnico-tattici dell’allenatrice (lei si!) Tatiana Garbin a far svoltare la carriera di Camila verso vette inesplorate.
E via… tutti sul carro! Pe-pe-pe-pe-pe-peeeee! Grande Camila!

 

Nelle more strali di appassionati si sono stracciati le vesti disperati perché Reilly Opelka (8,5) è arrivato in finale in un Masters 1000. Orbene, sarà colpa del gigante americano se basta un po’ di sano serve&volley per mandare al manicomio i vari Tsitsipas, Zverev, Rublev, Khachanov e compagnia cantante?Che poi Stefanos Tsitsipas (5) non si capisce che cosa abbia passato oltre a perdere una finale slam contro Djokovic (capita, anzi  c’è pure di peggio, tipo due match point al servizio sul 8-7 al quinto) per sfasciare racchette e lanciare palline fuori dallo stadio. 

Daniil Medvedev (9) ha confermato di meritare il ruolo di primo degli sfidanti di Re Nole al prossimo slam, candidato primo a cercare di evitare l’inevitabile.

Jannik Sinner era troppo stanco dopo le fatiche di Washington (9) e Atlanta, quest’ultimo giocato durante le Olimpiadi (si sarà confuso, avrà pensato di essere nel 1996), per rendere al meglio a Toronto.

Fabio Fognini (0) invece, dopo essersi dato del frocio in perfetto spirito  olimpico,  si è presentato in campo  bardato di arcobaleno: Engzell, Krajinovic  e gli organizzatori di Wimbledon hanno subito rassicurato tutti: “Non preoccupatevi, non ce l’ha con i gay come non ce l’aveva con le donne, gli zingari e gli inglesi. Restano gli ebrei, ma ha ancora qualche anno di carriera”. Nel dubbio la comunità Lgbt ha immediatamente  annunciato che il bianco è il nuovo colore del movimento.

Infine, Roger Federer ha comunicato che si sottoporrà ad un nuovo intervento chirurgico al ginocchio destro, chiudendo anticipatamente la stagione e dando così l’occasione a milioni di tifosi, fans, ultras e detrattori di ricominciare a voler imporre al Divino la data di scadenza del suo tennis.
Suvvia, un po’ di ottimismo: anche Del Potro sembra vedere finalmente la luce…

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Pagelle: Nole ci spa-venti, Matteo stai sereno

Djokovic tirannizza il tennis e vede il Grande Slam ad un passo. Berrettini fa sognare l’Italia e avrà altre chance. Il trionfo di Barty, il tramonto di Federer

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E alla fine di una domenica di luglio che resterà indimenticabile per tutti, l’Italia ha finalmente scoperto che su un campo di erba si può giocare anche a qualcosa di diverso del pallone.
Oramai siamo un popolo di tennisti, al bar non si fa più colazione ma un “break”, a poker con gli amici si cala l’ace e quando il nostro amico arriva in ritardo gli indichiamo l’orologio dicendogli “Time!”.
Quello che ci porteremo dietro con più soddisfazione di queste due settimane, sono i messaggi degli amici poco avvezzi al tennis che ci chiedevano info su Berrettini e le telefonate delle vecchie zie che ci interrogavano sui misteri del punteggio del tennis.

Certo, non si può ancora pretendere che Berrettini venga chiamato Matteo, ma insomma Luca, Matteo, sempre di evangelisti si parla, siamo lì.
Intanto il tennis è sulle prime pagine, Matteo Berrettini (9,5) ha la faccia pulita, il ragazzo dalla porta accanto (eh lo so, piacerebbe a tante amiche appassionate ma per adesso c’è Alja, 7 al suo torneo) e soprattutto è arrivato ad un livello inimmaginabile.

Poi, vabbè, nelle finali slam siamo ancora “costretti” ad avere a che fare con quei tre signori che hanno vinto 60 slam in tre e bisogna per forza inchinarsi.
Novak Djokovic (10) è il padrone del mondo, non ci sarà record che resisterà al suo impeto, il suo impero non avrà fine: a New York si completeranno le sacre scritture (occhio agli italiani però, dopo lo scherzetto di Roberta Vinci a Serena) e la speranza, per Berrettini e tutti gli altri, è che un po’ del furore serbo trovi pace con il riconoscimento universale della sua impareggiabile grandezza e lasci, piano piano, spazio agli altri.

 

In un mondo ideale i tre grandi dovrebbero prendere un aereo di sola andata per la Polinesia in questo momento: 20 slam a testa, nessuno ci raggiungerà e passiamo le giornate a pescare, bere birra e far crescere i bambini. I tifosi, inizialmente intristiti, alla fine ringrazierebbero i propri beniamini e  tornerebbero a godersi un tennis imprevedibile, magari meno competitivo, ma con più sorprese all’orizzonte. Vabbè, non sarà così, ma prima o poi (lo si dice da 10 anni), qualcosa succederà.

È stata una domenica amarissima per gli inglesi, che oltre a doversi inchinare a Donnarumma e alla banda di Mancini, devono ingoiare il rimpianto per il rifiuto di Nole alle “avance” di Draper (papà del suo avversario di primo turno) che provó invano a far abbracciare a Nole la bandiera della regina: potevano avere 20 slam in saccoccia e anni di dominio sui prati ad urlare “It’s coming home” e invece, se non fosse stato per un impavido scozzese, sarebbero a mani vuote da un secolo. Intanto, proveranno a consolarsi con la favola di Raducanu (7,5).

Ma si, fateci prendere un po’ in giro i sudditi della regina, che praticamente non hanno voluto gli inviati da tutto il mondo per paura del covid e poi hanno consentito a 100.000 tifosi si ammassarsi ovunque senza alcun controllo: indennità di capre…

È stato un Wimbledon indimenticabile anche per altri motivi.
Intanto Ashleigh Barty (10) ha riportato il talento a trionfare sul suolo più appropriato a ciò, respingendo ancora una volta i sogni di gloria di Karolina Pliskova (9): se pensiamo che una settimana prima dei Championship’s Camila Giorgi (6) aveva battuto la ceca e Sabalenka (7,5 come alla rediviva Kerber) i rimpianti per il solo secondo turno dell’azzurra sono enormi.

Ma purtroppo questa edizione del torneo potrà passare agli archivi per essere l’ultima del padrone di casa Roger Federer (7), grande ad issarsi fino ai quarti (anche se senza la scivolata di Mannarino chissà…e a proposito di scivolate, povera Serena) alle soglie degli “anta”, dopo un anno e mezzo ai box e dopo essere andato ripetutamente sotto i ferri, ma malinconico nell’uscita di scena fragorosa contro Hurkacz (8). Conoscendo l’orgoglio dello svizzero quel bagel finale gli è rimasto sullo stomaco e dunque un’ultima apparizione sui sacri prati non è da escludere. Il tempo dei miracoli però sembra oramai alle spalle, Mirka e i gemelli richiedono sempre più spazio, insomma per i tifosi di Roger sarà il caso di cominciare a concentrarsi su qualche nuovo talento.

Denis Shapovalov (8) è sempre più vicino allo status che compete al suo talento: quando imparerà che i game sul 5-5 non valgono quanto quelli sul 2-2, l’ultimo gradino sarà scalato.
Tsitsipas (4) invece continua a non digerire l’erba e, a meno che Nole non gli dia qualche consiglio “dietetico” sarà il caso che impari.

Anche i nostri giovani rampolli sono stati respinti all’esordio sui prati: se per Lorenzo Musetti (SV)  giustamente occupato con la maturità, lo stop con Hurkacz è del tutto fisiologico (e vediamo dove è arrivato il polacco), lo stop di Jannik Sinner (5) con l’ottimo Fucsovics (7,5) seppure nell’ordine delle cose, ha fatto storcere il naso ai più, complice il periodo non proprio felice del nostro talento. Nulla di preoccupante, sono “febbri di crescita” anche se stride un po’ il rifiuto di un giovane appetito alle Olimpiadi: poco male, sarà Lorenzo a godersi l’esperienza olimpica.

Fabio Fognini (6,5) ha giocato un buon terzo turno e soprattutto ha fatto passo avanti dall’ultima apparizione da queste parti: dalle bombe invocate su “sto circolo di m…” siamo passati al “Ritornato alla casa del tennis”: come il vino buono, con l’età si migliora, e intanto la prole cresce. Qualche rimpianto per Lorenzo Sonego (7,5) visto il Roger di due giorni dopo…

L’oscar della settimana va in ogni caso a Oscar…Otte che vince la sua partita 13-12 ma che…non sapeva che il  tiebreak fosse a 7 punti: probabilmente Oscar è l’unico a non aver visto la finale 2019, o magari come tanti l’ha rimossa, o più probabilmente ha pensato che il tiebreak fosse a Otte.

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