La USTA risponde alle accuse di Eugenie Bouchard: "Condotta colposa"

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La USTA risponde alle accuse di Eugenie Bouchard: “Condotta colposa”

In seguito alla querela presentata da Eugenie Bouchard contro la USTA per la caduta nello spogliatoio durante lo scorso US Open, non si è fatta attendere la replica dell’Associazione statunitense. La USTA ritiene che il comportamento della canadese sia stato “colposo”

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In un documento di 16 pagine presentato venerdì l’Associazione Tennistica Statunitense nega essenzialmente ogni addebito rivoltole dall’avvocato newyorkese di Genie Bouchard il 14 Ottobre. La canadese, tramite il suo legale, aveva accusato la U.S.T.A. di essere la responsabile della caduta nello spogliatoio durante lo scorso U.S. Open, che l’ha praticamente messa fuori gioco per il resto del 2015.

Ovviamente non è così sorprendente la risposta della Federazione statunitense, né lo è il tono del documento. Viene affrontato il reclamo di Bouchard punto per punto, arrivando ad affermazioni paradossali considerato che ritiene di non avere “una conoscenza o un grado di informazione sufficiente per ritenere vere le asserzioni che la Signora Bouchard fosse la tennista  n. 25 del ranking nel gruppo femminile”, (In realtà, secondo il ranking al 24 agosto 2015, ovvero quello utilizzato per il seeding, Eugenie era n. 25 del mondo), tuttavia ammettono invece che la canadese fosse la testa di serie n. 25 del torneo. Non sembra certo un’informazione difficile da reperire.

 

Ma la USTA di informazioni pare averne pochine visto che “nega di essere stata a conoscenza o di aver avuto sufficienti informazioni per ritenere vere le asserzioni contenute nel Paragrafo I del ReclamoRitiene comunque di averne a sufficienza per negare di “essere stata negligente e che tale negligenza fosse un  sostanziale fattore di contribuito nel causare l’infortunio del querelante”.

La USTA sostiene dunque che la pretesa di “sostenere, o l’intenzione di desumere che Bouchard avrebbe vinto  il prize money assegnato alla vincitrice dello US Open” sia “interamente speculativa” Così come, a loro parere, è da rigettare “in quanto speculativa l’idea che Bouchard avrebbe vinto un determinato importo di prize money nel successivo tour asiatico che segue lo US Open”, (Bouchard ha giocato solamente una parte di match in quella che doveva essere, prima dell’incidente, una serie di quattro tornei già in calendario). Ne consegue che è speculativa anche l’idea che a causa dell’incedente Bouchard abbia perso posizioni nel ranking, così come il fatto di aver perso o di perdere in futuro i proventi delle aziende di cui è testimonial proprio a causa della caduta.

La USTA è si dice “dubbiosa” su quale stanza venga presa in esame dalla denuncia ritenendo che “pavimento in ceramica” sia termine “vago ed indefinito”.  E ovviamente negano che Bouchard “sia stata indotta a scivolare e cadere”.

Un passaggio è importante però ai fini della difesa. Si “affermano in particolare che il querelante non sarebbe dovuto entrare nella stanza della fisioterapia, come sostiene, senza il consenso espresso di, o senza l’accompagnamento di personale autorizzato. La USTA insiste su questo punto e continua sottolineando che, in quanto tennista della WTA con esperienza, Bouchard avrebbe dovuto e potuto conoscere “le procedure e i protocolli” riguardanti la stanza della fisioterapia. Quel 4 Settembre Eugenie Bouchard avrebbe agito “in contravvenzione a tali protocolli, procedure e probabilità”, e di conseguenza avrebbe “volontariamente e consciamente assunto il rischio dell’infortunio intrinseco … e che sia quindi escluso il recupero sotto la dottrina dell’assunzione di rischio primario”. Non può che conseguirne che Bouchard ha dimostrato un “concorso di colpa ed una condotta colposa”.

La United States Tennis Association nega “di avere alcun dovere nel provvedere a qualunque avvertimento nei confronti della Signora Bouchard” in riferimento al sedicente stato scivoloso del pavimento. Negano inoltre che il match di doppio misto quella sera si fosse concluso alle 22.00, altra circostanza che non è proprio impossibile da verificare.

La USTA esige quindi un processo con giuria (a cui Bouchard si era inizialmente opposta), e ritiene inoltre “che qualunque perdita economica di Bouchard [debba essere] ‘rimessa o indennizzata, nel suo totale o in parte, da fonti collaterali”. (Più in generale, dalla polizza assicurativa); che la stanza per la fisioterapia nello spogliatoio femminile, che da Bouchard viene definita buia, “non è mai al buio” in quanto sono presenti delle luci di cortesia che illuminano parzialmente la stanza una volta che le luci vengono spente e che di conseguenza la condizione del pavimento fosse “chiara e ovvia”. 

È infine interessante notare altre due osservazioni del memorandum della USTA. Quella in cui si sostiene “che qualunque danno sostenuto dalla querelante sia stato approssimativamente causato,  o a cui abbia contribuito,  l’intervento o l’intenzionale condotta o negligenza di terze parti che la querelante non ha nominato in questa azione legale”. E quella in cui si sostiene che Bouchard abbia “rifiutato ogni offerta di cura e assistenza medica” fornitagli dopo essersi “lamentata con gli impiegati dello spogliatoio femminile a seguito della caduta”. Di tutta risposta, Bouchard sarebbe andata via.

Si consideri che se fossero vere le osservazioni della USTA, queste osservazioni smentirebbero il racconto comunemente accettato, in cui Bouchard si trovasse da sola all’interno dello spogliatoio.

Per concludere la USTA intende usare la presenza di alto profilo di Bouchard sui social media, ovvero i numerosi selfies delle sue attività sociali nelle ultime settimane, per stabilire l’inconsistenza delle sue dichiarazioni riguardo ad un “sussistente e permanente danno fisico e di complicazioni ad oggi presenti”. (Bouchard aveva raccontato dopo il WTA di Pechino che i sintomi della commozione cerebrale erano tornati)

L’avvocato di Bouchard, Benedict Morelli, in alcune dichiarazioni rilasciate al New York Times, ha parlato di “colpevolizzazione della vittima”.

“L’assunzione di rischio può essere applicata ad una sciata in montagna, che è per natura qualcosa di pericoloso da fare”, ha dichiarato. “O saltare giù da un aereo. È questo il caso? Ovviamente no. Ci si assume il rischio di attraversare una stanza?”

 

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ATP Vienna: il toro Alcaraz incorna un generoso Murray

Continua la corsa a Vienna dello spagnolo Carlos Alcaraz che non fa sconti e si prende la rivincita sullo scozzese Andy Murray

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Carlos Alcaraz (ESP) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

C. Alcaraz b. [WC] A. Murray 6-3 6-4

Altro britannico per il giovane spagnolo, che dopo essersi sbarazzato dell’attuale numero 2 Daniel Evans, si trova ora a giocare, anche se fa strano a dirsi, con Gran Bretagna 3, ovver Sir Andy Murray. Per lo spagnolo si tratta di vendicare la sconfitta patita a Indian Wells un paio di settimane fa, proprio per mano dello scozzese. Alcaraz parte favorito, ma mai dare per battuto in partenza Murray, che qua a Vienna è ancora imbattuto (vincitore nel 2014 e nel 2016) e che lunedì a sorpresa ha portato a casa lo scalpo di Hurcacz.

Un match sfibrante, che nelle prime fasi del primo set è stata un’autentica battaglia con Alcaraz dato per favorito, sia in funzione del ranking che per la maggiore freschezza; diamo solo alcuni numeri per dare la dimensione dell’intensità a cui abbiamo assistito nei primi 5cinque giochi, una media di 8 minuti per game, con i due che sono andati complessivamente 13 volte ai vantaggi. Una braccio di ferro clamoroso che vede prevalere alla fine lo spagnolo che finisce per filare via e chiudere il primo set 6-3 con un doppio break di vantaggio.

 

Secondo set in cui Murray riesce a risollevare la china e a mettersi in scia al giovane spagnolo, che poi produce il massimo sforzo con soluzioni di tigna (come il lob a pelo soffitto dello stadio che rimane in campo) e l’attacco a rete a seguire la risposta sulla seconda dello spagnolo che lo portano a conquistare addirittura a zero il break per il 2-1 Gran Bretagna.

Il murciano però non ci sta e come in una corrida carica a testa bassa con soluzioni sublimi (come il dritto a sventaglio al volo che pizzica la riga) e sciagurate (come lo smash a rimbalzo comodissimo che sparacchia fuori). Qui però il sapiente torero scozzese tira fuori il meglio dalla sua mano educata con un pallonetto in allungo e una deliziosa demi-volée smorzata di rovescio su una passante velenoso dello spagnolo (a proposito, il ragazzo oltre a menare dimostra anche una bella sagacia, confermando quanto visto lunedì con Evans; quando è in difficoltà il ragazzo è capace di proporre passanti complicati, che finiscono sulle stringhe del proprio avversario).

La battaglia va avanti quindi anche nel secondo set, con Murray che deve continuare a rispondere alle domande che gli presenta Alcaraz. Impressionante anche dall’alto della tribuna media constatare come viaggi la palla dell’iberico, anche se ovviamente andrebbe vista da bordo campo, come negli allenamenti. E con queste bordate Murray gioca in difesa come meglio riesce, e qua si vede il fatto che nelle ultime settimane sta trovando il ritmo partita: sicuramente non sarà la versione de luxe del 2016, ma almeno lo scozzese sente gli scambi e si muove in maniera più che adeguata. Ogni game di Murray è una lotta con palle break e tante spallate ai vantaggi, che riesce a salvare in qualche modo, fino all’ottavo game, dove finisce per crollare anche mentalmente (si veda in particolare un sanguinoso errore dello scozzese in uscita dal servizio e la penuria di prime palle nel game). Alcaraz così prende il comando delle operazioni e allo scoccare delle due ore si porta sul 5-4. Tutto all’attacco lo spagnolo anche nel successivo game di servizio di Murray (clamoroso un dritto d’attacco su una palla tagliata velenosissima di Andy) e a seguire un dritto in corsa vincente a tutto braccio dopo uno scambio da 24 colpi, che gli procura match point e poco dopo la partita, con l’ennesima risposta aggressiva che Murray non riesce a gestire.

Match insomma bellissimo ed estremamente combattuto, in cui però va fatto notare come per la seconda volta Alcaraz conceda parecchio sul proprio servizio: lunedì con Evans sono state ben 7 le palle break concesse; oggi nel solo primo set sono state 9 quelle concesse a Murray (saranno 10 in totale a fine partita). Un dato che si spiega con la scarsa incisività questi giorni con la prima di servizio da parte dello spagnolo (oggi addirittura 60% di successo sulla seconda, che è un ottimo dato, e 59% sulla prima, dato quest’ultimo che in queste condizioni di gioco di solito è ampiamente deficitario…); è chiaro che se il ragazzo riuscirà a migliorare il servizio (vi ricordate ad esempio un certo maiorchino come ha migliorato il servizio nel corso degli anni) allora saranno guai seri per il resto del circuito.

In termini di shot selection partita quasi a specchio, con Alcaraz che si è dimostrato disponibile a mantenere per larghi tratti la partita sulla diagonale di rovescio.

Lo scozzese ha cercato così di manovrare con giudizio, cercando di evitare di rimanere invischiato in palleggi troppo lunghi che spesso premiavano il suo avversario, ma non è bastato, contro l’aggressività tattica e l’esuberanza fisica del suo avversario.

Nell’intervista post partita lo spagnolo ha confermato di aver giocato a tutta cercando di non lasciare giocare Murray e cercando di essere il più possibile aggressivo. La differenza con Indian Wells è che stavolta non era la prima volta e il ragazzo sapeva cosa aspettarsi (c’era anche un discorso di emozione probabilmente, visto che in spagnolo ha detto che lo aveva visto un milion de veces, però solo in tv). Prossimo match con Berrettini – giocatore che lo spagnolo ovviamente rispetta molto, ben diverso come stile da Murray. Curiosamente poi, ma neanche tanto visto il gioco aggressivo dello spagnolo, il ragazzo ha affermato di non avere problemi con i campi rapidi, e anzi di gradirli, come sta avvenendo questa settimana

A seguire poi è arrivato Murray in sala stampa (pardon, nella stanza virtuale su zoom), nel quale si è detto dispiaciuto di essersi lasciato sfuggire il secondo set, dove il livello era un po’ sceso rispetto all’inizio spettacolare del primo. In ogni caso abbiamo visto parecchio bel tennis. “È stato sicuramente un match fisico, – ha spiegato l’ex n.1 del mondo – e nell’arena faceva veramente caldo, di solito indoor non è così; ma quando si giocano scambi e game come quelli che abbiamo giocato nel primo set il caldo diventa un fattore, in quanto fisicamente diventa complicato. Carlos è un gran ribattitore e il suo servizio non è definitivo, per cui gli scambi sono molti lunghi e lui ha fatto veramente pochi gratuiti, specie considerando la potenza dei suoi colpi; io avrei potuto e dovuto fare meglio, in quanto ho avuto le occasioni“.

Per quel che riguarda il resto della stagione – ha continuato Murray – sicuramente Stoccolma, e a Parigi Bercy è probabile che possa ricevere una wild card. La Davis non è una cosa che metto in conto, al momento direi di no, perché vorrei una off season come si deve. Sebbene il mio tennis stia migliorando, credo di aver bisogno di 3-4  settimane per sistemare con calma il mio gioco. E giocando in Davis Cup non potrei farlo. Infine credo che nel giro di qualche mese riuscirò a mettere insieme dei buoni risultati e risalire in classifica. Credo che se riesco ad essere un po’ più consistente e cinico comincerò a vincere e ad avere delle buone strisce. I sorteggi poi contano, e qua il tabellone era durissimo. Rispetto al futuro infine è qualcosa a cui non sto pensando parecchio, ho buttato Hurcacz che ha fatto semi a Wimbledon, Alcaraz ha fatto bene allo US Open, credo di poter ripetere delle buone prestazioni guardando a quei match. E so che posso giocare meglio“.

Infine tornando ad Alcaraz : “Credo che sicuramente abbia il potenziale potrebbeer diventare un campione Slam, ma non lo conosco, non ci lavoro tutti i giorni: il suo team e il suo coach che lo vedono tutti i giorni possono rispondere meglio di me, anche se per un diciotenne ha già un’ottima base, con pochi buchi“.

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ATP Vienna: Berrettini lotta con le unghie e porta a casa la vittoria

Un Matteo Berrettini meno scintillante del solito porta a casa la vittoria in quel di Vienna e si guadagna un quarto di finale con Carlos Alcaraz

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Matteo Berrettini (ITA), - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger)
[3] M. Berrettini b. N. Basilashvili 6-7(5) 6-2 6-3

Ultima partita del giorno sul campo centrale che vede opposti il numero italiano contro l’imprevedibile fabbro georgiano. Berrettini conduce nei precedenti 3-1 con l’ultimo successo del georgiano ormai datato 2018 quando Berrettini ancora non era entrato nell’elite del tennis che conta.

Partita che deciderà chi andrà ad incrociara lo spagnolo Alcaraz che nel match precedente ha battuto un combattivo Murray. Partita quella di Berrettini che viaggerà su binari tattici ben diversi da quella precedente caratterizzata anche da scambi lunghi e combattuti.

Qua si confrontano due mani pesanti del circuito, anche se probabilmente la più pesante è proprio quella di Matteo (tanto da essersi guadagnato il rispetto nel tour con il soprannome “the hammer”); i colpi in gioco più pesanti sono il servizio e il dritto di Berrettini, con Basilashvili che oggi se vorrà portarla casa dovrà sperare in una giornata sottotono di Matteo sui suoi due fondamentali migliori, o nella sua capacità di rispondere con continuità alle bombe di Berrettini, spostando il gioco sulla diagonale di rovescio.

 

Primo set nel quale i servizi la fanno da padrone e in cui si scambia poco e infatti si assiste solo ad una palla break in favore di Basilashvili, annullata da Matteo in apertura, quando ancora il braccio doveva scaldarsi, e che risulterà infatti il game più tirato del set. Si arriva così al tie break come naturale conclusione di un set con poche emozioni, dove il georgiano è riuscito liberare i propri potenti colpi, dando fastidio a Matteo in particolare con le variazioni lungolinea e prendendo il sopravvento sugli scambi più tirati. Nel tie break l’equilibrio regge fino al 4-4, quando Matteo perde il filo del gioco e con 3 errori non forzati regala il set al georgiano.

La situazione continua a farsi complicata anche nel secondo set, quando nel game di apertura il georgiano arriva nuovamente a palla break nel game più tirato del match, che risulterà poi decisivo per le sorti finali del match. Se infatti il georgiano fosse riuscito ad esondare in quell’occasione, probabilmente Matteo, che fino a quel punto si era trovato in difficoltà sulla risposta al servizio, avrebbe avuto dei problemi a raddrizzarla; il fatto di aver tenuto botta, annullando la palla break con un fenomenale seconda di servizio in kick a uscire, ha consentito alla storia di prendere tutt’altra piega. Nel game successivo infatti Berrettini al terzo tentativo (dopo che i primi due erano stati annullati con due ace da Basilashvili) riesce nell’impresa di strappare il servizio al georgiano, che perde un po’ la concentrazione e lascia andare alla fine il parziale, con Berrettini che riesce a consolidare il vantaggio con un altro break.

Match che così va al terzo set, dove torna l’equilibrio e la differenza la fanno veramente un paio di punti, ovvero le singole palle break che risulteranno a disposizione dei due giocatori.

Nel secondo game, servizio basilashvili Berrettini è bravo a rispondere e a tirare fuori il jolly con un clamoroso vincente in corsa di diritto lungolinea, che sembra incidere sul morale del georgiano, che commette due banali errori e regala il break all’italiano.

Nel settimo game invece arriva invece il momento di difficoltà per Berrettini, che però è bravissimo sul 15-30 a tornare a galla con un’intelligente combinazione di slice acuminati che gli consentono poi di liberare il diritto; e successivamente aggrappandosi a san servizio, mette a segno un paio di ace oltre i 210 Km/h che gli consentono di salvarsi e poi andare tranquillamente a servire per il match.

Possiamo dire che più che altro si tratta di consapevolezza in me stesso – ha detto Berrettini dopo il match – nel primo set non ho giocato al massimo, sapevo che potevo giocare meglio e salire di livello; con un po’ più di tranquillità emotiva“.

Il prossimo avversario Alcaraz, con il quale Berrettini si è allenato una volta sola a Indian Wells, ha armi importanti, impressiona l’atteggiamento e come affronta le partite senza cali fisiologici per quell’età. “Sicuramente non è fra i migliori servitori del circuito. Spesso è il servizio e anche il primo colpo come viene piazzato, anche soprattutto col dritto possa fare più male, però a priori mi piace offendere e proverò a non fargli fare quello che gli piace fare e prendere l’inizaitva“.

Tre italiani su cinque hanno vinto, e forse la partita di Berrettini e quella più dura tra quelle che gli azzurri devono affrontare. “Loro però sono al secondo turno,” dice prontamente Matteo. Quando gli viene chiesto un’opinione si match degli altri azzurri, soprattutto quella di Sonego con Ruud, Matteo risponde: “La partitia di Lorenzo con Rudd penso partano alla pari, Ruud sta avendo risultati importanti anche sul cemento, però Lorenzo si trova bene su questi campi, mentre Jannik parte da favorito con Novak, anche se gioca in casa“. C’è tempo poi per un’ultima battuta a proposito del campo: “Non ho trovato condizioni estreme, in altre situazioni è più faticoso, alla laver Cup ad esempio faceva ancora più caldo. Io non ho trovato particolari problemi sotto questo aspetto“.

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A Vienna avanzano le teste di serie: passano Tsitsipas, Zverev e Ruud

Dopo le sorprese di lunedì, all’Erste Bank Open i favoriti avanzano senza particolari patemi

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Casper Ruud (NOR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[4] C. Ruud b. L. Harris 7-5 7-6(2)

Il norvegese, in piena corsa per Torino e attualmente numero 7 nella race cerca oggi la 50° vittoria stagionale. Si trova di fronte il sudafricano Harris, che sta vivendo la miglior stagione della carriera e fresco semifinalista ad Anversa, battuto dal nostro Sinner. Partita che si annuncia di interesse sia per il fatto che Ruud potrebbe risentire della tensione di poter arrivare fra i primi 8, mentre Harris potrà permettersi di giocare a braccio sciolto, sia perché nel precedente di Indian Wells Harris è arrivato molto vicino alla vittoria prima di cedere per sfinimento.

Rispetto al fresco precedente in terra californiana la partita è più tattica con Harris che cerca meno la via della rete e va con un gioco più attendista, mentre Ruud macina il solito gioco fatto di “topponi” sia sul dritto che sul rovescio. Il sudafricano è assistito da un servizio in giornata di grazia (chiuderà il primo set con 76% di prime in campo e 6 ace), ma non riesce a sfondare in risposta (Ruud nell’intervista post match a caldo infatti si dirà molto contento di come è riuscito a mantenere il controllo nei propri turni di servizio).

Si arriva così al decimo gioco con i primi segni di tensione da parte di Harris, e primo game che va ai vantaggi della partita, con il sudafricano che riesce a salvarsi grazie a san servizio. Stesso discorso a parti invertite nel game successivo, in cui invece è Ruud a doversi difendere con le unghie ai vantaggi. Quando ormai tutto sembrava scritto per un tie break, Harris butta via tutto con 3 errori non forzati consecutivi.

 

Si va così al secondo set, fotocopia del parziale precedente, con entrambi i giocatori al servizio che lasciano le briciole all’avversario; lo schema tattico per entrambi è quello di prendere il controllo delle operazioni con il dritto anomalo, sia inside in che inside out, le soluzioni incrociate servono per lo più a manovrare, mentre le soluzioni di variazione lungolinea sono rarissime. Nessuno dei due riesce a mettere insieme una striscia di punti sufficienti a mettere in difficoltà l’avversario, prova ne è il fatto che in tutto il secondo set non si arriva mai a palla break, con il risultato, logicamente, di andare al tie break; nel gioco decisivo il norvegese è perfetto a giocare in spinta portando all’errore il sudafricano che cede malamente le armi, perdendo per 7 a 2 tie break e partita.

La nuova grafica ATP rende particolarmente bene l’andamento del game finale:

Nell’intervista post partita il norvegese ha evidenziato come quest’anno sia stata un’annata dura in cui però sta legittimando la sua posizione tra i top ten; il ragazzo comunque ha dimostrato di essere cosciente di quanto sia piccolo il margine in match tirati come quello odierno. Rispetto alla race to Torino ovviamente ha evidenziato come sia una battaglia che coinvolge lui, Hurcaz, Norrie e Sinner per soli due posti, ma che ha la consapevolezza di meritare di stare lassù in special modo dopo una positiva stagione sulla terra battuta, poi confermata dai tornei estivi, periodo durante il quale nella race ha mantenuto sempre una buona posizione, motivo che lo ha fatto confidare di poter stare lassù fra i migliori 8.

[1] S. Tsitsipas b. G. Dimitrov 7-6(6) 6-4
Stefanos Tsitsipas (GRE) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Rematch della partita che si è giocata a Vienna lo scorso anno, vinta allora da Dimitrov, fra due “Maestri” (il bulgaro vincitore dell’edizione 2017, il greco dell’edizione 2019). Partita di cartello del primo turno di Vienna, fra due giocatori estrosi e con un Dimitrov per di più in fiducia, che viene dall’ottimo risultato di Indian Wells; partita ben diversa dal piatto Ruud – Harris che ha aperto la giornata sul campo centrale di Vienna, con entrambi i giocatori che cercano costantemente la via della rete. Partenza lanciata di Dimitrov che nei primi game di servizio del greco arriva per 3 volte a palla break senza però riuscire a concretizzare. La sensazione è che usciti dai blocchi Dimitrov ne abbia un po’ di più del greco, anche se con l’andare del match la situazione vada riequilibrandosi. Tatticamente entrambi disegnano bene il campo quando possono (come nel punto da circoletto rosso che regala il 4-3 a Dimitrov) anche se va detto che quando entra la prima si gioca poco da una parte e dall’altra. Si arriva così al tie break giocato molto bene da entrambi, ad eccezione di una palla steccata di rovescio che sembra condannare il greco; sul set point per il bulgaro però Dimitrov fa vedere come tante volte gli è successo in carriera il problema non sia di natura tecnica, ma di tenuta mentale, sparacchiando un comodo dritto da metà campo; punto emblematico che spiegherebbe il suo record negativo con i top ten (28 vinte – 65 perse); il greco non se lo fa allora ripetere due volte e porta a casa con destrezza il primo set, con un bel furto con scasso.

Secondo set che ricalca tutto sommato il primo, con poche occasioni da una parte e dell’altra e dominio dei servizi (quando entra la prima in campo, i due registrano percentuali di successo pari o superiori al 90%). La partita si conferma ben giocata, ma anche questa volta la differenza la fanno i nervi; sul 5-4 per Tsitsipas (e qua si vede l’importanza di servire per primi nel set) il servizio di Dimitrov perde drammaticamente giri (il bulgaro praticamente non mette una prima degna di questo nome) e regala a Tsitsipas il match su un piatto d’argento, che approfittando di due errori non forzati del bulgaro e di un vincente fortunoso chiude la partita.

Nell’intervista post partita il greco si è mostrato soddisfatto per la prestazione e per come ha cominciato la stagione indoor; rispetto alla partita si è detto contento soprattutto dell’approccio alla partita e di come è riuscito mentalmente a trovare la chiave per portarla a casa. Interrogato anche lui sul tema delle ATP Finals e di come sia in corso la battaglia all’ultimo punto fra i vari Ruud, Sinner e Hurkacz si è detto certo che quei ragazzi hanno talento e che li rivedremo spesso alle ATP Finals. Con rispetto infine alla sua esperienza ha riportato alla memoria le emozioni di quando a Shanghai gli dissero in conferenza stampa che si era qualificato per le Finals.

[2] A. Zverev b. F. Krajinovic 6-2 7-5
– Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Impresa ai limiti dell’impossibile per il serbo che ha avuto la sfortuna di incocciare subito con la testa di serie numero 2, ovvero uno Zverev che dalle Olimpiadi di Tokyo ha inanellato una striscia vincente di 20 vittorie e due sole sconfitte. Adesso con il rientro in Europa e l’avvio per lui della stagione indoor si preannuncia un periodo carico di aspettative, visto che si può comunque fregiare del titolo di “Maestro” per l’anno 2018, avendo vinto il Masters di fine anno.

Nel primo set in realtà c’è ben poco da dire, con Krajinovic che regala il primo break con due errori non forzati e un doppio fallo, semplificando così di parecchio la vita a uno Zverev che ringrazia e non si volta più indietro. Dopo un primo set in pantofole quindi, aiutato anche da un Krajinovic men che perfetto, Zverev però si addormenta e nel quarto game regala il servizio con un doppio fallo su palla break. Come al solito quando il motore di Sasha perde qualche colpo il servizio è uno dei primi colpi a risentirne. E come spesso accade, al scendere di livello di uno dei due giocatori si accompagna la crescita dell’avversario, con Krajinovic che di colpo trova tutt’altra autorità sulla prima di servizio, mentre Zverev a metà secondo set crolla a un misero 40% di prime in campo. Quando però sembrava inevitabile un terzo set Sasha riprende la cloche e con una bella cabrata rimette le cose a posto, trovando una rinnovata aggressività in risposta e tornando a martellare con precisione e profondità da fondocampo. Nel giro di un amen si passa dal 5-2 Krajinovic al 7-5 Zverev, con un parziale finale di 20 punti a 5 per il tedesco.

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