Da Coric a Rublev, ecco la stagione dei teen-ager

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Da Coric a Rublev, ecco la stagione dei teen-ager

I teen-ager di oggi come Borna Coric, Hyeon Chung, Thanasi Kokkinakis, Alexander Zverev e Andrey Rublev sono chiamati a dare al tennis un ricambio generazionale. Intanto come si sono comportati in questo 2015?

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Ai vertici del tennis mondiale manca il ricambio generazionale. 6 degli 8 tennisti che si sono qualificati alle ATP Finals di Londra sono gli stessi di 5 anni fa. Merito di Roger, Rafa e Nole: tre marziani che hanno esercitato una sorta di oligopolio su questo sport, con le rare intromissioni negli Slam di Murray, Wawrinka, Cilic e del Potro. Ma demerito anche dei nati all’inizio degli anni ’90 che, chi per un motivo e chi per l’altro, non sono ancora riusciti ad imporsi e sorge il dubbio che riescano mai a farlo. Raonic (1990) è un servitore eccezionale ma si muove male e soffre sul rovescio; Goffin (1990) non ha il “physique du role”, Dimitrov (1991) è in piena crisi d’identità, Tomic (1992) è una testa calda, Sock (1992) si applica ma sembra una brutta copia di Andy Roddick, Thiem (1993) ha un gran talento ma ad oggi non è ancora esploso definitivamente; Kyrgios (1995) è… Kyrgios, nel bene e nel male.

E poi ci sono i teen-ager, i quali prima ancora di essere bravi (quanto lo scopriremo solo vivendo), sono fortunati. All’inizio degli anni ’20, quando i vari Coric, Zverev e Kokkinakis saranno presumibilmente nel pieno della loro carriera, Federer (classe 1981) sarà a prendersi cura dei 4 figli nel suo tranquillo chalet svizzero e Nadal (classe 1986) si godrà beato il torrido sole di Manacor. Forse, ma forse, solo Djokovic (classe 1987) potrebbe essere ancora in giro a gridare “Ajde” con i primi capelli bianchi in testa. Insomma gli adolescenti del tennis di oggi sono un po’ come quelli italiani nel mondo del lavoro: contano sul fatto che prima o poi “i vecchietti” vadano in pensione.

Nel frattempo si fanno le ossa per sopravvivere in quel Fight Club che ormai è diventato il circuito maschile, prendendole più che dandole. Ma vediamo in dettaglio, chi in questo 2015 è riuscito a cavarsela meglio e chi ha rimediato più lividi.

 

Borna Coric, classe 1996, Croazia, n.44 nel ranking ATP

Il nativo di Zagabria ha cominciato la sua prima stagione a tempo pieno sul tour maggiore con il vento in poppa, grazie al successo sul gemello scarso di Rafa Nadal nei quarti di finale a Basilea nell’ottobre del 2014. L’impatto con il tennis che conta però è di quelli tosti: 31 vittorie a fronte di 30 sconfitte, 11 eliminazioni al primo turno, escludendo le occasioni in cui ha superato le qualificazioni per poi perdere nel suo primo match nel main draw. È vero che ha scalato tante posizioni in classifica e raggiunto a luglio il best ranking di n.33. È vero che ha battuto Andy Murray nei quarti di Finale del ATP 500 di Dubai. È vero che ha perso quasi sempre da giocatori contro i quali sulla carta partiva da sfavorito. Ed è vero appunto che questo è stato il suo primo anno tra i grandi del tennis – un livello che gli compete dato che l’unico Challenger che ha disputato a Baranquilla, in Colombia, lo ha vinto abbastanza agevolmente. Nonostante ciò le maggiori soddisfazioni sportive per Coric sono arrivate probabilmente dal calcare tutti i grandi palcoscenici del circuito (come quello del Artur Ashe Stadium nel suo match di primo turno agli US Open contro Nadal) piuttosto che dalle poche partite portate a casa. La collaborazione iniziata ad aprile con lo svedese Thomas Johansson non ha quindi dato i frutti sperati. Il primo ad accorgersene è stato proprio Borna che recentemente ha scelto di cambiare ancora, passando all’australiano Miles McLagan, ex allenatore di Andy Murray e Samantha Stosur. Nonostante tutte queste difficoltà, Coric è il teenager meglio piazzato nel ranking, grazie ad una esemplare attitudine all’allenamento e al match e ad un gioco completo e redditizio. Tuttavia questa precoce maturità può anche celare inferiore margini di miglioramento rispetto ai coetanei.

Hyeon Chung, classe 1996, Corea del Sud, n. 51 nel ranking ATP

Se Coric ha deciso di misurarsi immediatamente con i pesi massimi, l’occhialuto Hyeon Chung ha preferito continuare a vedersela con gli avversari più leggeri presenti nei Challenger, affacciandosi solo raramente nel circuito ATP. La scelta è stata dettata, quantomeno inizialmente, dal ranking, nel quale il coreano è rimasto fuori dai Top 100 fino ad aprile. In termini di vittorie la decisione ha pagato e il bilancio stagionale dice 55-24, 4 titoli (Burnie, Savannah, Busan, Kaoshiunug), altre 2 finali (Seoul e Launceston) e un balzo di oltre 100 posizioni in classifica che gli è valso il premio come “Most Improved of the Year” da parte della ATP. E migliorato Chung lo è per davvero. Il ragazzino di Suwon con il look da secchione che aveva perso la finale di Wimbledon junior nel 2013 contro il nostro Gianluigi Quinzi (che ahinoi non è presente in questo articolo) si è trasformato in un uomo, a suon di pesi sollevati in palestra. Il gioco è rimasto quello fluido e preciso di sempre, che lo fa sembrare una sorta di imitazione asiatica di Novak Djokovic. Qualche rimpianto per Chung viene dal non aver sfruttato due buoni sorteggi al Roland Garros e a Wimbledon, perdendo rispettivamente contro il coetaneo americano Jared Donaldson e il francese Pierre-Hugues Herbert. Ma il coreano ha collezionato anche qualche vittoria di rilievo come quelle su Granollers a Miami e Paire a Winston-Salem. Inoltre non ha sfigurato contro Top Players del calibro di Berdych, Cilic e Wawrinka, che ha costretto per tre volte al tie-break a Flushing Meadows. In conclusione da una parte Chung inizierà la prossima stagione con fiducia ed entusiasmo. Dall’altra dovrà però già difendere alcuni punti e quelli che menano per davvero lo aspettano al varco.

Thanasi Kokkinakis, classe 1996, Australia, n.80 nel ranking ATP

Ecco Kokkinakis ha rischiato davvero di venir linciato all’intero spogliatoio dopo che il suo amico Kyrgios ha simpaticamente rivelato al mondo interno la sua avventura con Donna Vekic, partner di Wawrinka. A livello di risultati la sua stagione merita considerazioni abbastanza simili a quelle di Coric. Il talento australiano ha mollato definitivamente i tornei Challenger, nei quali nel 2014 aveva raccolto molto, per concentrarsi solo sul circuito maggiore, anche a costo di partire dalle qualificazioni nei Masters 1000. L’avvio positivo di 2015 gli ha dato ragione. Infatti il nativo di Adelaide è inizialmente sempre riuscito ad entrare nel main draw. Inoltre Kokkinakis ha battuto Gulbis nel primo turno degli Australian Open e si è spinto fino agli ottavi ad Indian Wells, dove a fermarlo è stato l’altro talento australiano, Bernard Tomic. Anche sulla terra rossa Kokk non se l’e cavata male, portando a casa il ricco challenger di Bordeaux e vendicandosi su Tomic a Parigi al quinto set. Infatti proprio a giugno il meccanismo del ranking gli ha riconosciuto la posizione n.69. La seconda parte di stagione è stata nettamente più in sordina, fatta eccezione per la vittoria su Chardy al Queen’s e quella su Fognini a Cincinnati. Peccato per i crampi nel quinto set del primo turno di Flushing Meadows contro Gasquet. Fisicamente Thanasi è già molto pronto per il circuito. Tecnicamente gioca un tennis moderno e aggressivo. Mentalmente è più forte dei suoi amici Kyrgios e  Tomic – non che ci voglia molto. I presupposti per crescere ci sono tutti. Da pochi giorni si è separato dal suo coach storico Todd Langman (che lo seguiva da quando aveva 7 anni!) per accasarsi con Ben Mathias, ex allenatore di Sam Groth. Già che c’era forse poteva trovarsi qualcuno con un curriculum di maggior spessore.

Alexander Zverev, classe 1997, Germania, n.83 nel ranking ATP

Ci sono le promesse del tennis e poi ci sono i predestinati. Zverev è sempre parso appartenere alla seconda categoria. Predestinato perché se tuo padre, tua mamma e tuo fratello maggiore sono stati o sono ancora tennisti professionisti, questo sport scorre nelle tue vene. Predestinato perché a 15-16 anni già collezionava finali negli slam junior. Vinto l’Australian Open nel 2014 ha deciso che i tornei giovanili gli stavano stretti e da buon predestinato ha presto ottenuto una semifinale in un evento prestigioso come quello di Amburgo. Questo 2015 era un anno di transizione per lui e lo si poteva presumere. Alla fine il suo bottino è di 38 vittorie e 28 sconfitte tra Challenger e circuito maggiore, un best ranking di n.74 a giugno e 1 titolo in Germania sulla terra di Heilbronn. Da menzionare qualche exploit notevole tipo i successi contro su Groth a Miami, su Becker a Monaco di Baviera, su Bellucci a Nottingham e Bastad (torneo in cui ha ottenuto la sua seconda semifinale ATP) e, soprattuto, su Anderson a Washington. D’altra parte vanno registrate anche alcune sconfitte pesanti, in particolare nei Major: fuori dall’australiano John Patrick Smith nel primo turno a Melbourne, fuori dall’olandese Igor Sijsling al secondo turno di qualificazioni a Parigi, fuori dallo statunitense Denis Kudla al secondo turno di Wimbledon. Alti e bassi insomma. Ma il talento è cristallino e i margini di crescita, da ogni punto di vista, sono enormi. Zverev per esempio è ancora molto acerbo e istintivo nella gestione dei punti. Mi viene in mente a proposito di queste lacune mentali il match perso al tiebreak del terzo set contro Coric a Cincinnati, in cui è stato il teutonico a fare e disfare e il croato a raccogliere. Avrebbe bisogno di un allenatore esperto ma papà Alexander Sr. non si è ancora fatto da parte.

Elias Ymer, classe 1996, Svezia, n.137 nel ranking ATP

Forse qualcosa di più dal ragazzo di origini etiopi e passaporto svedese era lecito aspettarselo. Intendiamoci, non è che il suo 2015 sia stato da buttare, anzi. Ha scalato quasi 100 posizioni e vinto il suo primo Challenger a Caltanissetta. Ma dopo essere entrato in tabellone agli Australian Open, superando all’ultimo turno di qualificazioni Chung, e aver eliminato Kyrgios a Barcellona, ci si attendeva di vederlo nel tennis che conta in pianta stabile. E invece Elias è sceso di categoria di nuovo, peraltro con fortune alterne. Colpa del coach che lo ha seguito in questa stagione, lo spagnolo Galo Blanco, colui che voleva trasformare Raonic in un giocatore di regolarità da fondo? Curiosamente la collaborazione si è già conclusa. In ogni caso Elias aveva impressionato l’anno passato per la sua esplosività in stile Monfils e sembrava fisicamente il meglio equipaggiato della sua generazione per reggere i ritmi forsennati del circuito ATP. Intanto si è messo in mostra suo fratello minore, Mikael, classe 1998, raggiungendo la finale ai Championships versione junior. Gli addetti ai lavori dicono che sia quest’ultimo l’Ymer più forte. Staremo a vedere.

La new wave americana

C’è tanto “hype” attorno alle giovani promesse del tennis americano. Tutti parlano in maniera entusiastica dei vari Fritz, Paul e Tiafoe. Cerchiamo di fare un po’ di ordine. I classe 1997 a stelle e strisce hanno dominato negli slam junior in questo 2014. Tommy Paul ha vinto il Roland Garros, Reilly Opelka ha conquistato Wimbledon e Taylor Fritz si è preso gli US Open. Se il trionfo del gigante Opelka, al momento n.975 in classifica, può essere forse derubricato come un colpo di fortuna, Fritz e Paul, rispettivamente n.177 e n.274, paiono due ottimi prospetti e si stanno già facendo valere a livello Challenger. Il potente californiano Fritz – figlio di due tennisti – ad ottobre ha infilato uno splendido back-to-back nei pressi di casa, precisamente a Sacramento e Farfield, rifilando peraltro due batoste al tedesco di origini giamaicane Dustin Brown. Non contento, Taylor a novembre ha fatto finale a Champaign in Illinois. La settimana precedente Paul invece aveva raggiunto la finale a Charlottesville. Tuttavia l’ attività professionistica del ragazzo del New Jersey potrebbe subire un rallentamento a causa delle scelta di iscriversi al college, come insegna il caso di Steve Johnson. I due ragazzi sono dunque promettenti ma bisogna ammettere che ci sono un paio coetanei più avanti di loro nel processo di maturazione: il già citato Zverev e – più in termini di importanza dei match giocati che di classifica – il russo Andrey Rublev (ne parleremo tra poco). Ha attirato molte attenzioni su di sé anche Frances Tiafoe, il figlio di immigrati dalla Sierra Leone sponsorizzato dal re Mida dell’Hip Hop Jay Z. Tenendo conto che ha solo 17 anni il suo bilancio stagionale di 38-22, il suo best ranking di n.178 e la finale nel Challenger di Knoxville devono per forza essere considerati come risultati sbalorditivi. Tuttavia la giovanissima età di Tiafoe impone cautela e pazienza. Stesso discorso per i coetanei Stefan Kozlov, n.355 e Michael Mmoh, n.454. Intanto, zitto zitto, il meglio piazzato tra i teenager “born in the USA” è il classe 1996 Jared Donaldson al n.134.

Andrey Rublev e gli altri russi

Predestinato n.2 della lista: Andrey Rublev. Per chi di voi non lo avesse mai visto in azione, neppure in Coppa Davis contro Fognini, rimediate più in fretta possibile. Il classe 1997 di Mosca ha un talento di una luminosità abbacinante: colpi naturali e una facilità di generare vincenti disarmante. Tuttavia Rublev, durante questa stagione, passata tra challenger e Wild Card nel circuito maggiore, di incontri ne ha vinti pochini. L’highlight del suo 2015 è stato il successo su Fernando Verdasco a Barcellona, con annessa polemica per l’atteggiamento ritenuto troppo irriverente secondo il veterano iberico. La personalità e la fiducia in sé stesso sono due elementi che non difettano di certo al russo. Anzi sono persino troppo pronunciati. Ciò che gli manca è invece una struttura fisica adeguata: i dati ATP parlano di 65 chili distribuiti con grande parsimonia su 188 cm di altezza. Al momento Andrey ricopre la posizione n.174 ma con un po’ di palestra la top 100 è a portata di mano in tempi rapidissimi. Nel frattempo però più avanti di lui in classifica troviamo il suo connazionale classe 1996 Karen Khachanov, che nel 2013 aveva stupito tutti nella Kremlin Cup battendo Albert Ramos e Janko Tipsarevic. In questi 2 anni il gigantesco Khachanov ha lavorato duro insieme al già menzionato Galo Blanco per costruirsi una buona classifica toccando quest’anno il suo best ranking di n.151. Inoltre Khachanov in questo 2015 ha ottenuto il suo primo torneo Challenger sul cemento di Istanbul in settembre, a spese del temibile ucraino Sergiy Stakhovsky. Infine due parole di incoraggiamento se le merita anche il classe 1997 Roman Safiullin, che nel 2014 aveva vinto il torneo Bonfiglio in finale proprio su Rublev. Poco dopo aver alzato al cielo il trofeo degli Australian Open Junior, Safiullin, ragazzo dal tennis offensivo ed elegante, purtroppo si è infortunato e non ha disputato un match fino a novembre. Davvero molto sfortunata la sua stagione.

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Qualificazioni ATP/WTA Cincinnati: oggi l’esordio dei quattro italiani. Presenti anche Murray e Garcia

In campo oggi Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego e Fabio Fognini insieme all’ex n.1; Jasmine Paolini unica tra le ragazze, per due tabelloni di livello non cadetto

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Campo Centrale - Cincinnati 2021 (foto Twitter @cincytennis)

Scorrendo il tabellone delle qualificazioni dell’ATP Cincinnati 2022, e vedendone le teste di serie, lo si potrebbe facilmente scambiare per un ATP 250 di buon livello. Basti pensare che lo guida il nostro Lorenzo Musetti, n.30 al mondo e fresco vincitore di un 500 in quel di Amburgo, che aprirà la sua campagna oggi non prima delle 20:30 italiane contro Daniel Altmaier, n.79 al mondo, per avere all’eventuale turno successivo uno tra Kozlov e Lajovic. Ma ci sono anche altri due azzurri in gara che tentano di accaparrarsi uno dei sette posti per il tabellone principale maschile (guidato da Medvedev e Nadal) del 1000 dell’Ohio, dei nobili decaduti: Lorenzo Sonego e Fabio Fognini, rispettivamente quinta e nona forza del tabellone.

Entrambi non hanno pescato benissimo, dato che il piemontese esordirà, non prima delle 17:30, contro John Millman, uno che sul cemento ci naviga, mentre l’ex n.9 al mondo (uno dei tre giocatori in tabellone cadetto ad aver vinto un 1000) avrà Soonwoo Kwon non prima delle 20:00. Parlando di nobiltà, e per capire il livello di queste qualificazioni, andiamo a vedere chi sono gli altri due ex campioni 1000: Andy Murray, ex n.1 al mondo, ammesso tramite wild card, esordirà contro Taro Daniel, in giornata una potenziale macchina da tennis; Jack Sock, il grande sogno americano infranto, anche lui wild card, trova il sempre scomodo Ilya Ivashka, attuale n.50 al mondo.

Il tabellone principale del Masters 1000 di Cincinnati

 

La situazione nel tabellone cadetto femminile è simile, con la prima testa di serie assegnata alla n.33 al mondo Irina-Camelia Begu, che esordirà contro la giovane Teresa Martincova. Subito dopo, nel seed, una delle grandi protagoniste dell’estate, tornata in alto alla trentaquattresima piazza del ranking, Caroline Garcia, che incrocerà le racchette con la connazionale Parry. Meno screziato d’azzurro il tabellone WTA rispetto a quello ATP, con un’unica rappresentante che è Jasmine Paolini, ottava testa di serie, che scenderà in campo oggi non prima delle 19:00 contro Marta Kostyuk, per andare a pescare poi una tra Frech e Juvan in un interessante turno decisivo. Questi sono i nomi di principale interesse, per quanto scorrendo il tabellone si possano trovare Tomljanovic, Tauson, Bondar, Vekic, Bouzkova…anche qui un plotone da tabellone principale di tornei di “seconda fascia”.

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ATP

ATP Montreal, Kyrgios: “Non sono un favorito allo US Open, ora penso a recuperare”. Hurkacz: “Nick un super avversario, ma ho dimostrato di tenere un livello alto”

Kyrgios rivela alcuni problemi fisici, Hurkacz si gode il suo servizio. Le parole dei due big server dopo il loro “clash of the titans”

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Hubert Hurkacz - Miami 2022 (Instagram - @miamiopen)

Doveva essere un quarto di finale equilibrato, quello tra Hubert Hurkacz e Nick Kyrgios, e così è stato per i primi due set, entrambi conclusi al tie-break, prima che il polacco facesse il largo nel terzo per andare a conquistare la seconda semifinale 1000 dell’anno, dopo quella a Miami persa contro Alcaraz. Come sempre pacato e composto Hubi, nelle esultanze, nel gioco, un po’ il contrario dell’australiano che tanto si fa amare (o odiare) proprio per la sua esuberanza, il suo non essere mai scontato. Eppure, nella conferenza post gara, per quanto Hurkacz al solito si sia mostrato rilassato, tranquillo, senza nulla sopra le righe, c’è la notizia che, per una volta, anche Kyrgios ha avuto questo atteggiamento, come ora andremo a vedere (partendo dal vincitore).

D: “Grande partita oggi, come ti senti?

Hurkacz: “Oggi è stata una partita davvero difficile, Nick ha giocato in modo incredibile negli ultimi due mesi. Giocare contro di lui è molto impegnativo, ma anche divertente; è stata decisamente una bella partita

 

D: “Nonostante fosse una partita di tre set, non è sembrato, guardando la partita, che tu avessi problemi a vincere punti e tutto il resto. Quale pensi sia stata la chiave per te, nella partita, nel trovare un modo per battere un ragazzo così?

Hurkacz: “È bello che sembrasse così (sorridendo). Sicuramente Nick è un super avversario, può fare ogni singolo colpo. Non ha davvero così tante debolezze. Io stavo solo cercando di servire bene e di rimanere aggressivo

D: “Si tratta di due vittorie di fila su Kyrgios. Potresti argomentare che attualmente è il giocatore del momento. Questo ti dà una maggiore fiducia entrando nel resto della stagione sul cemento e verso lo US Open?

Hurkacz: “Sì, decisamente. Non penso di leggerlo meglio degli altri giocatori, ma ho un servizio abbastanza buono, e ho servito bene in queste due partite. Questo sicuramente mi ha aiutato a rimanere con lui nel gioco, e mi dimostra che posso portare davvero un altissimo livello e sicuramente mi motiva a continuare a spingere

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

Di poche parole e tanti fatti il polacco, decisamente più chiacchierone, pronto alla risposta e a fornire spunti piccanti invece Nick Kyrgios.

D: “Un’altra battaglia di tre set con Hubi, parlaci della partita

Kyrgios: “Servizio semplicemente fantastico. Lui ha uno dei migliori al mondo. Ho avuto opportunità nel primo set, palle break, nel secondo, e ovviamente questo era cruciale, perché andando verso la fine si è vaporizzato un po’, ma penso sia normale. Mi sento bene, fiducioso. Ora ho tre giorni, quattro giorni di riposo fino a Cincinnati. Lo userò, sfrutterò davvero solo il riposo e il recupero

D: “C’è stato ovviamente un cambio di momento tra secondo e terzo set. Era la fatica ad intrufolarsi? Cosa è successo?

Kyrgios: “Non sono stato bene l’ultima settimana. Quando sono già riscaldato…sentivo un po’ gli addominali prima della partita, le ginocchia mi facevano male. Ovviamente quando stai giocando, fermarsi per circa 5-10 minuti non aiuta il tuo corpo. Il mio corpo era così rigido dopo che non riuscivo a muovermi correttamente, mi faceva male l’addome; è all’interno delle regole, non ho intenzione di lamentarmi. Ero completamente irrigidito. Dopo il secondo set, come se non fossi un macchina, ma un essere umano. Le mie ginocchia erano doloranti, la mia schiena era dolorante, mi faceva male l’addome. Stavo cercando di rimanere in movimento, ma mi sono solo irrigidito

D: “Ci hai dato davvero delle ottime risposte tutta la settimana, ben ponderate e belle. Sembra forse che non odi i media come a quanto hai abituato. Ti stai divertendo un po’ con l’intero processo al giorno d’oggi in termini di questo avanti e indietro con i media, anche di interazione con i fan?

Kyrgios: “I fan sono fantastici, senza non c’è davvero alcuna eccitazione. Non c’è sport davvero senza tifosi. Per quanto riguarda i media, non me ne potrebbe fregare di meno. Lo faccio perché devo essere qui e non voglio essere multato, quindi… Voglio dire, è una routine. Non mi piace molto, a dire il vero. Preferirei piuttosto non essere qui adesso

D: “Prima e durante Wimbledon, hai detto che era la tua migliore chance di vincere uno Slam. Probabilmente stai giocando al tuo meglio ora. Ti senti fiducioso verso lo US Open?

Kyrgios: “Sì, mi sento bene. Allo US Open mancano ancora due settimane e mezzo, poi ho Cincinnati la prossima settimana, e questo è tutto ciò su cui mi sto concentrando. Mi sto concentrando su oggi, stasera, recupero, cibo, poi solo riposo, poi Cincinnati. Ecco a che punto è la mia mente. Non sto nemmeno pensando allo US Open. Ce ne sono ancora di 128 giocatori allo US Open capaci di fare grandi cose. Ovviamente mi sento fiducioso, ma allo stesso tempo non mi metterò davanti a tutti. Non ho intenzione di andare a dire che sono un favorito o qualcosa del genere, mi sento come se stessi giocando bene. Ho ancora da giocare molto a tennis prima di allora, quindi mi concentrerò su quello

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

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WTA Toronto: la meraviglia Haddad Maia, la solidità Pliskova, e la forza della rimonta. Battute Bencic e Zheng

La sensation brasiliana e la big server ceca sono capaci di rientrare, ed eliminare, la svizzera e la cinese

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Beatriz Haddad Maia - Toronto 2022 (foto Twitter @NBOtoronto)

Non c’è mai sconfitta nel cuore di chi lotta. Frase trita e ritrita, di cui spesso si sottovaluta anche l’effettiva veridicità. Ma in questo caso, parlando dei due quarti di finale della sessione serale al WTA 1000 di Toronto, i risultati lasciano poco adito a dubbi. Sia Beatriz Haddad Maia, la brasiliana protagonista della stagione sull’erba, che Karolina Pliskova, ex n.1 che finalmente trova un buon risultato nel 2022, hanno infatti perso il primo set per poi vincere in rimonta contro Belinda Bencic e Qinwen Zheng rispettivamente. Due partite equilibrate e godibili, che mandano avanti due giocatrici adatte al veloce, brave a sfruttare il servizio, con un leggero vantaggio causato dall’esperienza e la battuta fulminante per la ceca. Due precedenti, entrambi sul cemento, l’ultimo a Indian Wells lo scorso anno vinto da Haddad Maia, l’altro nel lontano 2018 all’Australian Open appannaggio di Pliskova.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

B. Haddad Maia b. [12] B. Bencic 2-6 6-3 6-3

 

Dopo aver servito la sorpresa del torneo, battendo Iga Swiatek al terzo turno, la brasiliana non è ancora paga e vuole continuare a vincere. Detto, fatto, ed elimina anche Belinda Bencic per trovare la prima semifinale 1000 della carriera al primo quarto di finale giocato, contro un’avversaria che era invece al secondo solo quest’anno (primo a Toronto dal 2015, quando batté Ana Ivanovic per poi addirittura vincere il torneo in finale contro Simona Halep). E in effetti inizialmente ha pagato la maggiore esperienza della svizzera, che ha vinto abbastanza nettamente il primo set, servendo bene e trovando buoni angoli con il rovescio, impedendo ad Haddad Maia di attaccare. La brasiliana è però brava a prendere le giuste misure e rendere pan per focaccia nel secondo parziale, sfruttando meglio le curve mancine del suo servizio e riuscendo a trarre punti e occasioni anche dalla difesa più estrema, così da riuscire a forzare il terzo set.

E proprio nel parziale decisivo compie il capolavoro la n.24 del mondo: subito sotto 2-0, non molla la presa ma continua con il suo tennis di accelerazioni e variazioni, arrampicandosi sul pessimo 30% con la seconda di Bencic e su un servizio che inizia ad essere tremolante per la dodicesima forza del seeding. Così facendo Haddad Maia gestisce il gioco in risposta, traccia il campo quando vuole e si crea le occasioni (poi sfruttate) per vincere 6 degli ultimi 7 game e mandare a casa un’altra favorita, una che ha vinto 5 titoli su 8 sul cemento in carriera (compreso un oro olimpico). “Sono orgogliosa di me stessa e della mia squadra“, commenta la brasiliana, “ho iniziato la partita non giocando come volevamo, quindi il primo set sbagliavo un po’ di più del normale, rispetto ad altre partite. Ma sono felice di essermi imposta di restare in gioco, perché so che la partita di tennis può cambiare molto velocemente. Stavo cercando di giocare ogni singolo punto, stavo migliorando, mi sentivo meglio. Alla fine del secondo set mi sentivo benissimo, e poi ero pronta nel terzo. Sono felice di aver passato questo turno“.

Chiaramente può guardare avanti con ottimismo ora Haddad Maia, dopo aver battuto la n.1 del mondo e un’ex campionessa del torneo, ma è giusto comunque contestualizzare e vedere chi sarà la prossima, come fa in conferenza stampa parlando di Karolina Pliskova: “Penso che nelle semifinali 1000 tutti giochino bene e siano fiduciosi. È ora di godersela e dare tutto in campo. Con Karolina ho giocato due volte e, una ho vinto io e una lei; è una giocatrice molto aggressiva. Serve bene, è molto difficile giocare contro giocatrici del genere“.

[14] K. Pliskova b. Q. Zheng 4-6 6-4 6-4

Un anno dopo, l’aria del Canada fa di nuovo da linfa a Karolina Pliskova, che trova finalmente un acuto in questo opaco 2022. Parte da favorita, accusa un po’ di pressione, ma riesce poi a gestirla per eliminare la sorprendente Qinwen Zheng, che è costretta ad interrompere la sua corsa sul muro dell’esperienza e dei servizi (10 ace a referto) della ceca, quattordicesima testa di serie del tabellone, che con questa vittoria in rimonta è a un solo match dal confermare almeno la finale dello scorso anno, persa poi contro Giorgi. Si tratta solo della seconda semifinale di quest’anno (dopo quella del 250 di Strasburgo), mentre l’anno scorso a questo punto della stagione ne aveva già raggiunte due nei 1000, più quella a Wimbledon. Ma sicuramente questa vittoria per niente semplice le darà un bell’infuso di fiducia.

Parte e prova subito la fuga Pliskova, si porta sul 3-0, appare in pieno controllo, salvo rovinare tra gli errori e un upgrade di livello di Zheng, che trova più continuità da fondo e anche più vincenti, territorio in cui la ceca con le sue lunghe leve entra chiaramente in difficoltà. Ma Karolina non demorde, e anche nel secondo si porta avanti di un break, cavalcando l’onda di una cinese che qualcosa almeno al servizio offre, in luogo della bufera che è in risposta, dove ancora una volta riesce a recuperare lo svantaggio spazzolando il campo con il dritto. La ceca stavolta però non trema, rimane lucida e piazza bene i piedi in campo per forzare il set decisivo. Qui sono i servizi a farla da padrone (chiudono con il 71% di conversione con la prima Pliskova, 67 Zheng), con l’equilibrio che solo nell’ottavo game si rompe a favore della ceca, oggi insolitamente meglio in risposta che con la sua amata battuta. E, non a caso, chiuderà proprio operando l’ennesimo break di una partita intesa, equilibrata e mai scontata, nel decimo game, per il terzo, ed ultimo, 6-4 della partita.

Il tabellone completo del WTA 1000 Toronto

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