Il 2015 delle azzurre: il capolavoro di Flavia Pennetta e le intermittenze della Giorgi

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Il 2015 delle azzurre: il capolavoro di Flavia Pennetta e le intermittenze della Giorgi

Ripercorriamo il cammino di Flavia Pennetta, Roberta Vinci, Sara Errani, Camila Giorgi e Karin Knapp nella stagione appena conclusa

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Il 2015 del tennis professionistico è andato ormai agli archivi: per i giocatori queste ultime settimane dell’anno sono destinate a brevi vacanze e a carichi di preparazione per la nuova stagione alle porte; per gli appassionati è invece periodo di previsioni per il 2016 e di bilanci sull’annata appena conclusa. A tal proposito, è interessante guardare la stagione dei nostri giocatori classificati nella top 100, ripercorrendone i risultati principali ottenuti nel 2015 tra Grande Slam, tornei del circuito e nazionale, giocando infine a valutare le loro prestazioni. Iniziamo, noblesse oblige, dal circuito femminile, la cui stagione è già ufficialmente terminata da qualche settimana. Di seguito, dunque, abbiamo giocato ricapitolando schematicamente l’anno sportivo di Pennetta, Vinci, Errani, Giorgi e Knapp (in rigoroso ordine di classifica), le principali protagoniste della stagione più bella che il tennis femminile italiano abbia mai conosciuto.

Flavia Pennetta

Ranking singolare: 8 (13 a fine 2014)

 

Record Vinte/Perse: 28/19

Percorso negli Slam Australian Open Roland Garros Wimbledon US Open
Turno raggiunto 1T (l. C. Giorgi) 4T (l. G. Muguruza) 1T (l. Z. Diyas) W (d. R. Vinci)

Bilancio Fed Cup: 2-0 (1-0 in singolare)

Highlights:

Risultato ottenuto Categoria torneo Luogo / Nome torneo
Titolo Grande Slam US Open
Quarti di finale Premier event Mosca, Indian Wells, Dubai
Internationals Marrakech

La stagione in review: Brilla il capolavoro newyorkese nel riesaminare una stagione che sembrava manifestare una fisiologica stanchezza psicofisica rispetto al tennis professionistico: chiuso il 2014 al tredicesimo posto, Flavia arriva agli US Open come 26° giocatrice del ranking, avendo ottenuto pochi risultati di rilievo (se si eccettuano i quarti ad Indian Wells sconfiggendo la Sharapova e i quarti a Dubai). Forse neanche lei si aspettava di trovare improvvisamente la condizione per esprimersi al meglio e trovare un acuto straordinario come vincere un torneo del Grande Slam, sebbene gli US Open siano da sempre lo Slam dove meglio riusciva a esprimersi (aveva già raccolto a NY una semifinale e ben quattro volte i quarti di finale). Il finale di stagione con il raggiungimento delle WTA Finals a Singapore è la ciliegina sulla torta di una grandissima carriera per la prima italiana nella storia capace di entrare nella top 10.

La gioia più grande: Scontato e banale, ma comunque inevitabile, indicare il trionfo agli Us Open, ottenuto tra l’altro con prove eccelse, eliminando nei quarti la Kvitova 4 al mondo, annichilendo in semi la Halep numero 2, ed infine sconfiggendo in finale l’ amica Vinci, capace, come tutti ricordiamo, di sconfiggere nel turno precedente la dominatrice del 2015, Serena Williams.

La delusione più cocente: in una stagione comunque memorabile, forse la sconfitta nelle Wta Finals contro la Halep, senza riuscire a giocarsela come nelle sue possibilità e non esprimendosi al livello delle altre due partite del girone, resta l’ unico vero rammarico, ma ricordarlo sembra un esercizio simile al cercare il pelo nell’ uovo.

Analisi con voto: L’ultima stagione della carriera professionistica di Flavia è stata la più bella di una comunque eccelsa carriera, durante la quale aveva vinto già molto: accesso nella top 10, 10 titoli di singolare (tra cui il molto prestigioso torneo di Indian Wells), 17 di doppio (specialità nella quale è stata anche n° 1 al mondo) e 4 Fed Cup vinte da protagonista. Il 2015, sino agli US Open, era stato dignitoso, poi l’ exploit newyorkese lo ha reso indimenticabile, catapultando Flavia nell’immortalità tennistica. La stessa chiusura di stagione rende onore alla nostra campionessa: non era assolutamente facile, una volta deciso di ritirarsi, superare la sbornia dei festeggiamenti e delle varie celebrazioni per arrivare a Singapore in condizione di sfiorare le semifinali. Ci mancherà vedere in campo il suo talento, la sua determinazione, il suo sorriso. 9.5

Roberta Vinci

Ranking singolare: 15 (49 a fine 2014)

Record  Vinte/Perse: 32/26

Percorso negli Slam Australian Open Roland Garros Wimbledon US Open
Turno raggiunto 2T (l. E. Makarova) 1T(l. A. Cornet) 1T(l. A. Krunic) F( l. F. Pennetta)

Bilancio Fed Cup: 0-1 (0-0 in singolare)

Highlights:

Risultato ottenuto Categoria torneo Luogo / Nome torneo
Finale Grande Slam US Open
Internationals Norimberga
Semifinale Tour Championship Zhuhai
Premier Event Wuhan
Quarti di finale Premier Event New Haven, Toronto
Internationals Hobart, Istanbul

La stagione in review: prima parte di stagione deludente per Roberta (bilancio di 12 vittorie e 15 sconfitte, con annessi dolorosissimi primi turni a Roma, Parigi ed in tutti i tornei della stagione sull’ erba), seconda metà  di 2015 eccellente con l’apice raggiunto ovviamente con la finale ottenuta agli Us Open, sconfiggendo in semifinale Serena Williams. Anche il finale di 2015 successivo a New York ha confermato, soprattutto con le vittorie a Wuhan su Kvitova e Pliskova, che Roberta è tornata ai livelli di due- tre stagioni fa e che farà l’ impossibile nel 2016, che ha annunciato sarà la sua ultima stagione, per togliersi ultima grande soddisfazione, il raggiungimento della top 10.

La gioia più grande: ancor più del raggiungimento sempre molto prestigioso di una finale in un Grande Slam, è stata la vittoria in semifinale su Serena, giunta ad un passo e mezzo dal traguardo della sua storica rincorsa al Grande Slam, ad averla consegnata all’immortalità degli annali tennistici.

La delusione più cocente: per una giocatrice dalle sue caratteristiche tecniche, aver chiuso il mese sull’erba senza aver vinto neanche un match resta un grande rimpianto.

Analisi con voto: considerando che il 2014 era stata nettamente la sua peggiore stagione nelle ultime cinque ed  i trentadue anni testimoniati dalla carta d’identità, la giocatrice tarantina sembrava in calo. La prima parte di 2015 è stata purtroppo coerente con tali indicazioni, poi è fortunatamente iniziata la seconda giovinezza in un’estate americana di ottimi risultati culminati con la storica finale tutta italiana con la corregionale e coetanea Pennetta, dopo aver confezionato in semifinale una delle più grandi sorprese che il tennis professionistico ricordi. Calcolando una media tra la mediocre prima parte e l’eccellente seconda, si ottiene facilmente il voto. 7.5

Sara Errani

Ranking singolare: 20 (15 a fine 2014)

Record  Vinte/Perse: 48/28

Percorso negli Slam Australian Open Roland Garros Wimbledon US Open
Turno raggiunto 3T (l. Y. Wickmayer) QF (l. S. Williams) 2T (l. A. Krunic) 3T (l. S. Stosur)

Bilancio Fed Cup: 3-3 (2-2 in singolare)

Highlights:

Risultato ottenuto Categoria torneo Luogo / Nome torneo
Campione Internationals Rio de Janeiro
Finale Internationals Bucarest
Semifinale Premier Event Toronto
Internationals Monterrey, BadGastein, Guanghzou
Quarti di finale Grande Slam Roland Garros
Premier Event Pechino, Stoccarda, Charleston

La stagione in review: il 2015 conferma la ventottenne bolognese nelle zone alte della classifica, traguardo raggiunto attraverso una costante presenza nel tour, dalla quale con bravura è riuscita a cogliere una serie di piazzamenti a buoni livelli (quarti al Roland Garros sconfiggendo la top10 Petkovic, semifinale a Toronto eliminando l’Azarenka), acuti di rendimento (la vittoria sulla n°4 Kvitova a Pechino) e il consueto titolo sull’amata terra battuta (a febbraio a Rio de Janeiro), successo che a suo dire l’ha molto caricata per tutto il proseguimento della stagione.

La gioia più grande: confermarsi tra le migliori della terra battuta al Roland Garros, giungendo ai quarti di finale, non era scontato nemmeno per lei che a Parigi aveva già ottenuto una finale e una semifinale (rispettivamente 2012 e 2013), soprattutto considerando i deludenti risultati raccolti poco prima a Roma e Madrid.

La delusione più cocente: fare meglio di un’inopinata sconfitta al secondo turno al Foro Italico contro la qualificata americana McHale era senz’altro nelle sue possibilità e desideri, specialmente se si pensa che l’anno prima aveva raggiunto una storica finale, ma la pressione l’ha affossata.

Analisi con voto: confermarsi per il quarto anno consecutivo tra le prime venti è un traguardo assolutamente di prestigio, testimoniante l’abnegazione e la professionalità massime che Sara mette nel tennis per sopperire a caratteristiche fisiche (164 cm x 60 kg) che altrimenti renderebbero improponibile un confronto con le Virago che dominano la classifica. Altresì, è purtroppo anche vero che da tre anni la posizione di fine stagione è in calo costante, ma non per questo il 2015 di Sara non può non ritenersi più che sufficiente. 6.5

Camila Giorgi

Ranking singolare: 35 (35 a fine 2014)

Record Vinte/Perse: 26-23

Percorso negli Slam Australian Open Roland Garros Wimbledon US Open
Turno raggiunto 3T (l. V. Williams) 2T (l. G. Muguruza) 3T (l. C. Wozniacki) 2T (l. S. Lisicki)

Bilancio Fed Cup: 1-2 (1-2 in singolare)

Highlights:

Risultato ottenuto Categoria torneo Luogo / Nome torneo
Campione Internationals s’Hertogenbosh
Finale Internationals Katovice
Quarti Internationals Hobart

La stagione in rewiew: la buona partenza in Australia (terzo turno a Melbourne dopo aver sconfitto la Pennetta e aver perso da Venus avendo condotto di un set, 4-2 e 0-40 sul servizio dell’avversaria) ha illuso un pò tutti che per la marchigiana classe 91, il 2015 potesse rivelarsi l’anno della consacrazione. Invece, nel corso della stagione si sono susseguiti i consueti alti (finale a Katovice sconfiggendo in semi Agnieszka Radwanska ed il titolo a S’ Hertogenbosh in finale sulla Bencic) e bassi (sette eliminazioni al primo turno e nove sconfitte contro giocatrici peggio classificate).

La gioia più grande: il primo titolo non si scorda mai: la vittoria sulla a lei congeniale erba in quel di S’ Hertogenbosh dando in finale due set a zero alla Bencic, che di lì a pochissimo avrebbe iniziato la scalata che l’ha portata al n° 12 del ranking.

La delusione più cocente: le sconfitte nello Slam sono le più difficili da digerire e tra i due terzi turni raggiunti, fa più male quello degli Australian, perché Camila aveva la partita in pugno, a differenza di quanto avvenuto a Wimbledon, dove con la Wozniacki non è mai entrata in partita.

Analisi con voto: il pubblico italiano ha grandi aspettative su di lei e sperava in un 2015 che non confermasse soltanto la classifica dell’anno precedente. Si dice sempre che gli atleti italiani maturino tardi (per fare un paragone benaugurante, all’incirca alla sua età, Schiavone era 20 del mondo, Pennetta 28: meglio, ma non di tantissimo!) e a questa considerazione ci si aggrappa per guardare con occhio benevolo una stagione con troppe luci e ombre, che poteva senz’altro essere migliore. 6-

Karin Knapp

Ranking singolare: 51 (56 a fine 2014)

Record Vinte/Perse: 22-20

Percorso negli Slam Australian Open Roland Garros Wimbledon US Open
Turno raggiunto 1T (l. S. Halep) 1T (l. C.Wozniacki) 1T (l. M. Rybarykova) 2T (l. A. Kerber)

Bilancio Fed Cup: Non ha giocato

Highlights:

Risultato ottenuto Categoria torneo Luogo / Nome torneo
Titolo Internationals Norimberga
Finale Internationals BadGastein
Semifinale Internationals Baku
Quarti di finale Internationals Marrakech, Hobart

La stagione in review: la ventottenne altoatesina può ritenersi soddisfatta di un 2015 che per la prima volta l’ha vista raggiungere nella stessa stagione un titolo e una finale, entrambi sulla terra battuta europea. Sicuramente era partita con maggiori ambizioni (quantomeno di migliorare il best ranking di fine anno, n°43 ottenuto nel 2013) e l’obiettivo si stava concretizzando, come testimoniato dal career best ranking di numero 33 ottenuto il 24 agosto. Tutto purtroppo vanificato dall’operazione al ginocchio destro di settembre, che l’ha costretta a saltare la parte finale di stagione e l’ha vista uscire fuori dalla top 50.

La gioia più grande: la vittoria del torneo di Norimberga, ottenuta in finale sull’amica Roberta Vinci, primo trofeo ottenuto in Europa e sulla terra rossa.

La delusione più cocente: l’impresa sfiorata al Foro Italico lo scorso maggio contro la Kvitova reduce dalla vittoria di Madrid, quando si è arresa al tie- break del terzo dopo aver condotto 5-2 nel parziale decisivo.

Analisi con voto: il 2015 poteva andare meglio, senza infortuni e con un pizzico di fortuna di più (vedasi le sconfitte dopo aver servito per il match a Roma con la Kvitova e a BadGastein in finale con la Stosur). Così non è stato, ma gli spiragli che facciano intravedere concrete speranze che con una ritrovata e costante salute Karin già nel 2016 possa insediarsi nelle prime 30 sono concreti. 6+

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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ATP

Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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