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Reading: I (falsi) luoghi comuni del tennis: è difficile reggere la pressione quando si serve per il set
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I (falsi) luoghi comuni del tennis: è difficile reggere la pressione quando si serve per il set

Prosegue l'analisi, condotta dall'Equipe, dei falsi miti del tennis. In questa puntata si parla della pressione che un tennista deve fronteggiare quando chiamato a servire in momenti cruciali

Ultimo aggiornamento: 06/02/2016 15:57
Di Redazione Pubblicato il 09/01/2016
4 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Mito 1: quel maledetto settimo game

Mito 2: il break concesso dopo le occasioni mancate

Mito 3: il primo punto al servizio è decisivo

Mito 4: servire per il set è più difficile

Quarto episodio: la presunta difficoltà di concludere il set al servizio.

Tutti noi abbiamo in mente una partita in cui un giocatore, al momento di concludere un set sul suo servizio, vacilla completamente e rilancia il suo avversario. La pressione, la propria e quella che subisce dal giocatore di fronte, lo fa deragliare in un momento chiave della partita. Il genere di scenario che rimane impresso nel tempo e che nutre determinate convinzioni. Servire per il set, è davvero più difficile che servire per 3-2, 4-3 o 5-5?

Metodo

Sackmann ha utilizzato un database di decine di migliaia di partite dei circuiti ATP e WTA. Per ogni partita, è stata calcolata la percentuale di giochi di servizio vinti. Per confermare che servire per il set è più difficile la percentuale di giochi servizio vinti in tutta la partita dovrebbe essere superiore a quando si serve per il set.

I risultati

Su un campione di 20.000 giochi di servizio per la vittoria del set, i giocatori conservano il loro servizio lo 0,7% in meno spesso rispetto alla media (partita intera) – 1 volta su 143 – al momento di servire per il set . Una differenza minima, che si conferma anche in fasi di gioco serrate, quando il giocatore che serve dispone di un solo break di vantaggio. La differenza è maggiore, in positivo o negativo, solo per alcuni giocatori. Andy Murray, ad esempio, mantiene il suo servizio il 6% in più rispetto alla media quando serve per il set. È uno dei quattro giocatori – su 99 con oltre 1000 giochi di servizio- ad avere una percentuale che va oltre il 5% rispetto alla media.

La solidità della Sharapova

Sul circuito WTA servire per il set è leggermente più complicato: le giocatrici mantengono il loro servizio 3,4% in meno spesso rispetto alla media complessiva di un match. In pratica una volta su 30, una differenza non così rilevante. Tra le sette delle 85 giocatrici con 1000 giochi di servizio e risultate più efficaci al momento di servire per il set, Maria Sharapova raggiunge la percentuale più significativa: mantiene il suo servizio il 3% in più rispetto alla media/partita con una percentuale che balza al 7% quando la russa ha un break di vantaggio. Diamo un’occhiata ai circuiti secondari, dove la difficoltà di servire per il set dovrebbe essere maggiore. In ITF (circuito femminile), considerando 30.000 giochi di servizio per il set, le giocatrici conservano il loro servizio il 2,4% in più della media, una percentuale che sale al 3,5% se sono avanti di un break. Un dato che smentisce nettamente l’ipotesi!

Nei Challenger, al momento di concludere il set, i giocatori vincono il loro servizio l’1,4% in meno rispetto alla media/partita e l’1,8% quando hanno un break di vantaggio.

Conclusione

Qualunque sia il genere o il livello, giocatori e giocatrici servono bene, con alcune eccezioni, sia per vincere il set che per il 3-2, 4-3 o 5-5. E a voi, la domenica mattina, sul campo del vostro club, cosa succede?

Traduzione di Maria Cristina Graziosi

 


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