“Seppi soffriva più Federer che Djokovic”. “Non avrebbe battuto Federer se...”

Interviste

“Seppi soffriva più Federer che Djokovic”. “Non avrebbe battuto Federer se…”

MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Esclusiva con Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, poche ore prima della mission impossible (0-11) contro Novak Djokovic. Ma sembrava impossible un anno fa anche quella con Roger Federer (0-10). Il divertente curioso improvvisato scambio di battute con Djokovic

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Questo è il testo, con qualche mini-licenza lessico-grammaticale, dell’audio-intervista che ho potuto fare a Massimo Sartori, il coach che segue Andreas Seppi fin da quando era bambino e che lo ha portato ad essere un top-20 (n.18) sebbene Andreas non avesse avuto in dono dalla nascita poi un talento super-naturale – non era un Federer chiaramente, ma nemmeno un Fognini per intendersi – ma in compenso potesse contare su una grande disponibilità a lavorare duramente, a migliorarsi continuamente, e un’intelligenza tennistica che gli ha consentito di affrontare con la giusta dose di umiltà i propri limiti proponendosi di superarli insieme a Massimo Sartori. E anno dopo anno riuscendoci in gran parte. Mi viene da dire che, anche se la testa di Camila non è quella di Andreas, se la Giorgi avesse un coach come Sartori oggi avremmo molte più chances di vederla tra le top15. Perché ha molto più talento naturale Camila di Andreas, anche se – lo dice proprio la differenza di risultati – il talento è solo una delle tante componenti del puzzle che fa il tennista.

Ubaldo: Massimo mi sembra che Seppi in Australia giochi meglio che all’ US Open, anche se la superficie non è poi così diversa.

Sartori: Beh penso che sia soprattutto la tempistica stagionale ad essere diversa. All’US Open si arriva dopo un’estate molto lunga ed impegnativa, Toronto, Cincinnati, e dopo una stagione molto lunga. Qui invece la stagione è all’inizio. Andreas poi quando va in ritmo e riesce a giocare un po’ di partite, gioca sempre meglio. Quest’anno abbiamo fatto un po’ fatica a partire, con l’allenamento eravamo in ritardo, un pochettino, quindi abbiamo voluto giocare un po’ di più a tennis in queste settimane di tornei, far meno parte atletica e sentire un po’ di più la palla. Sta giocando benino, speriamo che domani faccia una buona partita.

 

Ubaldo: Ci raccontava Andreas che appena uscito il tabellone tu gli hai detto: “Hai Djokovic”, ma lui ti ha risposto “Beh, veramente non è che con Gabashvili ho vinto prima di giocare”. Rispetto al tuo vecchio approccio psicologico, quello del “guardiamo una partita alla volta”, è cambiato qualcosa, lo hai fatto apposta?

Sartori: Quest’anno siamo partiti il primo gennaio, il mio obiettivo era di farlo giocare tanto a tennis durante questi due primi tornei, sia a Doha che a Sydney, per arrivare più pronto possibile per giocare bene questo torneo. Ci siamo riusciti. E quando ho visto il tabellone ho pensato che Gabashvili sui 3 su 5 era una partita buona per Andreas. Sempre difficile perchè dipende molto da come gioca Gabashvili, però Andreas era già solido, colpiva bene la palla… ho visto che mi sembrava un buon tabellone e ho detto: ‘Poniamoci questo obiettivo: arrivare almeno a Djokovic’. Ora, per giocare bene la partita di domani bisogna che lui stia vicino, molto vicino alla riga di fondo. Deve cercare di giocare qualche rovescio lungolinea più del solito, rischiando un po’ di più e spostando Djokovic per primo…

Scenetta con Djokovic

Ascoltate l’audio, così cogliete meglio tutto in viva voce.
In quel momento scorgo con la coda dell’occhio Novak Djokovic che, sceso dalla KIA della transportation, sta per passare a un metro da noi e allora interrompo Massimo Sartori dicendogli… “Lo chiediamo a lui, che sta passando in questo momento?”

Novak ci vede, sorride, sente che dico volutamente a voce più alta quella frase e aggiungo, mentre lui non si ferma ma rallenta… “ehi, mi sta dicendo la tattica per batterti!”

Novak ride, scrolla le spalle e grida, nell’allontanarsi “Sono preparato”! E lo ripete…

(Ridiamo Sartori, io e pure lui).

Poi riprendiamo l’intervista da dove l’avevamo interrotta:

Sartori: Beh, Andreas e Novak hanno giocato molto anche insieme. Lui risiede a Montecarlo, noi stiamo a Bordighera. Nell’ultima settimana in cui eravamo lì, hanno giocato due o tre volte insieme.

INCISO VERDASCO-GRAF

Apro qui questo inciso per ricordare una frase pronunciata da Verdasco l’altra sera dopo aver battuto Nadal: “Giochiamo spesso insieme io e Rafa, e quando questo succede accade quasi sempre che se c’era un gap esso si attenui e si instauri un certo equilibrio”.

A questo proposito ricordo quando Steffi Graf decise di non giocare più il doppio assieme con Gabriela Sabatini e di non allenarsi più con lei… dopo averci perso 3 volte su 4 nell’anno magico di Gabriela! Cito a memoria: il 1990? Per un certo e lungo periodo Steffi aveva invece sempre costantemente battuto Gabriela. Smise di allenarcisi insieme e tornò a rivincerci abitualmente come prima.

Sartori (riprende l’intervista): In questo momento Novak Djokovic è decisamente il giocatore più forte, quello che fa correre di meno la palla nel campo, nel senso che rimbalza sempre più vicino alla sua racchetta, e la fa tornare sempre prima dall’altra parte! Quindi devi essere velocissimo nell’organizzarti dal tuo lato del campo. Ciò a meno che tu non riesca ad imporre il tuo di ritmo…, ma con lui è molto difficile in questo momento.

E io direi da un anno a questa parte!
Ubaldo: Quando l’anno scorso doveva giocare contro Federer, Andreas ci aveva perso 10 volte di fila. Ora con Djokovic la situazione sembra ripetersi, ci ha perso 11 volte di fila! Ma è diversa la preparazione psicologica in una situazione di questo genere? Djokovic non è Federer, approcciando un match del genere tu che fai, che gli dici? È la stessa stuazione o no?

Sartori: No, io la vedo un po’ diversa, nel senso che quando lui ha giocato la partita con Federer l’anno scorso ci siamo arrivati che Andreas stava giocando bene. Io gli avevo chiesto di fare due cose durante la partita: una era di avvicinarsi e non di allontanarsi quando Roger giocava il back. Due… doveva tirare la palla andando vicino al rimbalzo. Andreas lo ha fatto per tutta la partita. Inoltre doveva capire subito quello che doveva fare. Però con Roger non era mai andato vicino a vincere, prima di quel giorno lì. Mentre con Nole ci è andato molto più vicino, già un paio di volte. Quando erano molto più giovani e poi al Roland Garros. Ma anche l’ultima volta all’US Open nel primo set era Andy a comandare. Probabilmente il gioco di Djokovic dà la possibilità ad Andreas di giocare in modo diverso. Questa partita qui è una partita che Andy deve giocare con l’esperienza dei suoi 10 anni di carriera. Quello farà la differenza, se lui va in campo tranquillo, farà una buonissima partita. Poi vediamo che cosa succede.

Ubaldo: Andreas ha detto che il sorteggio lui non lo vince mai. Ma se lo vincesse, con uno come Djokovic è meglio servire per metterlo sotto pressione sperando di essere sempre avanti nei game, o è meglio per lui, se è più tranquillo, cominciare dalla risposta? Andreas dice che nel 90% dei casi sceglie la risposta. Ma tu cosa ne pensi?

Sartori: Beh, di sicuro la differenza nella partita la deve fare con la risposta! Con Djokovic, Andreas… o si mette a rispondere come sa fare, oppure non c’è neanche partita! Quindi la partita inizia molto da lì. Djokovic cercherà di battere bene, ma Andreas deve cercare di spingere sulla risposta. Sarà la chiave determinante. Quindi forse come primo game sarebbe meglio la risposta domani. Se toccasse a lui scegliere io gli direi “Vai dentro e tira quattro pigne subito sulla risposta! Se lui sbaglia la prima tu entra e tira, tanto sono i primi games, non ti preoccupare”. Secondo me così può prendere più coraggio, più forza. Se va in ritmo lì poi quando andrà a servire sarà più tranquillo.

Ubaldo: Ehi, insomma, rispetto a quanto mi dicevi l’anno scorso, mi sembravi più pessimista riguardo al match con Federer che riguardo a questo con Djokovic, E ciò nonostante che Djokovic sia quello che è. Mi sbaglio?

Sartori: No, forse mi sono spiegato male io. Non è che ero più pessimista, ma diciamo che negli anni Seppi ha sempre fatto molta più fatica a giocare con Federer che con Djokovic. Però l’anno scorso la partita con Federer l’abbiamo preparata a tavolino, e lui nei momenti difficili non ha mai cambiato modo di giocare. E Federer di questo se ne è accorto. Con Djokovic domani sarà più difficile questo, perché lui ha un ritmo più alto nello scambio e quindi ti porta in sofferenza molto più velocemente. Allora… quello che chiederò ad Andreas di cercare di fare domani… sarà di imporre lui la non-organizzazione all’avversario…. Però, non dimentichiamo che abbiamo sempre Djokovic dall’altra parte, insomma tanto di cappello!

Ubaldo: Andreas avrebbe il vantaggio di poter giocare una partita nella quale non ha nulla da perdere… Ma può essere che quando Andreas gioca una partita così, appunto senza nulla da perdere, se poi si trova avanti cominci a pensare “ah, ora ho qualcosa da perdere?”… Con Djokovic successe al Roland Garros nel 2012, era avanti due set a zero…

Sartori: Quel tennis di Seppi è stato forse il tennis migliore della sua carriera. Però è stato un tennis che lui non si rendeva quasi conto di giocarlo. Era in un momento di fiducia pazzesca, della sua vita e del suo tennis. Quella partita lì, comunque, nella globalità del tennis di Andreas, è stata quella che gli ha permesso di controllare la partita con Federer l’anno scorso qua: sì, perché nei momenti decisivi ha continuato a giocare come all’inizio, come fino ad allora, e non ha aspettato che Roger sbagliasse. E quella è stata la chiave. Anche alla fine Roger ha sentito che Seppi era presente su tutte le palle, mentre con Djokovic a Parigi arrivato a quei momenti lì Andreas ha aspettato che Nole sbagliasse. Ma è successo invece che Nole ha ripreso in mano il gioco. Andreas pensò quella volta: ‘Ora adesso sbaglia, la porto a casa lo stesso’, ma invece con questi campioni non lo puoi fare.

Concludo: le possibilità che Andreas Seppi batta Novak Djokovic sono e restano pochissime, ma da quel che traspare dalle frasi qui raccolte di Massimo Sartori beh, la “mission” sembra meno impossibile di quanto direbbero gli 11 precedenti duelli.

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Jasmine Paolini dopo il primo titolo WTA: “Vittoria ancora più bella perché sul cemento e vicina all’Italia”

Le parole di Jasmine Paolini il giorno dopo la vittoria al torneo WTA di Portorose: “È una sensazione bellissima. Felicità allo stato puro”

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

La prima vittoria in un torneo del circuito maggiore e sicuramente un momento molto speciale per qualsiasi tennista. E così è anche per la nostra Jasmine Paolini, che la settimana scorsa ha conquistato il suo primo titolo al Zavarovalnica Sava Portoroz in Slovenia, sconfiggendo Alison Riske in finale.

È una sensazione bellissima – ci ha detto Jasmine quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente il giorno dopo il trionfo -. Tanti pensieri che mi vengono in mente lì per lì, felicità allo stato puro. Poi pensi da dove sei partita, perché era un obiettivo sin da quando ho iniziato a dire che volevo fare la professionista, e quando lo raggiungi sei tanto felice, ma sei troppo dentro questo sport, questa vita, quindi non realizzi bene cosa vuol dire, secondo me. Sono troppo contenta, e sono contenta che questo titolo sia arrivato sul cemento, perché significava tanto”.

La strada verso la vittoria non è stata tutta in discesa, ci sono state parecchie difficoltà da superare: “Ho rimontato belle partite, sono contenta di come ho gestito momenti difficili, anche con Cirstea ho perso il secondo set che ero 3-0 sopra, non è stato facile. Ma semplicemente mi sono concentrata su quello che dovevo fare e non sul punteggio. È successo anche ieri con Riske, non pensavo tanto al punteggio, ma pensavo piuttosto a entrare in partita perché all’inizio facevo fatica, e ha funzionato”.

Tutte le ore passate in campo durante l’estate con il coach Renzo Furlan a sviluppare il suo tennis, a renderlo meno “terraiolo” hanno finalmente dato i loro frutti: “Abbiamo lavorato tanto prima dello US Open. Soprattutto ora ci credo di più, penso di poter giocare anche sul cemento, mentre prima mi veniva detto dalle persone vicine a me, ma io ero la prima a non crederci abbastanza. Sicuramente ho lavorato dalla parte del diritto, anche sul servizio, ma ovviamente sono lavori che bisogna continuare a fare, bisogna stare lì e continuare per vedere miglioramenti ancora più grandi”.

 

L’affermazione, che Jasmine dedica alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno lavorato con lei, ha un sapore ancora più dolce perché arrivata in un torneo a pochi chilometri dal territorio italiano, con tanti connazionali che tifavano per lei: “Sicuramente mi sono sentita come se fossi in Italia, perché la gente sentivo che mi tifava, quindi quello è stato un valore aggiunto. Poi da quando sono entrata in Top 100 c’è stato il COVID, per cui non è capitato troppo spesso avere la gente che ti guardasse, che ti applaudisse. Forse è stato ancora più bello perché c’erano così tanti italiani tra il pubblico”.

Ma il circuito WTA non si ferma, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora altri tornei da giocare: “Adesso andrò sicuramente a Chicago, Indian Wells e Tenerife. Per la fine di questa stagione voglio continuare a lavorare e fare le cose come ho fatto negli ultimi due mesi. Ci sta che ci siano partite migliori o peggiori, ma secondo me stiamo lavorando nel modo giusto. Credo dobbiamo continuare così anche nel 2022, focalizzandoci sul lavoro e sui miglioramenti da fare”.

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US Open, Flink: “La sconfitta di Djokovic è dovuta più a un calo fisico che mentale”

Recap del torneo con il direttore Scanagatta: la grande corsa di Raducanu; i miglioramenti di Berrettini e Zverev; le sorprendenti sconfitte di Osaka e Barty. Qual era il pronostico di Rod Laver?

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Novak Djokovic - US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

È stato uno US Open storico da ogni punto di vista, e non solo per il ritorno del pubblico. Djokovic si è fermato alla soglia del Grande Slam contro un Medvedev che ha vinto il suo primo Slam, mentre Emma Raducanu ha rovesciato ogni tipo di aspettativa vincendo il torneo da qualificata e senza mai perdere un set. Di questo e di molto altro hanno parlato il direttore Scanagatta e Steve Flink nel loro ultimo video, che potete vedere di seguito:  

00:00 – Ubaldo: “Prima del weekend pensavo che Djokovic avrebbe riscritto la storia del tennis, invece la storia è stata scritta da Raducanu”.

03:38 – Flink: ”Raducanu ha avuto un tabellone migliore di Fernandez perché quest’ultima ha dovuto battere nomi importanti fra cui tre Top 5 e una ex-campionessa Slam come Kerber. Allo stesso tempo Raducanu è sembrata sempre più inarrestabile, i punteggi degli incontri non sono stati casuali”. Ubaldo: “È vero che il suo tabellone era leggermente più facile, ma ha sconfitto ottime giocatrici”. Flink: “Ciò che mi ha impressionato che ha sconfitto tutte in maniera netta”.

 

06:18 – Le delusioni Osaka e Barty. Ubaldo: “Quando abbiamo discusso non ci aspettavamo che Osaka uscisse così presto, idem Barty. È uno Slam strano da questo punto di vista”. Flink: “Se Barty avesse vinto contro Rogers, credo che avrebbe vinto il torneo”.

09:35 – Su Fernandez. Flink: “Ha giocato match molto lunghi e faticosi, fisicamente stava bene ma è uscita vincitrice da situazioni complicate e questa volta sapevo che sarebbe stato difficile sconfiggere la sua avversaria”.

20:17 – Flink: “Sabalenka si è nuovamente sabotata. É frustante perché lei gioca così bene quando è concentrata e i match sembrano totalmente nelle sue mani. Sembrava così anche contro Fernandez, ma poi il set le è sfuggito e il match è diventato in salita per lei. Lei può essere una grande giocatrice ma deve tenere le sue emozioni in campo sotto controllo”. Ubaldo: “Ha una sorta di doppia personalità. Quando parli con lei fuori dal campo è sempre sorridente, in campo cambia completamente da un momento all’altro”.

25:24 – Ubaldo: “Medvedev ha giocato benissimo, non poteva servire meglio e non poteva correre più di quanto ha fatto, a fondo campo è sembrato forte quanto Djokovic”. Flink: “Non ci sono dubbi che Medvedev ha giocato bene, ma la domanda è quanto Djokovic era lontano dalla sua versione migliore. Quando Medvedev a fine match ha dichiarato che Djokovic non era al suo meglio era un eufemismo, perché ha capito che questo era un Djokovic molto al di sotto del suo massimo. Medvedev però ha dovuto lottare con il pubblico che era dalla parte di Djokovic”.

28:59 – Flink: “Guardando il modo di giocare di Djokovic, lui non si sentiva in grado di muoversi bene da una parte all’altra o in avanti, non aveva le gambe. Penso che l’aspetto fisico abbia pesato il 60% mentre la pressione emotiva di completare il Grande Slam il 40%, perché nessuno gestisce la pressione come lui”. Ubaldo: “Penso che la parte mentale sia stata il problema principale, perché ha perso subito il servizio, anche se era già capitato in altri match, ma ho avuto l’impressione che non stesse spingendo la palla con la solita intensità”.

35:05 – Flink: “Pensavo che il supporto del pubblico lo avrebbe aiutato, non credo che lui abbia mai pensato che il pubblico sarebbe stato completamente dalla sua parte”. Ubaldo: “Il pubblico era dalla sua parte non perché amava Djokovic, ma verso la fine perché volevano il match durasse di più, e soprattutto volevano dire a parenti e amici ero lì quando la storia del tennis è stata scritta. Non so quanti di loro tiferanno Djokovic domani in un altro match contro Medvedev”.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

39:16 – Ubaldo: “Medvedev non solo ha giocato bene col servizio e con i colpi ma anche tatticamente, perché giocando sempre al centro del campo ha costretto Djokovic ad imporre il suo gioco invece di correre e trovare lui stesso gli angoli, perché quando cerchi di aprire gli angoli ti scopri ai contrattacchi dell’avversario”. Flink: “Medvevev è quasi sempre uno di quelli che pensano meglio in campo”.

41:50 – Ubaldo: “Nessuno merita più di Djokovic di vincere il Grande Slam, senza considerare l’aspetto tecnico ma considerando l’atteggiamento sulle diverse superficie, Djokovic è il più completo”. Flink: “Non dimentichiamo che Djokovic, per quanto riguarda gli uomini, è stato il primo dopo Laver a vincere i primi tre Slam dell’anno”. Ubaldo:” Nessuno come Serena sa cosa significa, ma lui ha raggiunto la finale mentre Serena ha perso in semifinale. La differenza è che nessuno ha mai dubitato che Serena sia la miglior giocatrice del terzo millennio, mentre Djokovic aveva molta più pressione perché molti dubitano che lui sia il migliore”.

50:16 – Su Rod Laver. Flink: “Ho parlato con lui e la sua opinione era che Djokovic avrebbe vinto in quattro set, e in un’intervista il giorno dopo ha affermato nuovamente ciò che mi ha detto. Penso che Laver sarebbe stato più che felice della vittoria di Djokovic e che lo considerasse degno dell’onore”.

52:25 – Flink: “Credo che Djokovic sia un giocatore leggermente migliore su terra di Federer”. Ubaldo: “È difficile da dire, Djokovic ha vinto due Roland Garros, l’ultimo contro Nadal ma non è lo stesso Nadal che batteva Federer al Roland Garros. Federer è stato un po’ fortunato nei primi anni in cui ha vinto gli Slam perché gli avversari non erano così duri come quelli che ha trovato Djokovic, ma dall’altra parte Djokovic sta approfittando del fatto che Federer sta invecchiando, e lo stesso vale per Nadal”.

55:05 – Ubaldo: “Sono rimasto impressionato da Alcaraz, credo diventerà un top player molto presto, un Top 10 in un anno, un top 5 in tre/cinque anni”. Flink: “È stato fantastico contro Tsitsipas e anche nel match successivo, ma contro FAA mi ha deluso. Detto questo credo che sarà facilmente in Top 20 alla fine dell’anno prossimo, forse Top 10, e negli anni successivi sarà incredibilmente pericoloso”.

56:29 – Zverev. Flink: “Credo che abbia giocato un ottimo match contro Djokovic, e onestamente se avesse battuto Djokovic, contro Medvedev sarebbe stato un match molto combattuto. Credo che Zverev probabilmente vincerà un Major l’anno prossimo, mi piace il modo in cui sta giocando”.

58:05 – Berrettini. Ubaldo: “Spero che Berrettini riesca a giocare uno Slam senza finire nella parte di tabellone di Djokovic perché contro il miglior Djokovic al momento non ha un rovescio abbastanza forte”. Flink: “Contro giocatori come Zverev ha delle possibilità anche se Zverev è migliore di lui. È migliorato molto rispetto a quando ha perso contro Nadal nella semifinale dello US Open. Il suo servizio è magnifico. Ha provato che merita di stare in Top 10, non sono sicuro possa raggiungere la Top 5”.

60:00 – Ubaldo: “Sinner ha perso in tre set contro Zverev, sono stato leggermente deluso ma ha vent’anni e anche Zverev a vent’anni negli Slam non era competitivo. Tutt’ora a ventiquattro anni non ha ancora vinto contro un Top 10 in un Major”. Flink: “Sono preoccupato del suo diritto, sembra perdere il controllo delle volte”.

62:48Auger Aliassime. Flink: “Mi è piaciuto il modo in cui ha giocato, ha raggiunto la sua prima semifinale, e un ottimo atleta, un giocatore a tutto tondo, sa come giocare a rete, il servizio sta migliorando ma ha buttato via una buona opportunità nel secondo set contro Medvedev. É ancora fragile mentalmente. È migliorato nell’ultimo anno ed è più affidabile dal punto di vista dei risultati del suo connazionale Shapovalov”. Ubaldo: “Se dovessi pagare un biglietto preferirei andare a vedere Shapovalov che Aliassime, ma è vero che mi aspettavo di più da Shapovalov e meno da Aliassime. Anche se Aliassime è mentalmente fragile, è più solido di Shapovalov”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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US Open, Djokovic: “Sconfitta dura, ma il pubblico mi ha fatto sentire speciale”

Grandi complimenti per Medvedev (“Ha dato il meglio con tutti i colpi”) ed una promessa: “Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare”

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Novak Djokovic - US Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Non poteva che essere un Novak Djokovic estremamente provato quello che si è presentato in conferenza stampa al termine della sconfitta contro Daniil Medvedev che gli ha negato il Grande Slam. Nole ha preferito glissare sull’ormai abituale commento post-partita che precede il Q&A, preferendo rispondere solo alle domande dei cronisti.

Come riconosciuto da lui stesso, la partita è stata un coacervo di emozioni e tensioni, non tutte negative però: a dispetto di un punteggio abbastanza netto in favore dell’avversario, Djokovic ha ricevuto in maniera quasi plebiscitaria il favore del pubblico, arrivando a commuoversi prima dell’ultimo game dell’incontro: “Ho provato tante emozioni diverse, penso davvero quello che ho detto durante la cerimonia. Certo, parte di me è molto triste, è una sconfitta difficile da digerire, visto ciò che c’era in palio. D’altro canto, però, ho avvertito qualcosa che non avevo mai avvertito prima a New York, il pubblico mi ha fatto sentire davvero speciale, e la cosa mi ha piacevolmente sorpreso. Non mi aspettavo niente, ma il supporto e l’energia che ho ricevuto dal pubblico sono cose che mi ricorderò per sempre. Per questo mi sono messo a piangere al cambio campo, le emozioni e le energie erano fortissime, direi forti quanto ciò che avrei provato vincendo il mio ventunesimo Slam. Ovviamente un atleta vuole vincere, ma questi sono i momenti e le connessioni che durano a lungo – è stato meraviglioso“.

LA PARTITA

Prima di tutto, però, Djokovic ha voluto rendere omaggio alla prestazione solidissima del suo avversario, sua più credibile alternativa e forse anche qualcosa di più: “Il suo servizio è stato molto preciso, è sceso in campo con grande determinazione. Era palpabile che stesse dando il meglio con tutti i colpi, e in più aveva grande chiarezza su cosa fare dal punto di vista tattico. Io invece sono stato sotto la sufficienza da ogni punto di vista, le gambe non c’erano. Ho fatto del mio meglio, ma ho commesso tanti errori e servito male. Quando affronti un avversario come Medvedev, che serve con precisione e ottiene tanti punti gratis, sei continuamente sotto pressione nei tuoi turni di battuta. Purtroppo è stata una giornata no, non era destino che vincessi”.

 

Medvedev era arrivato alla finale in grande tranquillità (un solo set perso contro i sei di Djokovic), e le oltre cinque ore in meno passate in campo potrebbero aver avuto un ruolo decisivo: “Forse tutte le ore passate in campo mi hanno condizionato, ho giocato molto di più rispetto a Daniil. Allo stesso tempo gli ultimi cinque o sei mesi mi hanno portato a spendere tante energie emotive e nervose, perché ci sono stati gli Slam, le Olimpiadi e i tornei giocati nella mia città. Tutte queste cose hanno finito per accumularsi, e sfortunatamente non sono riuscito a fare l’ultimo passo”.

Al Roland Garros contro Tsitsipas, Nole aveva rimontato due set in finale, ma ieri sera non era cosa: A Parigi mi sentivo meglio in campo, qui mi sentivo lento e poco energico. La chiave del match è stata l’inizio del secondo set, quando sono andato 0-40 sul suo servizio: con un colpo meglio eseguito qua e là forse avrei girato la partita, ci sono andato molto vicino. Chissà cosa sarebbe successo se ci fossi riuscito, forse avrei iniziato a sentirmi meglio, anche grazie al supporto del pubblico. Lui però è stato fantastico, posso solo fargli le mie congratulazioni, grande mentalità, grande approccio, grande gioco, è stato bravissimo in tutto. Ha giocato meglio e meritato la vittoria, non ci sono dubbi. So che avrei potuto e dovuto giocare meglio, ma questo è lo sport, si vince e si perde. Per me è una sconfitta dura ma allo stesso tempo sono contento per lui, è un bravo ragazzo e merita il titolo“.

Novak Djokovic – US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

SORPASSO AL VERTICE?

La vittoria di Medvedev potrebbe avere un impatto storico che va al di là della questione Grande Slam e del fatto che sia il suo primo titolo Slam: quella del russo, infatti, è la seconda vittoria Major di un giocatore nato dopo il 1988 e il primo di un giocatore della Next Gen. In merito, Djokovic sembra pensare che la svolta non sia solo vicina, ma che sia anzi già arrivata: “Credo che il riassestamento al top sia iniziato già lo scorso anno con la vittoria di Dominic Thiem qui a New York. Daniil potrebbe diventare numero uno molto in fretta. Sentite, è normale che sia così, la transizione era inevitabile anche se noi giocatori più anziani continuiamo a giocare”.

Il tema più importante, però, sarà legato alla capacità dei nuovi campioni di esercitare il medesimo fascino dei Big Three (e di Serena Williams) per mantenere il tennis ai vertici della piramide sportiva, un compito non semplice: “Vogliamo continuare ad attirare l’attenzione del pubblico sul tennis finché possiamo; io voglio continuare a giocare e provare a vincere altri Slam e giocare per il mio Paese, queste sono le mie motivazioni più grandi. La Next Gen è ormai una realtà consolidata, e presto prenderà il comando: credo che il tennis sia in buone mani, sono tutti bravi ragazzi e grandi, grandi giocatori, hanno qualcosa da dare sia dentro che fuori dal campo. Speriamo tutti che questa transizione sia semplice e lineare dal punto di vista della popolarità del tennis, questa è una cosa molto importante. Tutti vogliamo vincere, ma allo stesso tempo siamo anche i rappresentanti più importanti del gioco; dobbiamo esserne consapevoli e cercare di portare tanti nuovi fan, perché alla fine questa è la cosa che conta, è la cosa che crea opportunità per i più giovani e per i giocatori dalla classifica più bassa. Le cose vanno benissimo per i migliori, ma dobbiamo fare un lavoro migliore alla base del gioco“.

UN BILANCIO DEL 2021

Come detto, per Djokovic la corsa iniziata a febbraio in Australia stava iniziando ad esigere una gabella molto significativa. Non è quindi troppo strano che nonostante la sconfitta il momento sia stato liberatorio, specialmente al termine di un torneo veramente duro:Ero sollevato quando è finita, perché il crescendo emotivo del torneo è stato davvero difficile da gestire. Allo stesso tempo mi sono sentito triste, deluso e grato per quanto fatto dal pubblico, mi hanno dato un momento speciale sul campo”.

Djokovic non ha ottenuto il Golden Slam né il Grande Slam, e il fatto che ci si debba interrogare su quanto positiva sia stata la sua annata dà un’idea di che tipo di standard questo giocatore abbia creato per sé stesso: “Alla fine credo di poter essere soddisfatto della mia annata, ho fatto finale in tutti gli Slam vincendone tre. Sono stato molto chiaro sui miei obiettivi negli ultimi due anni, voglio essere al meglio negli Slam e ci sto riuscendo. Devo essere orgoglioso di ciò che ho fatto con il mio team, anche se oggi non sono riuscito a conquistare il titolo”.

Novak Djokovic – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

E come già ribadito, Nole si è ripromesso di continuare a cercare altre vittorie: “Comunque nel tennis impariamo rapidamente a lasciarci i momenti difficili alle spalle: presto ci saranno nuove sfide, e ormai so come dimenticare le sconfitte nelle finali Slam, che sono le più dure da digerire. Cercherò di imparare la lezione e di ripartire diventando ancora più forte, amo ancora il tennis e mi sento ancora bene in campo. Finché ci sono le motivazioni, continuerò a giocare“.


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