“Seppi soffriva più Federer che Djokovic”. “Non avrebbe battuto Federer se...”

Interviste

“Seppi soffriva più Federer che Djokovic”. “Non avrebbe battuto Federer se…”

MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Esclusiva con Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, poche ore prima della mission impossible (0-11) contro Novak Djokovic. Ma sembrava impossible un anno fa anche quella con Roger Federer (0-10). Il divertente curioso improvvisato scambio di battute con Djokovic

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Questo è il testo, con qualche mini-licenza lessico-grammaticale, dell’audio-intervista che ho potuto fare a Massimo Sartori, il coach che segue Andreas Seppi fin da quando era bambino e che lo ha portato ad essere un top-20 (n.18) sebbene Andreas non avesse avuto in dono dalla nascita poi un talento super-naturale – non era un Federer chiaramente, ma nemmeno un Fognini per intendersi – ma in compenso potesse contare su una grande disponibilità a lavorare duramente, a migliorarsi continuamente, e un’intelligenza tennistica che gli ha consentito di affrontare con la giusta dose di umiltà i propri limiti proponendosi di superarli insieme a Massimo Sartori. E anno dopo anno riuscendoci in gran parte. Mi viene da dire che, anche se la testa di Camila non è quella di Andreas, se la Giorgi avesse un coach come Sartori oggi avremmo molte più chances di vederla tra le top15. Perché ha molto più talento naturale Camila di Andreas, anche se – lo dice proprio la differenza di risultati – il talento è solo una delle tante componenti del puzzle che fa il tennista.

Ubaldo: Massimo mi sembra che Seppi in Australia giochi meglio che all’ US Open, anche se la superficie non è poi così diversa.

Sartori: Beh penso che sia soprattutto la tempistica stagionale ad essere diversa. All’US Open si arriva dopo un’estate molto lunga ed impegnativa, Toronto, Cincinnati, e dopo una stagione molto lunga. Qui invece la stagione è all’inizio. Andreas poi quando va in ritmo e riesce a giocare un po’ di partite, gioca sempre meglio. Quest’anno abbiamo fatto un po’ fatica a partire, con l’allenamento eravamo in ritardo, un pochettino, quindi abbiamo voluto giocare un po’ di più a tennis in queste settimane di tornei, far meno parte atletica e sentire un po’ di più la palla. Sta giocando benino, speriamo che domani faccia una buona partita.

 

Ubaldo: Ci raccontava Andreas che appena uscito il tabellone tu gli hai detto: “Hai Djokovic”, ma lui ti ha risposto “Beh, veramente non è che con Gabashvili ho vinto prima di giocare”. Rispetto al tuo vecchio approccio psicologico, quello del “guardiamo una partita alla volta”, è cambiato qualcosa, lo hai fatto apposta?

Sartori: Quest’anno siamo partiti il primo gennaio, il mio obiettivo era di farlo giocare tanto a tennis durante questi due primi tornei, sia a Doha che a Sydney, per arrivare più pronto possibile per giocare bene questo torneo. Ci siamo riusciti. E quando ho visto il tabellone ho pensato che Gabashvili sui 3 su 5 era una partita buona per Andreas. Sempre difficile perchè dipende molto da come gioca Gabashvili, però Andreas era già solido, colpiva bene la palla… ho visto che mi sembrava un buon tabellone e ho detto: ‘Poniamoci questo obiettivo: arrivare almeno a Djokovic’. Ora, per giocare bene la partita di domani bisogna che lui stia vicino, molto vicino alla riga di fondo. Deve cercare di giocare qualche rovescio lungolinea più del solito, rischiando un po’ di più e spostando Djokovic per primo…

Scenetta con Djokovic

Ascoltate l’audio, così cogliete meglio tutto in viva voce.
In quel momento scorgo con la coda dell’occhio Novak Djokovic che, sceso dalla KIA della transportation, sta per passare a un metro da noi e allora interrompo Massimo Sartori dicendogli… “Lo chiediamo a lui, che sta passando in questo momento?”

Novak ci vede, sorride, sente che dico volutamente a voce più alta quella frase e aggiungo, mentre lui non si ferma ma rallenta… “ehi, mi sta dicendo la tattica per batterti!”

Novak ride, scrolla le spalle e grida, nell’allontanarsi “Sono preparato”! E lo ripete…

(Ridiamo Sartori, io e pure lui).

Poi riprendiamo l’intervista da dove l’avevamo interrotta:

Sartori: Beh, Andreas e Novak hanno giocato molto anche insieme. Lui risiede a Montecarlo, noi stiamo a Bordighera. Nell’ultima settimana in cui eravamo lì, hanno giocato due o tre volte insieme.

INCISO VERDASCO-GRAF

Apro qui questo inciso per ricordare una frase pronunciata da Verdasco l’altra sera dopo aver battuto Nadal: “Giochiamo spesso insieme io e Rafa, e quando questo succede accade quasi sempre che se c’era un gap esso si attenui e si instauri un certo equilibrio”.

A questo proposito ricordo quando Steffi Graf decise di non giocare più il doppio assieme con Gabriela Sabatini e di non allenarsi più con lei… dopo averci perso 3 volte su 4 nell’anno magico di Gabriela! Cito a memoria: il 1990? Per un certo e lungo periodo Steffi aveva invece sempre costantemente battuto Gabriela. Smise di allenarcisi insieme e tornò a rivincerci abitualmente come prima.

Sartori (riprende l’intervista): In questo momento Novak Djokovic è decisamente il giocatore più forte, quello che fa correre di meno la palla nel campo, nel senso che rimbalza sempre più vicino alla sua racchetta, e la fa tornare sempre prima dall’altra parte! Quindi devi essere velocissimo nell’organizzarti dal tuo lato del campo. Ciò a meno che tu non riesca ad imporre il tuo di ritmo…, ma con lui è molto difficile in questo momento.

E io direi da un anno a questa parte!
Ubaldo: Quando l’anno scorso doveva giocare contro Federer, Andreas ci aveva perso 10 volte di fila. Ora con Djokovic la situazione sembra ripetersi, ci ha perso 11 volte di fila! Ma è diversa la preparazione psicologica in una situazione di questo genere? Djokovic non è Federer, approcciando un match del genere tu che fai, che gli dici? È la stessa stuazione o no?

Sartori: No, io la vedo un po’ diversa, nel senso che quando lui ha giocato la partita con Federer l’anno scorso ci siamo arrivati che Andreas stava giocando bene. Io gli avevo chiesto di fare due cose durante la partita: una era di avvicinarsi e non di allontanarsi quando Roger giocava il back. Due… doveva tirare la palla andando vicino al rimbalzo. Andreas lo ha fatto per tutta la partita. Inoltre doveva capire subito quello che doveva fare. Però con Roger non era mai andato vicino a vincere, prima di quel giorno lì. Mentre con Nole ci è andato molto più vicino, già un paio di volte. Quando erano molto più giovani e poi al Roland Garros. Ma anche l’ultima volta all’US Open nel primo set era Andy a comandare. Probabilmente il gioco di Djokovic dà la possibilità ad Andreas di giocare in modo diverso. Questa partita qui è una partita che Andy deve giocare con l’esperienza dei suoi 10 anni di carriera. Quello farà la differenza, se lui va in campo tranquillo, farà una buonissima partita. Poi vediamo che cosa succede.

Ubaldo: Andreas ha detto che il sorteggio lui non lo vince mai. Ma se lo vincesse, con uno come Djokovic è meglio servire per metterlo sotto pressione sperando di essere sempre avanti nei game, o è meglio per lui, se è più tranquillo, cominciare dalla risposta? Andreas dice che nel 90% dei casi sceglie la risposta. Ma tu cosa ne pensi?

Sartori: Beh, di sicuro la differenza nella partita la deve fare con la risposta! Con Djokovic, Andreas… o si mette a rispondere come sa fare, oppure non c’è neanche partita! Quindi la partita inizia molto da lì. Djokovic cercherà di battere bene, ma Andreas deve cercare di spingere sulla risposta. Sarà la chiave determinante. Quindi forse come primo game sarebbe meglio la risposta domani. Se toccasse a lui scegliere io gli direi “Vai dentro e tira quattro pigne subito sulla risposta! Se lui sbaglia la prima tu entra e tira, tanto sono i primi games, non ti preoccupare”. Secondo me così può prendere più coraggio, più forza. Se va in ritmo lì poi quando andrà a servire sarà più tranquillo.

Ubaldo: Ehi, insomma, rispetto a quanto mi dicevi l’anno scorso, mi sembravi più pessimista riguardo al match con Federer che riguardo a questo con Djokovic, E ciò nonostante che Djokovic sia quello che è. Mi sbaglio?

Sartori: No, forse mi sono spiegato male io. Non è che ero più pessimista, ma diciamo che negli anni Seppi ha sempre fatto molta più fatica a giocare con Federer che con Djokovic. Però l’anno scorso la partita con Federer l’abbiamo preparata a tavolino, e lui nei momenti difficili non ha mai cambiato modo di giocare. E Federer di questo se ne è accorto. Con Djokovic domani sarà più difficile questo, perché lui ha un ritmo più alto nello scambio e quindi ti porta in sofferenza molto più velocemente. Allora… quello che chiederò ad Andreas di cercare di fare domani… sarà di imporre lui la non-organizzazione all’avversario…. Però, non dimentichiamo che abbiamo sempre Djokovic dall’altra parte, insomma tanto di cappello!

Ubaldo: Andreas avrebbe il vantaggio di poter giocare una partita nella quale non ha nulla da perdere… Ma può essere che quando Andreas gioca una partita così, appunto senza nulla da perdere, se poi si trova avanti cominci a pensare “ah, ora ho qualcosa da perdere?”… Con Djokovic successe al Roland Garros nel 2012, era avanti due set a zero…

Sartori: Quel tennis di Seppi è stato forse il tennis migliore della sua carriera. Però è stato un tennis che lui non si rendeva quasi conto di giocarlo. Era in un momento di fiducia pazzesca, della sua vita e del suo tennis. Quella partita lì, comunque, nella globalità del tennis di Andreas, è stata quella che gli ha permesso di controllare la partita con Federer l’anno scorso qua: sì, perché nei momenti decisivi ha continuato a giocare come all’inizio, come fino ad allora, e non ha aspettato che Roger sbagliasse. E quella è stata la chiave. Anche alla fine Roger ha sentito che Seppi era presente su tutte le palle, mentre con Djokovic a Parigi arrivato a quei momenti lì Andreas ha aspettato che Nole sbagliasse. Ma è successo invece che Nole ha ripreso in mano il gioco. Andreas pensò quella volta: ‘Ora adesso sbaglia, la porto a casa lo stesso’, ma invece con questi campioni non lo puoi fare.

Concludo: le possibilità che Andreas Seppi batta Novak Djokovic sono e restano pochissime, ma da quel che traspare dalle frasi qui raccolte di Massimo Sartori beh, la “mission” sembra meno impossibile di quanto direbbero gli 11 precedenti duelli.

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Flash

Wilander sui Fab 4: “Vedremo se le rivalità del futuro saranno allo stesso livello”. Schett: “Non credo che a Djokovic manchi Federer”

Le parole degli opinionisti di Eurosport sul tramonto di un’era, e su quanto lascerà in eredità. “Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo” dice Mats Wilander

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Mats Wilander e Barbara Schett

Il tennis, come tutti i grandi sport, vive dei grandi nomi che lo popolano, delle imprese, i momenti epici… e soprattutto delle rivalità. Le contrapposizioni tra grandi giocatori che alle volte quasi arrivano a prendere forma di complementarità e contemporanea distanza come yin e yang. Ma rivalità del livello di quelle dei Fab Four, la cui era sta ormai finendo, è difficile pensare di rivederne. “Ci mancheranno tremendamente“, spiega Matts Wilander dai microfoni di Eurosport, “penso che Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo. Sembra essere in grado di affrontare gli infortuni che subisce. È così fresco, sembra così giovane, presumo batterà Federer anche nello sci (hobby che il campione svizzero ha ripreso a praticare dopo 15 anni, ndr), visto che Novak è cresciuto sciando. Ci mancherà“.

L’ex campione svedese sa quanto abbiano dato al tennis questi grandissimi, come prima aveva fatto lui insieme a Edberg e Lendl, e prima di loro Borg, Connors e McEnroe, o Sampras e Agassi subito dopo. In fin dei conti ci saranno altri grandissimi giocatori, altri duelli epici, ma varranno un Fedal o i 59 incontri di Rafa e Nole? La risposta dell’ex n.1 al mondo è chiara, ma lascia aperta una porticina: “Non dobbiamo preoccuparci che questi tre se ne vadano, perché si tratta solo di rivalità. Abbiamo visto Alcaraz e Jannik Sinner allo US Open lo scorso anno e per me è stato come “oh mio dio”, è tutta una questione di rivalità. La domanda è: ne avremo come le abbiamo avute con Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. E Andy Murray“.

Barbara Schett, il volto di punta della cosiddetta “casa degli Slam” (almeno in TV), esamina lo stesso argomento, ma da una prospettiva diversa e più spinosa: cioè quanto e se realmente si possa dire che a un Novak Djokovic, ancora in piene forze sul circuito, manchi l’amico-rivale Roger Federer. Una questione non scontata, e che certamente vale la pena di considerare: “Novak ha detto che gli manca Roger nel Tour, ma quelle rivalità li hanno portati tutti e quattro dove sono oggi, a ricoprire il ruolo che hanno nel Tour in questo momento“.

 

Non credo che gli manchi Roger“, pizzica Schett, “probabilmente perché ha ottime possibilità di entrare nei libri di storia vincendo il maggior numero di titoli del Grande Slam di sempre. Certo, c’è Rafael Nadal, ma lui [Djokovic] è in ottima forma. Ha dei problemi ma non subisce infortuni gravi e sembra che il suo corpo stia davvero bene. Ed è anche ancora così motivato. 21 titoli del Grande Slam non sono sufficienti per Novak Djokovic ed è bello da vedere. Da un lato, probabilmente gli manca Roger Federer, ma dall’altro penso che probabilmente sia felice che non ci sia più“. Una disamina interessante della giornalista austriaca, che tratta chiaramente l’ipotesi di una felicità meramente sportiva, ma che considerando quanti titoli e quante vittorie si siano strappati a vicenda il serbo e lo svizzero, non è poi così azzardata.

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Australian Open

Australian Open, Rybakina: “Sabalenka è tra le poche che sanno mettermi in difficoltà. Non mi sentirò diversa per la classifica”

“Si dovrebbe spingere le altre tenniste verso un gioco più aggressivo”, così la kazaka dopo la finale persa. “Aryna ha avuto grandi miglioramenti”

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Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il torneo di Elena Rybakina, di livello altissimo e di intense emozioni, certamente non si è concluso nel modo da lei auspicato. La kazaka, dopo una bella finale in cui ancora una volta ha espresso un ottimo tennis, si è dovuta arrendere ad Aryna Sabalenka, una ragazza in missione che ormai da troppo aspettava il momento che finalmente è giunto. Nonostante ciò rimane un gran risultato quello di Elena, con una finale Slam e l’orgoglio di entrare per la prima volta in carriera tra le prime 10. Con questo spirito Rybakina si è presentata in sala stampa per la conferenza post match, mansione mai facile da svolgere dopo una finale persa.

D: “Penso di essere nel giusto dicendo che da lunedì sarai in top 10. Non hai ricevuto i punti per lo Slam che hai vinto (Wimbledon 2022), ma ti sei mai sentita come una giocatrice da prime dieci? Domani ci sarà una differenza per te per il fatto che lo sarai ufficialmente?
Rybakina: “Non credo che domani mi sentirò diversamente solo a causa della classifica. Ma di sicuro cambierà per i tornei più piccoli. Sarò testa di serie, forse in alcuni tornei non giocherò il primo turno. Quindi ovviamente ci sono alcuni vantaggi da questa cosa, ma di certo non guardo così tanto al ranking

D: “Su Sabalenka, considerando quello che ha passato con il suo servizio, quanto è difficile per una giocatrice, contando il livello in cui era lei l’anno scorso, arrivare a servire sotto pressione in quel modo in un grande incontro?
Rybakina: “Di sicuro ha servito davvero bene oggi, non importano i doppi falli. Poche seconde, che ha colpito probabilmente come prime. Il suo servizio era davvero buono, e di sicuro non è facile mentalmente. Lei non ha avuto grandi numeri in battuta l’anno scorso, ma oggi era super forte e ha servito bene. Gliene do atto, so quanto lavoro ci vuole

 

D: “Quanto è importante per te arrivare a questa seconda finale Slam così rapidamente dopo aver vinto Wimbledon? Ti toglie un po’ do pressione il sapere che puoi farlo ancora?
Rybakina: “Sicuramente. Anche se vorrei dire che sto provando a non pensare alle aspettative. Come ho detto nei giorni scorsi, dopo una grande pre-season, stavo pensando che avrei dovuto mostrarlo in campo. Le prime settimane non sono state così belle come forse ho iniziato gli altri anni, ma penso che alla fine ci voglia solo fiducia per andare avanti, per continuare a lavorare. Ora mi sento anche bene fisicamente. So che se continuerò a lavorare, i risultati ci saranno

D: “Potresti un po’ spiegare cosa sia affrontare il tennis di Sabalenka rispetto alle altre giocatrici incontrate in tour?
Rybakina: “Vorrei dire che non molte sono in grado di mettermi realmente sotto pressione. Contro di lei non è facile, perché ha un gran servizio e gioca in maniera davvero aggressiva. La sua palla arriva molto pesante, ci sono forse un paio di altre che giocano come lei. Io solo che dovrò servire bene, c’è pressione fino alla fine, e appena ho delle opportunità, devo prenderle. Oggi ho avuto delle opportunità, non le ho sfruttate, e il match non è andato nella mia direzione. È un’avversaria molto ostica

D: “Ti sei trovata sotto pressione nei tuoi game di servizio più di quanto ti saresti aspettata? Ti ha reso le cose difficili con l’avanzare della partita?
Rybakina: “Assolutamente. Aryna stava rispondendo davvero bene. Ma mi sentivo come quando ho giocato con Vika, non era facile tenere alta la velocità del servizio, le palle erano piuttosto pesanti. Sapevo che non stavo servendo molto veloce, allora avrei dovuto cercare dei buoni piazzamenti. Sentivo una sorta di pressione in quei momenti. Abbiamo giocato molti game davvero lunghi sul mio servizio, tra parità e vantaggi. Ma avrei potuto servire forse un po’ meglio. Basta qualche momento qua e là e la partita può girare, ma non oggi, non per me

D: “Riesci ad apprezzare quanto la partita sia stata di qualità? Cosa pensi possa fare uno spettacolo come questo per il tennis femminile in generale?
Rybakina: “Penso che la qualità della partita fosse buona. Il gioco è stato molto potente da parte di entrambe e, come ho detto, non sono molte le giocatrici potenti in tour. Forse si dovrebbe spingere le altre verso un gioco più aggressivo, anche se le condizioni sono sempre diverse. Devi adattarti a tutto: alla velocità, alla pesantezza della palla, non è facile. Penso che alla fine la partita sia stata di un buon livello…sono troppo stanca, non so più cosa dire (sorridendo)“.

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Australian Open

Australian Open, la grande notte di Sabalenka: “Questo trofeo è per il mio team” [VIDEO]

Tutte le dichiarazioni della nuova campionessa di Melbourne dopo la vittoria del suo primo titolo Slam

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Aryna Sabalenka, all’età di 24 anni, vince il suo primo trofeo dello Slam. Battuta in rimonta Elena Rybakina nella finale dell’Australian Open 2023 al termine di una contesa durata due ore e ventinove minuti (qui la cronaca). La bielorussa si è lasciata andare così dopo il match point:

Indimenticabile il momento in cui Aryna ha ricevuto il trofeo dalle mani di Billie Jean King:

Così Aryna Sabalenka ha risposto, a caldo, alle domande di Barbara Schett nella one to one con Eurosport.

Schett: “Congratulazioni, a cosa stai pensando?”

Sabalenka: “Avrò bisogno di qualche giorno per realizzare. Sono felice e orgogliosa, tante cose mi passano per la testa, ora non sono con i piedi per terra”.

Schett: “Cosa provi, gioia, sollievo…?”

Sabalenka: “Un po’ di tutto. Sono tra le prime 10 da un po’ di tempo ma ancora non avevo tra le mie mani uno trofeo Slam. Era sempre più complicato, ogni Slam mi creava grosse emozioni. Quindi sì, gioia e sollievo”.

Schett: “Cosa hai detto al tuo team quando li hai abbracciati?”

Sabalenka: “Qualche parolaccia… Loro sono stati presenti, ad incoraggiarmi nei momenti complicati. Mi sentivo quasi responsabile per loro. Si meritavano questo trofeo e per questo sono scese le lacrime”.

Schett: “Parliamo del match. Hai perso il primo, poi tatticamente sei andata più sul suo dritto…”

Sabalenka: “Nel primo set ero tesa, lei giocava benissimo e tatticamente non ho fatto tutto nel modo giusto. Nel secondo set ho modificato qualche cosa, ho cercato di farla giocare più di dritto, di spostarla, di metterla più sotto pressione sul suo servizio”:

Schett: “Cosa farai stasera?”

Sabalenka: “Non lo so, forse mangerò un po’ di cose che di solito non posso mangiare…”

Schett: “E la Coppa dove la metti?”

Sabalenka: “Staranno lottando mia mamma e mia nonna su cui può averla per prima”.

Successicamente a queste interviste, si è recata in sala stampa per la conferenza post partita.

D: “Puoi provare a spiegarci come ti stavi sentendo in quel game finale, e in particolare quando hai commesso doppio fallo sul championship point?

Sabalenka: “Per me è stato un buon inizio. Ero tipo ‘bene, sarà divertente dopo il doppio fallo’ (ridendo). Ero un po’ nervosa nell’ultimo game. Continuavo a ripetere a me stessa ‘nessuno dice che sarà facile, devi lavorare per questo, fino all’ultimo punto’. Come game è stato molto difficile, sono contenta di essere riuscita a gestire le emozioni e vincerlo

D: “Date le circostanze, il momento più importante della tua carriera finora, è questa la miglior partita che tu abbia mai giocato?

Sabalenka: “Sì penso che sia realmente la migliore, direi che lo è stata. Lei ha giocato un tennis incredibile, ho combattuto molto duramente per vincere. Penso che il tennis fosse di alto livello. Sono molto felice che non sia stata una partita facile, mi è piaciuta davvero molto questa battaglia

D: “Cosa hai imparato da quella sconfitta a New York, la tua ultima in uno Slam? Cosa hai usato a tuo favore in finale?

Sabalenka: “Cos’ho imparato? Ho imparato che devo essere un po’ più calma sul campo e non devo fare le cose di fretta. Devo solo giocare la mia partita, essere calma, e credere in me stessa, ciò che attualmente posso fare. Credo che durante queste due settimane sia stata davvero super calma sul campo e abbia creduto molto in me stessa, e che il mio gioco mi avrebbe dato molte opportunità in ogni partita per vincere questo titolo

D: “Ad Adelaide hai parlato di diventare più calma sul campo, di imparare a controllare le tue emozioni. Portaci attraverso quello che hai fatto. Alla fine qual è stato il fattore che ha risolto tutto?

Sabalenka: “Ho sempre avuto questo strano sentimento che quando le persone venivano da me e chiedevano un autografo, avrei voluto dirgli ‘perché lo stai chiedendo? Io non sono nessuno. Sono una giocatrice, non ho neanche vinto uno Slam’. Ho solo cambiato il modo in cui mi sento. Ad esempio, iniziando a rispettare di più me stessa. Comincio a capire che in realtà sono qui perché lavoro molto duramente e sono una buona giocatrice. Avendo capito ciò, posso gestire molte emozioni. Ogni volta che ho avuto un momento difficile in campo, ho semplicemente ricordato a me stessa che sono abbastanza brava da gestire tutto questo

D: “Oggi hai colpito 51 vincenti, commesso 28 non forzati. Un buon rendimento. Dopo aver perso il primo set, sembravi più determinata a fare più vincenti. Attualmente il numero di vincenti sta diventando più alto. Qual era la tua mentalità, la tua tattica, dopo aver perso il primo set?

Sabalenka: “Sono ottime statistiche, più vincenti che non forzati. Dopo il primo set ero nervosa. Ho solo detto a me stessa che dovevo andare avanti, continuare a lottare, a provarci, e avrei avuto la mia possibilità di rientrare nella partita

D: “Sono passati 10 anni da quando Vika ha vinto qui. Ora sono tre gli Australian Open delle donne bielorusse. Quale influenza ha avuto su di te? Cosa c’è tra le giocatrici bielorusse e l’Australian Open?

Sabalenka: “Non so. Penso che amiamo l’Australia, e spero che l’Australia ami noi. C’è qualcosa di buono per noi riguardo l’Australia. 10 anni sono molti, e ad essere onesta non guardavo così tanto il tennis quando lei ha vinto l’Australian Open. Ma, naturalmente, avere una grande giocatrice dal mio Paese mi ha aiutato ad avere quella sorta di fiducia nel poter fare bene. Ho pensato che se ha potuto lei, probabilmente posso anche io

D: “Ovviamente vuoi goderti questo momento. Il n.1 del ranking è tra i tuoi obiettivi quest’anno? È qualcosa che ti piacerebbe raggiungere?

Sabalenka: “Più o meno abbiamo tutte lo stesso tipo di obiettivi. E vincere uno Slam non è l’ultimo sulla mia lista

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