Buon compleanno Rino. Dal doping al tennis, da Giorgi a Nadal: Rino Tommasi ha una risposta per tutto

Interviste

Buon compleanno Rino. Dal doping al tennis, da Giorgi a Nadal: Rino Tommasi ha una risposta per tutto

In occasione dell’ottantaduesimo compleanno di Rino Tommasi, ripubblichiamo un’intervista di Claudio Giuliani, realizzata poco prima dell’ottantunesimo. E che sembra fatta ieri

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Che si tratti di Camila Giorgi, Fognini, Nadal, Federer, calcio, ciclismo, atletica, doping, scommesse, giornalismo e telecronache, Rino Tommasi ha sempre la risposta giusta. L’intervista a uno dei più grandi giornalisti italiani, un colloquio con un grande uomo di sport, un ex atleta che tutti i tennisti hanno imparato a conoscere come il custode dei numeri

Al telefono, quando ci invita a casa sua, è sempre gentile, anche quando cambia l’orario in extremis. “Mia moglie ha invitato i figli per colazione – sarebbe il nostro volgare pranzo ndR – e io non lo sapevo, facciamo nel pomeriggio?”. E quindi raggiungendo il cuore dei Parioli, Roma, dove il parcheggio è cosa preclusa se non si ha il Burgman o la Smart che dominano le strade di piazza Euclide, entriamo nell’elegante casa di Rino. Libri, libri e ancora libri, che arrivano fino ai soffitti, altissimi in queste case d’epoca tutto legno alle pareti e tappeti in terra, con l’argenteria in bella mostra. Ci attende sull’uscio del suo studio, mentre noi attraversiamo lentamente il lungo corridoio, attratti dalle foto sulle pareti, la storia della vita di Rino. Ci viene incontro. “Quello è Henry Kissinger, eh”, ci dice orgoglioso, mentre lo sguardo si sofferma sulla foto che lo ritrae mentre intervista l’ex segretario di stato USA, colloquio che gli valse anche un premio. Tutte le foto sono in bianco e nero e lo ritraggono praticamente con tutti gli sportivi più importanti, ma anche con personaggi dello spettacolo italiano. A colori, spicca quella di un Boris Becker giovanissimo che gli sorride mentre lui lo intervista. In basso, c’è la foto che lo ritrae assieme a Clerici e Scanagatta con un Roberto Lombardi sorridente. “Eravamo a Melbourne lì”, ci dice, mentre sorride con lo sguardo tenero verso l’amico che non c’è più. Ci accomodiamo di fronte a lui nel suo studio, con la scrivania invasa di appunti e libri a dividerci. Ha da poco dato alle stampe un libro sul pugilato, “Muhammad Alì. L’ultimo campione. Il più grande?”, ma, chissà perché, non ci sorprende affatto saperlo a lavoro su un nuovo progetto (“parlerà della scomparsa delle squadre di calcio della provincia”).

DOPING E LIBERALIZZAZIONE
Partiamo subito con la questione doping, rilanciata di recente dalle parole del papà di Camila Giorgi, il quale ha dichiarato che nello sport si dopano tutti e allora tanto varrebbe legalizzare il doping. Rino è un antesignano della teoria, non convintissimo però. “È una questione delicata nel senso che, da un certo punto di vista sarei per il rigore, e quindi non appena uno sgarri, anche se per piccole quantità, non lo farei giocare più. Ma sono anche convinto che se li controlliamo tutti non gioca più nessuno. Non ho mai quindi deciso di prendere posizione e non perché non voglia. Io, quando ero giovane ma anche adesso che non lo sono più, non ho mai messo in bocca una sigaretta e comunque quando gareggiavo non mi sarei mai aiutato in alcun modo. Il problema per me è economico: controllare tutti è impossibile. Se lo facessimo per tutti, rigorosamente, non se ne uscirebbe più”. Se per ipotesi il doping venisse legalizzato, ci sarebbe poi la corsa ad accaparrarsi i medici migliori no? “Sì, per paradosso potremmo avere le finali dei tornei giocate direttamente dai medici”, ci risponde sorridendo. “È ovvio che da un certo punto di vista vorrei essere spietato nei controlli e quindi nei provvedimenti, le squalifiche, però mi rendo conto che in questo modo forse si paralizzerebbe l’attività. Non ho idea esatta della diffusione del fenomeno, ma mi pare che si stia allargando sempre di più”.

 

Qualche tempo fa è uscito un libro, “Campioni senza valore”, edito da Sandro Donati, ex atleta e responsabile del mezzofondo per la Fidal, la federazione di atletica del Coni. Nel libro lui racconta la storia della Fidal e del Coni di Primo Nebiolo, che promuovevano il doping grazie alle autoemotrasfusioni del professor Conconi, perché le medaglie andavano conquistate a tutti i costi. Che ne pensa? “L’atleta è spesso d’accordo, e si trova ad accettare questi metodi perché vuole primeggiare, avendo anche il sospetto che gli altri si aiutino in qualche maniera. D’altra parte le Federazioni, anche quando scoprono casi di doping, preferiscono chiudere un occhio. Dei dirigenti si sono costruiti la propria carriera sui falsi successi degli atleti”. Rino stesso è un ex atleta, tennista, vincitore di numerosi trofei giovanili, nonché figlio d’arte. “Mio padre ha tenuto il record di salto in lungo per molti anni; partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e a quelle di Amsterdam del 1928”. Non sarà mica che fu Evangelisti e il suo mitico 8 e 38 di Roma, risultato truccato come poi si scoprì, a togliere il record a Tommasi senior? Rino sorride mentre cerca la postura giusta sulla poltrona di pelle nera dai braccioli marroni: “No no, gli otto metri furono superati proprio da Evangelisti ma prima, e pare legittimamente”.

DOPING E RISULTATI
In Italia fino agli anni ’90 c’era una certa riottosità a parlare di Doping. Perché? “La stampa è stata resistente perché chi fa questo mestiere vorrebbe che lo sport fosse pulito. Se togli la certezza del risultato, lo sport finisce”. Lo sport finisce quindi, ma allora non è già finito con i vari Di Centa, Bugno, Moser (con Conconi che volò fino a Città del Messico per fargli l’emotrasfusione, con la scusa dell’anemia, nella corsa che gli valse il record su pista), Cipollini, Chiappucci, Pantani e via dicendo? Non abbiamo già tolto la certezza del risultato? “Mi ripeto: il problema è difficile perché la questione è complessa. Forse, mi sono quasi convinto, che tutto sommato sia meglio ignorare, anche se così si commetterebbero dei delitti verso la salute dell’atleta”. Veniamo al risultato sportivo. Come si gestisce quando da Ben Johnson ad Armstrong, arrivando fino alla Juventus, si tolgono dei titoli? Si assegnano al secondo arrivato? “Questa situazione è ingestibile. Ecco perché quindi istintivamente sarei per il rigore assoluto. Ma, così facendo, con regole rigide e rigore assoluto, potrebbe veramente finire l’attività sportiva, tale è la diffusione di questo fenomeno. Oggi si dopano anche i ragazzini, quelli che fanno la corsa del circondario. Nel tennis c’è il problema del tempo perché non sai quanto dura una partita, quando invece millecinquecento metri sono millecinquecento metri. Alla fine di questo discorso, io temo, e lo temo molto, che ci si debba arrendere. Mi sembra una battaglia che la legalità non può vincere”.

LA QUESTIONE CULTURALE
Donati però racconta anche di atleti che rifiutano di pratiche. Il problema è culturale quindi. “Certamente”, quindi, cosa si può fare di più? “Premesso che tutti i tentativi di carattere educativo, o pedagogico, si riducono al raccomandare agli atleti di non fare nulla, di correre a pane acqua, poi la realtà è altra. E quando si rompono gli argini, stabilire un limite prima del quale non è doping e poi lo è, francamente è impossibile”. C’è chi sostiene che nel tennis il doping non esiste. “No, non è vero. C’è chi ricorre all’aiutino, e poi i tennisti si parlano negli spogliatoi, si consigliano. C’è sempre poi il timore di perdere contro uno che si aiuta. Nessuno mai dice di perdere contro un altro più bravo”. Eppure i giocatori e le associazioni preposte, fra blitz all’alba e passaporto biologico, si ritengono a posto. “Si adottano questi sistemi per dare l’impressione di difendersi da questa piaga, ma in realtà non ci difendiamo. Gli strumenti sono alla portata di tutti. Da anni si assiste alla medicalizzazione dello sport, anche a livello amatoriale”. Jim Courier a fine carriera andava in giro a dire che erano tutti dopati. E se tu gli domandavi il perché, lui rispondeva “Perché corrono più di me. Nessuno corre più di me”. Ride. “Osservazione crudele ma tutto sommato giusta”. Che opinione si è fatto della vicenda Kostner, l’ex pattinatrice accusata di complicità e omessa denuncia nella vicenda legata all’ex fidanzato squalificato per doping, il marciatore Schwawrzer? “Il fatto che ci sia un rapporto di affetti o intimità non ti esime dalla denuncia. Squalifica giustissima, ogni tesserato ha il dovere di riferire in caso di illecito”. Doping o scommesse, cosa è peggio per l’immagine di questo sport? “Si sarebbe portati a dire istintivamente che sia peggiore la questione doping, ma l’altra questione è morale, ed è il cancro peggiore ma tutto sommato il più facile da debellare. Nelle scommesse ci sono i soldi che girano, e quindi quando li scopri puoi essere implacabile. Ma con la questione doping c’è di mezzo la salute dell’atleta e la credibilità dello sport. Per la questione scommesse sono per la rigidità massima, fermo restando che non credo ci siano giocatori che perdano apposta: perdere è contro natura nello sport”.

Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne

Tommasi, Clerici, Lombardi e Scanagatta a Melbourne

FEDERER, MURRAY, SEPPI, NADAL E LO SLAM DI DOPPIO
Nel suo studio Rino ha il televisore proprio di fronte la sua scrivania, alle nostre spalle, sulla destra. Scorrono le immagini del telegiornale, silenziato per permetterci di ascoltarci. Gli chiedo se ha seguito l’Australian Open. “Certamente”, risponde. “Ci sono state poche sorprese. I risultati sono stati molto regolari. Direi un torneo ordinario”. Il torneo brutto lo vince il più forte? “Assolutamente sì”. Non è d’accordo sull’idea che ci sia una sorta di rivoluzione in atto, nata dal successo di Wawrinka a Melbourne nel 2014 e portata avanti da Cilic e Nishikori a New York. Gli chiedo allora di Federer. “Federer sta confondendo le idee, sta resistendo oltre il previsto per via dell’età anagrafica ma il talento è quello”. E Murray, recente protagonista australiano? Qui l’espressione di Rino si fa arguta. “Murray è un soggetto interessante, da studiare. Come qualità naturali, parlo dal punto di vista delle risorse personali, è un atleta vero. È uno che è capace di fare il 10% di più nel giorno che c’è la gara importante. Murray è uno che riesce a esaltarsi in certi momenti dal punto di vista atletico. Durante l’anno, il problema è che perde 5 o 6 partite che non deve perdere, perché ovviamente non può stare sempre al meglio”. Ricorderemo l’Australian Open per via di Seppi che batte Federer? “Non è Seppi che batte Federer, è Federer che non può giocare sempre al meglio per via dell’età”. Però c’è stata la grande notizia del doppio. “Dimentichiamocelo. Il doppio non lo gioca più nessuno, è una gara di consolazione. Quelli bravi non vogliono sprecare energie perché non gli interessa dal punto di vista economico e atletico e molti lo giocano per modo di dire, giocando qualche partita”. E Nadal? “Nadal è a rischio. Secondo me si può anche rompere. Ha tirato fuori tutto quello che c’era da tirar fuori. Può essere consumato anche nella voglia magari, lui ha risolto il problema della vita”, ovvero quello economico.

CAMILA GIORGI E IL TENNIS ITALIANO
Protagonista del momento, anche per via della sua presenza nel primo turno di Fed Cup, è Camila Giorgi. Che gliene pare? “È una risorsa, è il nuovo che avanza”. Per il padre arriva di sicuro in alto. “Il padre è un pazzo, ma un pazzo utile direi. È un saltimbanco, che però ha tirato su questa ragazzina, che è decisamente una sua creatura. Camila Giorgi è ingombrante per gli altri, per i rapporti fra lei e il gruppo storico che apparentemente sono buoni. C’è sempre un po’ di rivalità: è inevitabile. Secondo me non ha i centimetri, i muscoli, per salire fino in alto”. La vulgata comune dice che deve cambiare coach per arrivare in alto. “No, non sono d’accordo. Il padre è fondamentale”. Come per le Williams? “Esatto. Senza di lei Camila non andava da nessuna parte. Genitori come Sergio o Richard Williams sono figure ingombranti ma fondamentali. Loro esercitano un potere che è oltre quello dell’allenatore, ovvero quello genitoriale, e questo può essere devastante ma anche fondamentale, utile”. Lo stuzzico sulla crisi presunta dei talenti in ambito maschile, ad altissimo livello. “I talenti si trovano. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare Panatta, talento straordinario e grande mano”, mentre mima con la mano destra il gesto di un diritto in aria. “Poi c’erano anche quelli come Barazzutti, che con la forza del lavoro hanno raggiunto i risultati. Ad ogni modo nella storia italiana del tennis io non ricordo di un giocatore del quale posso dire: ah, se avesse fatto meglio avrebbe potuto fare grandi cose. Non ne trovo molti che avrebbero potuto cambiare di molto la loro carriera”. Chiosa finale, inevitabile, su Fognini, il nostro miglior giocatore. La mascella si irrigidisce: “Fognini non mi piace”, risponde in maniera lapidaria, come a dire: chiudiamola qui.

PANATTA, LA TV E CLERICI
Ha nominato Panatta, di recente tornato alla telecronaca in TV. Molti ascoltatori l’hanno bollato come facilone, superficiale. “Ma lui è così. Tutto sommato non è del tutto sbagliato questo atteggiamento. Naturalmente, Adriano, sfrutta la sua popolarità. Non voglio portare ad esempio il mio caso e quello di Clerici, ma, come dire: noi abbiamo studiato di più”. Il problema, per lui, è dei dirigenti televisivi, molto impreparati nella scelta dei commentatori. “Quello che manca a molte TV ad esempio, sono i dirigenti. Finché ci sono stato io ho preso a lavorare con me Lombardi e Scanagatta, non decisamente delle scartine. Ora, però, la preoccupazione di questi dirigenti è quella di trovare il grande nome, lasciandosi incantare dai risultati”. Un’ultima cosa: chi era più forte fra lei e Gianni Clerici a tennis? “Sono convinto che fossi più forte io, ma non glielo posso dire. Non ci siamo incontrati mai in torneo; io ero più forte atleticamente, lui aveva più talento di me”.

Sorride divertito Rino, che ci chiede come ci siamo avvicinati al tennis. Si dimostra interessato, e dopo qualche altra chiacchiera in libertà, più scanzonata e fuori dai confini del giornalismo, ci parla della sua collezioni di libri, delle centinaia di annuari su calcio e tennis che sono ordinati sugli scaffali. Ecco, se dovete fare una ricerca su qualcosa che non è su internet, casa Tommasi, e Rino, sono la vostra soluzione.

 

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Roland Garros, Sonego dopo la vittoria su Sousa: “Ho giocato una delle migliori partite della carriera”

Molto soddisfatto Lorenzo Sonego del terzo turno raggiunto al Roland Garros. “Voglio godermi il momento, se gioco bene posso battere Ruud”

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Un po’ di fortuna e tanta voglia di ricominciare a vincere. Questi sono gli ingredienti che hanno portato Lorenzo Sonego al terzo turno del Roland Garros. Fortuna perché il torinese non doveva essere testa di serie, ma lo è diventato grazie al forfait dell’ultimo minuto di Bautista Agut. Ciò gli ha permesso di evitare giocatori meglio piazzati di lui in classifica nei primi due turni. La fortuna però non può bastare, soprattutto se ci si trova in un momento in cui i risultati stentano ad arrivare. C’è bisogno anche di una grande forza mentale per accantonare le sensazioni negative. È quanto ha fatto Sonego che si è presentato a Parigi venendo da 10 sconfitte nelle ultime 13 partite giocate, di cui tre consecutive negli ultimi tre match prima del Roland Garros (a Roma con Shapovalov i segnali positivi, però, non erano mancati). Lorenzo ha saputo sfruttare il tabellone vincendo prima con Gojowczyk e poi oggi con Joao Sousa: era una partita tutt’altro che scontata, anche perché il portoghese era reduce dalla finale di Ginevra, persa proprio contro il prossimo avversario dell’italiano, Ruud.

Si spiega così l’urlo di liberazione e di gioia di Lorenzo subito dopo aver realizzato il match point. A quell’urlo sono seguite poi le parole in conferenza stampa attraverso cui Sonego ha fatto capire quanto sia importante per lui questa vittoria, anche visto il livello di gioco messo in campo: “E’ stata una partita molto dura. Nel primo parziale ho annullato quattro set point. Ho giocato davvero un buon match con ottima mentalità e intensità. Sono molto contento per come sono riuscito a vincere il primo set”.

La partita credo che sia stata di grande livello, sicuramente una delle migliori giocate nella mia carriera” ha detto Sonego del match giocato con Sousa, confermando quanto dichiarato al giornalista Stefano Semeraro dal suo coach Gipo Arbino, secondo cui questa versione di Lorenzo Sonego è quella migliore mai vista. “Sono soddisfatto dell’atteggiamento tenuto in queste due partite, senza cali di concentrazione. Oggi lui era molto tosto, non ha mai mollato, non è mai calato, sono riuscito a sfruttare le mie occasioni essendo aggressivo e andandomi a prendere le mie occasioni.”

 

A proposito della serie di risultati negativi, Lorenzo ha spiegato cosa sta facendo la differenza rispetto alle settimane precedenti: “Questo è un Grande Slam, c’è bisogno di essere concentrati in ogni momento. E poi mi piace l’atmosfera che si respira qui a Parigi, mi piace giocare qui. La terra è la mia superficie preferita: voglio sempre fare il massimo e ora finalmente ho giocato il mio miglior tennis”.

L’“effetto testa di serie” è però finito. Al prossimo turno dall’altra parte della rete ci sarà un avversario a dir poco ostico: il numero 8 del mondo Casper Ruud, che oggi ha superato agevolmente Ruusuvuori. Per questo in sala stampa era presente anche un giornalista norvegese che gli ha chiesto cosa si aspetta dal prossimo turno: “Non ho mai vinto contro Casper (tre i precedenti vinti dal norvegese, ndr), lo conosco molto bene: è in top 10 da un anno e sulla terra è davvero difficile da battere. Ma ora voglio godermi la vittoria di oggi e so che se darò il mio meglio, potrò vincere la partita”.

Il diritto a sventaglio è il suo colpo migliore – ha poi continuato Lorenzo con la stampa italiana – ha migliorato anche il servizio, che ora è molto fastidioso. Bisogna prendere campo prima di lui, non lasciargli troppo tempo per pensare perché la sua palla è pesante, e bisogna anche stare attenti al lungolinea di rovescio perché lo fa spesso per cambiare la diagonale. Fisicamente lui è fortissimo, poi, quindi è pronto a stare in campo molto a lungo”. Cosa dovrà fare per giocarsela? E’ lo stesso Sonego a rispondere: “servire bene ed essere più aggressivo di oggi per rimanere con i piedi sulla linea di fondo campo”.

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Raducanu e la prematura sconfitta: “Sono la stessa persona di dodici mesi fa, anche se le cose attorno sono cambiate”

Una brutta uscita al secondo turno, affrontata con filosofia da Emma Raducanu: “Guardo a questi match come uno strumento per migliorare”

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Emma Raducanu - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’impressionante ascesa di Flushing Meadows lo scorso settembre, culminata con la vittoria dello US Open, sembra così lontana nel tempo per Emma Raducanu. La britannica, dopo una brutta(sotto ogni punto di vista) sconfitta contro Alexandra Sasnovich, nonostante la delusione riesce a creare un’atmosfera di riflessione e quasi di ottimismo nella conferenza post gara.

D: Sfortuna oggi, un’avversaria molto complicata. Parlaci di quei tre set.

Raducanu: Pensavo sarebbe stata una partita lunga, anche abbastanza fisica. Penso che la mia avversaria abbia giocato abbastanza bene per tutto il tempo, e non ha commesso errori. Ma, voglio dire, tutta la stagione sulla terra battuta è stato nel complesso abbastanza positiva.

 

D: Quali pensi che siano le cose più positive da prendere non solo da questa partita, ma da tutta la stagione sulla terra?

Raducanu: Penso di essere decisamente diventata più forte mentre la stagione su terra andava avanti. Ci vuole semplicemente molto di più per vincere il punto su questa superficie e, se colpisci la palla piatta, non fa molto; è come se avessi ancora molta strada da fare su questa superficie, ma nel complesso, direi che ho sicuramente avuto una buona prima esperienza sulla terra. Penso di poter sicuramente migliorare molto di più di quello che sono in questo momento.

D: Immagino che parte dell’abituarsi alla vita in tour sia abituarsi a perdere, perché tutti i giocatori tranne uno perdono ogni settimana. Il modo in cui affronti la sconfitta è cambiato, migliorato negli ultimi mesi? È stato un processo?

Raducanu: Direi sicuramente. Penso che prima avrei lasciato che le sconfitte mi influenzassero più di quanto non lo facciano adesso. Ora guardo tutto come una lezione, e so esattamente dove ho sbagliato, dove posso migliorare, dove le altre sono meglio. Considero tutte queste partite come un buono strumento per insegnarmi dove migliorare il mio gioco.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

D: La stagione del tennis arriva in fasi abbastanza distinte. Siamo appena arrivati, per te, al termine di una di queste. Sei il tipo di giocatrice che in qualche modo fissa un obiettivo per la fase? Stai pensando in questo modo per l’erba?

Raducanu: Per la stagione su terra, non avevo aspettative. Mi sono iscritta in quattro tornei di fila, probabilmente pensando che avrei perso al primo turno in tutti, ma in realtà ho giocato un paio di partite in ciascuno. Per la stagione sull’erba onestamente sto solo pensando su come è meglio usare il mio gioco per adattarlo ai campi in erba e cercando di cambiare il più rapidamente possibile dalla terra all’erba. Perché lì non puoi stare così indietro come fai sulla terra e ci sono alcune cose che devi cambiare. Come per quanto riguarda i risultati, non ho davvero messo enfasi su questo.

D: Hai parlato di decidere quando spingere di più sulla palla o no. Qual è la più grande difficoltà tra trovare quell’equilibrio prendendo la palla prima, attaccare e tornare indietro e giocare in modo più conservativo su questa superficie rispetto a superfici più veloci?

Raducanu: Suppongo che qui su terra sia ancor più enfatizzato, perché quando la palla rimbalza corto, per esempio, ma alto, è in realtà abbastanza difficile da prendere presto perché salta sopra la tua testa e poi sei bloccato in mezzo al campo. Quindi ci sono delle decisioni da prendere definitivamente, anche su terra battuta senza dimenticare di essere aggressivo. A volte puoi essere risucchiato dal gioco lento e scambi alti e lunghi, ma, alla fine della giornata, devi comunque entrare se hai l’occasione.

D: Oggi significa la fine del tuo primo tipo di tour completo, se partiamo da Nottingham dell’ultimo anno. Mi chiedo solo come stai visualizzando la prospettiva di andare davvero per la seconda volta ora nei posti. È qualcosa di simile a te benvenuto? Se c’è qualcosa in particolare negli ultimi 12 mesi che spicca come una sorta di apprendimento sulla faccenda di fare un giro completo del tour?

Raducanu: Dicevamo cose del genere con la mia squadra questa mattina, è praticamente un anniversario. Stavo giocando in un tour britannico a Connaught, penso di aver fatto molta strada da allora. Penso che avrò davvero il benvenuto per la seconda volta; quest’anno sarebbe sempre stato difficile da adattare per me, con sempre qualcosa di nuovo. Sarà molto più familiare questa volta, sento come se negli ultimi 12 mesi sia cresciuta molto. Dentro e fuori dal campo mi sento come se fossi probabilmente migliorata per come e quanto combatto. Penso che sia stato un anno piuttosto positivo solo perché ho imparato così tanto, e la quantità di apprendimento che ho fatto supera in qualche modo qualsiasi tipo di risultato, a dire il vero.

D: Puoi parlare di quanto è cambiato per te dalla tua corsa sensazionale agli US Open, fuori dal campo, ma anche se forse c’è un diverso tipo di approccio mentale in campo?

Raducanu: Penso che se mi chiedi quello, alcune parti del mio gioco siano effettivamente migliorate rispetto allo scorso anno. È diverso quando sei qualcuno che potrebbe avere un bersaglio sulla schiena: ognuno alza il proprio gioco, vuole giocare bene, vuole batterti. È qualcosa che ho sicuramente imparato durante il tour quest’anno, e accettato. Ma sono esattamente la stessa persona di 12 mesi fa, anche se le cose intorno a me sono un po’ cambiate. Solo che mi sento come se avessi molta più consapevolezza ed esperienza ora.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Alcaraz dopo la maratona: “Ho creduto in me stesso tutto il tempo. Sono pronto per queste partite in questi tornei”

Il fenomeno del momento, dopo più di 4 ore, dimostra forza mentale anche nel rispondere :” Non sono stato nervoso. Nel quarto e nel quinto set ho sorriso”

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Abbiamo già un’altra seria candidata a partita dell’anno, e il Roland Garros è iniziato solo da 4 giorni, e neanche si sono completati i secondi turni. Eppure, quando in campo va Carlos Alcaraz, lo spettacolo è in qualche modo sempre assicurato: più di 4 ore di partita, e match point annullato, per battere uno stoico Albert Ramos Vinolas. E, dopo una battaglia da stakanovista, il n.6 del mondo risponde pronto e dimostrando forza anche in sala conferenze.

Domanda: Ti aspettavi una partita così dura? Ovviamente conosci Albert molto bene e lo rispetti tanto.

Alcaraz: Sì, certamente. Lo rispetto e lo conosco molto. Sapevo che sarebbe stata una grande partita, e ovviamente difficile. Ma sono molto contento del livello, di aver potuto rimontare e ovviamente di averlo battuto alla fine.

 

D: Qual è il segreto del tuo successo? Non stasera, ma in generale, essere alla tua età uno dei migliori giocatori al mondo.

Alcaraz: Credere in me stesso e, naturalmente, lavorare sodo ogni giorno. Devi avere un buon obiettivo, buoni sogni, certamente cercando di seguirli. Lavorare sodo ogni giorno, penso che questo sia il segreto.

D: Oggi sei stato chiamato fenomeno, e così via, che sarai il prossimo grande. Come ti fa sentire che tutti parlano di te, come il prossimo grande numero 1? Ed essere chiamato fenomeno.

Alcaraz: Bene, è fantastico che la gente parli di te, pensi che sarò il numero 1 al mondo, ma ovviamente mi mette un po’ sotto pressione. Ma provo a non pensarci. Ovviamente essere il numero 1 al mondo è il mio sogno da quando ho iniziato a giocare a tennis. Quindi ci sto lavorando di più, ma cerco di non pensarci.

D: Mi chiedevo solo come ti sei sentito in quel quarto set. Quando eri giù e poi lui ha servito per il match, match point, come ti sentivi? Come ne sei uscito?

Alcaraz: Beh, è ​​stato un set difficile. Voglio dire, avevo fatto il break all’inizio del quarto. Lui è rientrato nel game successivo, ma sapevo che avrei avuto le mie possibilità nel quarto set, alla fine. Voglio dire, credo in me stesso per tutto il tempo, ma ovviamente è stata dura, salvare il match point lo è sempre.

D: Ho una domanda sul tuo movimento, sulla copertura del campo, in quello sei davvero molto veloce. Quindi mi chiedevo se è stata prestata molta attenzione a questo quando tu stavi crescendo, quando eri davvero giovane. E inoltre, se hai fatto 50 o 60 metri, se passa un po’ di tempo, se puoi dirci quale tempo è.

Alcaraz: Il movimento è una cosa su cui lavoro molto. Penso che sia molto importante muoversi bene in campo, nel tennis in generale è davvero importante. Io ci lavoro duro, per muovermi bene. Non so il tempo, ma direi veloce.

D: Sei ancora abbastanza nuovo a tutto questo. Non hai giocato in molti tornei del Grande Slam, sei ancora un giovane. Ti sembra però come se fossi calmo e stai bene su questi grandi palchi in questi momenti? Non è troppo grande per te?

Alcaraz: Come hai detto, sono ancora giovane, ma direi un giocatore piuttosto esperto ora. Mi sento a mio agio giocando su grandi stadi, grandi partite, giocando negli Slam. Come ho detto, fisicamente, anche mentalmente, sono forte. Penso di essere pronto a giocare questo tipo di partite in queste situazioni, questi tornei.

D: Come descriveresti i tuoi nervi oggi? Quanto sei diventato nervoso? Quanto ti è piaciuta la battaglia là fuori rispetto ad altre partite? Hai sentito più pressione a causa dell’essere all’Open di Francia?

Alcaraz: Hai sempre i nervi saldi la partita, ma oggi penso di non essere stato nervoso durante. Solo forse alla fine del quarto quando ha avuto match point, forse ho pensato che, beh, sei a un punto dal perdere, ma cerca solo di non pensare che sei agli Open di Francia. Sto cercando di godermi il momento, e mi divertono queste battaglie. Voglio giocare grandi e dure battaglie contro i migliori giocatori del mondo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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