Bouchard, Stephens, Ivanovic, ovvero la sindrome del Sophomore

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Bouchard, Stephens, Ivanovic, ovvero la sindrome del Sophomore

Molte giovani appena entrate nel circuito vivono una fase iniziale particolarmente positiva, ma poi faticano a confermarsi. Dopo Sloane Stephens ed Eugenie Bouchard sarà la volta di Garbiñe Muguruza?

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Nelle università americane gli studenti hanno denominazioni diverse in base al periodo di studio: al primo anno si chiamano freshman, al secondo sophomore, quindi junior e infine senior (quarto anno). La denominazione viene utilizzata anche per coloro che praticano sport, per cui un atleta dell’ultimo anno è un senior, uno del secondo è un sophomore etc etc.

Nel tennis professionistico non è possibile definire con la stessa precisione i periodi di attività, perché le giocatrici cominciano giovanissime con i piccoli tornei ITF, e progressivamente intensificano il numero di eventi a cui prendono parte.
Come si spiega allora la definizione del titolo dell’articolo? E’ un tentativo di individuare fasi differenti all’interno della carriera delle tenniste: ci si può intendere lasciando perdere gli anni accademici e utilizzando invece una suddivisione più elastica, impostata su periodi più dilatati.
In questo caso potremmo paragonare al periodo da freshman la fase degli esordi e delle prime affermazioni, e a quello da sophomore la fase in cui le giocatrici sono ormai stabilmente nel circuito e sono chiamate a confermare i risultati ottenuti.

Ho parlato di “sindrome del sophomore” perché non è infrequente il caso di giocatrici che vivono due fasi quasi opposte. L’inizio è estremamente positivo: successi sorprendenti, rapidi progressi nel ranking e per le migliori l’etichetta di prossime campionesse. Ma poi, anziché confermare quanto ottenuto, subentrano le difficoltà che sfociano in una fase di involuzione.

 

Uno dei casi più eclatanti è stato quello di Ana Ivanovic. A soli venti anni vince uno Slam (Roland Garros 2008) e conquista il numero uno del mondo; quando sembra avere davanti a sé un luminoso futuro ai vertici WTA va invece incontro ad un periodo nero, fatto di sconfitte al primo turno e conseguente crollo nel ranking.
Ana aveva forse goduto di qualche circostanza favorevole (il ritiro di Justine Henin, che aveva lasciato “vacante” primato in classifica e titolo a Parigi) ma resta il fatto che con il tennis esibito nel periodo migliore, se non il numero uno, avrebbe comunque mantenuto le primissime posizioni, e non sarebbe certo regredita al 65mo posto (luglio 2010).

Più recentemente c’è stato il caso di Sloane Stephens, capace nel 2013 di raggiungere la seconda settimana in tutti e quattro gli Slam (con una semifinale) e di salire a vent’anni sino al numero 11 del ranking; ma poi caduta oltre il quarantesimo posto. Solo da qualche mese sembra sia riuscita ad invertire la tendenza, ritrovando sicurezza tecnica e caratteriale.
L’anno seguente la protagonista di una storia simile è stata Eugenie Bouchard. Cresciuta fino al numero cinque del mondo e descritta come futura stella WTA (due semifinali e una finale Slam nel 2014), è precipitata in una crisi che l’ha completamente destabilizzata (oggi nella Race è 58ma).

Come mai accade questo? Penso che derivi da un insieme di fattori, e probabilmente per ogni giocatrice i diversi elementi hanno una importanza diversa. Provo a suggerirne alcuni.

Se penso ad Ana Ivanovic la prima causa che mi viene in mente è il timore di non riuscire a confermarsi a livelli così alti. Di fronte al nuovo torneo da affrontare, non ci si sente all’altezza delle aspettative; e se l’incertezza supera il livello di guardia, gli errori si moltiplicano.

Per Sloane Stephens a mio avviso la principale ragione è stata la mancanza di entusiasmo per la vita del circuito: la fatica nel mantenere l’applicazione costante necessaria in una attività che non significa solo grandi tornei in cui esibirsi, ma anche duri allenamenti quotidiani e continui spostamenti tra alberghi ed aeroporti.

A proposito di Eugenie Bouchard, secondo me tutto comincia dal disincanto: la scoperta che il mondo non è come lo si era prefigurato nel momento dei successi; la vittoria non è un esito scontato di un percorso di crescita di cui si è protagoniste in modo quasi ineluttabile, ma c’è anche la possibilità della sconfitta, perché ci sono giocatrici capaci di raggiungere livelli altissimi. E forse quei livelli non sono a portata di mano come si credeva.

A questi aspetti se ne possono aggiungere altri quasi inevitabili, tanto che si potrebbero definire strutturali. Innanzitutto il fatto che il tennis è uno sport che esige molto dal fisico: gli infortuni, grandi o piccoli, sono sempre dietro l’angolo, e a volte basta poco per andare incontro a problemi che rendono tutto (allenamenti e partite) più difficile.

Ma nel tennis è fondamentale anche la componente mentale: un conto è scendere in campo senza obiettivi particolari, un altro invece dover giocare con il peso della vittoria obbligata. La spensieratezza di chi non ha niente da perdere è un grande risorsa delle esordienti, e questa condizione non si può avere una volta salite in classifica. È quindi un vantaggio di cui le “sophomore” non possono più usufruire, e non è certo una questione da poco.
Lo stesso meccanismo del ranking, con i punti in uscita ogni settimana, è una fonte di stress per chi cerca di mantenersi al vertice dopo l’anno della grande ascesa.

Poi ci sono le avversarie: quando si esordisce nel circuito maggiore si è poco conosciute, e le giocatrici più forti non analizzano sino al minimo dettaglio le caratteristiche delle ultime arrivate. Ma se qualcuna delle più giovani riesce ad ottenere risultati importanti, le attenzioni si moltiplicano e vengono studiati in profondità pregi e difetti di chi diventa una seria contendente.
In sostanza la concorrenza si fa più accorta e preparata; anche per questo confermarsi è così impegnativo.

Raggiungere grandi risultati significa anche ritrovarsi al centro dell’attenzione. Se prima si era una persona qualsiasi, che poteva muoversi liberamente, programmando le giornate senza impegni extratennistici, dopo i successi importanti cambia tutto: i media chiedono interviste e si interessano anche della vita privata, i tifosi ti riconoscono e reclamano attenzioni, e si presentano gli sponsor; che non si accontentano di fornire denaro in cambio di un marchio in più sulla maglietta, ma richiedono anche la presenza in attività promozionali, impegni per gli spot pubblicitari, etc etc. E tutto questo senza che ci si distragga dal tennis.
Queste difficoltà le hanno raccontate tante giocatrici vincenti; ad esempio Petra Kvitova ha spiegato quanto la sua vita fosse cambiata dopo la prima vittoria a Wimbledon nel 2011 e come fosse stato difficile per lei conciliare il nuovo status con il suo carattere schivo.

Qualcuno dirà che sono tutti problemi ampiamente ripagati sul piano economico, e questo dovrebbe bastare per superare i disagi. Vale a dire: sono complicazioni che tutti vorrebbero avere. Nessuno lo nega, ma mi sembra un po’ schematico pensare che ogni difficoltà si possa eliminare semplicemente tenendo presente che è ben retribuita.
Ricordo che si tratta di ragazze molto giovani, poco più che ventenni, se non addirittura teenager. Di fronte alla stanchezza, alle paure, alla mancanza di entusiasmo, alle delusioni per le sconfitte, la spinta del denaro non può essere sempre sufficiente per confermarsi ad altissimi livelli.
Basta allenarsi un po’ meno bene, avere un minimo di timore in più durante le partite, per scendere nel rendimento rispetto ai giorni migliori. E dato che la concorrenza è agguerrita, un piccolo calo può fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

A quel punto si affaccia la crisi.
È finito l’entusiasmo iniziale, arriva lo smarrimento del sophomore. E quando arriva lo smarrimento, spesso le reazioni sono simili; crescono i dubbi, che si fanno sempre più profondi al moltiplicarsi delle sconfitte, e i pensieri cominciano a coinvolgere ogni aspetto della professione: si dubita di sé, ma anche del proprio team. Si decide il cambio di allenatore.
Delle giocatrici che ho citato, solo Petra Kvitova non ha sostituito il coach con cui aveva avuto i primi successi. Ma forse anche perché il suo calo è stato più contenuto (non è mai uscita dalla top ten nella stagione successiva al 2011). Gli avvicendamenti di Ivanovic sono diventati innumerevoli, ma anche Stephens nel suo periodo peggiore ha provato diversi coach. E Bouchard, dopo il divorzio da Saviano, ha già modificato tre volte il team tecnico.

Forse ho un atteggiamento troppo pessimista, ma pensavo a tutto questo mentre seguivo il match tra Garbiñe Muguruza e Lesia Tsurenko nel torneo di Toronto appena concluso. Reduce dalla finale di Wimbledon, Muguruza ha in un certo senso preso il posto di Bouchard come rivelazione di questa stagione.
In Canada al suo ritorno in campo dopo il grande exploit londinese, si è trovata in difficoltà contro una giocatrice proveniente dalle qualificazioni; esattamente come era accaduto a Bouchard l’anno scorso contro Shelby Rogers.
Muguruza stava giocando con un timing sulla palla approssimativo, che le causava errori molto evidenti, e soprattutto con troppa tensione: avanti 5-3 nel primo set ha finito per cedere 5-7. La striscia di game persi si è allungata sino a trovarsi sotto 0-4 nel secondo set. A quel punto Garbiñe ha sfogato la sua frustrazione sulla racchetta, disintegrandola a furia di colpi a terra:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=ljgnGOCIYxM#t=0

Forse è stata solo una giornata storta, e in realtà Muguruza non ha ancora concluso il suo primo periodo di affermazione. Anche a Cincinnati però è stata sconfitta al primo match da Shvedova (peraltro in giornata strepitosa).

Cosa accadrà? Per lei è finita la fase da freshman? È presto per dirlo; in ogni caso, rispetto a Sloane ed Eugenie, Garbiñe potrebbe essere più attrezzata per affrontare i problemi, visto che come tennista ha già passato momenti duri nel 2013, quando ha perso metà stagione a causa di una operazione alla caviglia.
Potrebbe avere già imparato sulla propria pelle che la vita nel circuito è fatta anche di periodi negativi, che vanno accettati cercando di mantenere un certo equilibrio. Magari lo ha anche letto a Wimbledon, il torneo di cui è stata recente protagonista, dove è riportata la citazione dalla poesia di Kipling (“Se saprai confrontarti con il trionfo e il disastro, e trattare allo stesso modo questi due impostori”).

Perché per tutte, prima o poi, la spensieratezza e gli entusiasmi per le vittorie iniziali si esauriscono, e arriva il momento di affrontare una nuova stagione tennistica, più impegnativa e faticosa: quella delle conferme, che per essere ottenute richiedono maggiore senso di responsabilità e consapevolezza di sé.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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