Novak Djokovic perde e molti festeggiano. Anche lui? Il torneo è ora aperto a 5 favoriti

Editoriali del Direttore

Novak Djokovic perde e molti festeggiano. Anche lui? Il torneo è ora aperto a 5 favoriti

ATP Montecarlo – Per i bookmakers il favorito adesso è… Roger Federer! Le quote e il loro perché. Erano 16 anni che i finalisti dell’anno prima…

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MONTECARLO – Non ditelo a Novak Djokovic. Arrivo a Montecarlo, da Roma e dalla presentazione degli Internazionali d’Italia con i simpatici riferimenti di Angelo Binaghi in rappresentanza… della “soi disant” famiglia FIT all’indirizzo di Camila Giorgi con tanto di… Telefono Azzurro e della garbate e poco criptiche allusioni all’ex coach di Bolelli (riporto il virgolettato di SportFace: “casi analoghi successi in passato dove talvolta succedeva che il coach spingeva il ragazzo a non giocare perché aveva avuto un rifiuto da parte della Federazione circa sue ambizioni per entrare nello staff della nostra Federazione, erano sostanzialmente ritorsioni strumentalizzando il ragazzo”) e dopo esattamente 235 giorni Novak Djokovic torna… a perdere su un campo da tennis un match che comporta un’eliminazione sotto i miei occhi attoniti.

I 235 giorni li ha contati Carlo Carnevale, ci ha messo un’ora, e se avesse sbagliato i conti vi sarò grato se lo correggerete…e naturalmente lo licenzierò in tronco. Ovviamente non sono state tenute in conto le sconfitte patite nel round-robin delle finali ATP di Londra – torneo anomalo, tant’è che poi Novak lo ha vinto – né quella in cui si è ritirato a Dubai con Feliciano Lopez.

Così facendo lui, campione in carica ma soltanto due volte vincitore nel torneo di (seconda) casa, guadagna un bel po’ di meritato riposo in vista della stagione sulla terra battuta per la quale vorrebbe giocare tutto e di più, Madrid, Roma e il fin qui sempre sfuggito Roland Garros.

 

Davvero ho avuto soltanto due giorni di break dall’inizio dell’anno” ha sottolineato Nole, apparendo… non dico contento ma quasi sollevato. Saranno contente, secondo me, anche Anna Galoppo e Cecilia Ghè che organizzano da sempre il tradizionale “Player’s Party” di Montecarlo: Novak ne è sempre stato, quando era libero di impegni, un applaudito e talentuosissimo protagonista. Non mancherà stavolta.

Ma ne guadagna soprattutto – e non me ne vogliano i fans di Djokovic – il torneo del Country Club che improvvisamente si apre a più favoriti e diventa quindi molto più interessante (mi perdonino i tifosi di Novak!).

Una frase questa che in passato, e per 8 anni lunghi quanti il regno monegasco di Nadal (2005-2012), avrei scritto per Rafa. Nessuna discriminazione o privilegio, dunque. Nadal ha dominato il tennis su terra battuta per anni, come testimoniano soprattutto 9 trionfi al Roland Garros più di ogni altro exploit (anche se per motivi di calendario ha cominciato qui), così come Novak Djokovic rischia – o devo già dire, dopo la sconfitta con Jiri Vesely, rischiava? – di dominare il tennis su tutte le superfici. Per dare un contentino ai tifosi di Roger Federer, che si sentono spesso miei perseguitati, aggiungo che questa mia frase “il torneo si apre improvvisamente a più favoriti” l’avrei scritta anche a Wimbledon se lo svizzero avesse perso prima delle fasi finali nel corso del suo illuminato regno britannico.

I tifosi dei tre sunnominati campioni non avranno mai solidarizzato con quanti dicevano “Ma che noia questo tennis, vince sempre lui!”, ma io vi posso testimoniare che l’ho sentito dire centinaia di volte in concomitanza con ogni dominio prolungato, di questo e quello. Così come ogni volta che uno dei superfavoriti ha perso in parecchi hanno subito commentato: “Ma allora è umano!”.

La storia si ripete. Quasi nessuna vicenda…umana, è mai del tutto inedita. Voglio però rifuggire da una frase, sentita in sala stampa e quasi blasfema del tipo “Morto un Papa se ne fa un altro”.

La mia reazione di giornalista perennemente affamato di notizie e risultati controcorrente mi aveva portato a guardare con maggior simpatia (non dico tifare) un successo di Federer contro Nadal sulla terra battuta, di Nadal contro Federer sull’erba, di Wawrinka contro Djokovic in Australia (dove Novak ha dominato quell’open già sei volte)… mentre al Roland Garros non ricordo più chi avrei voluto veder vincere fra i due, perché fra la sorpresa Wawrinka e finalmente un tennista in grado ipotetico di centrare il Grande Slam ero parecchio combattuto. Gran rispetto per il mito Rod Laver, per carità, però uno che finalmente centri quel miracolo sportivo prima o poi vorrei poterlo applaudire. Chiunque sia.

Credo che, nonostante l’exploit di Vesely, per tutto quest’anno ancora, e forse due – almeno penso – farà sempre più notizia una sconfitta di Nole (senza arrivare ad augurargliele eh) che un suo qualunque successo. Dovunque avvenga.

Non ero purtroppo ancora in possesso delle quote dei bookmakers dopo l’uscita di scena di Novak. E dalle sale stampe dei tornei l’accesso ai siti di betting è off-limits. Quindi sono grato a Roberto Salerno che dal suo eremo maltese le ha recuperate e me le ha fornite.

Come prevedevo né Federer dato a 3 e a 3 e 1/2 (dipende dalle agenzie), né Nadal dato a 4 o a 10/3, Murray a 4 o a 9/5, né Wawrinka a 7 o a 5, Monfils a 10 o a 14, Thiem a 16 o a 18, Raonic a 12 e a 20 (strano vero?) vengono pagati come vincitori del torneo a 27 contro 1, cioè quanto mi dicono che fosse quotata la vittoria dell’ex n.1 del mondo junior Jiri Vesely nei confronti dell’ “imbattibile” Djokovic.

Granollers veniva pagato ancora a 200 quando era un turno indietro, sul 2-1 per lui senza break con Zverev (che poi ha perso 6-3 pagando lo scotto dell’inesperienza), Paire e Dzumhur a 66.

Ho… inaugurato la conferenza stampa di Djokovic, proprio chiedendogli la sua reazione “Tutti pensano che tu sia imbattibile ma…in realtà nessuno è imbattibile”.

E lui, sorridendo forse amaro ma con molto più fairplay di altri tennisti battuti da poco (è arrivato in sala stampa …alla Federer, cioè 5 minuti dopo il k.o. sul campo. Tanti campioni preferiscono così: appena perdono non vedono l’ora di togliersi di torno): “Ecco la prova che nessuno è imbattibile. Succede così tante volte nella mia carriera che perda una partita. Non è la prima volta”.

Eh, sì, non è la prima volta. Ma erano 3 anni che non gli accadeva al suo primo turno (secondo del torneo per via del bye).

Eppoi va registrata un’altra circostanza inconsueta: sono usciti all’esordio entrambi i finalisti di questo torneo un anno fa, Nole Djokovic e Tomas Berdych.

Da una scrupolosa ricerca di Ruggero Canevazzi risulta che l’ultima volta che ciò era successo al Country Club risale al 2000, quando Guga Kuerten, campione dell’edizione ’99, perse da Karol Kucera, e il finalista ’99 Marcelo Rios si arrese a Felix Mantilla. Insomma sono cose che succedono ogni 16 anni.

Qualcuno forse si sorprenderà nel vedere Roger Federer, che non ha mai vinto questo torneo nonostante 4 finali, favorito dei bookmaker sebbene sia arrivato qui dopo 2 mesi e mezzo di digiuno agonistico, un’operazione al ginocchio e un avversario tosto come Bautista Agut che lo aspetta a piè fermo da terraiolo verace sapendo sì di averci perso 4 volte su 4, ma senza averlo mai affrontato sulla terra rossa.

Ma i bookmakers non sono fessi, hanno semplicemente guardato il tabellone: battuti Djokovic e Gasquet, che si trovavano nella metà alta del tabellone, la seconda metà sembra la più agguerrita, con Nadal, Murray e Wawrinka, oltre a Thiem e Raonic (non due Carneadi) che potrebbero benissimo compiere ogni genere di exploit nel Principato.

Nella metà di Federer, invece, non mi sembra si possano individuare altri 4 potenziali vincitori. Faccio fatica a credere che possano esserlo i francesi Tsonga e Monfils o il belga Goffin, che già mi convincono più di Pouille, Bautista Agut, Vesely (l’eroe del giorno che ieri però, con il non trascendentale Gabashvili, perdeva 6-3, 5-3).

Se scrivessi che in una metà di ciechi un orbo con un occhio solo ci vede benissimo, e alludessi al tabellone del Federer attuale, apriti cielo. I fans di Roger, che già gridano al complotto Scanagattesco contro il campione svizzero, mi farebbero la pelle.

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ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

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Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

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Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

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Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

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Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

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Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

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