WTA, piccoli segnali di ritorno del gioco di volo

Al femminile

WTA, piccoli segnali di ritorno del gioco di volo

Serena Williams e Victoria Azarenka, Agnieszka Radwanska e Petra Kvitova sono alcune giocatrici che negli ultimi tempi hanno più spesso cercato la rete: è iniziata un’inversione di tendenza?

Pubblicato

il

 
 

Oggi vorrei affrontare un tema su cui riflettevo da un po’ di tempo, ma che forse non avrei deciso di trattare se qualche settimana fa non avessi letto il parere di Andy, lettore di Ubitennis, nel commento a un articolo che si occupava della partita di Doha tra Vinci e Radwanska. Ecco le sue parole:

“(…) Venendo all’aspetto tecnico, mi chiedo se non esistano dei corsi e ricorsi storici anche nel tennis. In passato il gioco di rete era normale, poi gradualmente ci si è spostati verso un tennis giocato da fondocampo con scambi lunghi e colpi potenti. Ora, però, mi pare di vedere un timido ritorno al gioco di rete.
Non solo Vinci e Radwanska, ma anche giocatrici da cui non ce lo si aspetterebbe. Penso appunto a Muguruza (che tu hai citato), ad Azarenka, persino alle Williams, che in passato a rete ci giocavano e che poi hanno smesso di farlo, ma che recentemente sembra siano tornate a proiettarsi in avanti con maggiore frequenza. Insomma, forse, lentamente, qualcosa nell’impostazione tattica di alcune giocatrici sta cambiando. Forse si sta capendo che al sempre più sfiancante gioco da fondocampo può essere utile aggiungere delle varianti, anche per accorciare gli scambi e preservarsi fisicamente. E forse, ma è una considerazione personale, la storica e sorprendente vittoria di Roberta contro Serena agli USO ha aperto nuove prospettive a tante giocatrici e a tanti coach”.

Considero Andy molto attento e competente, e il fatto che abbia espresso con tanta chiarezza un ragionamento che anch’io negli ultimi mesi avevo cominciato a sviluppare mi ha rafforzato nella convinzione che forse qualcosa sta davvero cambiando. Imposterei la questione su due interrogativi.
1. Fra le donne sta tornando il gioco di volo?
2. E se sì, perché?

 

Comincio dalla prima domanda. Sostenere che fra le giocatrici, tutte le giocatrici della WTA, stia tornando il gioco di volo mi sembra eccessivo, però rispetto ad alcune stagioni fa secondo me alcuni segnali ci sono; quantomeno per le tenniste di vertice. Magari per ragioni differenti e del tutto personali: ma a volte anche le scelte personali possono fare tendenza se diventano numericamente consistenti.
Cito qualche nome: fra le top ten, rispetto agli inizi delle loro carriere, secondo me cercano la rete più spesso Radwanska, Azarenka, Kvitova, e tendono a muoversi con maggior frequenza in verticale anche altre giocatrici che sono state di recente tra le prime dieci, come Pliskova o Petkovic.
E sono d’accordo con quanto sostiene Andy anche riguardo a Serena e Venus: spesso proiettate in avanti nei primi anni di circuito, avevano progressivamente ridotto le incursioni in favore di un tennis prevalentemente da fondo campo. Ma nell’ultimo periodo sembra stiano tornando ad affacciarsi a rete, anche se a volte pagano con qualche errore di troppo rispetto al passato la desuetudine nei confronti del tennis offensivo.
Radwanska e Kvitova hanno incominciato a introdurre nel loro gioco addirittura il serve&volley, e un’altra giocatrice che aveva fatto ricorso a questa opzione nella fase della maturità era stata Li Na, da quando aveva cominciato la collaborazione con il suo ultimo coach, Carlos Rodriguez (dal 2012 in poi).

Come dicevo prima, il post di Andy aveva preso spunto dal match tra Vinci e Radwanska che aveva fatto registrare centouno discese a rete. Un numero altissimo, ma ancora comprensibile viste le protagoniste coinvolte; per questo sono forse più interessanti altri dati. Ne segnalo due: le trentadue discese a rete di Serena nella finale di Melbourne 2016 contro Kerber e le sessantuno di Kvitova nella recentissima partita contro Niculescu a Stoccarda.
E qui si passa alla seconda domanda sul tema: perché?

Credo che le ragioni siano diverse. Per Williams e Kvitova la scelta tattica è probabilmente figlia soprattutto di esigenze fisiche: due giocatrici di attacco con qualche limite nella resistenza, che di fronte a tenacissime “retriever” come Kerber e Niculescu hanno provato ad abbreviare gli scambi per evitare di farsi sfiancare. Che una abbia vinto (Petra, ma dopo aver dovuto fronteggiare tre match point) e l’altra perso (Serena in Australia), agli effetti del ragionamento conta poco; conta invece che abbiano fatto ricorso a soluzioni che forse tre-quattro anni fa non avrebbero utilizzato con tanta frequenza.
Per Radwanska la scelta tattica deriva invece da motivazioni soprattutto tecniche: di fronte a una giocatrice come Vinci, naturalmente abituata a proiettarsi in avanti, Aga aveva deciso di costringerla a giocare il più possibile il passante (in particolare di rovescio), che evidentemente riteneva un aspetto meno sicuro del gioco di Roberta.

Ma forse la motivazione più interessante è quella che si può collegare a giocatrici come Azarenka o Muguruza. Fin qui non ho parlato di Garbiñe, perché per lei la proiezione in avanti non significa un cambiamento rispetto al passato, quanto una condizione stabile, seppur latente, del suo gioco. In ogni caso: entrambe sono giocatrici che tendono a costruire il proprio tennis a partire da un palleggio da fondo in cui la pressione costante e la pesantezza di palla producono vantaggi innanzitutto sotto forma di traiettorie meno profonde da parte dell’avversaria. E quando l’avversaria accorcia uno dei modi più logici per consolidare il vantaggio è appunto quello di toglierle definitivamente il tempo e prendere la rete.

Si dirà che il gioco di pressione da fondo campo non è certo una novità delle ultime stagioni; ma se ad esempio lo confrontiamo con quello di dieci-quindici anni fa, secondo me una differenza c’è: la posizione sempre più aggressiva assunta nella conduzione dello scambio.
Fin dai primi colpi il palleggio è impostato con i piedi attaccati alla linea di fondo (colpendo quasi sistematicamente di controbalzo); quando l’avversaria accorcia, se si vuole continuare a mantenere la stessa aggressività ci si trova per forza di cose dentro il campo, alla soglia della terra di nessuno; per evitare questa condizione pericolosa, o si arretra, perdendo una parte del vantaggio acquisito e colpendo in ricaduta la palla, oppure la si aggredisce proiettandosi in avanti. Fino alla rete.

Ecco perché per giocatrici che praticano un tennis del tutto contemporaneo come Muguruza la ricerca della rete può diventare la più logica conclusione del modo di impostare il proprio tennis da fondo campo. Non c’è più l’attacco classico, ma un progressivo spostamento del baricentro del gioco sino a un punto (la terra di nessuno) che richiede una decisione: o l’arretramento o l’avanzamento. E se il principio fondamentale di questo tipo di tennis è quello dell’aggressività, allora appare più coerente la scelta del passo avanti rispetto a quella del passo indietro.

Le ragioni per decidere di prendere la rete possono quindi essere differenti, ma il problema che ciascuna giocatrice deve affrontare una volta che ha deciso di non far rimbalzare la palla è sempre lo stesso: la capacità tecnica nel colpire di volo. E tra le giocatrici che ho citato le capacità nel colpire sono di livelli differenti.
Dovessi trovare una linea comune per valutare le qualità di volleatrice delle tenniste attuali direi che mediamente la capacità tende a scendere con l’età: più si è giovani e meno si sa stare a rete. E questo non tanto perché le più anziane hanno esercitato i colpi per più tempo, quanto perché probabilmente da ragazzine hanno dedicato più cura a questo aspetto del gioco. Non è difficile immaginarsi che le trentenni nate negli anni ’80 abbiano avuto insegnanti che le hanno impostate a partire da una cultura in cui il tennis “classico” di attacco era più importante; una cultura rafforzata dai modelli di successo dell’epoca, tra cui si potevano citare, fra i tanti, protagonisti come Edberg o Navratilova che con il serve&volley vincevano Wimbledon. Mentre chi è nata negli anni ’90, da bambina avrà visto vincere i Championships da Lleyton Hewitt contro Nalbandian, in pratica senza che le voleè fossero contemplate. Un simbolo dell’evoluzione in corso.

Ma penso ci siano anche questioni più strettamente tecniche: l’affermarsi del rovescio a due mani (che nelle donne è diventato quasi la regola) e delle impugnature più chiuse per aumentare il topspin; due aspetti che hanno reso l’esecuzione delle volèe meno naturali rispetto a chi, ad esempio, utilizzava il rovescio monomane e il dritto con impugnature eastern o addirittura continental.
Non credo quindi che le giocatrici di oggi rispetto a quelle del passato appaiano a rete più goffe per minor talento, quanto piuttosto per poca abitudine, inferiore cura nella formazione e maggiore ostacoli tecnici nell’esecuzione.
Per questo tra le nuove leve, a fronte di una Sloane Stephens che dimostra di conoscere piuttosto bene i fondamentali di volo, ci sono diverse giocatrici (come ad esempio Muguruza e Bouchard) che soffrono tremendamente nell’eseguire correttamente le volèe classiche: hanno problemi di impugnatura e tentennano quando devono staccare la mano dalla parte del rovescio. Anche per questo molte tenniste preferiscono affidarsi agli schiaffi al volo (che non sono affatto colpi facili) rispetto alle volèe vere e proprie.

Alle difficoltà tecniche, si devono aggiungere due ulteriori problemi: la accresciuta velocità della palla nello scambio, che rende la fase di transizione in avanti più difficile e rischiosa; e la maggior facilità con cui si possono eseguire i passanti con le racchette di oggi.
In sintesi: se da una parte ci sono buoni motivi che incentivano l’avanzamento e la chiusura dello scambio a rete, non mancano oggettive controindicazioni. Per questo credo sia più ragionevole aspettare ancora per valutare se nella WTA si consolideranno i timidi di segnali di inversione di tendenza degli ultimi tempi. Di sicuro, come spettatore, me lo auguro.

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

Pubblicato

il

Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

Continua a leggere

Al femminile

Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

Pubblicato

il

Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

Continua a leggere

Al femminile

La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

Pubblicato

il

By

Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement