Grazie Aga Radwanska, grazie Roberta Vinci

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Grazie Aga Radwanska, grazie Roberta Vinci

Se il tennis femminile è in grado di offrire partite come quella di Doha tra Agnieszka Radwanska e Roberta Vinci forse non è così mal messo come a volte lo si dipinge

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Per il tennis femminile è stato un inizio di stagione con più dubbi che certezze; nei primi tornei è stata molto frequente la caduta anticipata delle teste di serie, e anche il ranking sembra attraversare una fase di instabilità superiore al solito. In più lascia perplessi la condizione di molte delle giocatrici considerate più forti, che spesso hanno deluso, tra acciacchi vari e sconfitte premature.

Durante il torneo di Doha mi interrogavo su questi temi e stavo pensando di trattarli per l’articolo del martedì, quando la partita tra Vinci e Radwanska (vinta da Radwanska 3-6, 6-2, 6-3) ha modificato il mio punto di vista. Forse apparirò volubile, però mi sono convinto che una partita del genere non possa passare sotto silenzio; e, ragionandoci su, non credo nemmeno che possa essere considerata come un episodio irripetibile.
Lo dico perché secondo me non è stato un match capitato per una serie di concomitanze fortunate; non è stato un evento estemporaneo fra due tenniste estrose. Va infatti tenuto presente che Aga e Roberta in questo momento sono due giocatrici che fanno parte della top ten, e che si sono incontrate in un torneo di livello Premier 5 nei quarti di finale, rispettando esattamente i valori del proprio tabellone. E al dunque hanno offerto non solo una partita molto divertente, ma anche di altissima qualità: estremamente tecnica e interessante tatticamente.
Per questo fino a che il tennis femminile di vertice saprà offrire partite del genere, come spettatore non me la sento di vedere nero e di presagire foschi scenari per il futuro.

Immagino la replica: “Sì, bel match, ma intanto al numero uno c’è una giocatrice di quasi 35 anni, le rivali non sono all’altezza, e tutte possono perdere con tutte”. Non di rado ho la sensazione che qualsiasi argomento possa essere utilizzato in modo che alla fine si possa concludere che il tennis femminile non funziona.
Del resto negli anni in cui dominavano prima Evert e Navratilova e poi Steffi Graf c’erano autorevoli osservatori che sostenevano che il fatto che vincessero sempre le stesse protagoniste era la dimostrazione che il movimento fosse debole, al contrario di quello maschile: “Tra gli uomini sì che la concorrenza è seria, tanto è vero che tutti possono perdere con tutti, fin dai primi turni”.
Poi, è arrivata l’epoca di Federer e Nadal e allora la questione è stata rovesciata: “Tra gli uomini sì che ci sono veri campioni, che arrivano sempre in fondo e si spartiscono gli Slam; non come tra le donne in cui tutte possono perdere con tutte fin dai primi turni”.

 

Di fronte a questo modo di argomentare, si capisce che si esce sempre perdenti; tanto che viene la voglia di ragionare in termini meno fintamente razionali e, almeno ogni tanto, lasciarsi andare al punto di vista più spontaneo dello spettatore. Vale a dire: le partite che vediamo sono divertenti? Ci piacciono? Sono all’altezza o no?
Per questa settimana la mia risposta è sì, e lo dico sull’onda dell’euforia che il match tra Radwanska e Vinci mi ha trasmesso. E che ha trasmesso non solo a me, ma anche ai tanti fortunati che lo hanno seguito, incluso colleghe come Kristina Mladenovic, che lo ha reso noto con un tweet pieno di entusiasmo; la stessa Radwanska nell’intervista a bordo campo è sembrata consapevole di essere stata protagonista di qualcosa degno di essere ricordato.
101 punti conclusi a rete su 171 totali, una saldo tra vincenti e errori non forzati molto positivo per entrambe: Vinci +16 (36-20) Radwanska +13 (40-27). E poi alcuni scambi che parevano da esibizione, che quasi si stentava a credere si potessero vedere in un incontro di torneo ufficiale.

A fine match mi sono sorpreso a pensare a un dato: è vero che tutte e due sono scese moltissimo a rete (52 Vinci, 49 Radwanska), ma Aga ha fatto ricorso alcune volte anche al serve&volley; e, se non sbaglio, sempre con successo. Per cui, senza pretendere di trasformarlo nella chiave del match, si potrebbe dire che in un incontro in cui l’equilibrio è stato estremo (87 punti a 84 a favore di Radwanska il saldo complessivo) anche un elemento del genere ha contribuito a fare la differenza. Beh, che il serve&volley potesse diventare una possibile discriminante tra vittoria e sconfitta è stato un altro pensiero che mi ha messo di buon umore.

Una volta indossati gli occhiali rosa dell’ottimismo, mi sono sentito un po’ come Tonino Guerra nello spot di qualche anno fa, e nella settimana tra Doha e Acapulco ho trovato altri segnali incoraggianti.
Il primo è banale: in finale a Doha è arrivata una diciottenne come Jelena Ostapenko; tutto sommato rimane sempre un buon segno per il futuro del movimento quando una giovanissima fa strada in un torneo importante. Senza con questo eccedere in trionfalismi, anche perché Ostapenko mi pare una giocatrice con alcuni punti forti (la capacità di far viaggiare la palla a velocità superiori), ma anche con ancora diversi punti deboli (bagaglio tecnico incompleto, scelte tattiche da affinare). Ma in fondo anche i punti deboli si possono interpretare come possibili spazi di crescita per le prossime stagioni.

Il secondo segnale positivo è che ad Acapulco ha vinto una finale lottatissima una giocatrice dall’indubbio talento come Sloane Stephens. Considero Stephens una delle tenniste in assoluto più complete sul piano tecnico (forse, tra le giovani, la più completa di tutte), con enormi potenzialità. Potenzialità però solo parzialmente espresse, visto che in passato ha spesso dato prova di non eccellere nella applicazione costante al tennis, e nella voglia di soffrire in campo. Il fatto che sia riuscita a prevalere dopo oltre tre ore di battaglia contro una giocatrice grintosissima come Dominika Cibulkova mi pare un passo in avanti nel processo di maturazione di una giocatrice che potrebbe divertici ancora con grandi prestazioni nelle prossime stagioni.

Il terzo segnale positivo, sembrerà strano, l’ho ricavato da una sconfitta: mi riferisco a quella subita a Doha da Muguruza contro Petkovic. Un altro bel match, in cui ad un certo punto la regia ha proposto uno schema delle zone di campo utilizzate dalle due giocatrici: Petkovic costantemente ancorata alla riga di fondo, Muguruza frequentemente in movimento sulla verticale, alla ricerca della rete. Certo, Garbiñe ha perso, ma il fatto che non rinunci alle proiezioni in avanti pur essendo in una fase in cui è ancora molto deficitaria nei colpi di volo, la considero una scelta lungimirante: è una scommessa su se stessa, sicuramente fatta in accordo con il coach; un investimento sulle proprie capacità di crescita in un ambito del gioco che probabilmente in questa fase non sempre le converrebbe affrontare, ma che se adeguatamente migliorato potrebbe renderla una giocatrice più forte nei prossimi anni. E anche una tennista più divertente per noi spettatori.

Prima di chiudere, un ultimo dato positivo per il quale devo ringraziare Alex Irene che lo ha evidenziato in un suo post di commento ad un articolo: in questo momento tra le prime dieci tenniste del mondo ce ne sono due con il rovescio a una mano (Roberta Vinci e Carla Suarez Navarro). Se non sbaglio, non accadeva da quasi dieci anni (settembre 2007, con Henin numero 1 e Mauresmo 10).
Fino a un anno fa su un’eventualità del genere nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato; eppure è successo. Si potrebbe ribattere che Vinci ha ormai 33 anni, ed è vicina al ritiro: ma intanto, a sorpresa, è emersa una giovane come Margarita Gasparyan, che sta scalando il ranking con un ottimo rovescio ad una mano.
Personalmente non considero il rovescio ad una mano migliore o più bello rispetto a quello a due mani; ma penso sia importante per la qualità dello spettacolo la varietà di stili, la presenza di un ventaglio di giocatrici con caratteristiche differenti; in questo senso diventa positivo il fatto che ci siano contemporaneamente monomani e bimani ai vertici del ranking.
Troppo ottimismo? Almeno per questa settimana la vedo così. E per questo voglio ringraziare ancora Roberta Vinci e Agnieszka Radwanska.

https://vimeo.com/158824936

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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