ATP Roma: Nishikori e Wawrinka costretti al terzo, Berdych e Goffin avanti

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ATP Roma: Nishikori e Wawrinka costretti al terzo, Berdych e Goffin avanti

Kei Nishikori, in condizioni fisiche non perfette, rimonta contro Viktor Troicki. Anche Stan Wawrinka deve recuperare un set di svantaggio contro Benoit Paire. Qualche problema per Tomas Berdych, vittorioso in due set contro lo spagnolo Ramos. Successi per Philipp Kohlschreiber e David Goffin

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[4] S. Wawrinka b. B. Paire 5-7 6-2 6-1 (Bruno Apicella)

Stan Wawrinka perde un set ma esce vincente dal match di esordio agli Internazionali di Roma contro il francese Benoit Paire. Il numero 4 del mondo è apparso nervoso ed è riuscito a cambiare la partita soprattutto nel secondo set quando, dopo un warning, si è scrollato la tensione e ha ritrovato il suo tennis. Il numero 4 del mondo guida i precedenti contro il francese (per 6 vittorie a 2) anche se Paire (n. 21) aveva vinto l’ultimo incontro nel febbraio scorso a Marsiglia. Il primo set è deciso da un break nell’undicesimo game. È lo svizzero a perdere il turno di servizio dopo aver comandato tutti i turni di battuta concedendo pochissimi punti. Sul 5 pari Wawrinka offre tre palle break consecutive, Paire sfrutta la seconda e serve per il set chiudendo per 7-5.

Nel secondo parziale Wawrinka parte forte ottiene il break ma non riesce a dare continuità al gioco e perde di nuovo il servizio. Sul 2 a 1 lo svizzero appare nervoso e durante il game al servizio di Paire sbaglia diversi colpi che accompagna da qualche parola “di troppo” che porta l’arbitro Carlos Bernardes ad assegnargli un warning. Il numero 4 del mondo si arrabbia, chiede spiegazioni e da quel momento in poi inizia a lasciare andare i colpi conquistando il 3 a 1. Wawrinka spinge al servizio, ritrova il suo rovescio e aumenta la potenza dei suoi colpi. Con il francese che prova a reagire e annulla la doppia possibilità per lo svizzero di salire 5 a 1: Paire alza il livello del suo gioco, gli scambi si allungano e il francese chiude il game del 4 a 2 con un punto più bello dell’altro. Wawrinka non concede più nulla al servizio e sul 5 a 2 conquista il set in risposta chiudendo con un bel drop shot. Nel terzo set Stan continua a spingere tutti i colpi, Paire appare più sfiduciato e anche il suo gioco ne risente: il francese riesce a difendere solo un turno di servizio con lo svizzero che chiude per 6 giochi a 1 e accede agli ottavi dove lo attende la sfida con  Juan Monaco.

 

[12] D. Goffin b. J. Sock 6-4 6-4 (Emmanuel Marian)

Una questione di atteggiamento. Certo, l’eleganza cerebrale del leggero David Goffin presenta tutte le caratteristiche cardine per inguaiare il fisico di Jack Sock, ma se dicessimo che l’americano non ci ha messo tanto del suo per rendergli meno complicato l’impegno non renderemmo giustizia a quanto visto nella brutta partita andata in scena sul Grandstand. Il belga sta vivendo una stagione on clay di transizione dopo i clamorosi exploit del marzo nordamericano, ma un avversario fallosissimo e unicamente aggrappato al 50% scarso di prime in campo gli facilita notevolmente il compito. Il numero 27 del mondo rimedia a una partenza sonnolenta approfittando di un Goffin poco incisivo e stranamente incapace di generare angoli, e rimette in piedi un set che sembrava perso recuperando nel nono game il servizio smarrito in avvio. L’atleta di Lincoln, tuttavia, restituisce immediatamente il maltolto offrendo il set point sul proprio servizio nel gioco successivo, che Goffin trasforma con una fulminante risposta di rovescio.

Potrebbe essere l’inizio della fine, ma la testa di serie numero 12 pare assente, forse influenzato negativamente dallo scarso pubblico che fa somigliare il match a uno svogliato allenamento. Sock, in questo pigro scenario, si avvantaggia di un break nelle fasi iniziali della seconda frazione ma, ciecamente fidandosi del suo incisivo colpo d’inizio scambio, si disinteressa in modo piuttosto plateale del successivo turno in risposta, permettendo a Goffin, nella cui testa iniziavano ad affollarsi pericolosi dubbi, di rimanere agganciato. La conseguenza di tale atteggiamento si sarebbe potuta prevedere con facilità: l’americano, nuovamente calato con la prima di servizio, facilita il rientro del tennista di Recourt che, trovatosi poco dopo sul 5-4 in suo favore, approfitta del primo match point per approdare al terzo turno, dove troverà ad attenderlo Tomas Berdych.

[6] K. Nishikori b. V. Troicki 5-7 6-2 6-3 (Emmanuel Marian)

Viktor Troicki ritrova al Foro Italico Kei Nishikori, un anno dopo il loro ultimo incontro. Anche questa volta, si presume, avrebbe fatto volentieri a meno dell’impegnativo rendez-vous, ma il campione di Shimane, che pare essersi svegliato con la luna storta, ci mette del suo per far sentire il serbo a proprio agio, faticando a trovare un minimo di feeling con campo, palle e vento. Gli spettatori di un centrale piuttosto gremito assistono a un brutto primo set, che procede piatto fino al 6-5 in favore del numero 24 del mondo: Nishikori, chiamato a servire per prolungare il parziale al tie break, commette nel solo dodicesimo gioco i gratuiti che normalmente si concede in un intero torneo e serve a Troicki tre consecutivi set point. L’alunno di Dante Bottini si salva nelle prime due occasioni, ma sulla terza completa la frittata spedendo lungo un rovescio in manovra: 7-5 Serbia in tre quarti d’ora di tennis rivedibile.

Nishikori soffre il caldo e convoca il medico per un non chiarissimo problema fisico; Viktor ha la chance che contro il giapponese non gli capita da Tokyo 2010 ma si sa, il suo equilibrio è labile: nel terzo gioco del secondo set, con il serbo al servizio sull’uno pari, lo smash di Kei viene chiamato fuori. L’arbitro corregge e assegna il punto al giapponese, mentre il serbo ne chiede la ripetizione inscenando una protesta discretamente scenografica. Il nesso causale tra il fatto e ciò che ne consegue è evidente: il furioso Viktor perde di vista la partita, mentre il numero 6 del ranking, tornato in sé, banchetta sulla sua ira sottraendogli due volte il servizio e chiudendo agevolmente il set sul 6-2.

Tutti attendono ora l’inevitabile crollo dello sfavorito, che puntualmente arriva nel quinto gioco della frazione decisiva, quando cede un turno in battuta che gli sarà fatale. Nishikori ritrova serenità e profondità di colpi, inchioda l’avversario nei pressi del telone e finisce per prevalere, pur soffrendo molto più del previsto. Certo è che dovrà crescere, e di parecchio, se vorrà dire la sua nelle fasi finali del torneo.

[8] T. Berdych b. A. Ramos-Vinolas 6-3 6-4 (Bruno Morobianco)

Ad aprire la terza giornata del torneo romano, l’incontro del secondo turno tra la testa di serie numero otto e lo spagnolo Alberto Ramos Vinolas, numero 57 del ranking mondiale ATP.
Ha vinto, come da pronostico, il tennista più blasonato ed esperto, ma non quello più in forma perché nonostante il classico punteggio del primo set, 6-3, Berdych ha faticato più del previsto. Se è vero che non è mai andato sotto nel punteggio, bisogna ammettere che non è proprio il massimo concedere, e annullare, nei primi due turni di servizio ben cinque palle break mentre lo spagnolo serviva con una certa tranquillità, lasciando un solo 15 nei suoi tre turni di servizio. Il primo set si è deciso all’ottavo gioco, quando Berdych ha approfittato dell’unica palla break a suo favore dell’intero primo set per portarsi avanti 5-3 e farlo proprio sul suo turno di servizio, sfruttando immediatamente la prima opportunità.

Secondo set che si è aperto, sulla scia vincente del primo, con l’immediato break pro Berdych, il quale ha avuto merito di conservare il prezioso vantaggio per tutta la seconda frazione di gara, specie nel quarto game quando ha annullato ben due palle break allo spagnolo, evitandogli di rientrare subito in partita e vincendo senza grossi patemi al primo match point a disposizione. È stata una gara combattuta più sul servizio del ceco che su quello dello spagnolo, che nonostante l’importante gap di classifica ha disputato una buona gara. Agli ottavi, Berdych affronterà David Goffin.

[LL] L. Pouille b. [Q] E. Gulbis 3-6 6-4 7-5 (Raoul Ruberti)

Al quarto match in quattro giorni, Ernests Gulbis si trova davanti non Tsonga, ritiratosi dal torneo, bensì un lucky loser. Il fortunato risponde al nome di Lucas Pouille, già vincitore la settimana precedente della loro sfida nelle qualificazioni alla Caja Magica, il quale – con l’atteggiamento tipico dei ripescati dell’ultimo momento – gioca semplice, quasi banale a tratti, ma bene. Senza alcuna pressione addosso costringe Gulbis a scambiare (una novità, dopo tre set contro Karlovic), va subito avanti, viene ripreso ma pare non essere preoccupato da nulla, neppure dalla sua bassa percentuale con la prima. Dall’altro lato della rete Enests sembra non volersi fermare, non stavolta, il suo gioco funziona.

Così, ormai indietro di un set e in risposta sotto 2-4, Pouille decide per giusto un ultimo tentativo di prolungare la gita romana. Il risultato è fatale: Gulbis viene breakkato, perde quattro giochi consecutivi e si ritrova un set pari. È tutto da rifare. Il lettone, che già aveva mostrato di patire l’inquieto pubblico del Pietrangeli, inizia a deconcentrarsi. Polemizza per un segno, cancellandolo con un calcio prima che Carlos Bernardes possa scendere dalla sedia e controllare se le sue proteste sono fondate, riprende una raccattapalle un po’ impacciata, litiga in sostanza con se stesso. Sotto di un break anche nel terzo set, riesce a non soccombere definitivamente durante una lunga fase in cui tutti i suoi (pochi) punti sono provocati da errori dell’avversario ma la sua rimonta, pur condita di colpi pregiati, dura un attimo. Il turno di battuta che gli avrebbe garantito almeno il tie-break viene concluso da due doppi falli e Pouille, senza ormai alcun timore, chiude i conti servendo a dovere.

P. Kohlschreiber b. [Q] I. Cervantes 6-4 6-2 (Diego Serra)

Vince in due set senza faticare Philipp Kohlschreiber contro Inigo Cervantes, numero 65 ATP. Un solo precedente tra i due con la vittoria del tedesco ad Auckland nel 2010. Oggi c’è stata poca partita, con Inigo Cervantes dimostratosi impreparato a questi livelli, mancando totalmente nei momenti topici dell’incontro. Come ad esempio nel quarto game del primo set, dove lo spagnolo ha avuto tre palle break che non ha sfruttato, per poi perdere il servizio nel game successivo. Un Kohlschreiber piuttosto svogliato si fa brekkare nel settimo game, concedendo ben quattro palle break, ma poi, dando finalmente un po’ di peso ai suoi colpi, ottiene un altro decisivo break nel decimo game, portando a casa il set. Meglio Cervantes solo negli ace finali, 4 a 1 per lo spagnolo.

Secondo set che inizia con Kohlschreiber che fatica a tenere il servizio, con lo spagnolo che non sfrutta quattro palle break. Ma è solo un fuoco di paglia, perché Cervantes non dà continuità al suo gioco e viene nuovamente brekkato nel quarto game, senza più riuscire a impensierire l’avversario sul servizio. Anzi è Kohlschreiber a ottenere un altro decisivo break nel decimo game, e a centrare il secondo match point concesso dallo spagnolo, che si consegna alla sconfitta senza nemmeno la proverbiale grinta che lo contraddistingue. Per un non straordinario Kohlschreiber ora ci sarà Rafa Nadal, e ci vorrà sicuramente da parte sua una prestazione di livello superiore.

Risultati secondo turno:

[6] K. Nishikori b. V. Troicki 5-7 6-2 6-3
[8] T. Berdych b. A. Ramos-Vinolas 6-3 6-4
[12] D. Goffin b. J. Sock 6-4 6-4
[PR] J. Monaco b. [16] K. Anderson 3-6 6-3 6-2
[LL] L. Pouille b. [Q] E. Gulbis 3-6 6-4 7-5
[4] S. Wawrinka b. B. Paire 5-7 6-2 6-1

Risultati primo turno:

[9] D. Ferrer b. [Q] F. Volandri 4-6 7-5 6-1
P. Kohlschreiber b. [Q] I. Cervantes 6-4 6-2
[15] R. Bautista Agut b. [WC] P. Lorenzi 6-3 6-1
N. Mahut b. P. Cuevas 7-6(6) 2-6 7-5
J. Chardy b. D. Dzumhur 2-6 6-4 6-2
[Q] S. Robert b. [Q] A. Bedene 7-6(3) 7-6(8)

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Schwartzman non si ferma: battuto anche Shapovalov, prima finale agli Internazionali di Roma

In una magnifica semifinale Diego Schwartzman ferma Denis Shapovalov a un passo dalla top 10. Sfiderà Novak Djokovic per il titolo

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Diego Schwartzman - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

[8] D. Schwartzman b. [12] D. Shapovalov 6-4 5-7 7-6(4)

Chi l’ha detto che il tennis senza i Fab3 in campo è brutto? Chi si era procurato il biglietto per la sessione serale di domenica al Foro Italico, magari sperando di vedere Rafael Nadal, sicuramente non può dire di essere rimasto deluso dalla splendida partita disputata da Denis Shapovalov e Diego Schwartzman. Probabilmente il miglior match dalla ripresa del circuito, sicuramente la partita più emozionante del torneo fino a questo momento, il confronto di stili tra il massiccio canadese e il piccolo argentino ha regalato scambi mozzafiato, colpi stupendi ed emozioni forti per tre ore e un quarto. Probabilmente la lunghezza del match e il calo progressivo dell’efficacia del servizio di Shapovalov, che nel terzo set è diventato quasi un non-fattore, sono stati gli elementi decisivi della sfida che il canadese sembrava aver preso in mano dopo aver ceduto il primo set. Ma un po’ come gli era capitato una decina di giorni fa a Flushing Meadows contro Carreno Busta, non è riuscito a concretizzare le occasioni avute e, una volta che il match si è trasformato in una maratona, alla fine ha dovuto cedere il passo a un giocatore meno brillante ma sicuramente più solido.

Rimane solo da sperare che questo match non abbia eliminato due giocatori invece che uno solo: Schwartzman avrà poco meno di 18 ore per recuperare prima di tornare in campo per la finale, speriamo che siano sufficienti per potergli consentire di difendere le sue chance.

 

IL MATCH

Partenza a razzo di Schwartzman che approfitta di un turno di servizio d’avvio poco convincente da parte di Shapovalov (due doppi falli e solo una prima su cinque) per andare subito avanti 3-0. Il canadese non sembra in grado di trovare una regolarità accettabile e i gratuiti continuano ad arrivare in sequenza. Il “Peque” dal canto suo è invece centratissimo, non si fa stravolgere dai tentativi di variazione di Shapovalov, che prova con sempre maggiore frequenza la via della rete, e tiene con autorità la sua battuta. Quando arriva a servire per il set sul 5-3, Schwartzman si trova però sotto 0-40, causa uno splendido passante lungolinea di rovescio di Shapovalov: annulla le prime due palle break, ma alla terza deve mettere lungo un difficile diritto in allungo. Tuttavia nel gioco seguente, dopo aver fallito la palla del 5-5 mettendo in rete una voleé di rovescio piuttosto difficile, il canadese incappa in altri due errori di diritto che gli costano il set.

Denis Shapovalov a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)

Nel secondo parziale il tema tattico non cambia, ma il livello sale: Shapovalov limita gli errori e continua il pressing a tutto campo che sul 2-2, grazie anche a un paio di belle conclusioni da fondo, gli procura il break. Schwartzman accusa il colpo, inizia a commettere qualche errore di più negli scambi da fondocampo e si trova anche a fronteggiare una palla del 2-5 pesante, sulla quale però il canadese mette in rete una risposta di rovescio. Si arriva fino al 5-4, quando Shapovalov serve per il set e dal 15-0 commette tre errori e un doppio fallo concedendo al suo avversario il 5-5. Nessuno dei due però è fatto di acciaio: anche l’argentino nel gioco seguente non sfrutta due palle del 6-5, una delle quali regalata con il primo doppio fallo della serata, e subisce quattro punti consecutivi rimandando Denis a servire per il set sul 6-5. Questa volta il giovane canadese non fallisce la missione, nonostante debba annullare una palla del 6-6, e dopo un’ora e 48 minuti di gioco il match va al terzo set.

Shapovalov si fa massaggiare la schiena prima dell’inizio dell’ultimo parziale: il biondino è stato impegnato anche in diversi turni di doppio questa settimana a Roma ed è sicuramente il giocatore che ha giocato più tennis tra quelli ancora in gara. I game sono tutti combattuti, gli scambi meriterebbero ben più persone sugli spalti di quelle permesse all’ultimo minuto, ma chi è presente mostra di apprezzare, compresa una cicala che non smette di cantare dall’inizio del secondo set e si fa sentire in mondovisione. Shapovalov trova il break per il 2-1 con uno splendido game, poi sciupa tutto restituendolo con un doppio fallo finale, ma se lo riprende subito dopo con un altro game di grande sostanza. Questa volta il canadese consolida sul 4-2 dando l’impressione di poter straripare, ma Schwartzman non molla, tiene la battuta e alla terza chance riaggancia la parità sul 4-4.

Il match veleggia rapidamente (si fa per dire) verso le tre ore di gioco, e la differente consistenza delle sue battute comincia a vedersi: l’argentino deve faticare sempre di più per tenere la sua battuta, annulla due palle break con un colpo quasi magico (rovescio d’incontro su uno smash), ma poi deve capitolare cedendo ancora la battuta per la terza volta negli ultimi quattro turni.  Però nemmeno questa è la volta buona per “Shapo”, che non riesce a trovare il guizzo vincente e si fa riprendere sul 5-5.

La fine più giusta per questo match è quella del tie-break, cui si arriva dopo 185 minuti di grande spettacolo. Ormai il servizio non conta più: tre minibreak nei primi tre punti, poi Shapovalov prova una palla corta che finisce sotto la rete e dà il 3-1 a Schwartzman. Il suo vantaggio non va però mai sopra i due punti, e diventa nullo quando Shapovalov rimonta fino al 4-4. Sulla volata finale sono tre errori di diritto del canadese che emettono la sentenza e danno via libera al “Peque” e alla sua prima finale in un torneo Masters 1000.

IL PARADISO DEVE ATTENDERE

Vincendo questa partita Shapovalov si sarebbe assicurato matematicamente l’accesso alla Top 10 la settimana prossima. Tuttavia ora il suo ingresso è condizionato alla sconfitta di Schwartzman in finale contro Djokovic, dal momento che se l’argentino dovesse aggiudicarsi il titolo sarebbe lui a fare l’ingresso tra i primi 10 per la prima volta in carriera.

I precedenti contro il suo avversario in finale, il n.1 del mondo Novak Djokovic, non sono però troppo incoraggianti. I due si sono incontrati quattro volte ed ha sempre vinto il serbo. L’ultimo incontro risale all’ultimo Austrlian Open, ed è stato vinto in tre set da Djokovic, mentre l’ultima sfida sulla terra è stata proprio la semifinale degli Internazionali BNL d’Italia 2019 nella quale Schwartzman strappò il secondo set al suo fortissimo rivale.

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Djokovic spegne i bollori di Ruud. Decima finale agli Internazionali di Roma

Nole annulla due set point al norvegese in un primo set di grande intensità poi prende il controllo del match

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[1] N. Djokovic b. C. Ruud 7-5 6-3

Un antico adagio vuole che a fare la differenza tra un buon giocatore e un campione siano i dettagli. Oggi più che mai Novak Djokovic ha insegnato a Casper Ruud quando questo sia crudelmente vero. Per un set il norvegese ha condotto il gioco con una prestazione pressoché perfetta, ma al momento di chiudere, ha lasciato la porta aperta quel tanto che bastava per far rientrare Nole in partita. Ruud ha reso il pane duro al serbo anche nel secondo set, ma Djokovic, una volta messa la testa avanti, non si è più voltato, riuscendo a gestire abbastanza bene anche il solito nervosismo che sembra accompagnarlo ormai in ogni match (oggi invero alimentato anche dalla brutta giornata del giudice di sedia Adel Nour, reo di aver clamorosamente sbagliato tre palle a sfavore del serbo).

Una delle chiavi della vittoria di Nole è stato il servizio, sempre pronto ad aiutarlo nei momenti di difficoltà: su dodici ace totali, ben quattro sono arrivati su palla break. Peccato per Ruud invece che sicuramente ha molti rimpianti per quanto riguarda il primo set, ma può comunque consolarsi con un torneo davvero eccellente che gli porta in dote anche il miglior ranking della carriera (numero 30 ATP).

 

Djokovic giocherà dunque per la decima volta la finale agli Internazionali d’Italia (4-5 il bilancio), nella quale partirà da chiaro favorito contro chiunque esca vincitore dalla sfida tra Denis Shapovalov e Diego Schwartzmann

IL MATCH – Sin dall’inizio si capisce che Ruud non è sceso in campo solo per fare bella figura, già soddisfatto dell’ottimo risultato ottenuto. Il norvegese parte subito fortissimo, dettando il ritmo degli scambi con il proprio dritto. Djokovic soffre questa iniziativa e si ritrova subito sotto 3-1. Il serbo non sembra al massimo, ma riesce comunque a rendersi pericoloso in risposta. Nello scambio però gli errori arrivano con preoccupante frequenza, non solo in spinta, ma anche con il rovescio incrociato in manovra. Nel sesto gioco, durato undici minuti, Ruud salva due palle break e riesce a salire 4-2.

Il norvegese continua a comandare il gioco e va a servire per il set sul 5-4: avanti 40-15, Nole piazza un gran rovescio e una superba smorzata per annullare i due set point, prima di incassare il break grazie a due rovesci lunghi dell’avversario. Nel game successivo, il numero uno del mondo si trova ancora in difficoltà e nonostante cinque ace, di cui due sulle palle break (tre quelle annullate in questo game), impiega comunque dodici minuti per andare 6-5. A un passo dal tiebreak, Ruud sbanda e perde il servizio, mentre Djokovic lascia andare un urlaccio a pieni polmoni che rimbomba nel Centrale.

Inizia il secondo set, ma Ruud sembra ancora fermo a pensare a come abbia passato un’ora e dieci a costruire una pentola, dimenticandosi però il coperchio. Nole tiene a zero il primo turno di battuta e si procura due palle break nel secondo game. Ruud però le annulla e con molta fatica riesce a tenere il servizio. Lo scampato pericolo sembra rimettere in gioco il norvegese che torna a martellare col dritto, prendendo l’iniziativa sin dalla risposta. Quattro volte arriva a palla break, quattro volte è ricacciato indietro da Djokovic (due con l’ace). Il serbo si salva al termine di un gioco durato 12 minuti, mentre Ruud, revitalizzato, tiene il servizio a zero.

Djokovic vuole chiudere i conti e prova a dare un’accelerata alla partita. Ruud gli dà una mano steccando un paio di rovesci e cedendo a zero la battuta nel sesto gioco. Forte del vantaggio, Nole gioca molto più libero e si procura addirittura due match point sul 5-2, annullati entrambi con orgoglio dal norvegese che però è costretto ad un’onorevole resa un gioco più tardi.

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ATP

Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

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