ATP Roma: Nishikori e Wawrinka costretti al terzo, Berdych e Goffin avanti

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ATP Roma: Nishikori e Wawrinka costretti al terzo, Berdych e Goffin avanti

Kei Nishikori, in condizioni fisiche non perfette, rimonta contro Viktor Troicki. Anche Stan Wawrinka deve recuperare un set di svantaggio contro Benoit Paire. Qualche problema per Tomas Berdych, vittorioso in due set contro lo spagnolo Ramos. Successi per Philipp Kohlschreiber e David Goffin

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[4] S. Wawrinka b. B. Paire 5-7 6-2 6-1 (Bruno Apicella)

Stan Wawrinka perde un set ma esce vincente dal match di esordio agli Internazionali di Roma contro il francese Benoit Paire. Il numero 4 del mondo è apparso nervoso ed è riuscito a cambiare la partita soprattutto nel secondo set quando, dopo un warning, si è scrollato la tensione e ha ritrovato il suo tennis. Il numero 4 del mondo guida i precedenti contro il francese (per 6 vittorie a 2) anche se Paire (n. 21) aveva vinto l’ultimo incontro nel febbraio scorso a Marsiglia. Il primo set è deciso da un break nell’undicesimo game. È lo svizzero a perdere il turno di servizio dopo aver comandato tutti i turni di battuta concedendo pochissimi punti. Sul 5 pari Wawrinka offre tre palle break consecutive, Paire sfrutta la seconda e serve per il set chiudendo per 7-5.

Nel secondo parziale Wawrinka parte forte ottiene il break ma non riesce a dare continuità al gioco e perde di nuovo il servizio. Sul 2 a 1 lo svizzero appare nervoso e durante il game al servizio di Paire sbaglia diversi colpi che accompagna da qualche parola “di troppo” che porta l’arbitro Carlos Bernardes ad assegnargli un warning. Il numero 4 del mondo si arrabbia, chiede spiegazioni e da quel momento in poi inizia a lasciare andare i colpi conquistando il 3 a 1. Wawrinka spinge al servizio, ritrova il suo rovescio e aumenta la potenza dei suoi colpi. Con il francese che prova a reagire e annulla la doppia possibilità per lo svizzero di salire 5 a 1: Paire alza il livello del suo gioco, gli scambi si allungano e il francese chiude il game del 4 a 2 con un punto più bello dell’altro. Wawrinka non concede più nulla al servizio e sul 5 a 2 conquista il set in risposta chiudendo con un bel drop shot. Nel terzo set Stan continua a spingere tutti i colpi, Paire appare più sfiduciato e anche il suo gioco ne risente: il francese riesce a difendere solo un turno di servizio con lo svizzero che chiude per 6 giochi a 1 e accede agli ottavi dove lo attende la sfida con  Juan Monaco.

 

[12] D. Goffin b. J. Sock 6-4 6-4 (Emmanuel Marian)

Una questione di atteggiamento. Certo, l’eleganza cerebrale del leggero David Goffin presenta tutte le caratteristiche cardine per inguaiare il fisico di Jack Sock, ma se dicessimo che l’americano non ci ha messo tanto del suo per rendergli meno complicato l’impegno non renderemmo giustizia a quanto visto nella brutta partita andata in scena sul Grandstand. Il belga sta vivendo una stagione on clay di transizione dopo i clamorosi exploit del marzo nordamericano, ma un avversario fallosissimo e unicamente aggrappato al 50% scarso di prime in campo gli facilita notevolmente il compito. Il numero 27 del mondo rimedia a una partenza sonnolenta approfittando di un Goffin poco incisivo e stranamente incapace di generare angoli, e rimette in piedi un set che sembrava perso recuperando nel nono game il servizio smarrito in avvio. L’atleta di Lincoln, tuttavia, restituisce immediatamente il maltolto offrendo il set point sul proprio servizio nel gioco successivo, che Goffin trasforma con una fulminante risposta di rovescio.

Potrebbe essere l’inizio della fine, ma la testa di serie numero 12 pare assente, forse influenzato negativamente dallo scarso pubblico che fa somigliare il match a uno svogliato allenamento. Sock, in questo pigro scenario, si avvantaggia di un break nelle fasi iniziali della seconda frazione ma, ciecamente fidandosi del suo incisivo colpo d’inizio scambio, si disinteressa in modo piuttosto plateale del successivo turno in risposta, permettendo a Goffin, nella cui testa iniziavano ad affollarsi pericolosi dubbi, di rimanere agganciato. La conseguenza di tale atteggiamento si sarebbe potuta prevedere con facilità: l’americano, nuovamente calato con la prima di servizio, facilita il rientro del tennista di Recourt che, trovatosi poco dopo sul 5-4 in suo favore, approfitta del primo match point per approdare al terzo turno, dove troverà ad attenderlo Tomas Berdych.

[6] K. Nishikori b. V. Troicki 5-7 6-2 6-3 (Emmanuel Marian)

Viktor Troicki ritrova al Foro Italico Kei Nishikori, un anno dopo il loro ultimo incontro. Anche questa volta, si presume, avrebbe fatto volentieri a meno dell’impegnativo rendez-vous, ma il campione di Shimane, che pare essersi svegliato con la luna storta, ci mette del suo per far sentire il serbo a proprio agio, faticando a trovare un minimo di feeling con campo, palle e vento. Gli spettatori di un centrale piuttosto gremito assistono a un brutto primo set, che procede piatto fino al 6-5 in favore del numero 24 del mondo: Nishikori, chiamato a servire per prolungare il parziale al tie break, commette nel solo dodicesimo gioco i gratuiti che normalmente si concede in un intero torneo e serve a Troicki tre consecutivi set point. L’alunno di Dante Bottini si salva nelle prime due occasioni, ma sulla terza completa la frittata spedendo lungo un rovescio in manovra: 7-5 Serbia in tre quarti d’ora di tennis rivedibile.

Nishikori soffre il caldo e convoca il medico per un non chiarissimo problema fisico; Viktor ha la chance che contro il giapponese non gli capita da Tokyo 2010 ma si sa, il suo equilibrio è labile: nel terzo gioco del secondo set, con il serbo al servizio sull’uno pari, lo smash di Kei viene chiamato fuori. L’arbitro corregge e assegna il punto al giapponese, mentre il serbo ne chiede la ripetizione inscenando una protesta discretamente scenografica. Il nesso causale tra il fatto e ciò che ne consegue è evidente: il furioso Viktor perde di vista la partita, mentre il numero 6 del ranking, tornato in sé, banchetta sulla sua ira sottraendogli due volte il servizio e chiudendo agevolmente il set sul 6-2.

Tutti attendono ora l’inevitabile crollo dello sfavorito, che puntualmente arriva nel quinto gioco della frazione decisiva, quando cede un turno in battuta che gli sarà fatale. Nishikori ritrova serenità e profondità di colpi, inchioda l’avversario nei pressi del telone e finisce per prevalere, pur soffrendo molto più del previsto. Certo è che dovrà crescere, e di parecchio, se vorrà dire la sua nelle fasi finali del torneo.

[8] T. Berdych b. A. Ramos-Vinolas 6-3 6-4 (Bruno Morobianco)

Ad aprire la terza giornata del torneo romano, l’incontro del secondo turno tra la testa di serie numero otto e lo spagnolo Alberto Ramos Vinolas, numero 57 del ranking mondiale ATP.
Ha vinto, come da pronostico, il tennista più blasonato ed esperto, ma non quello più in forma perché nonostante il classico punteggio del primo set, 6-3, Berdych ha faticato più del previsto. Se è vero che non è mai andato sotto nel punteggio, bisogna ammettere che non è proprio il massimo concedere, e annullare, nei primi due turni di servizio ben cinque palle break mentre lo spagnolo serviva con una certa tranquillità, lasciando un solo 15 nei suoi tre turni di servizio. Il primo set si è deciso all’ottavo gioco, quando Berdych ha approfittato dell’unica palla break a suo favore dell’intero primo set per portarsi avanti 5-3 e farlo proprio sul suo turno di servizio, sfruttando immediatamente la prima opportunità.

Secondo set che si è aperto, sulla scia vincente del primo, con l’immediato break pro Berdych, il quale ha avuto merito di conservare il prezioso vantaggio per tutta la seconda frazione di gara, specie nel quarto game quando ha annullato ben due palle break allo spagnolo, evitandogli di rientrare subito in partita e vincendo senza grossi patemi al primo match point a disposizione. È stata una gara combattuta più sul servizio del ceco che su quello dello spagnolo, che nonostante l’importante gap di classifica ha disputato una buona gara. Agli ottavi, Berdych affronterà David Goffin.

[LL] L. Pouille b. [Q] E. Gulbis 3-6 6-4 7-5 (Raoul Ruberti)

Al quarto match in quattro giorni, Ernests Gulbis si trova davanti non Tsonga, ritiratosi dal torneo, bensì un lucky loser. Il fortunato risponde al nome di Lucas Pouille, già vincitore la settimana precedente della loro sfida nelle qualificazioni alla Caja Magica, il quale – con l’atteggiamento tipico dei ripescati dell’ultimo momento – gioca semplice, quasi banale a tratti, ma bene. Senza alcuna pressione addosso costringe Gulbis a scambiare (una novità, dopo tre set contro Karlovic), va subito avanti, viene ripreso ma pare non essere preoccupato da nulla, neppure dalla sua bassa percentuale con la prima. Dall’altro lato della rete Enests sembra non volersi fermare, non stavolta, il suo gioco funziona.

Così, ormai indietro di un set e in risposta sotto 2-4, Pouille decide per giusto un ultimo tentativo di prolungare la gita romana. Il risultato è fatale: Gulbis viene breakkato, perde quattro giochi consecutivi e si ritrova un set pari. È tutto da rifare. Il lettone, che già aveva mostrato di patire l’inquieto pubblico del Pietrangeli, inizia a deconcentrarsi. Polemizza per un segno, cancellandolo con un calcio prima che Carlos Bernardes possa scendere dalla sedia e controllare se le sue proteste sono fondate, riprende una raccattapalle un po’ impacciata, litiga in sostanza con se stesso. Sotto di un break anche nel terzo set, riesce a non soccombere definitivamente durante una lunga fase in cui tutti i suoi (pochi) punti sono provocati da errori dell’avversario ma la sua rimonta, pur condita di colpi pregiati, dura un attimo. Il turno di battuta che gli avrebbe garantito almeno il tie-break viene concluso da due doppi falli e Pouille, senza ormai alcun timore, chiude i conti servendo a dovere.

P. Kohlschreiber b. [Q] I. Cervantes 6-4 6-2 (Diego Serra)

Vince in due set senza faticare Philipp Kohlschreiber contro Inigo Cervantes, numero 65 ATP. Un solo precedente tra i due con la vittoria del tedesco ad Auckland nel 2010. Oggi c’è stata poca partita, con Inigo Cervantes dimostratosi impreparato a questi livelli, mancando totalmente nei momenti topici dell’incontro. Come ad esempio nel quarto game del primo set, dove lo spagnolo ha avuto tre palle break che non ha sfruttato, per poi perdere il servizio nel game successivo. Un Kohlschreiber piuttosto svogliato si fa brekkare nel settimo game, concedendo ben quattro palle break, ma poi, dando finalmente un po’ di peso ai suoi colpi, ottiene un altro decisivo break nel decimo game, portando a casa il set. Meglio Cervantes solo negli ace finali, 4 a 1 per lo spagnolo.

Secondo set che inizia con Kohlschreiber che fatica a tenere il servizio, con lo spagnolo che non sfrutta quattro palle break. Ma è solo un fuoco di paglia, perché Cervantes non dà continuità al suo gioco e viene nuovamente brekkato nel quarto game, senza più riuscire a impensierire l’avversario sul servizio. Anzi è Kohlschreiber a ottenere un altro decisivo break nel decimo game, e a centrare il secondo match point concesso dallo spagnolo, che si consegna alla sconfitta senza nemmeno la proverbiale grinta che lo contraddistingue. Per un non straordinario Kohlschreiber ora ci sarà Rafa Nadal, e ci vorrà sicuramente da parte sua una prestazione di livello superiore.

Risultati secondo turno:

[6] K. Nishikori b. V. Troicki 5-7 6-2 6-3
[8] T. Berdych b. A. Ramos-Vinolas 6-3 6-4
[12] D. Goffin b. J. Sock 6-4 6-4
[PR] J. Monaco b. [16] K. Anderson 3-6 6-3 6-2
[LL] L. Pouille b. [Q] E. Gulbis 3-6 6-4 7-5
[4] S. Wawrinka b. B. Paire 5-7 6-2 6-1

Risultati primo turno:

[9] D. Ferrer b. [Q] F. Volandri 4-6 7-5 6-1
P. Kohlschreiber b. [Q] I. Cervantes 6-4 6-2
[15] R. Bautista Agut b. [WC] P. Lorenzi 6-3 6-1
N. Mahut b. P. Cuevas 7-6(6) 2-6 7-5
J. Chardy b. D. Dzumhur 2-6 6-4 6-2
[Q] S. Robert b. [Q] A. Bedene 7-6(3) 7-6(8)

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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ATP

Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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