Rio 2016, donne: la finale è Puig-Kerber. Storica medaglia per Portorico

Olimpiadi

Rio 2016, donne: la finale è Puig-Kerber. Storica medaglia per Portorico

Nella prima semifinale delle Olimpiadi di Rio, Monica Puig supera in 3 set Petra Kvitova al termine di una partita rocambolesca, garantendo così al suo Portorico un’insperata medaglia. In finale trova Angelique Kerber che seppur con qualche patema, vince in modo perentorio la sfida contro Madison Keys

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M. Puig b. [11] P. Kvitova 6-4 1-6 6-3 (Tommaso Voto)

Puig-Kvitova

 

Un’incredula e raggiante Monica Puig elimina in tre set la ceca Kvitova e si qualifica per la finale olimpica del torneo di tennis. Un risultato straordinario e meritato, perché la portoricana ha saputo resistere al ritorno veemente della ceca, che alla fine ha pagato i suoi “demoni” e un calo fisico evidente. Con questa vittoria Puig fa la storia di Porto Rico, che non ha mai conquistato una medaglia nel tennis alle Olimpiadi (in realtà la sua connazionale Brandi era riuscita a vincere una partita ad Atene 2004). Per l’isola centroamericana questo è un evento incredibile ed a Monica tocca ora fare il passo definitivo verso l’immortalità sportiva, ovvero far suonare, per la prima volta, l’inno di Porto Rico alle Olimpiadi. Molta delusione per la ceca Kvitova, che, dopo un inizio incerto, sembrava aver preso le misure alla sua avversaria, che, pur tremante, ha vinto con merito. Ora per la bi-campionessa di Wimbledon ci sarà la finale per il bronzo, ma l’occasione è stata certamente sprecata.

L’inizio di Petra è fulminante, in quanto si porta avanti 3-0 e gestisce lo scambio senza alcun affanno, anche perché la sua avversaria è chiaramente in uno stato di agitazione. Tuttavia il controbreak arriva quasi immediato, con la ceca che si disunisce e commette qualche errore banale, di lunghezza, da fondo con il diritto. Questo scuote Monica, che si limita ad una difesa attiva e riesce a spostare l’inerzia del set dalla sua parte. Puig alza il suo livello di gioco, usa poco gli angoli (ma è una sua caratteristica tecnica) e trova maggiore profondità con il rovescio. Kvitova è in stato confusionale, prova ad essere aggressiva ma il diritto “scappa” via ed il rovescio è spesso in rete. Puig comprende che è il momento di spingere e, nel nono game, strappa la battuta (a zero) alla sua avversaria e si conquista il diritto a servire per il set. Da atleta navigata la portoricana si concentra e chiude i conti sul 6-4.

La pressione è tutta sulla ceca, che da favorita, si trova a non poter più sbagliare se vuole  giocarsi la finale, mentre Puig vede il traguardo della storia avvicinarsi sempre di più, perché il suo paese (patria di pugili e di Ricky Martin) è fermo nel medagliere olimpico assoluto a 2 argenti e 6 bronzi e il peso dell’eternità sportiva inizia a farsi sentire. La portoricana ha un calo evidente, ma è Petra a salire in cattedra nel secondo parziale, che diventa un monologo ceco. In poco meno di 25 minuti Kvitova è sul 5-0 ed ha anche una possibilità di bagel, ma Puig ha un sussulto di orgoglio ed annulla la minaccia. C’è un leggero calo di tensione nella ceca, ma alla fine ristabilisce la parità nel punteggio e vince il parziale con un convincente 6-1.

Ora l’emozione e l’aspetto psicologico possono avere un ruolo decisivo, chi tra le due riuscirà a mantenere i nervi saldi allora potrà considerarsi la favorita. La prima ad andare in difficoltà è la ceca, che subisce un break immediato ed è subito costretta a rincorrere. Un 2-0 figlio di confusione, anche perché Puig si limita a giocare forte e centrale, mentre Kvitova, prova a verticalizzare lo scambio, ma con poco costrutto. Monica è consapevole che non può concedere cali o errori gratuiti, in quanto la ceca può improvvisamente accendersi e ritornare prepotentemente in partita. La n.11 del seeding aggiusta il mirino e mette in difficoltà la sua avversaria, che, fallita una palla pesante del 3-0, commette un clamoroso doppio fallo ed arriva il controbreak. Puig si lascia andare ad un gesto di stizza, fa rimbalzare la racchetta sul campo e si siede pensierosa in panchina, mentre Petra fa un sorriso soddisfatto e sornione.

Si torna in parità nel punteggio, ma c’è poco spettacolo, perché in questo frangente sono più gli errori non forzati che i vincenti. Un’ora e mezza di tennis frammentato e del tutto privo di colpi al  volo o di variazioni tattiche. Anzi ogni volta che Kvitova ha tentato di staccare la mano durante l’esecuzione del rovescio la sua palla si è spenta nel centro della rete. Il sesto gioco ha un’importanza vitale per la dinamica della partita, perché Kvitova torna ad essere fallosa e si trova sotto 0-40. La bi-campionessa di Wimbledon prova a salvarsi, ma un errore di diritto sulla terza palla break è fatale. La ceca è, per la seconda volta, nel parziale sotto e vede la finale olimpica sempre più lontana, ma le sue responsabilità sono parecchie.

Il braccio alla Puig torna tremante, infatti subisce subito il controbreak ed ancora una volta manca la possibilità di dare lo scossone definitivo alla partita. La tensione è palpabile, Kvitova è ancora una volta impacciata, ma sembra sulle gambe dal punto di vista atletico, ed è sotto 15-40. Un errore in rete e Puig è sul 5-3 ed è ad un passo dalla storia, che si concretizza con un errore di rovescio della sua avversaria. Ora il sogno olimpico per Puig e per Porto Rico continua, ma in finale contro Kerber sarà ancora più dura. Questa ragazza ha dimostrato che nulla è impossibile e che i sogni si possono realizzare.

[2] A. Kerber b. [7] M. Keys 6-3 7-5 (Raoul Ruberti)

Keys-Kerber

Seconda semifinale femminile e seconda sfida per la certezza di una medaglia, in campo Germania e Stati Uniti. I rispettivi spiriti sportivi sono incarnati, per la serata, da Angelique Kerber e Madison Keys. Se tutti si aspettavano di trovar qui la prima, Angie, campionessa in carica degli Australian Open e testa di serie numero due, lo stesso non si può dire di Madison. Eppure, eliminate a sorpresa le sorelle Williams e un po’ meno a sorpresa anche i vari Johnson e Sock, le speranze di medaglia a stelle e strisce nel singolare posano tutte sulle sue spalle.

La tattica della ventunenne della Florida è semplice, ed è quella prevista da chi conosce il suo tennis: prendere in mano lo scambio col servizio e giocare a tutta birra col dritto, cercando di non perdere campo e di tremare il meno possibile. Davanti a lei però c’è una tennista che concede poco o nulla in termini di errori, che si inginocchia e rimanda indietro ogni colpo non letale, finché lo scambio non viene chiuso dalla racchetta avversaria, con un vincente o un gratuito. In questi due approcci ben differenti, entrambe se la cavano nella corsa.

Il match inizia. Al servizio Keys, col rovescio non ci siamo ma la doppia palla break –procurata nel terzo game da una risposta vincente di Kerber – svanisce sotto il suo dritto marcato USA, un misto di contropiede intelligenti e schiaffi al volo. Sesto game, da un dritto incrociato in corsa di Keys che Kerber non ha il tempo di gestire nascono due palle break, poi una terza: ancora nulla di fatto, turno di servizio conservato come i precedenti. Le acque però iniziano ad incresparsi.

La determinazione nello sguardo di Kerber si traduce in termini pratici, nella difesa strenua su un quasi smash e uno smash vero di Keys, che alla fine va fuori misura col terzo colpo da sotto rete. Il martelletto tedesco assesta la prima crepa nella concentrazione avversaria e finalmente il break arriva, addirittura con doppio fallo. Il lato frustrante per Madison è che Kerber non solo rimanda indietro tutto, ma lo fa anche con grande profondità. Perciò gli dèi del tennis olimpico – quella strana disciplina, tanto simile e tanto lontana dal tennis di sempre – la premiano addirittura, attraverso il loro strumento più spietato e misterioso: il nastro. È un altro colpo di martelletto psicologico, un altro turno di servizio si mette male per Keys e così Kerber si prende il set, con un bel passante lungo linea di dritto mancino, celebrando l’impresa con un grido acutissimo.

Il break in chiusura di primo parziale consente inoltre a Kerber di inaugurare il secondo al servizio. Subito sotto 0-30, ancora una volta non si arrende e rimonta. Tempo due game e deve addirittura annullare palla break, mentre in battuta l’avversaria adesso va spedita. Eppure, con l’aumentare delle occasioni perse, i piccoli segni di frustrazione di Keys si fanno via via più evidenti e non bastano due nastri consecutivi, stavolta in suo favore, a riportare in parità l’incontro. L’una ha appurato a quale gioco sta giocando l’altra, adesso la battaglia è a tratti quasi puramente di nervi: sul 4-4 Kerber rimonta da 0-40 e nel game successivo Keys sembra avere accusato il colpo, crollando a sua volta sotto per 0-40 e concedendo tre match point. Il suo spirito guerriero riemerge d’un tratto e annulla prima quelli, e poi addirittura un quarto.

L’epilogo non è sventato tuttavia, ma soltanto rimandato. Keys non concretizza neppure l’ottava palla break e, quando va a servire per raggiungere perlomeno il tie-break, le sue soluzioni sono esaurite, mentre l’inesauribile Kerber ora avanza addirittura in pressione, vuole chiuderla, punto e basta. Dopo anche un quinto match point annullato alla fine è un rovescio in rete, durante un lungo scambio su quella diagonale, a condannare Madison. I Giochi sanno comunque essere clementi, e a lei rimane la finalina per appendersi al collo almeno un bronzo.

A giocare per l’oro va meritatamente Angelique Kerber, più solida e di altra caratura. Non ha ancora ceduto un set in tutto il torneo e questo, nel peggiore dei casi, le varrà una pur sempre nobile medaglia d’argento. A a guardarla negli occhi però, si capisce che non è proprio una che si accontenta.

Risultati:

M. Puig b. [11] P. Kvitova 6-4 1-6 6-3
[2] A. Kerber b. [7] M. Keys 6-3 7-5

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Il bilancio del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020: batosta per il Giappone, ma lo sport si salva

Secondo Il Sole 24 Ore, l’annullamento avrebbe portato alla bancarotta decine di federazioni sportive internazionali minori

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Con grande tempismo e debita prudenza, il Comitato Olimpico Internazionale e il presidente del Giappone Shinzo Abe hanno ufficialmente rinviato i Giochi Olimpici di Tokyo al 2021, che passerà alla storia come il primo anno dispari in cui si disputerà un’Olimpiade. Al momento, mentre tanti Paesi Occidentali (e non) stanno affrontando la fase più delicata e acuta del contagio, è quantomeno incauto ipotizzare che tra qualche mese l’emergenza possa essere rientrata del tutto.

C’è il rischio che radunare in estate oltre quindicimila atleti (comprese le Paralimpiadi) e migliaia tra giornalisti e addetti all’organizzazione equivarrebbe a innescare un’altra “bomba biologica” e tornare di nuovo al punto di partenza. Nell’estate 2021 i Giochi potranno partire anche con più sicurezza tra gli spalti: i tifosi – cuore pulsante di ogni evento sportivo che si rispetti, figuriamoci delle Olimpiadi – potranno radunarsi a Tokyo per sostenere i loro connazionali senza pericoli.

Un articolo pubblicato da Il Sole 24 ore ha fatto una stima dei danni economici conseguenti al rinvio della rassegna olimpica, che per il Giappone ‘paese’ non saranno così contenuti. L’impatto economico dei 13 miliardi investiti per la costruzione delle infrastrutture sembra essere stato in gran parte assorbito negli anni di esecuzione delle opere, ma la mancata disputa nell’anno 2020 priverà il turismo e i vari settori del consumo di 5 o 6 miliardi di dollari (stime rispettivamente di Goldman Sachs e Nikkei).

 

Sembra invece che la scelta di rinviare i Giochi di Tokyo abbia salvato il mondo dello sport. In caso di annullamento delle Olimpiadi “tra le dieci e le diciotto Federazioni internazionali degli sport con meno seguito sarebbero potute fallire” spiega Thierry Sprunger, direttore finanziario del CIO dal ’94 al 2011, in un virgolettato riportato nell’articolo. “Su 28 Federazioni internazionali solo una decina sono indipendenti finanziariamente tra le quali il calcio, il tennis, il basket, la pallavolo e poche altre. Per le restanti la maggior parte dei proventi arrivano dai Giochi Olimpici.” A maggior ragione, da qui ai Giochi del 2021 servirà fornire un supporto concreto alle Federazioni che hanno meno visibilità. Come detto non dovrebbe essere il caso della Federazione Italiana Tennis, che infatti ha già messo a disposizione dei circoli 3 milioni di euro per favorire il superamento di questo momento di mancata attività sportiva.

Ora si parlerà anche delle modalità di rimborso – se effettivamente verrà concesso – ai CNO (Comitati Olimpici Nazionali) e alle Federazioni nazionali per quanto riguarda i biglietti aerei e le spese per l’alloggio: i Giochi sono stati soltanto rinviati, motivo per cui il CIO non potrà eventualmente coprire queste spese con i soldi della copertura assicurativa che avrebbe compensato l’annullato o l’interruzione in corso d’opera della manifestazione (l’articolo del Sole 24 ore parla di circa 900 milioni di dollari). Il Comitato Olimpico Internazionale ha incassato comunque 4,5 miliardi di dollari dai diritti televisivi dei Giochi Olimpici (in Europa acquistati da Discovery per 1,3 miliardi e negli USA da NBC per 1,1), che grazie al rinvio potranno restare nelle casse dell’associazione senza essere decurtati da alcuna penale.

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CIO e Giappone ratificano il rinvio: le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno nel 2021

Va interpretata come un’ufficialità: per salvaguardare la salute di atleti e comunità internazionale, i giochi olimpici non si disputeranno nel 2020

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Quella che ormai era diventata una telenovela dall’esito scontato, ovvero il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo al prossimo anno, si arricchisce del penultimo – e ormai definitivo – capitolo.

Dopo aver manifestato grande scetticismo e aver detto di trovarsi ormai senza alternative, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha ufficialmente proposto al CIO la disputa dei giochi olimpici nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus. Lo ha fatto in una conversazione diretta con il presidente del comitato olimpico Thomas Bach, un’evoluzione che ha reso inevitabile la ratifica da parte del CIO. Come già accaduto nel 1940, quando il secondo conflitto mondiale (più precisamente la guerra con la Cina) costrinse il Giappone a declinare l’onere di organizzare la rassegna olimpica, Tokyo dovrà rinunciare ancora.

Sul sito officiale delle Olimpiadi è subito comparso un comunicato nel quale si legge che ‘nelle circostanze attuali e basandoci sulle informazioni fornite oggi dalla World Health Organization, il presidente del CIO e il premier del Giappone hanno concluso che le Olimpiadi di Tokyo dovranno essere riprogrammate in una data successiva al 2020 ma non più tardi dell’estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti coloro coinvolti nei giochi olimpici e della comunità internazionale‘.

 

È la quarta volta che le Olimpiadi saltano. Era successo nel 1916, quando la sesta edizione di Berlino fu cancellata a causa della Prima Guerra Mondiale. La capitale tedesca avrebbe ospitato i giochi nel 1936, prima delle due edizioni cancellate a causa del secondo conflitto mondiale: Tokyo 1940 e Londra 1944, che avrebbero recuperato rispettivamente nel 1964 e nel 1948. Questa volta, però, le Olimpiadi sono state soltanto rinviate e per la prima volta – salvo catastrofi che non vogliamo neanche ipotizzare – si disputeranno in un anno dispari.

Alla discussione che ha portato alla decisione definitiva hanno partecipato anche Mori Yoshiro, presidente del comitato organizzativo (che intende comunque mantenere la denominazione ‘Tokyo 2020’), il ministro olimpico Hashimoto Seiko e il governatore di Tokyo Koike Yuriko, oltre ad altre figure di coordinamento del CIO. “Il presidente Bach e il premier Abe hanno espresso le preoccupazioni condivise a proposito della pandemia di COVID-19“, si legge nel comunicato, “e hanno preso atto dell’impatto significativo sula vita delle persone e sulla preparazione degli atleti ai giochi“.

La situazione senza precedenti e la diffusione impossibile da prevedere dell’epidemia ha causato il peggioramento della situazione in tutto il mondo. Ieri, il direttore generale della WHO, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che la pandemia di COVID-19 ‘sta accelerando’. Sono stati registrato più di 375000 casi in tutto il mondo e praticamente in ogni paese, e il numero cresce di ora in ora“.

I leader concordano sul fatto che i giochi di Tokyo potranno rappresentare un faro di speranza per il mondo durante questo periodo difficile e che la fiamma olimpica potrà diventare la luce in fondo al tunnel nel quale il mondo si trova in questo momento. Inoltre è stato concordato che la torcia olimpica rimarrà in Giappone, dove è arrivata (precisamente a Sendai, nel nord-est del paese) dalla Grecia cinque giorni fa.

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Sulla strada per Tokyo 2020: la wild card unica possibilità per Federer

Verso le Olimpiadi: i criteri di eleggibilità e la composizione del tabellone, i posti già assegnati, la regolamentazione dei tornei di doppio. Il destino di Roger Federer nelle mani dell’ITF

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Roger Federer - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Manca meno di un anno alle Olimpiadi di Tokyo, con il rischio che possa essere l’ultimo appuntamento a cinque cerchi in cui vedere all’opera i tre big del tennis maschile (e il loro totale di 55 trionfi Slam). È soprattutto questo il motivo che rende interessante l’avvicinamento al torneo a cinque cerchi, al netto della lotta per la successione di Andy Murray (due ori olimpici consecutivi) e Monica Puig (proprio lei!) sul gradino più alto del podio.

AVENTI DIRITTO e QUALIFICATI – Sul totale di 64 posti disponibili in ciascuno dei due tabelloni di singolare, 56 verranno assegnati attraverso il ranking che verrà fotografato l’8 giugno 2020. Dei rimanenti otto, quattro sono stati assegnati attraverso meccanismi di qualificazione zonale nel continente americano (Giochi panamericani), in Asia (Giochi asiatici) e Africa (Giochi africani). Europa e Oceania non hanno organizzato tornei di qualificazione, ma ciascuno dei due continenti potrà offrire una wild card al giocatore/giocatrice con la classifica più alta di uno dei Paesi non rappresentati tra i primi 56 del ranking (con il limite del numero 300 ATP e WTA). A determinare gli incastri interviene anche un altro limite regolamentare: ogni Paese non potrà superare i quattro iscritti nel tabellone.

WILD CARD – Le due caselle rimanenti verranno riempite attraverso l’assegnazione di altrettante wild card a discrezione dell’ITF. Una è riservata ai tennisti della nazione ospitante, il Giappone, qualora nessun atleta dovesse riuscire a guadagnare i diritti di partecipazione tramite accettazione diretta o torneo di qualificazione continentale; difficilmente accadrà alla nazione asiatica, che attualmente vanta due top 60, e con ogni probabilità questo slot verrà assegnato al primo dei giocatori esclusi per classifica.

L’altra è riservata a un precedente campione olimpico o vincitore di Slam, con l’invito recapitato a chi ha vinto il maggior numero di trofei in carriera. Con Djokovic e Nadal iscrivibili già tra gli aventi diritto, questo aspetto regolamentare finisce per interessare direttamente Roger Federer. Occhio infatti ai criteri di eleggibilità olimpica, per quanto non tassativi. La partecipazione a Tokyo 2020 è infatti subordinata alla risposta ad almeno tre convocazioni di Coppa Davis o Fed Cup nell’ultimo quadriennio, di cui una tra il 2019 e il 2020. Il fuoriclasse svizzero ha diritto alla riduzione a due sole partecipazioni in virtù del numero di presenze, ma ha lasciato la Nazionale nel 2015 e nemmeno – per ipotesi – potrà essere presente a Madrid, dove la Svizzera non ha ottenuto la qualificazione. Le eccezioni rispetto al numero minimo di convocazioni sono configurabili per motivazioni straordinarie: ad esempio infortuni documentati, come è accaduto per Nadal a Rio.

 

RIEPILOGO COMPOSIZIONE TABELLONE

  • 56 – accettazione diretta
  • 2 – Giochi panamericani
  • 1 – Giochi asiatici
  • 1 – Giochi africani
  • 1 – Wild card Europa
  • 1 – Wild card Oceania
  • 1 – Wild card paese ospitante (Giappone)
  • 1 – Wild card campione olimpico/vincitore Slam

POSTI DA QUALIFICAZIONE GIÀ ASSEGNATI

NORD E SUD AMERICA: Vincitore e finalista ai Giochi Panamericani del 2019 a Lima: Joao Menezes (BRA) e Tomas Barrios (CHI) nel maschile, Nadia Podoroska (ARG) e Caroline Dolehide (USA) nel femminile.
ASIA: Denis Istomin (UZB) e Qiang Wang (CHN), medaglie d’oro ai Giochi Asiatici del 2018 a Jakarta e Palembang.
AFRICA: Mohamed Safwat (EGY) e Mayar Sherif (EGY), medaglie d’oro ai Giochi Africani del 2019 a Rabat.

*per quanto riguarda la qualificazione di Dolehide, le possibilità che la statunitense possa effettivamente prendere parte alle Olimpiadi sono molto basse poiché quasi certamente gli Stati Uniti porteranno già quattro atlete (limite massimo per nazione) tramite accettazione diretta; attualmente, infatti, ben otto giocatrici USA sono comprese tra le prime 56 del ranking WTA e quindi già quattro giocatrici rimarrebbero fuori da Tokyo

I TORNEI DI DOPPIO

Nei tornei di doppio maschile e femminile è prevista la partecipazione di 32 coppie in ciascuno dei due tabelloni, mentre l’oro olimpico nel doppio misto verrà conteso da 16 squadre. Per la composizione dei tabelloni di doppio, però, diventa fondamentale considerare il limite degli 86 atleti per ogni genere (86 uomini e 86 donne, per un totale di 172 tennisti) che potranno prendere parte alla manifestazione a cinque cerchi. Il processo di selezione risulta, di conseguenza, abbastanza complesso.

I tornei di singolare coinvolgono 128 atleti diversi (64 uomini e 64 donne), questo implica che oltre ai singolaristi potranno essere inseriti soltanto 44 doppisti (22 uomini e 22 donne) per completare i tabelloni. Si comincia con l’accettazione diretta dei primi dieci giocatori del ranking di doppio dell’8 giugno 2020, i cui partner saranno scelti dalle rispettive federazioni tra coloro che abitano la top 300 del ranking di singolare o doppio. I restanti 22 team verranno selezionati con il criterio del combined ranking, che prende in esame le classifiche di doppio e di singolare; raggiunta la quota degli 86 atleti, i tabelloni verranno completati prendendo ‘in prestito’ giocatori già ammessi come singolaristi, sempre secondo il combined ranking. Ultimi due dettagli: in ogni tabellone di doppio non potranno esserci più di due coppie per nazione, e il paese ospitante ha diritto a iscrivere una coppia purché il ranking combinato dei due atleti non ecceda quota 300.

Il tabellone di doppio misto – ne consegue – sarà composto esclusivamente da giocatori già ammessi al torneo olimpico come singolaristi o doppisti (per intenderci: proprio nei giorni scorsi la federazione greca ha annunciato la coppia Tsitsipas-Sakkari).

(ha collaborato Alessandro Stella)

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