Rio 2016, semifinali maschili: del Potro, Nadal, Murray e Nishikori, quattro uomini inseguono il loro sogno

Olimpiadi

Rio 2016, semifinali maschili: del Potro, Nadal, Murray e Nishikori, quattro uomini inseguono il loro sogno

Semifinali da sogno al torneo olimpico tra due europei, un asiatico e un americano. Considerata l’assenza di Federer di meglio non potevamo avere, degno epilogo di un torneo davvero emozionante

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Si è parlato a lungo della consistenza del torneo olimpico ma è difficile pensare a due semifinali migliori di quelle che ci apprestiamo a seguire. Certo, gli incontentabili rivolgeranno un pensiero sospirante agli svizzeri, qualcun altro non farà che sottolineare che senza il numero 1 del mondo le olimpiadi non hanno fatto altro che ribadire quanto siano un torneo meno rilevante di qualche “mille” ma non saranno le emozioni a mancare stasera. E neanche i motivi di interesse, perché in qualsiasi modo finiscano, tra un po’ si scriveranno un paio di pagine della storia del tennis.

Cominciamo dalla prima semi, quella che vedrà opposti i due grandi cronici convalescenti del nostro sport. Se del Potro è stato sempre tormentato dai suoi polsi Nadal non è certo il ritratto della buona salute ed entrambi tornavano a giocare dopo pause e incertezze abbastanza consistenti. Come mille volte ricordato Nadal non giocava dalla sfortunata esibizione al bois du Boulogne, quando fu costretto a ritirarsi dopo aver superato un facile secondo turno. Rivedere il maiorchino competere – e addirittura vincere anche la storica medaglia d’oro del doppio – è stata una grande soddisfazione mista a sorpresa, perché il grande spagnolo meritava questa soddisfazione. Se Rafael dovesse vincere l’oro, superando prima del Potro, poi uno tra Nishikori e Murray, diventerebbe il primo essere umano a vincere due volte la medaglia d’oro alle olimpiadi, cosa che aggiungerebbe argomenti a chi lo vuole in cima ai tennisti di ogni epoca. Ma anche la semplice medaglia d’argento, cosa che raggiungerebbe vincendo oggi, sarebbe un miracolo sportivo, oltre che un’impresa leggendaria.
Dall’altra parte della rete però, Rafa incontrerà uno che in quanto ad emozioni non ne promette di meno. Tutti abbiamo pianto con lui e Nole dopo la meravigliosa vittoria nel primo turno di questa olimpiade. E tutti, chi più chi meno, abbiamo trascorso questo lungo calvario di Palito, scettici e commossi, probabilmente non credendo di poterlo rivedere alle soglie di un traguardo che sarebbe incredibile. Non solo per lui, ma per l’intera Argentina, che mai ha raccolto a livello nazionale le glorie dei suoi singoli grandissimi tennisti, sarebbe un miracolo. E migliorare il meraviglioso e sfortunato risultato di quattro anni fa per del Potro forse significherebbe più di qualsiasi oro.

I due arrivano allo scontro di oggi dopo aver vinto 4 partite particolarmente significative. Nadal ha esordito nel torneo superando facilmente sia Delbonis che Seppi e poi ha faticato nel primo set contro Simon. Le difficoltà sono arrivate ai quarti quando, forse con la complicità della torcida, ha ceduto di schianto il primo set ad un indemoniato Bellucci. Rafa è stato bravo a mantenere alta l’attenzione del secondo set, quando ha approfittato di un calo di tensione del brasiliano, che ha giocato malissimo il game che poteva portarlo sul 5 pari del secondo set.  Ma per fortuna Rafa potrà infortunarsi quanto vuole ma una cosa non potrà mai perdere: la grandissima forza mentale che ha contraddistinto, forse più del suo dritto, la sua meravigliosa carriera.
Ma parlando di forza mentale, Juan Martin non è certo da meno. Il modo con cui al fotofinish ha superato il numero 1 del mondo è soltanto l’ultima prova di un giocatore che non crede di essere inferiore a nessuno e che scende in campo sempre sorpreso di non essere lui a fare l’ultimo punto. del Potro ha penato sia contro Sousa che addirittura contro Taro Daniel, che ha però poi travolto dopo il primo set perso al tiebreak. Contro Bautista Agut è arrivata una vittoria che forse vale persino di più di quella contro Nole, perché lo spagnolo non lo batti per caso. Ma di nuovo delPo è stato implacabile nei momenti decisivi dei due set.
I precedenti tra Rafael e Palito sono ovviamente datati e risentono dell’assenza dal circuito dell’argentino. È avanti Nadal 8 a 4 ma l’ultimo match, quello del 2013 a Shanghai, lo vinse del Potro abbastanza nettamente. E quello era un Nadal al vertice del ranking, non questo di oggi. Pronostico ovviamente incertissimo, forse l’unica cosa che si può dire è che difficilmente si finirà rapidamente.

 

Precedenti

2013 Shanghai Masters SF Hard del Potro 6-2 6-4
2013 Indian Wells Masters F Hard Nadal 4-6 6-3 6-4
2011 Spain v Argentina – DC WG – F 0 Clay Nadal 1-6 6-4 6-1 7-6(0)
2011 Wimbledon R16 Grass Nadal 7-6(6) 3-6 7-6(4) 6-4
2011 Madrid Masters R16 Clay Nadal W/O
2011 Indian Wells Masters SF Hard Nadal 6-4 6-4
2009 US Open SF Hard del Potro 6-2 6-2 6-2
2009 Canadian Masters QF Hard del Potro 7-6(5) 6-1
2009 Miami Masters QF Hard del Potro 6-4 3-6 7-6(3)
2009 Indian Wells Masters QF Hard Nadal 6-2 6-4
2007 Queen’s R32 Grass Nadal 6-4 6-4
2007 FO – RG R128 Clay Nadal 7-5 6-3 6-2
2007 Miami Masters R16 Hard Nadal 6-0 6-4

Seconda semifinale che regge tranquillamente il confronto con la prima, perché Andy Murray e Kei Nishikori partiranno probabilmente entrambi da favori nell’ultimo atto del torneo. Ma a parte questo entrambi, proprio come Nadal e del Potro, concorrono non tanto per la loro ennesima finale quanto per diventare leggendari.
l detentore del titolo olimpico Andy Murray torna in campo sotto il cielo di una Rio de Janeiro finalmente baciata dal sole, per difendere l’oro conquistato tra le mura di casa 4 anni fa a Londra. Lo scozzese – sarebbe meglio dire il britannico per l’occasione – affronta Nishikori,  accompagnato da quella serenità un po’ malinconica che sovente esprime dagli occhietti vispi del samurai in missione. Il cosiddetto sport del Diavolo esprime ancora una volta la propria versione più sadica e imprevedibile, foriera di immensa gioia e contemporaneo atroce dolore. Chissà, forse è proprio questo il tennis più vicino allo spirito olimpico cui si possa aspirare. E se il meteo di questo inverno brasiliano sembra più che mai incerto in questi giorni, poche sono invece le incertezze circa il probabile esito di questo incontro, in cui Murray parte ovviamente da favorito.
Murray dopo aver perso a Pechino contro Yen-Hsun Lu, ha infilato dieci vittorie di fila. Cosa riuscita anche a Nadal a dire il vero, ma con la differenza che lo spagnolo ha saltato Wimbledon. Vale per lui quello che vale per Rafa, vincere qui significherebbe entrare nella storia, anche se a differenza di Rafa il buon Andy non è proprio tra i papabili per l’inutile scettro di più grande di sempre. Ma il vincitore di Wimbledon, soprattutto dopo l’eliminazione di Djokovic, rimane il favorito d’obbligo anche se è tornato ai vizi che sembrava aver perso tra Roma e Wimbledon, cioè quello di rimettere in gioco avversari che sembravano già battuti. Dopo aver ceduto addirittura otto game consecutivi a Fognini, ed essere risalito dallo 0-3 nel terzo set, è riuscito a far peggio contro Johnson, trascinato fino al tiebreak del terzo, ma che era andato a servire addirittura sul 4 a 3 a suo favore.
Ma anche Nishikori è alla ricerca del suo sogno personale. L’emotivo giapponese è sopravvissuto solo grazie all’incredibile scempio di Gael Monfils, che si era torvato 4 a 0 e poi 6-3 nel tiebreak decisivo. Un buon segno il fatto che Kei non abbia tremato quando ha dovuto tirare il suo dritto, che lo abbandona quasi regolarmente nei momenti caldi del match, ma Kei doveva già essere a casa e invece si giocherà oggi le sue chanches contro Andy.
I precedenti non depongono a favore del giappone, visto il pesante 1 a 6, ma l’ultimo incontro Kei lo ha perso solo 6-3 al quinto, magari riuscirà a far meglio. Quello che è certo è che sarà spinto dall’intero Giappone, cosa che magari potrebbe pure essere controproducente.

2016 Great Britain v Japan – DC WG – R1 0 Hard Murray 7-5 7-6(6) 3-6 4-6 6-3
2015 Canadian Masters SF Hard Murray 6-3 6-0
2015 Madrid Masters SF Clay Murray 6-3 6-4
2014 ATP World Tour Finals 11 Hard Nishikori 6-4 6-4
2013 Brisbane SF Hard Murray 6-4 2-0 rit.
2012 Australian Open QF Hard Murray 6-3 6-3 6-1
2011 Shanghai Masters SF Hard Murray 6-3 6-0

(ha collaborato D.V.)

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Focus

Sulla strada per Tokyo 2020: la wild card unica possibilità per Federer

Verso le Olimpiadi: i criteri di eleggibilità e la composizione del tabellone, i posti già assegnati, la regolamentazione dei tornei di doppio. Il destino di Roger Federer nelle mani dell’ITF

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Roger Federer - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Manca meno di un anno alle Olimpiadi di Tokyo, con il rischio che possa essere l’ultimo appuntamento a cinque cerchi in cui vedere all’opera i tre big del tennis maschile (e il loro totale di 55 trionfi Slam). È soprattutto questo il motivo che rende interessante l’avvicinamento al torneo a cinque cerchi, al netto della lotta per la successione di Andy Murray (due ori olimpici consecutivi) e Monica Puig (proprio lei!) sul gradino più alto del podio.

AVENTI DIRITTO e QUALIFICATI – Sul totale di 64 posti disponibili in ciascuno dei due tabelloni di singolare, 56 verranno assegnati attraverso il ranking che verrà fotografato l’8 giugno 2020. Dei rimanenti otto, quattro sono stati assegnati attraverso meccanismi di qualificazione zonale nel continente americano (Giochi panamericani), in Asia (Giochi asiatici) e Africa (Giochi africani). Europa e Oceania non hanno organizzato tornei di qualificazione, ma ciascuno dei due continenti potrà offrire una wild card al giocatore/giocatrice con la classifica più alta di uno dei Paesi non rappresentati tra i primi 56 del ranking (con il limite del numero 300 ATP e WTA). A determinare gli incastri interviene anche un altro limite regolamentare: ogni Paese non potrà superare i quattro iscritti nel tabellone.

WILD CARD – Le due caselle rimanenti verranno riempite attraverso l’assegnazione di altrettante wild card a discrezione dell’ITF. Una è riservata ai tennisti della nazione ospitante, il Giappone, qualora nessun atleta dovesse riuscire a guadagnare i diritti di partecipazione tramite accettazione diretta o torneo di qualificazione continentale; difficilmente accadrà alla nazione asiatica, che attualmente vanta due top 60, e con ogni probabilità questo slot verrà assegnato al primo dei giocatori esclusi per classifica.

L’altra è riservata a un precedente campione olimpico o vincitore di Slam, con l’invito recapitato a chi ha vinto il maggior numero di trofei in carriera. Con Djokovic e Nadal iscrivibili già tra gli aventi diritto, questo aspetto regolamentare finisce per interessare direttamente Roger Federer. Occhio infatti ai criteri di eleggibilità olimpica, per quanto non tassativi. La partecipazione a Tokyo 2020 è infatti subordinata alla risposta ad almeno tre convocazioni di Coppa Davis o Fed Cup nell’ultimo quadriennio, di cui una tra il 2019 e il 2020. Il fuoriclasse svizzero ha diritto alla riduzione a due sole partecipazioni in virtù del numero di presenze, ma ha lasciato la Nazionale nel 2015 e nemmeno – per ipotesi – potrà essere presente a Madrid, dove la Svizzera non ha ottenuto la qualificazione. Le eccezioni rispetto al numero minimo di convocazioni sono configurabili per motivazioni straordinarie: ad esempio infortuni documentati, come è accaduto per Nadal a Rio.

 

RIEPILOGO COMPOSIZIONE TABELLONE

  • 56 – accettazione diretta
  • 2 – Giochi panamericani
  • 1 – Giochi asiatici
  • 1 – Giochi africani
  • 1 – Wild card Europa
  • 1 – Wild card Oceania
  • 1 – Wild card paese ospitante (Giappone)
  • 1 – Wild card campione olimpico/vincitore Slam

POSTI DA QUALIFICAZIONE GIÀ ASSEGNATI

NORD E SUD AMERICA: Vincitore e finalista ai Giochi Panamericani del 2019 a Lima: Joao Menezes (BRA) e Tomas Barrios (CHI) nel maschile, Nadia Podoroska (ARG) e Caroline Dolehide (USA) nel femminile.
ASIA: Denis Istomin (UZB) e Qiang Wang (CHN), medaglie d’oro ai Giochi Asiatici del 2018 a Jakarta e Palembang.
AFRICA: Mohamed Safwat (EGY) e Mayar Sherif (EGY), medaglie d’oro ai Giochi Africani del 2019 a Rabat.

*per quanto riguarda la qualificazione di Dolehide, le possibilità che la statunitense possa effettivamente prendere parte alle Olimpiadi sono molto basse poiché quasi certamente gli Stati Uniti porteranno già quattro atlete (limite massimo per nazione) tramite accettazione diretta; attualmente, infatti, ben otto giocatrici USA sono comprese tra le prime 56 del ranking WTA e quindi già quattro giocatrici rimarrebbero fuori da Tokyo

I TORNEI DI DOPPIO

Nei tornei di doppio maschile e femminile è prevista la partecipazione di 32 coppie in ciascuno dei due tabelloni, mentre l’oro olimpico nel doppio misto verrà conteso da 16 squadre. Per la composizione dei tabelloni di doppio, però, diventa fondamentale considerare il limite degli 86 atleti per ogni genere (86 uomini e 86 donne, per un totale di 172 tennisti) che potranno prendere parte alla manifestazione a cinque cerchi. Il processo di selezione risulta, di conseguenza, abbastanza complesso.

I tornei di singolare coinvolgono 128 atleti diversi (64 uomini e 64 donne), questo implica che oltre ai singolaristi potranno essere inseriti soltanto 44 doppisti (22 uomini e 22 donne) per completare i tabelloni. Si comincia con l’accettazione diretta dei primi dieci giocatori del ranking di doppio dell’8 giugno 2020, i cui partner saranno scelti dalle rispettive federazioni tra coloro che abitano la top 300 del ranking di singolare o doppio. I restanti 22 team verranno selezionati con il criterio del combined ranking, che prende in esame le classifiche di doppio e di singolare; raggiunta la quota degli 86 atleti, i tabelloni verranno completati prendendo ‘in prestito’ giocatori già ammessi come singolaristi, sempre secondo il combined ranking. Ultimi due dettagli: in ogni tabellone di doppio non potranno esserci più di due coppie per nazione, e il paese ospitante ha diritto a iscrivere una coppia purché il ranking combinato dei due atleti non ecceda quota 300.

Il tabellone di doppio misto – ne consegue – sarà composto esclusivamente da giocatori già ammessi al torneo olimpico come singolaristi o doppisti (per intenderci: proprio nei giorni scorsi la federazione greca ha annunciato la coppia Tsitsipas-Sakkari).

(ha collaborato Alessandro Stella)

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Olimpiadi

Rio 2016, pallavolo maschile: l’Italia e il sogno olimpico

Maracanazinho. Ore 18.15 italiane. L’Italia della pallavolo va a caccia dell’oro olimpico contro i padroni di casa del Brasile. Da Barcellona ’92 a Rio 2016. Una rincorsa lunga 24 anni

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Sono 24 anni che tutta l’Italia del volley aspetta la partita di oggi. Da quel maledetto quinto set perso di un punto a Barcellona ’92 contro l’Olanda di Olof Van der Meulen. Erano i quarti di finale e l’Italia di Julio Velasco era la squadra più forte del mondo. Dopo quella sconfitta l’allenatore argentino guardò i suoi ragazzi negli occhi e disse soltanto: “Ora voglio il quinto posto” e i suoi ragazzi giocarono le inutili partite che seguirono come fossero una finale. Non smarrirono un set e furono quinti.

Da quell’Olimpiade la squadra azzurra ne uscì, se possibile, ancora più forte. Tornò sul tetto del mondo due anni dopo, nella notte di Atene, distruggendo in finale la stessa Olanda che le aveva spezzato il sogno olimpico. L’ultimo set di quell’incontro finì 15-1 per l’Italia. Non si può aggiungere altro.

Finalmente giunse l’estate del ’96 e con essa le Olimpiadi di Atlanta. I ragazzi azzurri, capitanati da Andrea Gardini, erano considerati i favoriti e fino alla finale il percorso fu netto. Poi quella maledetta partita. Quell’ultimo attacco di Andrea Giani che si schianta sull’asticella e gli olandesi, ancora loro, che festeggiano mentre i nostri in lacrime si accasciano a bordo campo. Andrea Zorzi nel suo spettacolo teatrale, “La leggenda del pallavolista volante”, riassume perfettamente la sensazione di quei campioni che sapevano che non ci sarebbe più stata un’altra chance per conquistare l’oro olimpico. Zorzi dice: “Da Atlanta non si esce”.

Game over si pensa. La generazione dei fenomeni è al capolinea. Il grande Julio Velasco se ne va e lascia il posto al brasiliano Bebeto. L’Italia pare faticare a riprendersi. Ma arriva il mondiale in Giappone nel ’98. La pallavolo sta cambiando radicalmente ma quando è il momento di fare sul serio ecco di nuovo i fenomeni insegnare al mondo cos’è lo sport di squadra. Cos’è la pallavolo. Dopo aver annientato in una semifinale al cardiopalma il Brasile di Giba ecco gli azzurri scendere in campo per salire per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio mondiale. Ed ecco Samuele Papi, che tra i fenomeni era il più giovane, chiudere quel sogno con un pallonetto millimetrico, perfetto dietro le mani del muro della Serbia. Ancora una volta i campioni siamo noi.

Bebeto da vincitore saluta il Bel Paese. È la volta di Andrea Anastasi, ex giocatore della nazionale di Velasco, raccogliere il pesante testimone e volare a Sydney alla conquista di quella medaglia che pare stregata. E la storia si ripete. La Serbia, sconfitta in finale ai mondiali due anni prima, strappa agli azzurri la possibilità di giocare per l’oro sconfiggendoli in semifinale. La finalina per il terzo quarto posto giocata contro l’Australia ha le sfumature del dramma. I giocatori italiani vincono senza problemi ma senza mai esultare. Sul podio Pasquale Gravina mette in tasca la medaglia di bronzo. “Non ero venuto qui per questo” dirà poi.

Inizia un periodo buio per la nostra pallavolo. I mondiali in Argentina nel 2002 sono un flop. Nello stesso anno però la Federazione Internazionale di volley proclama la squadra guidata da Julio Velasco la miglior nazionale del ventesimo secolo. E Lorenzo Bernardi giocatore del secolo. Sono i più grandi pur non avendo mai vinto l’oro olimpico. Chapeau.

Eppure la pallavolo italiana non si crogiola nei ricordi di un passato glorioso e grazie all’arrivo di Giampaolo Montali sulla panchina torna ad essere tra le grandi. Si parte per Atene 2004 con l’ossessione olimpica nei cuori, nelle teste di atleti, allenatori, addetti ai lavori, tifosi. L’Italia annienta la grande Russia con una semifinale perfetta, ma si scioglie contro un Brasile stellare in finale. Argento. Di nuovo.

Ma solo chi cade può risorgere diceva qualcuno e un anno dopo in un PalaEur tutto esaurito una giovane Italia conquista il titolo Europeo giocando una finale da antologia contro i giganti russi.

Montali resta commissario tecnico ma i risultati ai mondiali del 2006 in Giappone non sono quelli sperati. Gli azzurri si classificano soltanto quinti. La Federazione opta per il ritorno di Andrea Anastasi, ma nemmeno quest’ultimo riesce nel miracolo. Ai giochi olimpici di Pechino 2008 l’Italia rimane ai piedi del podio.

Dopo un pessimo mondiale giocato proprio a Roma dalla squadra azzurra ecco un nuovo CT, il quasi sconosciuto Mauro Berruto. A lui l’onore e l’onere di guidare i ragazzi fino a Londra 2012. L’Italia arriva ancora una volta in semifinale ma la tensione le paralizza le gambe e la testa. Il Brasile passeggia e distrugge gli azzurri con un 3-0 che non ammette repliche. La finale terzo-quarto posto è contro la Bulgaria e l’Italia si riscatta con una buona prestazione. Bronzo.

Con Berruto l’Italvolley è tornata sul podio ma sembra incapace di vincere. Alla vigilia di Rio 2016 l’allenatore torinese viene sostituito da Gianlorenzo Blengini, che dopo un bronzo europeo arriva nella capitale brasiliana con un gruppo giovane e affiatato.

La storia fino alla finale la conosciamo, il resto è da scrivere.

Ma su quel Taraflex accanto a Giannelli e Zaytsev, a Birarelli e Juantorena, a Lanza e Buti scenderanno tutti i fenomeni che hanno fatto grande la pallavolo italiana. Sugli spalti a tifare ci sarà anche Julio Velasco, mentore di Blengini, e fautore di quello che fu un vero miracolo sportivo.

Gli avversari saranno i padroni di casa del Brasile. Il palazzetto sarà il Maracanazinho – dove nel 1990 l’Italia vinse il suo primo titolo mondiale battendo Cuba in finale – con la sua torcida ad animare gli spalti.

Sono 24 anni che tutti aspettiamo questa partita.
Sono 24 anni che tutti sogniamo il finale che pare maledetto.
Sono 24 anni che l’Italvolley rincorre quell’oro.

Oggi è il giorno.

Chiara Gheza

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Olimpiadi

Rio 2016, diario: quando il tennis non c’è… Ubitennis che fa?

La seconda settimana dei Giochi Olimpici non prevede tennis, per cui l’attenzione si sposta sulle altre discipline. Diario semiserio dell’inviato di Ubitennis quando racchette e palline non ci sono più

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Alla fina dell’ultima giornata del torneo olimpico di tennis, l’inviato ubitennistico viene colto da una inevitabile malinconia, che assale puntualmente quando si sta per lasciare l’impianto per l’ultima volta. D’altro canto, per i precedenti nove giorni quella è stata quasi una casa, nel senso che ci si è passato molto più tempo che non nel luogo ufficialmente designato come temporanea dimora, ma tutte le cose belle prima o poi finiscono (per fortuna, in questo caso… non si può vivere a ritmi “olimpici” a tempo indeterminato), e ci si trova il lunedì mattina che il tennis si è spostato a Cincinnati e noi siamo ancora qui, con un’altra settimana di Olimpiadi davanti a noi.

Innanzitutto bisogna spiegare che il termine “mattina” usato sopra è da intendersi in maniera piuttosto… disinvolta, in quanto dopo più di una settimana in serio debito di sonno, è necessario prendersi un po’ di tempo per recuperare le energie ed occuparsi di alcuni dettagli organizzativi (leggi lavanderia, onde assicurarsi di avere abbastanza vestiti puliti per arrivare alla fine del viaggio).

In ogni modo, con la dovuta calma si parte con destinazione “alla Susanna Tamaro” (i.e. va’ dove ti porta il cuore) alla scoperta dei siti olimpici e degli sport ignoti. Ignoti a noi che tutto l’anno non facciamo l’altro che inseguire una pallina gialla in giro per il mondo, che siamo a nostro agio a parlare di Ostapenko e Kasatkina ma che quando ci si sposta su altri sport, come Alice nel paese delle meraviglie ci rendiamo conto di non essere più in Kansas. Oppure a Mason, Ohio, visto il periodo dell’anno…

Si parte dal Parco Olimpico, che è quelli più vicino alla nostra dimora designata di cui sopra, e consultando la utilissima applicazione di Rio 2016 ci accorgiamo che al Velodromo Olimpico ci sono le gare di ciclismo su pista. Mai visto prima il ciclismo su pista, dev’essere carino, andiamo a vedere.
Il Velodromo è sorprendentemente stracolmo, e altrettanto sorprendentemente quasi senza aria condizionata. Infatti la maggior parte dei trasporti pubblici e delle sale stampa qui a Rio sono mantenute ad una confortevole temperatura da maglione da potentissimi condizionatori, ai quali sono stati dati alcuni giorni di permesso a metà della settimana scorsa, quando l’inverno ha fatto la sua comparsa ufficiale e la temperatura è scesa sotto i 20 gradi, ma che in questo lunedì di notevole calura hanno ripreso a funzionare a pieno ritmo. Dappertutto tranne che nel velodromo.

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