Rio 2016: Andy Murray è due volte medaglia d'oro, del Potro ha il cuore del campione

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Rio 2016: Andy Murray è due volte medaglia d’oro, del Potro ha il cuore del campione

Andy Murray bissa il successo di Londra 2012, piegando la resistenza di uno stoico Juan Martin del Potro che si arrende in 4 set dopo altrettante ore di gioco. Per lo scozzese altra dimostrazione di forza dopo il successo a Wimbledon. L’argentino, stremato a fine match, festeggia comunque una straordinaria medaglia d’argento

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[2] A. Murray b. J.M del Potro 7-5 4-6 6-2 7-5 (dal nostro inviato a Rio)

del potro vs Murray

 

Andy Murray ha vinto le Olimpiadi …di Juan Martin del Potro. Lo scozzese aveva cominciato queste Olimpiadi portando la bandiera del Regno Unito, questa domenica l’ha vista salire sul pennone più alto dello stadio del tennis a Rio e poi è arrivato per la conferenza stampa del campione avvolto in una terza bandiera. Per uno scozzese che un anno fa non era poi così convinto che il suo Paese dovesse continuare a far parte del Regno Unito una settimana in cui si è ritrovato a fare e a pensare cose forse inaspettate, ma di grande, grandissima soddisfazione.

Quella bandiera l’aveva vista salire più in alto di tutte, di quella svizzera (Federer) e di quella argentina (il bronzo lo aveva vinto del Potro) già a Londra 4 anni fa. Ma oggi ha dovuto sudare quella medaglia d’oro molto di più. Il campione dell’ultimo Wimbledon ci ha messo 4 ore e 2 minuti a confermarsi Golden Boy, primo di sempre a vincere due volte di fila i Giochi, ma del Potro è stato uno straordinario combattente e, sconfitti Djokovic e Nadal, avrebbe forse meritato di più. “Non mi è rimasta nemmeno un’unghia ai piedi! Sono stravolto dalla stanchezza, e lo ero anche sul campo ma ho continuato a lottare fino alla fine per la gente che mi incitava, con il cuore, l’anima per una settimana che è stata molto migliore di quello che io e chiunque potesse immaginare. Quando ho visto il sorteggio ho pensato: ‘Questo per me sarà un torneo corto!’ E invece tornoa  casa con una medaglia, ancora più lucente di qella che avveo vinto a Londra, un argento. Ma al di là del colore della medaglia è il ricordo di questa settimana che mi porterò sempre dietro. E’ la più bella esperienza che mi sia capitato di vivere. Un tennista non è abituato a giocare in questa atmosfera, hanno fatto io tifo per me anche i brasiliani, partecipare alle Olimpiadi è un sogno per qualsias atleta, quando tornerò in Argentina voglio dirlo ai giovani che sognano solo Wimbledon e gli Slam, che le Olimpiadi sono meravigliose”.

Sembra pensarla così, anche se non ha fatto riferimenti ai suoi precedenti successi a Wimbledon, anche Murray , un grande campione che non si fermerà a 3 Slam e 2 Olimpiadi, ma del Potro poteva raggiungere il traguardo più insperato se avesse potuto allenarsi di più e meglio – altrimenti non avrebbe perso tutte le unghie! – se avesse avuto cioè più benzina e non soltanto -insieme al dritto più terrificante che io abbia mai visto – anche uno smisurato orgoglio.

La “torre di Tandil” ha perso in 4 set dopo essere stato ad un passo dal quinto, 5-4 e servizio dopo aver brekkato Murray sul 4-3, quando ormai era almeno un’ora che si trascinava sul campo e non riuscivo a capire come è che Murray, come ho scritto nella cronaca in diretta, un po’ sadico e un po’ masochista, non riuscisse a chiudere il match.

A quel che hanno  detto Murray e del Potro dedicheremo spazio a parte, ma le prime parole di Andy sono state un tributo alle Olimpiadi e all’atmosfera unica di questo torneo : “Quando si gioca in Coppa Davis chi gioca in casa ha il 90 per cento del pubblico a favore, qui invece è diviso, si sentono cori, si vedono sventolare bandiere, è bellissimo..e poi ha tributato omaggio a del Potro: “Con quello che ha passato, con tutto il tempo che ha trascorso temendo di non poter più giocare a tennis, e di tornare a giocare a questi livelli, sono contento per lui che ci sia riuscito. Qui ha battuto Djokovic, Nadal e oggi abbiamo lottato per 4 ore….io sono molto orgoglioso di quello che sono stato capace di fare, chissà se  sarò a Tokyo, avro 33 anni e ci saranno nuove sfide, nuovi avversari e 4 anni sono lunghi…io mi sono dovuto operare alla schiena, sono sceso in classifica, sono dovuto risalire, tante cose possono succedere”. SEGUE

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Rio 2016, pallavolo maschile: l’Italia e il sogno olimpico

Maracanazinho. Ore 18.15 italiane. L’Italia della pallavolo va a caccia dell’oro olimpico contro i padroni di casa del Brasile. Da Barcellona ’92 a Rio 2016. Una rincorsa lunga 24 anni

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Sono 24 anni che tutta l’Italia del volley aspetta la partita di oggi. Da quel maledetto quinto set perso di un punto a Barcellona ’92 contro l’Olanda di Olof Van der Meulen. Erano i quarti di finale e l’Italia di Julio Velasco era la squadra più forte del mondo. Dopo quella sconfitta l’allenatore argentino guardò i suoi ragazzi negli occhi e disse soltanto: “Ora voglio il quinto posto” e i suoi ragazzi giocarono le inutili partite che seguirono come fossero una finale. Non smarrirono un set e furono quinti.

Da quell’Olimpiade la squadra azzurra ne uscì, se possibile, ancora più forte. Tornò sul tetto del mondo due anni dopo, nella notte di Atene, distruggendo in finale la stessa Olanda che le aveva spezzato il sogno olimpico. L’ultimo set di quell’incontro finì 15-1 per l’Italia. Non si può aggiungere altro.

Finalmente giunse l’estate del ’96 e con essa le Olimpiadi di Atlanta. I ragazzi azzurri, capitanati da Andrea Gardini, erano considerati i favoriti e fino alla finale il percorso fu netto. Poi quella maledetta partita. Quell’ultimo attacco di Andrea Giani che si schianta sull’asticella e gli olandesi, ancora loro, che festeggiano mentre i nostri in lacrime si accasciano a bordo campo. Andrea Zorzi nel suo spettacolo teatrale, “La leggenda del pallavolista volante”, riassume perfettamente la sensazione di quei campioni che sapevano che non ci sarebbe più stata un’altra chance per conquistare l’oro olimpico. Zorzi dice: “Da Atlanta non si esce”.

 

Game over si pensa. La generazione dei fenomeni è al capolinea. Il grande Julio Velasco se ne va e lascia il posto al brasiliano Bebeto. L’Italia pare faticare a riprendersi. Ma arriva il mondiale in Giappone nel ’98. La pallavolo sta cambiando radicalmente ma quando è il momento di fare sul serio ecco di nuovo i fenomeni insegnare al mondo cos’è lo sport di squadra. Cos’è la pallavolo. Dopo aver annientato in una semifinale al cardiopalma il Brasile di Giba ecco gli azzurri scendere in campo per salire per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio mondiale. Ed ecco Samuele Papi, che tra i fenomeni era il più giovane, chiudere quel sogno con un pallonetto millimetrico, perfetto dietro le mani del muro della Serbia. Ancora una volta i campioni siamo noi.

Bebeto da vincitore saluta il Bel Paese. È la volta di Andrea Anastasi, ex giocatore della nazionale di Velasco, raccogliere il pesante testimone e volare a Sydney alla conquista di quella medaglia che pare stregata. E la storia si ripete. La Serbia, sconfitta in finale ai mondiali due anni prima, strappa agli azzurri la possibilità di giocare per l’oro sconfiggendoli in semifinale. La finalina per il terzo quarto posto giocata contro l’Australia ha le sfumature del dramma. I giocatori italiani vincono senza problemi ma senza mai esultare. Sul podio Pasquale Gravina mette in tasca la medaglia di bronzo. “Non ero venuto qui per questo” dirà poi.

Inizia un periodo buio per la nostra pallavolo. I mondiali in Argentina nel 2002 sono un flop. Nello stesso anno però la Federazione Internazionale di volley proclama la squadra guidata da Julio Velasco la miglior nazionale del ventesimo secolo. E Lorenzo Bernardi giocatore del secolo. Sono i più grandi pur non avendo mai vinto l’oro olimpico. Chapeau.

Eppure la pallavolo italiana non si crogiola nei ricordi di un passato glorioso e grazie all’arrivo di Giampaolo Montali sulla panchina torna ad essere tra le grandi. Si parte per Atene 2004 con l’ossessione olimpica nei cuori, nelle teste di atleti, allenatori, addetti ai lavori, tifosi. L’Italia annienta la grande Russia con una semifinale perfetta, ma si scioglie contro un Brasile stellare in finale. Argento. Di nuovo.

Ma solo chi cade può risorgere diceva qualcuno e un anno dopo in un PalaEur tutto esaurito una giovane Italia conquista il titolo Europeo giocando una finale da antologia contro i giganti russi.

Montali resta commissario tecnico ma i risultati ai mondiali del 2006 in Giappone non sono quelli sperati. Gli azzurri si classificano soltanto quinti. La Federazione opta per il ritorno di Andrea Anastasi, ma nemmeno quest’ultimo riesce nel miracolo. Ai giochi olimpici di Pechino 2008 l’Italia rimane ai piedi del podio.

Dopo un pessimo mondiale giocato proprio a Roma dalla squadra azzurra ecco un nuovo CT, il quasi sconosciuto Mauro Berruto. A lui l’onore e l’onere di guidare i ragazzi fino a Londra 2012. L’Italia arriva ancora una volta in semifinale ma la tensione le paralizza le gambe e la testa. Il Brasile passeggia e distrugge gli azzurri con un 3-0 che non ammette repliche. La finale terzo-quarto posto è contro la Bulgaria e l’Italia si riscatta con una buona prestazione. Bronzo.

Con Berruto l’Italvolley è tornata sul podio ma sembra incapace di vincere. Alla vigilia di Rio 2016 l’allenatore torinese viene sostituito da Gianlorenzo Blengini, che dopo un bronzo europeo arriva nella capitale brasiliana con un gruppo giovane e affiatato.

La storia fino alla finale la conosciamo, il resto è da scrivere.

Ma su quel Taraflex accanto a Giannelli e Zaytsev, a Birarelli e Juantorena, a Lanza e Buti scenderanno tutti i fenomeni che hanno fatto grande la pallavolo italiana. Sugli spalti a tifare ci sarà anche Julio Velasco, mentore di Blengini, e fautore di quello che fu un vero miracolo sportivo.

Gli avversari saranno i padroni di casa del Brasile. Il palazzetto sarà il Maracanazinho – dove nel 1990 l’Italia vinse il suo primo titolo mondiale battendo Cuba in finale – con la sua torcida ad animare gli spalti.

Sono 24 anni che tutti aspettiamo questa partita.
Sono 24 anni che tutti sogniamo il finale che pare maledetto.
Sono 24 anni che l’Italvolley rincorre quell’oro.

Oggi è il giorno.

Chiara Gheza

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Olimpiadi

Rio 2016, diario: quando il tennis non c’è… Ubitennis che fa?

La seconda settimana dei Giochi Olimpici non prevede tennis, per cui l’attenzione si sposta sulle altre discipline. Diario semiserio dell’inviato di Ubitennis quando racchette e palline non ci sono più

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Alla fina dell’ultima giornata del torneo olimpico di tennis, l’inviato ubitennistico viene colto da una inevitabile malinconia, che assale puntualmente quando si sta per lasciare l’impianto per l’ultima volta. D’altro canto, per i precedenti nove giorni quella è stata quasi una casa, nel senso che ci si è passato molto più tempo che non nel luogo ufficialmente designato come temporanea dimora, ma tutte le cose belle prima o poi finiscono (per fortuna, in questo caso… non si può vivere a ritmi “olimpici” a tempo indeterminato), e ci si trova il lunedì mattina che il tennis si è spostato a Cincinnati e noi siamo ancora qui, con un’altra settimana di Olimpiadi davanti a noi.

Innanzitutto bisogna spiegare che il termine “mattina” usato sopra è da intendersi in maniera piuttosto… disinvolta, in quanto dopo più di una settimana in serio debito di sonno, è necessario prendersi un po’ di tempo per recuperare le energie ed occuparsi di alcuni dettagli organizzativi (leggi lavanderia, onde assicurarsi di avere abbastanza vestiti puliti per arrivare alla fine del viaggio).

In ogni modo, con la dovuta calma si parte con destinazione “alla Susanna Tamaro” (i.e. va’ dove ti porta il cuore) alla scoperta dei siti olimpici e degli sport ignoti. Ignoti a noi che tutto l’anno non facciamo l’altro che inseguire una pallina gialla in giro per il mondo, che siamo a nostro agio a parlare di Ostapenko e Kasatkina ma che quando ci si sposta su altri sport, come Alice nel paese delle meraviglie ci rendiamo conto di non essere più in Kansas. Oppure a Mason, Ohio, visto il periodo dell’anno…

 

Si parte dal Parco Olimpico, che è quelli più vicino alla nostra dimora designata di cui sopra, e consultando la utilissima applicazione di Rio 2016 ci accorgiamo che al Velodromo Olimpico ci sono le gare di ciclismo su pista. Mai visto prima il ciclismo su pista, dev’essere carino, andiamo a vedere.
Il Velodromo è sorprendentemente stracolmo, e altrettanto sorprendentemente quasi senza aria condizionata. Infatti la maggior parte dei trasporti pubblici e delle sale stampa qui a Rio sono mantenute ad una confortevole temperatura da maglione da potentissimi condizionatori, ai quali sono stati dati alcuni giorni di permesso a metà della settimana scorsa, quando l’inverno ha fatto la sua comparsa ufficiale e la temperatura è scesa sotto i 20 gradi, ma che in questo lunedì di notevole calura hanno ripreso a funzionare a pieno ritmo. Dappertutto tranne che nel velodromo.

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Rio 2016, pallavolo maschile: Italia torna in finale dopo 12 anni, USA KO!

In un match rocambolesco l’Italia sovverte il pronostico e batte gli USA per 3-2 (30-28, 26-28, 9-25, 25-22, 15-9) e raggiunge la finale olimpica 12 anni dopo Atene

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Commento a caldissimo di Ubaldo Scanagatta dopo la semifinale di pallavolo maschile vinta dall’Italia sugli USA alle Olimpiadi di Rio 2016

 

Che emozione ragazzi! Ah se il nostro tennis fosse riuscito in tempi recenti a regalarmene di uguali! Beh no, non è giusto dire così…all’US Open un anno fa anche ho vissuto emozioni indicibili  con gli exploit di Flavia Pennetta e Roberta Vinci…ma per il resto, se non risalgo a Francesca Schiavone che vince il Roland Garros 2010, non ho sofferto e gioito tanto come questa volta.

 

Sarà perché secondo gli addetti ai lavori gli Stati Uniti, pur battuti in 4 set nel girone eliminatorio, erano considerati ancora più forti che il Brasile (già battuto anch’esso nel round robin ma mai prima di quella volta in tante Olimpiadi) e che la Russia, dal gioco meno creativo ma con degli attaccanti altissimi e campione olimpico in carica, ma mi sono quasi dimenticato che in fondo si trattava “soltanto”  di una semifinale!

Se ascoltate il mio audio registrato pochi secondi dopo che l’Italia aveva conquistato la terza finale dopo quella persa con l’Olanda ad Atlanta 1996 e quella persa con il Brasile ad Atene 2004 troverete il riassunto di quanto è successo, con i continui capovolgimenti di fronte che spero questa volta, grazie all’orario finalmente favorevole per i telespettatori italiani, sia stato visto da tantissima gente. È stato  un grande spot per la pallavolo italiana e queste Olimpiadi giocate spesso ad orari infelici per chi avesse voluto seguirle dall’Italia.
Come ha detto l’allenatore Blengini, bravissimo a mantenere la calma in ogni frangente anche super delicato, sono state tre partite in una. Nell’arco di due ore un quarto di gioco, per il primo incontro chiuso al tiebreak dell’intero torneo. L’Italia ha vinto un primo set per 30-28 che avrebbe dovuto perdere, visto che ha annullato ben cinque setpoint. I nostri non mollano, si diceva, ripensando ai 4 setpoint annullati nel primo set dei quarti all’Iran. Vinto quel set (34 minuti), in cui eravamo stati sotto anche di sette punti, 15-8, e ancora di quattro sul 23-19, siamo stati vicinissimi a poter quasi chiudere la partita nel secondo: eravamo avanti 18-15 e anche 21-18, ma ci siamo fatti riprendere 22-22 dopo aver sciupato diverse occasioni (Juantorena: “Ho sciupato un paio di opportunità, se perdevamo mi sarei suicidato!“).
Gli azzurri hanno avuto setpoint per il 2-0 ma dopo il servizio di Juantorena sul 25-24 il muro di Birarelli su Anderson è finito fuori.  Insomma il secondo set è andato agli USA per 28-26, al terzo setpoint utile.

Il terzo set è stato disastroso, perso in appena 21 minuti e per  25 a 9. Roba da ammazzare un toro. Nel quarto c’è stato grande equilibrio fino a che dal 18 pari gli USA, formidabili in ricezione e al servizio, ma non sempre impeccabili nelle schiacciate sebbene gli azzurri non si fossero distinti per i muri  – a fine secondo set ne avevamo fatti soltanto 3 contro i 14 degli americani! – si sono ritrovati avanti 22-19. Beh, lì è venuta fuori la grande classe di Ivan Zaytsev che ha sfoderato sei servizi ai confini dell’incoscienza: gli ultimi tre sono stati ace. (“mi era capitato già con gli USA una volta a Firenze nella world group, un’altra volta….; ascoltate gli audio, non lo ricordo più…n di Ubs). Così da 19-22 l’Italia ha vinto il quarto set 25-22 conquistando, dopo due ore esatte di gioco, un insperato tiebreak . Pazzesco!

Nel tiebreak equilibrio quasi perfetto nonostante il 2-4 iniziale e tante battute sbagliate (ma ascoltate il primo dei due audio di Giannelli, il figlio del maestro di tennis di Bolzano…anche se è il secondo quello che abbiamo impaginato a se stante perché più legato alla sua storia tennistica che ho scoperto casualmente), che spiega perché era giusto rischiare e perché gli italiani abbiano dato 5 punti con le battute in rete o fuori sugli 8 punti fatti dagli americani quando il punteggio era 10-8 per noi.

Ma con un ace di Juantorena siamo saliti sul 12-8, e abbiamo conquistato il 13-9 nientemeno che con un punto del nostro libero Massimo Colaci, complice Russell che ha lasciato cadere in campo credendolo fuori un pallone piuttosto innocuo. Il 14-9 d’arrivato da un errore USA, una schiacciata fuori non toccata dai nostri e il punto decisivo è arrivato da un muro di Buti.

Apoteosi, festa generale pazzesca, tutti che si abbracciano uno sull’altro a terra, avrei voluto buttarmi in mezzo anch’io. Abbiamo scatenato la nostra euforia, Vanni ed io, intervistando più o meno tutti i giocatori. Avrete sentito molte domande, e diverse anche in qualche modo legate al tennis, a Giannelli e a capitan Birarelli, eroico combattente nonostante la visibile zoppia. Stasera seguiremo Russia-Brasile senza sapere chi sarebbe meglio affrontare. Secondo Birarelli darebbe più soddisfazione, in caso di una vittoria mai raggiunta alle Olimpiadi dall’Italia, neppure ai tempi epici di Velasco, battere il Brasile in casa sua e in un’atmosfera probabilmente unica, ma sono sicuro che gli azzurri sarebbero più che contenti di  conquistare l’oro anche se gli avversari fossero i russi. Forse soprattutto Zaytsev, nato da genitori russi ma in Italia, “mi sento più italiano di tanti italiani” dice con il suo accento romanesco pur crucciandosi, dopo tanti anni vissuti a Spoleto, di aver perso l’accento umbro. “Contro i russi forse ho una motivazione extra, Inconscia, perché ho sempre giocato bene“.

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