US Open, donne: clamoroso, crolla l'oro olimpico Monica Puig. Muguruza in rimonta, Kvitova batte Ostapenko

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US Open, donne: clamoroso, crolla l’oro olimpico Monica Puig. Muguruza in rimonta, Kvitova batte Ostapenko

Prima giornata del singolare femminile: subito fuori la campionessa di Rio Monica Puig che fa solo sei game. Petra Kvitova avanza senza particolari problemi, Muguruza costretta agli straordinari. Keys rimonta Riske nella partita terminata più tardi nella storia degli US Open

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S. Zheng b. [32] M. Puig 6-4 6-2 (Manuel Dicorato)

Vittoria in trasferta per la cinese Zheng Saisai che, nel vecchio Grandstand pieno di caraibici, ha dominato la campionessa olimpica di Rio, quella Monica Puig che due settimane fa aveva messo in riga le più grandi tenniste del mondo. L’inizio del match è incoraggiante per la portoricana, che in un battibaleno si porta 4-1. Corre, corre tantissimo, dimostrando una condizione atletica eccezionale e grande acume tattico di fronte alle continue variazioni dell’avversaria. Quando tutto il pubblico si immaginava una facile vittoria della testa di serie numero 32 il match prenda la piega opposta. La partita finisce sostanzialmente a metà primo set, quando nel sesto game la cinese toglie il servizio alla più accreditata avversaria. Quello che mette in mostra la Puig nei successivi quattro game del primo set è un tennis che non può essere considerato nemmeno lontano parente di quello di Rio e dei primi cinque game. Improvvisamente la palla non sta mai dentro e quelle poche volte che non sbaglia la cinese la porta a fare interminabili scambi, molto spesso dando variazioni continue che mandano in tilt la regina di Rio.

Nel secondo set la trama non cambia, la Puig vince il primo e l’ultimo game al servizio del set; nei due successivi, infatti, la numero 60 del mondo si prende il break con forza e determinazione. Il 6-4, 6-2 finale in appena settantanove minuti è il punteggio più giusto per quanto visto in campo. La Zheng, infatti, ha avuto il pallino del gioco per lunghi tratti, non ha avuto remore ad attaccare la rete e da fondo campo è stata precisa ed intelligente. Dopo aver sorpreso Monica Puig, la Zheng affronterà la Bondarenko: una vittoria la porterebbe per la prima volta al terzo turno in un Major.

 

[3] G. Muguruza b. [Q] E. Mertens 2-6 6-0 6-3 (Domenico Giugliano)

Nella prima giornata del torneo femminile dell’US Open, quarto e ultimo slam della stagione, fa il suo debutto Garbine Muguruza, numero tre del mondo e vincitrice dell’ultimo Roland Garros, ma reduce da un periodo che definire critico è piuttosto riduttivo. La sua avversaria, sul campo Armstrong, è la belga Elise Mertens, numero 214 del ranking, proveniente dalle qualificazioni. Si tratta del primo precedente tra me due nel circuito. Il match inizia subito in salita per la campionessa spagnola. Perde subito il servizio nel primo game. Sembra nervosa e poco mobile sulle gambe. Gli errori non forzati nei primi quattro games sono ben 12 e nel quinto c’è addirittura il doppio break per la giovane belga che vola sul 4-1 pesante, soffre poco nei suoi due turni di battuta successivi, e chiude il set in 28 minuti con il punteggio di 6-2. Il secondo parziale parte decisamente in maniera diversa. La Muguruza sembra finalmente lucida e attenta al servizio e si ricorda che appena due mesi e mezzo fa ha vinto, brillantemente, il suo primo slam. Strappa il servizio in apertura e concede le briciole alla Mertens sulla propria battuta, mettendo a segno anche qualche ace. La belga, andata decisamente sopra ritmo nel primo set, sbaglia palla su palla e così, in un amen, appena 24 minuti, si arriva al 6-0 Muguruza che rimette il match sui giusti binari. Il terzo set parte dopo una lunga pausa di almeno 10 minuti per un cambio vestito delle signorine e un piccolo problema respiratorio per la Mertens. La spagnola parte con qualche piccola titubanza nei primi tre games del set decisivo, ma sul 2-1 sembra esserci lo strappo decisivo con la testa di serie numero 3 che strappa a zero il servizio alla belga che sembra decisamente troppo leggera per reggere il gioco della spagnola. Improvvisamente, però, Garbine si spegne di nuovo, si fa recuperare il break e si arriva sul 4-3 in totale equilibrio. Nell’ottavo game la Muguruza, dopo tre palle break annullate brillantemente dalla belga, riesce a strappare la battuta grazie ad un millimetrico errore di rovescio della Mertens. Si va 5-3 e, nonostante altri tentennamenti della campionessa del Roland Garros, Garbine chiude la partita dopo un’ora e 56 minuti. Partita bruttina e con molti errori per la testa di serie numero tre. Se avesse avuto davanti una giocatrice di maggior livello sarebbe stata dura per lei uscire vincitrice dall’Armstrong. Adesso incontrerà al secondo turno la lettone Sevastova, vincitrice in due set della Schmiedlova.

[2] A. Kerber b. P. Hercog 6-0 1-0 rit. (Bruno Apicella)

La rincorsa di Angelique Kerber al numero 1 del mondo parte con una vittoria molto agile al primo turno degli US Open. La tedesca  dopo aver dominato il primo set, infatti, ha approfittato del ritiro della slovena Polona Hercog: la numero 120 del mondo, sotto 6 a 0 e 1 a 0 nel secondo set, non è riuscita a continuare il suo match sull’Arthur Ashe Stadium di New York. Era stata la campionessa in carica degli Australian Open a partire subito forte nell’incontro concretizzando alla prima occasione una palla break che le ha permesso poi di andare sul 3 a 0. La numero 120 del mondo si è dimostrata troppo fallosa e ha provato a variare utilizzando il back di rovescio che, però, è finito sempre fuori dal campo. Se Hercog ha provato a forzare i colpi, Kerber non ha mollato un solo punto ed è riuscita ad imporre il suo gioco grazie al quale è andata agevolmente sul punteggio di 5 a 0. Mentre Hercog si è ritrovata a servire per impedire il bagel; prima del game di servizio, però, la numero 120 del mondo ha chiesto l’intervento del medico pare per un problema di pressione.

Al rientro in campo la numero 2 del ranking WTA ha chiuso sul 6 a 0; dopo aver perso anche il primo game del secondo set Polona Hercog si è ritirata a causa dei problemi fisici avvertiti sulla fine del secondo parziale. Kerber, quindi, avanza al secondo turno dell’ultimo slam dell’anno dove attende Mirjana Lucic-Baroni. Hercog, in ogni caso, per aver perso sette game porterà a casa un montepremi di 43.300 dollari. Già l’anno scorso erano scoppiate diverse polemiche sul caso di Vitalia Diatchenko ritiratasi al primo turno degli US Open con Serena Williams. I giocatori che disputano tornei minori, infatti, visto il montepremi alto del primo turno, hanno un incentivo maggiore a scendere in campo anche con problemi fisici e giocare qualche game per poi ritirarsi. Questo, però, a discapito dello spettacolo per il pubblico e di quegli altri tennisti che, in caso di ritiro del giocatore infortunato, potrebbero scendere in campo e avere la chance di termine l’incontro.

[14] P. Kvitova b. J. Ostapenko 7-5 6-3 (Pierluigi Maienza)

Il debutto negli US Open per la Kvitova è tutt’altro che banale: il sorteggio la pone di fronte alla lettone Ostapenko che si è aggiudicata i due confronti diretti: entrambi quest’anno ed entrambi per 2-1, il primo sul cemento di Doha ed il secondo sull’erba di Birmingham. Pur in un ottimo momento di forma, con la medaglia di bronzo olimpica e la semifinale raggiunta a New Haven, la tennista ceca inizia il match molto contratta cedendo i primi due turni di battuta ma recuperandone subito uno: dal 3-1 la Ostapenko salva solo una palla break portandosi a servire per il match sul 5-4 e a due punti dal set sul 30 pari. In questo frangente la Kvitova è più abile nello sfruttare le opportunità e ristabilire la parità sul 5-5 alla seconda palla break. La lettone accusa evidentemente il colpo e subisce l’allungo della propria rivale che tiene il servizio e chiude il primo set 7-5 con quattro punti consecutivi. Il secondo set si apre con la Kvitova chiamata a fronteggiare tre palle break al terzo gioco: la ceca tiene il servizio e si porta sul 3-1. In questo momento la maggiore solidità della ceca, che sollecita spesso l’errore della Ostapenko, induce a ritenere il match già indirizzato. Nel settimo gioco, tuttavia, due doppi falli della Kvitova consentono alla Ostapenko di ristabilire la parità fino al gioco successivo in cui quest’ultima viene nuovamente brekkata: al servizio sul 5-3 e sul 30-0 per due errori della lettone, la Kvitova chiude la partita con due splendidi lungolinea di diritto che le regalano l’accesso al secondo turno.

[13] J. Konta b. [WC] B. Mattek-Sands 6-3 6-3 (Diego Serra)

Vince Johanna Konta numero 14 della WTA contro la statunitense Bethamie Mattek-Sands, numero 109 del mondo. Per la trentunenne tennista di casa, nata nel Minnesota a Rochester, una wild card degli organizzatori per entrare in tabellone. Primo set e le prime palle break da affrontare sono per Bethamie, che però si difende bene e si salva. Konta però le impone subito un break nel game successivo di servizio a stelle e strisce, ma soprattutto su battuta inglese non si gioca, chiude Johanna senza concedere un punto per due volte consecutive. Altro break Konta nel nono game e set chiuso per 6 a 3. Secondo set e si parte con il break nel quarto game della giocatrice inglese, Mattek-Sands ha la sua grande occasione nel settimo game, dove colleziona 4 palla break, costringe finalmente alla difensiva l’inglese e gioca bene. Ma non basta perché Konta si salva. E anzi nel game successivo sale 30 a 40 e ha già un primo match point, che non sfrutta, per andare però poi a servire per il match e portarsi a casa la partita con un turno di battuta tenuto a zero. Ora per Johanna Konta c’è Pironkova.

C. Wozniacki b. [Q] T. Townsend 4-6 6-3 6-4 (Paolo Di Lorito)

Wozniacki inaugura l’ultimo anno del Grandstand vincendo e soffrendo contro la 146 del mondo Taylor Townsend la quale, un po’ lontano dal suo peso forma, fa una prestazione degna di nota. La giocatrice afro-americana proviene dalle qualificazioni e ha superato i tre turni senza perdere un set; con Caroline ci ha già giocato due volte ma non ha mai vinto. Townsend nei primi game si trova un po’ spaesata, il suo gioco è un po’ confusionario e tatticamente non è impeccabile e di conseguenza va sotto di un break. Ma la mancina ventenne, aiutata dal pubblico e anche dai suoi colpi straordinari, infila una serie di 4 giochi consecutivi e si guadagna la possibilità di servire per il set. Sul 5-4 commette qualche errore banale tra cui uno smash largo di metri, dovuti anche al momento particolare, ma alla terza opportunità riesce a chiudere con un servizio vincente. La cosa che sorprende nel gioco di Townsend è la facilità con la quale gioca il dritto in corsa riuscendo mandare la palla ovunque, e anche il suo tocco sotto rete è sorprendente.

Nel secondo set la danese è più nervosa e dopo un rovescio in rete scaglia al racchetta a terra, però è Townsend ad essere più fallosa, e forse iniziando a sentire la pressione, subisce il break in apertura a 0. Il parziale scivola via senza ulteriori sussulti e ci si gioca tutto al terzo. A questo punto il caldo e la stanchezza inizia a farsi sentire per entrambe le atlete che tra un game e l’altro vanno a cercare i pochi spazi d’ombra vicino ai cartelloni pubblicitari, mentre gli scambi cominciano a farsi più lunghi e intensi. La fluorescente americana torna a picchiare duro da fondo anche se con un tentativo terribile di smorzata concede la prima palla break del set sul 3 pari. Grazie ad una battuta vincente riesce a salvarsi, tuttavia due game più tardi proprio con il colpo che oggi le aveva dato innumerevoli vincenti, il dritto, Townsend commette tre gratuiti e manda l’ex numero uno del mondo avanti 5-4. Wozniacki, che fino a quel momento non era riuscita a trovare un modo per risolvere la situazione e si era voltata spesso verso il suo coach in cerca di aiuto, si ritrova tra le mani un’opportunità d’oro per portare a casa il match e dopo aver salvato una palla break – sprecata malamente da Taylor – chiude l’incontro. Emblematico l’ultimo punto: un comodo dritto della statunitense, come tanti ne aveva giocati fino a quel momento, finisce lungo di molto.

[8] M. Keys b. A. Riske 4-6 7-6(5) 6-2 (Antonio Ortu)

È un derby statunitense quello che chiude il primo lunedì a Flushing Meadows. Sull’Arthur Ashe, Madison Keys, dopo il bronzo sfiorato a Rio e la rinuncia a New Haven, inizia la caccia alla sua prima finale Slam, contro Alison Riske, n.60 WTA, contro cui non ha mai perso nel circuito maggiore e che non supera il 1° turno allo US Open dal 2013. Tuttavia nel primo set la Riske è più concreta e disinnesca gran parte delle azioni d’attacco della sua connazionale. Il break arriva nel terzo gioco e si rivelerà decisivo nel primo parziale, vinto meritatamente 6-4 dalla 26enne di Pittsburgh. A inizio secondo set, la 21enne va ancora a sbattere contro la difesa della Riske che piazza subito il break e sale 2-0, prima di subire la reazione della Keys che, trovando un po’ più di costanza, riporta il match in parità. Dopo tante palle break non sfruttate dal lato della testa di serie n.8, si arriva al tie-break: la Riske da 2-4 si guadagna la chance di chiudere al servizio sul 5-4, ma la Keys non ci sta e con due dritti poderosi forza il match al set decisivo. Quando a New York è l’1.20, inizia la terza frazione. Dopo due pericolose palle break annullate in apertura, la Riske perde la battuta da 40-0, lasciando che la Keys completi la rimonta, in 2 ore e 25 di alti e bassi. Molto positivo il servizio per Madison (chiude con 13 aces) che se la vedrà al secondo turno con Kayla Day, wild card classe 1999, detentrice del torneo junior. Il match passa alla storia come l’incontro femminile terminato più tardi nella storia dello US Open (01.48 ora locale).

Risultati:

[8] M. Keys b. A. Riske 4-6 7-6(5) 6-2
[WC] K. Day b. M. Brengle 6-2 4-2 rit.
[Q] Y. Duan b. M Sakkari 6-4 4-6 6-3
N. Osaka b. [28] C. Vandeweghe 6-7(4) 6-3 6-4
M. Niculescu b. [18] B. Strycova 6-3 6-7(3) 6-1
[Q] A. Bogdan b. S. Cirstea 0-6 7-5 6-2
C. Wozniacki b.[Q] T. Townsend 4-6 6-3 6-4
[9] S. Kuznetsova b. F. Schiavone 6-1 6-2
[13] J. Konta b. [WC] B. Mattek-Sands 6-3 6-3
T. Pironkova b. [WC] V. Razzano 6-1 6-2
A. Petkovic b. [Q]  K. Kucova 7-6(6) 6-3
[24] B. Bencic b. S. Crawford 6-7(6) 6-3 6-4
S. Zheng b. [32] M. Puig 6-4 6-2
K. Bondarenko b. S.W. Hsieh 6-0 7-5
A. Sevastova b. A.K. Schmiedlova 6-3 6-3
[3] B.G. Muguruza b. [Q] E. Mertens 2-6 6-0 6-3
[7] R. Vinci b. A.L. Friedsam 6-2 6-4
C. McHale vs M. Barthel 6-2 6-2
Y. Putintseva b.  S. Lisicki 6-1 6-2
C. Witthoeft b. [30] M. Doi 6-4 6-1
L. Tsurenko b. [21] I. Begu 6-0 6-4
[Q] Y. Wang b. [Q] A. Van Uytvanck 6-3 7-6 (4)
E. Rodina b. [WC] D.R. Collins 6-1 6-2
[12] D. Cibulkova b. M. Linette 6-2 6-3
[14] P. Kvitova b. J. Ostapenko 7-5 6-3
C. Buyukakcay b. I. Falconi 6-2 6-1
[WC]  L. Davis b. A. Sasnovich 6-2 4-6 7-5
[22] E. Svitolina b. [Q] M. Minella 6-7(5) 6-0 6-2
S. Rogers b. [27] S. Errani 6-4 7-6(3)
[Q] C. Bellis b. V. Golubic 6-2 6-3
M. Lucic-Baroni b. A. Cornet 6-4 6-1
[2] A. Kerber b P. Hercog 6-0 1-0 rit.

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Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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ATP

US Open: la legge di Nadal non ammette ignoranza. Berrettini esce con onore

NEW YORK – Per un set e mezzo è un Berrettini splendido, che fallisce anche due set point nel primo tie-break. Poi, Nadal è il solito campione

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

[2] R. Nadal vs [24] M. Berrettini 7-6(6) 6-4 6-1

Solo applausi per Matteo. Qualche rammarico, piccolo piccolo alla luce dello sviluppo del secondo e del terzo set, per aver fallito le due palle che avrebbero potuto mandarlo avanti uno a zero. Ma alla fine Berrettini ha giocato per un set e mezzo la partita che doveva giocare, aggressivo e presente con la testa e con i colpi, senza scoraggiarsi per i turni di servizio sempre complicati e per quelli di risposta invece mai vicini a concedergli una speranza. Poi ha cominciato a concedere qualcosina, e Rafa l’ha addentato senza lasciare più la presa. Restano le sensazioni di uno splendido torneo per Matteo, che ha regalato all’Italia la prima semifinale Slam (maschile) sul cemento in Era Open. Nadal guadagna invece per la 27esima volta l’accesso a una finale Slam. E la possibilità, battendo Medvedev domenica, di portarsi a una sola lunghezza di distacco dai venti Slam di Federer.

 

PRIMO SET – La serata nell’Arthur Ashe è di quelle da grande occasione; stadio pieno, atmosfera elettrica fin dall’inizio. La grande occasione è anche quella di Matteo Berrettini, che affronta la leggenda Rafa Nadal in una semifinale Slam storica per il tennis italiano. La tensione è tanta, inevitabilmente, e Matteo la accusa andando in difficoltà già nel secondo game, quando annulla due palle break, e ci mette 14 punti a tenere il primo turno di battuta della sua partita. Berrettini tira fortissimo servizio e dritto, non ha alternative, e fa bene perché così si scioglie il braccio più rapidamente. Nadal difende da par suo, e contrattacca con le sue uncinate mancine sia in cross a incidere sul rovescio dell’azzurro, sia a sventaglio verso l’esterno.

Il sesto game, che porta Matteo al 3-3, è quello della definitiva svolta agonistica: tre dritti vincenti spaventosi, che provocano l'”Oooh” stupito e ammirato dei 24.000 spettatori, lasciano Rafa immobile a guardare la palla schiantarsi sui teloni alle sue spalle. Berrettini continua a soffrire, uscire dalla micidiale diagonale sinistra è durissima, però quando ci riesce l’esplosività delle sue fucilate di dritto è straordinaria. Altre tre palle break annullate sul 3-4, quando risale da 15-40 sparando due servizi vincenti, e poi si salva ancora grazie a un errore di Nadal (che non sta sbagliando quasi nulla), poi sul 4-5 ne arriva una sesta, che è anche un set point: botta a 200kmh esterna, 5-5, e pochi minuti dopo è tie-break.

“Mi è piaciuto come ho giocato, certo ho affrontato tante palle break, ma le ho giocate con decisione, mi sentivo bene”

Matteo sta anche giustamente punendo a più riprese con la palla corta (cinque su cinque vincenti) la tendenza di Rafa a rispondere e palleggiare da metri dietro la riga di fondo. Al di fuori dello scambio in cross dritto mancino contro rovescio, lo spagnolo appare in difficoltà quasi costante. L’italiano vola subito 4-0, poi 5-2, infine arriva al 6-4: due set-point per lui, il primo da giocare al servizio. Una volée difficile messa in rete fa svanire il primo, poi al termine di uno scambio tiratissimo, in cui Rafa difende alla disperata, è il dropshot a tradire Berrettini per la prima volta nel match. Scampato il pericolo, Nadal incassa altri due errori di uno scosso Matteo e chiude 8-6. Bravo, ma gli è andata di lusso. 22 vincenti, 20 errori Berrettini, 13/8 Rafa: la partita la sta facendo l’italiano, ma contro un fenomeno del genere il minimo calo è fatale.

“Quel dritto sul 6-4, che ha sfiorato il nastro e gli ha dato tempo di arrivare meglio, quello è stato il momento che rigiocherei se potessi”

SECONDO SET – Il problema è in risposta, dove Matteo non riesce mai a essere pericoloso. In ribattuta siamo 20 punti a 8 per Nadal nel primo set, questa è la statistica più preoccupante. L’azzurro accusa il colpo, nel primo game del secondo set affronta subito palla break ma la annulla attaccando con coraggio. Ne arriva un’altra, e qui è il drittone a sventaglio a cavarlo d’impaccio. Altro dritto a salvare il servizio nel terzo game: Berrettini sta rischiando davvero quasi a ogni turno di battuta, mentre Nadal concede poco e nulla. Sul 3-3, inevitabilmente, la costanza e la pressione dello spagnolo finalmente pagano, e arriva il primo break del match in suo favore. In questa fase, Matteo è un poco calato di intensità, e il campione che ha davanti lo azzanna immediatamente.

Tanti applausi del pubblico per l’azzurro, ma sta di fatto che ha concesso 10 palle break (pur salvandosi 9 volte), mentre Rafa sulla sua battuta ha uno score immacolato, nemmeno un’opportunità lasciata all’avversario. Senza rischiare, come sempre finora, Nadal sale 5-3, e poco dopo va alla battuta sul 5-4 per chiudere il parziale. Con autorità, un serve&volley astuto compreso, Rafa si prende il 6-4 e il vantaggio di due set a zero. Numeri del secondo parziale: Berrettini 8 vincenti e 13 errori, Nadal 7/7. Ma il problema in risposta rimane ed è grosso: Matteo ha fatto 4 punti sul servizio avversario, Rafa 14, la differenza è tutta lì.

“Si, devo migliorare in risposta, non è un segreto. Lui ha un servizio sottovalutato, dà molto fastidio, e poi con il primo colpo fa sempre molto male”

TERZO SETOra Berrettini è sotto il proverbiale treno: ha giocato bene, ha spinto a tutta, eppure di là ha una roccia apparentemente inscalfibile, che incassa i suoi vincentoni senza fare una piega, difende alla perfezione i suoi turni di battuta, e prima o poi, come è puntualmente successo, ti fa pagare qualsiasi passaggio a vuoto. Nel primo game Matteo perde uno scambio ravvicinato a rete e purtroppo anche il servizio; Nadal tiene il suo senza problemi e sale 2-0. In questo momento, siamo 40 punti a 12 in risposta per lo spagnolo, non se ne esce. Rafa ha l’89% di punti fatti con la prima, il 74% con la seconda, Berrettini semplicemente non riesce a entrare nello scambio quando è in ribattuta. Sul 3-1, arriva la mazzata conclusiva, con il terzo break della partita, secondo del set, piazzato da Nadal ai danni di un Matteo ormai in disarmo. 4-1, poi subito 5-1.

Rafa si diverte ora, bello un dritto vincente in giravolta dopo aver rincorso un pallonetto. Allo scoccare delle 2 ore e 35 minuti di contesa, il drittone a sventaglio di Nadal strappa per la quarta volta il servizio a Berrettini, consegnando il 6-1 e la 27esima finale Slam allo spagnolo, quinta qui a New York e terza in stagione dopo quella persa a Melbourne e quella vinta a Parigi. Contro Medvedev, domenica, difficile che sia una passeggiata simile a quella della finale di Montreal, ma questo Rafa è sempre più favorito per arrivare al 19esimo trofeo Major. Solo complimenti a Matteo per lo splendido torneo.

NADAL A FINE PARTITA –Grazie a tutti, il primo set è stato frustrante, tante occasioni sfumate, e poi il tie-break, che contro uno come Matteo è pericoloso. Lì sono stato fortunato a risalire e salvarmi, poi finalmente ho brekkato e la partita è cambiata completamente. Quando ho affrontato i set point mi sono concentrato sul mio servizio e ho cercato di non sbagliare. Congratulazioni a Matteo, è giovane, diventerà grande, è già uno dei migliori del mondo. Daniil è uno dei giocatori più solidi del tour, gioca sempre meglio, durante questa estate è stato incredibile. Ma in finale Slam non trovi mai avversari facili. Il segreto del rimanere competitivo è semplicemente la passione per quello che fai, non puoi avere carriere lunghe e di successo se non ami quello che fai, come per Serena. Per me significa molto essere qui, ci vediamo domenica!“.

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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