US Open, donne: clamoroso, crolla l'oro olimpico Monica Puig. Muguruza in rimonta, Kvitova batte Ostapenko

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US Open, donne: clamoroso, crolla l’oro olimpico Monica Puig. Muguruza in rimonta, Kvitova batte Ostapenko

Prima giornata del singolare femminile: subito fuori la campionessa di Rio Monica Puig che fa solo sei game. Petra Kvitova avanza senza particolari problemi, Muguruza costretta agli straordinari. Keys rimonta Riske nella partita terminata più tardi nella storia degli US Open

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S. Zheng b. [32] M. Puig 6-4 6-2 (Manuel Dicorato)

Vittoria in trasferta per la cinese Zheng Saisai che, nel vecchio Grandstand pieno di caraibici, ha dominato la campionessa olimpica di Rio, quella Monica Puig che due settimane fa aveva messo in riga le più grandi tenniste del mondo. L’inizio del match è incoraggiante per la portoricana, che in un battibaleno si porta 4-1. Corre, corre tantissimo, dimostrando una condizione atletica eccezionale e grande acume tattico di fronte alle continue variazioni dell’avversaria. Quando tutto il pubblico si immaginava una facile vittoria della testa di serie numero 32 il match prenda la piega opposta. La partita finisce sostanzialmente a metà primo set, quando nel sesto game la cinese toglie il servizio alla più accreditata avversaria. Quello che mette in mostra la Puig nei successivi quattro game del primo set è un tennis che non può essere considerato nemmeno lontano parente di quello di Rio e dei primi cinque game. Improvvisamente la palla non sta mai dentro e quelle poche volte che non sbaglia la cinese la porta a fare interminabili scambi, molto spesso dando variazioni continue che mandano in tilt la regina di Rio.

Nel secondo set la trama non cambia, la Puig vince il primo e l’ultimo game al servizio del set; nei due successivi, infatti, la numero 60 del mondo si prende il break con forza e determinazione. Il 6-4, 6-2 finale in appena settantanove minuti è il punteggio più giusto per quanto visto in campo. La Zheng, infatti, ha avuto il pallino del gioco per lunghi tratti, non ha avuto remore ad attaccare la rete e da fondo campo è stata precisa ed intelligente. Dopo aver sorpreso Monica Puig, la Zheng affronterà la Bondarenko: una vittoria la porterebbe per la prima volta al terzo turno in un Major.

 

[3] G. Muguruza b. [Q] E. Mertens 2-6 6-0 6-3 (Domenico Giugliano)

Nella prima giornata del torneo femminile dell’US Open, quarto e ultimo slam della stagione, fa il suo debutto Garbine Muguruza, numero tre del mondo e vincitrice dell’ultimo Roland Garros, ma reduce da un periodo che definire critico è piuttosto riduttivo. La sua avversaria, sul campo Armstrong, è la belga Elise Mertens, numero 214 del ranking, proveniente dalle qualificazioni. Si tratta del primo precedente tra me due nel circuito. Il match inizia subito in salita per la campionessa spagnola. Perde subito il servizio nel primo game. Sembra nervosa e poco mobile sulle gambe. Gli errori non forzati nei primi quattro games sono ben 12 e nel quinto c’è addirittura il doppio break per la giovane belga che vola sul 4-1 pesante, soffre poco nei suoi due turni di battuta successivi, e chiude il set in 28 minuti con il punteggio di 6-2. Il secondo parziale parte decisamente in maniera diversa. La Muguruza sembra finalmente lucida e attenta al servizio e si ricorda che appena due mesi e mezzo fa ha vinto, brillantemente, il suo primo slam. Strappa il servizio in apertura e concede le briciole alla Mertens sulla propria battuta, mettendo a segno anche qualche ace. La belga, andata decisamente sopra ritmo nel primo set, sbaglia palla su palla e così, in un amen, appena 24 minuti, si arriva al 6-0 Muguruza che rimette il match sui giusti binari. Il terzo set parte dopo una lunga pausa di almeno 10 minuti per un cambio vestito delle signorine e un piccolo problema respiratorio per la Mertens. La spagnola parte con qualche piccola titubanza nei primi tre games del set decisivo, ma sul 2-1 sembra esserci lo strappo decisivo con la testa di serie numero 3 che strappa a zero il servizio alla belga che sembra decisamente troppo leggera per reggere il gioco della spagnola. Improvvisamente, però, Garbine si spegne di nuovo, si fa recuperare il break e si arriva sul 4-3 in totale equilibrio. Nell’ottavo game la Muguruza, dopo tre palle break annullate brillantemente dalla belga, riesce a strappare la battuta grazie ad un millimetrico errore di rovescio della Mertens. Si va 5-3 e, nonostante altri tentennamenti della campionessa del Roland Garros, Garbine chiude la partita dopo un’ora e 56 minuti. Partita bruttina e con molti errori per la testa di serie numero tre. Se avesse avuto davanti una giocatrice di maggior livello sarebbe stata dura per lei uscire vincitrice dall’Armstrong. Adesso incontrerà al secondo turno la lettone Sevastova, vincitrice in due set della Schmiedlova.

[2] A. Kerber b. P. Hercog 6-0 1-0 rit. (Bruno Apicella)

La rincorsa di Angelique Kerber al numero 1 del mondo parte con una vittoria molto agile al primo turno degli US Open. La tedesca  dopo aver dominato il primo set, infatti, ha approfittato del ritiro della slovena Polona Hercog: la numero 120 del mondo, sotto 6 a 0 e 1 a 0 nel secondo set, non è riuscita a continuare il suo match sull’Arthur Ashe Stadium di New York. Era stata la campionessa in carica degli Australian Open a partire subito forte nell’incontro concretizzando alla prima occasione una palla break che le ha permesso poi di andare sul 3 a 0. La numero 120 del mondo si è dimostrata troppo fallosa e ha provato a variare utilizzando il back di rovescio che, però, è finito sempre fuori dal campo. Se Hercog ha provato a forzare i colpi, Kerber non ha mollato un solo punto ed è riuscita ad imporre il suo gioco grazie al quale è andata agevolmente sul punteggio di 5 a 0. Mentre Hercog si è ritrovata a servire per impedire il bagel; prima del game di servizio, però, la numero 120 del mondo ha chiesto l’intervento del medico pare per un problema di pressione.

Al rientro in campo la numero 2 del ranking WTA ha chiuso sul 6 a 0; dopo aver perso anche il primo game del secondo set Polona Hercog si è ritirata a causa dei problemi fisici avvertiti sulla fine del secondo parziale. Kerber, quindi, avanza al secondo turno dell’ultimo slam dell’anno dove attende Mirjana Lucic-Baroni. Hercog, in ogni caso, per aver perso sette game porterà a casa un montepremi di 43.300 dollari. Già l’anno scorso erano scoppiate diverse polemiche sul caso di Vitalia Diatchenko ritiratasi al primo turno degli US Open con Serena Williams. I giocatori che disputano tornei minori, infatti, visto il montepremi alto del primo turno, hanno un incentivo maggiore a scendere in campo anche con problemi fisici e giocare qualche game per poi ritirarsi. Questo, però, a discapito dello spettacolo per il pubblico e di quegli altri tennisti che, in caso di ritiro del giocatore infortunato, potrebbero scendere in campo e avere la chance di termine l’incontro.

[14] P. Kvitova b. J. Ostapenko 7-5 6-3 (Pierluigi Maienza)

Il debutto negli US Open per la Kvitova è tutt’altro che banale: il sorteggio la pone di fronte alla lettone Ostapenko che si è aggiudicata i due confronti diretti: entrambi quest’anno ed entrambi per 2-1, il primo sul cemento di Doha ed il secondo sull’erba di Birmingham. Pur in un ottimo momento di forma, con la medaglia di bronzo olimpica e la semifinale raggiunta a New Haven, la tennista ceca inizia il match molto contratta cedendo i primi due turni di battuta ma recuperandone subito uno: dal 3-1 la Ostapenko salva solo una palla break portandosi a servire per il match sul 5-4 e a due punti dal set sul 30 pari. In questo frangente la Kvitova è più abile nello sfruttare le opportunità e ristabilire la parità sul 5-5 alla seconda palla break. La lettone accusa evidentemente il colpo e subisce l’allungo della propria rivale che tiene il servizio e chiude il primo set 7-5 con quattro punti consecutivi. Il secondo set si apre con la Kvitova chiamata a fronteggiare tre palle break al terzo gioco: la ceca tiene il servizio e si porta sul 3-1. In questo momento la maggiore solidità della ceca, che sollecita spesso l’errore della Ostapenko, induce a ritenere il match già indirizzato. Nel settimo gioco, tuttavia, due doppi falli della Kvitova consentono alla Ostapenko di ristabilire la parità fino al gioco successivo in cui quest’ultima viene nuovamente brekkata: al servizio sul 5-3 e sul 30-0 per due errori della lettone, la Kvitova chiude la partita con due splendidi lungolinea di diritto che le regalano l’accesso al secondo turno.

[13] J. Konta b. [WC] B. Mattek-Sands 6-3 6-3 (Diego Serra)

Vince Johanna Konta numero 14 della WTA contro la statunitense Bethamie Mattek-Sands, numero 109 del mondo. Per la trentunenne tennista di casa, nata nel Minnesota a Rochester, una wild card degli organizzatori per entrare in tabellone. Primo set e le prime palle break da affrontare sono per Bethamie, che però si difende bene e si salva. Konta però le impone subito un break nel game successivo di servizio a stelle e strisce, ma soprattutto su battuta inglese non si gioca, chiude Johanna senza concedere un punto per due volte consecutive. Altro break Konta nel nono game e set chiuso per 6 a 3. Secondo set e si parte con il break nel quarto game della giocatrice inglese, Mattek-Sands ha la sua grande occasione nel settimo game, dove colleziona 4 palla break, costringe finalmente alla difensiva l’inglese e gioca bene. Ma non basta perché Konta si salva. E anzi nel game successivo sale 30 a 40 e ha già un primo match point, che non sfrutta, per andare però poi a servire per il match e portarsi a casa la partita con un turno di battuta tenuto a zero. Ora per Johanna Konta c’è Pironkova.

C. Wozniacki b. [Q] T. Townsend 4-6 6-3 6-4 (Paolo Di Lorito)

Wozniacki inaugura l’ultimo anno del Grandstand vincendo e soffrendo contro la 146 del mondo Taylor Townsend la quale, un po’ lontano dal suo peso forma, fa una prestazione degna di nota. La giocatrice afro-americana proviene dalle qualificazioni e ha superato i tre turni senza perdere un set; con Caroline ci ha già giocato due volte ma non ha mai vinto. Townsend nei primi game si trova un po’ spaesata, il suo gioco è un po’ confusionario e tatticamente non è impeccabile e di conseguenza va sotto di un break. Ma la mancina ventenne, aiutata dal pubblico e anche dai suoi colpi straordinari, infila una serie di 4 giochi consecutivi e si guadagna la possibilità di servire per il set. Sul 5-4 commette qualche errore banale tra cui uno smash largo di metri, dovuti anche al momento particolare, ma alla terza opportunità riesce a chiudere con un servizio vincente. La cosa che sorprende nel gioco di Townsend è la facilità con la quale gioca il dritto in corsa riuscendo mandare la palla ovunque, e anche il suo tocco sotto rete è sorprendente.

Nel secondo set la danese è più nervosa e dopo un rovescio in rete scaglia al racchetta a terra, però è Townsend ad essere più fallosa, e forse iniziando a sentire la pressione, subisce il break in apertura a 0. Il parziale scivola via senza ulteriori sussulti e ci si gioca tutto al terzo. A questo punto il caldo e la stanchezza inizia a farsi sentire per entrambe le atlete che tra un game e l’altro vanno a cercare i pochi spazi d’ombra vicino ai cartelloni pubblicitari, mentre gli scambi cominciano a farsi più lunghi e intensi. La fluorescente americana torna a picchiare duro da fondo anche se con un tentativo terribile di smorzata concede la prima palla break del set sul 3 pari. Grazie ad una battuta vincente riesce a salvarsi, tuttavia due game più tardi proprio con il colpo che oggi le aveva dato innumerevoli vincenti, il dritto, Townsend commette tre gratuiti e manda l’ex numero uno del mondo avanti 5-4. Wozniacki, che fino a quel momento non era riuscita a trovare un modo per risolvere la situazione e si era voltata spesso verso il suo coach in cerca di aiuto, si ritrova tra le mani un’opportunità d’oro per portare a casa il match e dopo aver salvato una palla break – sprecata malamente da Taylor – chiude l’incontro. Emblematico l’ultimo punto: un comodo dritto della statunitense, come tanti ne aveva giocati fino a quel momento, finisce lungo di molto.

[8] M. Keys b. A. Riske 4-6 7-6(5) 6-2 (Antonio Ortu)

È un derby statunitense quello che chiude il primo lunedì a Flushing Meadows. Sull’Arthur Ashe, Madison Keys, dopo il bronzo sfiorato a Rio e la rinuncia a New Haven, inizia la caccia alla sua prima finale Slam, contro Alison Riske, n.60 WTA, contro cui non ha mai perso nel circuito maggiore e che non supera il 1° turno allo US Open dal 2013. Tuttavia nel primo set la Riske è più concreta e disinnesca gran parte delle azioni d’attacco della sua connazionale. Il break arriva nel terzo gioco e si rivelerà decisivo nel primo parziale, vinto meritatamente 6-4 dalla 26enne di Pittsburgh. A inizio secondo set, la 21enne va ancora a sbattere contro la difesa della Riske che piazza subito il break e sale 2-0, prima di subire la reazione della Keys che, trovando un po’ più di costanza, riporta il match in parità. Dopo tante palle break non sfruttate dal lato della testa di serie n.8, si arriva al tie-break: la Riske da 2-4 si guadagna la chance di chiudere al servizio sul 5-4, ma la Keys non ci sta e con due dritti poderosi forza il match al set decisivo. Quando a New York è l’1.20, inizia la terza frazione. Dopo due pericolose palle break annullate in apertura, la Riske perde la battuta da 40-0, lasciando che la Keys completi la rimonta, in 2 ore e 25 di alti e bassi. Molto positivo il servizio per Madison (chiude con 13 aces) che se la vedrà al secondo turno con Kayla Day, wild card classe 1999, detentrice del torneo junior. Il match passa alla storia come l’incontro femminile terminato più tardi nella storia dello US Open (01.48 ora locale).

Risultati:

[8] M. Keys b. A. Riske 4-6 7-6(5) 6-2
[WC] K. Day b. M. Brengle 6-2 4-2 rit.
[Q] Y. Duan b. M Sakkari 6-4 4-6 6-3
N. Osaka b. [28] C. Vandeweghe 6-7(4) 6-3 6-4
M. Niculescu b. [18] B. Strycova 6-3 6-7(3) 6-1
[Q] A. Bogdan b. S. Cirstea 0-6 7-5 6-2
C. Wozniacki b.[Q] T. Townsend 4-6 6-3 6-4
[9] S. Kuznetsova b. F. Schiavone 6-1 6-2
[13] J. Konta b. [WC] B. Mattek-Sands 6-3 6-3
T. Pironkova b. [WC] V. Razzano 6-1 6-2
A. Petkovic b. [Q]  K. Kucova 7-6(6) 6-3
[24] B. Bencic b. S. Crawford 6-7(6) 6-3 6-4
S. Zheng b. [32] M. Puig 6-4 6-2
K. Bondarenko b. S.W. Hsieh 6-0 7-5
A. Sevastova b. A.K. Schmiedlova 6-3 6-3
[3] B.G. Muguruza b. [Q] E. Mertens 2-6 6-0 6-3
[7] R. Vinci b. A.L. Friedsam 6-2 6-4
C. McHale vs M. Barthel 6-2 6-2
Y. Putintseva b.  S. Lisicki 6-1 6-2
C. Witthoeft b. [30] M. Doi 6-4 6-1
L. Tsurenko b. [21] I. Begu 6-0 6-4
[Q] Y. Wang b. [Q] A. Van Uytvanck 6-3 7-6 (4)
E. Rodina b. [WC] D.R. Collins 6-1 6-2
[12] D. Cibulkova b. M. Linette 6-2 6-3
[14] P. Kvitova b. J. Ostapenko 7-5 6-3
C. Buyukakcay b. I. Falconi 6-2 6-1
[WC]  L. Davis b. A. Sasnovich 6-2 4-6 7-5
[22] E. Svitolina b. [Q] M. Minella 6-7(5) 6-0 6-2
S. Rogers b. [27] S. Errani 6-4 7-6(3)
[Q] C. Bellis b. V. Golubic 6-2 6-3
M. Lucic-Baroni b. A. Cornet 6-4 6-1
[2] A. Kerber b P. Hercog 6-0 1-0 rit.

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US Open, COVID edition: istruzioni per l’uso

Il direttore medico della USTA spiega quali sono le condizioni che dovranno essere rispettate per far svolgere il torneo. I protocolli sanitari potrebbero rendere impraticabile la disputa a porte chiuse

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

A questo punto dell’emergenza, si tratta sicuramente della domanda che tutti si pongono con maggiore insistenza: si giocherà lo US Open? Se sì, si disputerà nella data prevista oppure sarà posticipato? E si rimarrà a New York, in questo momento travolta dall’epidemia di COVID-19, oppure si traslocherà? Sarà a porte chiuse?

Tante domande che al momento hanno poche risposte certe, la maggior parte delle quali sono state riassunte dall’articolo di Alessandro Stella a inizio settimana. La Federazione Americana USTA ha instaurato un comitato tecnico scientifico che tra qualche settimana fornirà il proprio parere sulla possibilità di tenere il quarto Slam stagionale (almeno prima che il Roland Garros si auto-spostasse a ottobre) e a quali condizioni. Tra i membri di questo comitato c’è anche il Dr Brian Hainline, che dal 1992 al 2007 è stato Chief Medical Officer dello US Open, per poi diventare Chief Medical Officer della USTA e, più di recente, il massimo responsabile medico per la National Collegiate Athletic Association (NCAA), l’associazione che governa tutto lo sport a livello di college negli Stati Uniti.

La prestigiosa rivista Sports Illustrated ha parlato con il Dr Hainline la settimana scorsa per fare il punto della situazione e cercare di capire a che tipo di scenario giocatori e appassionati potrebbero trovarsi davanti a fine agosto in caso di svolgimento del torneo. “Le due condizioni da sviluppare rapidamente per far si che si possa giocare il torneo sono il monitoraggio e test su larga scala. Sono convinto che nel prossimo mese ci sarà uno sviluppo notevole delle capacità di effettuare test che possano dare risultati rapidi. Parliamo di PCM testing (Phase-contrast microscopy), così come i test sierologici che possono identificare la prima risposta immunitaria relativa alla presenza del virus, oppure i test IGM per identificare la presenza di immunoglobuline o anticorpi che rappresentano l’immunità al virus”.

 

Ammesso e non concesso che come dice il Dr Hainline nel prossimo mese sarà possibile sviluppare la capacità di effettuare test su larga scala, rimane comunque da capire se sarà possibile organizzarsi in modo da avere a disposizione la capacità di realizzare tutti i test necessari nella sede del torneo. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza dello sforzo richiesto, basta considerare che in occasione della riunione UFC 249 di “mixed martial arts” tenutasi a Jacksonville, Florida la settimana scorsa sono stati effettuati circa 1200 test per garantire la sicurezza di tutti i presenti, ovvero circa una trentina di atleti e circa 150 membri dello staff (contro i 300 che solitamente vengono utilizzati per una riunione di questo tipo). “Stiamo probabilmente parlando di una spesa di almeno 1000 dollari a persona per tutti i test” ha ipotizzato il Dr Hainline, e considerando la quantità di giocatori, allenatori, manager, addetti e giornalisti che sono necessari per far funzionare un torneo come lo US Open si può capire come il conto delle misure sanitarie potrebbe essere particolarmente salato.

Sarà fondamentale definire in maniera estremamente rigorosa una “inner bubble (una bolla interna), composta da tutte le persone necessarie a mettere in scena la manifestazione, e una eventuale “outer bubble (bolla esterna) per tutte le altre persone presenti all’impianto, che siano pubblico o altro – ha continuato il Dr Hainline – Per ognuna di queste bolle sarà necessario creare un protocollo molto preciso che prevede una descrizione delle procedure da seguire e la tempistica dei test”.

In definitiva, sempre secondo il Dr Hainline, perché ci sia qualche possibilità di disputare lo US Open sarà necessario che l’Amministrazione della città di New York rimuova il lock-down tuttora in vigore, che tutti i membri della bolla interna siano disposti ad effettuare una quarantena di 14 giorni negli Stati Uniti prima dell’inizio del torneo (cosa che non dovrebbe essere un problema per i tennisti), fare in modo che ogni giocatore giochi esclusivamente con le proprie palle, e che ogni giocatore accetti di essere testato prima di ogni partita.

Roger Federer – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

Come si può vedere si tratta di un buon numero di “se”, e la lista non è per nulla esaustiva. Non è infatti improbabile che tutta la “bolla interna” debba alloggiare in alberghi predeterminati nel Queens o comunque lontani da Manhattan. Per quest’anno dunque niente ristoranti, niente teatri, niente shopping, niente New York experience.

Altra questione tutta da definire è poi quella della “bolla esterna”, che potrebbe includere anche il pubblico. Al momento già la definizione di un protocollo per la bolla interna potrebbe richiedere sufficienti risorse finanziarie ed energie da rendere improponibile l’ipotesi di avere spettatori allo US Open 2020. Fatto questo che sposta notevolmente il bilancio economico del torneo.

Senza spettatori infatti vengono meno gli introiti della biglietteria, delle concessioni di cibo e bevande e soprattutto il denaro della hospitality per gli sponsor, una voce di bilancio estremamente importante per gli eventi tennistici. Secondo quanto riferito da Bret McCormick dello Sports Business Journal, per un torneo di piccole dimensioni come potrebbe essere un ATP 250 i diritti televisivi rappresentano poco più del 10% del fatturato totale, mentre tutto il resto è dipendente dalla presenza di spettatori sugli spalti. Disputando il torneo a porte chiuse sarebbe certamente possibile risparmiare qualcosa sulle spese (costruzione di tribune temporanee, villaggio commerciale, uscieri, etc…), ma i costi supplementari per mettere in piedi un protocollo sanitario adeguato alla “bolla interna” vanificherebbe quei risparmi e andrebbe a mangiarsi quasi tutti i proventi dai diritti TV, rendendo quindi economicamente sconveniente la disputa del torneo a porte chiuse.

A conti fatti, dunque, il numero di tornei per i quali un’edizione senza pubblico avrebbe senso dal punto di vista del bilancio si può contare sulle dita delle mani: gli Slam, qualche Masters 1000, le Finals ATP e WTA e la Coppa Davis. Nel loro caso la consistenza dei contratti per i diritti televisivi possono far sì che valga la pena giocare solamente per gli spettatori da casa. Per gli altri davvero non ha senso pensare di giocare a botteghini chiusi, a meno di non avere sovvenzioni da parte di enti pubblici o di altro tipo.

Mentre un barlume di ottimismo sembra illuminare l’Italia che prova faticosamente a ripartire dopo quasi due mesi di economia ibernata, il conto alla rovescia continua inesorabile per la stagione tennistica che si trova a combattere contro lo spettro di una cancellazione totale. Il primo vero passaggio da brivido sarà quello dello US Open, seguito a breve dal Roland Garros: la disputa dei due Slam potrebbe salvare la stagione e fornire a tutti gli altri tornei un manuale d’istruzioni su come gestire la nuova realtà nel tennis ai tempi del Coronavirus.

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ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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