US Open 2016, spunti tecnici da bordocampo: l’impugnatura estrema di Kyle Edmund – Ubitennis

(S)punti Tecnici

US Open 2016, spunti tecnici da bordocampo: l’impugnatura estrema di Kyle Edmund

Tra i giovani emergenti, Kyle Edmund è forse quello che tira il dritto più forte di tutti. E un dettaglio tecnico interessante, difficile da notare in televisione data la velocità del gioco, è l’impugnatura decisamente poco comune

Luca Baldissera

Pubblicato

il

Il tennis britannico, dopo tanti anni di difficoltà nel far emergere giocatori di alto livello in classifica mondiale (a parte Andy Murray, che come si sa è inglese quando vince Wimbledon, le Olimpiadi e la Coppa Davis, ma è scozzese quando perde), sembra aver trovato almeno un paio di ragazzi solidi e di sicure prospettive, magari non da top assoluti, ma in grado di insediarsi stabilmente tra i primi trenta ATP. Daniel Evans (ranking 64) è un tipo notevole, rovescio a una mano, personalità, qui a New York ha eliminato Alexander Zverev, è arrivato a match point con Stanislas Wawrinka, e non a caso gioca il doppio con Nick Kyrgios, il che la dice lunga su che bel soggetto sia il nativo di Birningham. Ma ha 26 anni, che nel tennis di oggi non sono troppi – anzi – per fare il salto di qualità definitivo, però non possiamo definirlo una “promessa”.

L’altro ragazzo è Kyle Edmund, lui sì un giovane emergente (21 anni, 84 ATP ma sarà 55 dopo questi US Open), sconfitto da Novak Djokovic agli ottavi dopo aver eliminato John Isner, che quando gioca a casa sua non è mai un cliente facile. Proprio Nole, in conferenza stampa, aveva avuto per Kyle parole di elogio che sono andate oltre i soliti complimenti di circostanza, e soprattutto aveva anche lui evidenziato quanto notevole sia il colpo migliore del nativo di Johannesburg, e residente a Beverley nello Yorkshire: il potentissimo drittone, che anche il direttore Ubaldo Scanagatta ha definito come “una catenata spaventosa” dopo averlo visto giocare. Ovviamente, appena la miriade di impegni redazionali da “Slam sul posto” l’altro giorno mi ha lasciato una mezz’oretta di tempo, la tappa obbligata è  stato l’allenamento di Edmund sul practice court 3, per analizzare questo colpo tanto celebrato anche dal numero uno del mondo.

Il resto del gioco di Kyle è buonissimo senza essere nulla di particolare, servizio adeguato al livello, rovescio bimane solido senza essere devastante. Il dritto, invece, fa davvero paura. E soprattutto, ci fa vedere un esempio di un grip che utilizzano in pochissimi, tanto estremo da apparire quasi come un controsenso fisico: ecco a voi la vera impugnatura full western.

 

In testa al pezzo, una delle immagini più significative, molto semplicemente quel grip è una perfetta eastern di rovescio, se immaginiamo Kyle ruotato di 180% con testa e gambe, sarebbe un rovescio a una mano praticamente perfetto, ma tirato dall’altra parte.

edmund dritto 3

Qui sopra, altre due immagini della preparazione di questo colpo all’apparenza impossibile, oltre all’impugnatura tanto caricata è estremo anche l’angolo tra la racchetta e l’avambraccio. A prima vista, ci sarebbe veramente da chiedersi come faccia a sviluppare uno swing a colpire in qualche modo efficace.

edmund dritto 4

Qui sopra lo vediamo nella fase della distensione finale, solo ora la testa dalla racchetta inizia a essere rilasciata all’indietro e comincia la caduta verticale.

edmund dritto 5

Ed ecco il vero e proprio swing a colpire, Kyle si ritrova con il dorso della mano a rivolto totalmente in avanti, si vede bene nel frame di destra, in cui notiamo anche quanto acuto sia l’angolo tra racchetta e avambraccio, e capiamo anche di quanta solidità di polso abbia bisogno l’inglese per trovare controllo.

edmund dritto 6

A questo punto, mano rovesciata a parte, dall’impatto fino al tergicristallo finale, il movimento del braccio-racchetta diventa fluido e va attraverso la palla molto bene. Gli appoggi sono buoni, standard, la stance è una semiopen portata verso la alla open (tendenzialmente frontale, con peso caricato sul piede destro, insomma). Vista a velocità normale, è semplicemente impossibile percepire l’azione di piegamento-scaricamento del polso e dell’avambraccio, per capire i segmenti dell’esecuzione l’unica è esaminare le immagini statiche prese nell’istante giusto.

Un dritto estremo, veramente pazzesco, che ottiene il massimo possibile dal peso di tutto il corpo, con una ulteriore componente di spinta costituita proprio dalla frustata a chiudere in avanti da un insieme braccio-racchetta così tanto ruotato. A grandi linee, è quello che fa Milos Raonic nel caricamento del servizio, lo avevo analizzato agli Australian Open quest’anno, ovviamente il movimento in generale non c’entra nulla, ma la postura di avambraccio e polso del canadese ottiene spinta ed esplosività in modo abbastanza simile. L’altro lato della medaglia, che c’è eccome sennò sarebbero tutti lì a sparare bombe in full-western, è che con quel grip puoi colpire solo il dritto, e solo se sei bene sulla palla. Qualsiasi altro tipo di impatto richiede un aggiustamento dell’impugnatura, che sia per colpire una palla molto bassa, o per cercare una traiettoria piatta e filante, a volte può esserci meno agio anche nell’aggredire i colpi alti e lenti, i tocchi da vicino alla rete meglio dimenticarseli. Troppo specializzato, insomma, anche se devastante.

edmund dritto 2

Ma in palleggio standard, confermo il giudizio di Novak e Ubaldo: una botta come se ne vedono poche, se non siamo ai livelli di Del Potro ci siamo sicuramente vicini. Nell’ultima immagine, qui sopra, si capisce anche quanto rapida, mostruosamente rapida, sia l’azione dello swing a colpire, così veloce che l’occhio umano non è in grado di coglierne i dettagli se non si “fermano” i frame giusti. La palla è nell’esatto millisecondo in cui tocca il campo, e sta arrivando addosso a Edmund bella veloce, il palleggio era nella fase di alta intensità. Più o meno, siamo a un paio di decimi di secondo dall’arrivo al piano di impatto ideale (il frame a sinistra della serie di immagini sopra questa): e Kyle è ancora in pieno caricamento posteriore, la faccia del piatto corde che colpirà la palla è totalmente rivolta alle sue spalle. Lascio quindi immaginare a voi quanto violenta e veloce sarà l’esplosione del movimento a colpire, con in più il gruppo articolare avambraccio-polso da ruotare internamente nello stesso tempo e durante lo stesso fulmineo gesto.

Notevolissimo, poco ortodosso finchè si vuole, magari non il massimo dell’eleganza, ma fa veramente i buchi per terra.

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici: bum bum Osaka

Che Serena Williams sia la favorita della finale è certo. Ma ci sono aspetti tecnici e psicologici anche a favore di Naomi

Luca Baldissera

Pubblicato

il

US Open, spunti tecnici: Serena Williams

da New York, il nostro inviato

Sono convinto che avremo la miglior finale possibile dello US Open femminile. Perchè Serena Williams, la Serena vista qui in questo settembre, è favorita, e su questo non ci piove. Di quelle che potevano arrivare a contenderle il titolo, però, a mio avviso proprio la finalista giapponese (prima volta di sempre di una ragazza del “Sol Levante”) Naomi Osaka è quella che ha le possibilità più concrete di metterla in difficoltà anche seria, e perchè no, farle lo sgambetto. Naomi si è fatta conoscere quest’anno al livello massimo del tennis WTA, la ciliegina sulla torta della sua stagione – prima di questa gran cavalcata a Flushing Meadows – è stata la vittoria a Indian Wells. La andai ad analizzare in allenamento durante quel torneo, focalizzandomi sulla spinta delle gambe e sul bel lavoro tecnico che faceva coach Sascha Bajin con lei. Ieri mattina, dalla prospettiva alternativa, bassa e posteriore, offerta dalla “terrazzetta” riservata ai media , ho potuto vedermi (e soprattutto documentare per bene) il training di Naomi incentrato su quello che probabilmente è la cosa che la nippo-statunitense sa fare meglio: il dritto in anticipo, spesso dall’angolo destro. Gustiamoci in compagnia la splendida qualità degli impatti di Osaka.

 


Qui sopra, in alto due dritti ad altezza medio bassa. A sinistra, l’impatto di un lungolinea, a destra di un cross carico di top-spin. Potete vedere la diversa inclinazione del piatto corde al contatto con la palla, e soprattutto il peso di Naomi, che viene caricato sulla gamba destra nel primo caso, e sulla sinistra nel secondo. La postura è una semi-open stance (di tre quarti rispetto alla rete). Sotto, stessa cosa ma su due dritti più alti, in questo caso la differenza sta praticamente solo nell’angolo di attacco del piatto corde sula palla, il peso è sulla gamba destra, posteriore, come quasi sempre avviene quando si è costretti a contrastare traiettorie pesanti e liftate. Tipo quelle che produce Serena.


Qui sopra, sempre su due dritti con lievi differenze negli appoggi (guardate che piede viene semi-sollevato da Naomi, a sinistra il sinistro, a destra il destro, con peso che va sull’altro), due esempi del colpo in assoluto migliore di Osaka: il drittone super-anticipato dall’angolo destro. Se notiamo la traiettoria della palla appena uscita dalla racchetta, sono due cross strettissimi, roba che rimbalza dalle parti dell’incrocio opposto della riga del servizio con quella laterale, sbattendoti fuori dal campo senza ritorno. Ed è esattamente questa, a mio avviso, l’arma più efficace a disposizione di Naomi contro Serena. Ma ci torneremo, intanto finiamo la carrellata di immagini.




Qui sopra, dall’alto, le fasi del caricamento, notevolissima l’ovalizzazione, al centro è da manuale l’angolo retto tra racchetta e avambraccio, il polso è bloccato. Il movimento a colpire parte con la testa dell’attrezzo abbondantemente dietro la schiena della giocatrice, più di così non si può. Che legnate, gente. Sotto, due frame dell’inizio della preparazione, e del finale, possiamo notare come Naomi completa un arco di 360°, una sventagliata spaventosa per potenza e rapidità di esecuzione.


Qui sopra, per completezza, vediamo anche un paio di esecuzioni del rovescio, peraltro ottimo. Interessante come Naomi lo usi molto bene, oltre che con le “classiche” traiettorie in diagonale, anche al centro profondo (a destra) e a uscire (a sinistra). Bravissima anche qui.

Affrontando Serena, c’è solo una possibilità di scamparla: farla spostare lateralmente. Per quanto tu possa tirare fortissimo, finchè tatticamente rimani ancorata a quella che io definisco “visione a tunnel”, ovvero le ripetute pallate sparate dritto per dritto, non ne esci. Williams è bravissima sul ritmo, e non indietreggia facilmente, essendo capace di reagire rapidamente “sul posto”, andando giù con le gambe e colpendo anche di controbalzo se necessario. Di picchiatrici standard, ovvero senza un istinto sviluppato per trovare angoli ma con la propensione naturale alla botta “pulita”, Serena ne ha già affrontate un paio in questo torneo, Kaia Kanepi e Karolina Pliskova. Sappiamo come è andata a finire. Anastasija Sevastova, in semifinale, il tennis per variare e spostarla lo avrebbe anche avuto, ma semplicemente non è stata in grado di sopportare l’urto della pressione della statunitense, troppa differenza di velocità e peso di palla.

Naomi, invece, le botte e il ritmo di Williams è in grado di reggerle, per fisico ed esplosività, e tira quasi altrettanto forte. Ma non solo: pure nello scambio ad alta velocità (si è visto con Madison Keys), è bravissima a stringere l’angolo con il dritto in top-spin, quello visto sopra. A mio avviso, Osaka ha uno dei migliori cross diagonali di dritto del circuito, e se saprà sfruttarlo bene, mandando Serena a fare quei tre-quattro passi verso destra che ne disinnescano spesso le certezze, la cosa potrebbe farsi interessante. Detto questo, una che ha vinto 23 Slam contro una alla sua prima finale è favorita, per forza, ma anche sotto l’aspetto psicologico, al netto delle dichiarazioni d’amore, Naomi ha già dimostrato di saper essere agonisticamente cattiva proprio con la Williams ancora in rodaggio incontrata e battuta a Miami. Una cosa è certa, sarà una finale interessante, e se saremo fortunati, potrebbe venire fuori un partitone.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Spunti tecnici: ‘Schiavo’, quanto eri bella da veder giocare. E che rovescio

NEW YORK – Nel giorno dell’addio, rivediamo uno dei rovesci a una mano più belli del tennis femminile. Variazioni e spinta, una tecnica favolosa. Quanto ci mancherà vederti, Francesca

Luca Baldissera

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Il giusto e dettagliato tributo generale, alla carriera di una Campionessa con la C maiuscola, lo potete leggere nel ricordo del Direttore Ubaldo Scanagatta.
Dal punto di vista tecnico, i grandi risultati di Francesca Schiavone sono arrivati grazie a un tennis che ormai non si vede, e non si vedrà, quasi più. Il nostro sport perde una delle poche giocatrici in grado di usare tutto il campo, tutte le traiettorie, e tutte le rotazioni. Soprattutto, una delle poche in grado di usare davvero la testa. Perchè quando non sei una ragazzona di 1.85 per 70 chili, il punto non lo puoi risolvere con quattro pallate a mille all’ora, senza tattica, senza senso della geometria. Non è un caso che il trionfo massimo di Francesca sia arrivato a Parigi, sulla terra rossa.

La capacità di costruire le trame vincenti, di trovare gli angoli stretti che poi ti apriranno lo spazio per gli affondi in lungolinea, è imprescindibile sul mattone tritato. Il dritto in top spin di Schiavone è ottimo, ma ce l’hanno anche tante altre. Dal lato sinistro, invece, nella sbracciata a una mano del rovescio della milanese, c’è una classe, una sensibilità, e di conseguenza un’efficacia che hanno e hanno avuto pochi eguali. Andiamo a rivedere insieme, riprendendo l’analisi e le foto che le avevo fatto proprio qui a Flushing Meadows due anni fa, nel 2016, la cosa che personalmente mi mancherà di più, e sono convinto che la maggior parte degli appassionati del tennis tecnico, tattico, elegante concorderanno. Signore e signori, una celebrazione del rovescio a una mano più bello d’Italia.

 

In testa al pezzo, possiamo ammirare la compostezza di Francesca nell’istante dell’impatto, e la presa che va oltre la eastern classica per facilitare il top-spin. L’angolo retto disegnato dalle due braccia e dalla racchetta è pazzesco per perfezione.

Qui sopra, la preparazione, a sinistra da ferma, a destra in movimento: grande appoggio, caricatissimo, sul piede destro, fusto della racchetta appena sostenuto tra pollice e indice della mano sinistra, rilascio dello swing con distensione perfetta del braccio.

Qui sopra, un paio di impatti in posizione difensiva, con busto quasi all’indietro per far spazio alla sbracciata verso l’alto, necessaria a controllare i gran liftoni di Caroline Wozniacki, con cui la milanese si stava allenando sul vecchio grandstand, ora ribattezzato “Practice Court 6”. Notevolissima l’azione dinamica dello swing a colpire, che risulta doppiamente difficile da controllare con così scarso trasferimento del peso in avanti.

Qui sopra, infine, il vero spettacolo: la sbracciata finale, violentissima e insieme impeccabile per simmetria delle braccia, con la giocatrice in fase di decontrazione muscolare, in equilibrio sul solo piede avanzato. Esibizione atletica e tecnica di livello alto, altissimo. Da notare la presa estremizzata al massimo per spazzolare la palla salendoci sopra, l’immagine a destra la mostra molto bene. Il riferimento che viene in mente è un’altra “trottolina terribile” dal rovescio fantastico, Justine Henin.

In conclusione, di questa doverosa carrellata, e purtroppo della carriera agonistica sui campi di tutto il mondo di Schiavone, non rimane altro che ringraziarla, per quello che ha fatto per il nostro tennis, e per quanto è sempre stata bella da vedere tecnicamente mentre lo faceva. Buona avventura in Florida, Leonessa, promettici solamente che quel favoloso rovescio lo insegnerai ai tuoi allievi.


IL RITIRO

LE ULTIME DUE STAGIONI

2018

2017

LA SUA CARRIERA IN CINQUE MOMENTI

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici: Nadal, il gioco di gambe per il dritto a sventaglio

NEW YORK – Forse non convince fino in fondo, ma vince. Con Thiem nel mirino ai quarti, Rafa allena moltissimo il suo colpo migliore. Sul cemento, rispetto alla terra, la precisione e la velocità dei passi è ancora più importante

Luca Baldissera

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Di Rafa Nadal sappiamo ormai tutto. Personalmente, credo di essere stato a rompergli le scatole a bordocampo decine di volte (quando non direttamente in campo, come a Indian Wells, dove è come essere al circolo sotto casa, puoi anche giocare nei practice courts adiacenti ai campioni, e devo dire che è divertente quando stecchi una palla, ti scappa di là, e Berdych o Thiem te la rimandano sorridendo, che bei ricordi). Proprio Dominic Thiem sarà l’avversario di Nadal nei quarti di finale, una partita difficile, l’austriaco è riuscito a battere Rafa ben tre volte sulla terra rossa prediletta dallo spagnolo, qui il cemento è lento, ma con rimbalzi molto “vivi”. Si può attaccare bene, come ci ha raccontato Federer in conferenza stampa, e la palla salta via bella cattiva. Tra Nadal e Thiem, questa situazione ambientale porterà vantaggi e svantaggi per entrambi.

Se Rafa continuerà a stare sei metri dietro la riga di fondo in risposta, il fenomenale kick esterno col servizio di Dominic lo potrebbe mandare a raccattare la palla letteralmente in tribuna. Dall’altra parte, ovviamente, i liftoni di dritto del maiorchino saranno esaltati dalla grande restituzione del rimbalzo del cemento di Flushing Meadows. Come al solito, da bravo “computerino da tennis” qual è, Rafa ci si è messo di impegno ad allenare proprio il colpo che potrebbe fare più male a Thiem. Passavo di lì per caso, perchè stavo andando in campo da Aryna Sabalenka (che poi ha perso con Osaka, bruciandomi il pezzo, accidenti, ma pazienza, ne scriverò comunque, la ragazza è un portento), e niente, non ho potuto non fermarmi a vedere e documentare. Era già la fine del training, con Carlos Moya stavano provando a ripetizione gli schemi di pressione e poi chiusura con lo sventaglio di dritto. Concediamoci quindi una piccola lezione di gioco di gambe, in compagnia del miglior drive mancino in circolazione. Signore e signori, la ricerca della palla con i piedi, Maestro ospite oggi, l’amico Rafael Nadal Parera, detto Rafa.

 



Qui sopra, in alto l’inizio dello spostamento, dopo essere ricaduto dallo split-step (saltello a piedi pari) di posizionamento, Rafa sposta il peso dal piede sinistro al destro, “buttandosi” all’indietro e lateralmente mentre porta in alto la testa della racchetta, sostenuta dalla mano destra. Nel frame in alto a destra, vediamo quanto si inclina, saranno 30 gradi buoni. Sotto, parte la “frullata” con i piedi, ad assecondare il voluto sbilanciamento precedente del busto, vediamo un cross-step (passo incrociato) fulmineo all’indietro, con appoggio definitivo finale del piede sinistro, che sarà quello che caricherà la spinta dell’intera esecuzione. Nell’istante in cui Rafa mette giù quel piede, di lì non si può più spostare, se sbagliasse di 10 centimetri la posizione rispetto alla palla, il colpo sarebbe destinato alla steccata o all’errore, inevitabilmente.


Qui sopra, in alto vediamo lo scatenarsi del movimento a colpire, come detto la spinta parte dal piede sinistro, per passare al destro durante la sbracciata. È impressionante vedere il frame dell’impatto, in alto a destra, e la potenza espressa da Rafa, con lo swing ad arto disteso (postura del braccio detta “outside-out“) che non spreca un grammo di caricamento, o un centimetro di leva. Sotto, il finale dell’esecuzione, in “reverse” sopra la testa, la torsione è stata talmente violenta che il giocatore si ritrova ad atterrare sul campo dalla sospensione dinamica quasi girato dall’altra parte. Che botte, e che pesantezza di palla, ragazzi. L’intera sequenza esaminata ora non è durata più di un secondo, vedete la palla entrare nell’inquadratura nel frame dove Rafa ha appena ruotato il busto spalle (“unit turn“), e sta eseguendo il primo cross-step. Era un dritto a tutto braccio di Moya da tre quarti di campo, fate voi i conti, si tratta di legnate sopra i 130 kmh, e questo omone da 85 chili abbondanti di muscoli ci ha fatto il giro intorno come un colibrì, con i piedi che viaggiavano a frequenze incredibili. Applausi, e grazie Rafa per la lezione e lo spettacolo.



Qui sopra, in alto, per rendere giustizia alla completezza di Rafa, vediamo un rovescio, non serve evidenziare la strepitosa precisione del modo in cui si allinea con la palla, tacco-testa della racchetta, gamba posteriore, tutto da incorniciare. Riprendendo l’immagine di copertina del pezzo, messa sotto, possiamo apprezzare la bella simmetria dei due fondamentali dello spagnolo. In quest’ultima fotografia ho aggiunto due linee che mostrano cosa significa postura da manuale: l’angolo retto del piano delle spalle, a 90° rispetto alla retta che unisce palla, racchetta e piedi di Rafa è commovente per precisione. Potresti usare un programma di grafica tipo autocad per schematizzarlo, e non sgarrerebbe di un millimetro. Lo sappiamo già da una vita, sarà pure ridondante ripeterlo, ma che campione, e soprattutto che tecnica sopraffina, il Maestro Rafa.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement