Andrea Pellegrino, tennista col vizio del pallone, si racconta in esclusiva per Ubitennis

Interviste

Andrea Pellegrino, tennista col vizio del pallone, si racconta in esclusiva per Ubitennis

Abbiamo scambiato qualche battuta con il giovane Andrea Pellegrino, speranza del tennis italiano. Dopo un’estate entusiasmante, nella quale a suon di vittorie nelle paludi dei Future ha saputo scalare la classifica mondiale, è giunto per lui il momento del grande salto. Il talento non gli manca, la determinazione pure

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Lo stavamo aspettando con innegabile trepidazione. Sì, perché il nome di Andrea Pellegrino da Bisceglie, Puglia, è ormai da diverse stagioni che campeggia circolettato di rosso sui taccuini degli scout di maggior lungimiranza e degli aficionados da poltrona più attenti. Questione di talento. E anche di necessità contingente che ci si augura possa ben presto divenire virtù, stante uno stato generale del tennis nostrano che a definire convalescente ci si dimostra oltremodo generosi.

Sembra ieri ma sono già trascorsi tre anni da quando l’allora sedicenne Pellegrino vinceva sui campi milanesi del TC Ambrosiano – settimo azzurro di sempre a riuscire nell’impresa – il Torneo dell’Avvenire, senza dubbio uno degli appuntamenti giovanili di più grande prestigio nel firmamento mondiale. Un trionfo che sebbene non costituisse in sé una granitica polizza sul futuro tennistico – il passaggio al professionismo, si sa, implica un inevitabile rimescolamento dei valori in gioco e ciò che era ieri non è mica detto potrà esserlo pure domani – ci ha legittimato a riporre grandi aspettative nei confronti di un ragazzotto indiscutibilmente baciato dagli dei del nostro sport preferito.

Ben arrivato, sarebbe dunque il caso di dire. Ora che di primavere ne conta diciannove e che l’estate che ci lasciamo alle spalle lo ha visto protagonista assoluto di una vertiginosa scalata del ranking ATP – è bene ricordare che non più tardi di cinque mesi fa navigava abbondantemente oltre il millesimo posto ed oggi, invece, occupa già la 459ma piazza – si apre per Andrea un nuovo e si spera entusiasmante capitolo di vita sportiva, chiamato a gran voce a dar seguito alle ottime impressioni che si porta appresso da quando, non ancora dodicenne, cominciava a mietere i primi successi adolescenziali. Con la Federazione che non poté esimersi dal mettergli gli occhi addosso e dall’investire qualche risorsa su di lui. Diciannove anni sono pochi, niente forse. Magari non per un diavolo come Rafa Nadal, straordinaria eccezione di uno spaccato di mondo così complicato, che a quella stessa età trionfava per la prima di nove volte in Bois de Boulogne. Ma per noi italiani, forse davvero un po’ bamboccioni – ciò detto con molta più simpatia di quella del noto ex ministro dell’economia – e statisticamente lungi dall’essere esempi di precocità tennistica, la maturazione è per tradizione e cultura un processo assai più lento che altrove. Perché nel nostro background c’è sempre prima il dovere – la scuola per esempio, o la famiglia – poi il piacere. Racchetta e pallina in questo caso. Nell’ottica di un futuro coscienziosamente messo al riparo, per quanto possibile di questi sciagurati tempi, dalle più sgradevoli sorprese. Tempo all’orizzonte, quindi, ce n’è in abbondanza; esempi nel giardino di casa, da assumere a fruttuoso modello, pure. Il target è ben definito: occorrono adesso determinazione feroce, pazienza certosina e tanto lavoro quotidiano. Tuttavia l’atteggiamento sembra proprio essere quello giusto, grazie ad un linguaggio del corpo, sul campo e fuori, maturo e confortante. Già, questo giovane pugliese, 75 chilogrammi condensati in 185 centimetri di altezza, che adora il calcio al pari del tennis appare davvero sul pezzo. Speriamo, il movimento intero ne avrebbe bisogno come l’aria.

 

Impegnato con buon profitto nel circuito Challenger in questo soddisfacente scampolo di stagione, Pellegrino ha trovato il tempo ed il piacere per scambiare quattro chiacchiere con noi di Ubitennis. Al solito non ce lo siamo fatti ripetere due volte e le righe che seguono sono il risultato del nostro incontro. Si è parlato ovviamente di tennis, ma non solo. E come da radicata consuetudine gli abbiamo pure strappato una promessa che non vediamo l’ora possa essere esaudita.

Ciao Andrea, intanto grazie per la disponibilità. Sei nato a Bisceglie, in Puglia, appena diciannove anni fa. Ci vuoi raccontare i tuoi esordi con il tennis?
Ho iniziato a giocare a tennis a Bisceglie con mio padre che è maestro di tennis all’età di soli quattro anni. Poi a quattordici anni sono andato all’Accademia di Bari dove mi sono allenato per tre anni. Il resto è storia recente…

Attualmente ti stai allenando a Tirrenia sotto la guida di Coach Gabrio Castrichella ed è per te, immaginiamo, una grande opportunità di crescita tecnica ed umana. Com’è la tua giornata tipica di allenamento quando non sei in torneo? Hai modo anche di allenarti quotidianamente con altri professionisti?
Sì, mi alleno con Gabrio (Castrichella, ndr). Penso che sia una grandissima opportunità quella che la Federazione ci offre perché abbiamo a disposizione tutto ciò di cui abbiamo bisogno e soprattutto siamo a contatto con molti professionisti che ci aiutano a crescere dandoci consigli. Quando non sono impegnato in torneo mi sveglio alle 7.00, alle 8.30 faccio palestra per un’ora e mezza e poi giochiamo a tennis per due ore. Mangiamo e riprendiamo il lavoro verso le 15.00 sempre sul campo e successivamente si chiude la giornata con una seconda seduta di atletica.

Proviamo ad aiutare un po’ i nostri lettori che ancora non hanno avuto modo di vederti all’opera. C’è un giocatore a cui ti ispiri o che comunque pensi ti possa assomigliare un po’? Poi, qual è attualmente la tua miglior caratteristica e, invece, quale l’aspetto del tuo gioco su cui senti il bisogno di dover maggiormente lavorare?
Non ho un giocatore preciso a cui mi ispiro, mi piace molto Andy Murray. In generale cerco di guardare tutti i giocatori e prendere più cose positive possibili da ciascuno di loro. Sono un attaccante da fondo con i due fondamentali abbastanza equilibrati, taglio bene il campo con il rovescio che è il mio colpo naturale. In questo momento sto lavorando tanto sul servizio, che ho migliorato molto, e nel prendere più spesso la via della rete.

Se dovessi individuare il marchio di fabbrica di casa Pellegrino – e non è un segreto – cosa diresti?
Non ho un colpo particolare che mi caratterizza ma come ho già detto prima ho i due colpi abbastanza equilibrati e riesco a spingere bene da entrambi i lati.

In relazione alle tue caratteristiche fisiche e tecniche, quali pensi possa essere la superficie di gioco più adatta a te? A proposito. In questi ultimi anni le superfici sembrano essersi sempre più omologate con partite che vengono interpretate allo stesso modo su tutti i campi. È una impressione corretta o siamo solo ingiustamente nostalgici?
Ovviamente ti direi la terra battuta perché, comunque, ci si gioca più spesso su questa superficie ai livelli più bassi e quindi per ora sono più abituato. Però stiamo iniziando a inserire un bel po di tornei sul cemento, come abbiamo fatto nell’ultimo anno del resto, e sono migliorato tanto su questa superficie. Penso che le superfici siano quasi tutte uguali ormai anche perché se da una parte hanno rallentato il cemento dall’altra hanno velocizzato la terra. Anche l’erba penso sia diventata diversa rispetto a qualche anno fa…

C’è stato un momento preciso in cui hai percepito che il tennis avrebbe potuto trasformarsi anche in un lavoro? Cosa ti senti di dire ai bambini che si approcciano per la prima volta ad un campo da tennis?
All’età di quattordici anni ho deciso di fare questa scelta, cioè di lasciare casa per dedicarmi a tempo pieno al tennis. Un consiglio che posso dare è quello di impegnarsi ogni giorno e di cercare soprattutto di divertirsi sempre.

Facciamo un giochino. Ci aiuti a costruire il tuo tennista “perfetto”, associando ad ogni fondamentale il nome del giocatore che reputi più bravo?
Allora: servizio di Isner, diritto di Nadal, rovescio di Murray, gioco al volo di  Federer e la mobilità di Djokovic.

Vieni da un periodo eccezionale che ti ha visto prima sconfiggere il tuo primo Top 100 in carriera, poi trionfare nei Future consecutivi di Casinalbo e Gubbio ed infine toglierti qualche bella soddisfazione anche nei Challenger estivi. È scattato improvvisamente qualcosa nel tuo gioco o hai semplicemente cominciato a raccogliere i frutti del tuo lavoro?
Non penso sia scattato nulla ma ciò è soltanto frutto del duro lavoro che abbiamo svolto negli ultimi due anni e, soprattutto, è una questione di maturazione e di una maggior convinzione nei miei mezzi a disposizione.

Hai sconfitto di recente due tipi tosti come Zeballos e Carballes Baena. Che impressione ti ha fatto constatare di poter avere la meglio su un giocatore navigato come l’argentino e in forte ascesa come lo spagnolo?
Quelle con Zeballos e Carballes Baena sono state due partite in cui ho espresso il mio miglior tennis e come dicevo poc’anzi sentivo una grande convinzione nei miei mezzi e sapevo che se avessi giocato tutti i punti al massimo delle mie possibilità avrei potuto fare partita alla pari con questi giocatori. Bisogna però avere continuità con questi ottimi risultati…

Qual è, ad oggi, il momento più bello che hai vissuto grazie al tennis?
Ci sono tanti momenti positivi, tra questi scelgo le due vittorie nei Future di Casinalbo e Gubbio e i quarti di finale raggiunti nel Challenger di Roma Garden.

Quali sono i tuoi prossimi impegni da qui a fine stagione? Ti sei fissato qualche obiettivo preciso o per adesso vivi ancora alla giornata?
Non ho obiettivi precisi, l’unico è quello di continuare a lavorare sodo e migliorare. Poi sono sicuro che i risultati verranno da sé.

Com’è stato per te il passaggio dal mondo degli juniores a quello professionistico? In altri termini, quali sono le principali differenze che hai riscontrato passando prima ai Future e poi ai Challenger?
La differenza sostanziale tra juniores e professionisti è principalmente mentale. I Pro sono giocatori esperti che sanno gestire bene i momenti difficili e, soprattutto, hanno la capacità di lottare punto per punto. Passando ai Challenger ho quindi cominciato ad incontrare giocatori di grande esperienza e completi dal punto di vista tecnico.

Se potessi scegliere un torneo, in futuro dove ti piacerebbe vincere? E contro quale avversario?
Ovvio, il sogno di un giocatore è vincere uno Slam oppure, per un italiano, il nostro torneo di Roma. Per quanto concerne l’ipotetico avversario sarebbe bello per me vincere contro Roger Federer perché personalmente lo reputo il più grande giocatore di sempre.

Sei un classe 1997 proprio come Alexander Zverev, da molti indicato come futuro numero uno al mondo e già capace di ben figurare ad altissimi livelli. È solo una casualità o a tuo avviso c’è un motivo per cui noi italiani abbiamo forse la tendenza a maturare un po’ più tardi?
Non penso si possa fare il paragone con Zverev perché nel suo caso parliamo di un’eccezione.  Lo reputo un fenomeno e sicuramente arriverà ad occupare le prime posizioni mondiali. Credo che ognuno debba fare il proprio percorso senza la fretta di arrivare. L’importante è allenarsi bene e cercare di migliorarsi sempre. Poi se uno ha le qualità sicuramente otterrà dei grandi risultati.

Hai amici nel mondo del tennis o comunque c’è qualche collega con il quale ti senti particolarmente legato? In altre parole, è possibile crearsi delle amicizie all’interno del circuito o tra rivali ciò risulta impossibile?
Ho molti amici all’interno del circuito, sia della mia età che più grandi. Bisogna saper distinguere i momenti, nel senso che quando uno scende in campo certamente cerca sempre di vincere contro tutti. Amici e non. Fuori dal campo tra noi giocatori italiani, per esempio, c’è un bel rapporto.

Mi sembra di aver letto da qualche parte che hai giocato anche a calcio. È una passione che coltivi ancora oggi? Meglio la tua squadra del cuore che vince lo scudetto o Pellegrino che vince la Coppa Davis con la maglia azzurra?
Sì, rimane sempre uno dei miei sport preferiti, il calcio, e appena posso cerco anche di praticarlo. Oppure vado allo stadio a vedere le partite. Se devo fare una scelta, senza ombra di dubbio dico Pellegrino che vince la Coppa Davis…

Sei molto giovane e forse il Marzullo della televisione italiana fatichi a ricordarlo. Ma, alla sua proverbiale maniera, c’è una domanda che vorresti i giornalisti ti facessero e non ti hanno ancora fatto e quale la tua risposta?
(Ride) Credo che i giornalisti mi abbiano fatto tutte le domande possibili e immaginabili. Anche davvero molto strane a volte…

Non ci sono ormai più dubbi sul fatto che le nostre interviste siano sempre di buon auspicio per i tennisti italiani. Qualche esempio. Fabbiano la settimana successiva ha vinto a Zhuhai, Lorenzi addirittura ha fatto l’accoppiata Caltanissetta-Kitzbuhel e Vanni ha trionfato a Segovia dopo un lungo digiuno. Tutti, in cambio, ci hanno fatto una promessa. Andrea Pellegrino intanto dove andrà a vincere e, soprattutto, che regalo farà a noi di Ubitennis?
Te lo dicevo prima, spero di ottenere dei buoni risultati. Se avrò l’opportunità di vincere sicuramente vi dedicherò la vittoria!

Per finire vuoi ringraziare qualcuno?
Ringrazio il mio allenatore e la mia famiglia per tutto il tempo che dedicano a me e l’impegno che ci mettono nel non farmi mancare niente.

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ATP

Medvedev sotto pressione, ma carico: “Posso fare grandi cose tra Cincinnati e New York”

Numero 1 a rischio per il russo, reduce dal k.o. contro Kyrgios. Nadal può superarlo, in una battaglia proiettata anche allo US Open dove Medvedev difenderà il titolo

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @miamiopen)

La precoce sconfitta di Montreal contro Nick Kyrgios – uno che, in giornata ‘sì’, può battere chiunque – ha messo un filo di pressione addosso a Daniil Medvedev. Il russo è pronto all’esordio a Cincinnati contro l’olandese Botic Van de Zandschulp (battuto due volte a livello Slam), e sa di non non poter sbagliare se vuole difendere il primo posto nel ranking. Il sorpasso in vetta da parte di Rafa Nadal avverrebbe infatti in caso di successo del maiorchino nel torneo e contemporanea eliminazione di Medvedev prima dei quarti di finale. In ogni caso, è una battaglia destinata a riaccendersi allo US Open dove il 26enne di Mosca – anche qui, pressione non poca – difende il titolo conquistato esattamente un anno fa.

Nell’incontro con i media in apertura del Masters 1000 dell’Ohio, Medvedev ha ricordato come proprio da Cincinnati nel 2019 fa partì la sua ascesa (primo trofeo sollevato in un torneo di questo livello) con l’approdo immediatamente successivo alla finale dello US Open (persa, in quella occasione, proprio contro Nadal). “Arrivai alle 4 del mattino per un ritardo aereo e il giorno dopo avrei giocato il primo turno – ha ricordato -, ero molto stanco, ho iniziato nell’ottica di vedere man mano come mi sentissi. Alla fine sappiamo com’è andata e ho grandi ricordi, specie della semifinale vinta contro Djokovic. Questo torneo non è cambiato, sa offrire una grande atmosfera.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Cincinnati

 

ROAD TO NEW YORK – Della sconfitta con Kyrgios in Canada, onestamente, Medvedev sembra aver smaltito le tossine. Impermeabile (questa volta) anche agli screzi con il pubblico che al solito hanno fatto notizia. Ma senza lasciare strascichi. “È sempre orribile perdere al primo turno – la sua analisi a freddo -, detto ciò, avevo di fronte un avversario di alto livello e ho giocato comunque una buona partita“. Capitolo chiuso, perché è opportuno guardare subito avanti in una coda d’estate per lui così densa di significato: “I risultati delle ultime stagioni qui negli Stati Uniti mi danno fiducia – ha concluso -, credo di poter fare grandi cose sia in questa settimana sia poi a New York. Vincere giocando bene rappresenta ovviamente la strada migliore verso lo US Open, ma va anche detto che il livello di questi primi turni è molto alto, bisogna pensare partita per partita“. Agli ottavi di finale, in proiezione, potrebbe trovare Shapovalov.

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Flash

WTA Toronto, Halep: “Questa vittoria mi darà una spinta per credere che ci sarà altro in arrivo”

Simona Halep raggiante per il titolo e il ritorno in top10: “A volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e lottare per ritrovare fiducia”

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Simona Halep, conferenza post-vittoria - Toronto 2022

La 30enne Simona Halep si aggiudica il WTA 1000 di Toronto, centrando la tripletta in Canada battendo la brasiliana Beatriz Haddad Maia per 6-3 2-6 6-3. In conferenza stampa, la rumena ci ha tenuto a specificare quanto questo successo abbia importanza per lei, sia in termini di ranking che per la fiducia futura.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

D. Ovviamente c’erano molti fan rumeni tra la folla e tu ne hai accennato. Ma quanta differenza fa per te e forse per il tuo avversario avere un tale supporto vocale, anche quando non sei in Romania?
SIMONA HALEP: Beh, per me è fantastico avere un supporto così grande perché ti spinge nei momenti difficili. E facevano il tifo per me ogni singolo punto, anche se durante la partita ero a terra. È molto importante perché senti di avere così tante persone accanto a te e ti senti un po’ più forte. Ma oggi è stata una bella atmosfera anche per lei. Quindi penso che la partita sia stata grandiosa perché anche noi siamo stati spinti così tanto dal pubblico.

 

D. Beatriz Haddad Maia ha battuto molte delle sue avversarie con il suo servizio feroce e con un dritto schiacciante. Quindi mi chiedo come hai fatto a contrastare quel ritmo in questa finale?
SIMONA HALEP: Sì, all’inizio è stata davvero dura. Ed è mancina, quindi la pallina stava arrivando diversamente, per la rotazione. È molto potente. È solida. E non è mai facile giocare contro di lei. Ci ho giocato sull’erba. Mi ha battuta qualche settimana fa, qualche mese fa. Quindi sapevo che sarebbe stata una bella sfida e una bella battaglia. Così è stato oggi, e sono davvero felice di essere stata davvero più forte nei momenti importanti.

D. Adesso sei di nuovo tra le prime 10. Credo che sia passato un anno da quando sei uscita dalla top 10. Quindi, quando guardi indietro a quest’anno, puoi forse descrivere cosa lo rende ancora più speciale ora che non stai solo vincendo ma sei tornata tra i primi 10 al numero 6 al mondo.
SIMONA HALEP: Sì, sono lì da molti anni. Ma ora mi sento come se fosse una cosa di grande rilevanza tornare tra le prime 10. Sono davvero felice di questa prestazione. Quando ho iniziato l’anno non ero molto fiduciosa e mi sono posta l’obiettivo di essere, a fine anno, in top10. Ed eccomi qui. Quindi è un momento molto speciale. Mi divertirò. Mi darò credito. Sto solo sognando di più.

D. Questo è il tuo terzo titolo in Canada. Come si paragona questa vittoria con le tue vittorie nel 2016 e nel 2018?
SIMONA HALEP: Oh, beh, è ​​difficile fare un confronto. Sono una persona diversa. Sono cambiata così tanto. Ma la felicità di vincere un titolo è la stessa. Questo torneo è un torneo piuttosto grande. È un grande torneo. Molti giocatori stanno giocando qui. Molti top player, in realtà. Quindi, sì, è una grande vittoria, secondo me. Lo prendo davvero con entrambe le mani. Darà a me stessa una spinta in più per credere che ci sarà altro in arrivo.

D. Ti è stato chiesto del momento più difficile della partita. Puoi parlare della tua mentalità nel tuo gioco di servizio in cui hai commesso quattro doppi falli?
SIMONA HALEP: Oh, sì, terribile. Sì, lo so, sono stata un po’ stressata. Non mi aspettavo di fare quattro doppi falli in un game. Non so se è successo prima. Ma a volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e di lottare ancora per calmarti e ritrovare la fiducia. Alla fine, è stato molto meglio servire.

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ATP

ATP Montreal, Carreno Busta: “Quest’anno non abbiamo ottenuto buoni risultati, ma ora possiamo dire di avere il nostro trofeo”

“In questo momento della mia carriera a 31 anni, ho solo bisogno di divertirmi” così Pablo Carreño Busta, dopo la prima vittoria il un 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal Pascal Ratthe/Tennis Canada)

Il 31enne Pablo Carreño Busta ha battuto in tre set Hubert Hurcakz vincendo il Masters 1000 canadese, il primo della sua carriera di questa categoria. Di seguito la conferenza stampa del tennista spagnolo dopo il successo.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

D. Di cosa sei più orgoglioso per questo titolo e questa settimana?
PABLO CARRENO BUSTA: Beh, devo ringraziare tutta la mia squadra. Fanno un lavoro incredibile con me più mentalmente che con il tennis (sorridendo). È molto importante. Credono più in me stesso di quanto lo faccia io, probabilmente. Mi danno l’energia, il potere, per essere qui, no? Tutta la mia squadra presente qui, ma anche qualcuno che mi aspetta a Cincinnati, e Walter, il mio preparatore atletico che ora è a Barcellona. Grazie a tutti loro perché sono molto, molto importanti per me.

 

D. Ovviamente non è il tuo primo titolo in carriera, ma dove si colloca questo successo?
PABLO CARRENO BUSTA: Non è il primo, ma è probabilmente o sicuramente il più importante. È un Masters 1000. È qualcosa di fantastico vincere questo tipo di titoli. Probabilmente quest’anno non abbiamo ottenuto buoni risultati, ma finalmente possiamo dire che abbiamo il nostro trofeo, ed è un trofeo molto, molto importante.

D. Ricordo che l’anno scorso quando hai vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi eri emozionato. Oggi eri anche emotivo. Due gare molto diverse. Puoi confrontare i sentimenti tra l’anno scorso e quello di oggi?
PABLO CARRENO BUSTA: È difficile fare un confronto perché le Olimpiadi sono le Olimpiadi. Era una medaglia di bronzo. Non ho vinto come oggi. Ma ho battuto Medvedev. E battere Djokovic per vincere la medaglia di bronzo è stato sicuramente il momento più emozionante della mia carriera. È vero che oggi ovviamente mi sento anche molto, molto felice. È diverso, ma me li sto godendo entrambi. Vorrei continuare a divertirmi.

D. Chi hai chiamato per primo quando sei tornato negli spogliatoi? I tuoi genitori, la tua famiglia?
PABLO CARRENO BUSTA: Beh, ho mio padre con me qui. Mio padre chiamava mia madre e mia nonna. Così ho parlato con loro. Dopo di che ho chiamato il mio Samuel che è a Cincinnati che mi aspetta. Arriva ieri. Adesso cambiamo allenatore. Jose Antonio sta tornando a casa. Sono con Samuele. Queste sono entrambe le chiamate. Anche a mia moglie che è in Spagna. Quindi cercherò di chiamare molte persone. Ma ora in Spagna stanno dormendo. Stavano guardando la mia partita. Quando ho finito, sarebbero dovuti andare a dormire. Probabilmente domani con più calma parleremo con molte persone.

D. Puoi spiegare perché giochi sempre il tuo miglior tennis all’aperto sui campi in cemento? Qual è il tuo gioco che si abbina bene al cemento?
PABLO CARRENO BUSTA: Beh, io sono cresciuto su questa superficie, su questi campi, quando ero nella mia città natale a Gijon. Quando ero giovane, mi allenavo sempre su questa superficie, quindi mi sento molto a mio agio. È vero che quando andai a Barcellona a 15 anni cominciai a giocare di più sulla terra battuta. Quindi è per questo che gioco bene su entrambe le superfici, penso. Ma è vero che in questa parte dell’anno, ad agosto, quando vengo in America, in Canada e negli Stati Uniti, mi sento davvero a mio agio in campo. Probabilmente faccio il mio miglior tennis qui.

D. Sei in tour da 13 anni. Hai aspettato a lungo un titolo come questo. C’è mai stato un momento nella tua carriera in cui hai pensato di non avere le carte in regola?
PABLO CARRENO BUSTA: Non c’è stata una pressione in più. So che non è facile vincere questo tipo di titoli. Non tutti hanno un Masters 1000 nella loro carriera. Ad esempio, Ferrer era il numero 3 al mondo e ne ha vinto appena uno. So che è molto difficile vincerlo. Non c’era una pressione extra per avere questo titolo. Ma è vero che ora ce l’ho e mi divertirò. Cercherò di continuare non concentrandomi solo sui trofei, più sul godermi i momenti, godermi il mio gioco, godermi i tornei, la vita in generale. So che in questo momento della mia carriera con 31 anni, ho solo bisogno di divertirmi. Probabilmente ho qualche anno in più, non so, tre, quattro, cinque, sei, spero siano di più ma non lo sappiamo, quindi devo divertirmi molto.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

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