(S)punti tecnici della settimana: Dimitrov, così lontano così vicino

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(S)punti tecnici della settimana: Dimitrov, così lontano così vicino

Un gran torneo a Pechino, fermato solo in finale da Andy Murray, poi un brutto stop a Shanghai contro Vasek Pospisil. Grigor Dimitrov è alla ricerca di una continuità e di una solidità che forse non arriveranno mai, ma vale sempre la pena ammirarlo in azione

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Si avvia alla conclusione l’ennesima stagione costellata di luci e ombre per il bulgaro Grigor Dimitrov, che ha compiuto 25 anni in maggio, ed è arrivato per lui il momento della verità: il 2017 dovrà assolutamente essere l’anno della stabilità ai massimi livelli, un talento del genere lo deve a se stesso e a tutti gli appassionati che lo aspettano ormai da troppo. I giovani crescono ma hanno ancora strada da fare, i “mostri sacri” tirano giustamente il fiato (a parte l’ottimo Murray), e sarebbe un delitto sprecare l’occasione di un ingresso ai piani altissimi del ranking ATP. Tempo un paio d’anni, e uno come Grigor si troverà di fronte non solo i Raonic, i Thiem e i Nishikori, nel momento migliore delle loro carriere, ma anche Zverev, Kyrgios (se ne avrà voglia), Coric, Fritz e le altre “young guns” avranno completato la maturazione, senza considerare che gente come Djokovic, Nadal e Federer (in ordine preciso di competitività, per Roger dipende dal recupero fisico) ha certamente diverse altre cartucce da sparare, e saranno cartucce di qualità. Bisogna salire sul treno che porta alle posizioni che contano (top-5 per intenderci) e ai titoli pesanti (gli Slam), e bisogna farlo adesso, per non rischiare alla fine di trovarsi davanti all’ennesima carriera che avrebbe potuto essere grande davvero, ma non lo è stata.

Ero già andato nel 2015 a New York ad analizzare un po’ di Grigor (sullo stesso training court tra l’altro), focalizzandomi sulla parte meno incisiva del suo gioco, il lato del rovescio, e anche quest’anno, grazie alle belle immagini dal campo 11 di Flushing Meadows scattate in sequenza da Roberto dell’Olivo, possiamo dare un’occhiata da vicino a Dimitrov. Stavolta, vale la pena di gustarci un’autentica lezione di tecnica elargita da “Grisha” sulle cose che fa meglio (forse di tutti, o comunque ci va molto vicino): gli spostamenti alla ricerca della palla sul dritto. In testa al pezzo, un esemplare follow-through, qui sotto la conclusione dello stesso colpo.

dimitrov dritto finale

 

Qui eravamo nella fase di allenamento sugli sventagli inside-out, da notare, oltre al perfetto allineamento braccio-racchetta-palla del frame a sinistra, il modo in cui Grigor gestisce la violenza della sbracciata e dell’ingresso dell’anca, partendo da una open stance piena arriva a portare in avanti la gamba destra in accompagnamento del gesto, bilanciandosi con l’appoggio della sinistra che atterra larga mantenendo centrale l’asse di equilibrio, pronta a spingere per rientrare verso il campo. Gesto come detto esemplare, ma la cosa interessante è vedere come ci arriva, il buon Dimitrov, a questo magnifico impatto, analizzando lo spostamento precedente.

dimitrov dritto appoggi

Qui sopra vediamo un esempio “da scuola” del cosiddetto “giro intorno alla palla“. Contemporaneamente allo sviluppo della preparazione, con la testa della racchetta che parte con l’ovalizzazione, Grigor descrive un semicerchio con i piedi, semicerchio che ha il punto d’impatto (ancora virtuale) come centro, eseguendo (frame centrale) un cross-step di scioltezza, precisione e rapidità pazzesche. Il risultato è l’appoggio definitivo del piede destro, da cui partirà tutta l’energia del colpo, appoggio che se non è messo giù al centimetro ti fa sparare lo sventaglio sulle siepi.

dimitrov dritto preparazione

Qui sopra, la preparazione di un altro sventaglio a uscire, ma su cui Grigor era già in posizione precedentemente. Quindi, nessun giro intorno al punto di impatto, ma due passi di aggiustamento verso la palla, in avanti, sempre con appoggio conclusivo del piede destro eseguito perfettamente nell’istante in cui la testa della racchetta è all’apice dell’ovalizzazione, e viene lasciata dalla mano sinistra.

dimitrov dritto finale 2

Qui sopra, la conclusione del colpo, essendo Grigor già proiettato in avanti verso la palla accompagna lo swing con un passo in dinamica della gamba sinistra, sempre in compostezza assoluta, sempre con peso ed equilibrio sotto controllo. Veramente da imitare, se ci si riesce.

dimitrov dritto appoggi 2

Poco dopo, il training si è focalizzato sui movimenti in ricerca della palla non più nell’angolo del rovescio, ma via via sempre di più verso destra, iniziando con alcuni dritti dal centro del campo, da aggredire rientrando dalla zona di sinistra precedente. Qui sopra vediamo Grigor arrivare quasi affiancato, e se osserviamo i piedi lo vediamo andare giù con il sinistro per primo, questo aiuta a rallentare e non andare troppo addosso alla palla.

dimitrov dritto appoggi 3

Qui sopra, lo vediamo completare la “frenata”, con l’appoggio del piede destro e l’immediato swing a colpire. L’asse di equilibrio è leggermente arretrato proprio per contribuire a far spazio alla palla, e alla sbracciata in avanti. Sembra nulla di che, ma colpire mentre si è in avanzamento (ed è forse il dritto migliore di Grigor, quello a uscire lungolinea mentre avanza verso il centro del campo, colpo tipico anche di Roger Federer), senza interrompere troppo bruscamente i passi, pronti a seguire a rete se serve, è di una complessità coordinativa, e richiede un’indipendenza tra parte alta e bassa del corpo, incredibile.

Infine, concludiamo la “lezione” di Dimitrov su spostamenti e dritti con un esempio dell’ultima parte di training, i recuperi in corsa veri e propri sul lato destro, simulando una situazione di gioco in cui l’avversario abbia risposto agli sventagli precedenti da sinistra con un lungolinea di rovescio verso il campo scoperto. Siamo di fronte a una dimostrazione da manuale di come si corre sul campo da tennis con una racchetta in mano: vediamo i dettagli.

dimitrov corsa 1

Primo, bruciante scatto che parte (frame di sinistra) con la rotazione esterna del piede destro, a liberare l’articolazione del ginocchio destro che poi scatena la prima spinta. Per assecondare l’azione delle anche che portano avanti la gamba sinistra (frame a destra), Grigor porta le braccia – che stanno correttamente raccolte a sostenere la racchetta entrambe – dallo stesso lato sinistro del corpo. Dinamica ineccepibile.

dimitrov corsa 2

Qui sopra vediamo il giocatore in piena corsa, occhi fissi sulla palla, gruppo braccia-racchetta che si sposta a destra seguendo il passo successivo della stessa gamba.

dimitrov corsa 3

Qui sopra, il treno sta arrivando di gran carriera in stazione, siamo in vista del punto di impatto, nel frame di destra la racchetta viene portata su a iniziare il backswing, il prossimo passo e il conseguente appoggio saranno decisivi. Grigor sta andando a mille all’ora qui, spero che le immagini rendano l’idea della rapidità di questo scatto.

dimitrov corsa 4

Ed eccoci al passo decisivo, sempre in piena velocità Dimitrov appoggia il piede destro lasciando andare all’indietro la racchetta (frame di sinistra), e senza fermare la corsa parte con il movimento a colpire praticamente su un piede solo, a metà falcata (frame di destra). Tanta roba.

dimitrov corsa 5

Fine dello scatto, drittone partito in piena corsa se ce n’è uno, ultimo passo con il piede destro eseguito contemporaneamente all’accompagnamento finale a tergicristallo piuttosto alto sopra la testa, necessario a compensare il minore trasferimento del peso sulla palla (l’inerzia qui sta proiettando Grigor a destra, la palla è partita lungoriga in direzione ortogonale verso sinistra), frenata conclusiva sullo stesso piede destro.

Il tutto, sei-sette metri di scatto e fucilata a chiudere, in meno di due secondi. Oltre a farsi ammirare per la perfezione della sua corsa, e del suo dritto, Dimitrov è di una leggerezza sul campo unica, da vicino quasi non si sentono i passi e gli appoggi, il suono più evidente oltre agli schiocchi dei colpi sono le scivolate in recupero che fanno fischiare le scarpe sul cemento, non si sente mai una “pedata” pesante, i talloni toccano il campo il meno possibile. Grande atleta, oltre che grande talento.

La speranza è poter vedere Dimitrov che mette insieme una volta per tutte ogni parte del puzzle, parti che già ci sono eccome, sia quella fisica che quella tecnica. Pare che anche di testa il bulgaro abbia trovato un buon equilibrio, saranno i prossimi mesi a darci risposte attendibili. Una cosa è sicura: un giocatore così brillante e spettacolare a livelli top è un patrimonio vero e proprio per il tennis di oggi, e ci farebbe divertire tutti moltissimo. Forza Grigor, potrebbe essere la volta buona anche per te.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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