(S)punti tecnici della settimana: Dimitrov, così lontano così vicino

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(S)punti tecnici della settimana: Dimitrov, così lontano così vicino

Un gran torneo a Pechino, fermato solo in finale da Andy Murray, poi un brutto stop a Shanghai contro Vasek Pospisil. Grigor Dimitrov è alla ricerca di una continuità e di una solidità che forse non arriveranno mai, ma vale sempre la pena ammirarlo in azione

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Si avvia alla conclusione l’ennesima stagione costellata di luci e ombre per il bulgaro Grigor Dimitrov, che ha compiuto 25 anni in maggio, ed è arrivato per lui il momento della verità: il 2017 dovrà assolutamente essere l’anno della stabilità ai massimi livelli, un talento del genere lo deve a se stesso e a tutti gli appassionati che lo aspettano ormai da troppo. I giovani crescono ma hanno ancora strada da fare, i “mostri sacri” tirano giustamente il fiato (a parte l’ottimo Murray), e sarebbe un delitto sprecare l’occasione di un ingresso ai piani altissimi del ranking ATP. Tempo un paio d’anni, e uno come Grigor si troverà di fronte non solo i Raonic, i Thiem e i Nishikori, nel momento migliore delle loro carriere, ma anche Zverev, Kyrgios (se ne avrà voglia), Coric, Fritz e le altre “young guns” avranno completato la maturazione, senza considerare che gente come Djokovic, Nadal e Federer (in ordine preciso di competitività, per Roger dipende dal recupero fisico) ha certamente diverse altre cartucce da sparare, e saranno cartucce di qualità. Bisogna salire sul treno che porta alle posizioni che contano (top-5 per intenderci) e ai titoli pesanti (gli Slam), e bisogna farlo adesso, per non rischiare alla fine di trovarsi davanti all’ennesima carriera che avrebbe potuto essere grande davvero, ma non lo è stata.

Ero già andato nel 2015 a New York ad analizzare un po’ di Grigor (sullo stesso training court tra l’altro), focalizzandomi sulla parte meno incisiva del suo gioco, il lato del rovescio, e anche quest’anno, grazie alle belle immagini dal campo 11 di Flushing Meadows scattate in sequenza da Roberto dell’Olivo, possiamo dare un’occhiata da vicino a Dimitrov. Stavolta, vale la pena di gustarci un’autentica lezione di tecnica elargita da “Grisha” sulle cose che fa meglio (forse di tutti, o comunque ci va molto vicino): gli spostamenti alla ricerca della palla sul dritto. In testa al pezzo, un esemplare follow-through, qui sotto la conclusione dello stesso colpo.

dimitrov dritto finale

 

Qui eravamo nella fase di allenamento sugli sventagli inside-out, da notare, oltre al perfetto allineamento braccio-racchetta-palla del frame a sinistra, il modo in cui Grigor gestisce la violenza della sbracciata e dell’ingresso dell’anca, partendo da una open stance piena arriva a portare in avanti la gamba destra in accompagnamento del gesto, bilanciandosi con l’appoggio della sinistra che atterra larga mantenendo centrale l’asse di equilibrio, pronta a spingere per rientrare verso il campo. Gesto come detto esemplare, ma la cosa interessante è vedere come ci arriva, il buon Dimitrov, a questo magnifico impatto, analizzando lo spostamento precedente.

dimitrov dritto appoggi

Qui sopra vediamo un esempio “da scuola” del cosiddetto “giro intorno alla palla“. Contemporaneamente allo sviluppo della preparazione, con la testa della racchetta che parte con l’ovalizzazione, Grigor descrive un semicerchio con i piedi, semicerchio che ha il punto d’impatto (ancora virtuale) come centro, eseguendo (frame centrale) un cross-step di scioltezza, precisione e rapidità pazzesche. Il risultato è l’appoggio definitivo del piede destro, da cui partirà tutta l’energia del colpo, appoggio che se non è messo giù al centimetro ti fa sparare lo sventaglio sulle siepi.

dimitrov dritto preparazione

Qui sopra, la preparazione di un altro sventaglio a uscire, ma su cui Grigor era già in posizione precedentemente. Quindi, nessun giro intorno al punto di impatto, ma due passi di aggiustamento verso la palla, in avanti, sempre con appoggio conclusivo del piede destro eseguito perfettamente nell’istante in cui la testa della racchetta è all’apice dell’ovalizzazione, e viene lasciata dalla mano sinistra.

dimitrov dritto finale 2

Qui sopra, la conclusione del colpo, essendo Grigor già proiettato in avanti verso la palla accompagna lo swing con un passo in dinamica della gamba sinistra, sempre in compostezza assoluta, sempre con peso ed equilibrio sotto controllo. Veramente da imitare, se ci si riesce.

dimitrov dritto appoggi 2

Poco dopo, il training si è focalizzato sui movimenti in ricerca della palla non più nell’angolo del rovescio, ma via via sempre di più verso destra, iniziando con alcuni dritti dal centro del campo, da aggredire rientrando dalla zona di sinistra precedente. Qui sopra vediamo Grigor arrivare quasi affiancato, e se osserviamo i piedi lo vediamo andare giù con il sinistro per primo, questo aiuta a rallentare e non andare troppo addosso alla palla.

dimitrov dritto appoggi 3

Qui sopra, lo vediamo completare la “frenata”, con l’appoggio del piede destro e l’immediato swing a colpire. L’asse di equilibrio è leggermente arretrato proprio per contribuire a far spazio alla palla, e alla sbracciata in avanti. Sembra nulla di che, ma colpire mentre si è in avanzamento (ed è forse il dritto migliore di Grigor, quello a uscire lungolinea mentre avanza verso il centro del campo, colpo tipico anche di Roger Federer), senza interrompere troppo bruscamente i passi, pronti a seguire a rete se serve, è di una complessità coordinativa, e richiede un’indipendenza tra parte alta e bassa del corpo, incredibile.

Infine, concludiamo la “lezione” di Dimitrov su spostamenti e dritti con un esempio dell’ultima parte di training, i recuperi in corsa veri e propri sul lato destro, simulando una situazione di gioco in cui l’avversario abbia risposto agli sventagli precedenti da sinistra con un lungolinea di rovescio verso il campo scoperto. Siamo di fronte a una dimostrazione da manuale di come si corre sul campo da tennis con una racchetta in mano: vediamo i dettagli.

dimitrov corsa 1

Primo, bruciante scatto che parte (frame di sinistra) con la rotazione esterna del piede destro, a liberare l’articolazione del ginocchio destro che poi scatena la prima spinta. Per assecondare l’azione delle anche che portano avanti la gamba sinistra (frame a destra), Grigor porta le braccia – che stanno correttamente raccolte a sostenere la racchetta entrambe – dallo stesso lato sinistro del corpo. Dinamica ineccepibile.

dimitrov corsa 2

Qui sopra vediamo il giocatore in piena corsa, occhi fissi sulla palla, gruppo braccia-racchetta che si sposta a destra seguendo il passo successivo della stessa gamba.

dimitrov corsa 3

Qui sopra, il treno sta arrivando di gran carriera in stazione, siamo in vista del punto di impatto, nel frame di destra la racchetta viene portata su a iniziare il backswing, il prossimo passo e il conseguente appoggio saranno decisivi. Grigor sta andando a mille all’ora qui, spero che le immagini rendano l’idea della rapidità di questo scatto.

dimitrov corsa 4

Ed eccoci al passo decisivo, sempre in piena velocità Dimitrov appoggia il piede destro lasciando andare all’indietro la racchetta (frame di sinistra), e senza fermare la corsa parte con il movimento a colpire praticamente su un piede solo, a metà falcata (frame di destra). Tanta roba.

dimitrov corsa 5

Fine dello scatto, drittone partito in piena corsa se ce n’è uno, ultimo passo con il piede destro eseguito contemporaneamente all’accompagnamento finale a tergicristallo piuttosto alto sopra la testa, necessario a compensare il minore trasferimento del peso sulla palla (l’inerzia qui sta proiettando Grigor a destra, la palla è partita lungoriga in direzione ortogonale verso sinistra), frenata conclusiva sullo stesso piede destro.

Il tutto, sei-sette metri di scatto e fucilata a chiudere, in meno di due secondi. Oltre a farsi ammirare per la perfezione della sua corsa, e del suo dritto, Dimitrov è di una leggerezza sul campo unica, da vicino quasi non si sentono i passi e gli appoggi, il suono più evidente oltre agli schiocchi dei colpi sono le scivolate in recupero che fanno fischiare le scarpe sul cemento, non si sente mai una “pedata” pesante, i talloni toccano il campo il meno possibile. Grande atleta, oltre che grande talento.

La speranza è poter vedere Dimitrov che mette insieme una volta per tutte ogni parte del puzzle, parti che già ci sono eccome, sia quella fisica che quella tecnica. Pare che anche di testa il bulgaro abbia trovato un buon equilibrio, saranno i prossimi mesi a darci risposte attendibili. Una cosa è sicura: un giocatore così brillante e spettacolare a livelli top è un patrimonio vero e proprio per il tennis di oggi, e ci farebbe divertire tutti moltissimo. Forza Grigor, potrebbe essere la volta buona anche per te.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

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da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

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Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

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da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

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