Andrea Arnaboldi, il leone di Cantù ruggirà ancora più forte

Interviste

Andrea Arnaboldi, il leone di Cantù ruggirà ancora più forte

Alla scoperta di Andrea Arnaboldi: “Voglio entrare nei primi 100. In Italia giovani promettenti, io punto su mio cugino Federico”

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Andrea Arnaboldi è uno dei più interessanti giocatori del circuito, non solo come tennista ma anche come persona, sempre gentile ed educato, un po’ schivo e di poche parole, sebbene quando si esprime lo faccia sempre con molta sicurezza nelle sue considerazioni mai banali. Ha 28 anni, ne compirà 29 a fine anno, ed attualmente è numero 252 del mondo, con un best ranking ottenuto esattamente un anno fa al numero 153. È mancino e sicuramente un tennista molto completo.

Andrea è di Cantù ed è soprannominato il leone canturino per la sua grande capacità di stare nella lotta, di non arrendersi mai pur non avendo atteggiamenti aggressivi o esagerati. Nel 2015 in un match di qualificazione al Roland Garros gioca un match di 4 ore e 30 minuti battendo il francese Herbert 27-25 al terzo set, che gli vale il record dell’incontro di 3 set più lungo della storia. Ciò che più piace di Andrea è la sua curiosità, che lo porta ad approfondire le conoscenze sul tennis al di là del suo gioco, e che gli consente di avere chiare quali siano le dinamiche anche psicologiche durante i match. Non è da escludere che diventerà un grande coach. Attualmente e da circa 3 anni è seguito da Fabrizio Albani come Coach e dal Mental Roberto Cadonati, e si allena vicino Bergamo. Andrea nel corso di questi anni è cresciuto sul piano umano, è maturato, il lavoro con il suo staff sta dando ottimi risultati e la sua è una crescita costante, anche se c’è stato un piccolo calo nel ranking: “Arna” ha però scelto spesso tornei importanti, facendo quali negli Slam, e dimostrando di avere il livello giusto per entrare nell’olimpo del tennis.

Lo abbiamo incontrato a Roma, al BFD Challenger organizzato presso il Due Ponti Sporting Club, dove Andrea è arrivato al secondo turno stoppato dal sorprendente Mikael Ymer soltanto 7-6 al terzo set anche a causa di crampi sul finire del match e ci ha concesso di dato l’opportunità meglio il suo tennis e i suoi obiettivi.

 

Ciao Andrea, come ti sei trovato al BFD Challenger e come è andata?
Mi sono trovato bene, torno sempre volentieri a Roma, l’organizzazione è ottima ed ho anche giocato un buon tennis.

Primo turno con Adam Pavlasek, tennista in grande ascesa, numero 80 del mondo e testa di serie numero 2 del seeding, battuto con una grande prestazione.
Sì, la partita con Pavlasek sapevo sarebbe stata complicata, lui gioca bene, e quindi l’avevo preparata sulla solidità, perché in genere il ceko regala poco e non volevo dargli sicurezze. Ho cercato la regolarità per poi accelerare nel momento giusto nel corso dello scambio.

Poi la sfida con il fratello piccolo degli Ymer, dove sei stato bloccato alla fine dai crampi.
Purtroppo sì, il primo set non è andato benissimo, ho fatto qualche errore di troppo e lui quando sta bene fisicamente è una roccia sebbene molto giovane. Nel secondo set ho imposto un ritmo superiore e ho preso in mano il set, vinto 6-1, poi nel terzo set è stata una lotta, e alla fine purtroppo i crampi hanno fatto pendere l’ago della bilancia a suo favore. Qualche rimpianto può starci ma il tennis è questo.

Come hai cominciato a giocare a tennis?
Grazie a mio papà che è un appassionato e giocava, quindi a circa 5 anni ho cominciato a Cantù, poi mi sono allenato a Montecarlo verso i 12 anni e a 16 anni e mezzo sono andato in Spagna, dove sono rimasto per 7 anni e mi sono affermato come giocatore professionista. Finalmente poi sono tornato ed eccomi qui, si viaggia tanto e si sta poco a casa, avere una base in Italia non è male.

Che giocatore è Andrea Arnaboldi?
Sono mancino, i fondamentali sono buoni, sono abbastanza completo, tatticamente credo di cavarmela bene nel senso che preparo un piano di gioco e lo applico. Atleticamente adesso sto bene, dopo un periodo da giugno ad agosto in cui le sensazioni non erano granché. L’aspetto mentale è quello che ritengo più importante per un pro e col mio coach Fabrizio Albani e il preparatore mentale Roberto Cadonati lavoriamo anche molto su questo, che alla fine può fare davvero la differenza.

Sul piano tecnico su cosa lavori principalmente?
Su tutto, curiamo ogni dettaglio, cercando di sviluppare e migliorare tutte le “armi” che possiedo. Ad esempio il servizio negli ultimi anni è diventato una buona arma, ma anche la risposta, o il rovescio in top, e poi bisogna stare bene fisicamente e si cerca di avere una buona tenuta durante tutta la stagione.

Obiettivo?
L’obiettivo è sempre dare il massimo. Mettere in campo il mio bagaglio tennistico, cercando di essere più continuo possibile. Obiettivo di classifica entrare nei top 100, si può fare, ora ho qualche punto in scadenza ancora, e andrò quattro settimane in Asia perché è una esperienza che voglio fare, cercando di trovare gioco e punti, poi vediamo se fare Brescia e Andria sul veloce indoor italico.

Qual è la tua superficie preferita?
Credo di avere un tennis adatto a tutte le superfici, si tratta solo di approcciarsi tatticamente in modo diverso e di studiare strategie differenti, e poi applicarle. Per alcuni versi potrei dire che il veloce si adatta bene al mio gioco, però alcuni dei migliori risultati sono arrivati proprio sulla terra come le qualificazioni raggiunte due volte al Roland Garros, che restano emozioni indelebili. Un tennista che comincia a fare il pro vede raggiunto un obiettivo quando gioca a Parigi.

Chi sono i giovani più interessanti in giro per il circuito?
Oltre a Thiem e Zverev che ormai conoscono tutti, aggiungerei Edmund, Fritz e Kachanov. Penso che tutti e tre abbiano un potenziale da top 10. In Italia credo che abbiamo diversi ragazzi giovani che potranno fare bene, io punto tutto su mio cugino Federico.

Ringraziamo Andrea Arnaboldi per la disponibilità e la grande gentilezza. Sta crescendo davvero tanto Andrea e sta raggiungendo la piena maturità, sia sportiva sia umana, e ricordiamo sempre che le due cose vanno di pari passo. Non c’è crescita professionale dell’atleta senza prima uno sviluppo delle proprie potenzialità umane a 360 gradi. Batti il 5, Leone Canturino.

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Compie 54 anni Simone Tartarini, storico coach di Musetti: “L’aspetto fisico, tecnico e mentale di Lorenzo si sono saldati assieme” [ESCLUSIVA]

Approfittiamo del suo compleanno, per tracciare il bilancio di una stagione che ha visto Musetti vincere i primi tornei ATP e scalare impetuosamente la classifica. “Il meglio deve ancora venire”. Su Berrettini in Davis: “Volandri ha puntato sull’entusiasmo”. Sulle voci di un nuovo coach: “Un po’ danno fastidio ma fanno ridere”

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Oggi è il compleanno di Simone Tartarini, lo storico coach di Lorenzo Musetti. Due anni fa lo intervistammo e ci parlava di un adolescente che grazie al suo infinito talento riusciva a giocare a tennis contro gli adulti, oggi abbiamo invece a che fare con un giovane uomo che ha scalato le classifiche e che a breve volerà a Melbourne per giocare l’Australian Open da testa di serie. Due giorni fa gli abbiamo telefonato per sentire dalla sua viva voce un bilancio della stagione appena conclusa e i propositi per quella che inizierà fra poco, dopo una pausa che ogni anno è sempre più breve.

Buongiorno Simone, come stai?

TARTARINI: Molto bene grazie, anche se stanchissimo. Adesso sto badando a mio nipote (Giulio Leone di due anni, ndr) che è abbastanza agitato perché siamo in partenza per una settimana di vacanza (in effetti in sottofondo si sentono i rumori del bambino che sta mettendo a ferro e fuoco la casa, ndr).

 

Dove andate?

TARTARINI: In Egitto, sul Mar Rosso. La mia intenzione era portare solo ‘Giulione’, ma mio figlio e mia nuora hanno detto che è troppo piccolo per affidarmelo in esclusiva…così vengono anche loro. Ma stiamo via solo una settimana perché il giorno 8 dicembre si riprende già la preparazione. Il 24 infatti partiamo per l’Australia e passeremo il Natale in aereo. Ma non si poteva fare diversamente perché il 29 a Brisbane esordiremo nella United Cup contro il Brasile (l’altro avversario del girone sarà la Norvegia, ndr).

Va in vacanza anche Lorenzo?

TARTARINI: Sì, va una settimana alle Maldive.

Da solo?

TARTARINI: No, con un’amica. No, non ridere, è davvero solo un’amica che conosce da tempo, una persona con cui va molto d’accordo. Niente fidanzate all’orizzonte perché al momento è talmente focalizzato sul tennis che vede molto difficile poter conciliare le due cose, visto che un rapporto strutturato porta via tempo ed energie.

Poi ha già te da portare in giro.

TARTARINI: Esatto (ride, ndr). Come rapporto stretto basta questo.

Siete ancora compagni di camera quando andate in trasferta?

TARTARINI: Dal gennaio 2022 abbiamo camere separate (ride, ndr). Così ognuno ha la propria intimità. Diciamo che Lorenzo dopo 12 anni di convivenza ‘forzata’ ha conquistato la propria indipendenza.

Mi dicevi che Lorenzo è arrivato distrutto a fine stagione. Ti dirò che si vedeva, sia alle Next Gen di Milano che in Coppa Davis a Malaga.

TARTARINI: Più che a livello fisico era completamente prosciugato come energie nervose. Problema che è stato aggravato dal ‘fattaccio’ di Milano dove noi ci eravamo cancellati dopo la partita di Parigi Bercy contro Djokovic, anche per tirare un attimo il fiato in previsione delle Finals di Coppa Davis. Poi Lorenzo aveva anche un po’ male al braccio e quando abbiamo esposto il problema alla F.I.T. che ha capito benissimo e ci aveva dato il benestare. Gli organizzatori da parte loro ci avevano confermato che non serviva il certificato medico, salvo cambiare idea il giorno dopo e minacciarci di una multa di 25.000 euro se non ci fossimo presentati. Noi siamo caduti dalle nuvole perché pensavamo di essere stati inappuntabili nel nostro percorso. Ma il discorso della multa ci dava molto fastidio, non tanto per i soldi (non andando rinunciavamo ad una cifra ben superiore), ma per il fatto che saremmo stati esposti ad una brutta figura, tra l’altro del tutto immeritata.

Lorenzo Musetti a pranzo con i genitori e Simone Tartarini

Così siete andati malvolentieri e questo ha ovviamente avuto ripercussioni sulla Davis.

TARTARINI: Certo, Lorenzo era veramente senza benzina. E la stanchezza in questi casi gli si trasforma subito in nervosismo. Così mentre contro Fritz è riuscito a giocare alla pari, con Auger- Aliassime non ne è andata una per il verso giusto. Ad esempio non gli veniva bene il lancio di palla sul servizio e visto che dopo questi mesi bellissimi lui ormai dava per assodato che il movimento del servizio fosse acquisito ha cominciato ad innervosirsi. Lui vinceva i propri turni di servizio ma servendo non bene e la cosa con il passare dei minuti lo metteva in una tensione sempre crescente. Nel secondo set si era un attimo tranquillizzato ma poi è bastato uno stupido errore sul 4-4 su una palla corta e si è fatto ribrekkare. In ogni caso non dimentichiamoci che, pur nella sua peggior giornata, ha perso per due soli break contro un top 10, probabilmente il giocatore più caldo del circuito.

Poi giocare da numero uno è una bella responsabilità.

TARTARINI: In Davis, e non dico niente di nuovo, c’è un’atmosfera tutta particolare. A lui piace molto l’idea di giocare da numero uno, ma il problema è che poi vai in campo e trovi giocatori di un livello molto alto e se non sei al top arrivano subito i problemi. In questo caso è stato il lancio di palla, altre volte può essere il diritto o la risposta, ma sono tutti particolari su cui scarica la propria tensione e inizia a giocare una sorta di partita parallela che lo prosciuga ulteriormente. E visto che queste sono partite che si giocano su pochi punti…

Avrai letto di tutte le polemiche seguite alla decisione di Volandri di schierare Berrettini in doppio. QUI L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SUL TEMA

TARTARINI: Ho letto, ho letto. Matteo aveva detto che sarebbe venuto unicamente per fare il tifo e non si era mai parlato del fatto che potesse giocare. Infatti non si era mai allenato con noi, i due Lorenzo giocavano tra loro e Fognini con Bolelli. Ma purtroppo Simone già a Parigi aveva accusato un dolore al polpaccio per cui non era arrivato nelle migliori condizioni. Un problema al polpaccio che sembrava risolto ma che invece si è riacutizzato dopo il match con gli USA. Una risonanza ha così evidenziato che sotto la cicatrice precedente si era formato un altro piccolo edema. Lui avrebbe voluto giocare comunque ma il dottore l’ha vivamente sconsigliato, innanzitutto perché l’infortunio avrebbe potuto aggravarsi ma soprattutto perché era forte il rischio di doversi ritirare durante l’incontro. A quel punto la decisione era del capitano e non poteva essere una decisione facile. Devo dire che tra noi non c’era sentore che Matteo potesse scendere in campo e l’abbiamo imparato solo una volta scesi negli spogliatoi dopo il match di Lorenzo contro Auger-Aliassime.

Per Volandri non sarà stata una decisione facile. Ha chiesto la disponibilità di Musetti e/o Sonego?

TARTARINI: No, non ha chiesto niente a nessuno dei due e sicuramente la scelta era difficile. Bisogna anche dire che qualsiasi decisione avesse preso avrebbe sbagliato. Sonego era stanchissimo e Lorenzo era molto abbacchiato per la sconfitta, quindi Filippo ha preferito scommettere sul talento, sull’esperienza e sul servizio di Matteo. Scommessa persa, ma questo lo sappiamo adesso, con il senno del poi.

Forse Matteo ci credeva, a dispetto dell’evidenza.

TARTARINI: Sicuramente, se l’è giocata tutta sull’entusiasmo, presumendo che un grande Fognini e il servizio potessero supplire alla mancanza di allenamento. Ma era un mese che non toccava palla e nel tennis non si inventa niente. Temo che non potesse che finire così.

Torniamo al nostro Lorenzo. Nell’intervista di due anni fa si parlava ancora del bambino che faceva fatica a camminare sugli scogli, adesso invece di un giovane tennista che tra un mese prenderà l’aereo per andare in Australia da testa di serie. Un cambiamento epocale.

TARTARINI: Sì, siamo felicissimi perché finalmente nell’ultima parte di stagione si è visto in campo tutto quello su cui stavamo lavorando e che io già intravvedevo in allenamento ma che non riuscivamo a trasferire con continuità in partita. Diciamo che finalmente l’aspetto fisico, tecnico e mentale si sono saldati assieme. E Lorenzo ha dimostrato che quando sta bene, quando l’atteggiamento è quello giusto può giocare bene su tutte le superfici e che il veloce non rappresenta più un problema.

Due anni fa dicesti che sul diritto faceva un po’ fatica perché arrivava a colpire con i piedi troppo vicini, così la sua base d’appoggio non era abbastanza ampia.

TARTARINI: Quel discorso significava che arrivava a colpire senza il necessario equilibrio. Siamo passati a caricare molto di più sul destro per poi scaricare la potenza sul colpo. Ma in questo modo purtroppo rimaneva un po’ arretrato. Ora abbiamo trovato un po’ la quadra e quando sta bene si vede che gli appoggi sono ben equilibrati e che il peso passa correttamente dal destro al sinistro. Poi certo il diritto rimane il colpo termometro e in Davis, visto che non stava benissimo, è stato il primo a risentirne, infatti si trovava sempre un po’ arretrato. Ma è soprattutto una cosa di testa, quando sei mentalmente in difesa perché non ti senti tranquillo finisce che non vai dentro alla palla e che ti ritrovi in difesa anche tecnicamente.

Altra cosa: adesso risponde più vicino alla riga di fondo.

TARTARINI: Anche lì ci sono tanti step. Lui è partito lontano e questa rimane la sua condizione migliore. Quest’anno abbiamo però investito tanto sullo stare più vicini, cosa che lui non aveva mai fatto. E piano piano ha preso familiarità, ad esempio a Parigi Bercy contro Cilic ha risposto solo da vicino. Ma questo non deve diventare un dogma, con l’esperienza capirà da solo, a seconda degli avversari e delle superfici, quando avvicinarsi e quando allontanarsi dalla riga di fondo. Con Ruud ad esempio dopo un po’ gli ho detto di allontanarsi e lì è girata la partita a nostro favore. Lui deve saper fare entrambe le cose e poi valutare. Lo step successivo sarà fare sempre meglio le cose che sta già facendo bene, tipo rispondere in modo aggressivo come ormai fanno tutti i top 10.

Lo sai che il rispondere più da vicino era una delle cose che ti venivano imputate quando si vociferava di un coach da affiancarti. Queste voci ti hanno fatto arrabbiare?

TARTARINI: Un po’ mi hanno dato fastidio ma soprattutto mi hanno fatto ridere perché nel nostro team questa non è mai stata nemmeno un’ipotesi. E tra i giocatori di vertice questi casi sono rarissimi, tutti girano con i loro allenatori storici e nessuno trova niente da ridire. Forse a certi opinionisti può sembrare un passo obbligato dopo il divorzio tra Sinner e Piatti. Ma si sa, sui social, che io non frequento, ci si mette poco a montare un caso e a fare del male alle persone.

Tra l‘altro non sembra che a Jannik questo cambiamento stia portando bene.

TARTARINI: Ma sai, bisognerebbe conoscere le cose dall’interno altrimenti si rischia di dire delle sciocchezze. Magari è un momento di transizione, mai dire mai. Sembrava uno che non potesse giocare sull’erba poi a Wimbledon ha fatto i quarti ed era due set avanti contro Djokovic. Ogni volta che uno fa un’affermazione, nel giro di pochi giorni la realtà s’incarica di smentirti.

A Pagina 2 le risposte su Lorenzo Musetti e le considerazioni in vista della stagione 2023

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Focus

Vittorio Selmi racconta la storia del torneo di Milano: tutti gli aneddoti dal primo trionfo di Edberg a quello di Federer [AUDIO ESCLUSIVO]

Seconda parte della chiaccherata con lo storico Tour Director dell’ATP che ripercorre le edizioni più caratteristiche dei tornei milanesi

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Vittorio Selmi, un’enciclopedia tennistica: “Quanti ricordi al Palalido, l’epoca d’oro degli svedesi e quella storica nevicata del 1985…” [AUDIO ESCLUSIVO]

L’enciclopedia del tennis Vittorio Selmi rievoca i ricordi delle edizioni più speciali del torneo di Milano. Attualmente nel capoluogo lombardo si svolgono le Next Gen ATP Finals, ma in passato sono passati tanti giocatori e ci sono tante storie da raccontare.
Selmi ricorda il torneo del 1984, quello vinto da Stefan Edberg. Nel 1983 lo svedese aveva fatto il Grande Slam a livello junior, mentre nel 1984 ha cominciato la carriera da professionista. Dopo la sconfitta nelle qualificazioni di Bruxelles riuscì ad avere la wild card a Rotterdam grazie a una rinuncia in tabellone che permise agli organizzatori di liberare e riassegnare l’invito. In Olanda arrivò in semifinale battendo gli americani Chip Hooper, Johan Kriek ed Eliot Teltscher prima di perdere da Ivan Lendl. Grazie a questa semifinale ottenne lo special exempt per giocare a Milano dove vinse il torneo vincendo contro Mats Wilander in finale. Un incrocio non casuale, visto che la fidanzata di Wilander, Annette, sarebbe diventata poi la moglie di Edberg, in un matrimonio che va ancora avanti.

L’ex direttore dell’ATP sposta il suo focus sul torneo del 2001: in questa stagione il torneo di Milano torna al Palalido dopo esser stato al Palatrussardi e al Forum di Assago. Nell’edizione 2001 vince il suo primo titolo ATP un Roger Federer ventenne. Nella finale di quel torneo succede un episodio curioso: Lars Graff, arbitro di quella partita, si confonde dopo il secondo set. Avrebbe dovuto servire per primo Julien Butter, mentre servì per primo Federer e la partita si concluse con un break sul 5-4 del set decisivo.

 

Nel 2002 Federer si presenta a Milano da campione in carica e incontra in finale Davide Sanguinetti. L’italiano batte in semifinale Ferrero testa di serie numero 2, mentre in finale riesce a spuntarla su Federer in tre set recuperando nel primo set da 4-1. Sanguinetti aveva studiato negli Stati Uniti ed era poco conosciuto in Italia, ma proprio per la formazione oltreoceano giocava particolarmente bene sui campi veloci.

L’ultima edizione fu nel 2005 con la vittoria di Robin Soderling contro Radek Stepanek: proprio nell’estate del 2005 il direttore del torneo Franco Bartoni morì e il torneo fu ceduto fino a scomparire dal calendario ATP. Nel 2003 e nel 2004 ci furono vittorie a sorpresa come quelle di Martin Verkerk e Antony Dupuis.

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ATP

Holger Rune sogna in grande per il 2023: “Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam”

La svolta per il danese è arrivata cambiando piano nutrizionale: “Non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno”

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Holger Rune - ATP Parigi-Bercy 2022 (foto: twitter @atptour)

Holger Rune è senza dubbio uno dei nomi nuovi del 2022, anno in cui ha centrato il primo titolo 1000 (Parigi-Bercy) e la prima top 10 della carriera. Ora il danese classe 2003 si candida per un 2023 da grande protagonista.

Il danese si è concesso al sito “Relevant tennis” in un’intervista a tutto campo dove ha parlato della sua vita e dei suoi obbiettivi prossimi. Su di sé ha detto: “Ho 19 anni, sono una persona molto calma e gioiosa. Sul campo da tennis mi piace lavorare sodo, amo le sfide e amo migliorarmi. Sono super ambizioso e voglio vincere”. Rune si sofferma dunque su quanto sia importante nutrirsi in maniera adeguata e di quanto lo facesse male prima:Senza energia il motore si spegne. Ho un piano nutrizionale ora, quindi so si assumere quello di cui ho bisogno. Abbiamo capito che non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno, per questo avevo cali di zuccheri e crampi”. Il suo allenatore dice sempre: “una Ferrari senza carburante è inutile“. Holger sembra aver imparato la lezione dato che adesso ha molta più consapevolezza di quello che mangia: “anche se adoro la pizza e il gelato”.

Il colpo che fatto le fortune del danese quest’anno è il servizio, riconosciuto già ora come uno dei migliori del circuito: “Sto ancora crescendo – dice – il mio servizio diventerà ancora più letale. Sto lavorando sull’essere ancora più preciso. Quando mi alleno con Novak sono sempre impressionato dalla sua precisione, specie al servizio. Sto lavorando su questo, su spin e altri effetti. L’anno scorso non ho fatto particolare attenzione a questo fondamentale. Mi piaceva di più scambiare la palla. Sto studiando molto ora. Quando ti applichi con energia in qualcosa, migliori sempre“. Rune si sofferma poi sulle sue fonti di ispirazione da bambino: “Ho avuto molti idoli quando ero piccolo. Ora che sono un giocatore professionista, mi concentro sul diventare la versione migliore di me stesso. Anche giocando a tennis, ci sono ancora atleti che mi ispirano: Djokovic è uno di questi. Il serbo è un tennista fantastico e cerco di imparare molto da lui: il servizio, la precisione dei colpi e la tenuta fisica”.

 

Alla memoria riaffiora subito la finale poi vinta a Parigi contro Nole: “Vincere a Parigi contro di lui è stato incredibile. È stata una finale da sogno contro un avversario che rispetto molto per tutto quello che ha ottenuto nel mondo del tennis. Novak è sempre stato molto generoso. Come ho detto prima, è una grande ispirazione per me. I Big 3 sono molto speciali. Sono stato molto felice di vedere Novak vincere le ATP Finals a Torino e uguagliare Roger Federer in un’altra statistica” . In chiusura Rune ha parlato degli obiettivi che cercherà di raggiungere il prossimo anno: “A dicembre, io e il mio allenatore fissiamo gli obiettivi per la stagione successiva. Per noi la classifica non è solo un numero. Analizziamo ogni torneo che intendo giocare. Nel 2022 mi sono posto l’obiettivo di raggiungere la top 25, e l’ho superato di gran lunga. Non vedo l’ora di parlare con il mio allenatore e fissare gli obiettivi per il 2023. So già cosa voglio. Ho vinto un ATP 250 , ho raggiunto la finale di un ATP 500 e ho vinto un Masters 1000. Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam” 

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