ATP Basilea: Nishikori doma il leone Lorenzi, del Potro ok. Si ritira Gasquet

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ATP Basilea: Nishikori doma il leone Lorenzi, del Potro ok. Si ritira Gasquet

BASILEA – Non basta un ottimo primo set al senese per scalfire la solidità di Kei Nishikori. Forfait Gasquet, Sock e Carreno Busta avanti. Del Potro in due set, avrà Goffin

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da Basilea, il nostro inviato

Jean Tinguely, scomparso nel 1991, è stato uno dei maggiori esponenti artistici svizzeri. Scultore visionario, incentrò le sue opere su una visione piuttosto critica dell’animo umano, descrivendone l’agitazione e il continuo interrogarsi, utilizzando enormi macchine e costruzioni meccaniche. A Basilea esiste un museo a lui dedicato a kleinBasel, e una sua interessantissima opera nella parte di grossBasel, a due passi da Barfüsserplatz, uno dei poli della movida della città. Dalla piazza si allunga infatti, in salita, Steinenberg, elegante via dello shopping, che affianca lo spiazzo dove si erge il teatro municipale. Davanti all’ingresso, sotto uno squisito patio adornato di foglie e fiori, c’è la Tinguely Fountain, conosciuta anche come Fontana di Carnevale: in una vasca semicircolare, nove creazioni in acciaio sono in moto perpetuo, generando schizzi e getti d’acqua continui per raffigurare le turbe e le ansie che senza sosta attanagliano gli uomini. I basilesi siedono in silenzio sotto il portico, e si godono il movimento ipnotico della struttura, che sembra essere l’attrazione preferita dei bambini locali, tutti bardati di guanti e sciarpa. Proseguendo verso Nord si raggiunge il Mittlere RheineBrücken, dei ponti sul Reno quello di mezzo: il clima non lo permette, ma è usanza, durante l’estate, gettarsi nelle acque del fiume con una borsa impermeabile legata al polso, per custodire oggetti di valore e vestiti, e poi lasciarsi trasportare dalla corrente senza preoccuparsi di dove si approderà. Lo scorcio dello specchio d’acqua che scorre sereno, in mezzo a file di splendide costruzioni a schiera, trasmette serenità e un tratto di gioiosa malinconia.

Si arresta con enorme e meritato onore il cammino di Paolo Lorenzi agli Swiss Indoors, al cospetto di un buon Nishikori. Il senese mostra una volta di più cosa voglia dire saper stare in campo e onorare il proprio sport ogni giorno, senza risparmiare nessuna energia anche quando i pronostici si sbilanciano dal lato opposto della rete. La grinta e l’umiltà di Lorenzi lo aiutano a combattere al meglio nel primo set, ceduto al tiebreak, prima di soffrire un vistoso calo di energie mentali nel secondo. Paolo annulla quattro palle break nei suoi primi due turni di battuta, anche graziato da due volèe orrende dell’avversario. Da tutto come al solito l’azzurro, e quando può spinge costringendo Nishikori ad accorciare e poi mandare in rete; il giapponese appare leggermente fuori fase in avvio, disegna il campo da entrambi i lati ma sembra tenersi sotto controllo. Lorenzi rischia sul 3-4 annullando un’altra palla break, giocando una seconda intelligente seguita da un preciso rovescio lungolinea, poi una sesta soffrendo da fondo alla sua maniera, prima di tirare un sospiro di sollievo. Si arriva al tiebreak senza altri scossoni, potendo apprezzare svariate soluzioni offensive da parte di entrambi, con il nipponico che aumenta i tempi di reazione. Nishikori vince il primo punto e alza i decibel, come a sottolineare quanto senta il momento e rispetti l’italiano: pochi attimi dopo Lorenzi gonfia il net con un drittaccio fuori equilibrio per il minibreak dello 0-2, e lì consegna il parziale all’avversario, che non concede opportunità di replica. Sono passati sessantaquattro minuti. Il pubblico segue con entusiasmo, senza sbilanciarsi eccessivamente: gelidi in tribuna stampa i giornalisti giapponesi, che al massimo alzano un sopracciglio di approvazione a qualche vincente del loro connazionale. Il secondo set lascia ben poco spazio alle speranze italiane, Nishikori allunga al terzo game investendo Lorenzi già con profonde risposte: 3-1 in un attimo, è il preludio di una frazione che si trascina senza null’altro da raccontare fino al giusto epilogo, oltre ad un secondo strappo del giapponese in chiusura.

 

Passa Juan Martin del Potro, approfittando di un infortunio occorso a Robin Haase, comunque bravo a resistere fino alla fine e regalare momenti di bel tennis. Dopo appena due game, del Potro colpisce un dritto al volo che costringe Haase ad un recupero fuori equilibrio; l’olandese vince anche il punto dopo l’errore dell’avversario, ma un movimento falso in ricaduta, con dolore intorno all’inguine sinistro, lo costringe praticamente all’immobilità. Il pubblico rumoreggia inquieto, del Potro e il giudice di sedia si avvicinano all’orange per constatarne le condizioni: viene addirittura portata una sedia in mezzo al campo, per permettere ad Haase di accomodarsi data l’impossibilità a muoversi verso la panchina. Dopo il trattamento medico di tre minuti, delPo chiude il proprio turno di servizio, e nel gioco successivo ottiene il prevedibile break. Haase fa affidamento esclusivamente alla parte superiore del proprio corpo, senza per questo sfigurare in quanto a punti spettacolari: suo il più bello del torneo finora, quando esce da una scambio di pittino con un dritto in chop, spalle alla rete. Il parziale non offre ulteriori spunti di riflessione, e dopo tre quarti d’ora del Potro sigla 6-3. L’arena si raffredda, come se già sapesse che la partita non terminerà prima del previsto: Haase invece si alza con nuovo piglio dopo il time, e addirittura indovina un clamoroso lob per convertire l’unica palla break fin lì vista, 2-0. Vana illusione: l’argentino riprende il passo dell’avversario e lo supera, inanellando tre giochi consecutivi e approfittando dell’improvvisa fretta di cui Haase diventa vittima. Gli scambi si fanno comunque più godibili, la velocità di palla è sostenuta ma il sudamericano semplicemente pesa di più: Haase ai cambi di campo preferisce non sedersi per evitare fastidi fisici, ma non molla e riesce anche a riprendere i binari della parità, issandosi sul 4-3 on serveÈ l’ultimo squillo: l’olandese cede infatti il servizio nel nono gioco, subendo uno straordinario passante lungolinea dell’avversario prima di centrare la terza fila con l’ultimo dritto e permettere a del Potro di andare a chiudere. Al prossimo turno un interessante scontro con David Goffin. “La medaglia olimpica  è stata un’emozione unica e inaspettata, anche se credo che Roger mi abbia aiutato non partecipando. Mi è mancato molto il pubblico di Basilea”.

A PAGINA 2, LA SOFFERENZA DI GASQUET, I SUCCESSI DI SOCK E CARRENO BUSTA

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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