WTA 2016: dieci match da ricordare (e riguardare) - Pagina 3 di 3

Al femminile

WTA 2016: dieci match da ricordare (e riguardare)

Dall’Australia all’Europa, dall’America all’Asia: dieci partite memorabili del 2016 per qualità tecnica, tattica e agonistica

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3. Agnieszka Radwanska def Roberta Vinci 3-6, 6-2, 6-3 – Doha, QF
Un salto nel passato: un tuffo all’indietro in un’epoca che si pensava fosse irrimediabilmente conclusa, quando nel tennis manualità e tocco erano privilegiati rispetto alla potenza. Il match dei 101 punti conclusi a rete (su 171 totali), alcuni dei quali con soluzioni che sembravano scomparse dai campi di gioco del nuovo millennio.
Al di là delle statistiche straordinarie, rimane comunque il ricordo di una delle partite più divertenti ed eleganti degli ultimi anni; la prova di come sia possibile per due tenniste diventare top ten e finaliste Slam anche senza possedere una forza fisica sopra la media: può accadere a patto di avere avuto in cambio doti superiori in altri ambiti di gioco.
E’ solo un quarto di finale di un torneo di medio livello, ma subito dopo il match la stessa Radwanska gli dedica uno speciale tweet: “Spero che vi siate divertiti quanto me”.
E non si può fare altro che rispondere di sì.

https://vimeo.com/158824936


2. Angelique Kerber def Serena Williams 6-4, 3-6, 6-4 – Australian Open, Fin

La partita che anticipa e rappresenta uno storico passaggio di consegne. Quando si disputa Serena è ancora largamente la numero uno del mondo e Kerber la inattesa sfidante numero 6 del ranking, ma è da qui che parte la sua rincorsa al primato in classifica, ed è con questa vittoria che Angelique trova la convinzione per disputare una stagione straordinaria, con tre finali Slam (due vinte), una finale olimpica e una finale del Masters.

Ma la partita di Melbourne non è solo un momento simbolico, è anche un match di grande qualità, in cui Serena inizia con qualche incertezza, ma poi sale di rendimento, accendendo il classico confronto di stili: da una parte la giocatrice che attacca, dall’altra quella che difende, e contrattacca quando possibile.
Nel terzo set Kerber si porta avanti di un break, ma viene recuperata una prima volta; si riporta ancora avanti e arriva a servire per il match sul 5-3. Di nuovo Serena recupera, e quando sembra essere sul punto di rovesciare l’esito con la palla del 5 pari, sorprendentemente finisce per perdere il servizio per la terza volta, per il 4-6 definitivo. Da ricordare anche l’abbraccio conclusivo e il grande fair play mostrato da Serena, che pure in questa occasione manca l’aggancio ai 22 Slam di Steffi Graf (appuntamento solo rimandato a Wimbledon).


1. Victoria Azarenka def Garbiñe Muguruza 7-6(6), 7-6(4) – Miami, 4T

Un salto nel futuro: una partita di livello speciale tra due giocatrici che hanno come prima regola l’aggressività e la pressione sistematica.
Se la giornata di grazia capita raramente a una tennista, che si verifichi contemporaneamente per due top ten in campo una contro l’altra è ancora più raro. Accade a Miami e il risultato è un match sbalorditivo, con un ritmo, una intensità, una capacità di lottare per la conquista del campo come forse non era mai accaduto prima.
Non sono soltanto i molti grandi scambi a sorprendere, ma forse ancora di più il fatto che la qualità non scenda praticamente mai, dal primo all’ultimo quindici; 133 minuti di gioco che né gli highlights né le statistiche possono realmente descrivere, e che per essere apprezzati in pieno andrebbero rivisti integralmente.

Nel primo set Muguruza manca due set point al tiebreak (poi perso per 6 punti a 8), mentre nel secondo set Garbiñe recupera da 2-5, salva due match point sul 4-5 servizio Azarenka, e forza di nuovo il set al tiebreak, ancora perso (7-4).
Quella Muguruza avrebbe vinto qualche settimana dopo il primo Slam battendo Serena Williams a Parigi, mentre Azarenka avrebbe coronato il suo periodo di condizione perfetta conquistando l’accoppiata Indian Wells – Miami, riuscita in passato solo a Steffi Graf e Kim Clijsters.

Non è detto che un gioco del genere piaccia a tutti, ma questa è la strada che sta percorrendo il tennis. Per questo la sensazione che lascia agli spettatori il match di Miami è quella di essere stati trasportati per 133 minuti nel futuro: in avanti di qualche anno, nell’epoca dell’aggressività e dell’intensità sviluppate ai massimi livelli.

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