AO: Nadal supera uno splendido Dimitrov. Ora la resa dei conti con Federer

Australian Open

AO: Nadal supera uno splendido Dimitrov. Ora la resa dei conti con Federer

MELBOURNE – Rafa batte in cinque set un ottimo Grigor, in quasi cinque ore. In finale troverà lo svizzero, per il loro trentacinquesimo confronto diretto. L’ultimo nel 2015

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dal nostro inviato a Melbourne

[9] R. Nadal b. [15] G. Dimitrov 6-3 5-7 7-6(5) 6-7(4) 6-4

stats nadal dimitrov

 

I due giocatori che scendono in campo alle 19.30 nella Rod Laver Arena, piena come sempre, in una delle tante splendide serate di questa estate australiana, a giocarsi la semifinale della parte bassa del tabellone, per trovare all’atto conclusivo Roger Federer, hanno entrambi un appuntamento importantissimo. Il bulgaro Grigor Dimitrov (25 anni, numero 15 ATP) lo ha con la possibilità di dare una volta per tutte la svolta definitiva alla sua carriera, lo spagnolo Rafael Nadal (30 anni, numero 9 ATP) lo ha con la possibilità di scrivere e firmare un ennesimo, forse decisivo capitolo nella storia del tennis. I confronti diretti sono 7 a 1 in favore di Nadal, ma l’ultima partita in ordine di tempo l’ha vinta Dimitrov l’anno scorso a Beijing sul cemento. Qui agli Australian Open si erano incontrati nei quarti di finale del 2014, Nadal prevalse in 4 set.

Al servizio Nadal, commette un paio di errori, arriva un gran rovescio lungolinea di Dimitrov, 15-40 e due palle break in apertura, annulla la prima a rete Rafa, con il drittone esterno cancella la seconda, un errore e un vincente per Grigor, seconda parità, poi buona pressione dello spagnolo, 1-0 per lui. Bene al servizio Dimitrov nel suo primo turno di battuta, due ace, lo tiene a zero, 1-1, anche Nadal a 15 senza problemi, già un paio di vincenti d’annata con il dritto per lui, 2-1. Un altro paio di mazzate dello spagnolo nel quarto game, il 15-40 e le due palle break stavolta sono in suo favore, la seconda è quella buona, 3-1 Rafa, inizio veramente deciso e carico per lui, si vede fin dalla tribuna quanto è convinto, a zero tiene la battuta nel game successivo, 4-1. Accorcia servendo bene Dimitrov, 4-2, Nadal continua a martellare con il drittone, piazza anche buone prime palle, tiene a zero di nuovo, 5-2. Accorcia ancora Grigor, 5-3, adesso il bulgaro gioca bene, ma deve riuscire a prendere l’iniziativa anche quando non serve lui. Rafa al servizio per chiudere continua come un treno, servizi non esplosivi ma precisissimi a ottenere risposte non troppo profonde o incisive, e via con la girandola di topponi di dritto che lo portano inesorabilmente al 40-15, e a incamerare il set alla prima occasione. Un set a zero per lui, 8 vincenti e soli 2 errori, 29 punti a 21, nulla da aggiungere a questi numeri.

Inizia Dimitrov il secondo set, e va 1-0 senza affanno, si spera che Grigor sia entrato in partita. Lo sperano soprattutto un paio di rumorosi gruppi di tifosi bulgari con bandiere tricolori, Dimitrov li esalta con uno scambio in difesa pazzesco, comunque perso, Rafa tiene a 30 ed è 1-1, lo imita subito dopo Grigor, sembra più determinato adesso. Ma non può assolutamente permettersi di lasciare un millimetro di campo a Nadal, mai, o viene triturato in pochi scambi, è dura giocare sempre così al limite. Se ne rende conto Dimitrov, fuori tutta con risposta e dritto nel quarto game, attacco in controtempo, ed è 0-40, tre palle break fondamentali, scappa un dritto anomalo a Rafa, che perde il servizio per la prima voltra nel match, 3-1 per Grigor. Molto bravo Dimitrov a rintuzzare la prevedibile reazione di Nadal nel game successivo, tiene a 30, e sale 4-1, il match si è fatto equilibrato in questa fase, il tema tattico è chiaro, Grigor spinge con le accelerazioni e gli anticipi, Rafa va in pressione con il dritto in modo soffocante. Bene Nadal nel sesto game, lo chiude con un ace, 4-2, sul 30-30 nel game successivo altre due sassate ed è 30-40 e palla del controbreak, annullata bene dal dritto del bulgaro, poi ancora vantaggio Rafa, seconda opportunità, ed è terribile il doppio fallo di Dimitrov che rimette in corsa Nadal nel set, 4-3. In modo veramente strano per lui, e con bizzarra coincidenza, nel game successivo Rafa ricambia il favore in modo identico, doppio fallo sulla palla break, Grigor si trova 5-3 a poter servire per pareggiare il conto dei set, ma si incarta nuovamente in errori evitabili, Nadal spinge quando deve, si arriva al 15-40 e due palle break, il gratuito in rete del bulgaro sancisce il terzo break consecutivo in questa fase finale del set, 5-4 , Rafa al servizio, Dimitrov adesso non ne molla una, non può fare altro, si arrampica a 30-40, palla break e set point, ma arriva la manata lungolinea di Rafa ad annullarlo, parità, poi bella volée Grigor, set point numero due, scambio duro, stecca il dritto Dimitrov, poi scambione tutto in pressione vinto da Grigor, bravissimo, terzo set point, ma scappa la risposta, ancora parità, poi dritto largo Rafa, quarto set point, ace, poi attacco Nadal con il dritto, vantaggio interno, e 5-5. Che game, potrebbe essere stato decisivo per l’intera partita. Bravo Dimitrov a non disunirsi, servire solido, tenere a 30 e salire 6-5. Stecca un dritto Rafa, grande Grigor a rete, 15-40, i set point sono due consecutivi, e alla quinta occasione scappa in lunghezza un rovescio dello spagnolo, 7-5 Dimitrov e un set pari.

Cinque break in questo secondo set, tre subiti da Nadal, decisamente un dato non comune per un giocatore solido come lo spagnolo. Sfrutta l’onda dell’entusiasmo Grigor, al servizio in apertura di terzo set, tiene a zero spingendo convinto, 1-0 per lui. Le grida “Grisha, Grisha!” in tribuna si mescolano ai canonici “Vamos, Rafa!”, bravo Dimitrov a essere entrato in partita prima che fosse troppo tardi. A zero tiene la battuta anche Nadal, 1-1, poi arriva il rischio per Grigor, 30-40 nel terzo game, ma il bulgaro annulla la palla-break attaccando di dritto, poi un clamoroso doppio rimbalzo sul nastro gli dà il vantaggio interno, e un ace a 203 kmh a uscire il 2-1. Bravo a salvarsi Grigor, gioca bene, ma non può trovarsi in bilico un game di battuta su due. Bravo Rafa al servizio, subisce un super rovescio di Dimitrov, ma vince il secondo scambio al cardiopalmo del match, sempre con Grigor in difesa esaltante ma disperata, ed è 2-2. Come volevasi dimostrare, di nuovo in affanno Grigor alla battuta nel game successivo, 30-40 e palla break, trasformata da Nadal con una risposta aggressiva che provoca l’errore del bulgaro. 3-2 e servizio Rafa, che a essere onesti è appena appena meno discontinuo di Grigor, va spesso in difficoltà se ripagato con la sua stessa moneta (ovvero pressato da Dimitrov con il dritto sul rovescio), infatti arriva il 15-40, due palle del contro break, annullate però in modo brillante con un drittone e una buonissima chiusura a rete. Poi però errore non da lui su palla comoda, break point numero tre, serve&volley efficace, parità, gran Dimitrov in attacco, quarta palla break, e di nuovo il dritto dal centro a uscire, che qualche anno fa era una sentenza, gli scappa largo, ed è il quarto break subìto da Rafa, rientra nel set Grigor, va alla battuta con convinzione, tiene stavolta senza problemi, 4-3 per lui. In sicurezza tiene Rafa, con un ace centrale pareggia, 4-4, bene ancora Dimitrov, 5-4, forse hanno smesso di scambiarsi regali alla battuta a game alterni, si vedono buoni colpi e ottima intensità. 5-5 senza particolari sussulti, poi arriva la lotta sul servizio di Grigor, vantaggi, ma il bulgaro chiude senza correre altri rischi, 6-5 per lui. Uno spettatore colto da malore nella tribuna alla destra dell’arbitro ritarda la ripresa del gioco, per fortuna la persona si rialza e viene accompagnata fuori dagli addetti al soccorso, va alla battuta Nadal, picchia duro con servizio e dritto, 6-6, siamo al tie-break. Errore Grigor, 1-0 e minibreak, errore Rafa, 1-1, drittone Rafa, 2-1, pressione Rafa sul rovescio, 3-1 e minibreak, accelerazione Grigor, 3-2, attacco Rafa, 4-2, bel rovescio Grigor, 4-3 e contro minibreak, superscambio di entrambi, vinto da Rafa, 5-3 e minibreak, ace Grigor, 5-4, erroraccio di dritto Rafa, 5-5, di nuovo gran botte e gran scambio, errore Grigor, 6-5 e set point Rafa, pressione Rafa, 7-5 e due set a uno per lui. Il match è più interessante che bello, diversi errori di troppo in momenti importanti per tutti e due, certo anche gran cose soprattutto da fondocampo in pressione, alla fine è stato Nadal a mettere in campo quel tot di solidità in più e si trova giustamente in vantaggio.

Parte Rafa alla battuta nel quarto set, i primi tre game vanno via lisci per i giocatori al servizio, ma Nadal chiude in scioltezza dei dritti che nel secondo e nel terzo set a volte falliva, non è un bel segnale per Dimitrov, che si fa trascinare ai vantaggi sul 2-1, ma è bravo a spingere e pareggiare, 2-2. Bel match adesso, si stanno prendendo a pallate nel vero senso della parola, le ovazioni del pubblico si sprecano, serata splendida per atmosfera e passione sugli spalti. Super scambio chiuso dal passante lungolinea di Rafa con il rovescio, lo spagnolo tiene a 30, 3-2, altrettanto fa il bulgaro, 3-3, serve bene adesso Grigor, in particolare ottiene molto con lo slice da destra. “C’mon!”  di uno, e “Vamos!” dell’altro (non ritengo necessario specificare i nomi) a ogni punto, tiene Nadal e siamo 4-3. Serve solido e pareggia 4-4 Dimitrov, lo stesso fa Rafa (con bella palla corta vincente), 5-4 per lui. Bravo Grigor, si rifiuta di mollare, con mezzo mondo di appassionati di tennis (per l’esattezza, praticamente chiunque meno i tifosi suoi e i più ansiosi tra quelli di Federer), e l’intero sistema dei media e degli sponsor, che vogliono la finale tra Nadal e Federer con tutte le loro forze. Fosse una partita di calcio, gli avrebbero già fischiato tre-quattro rigori contro, per stare sul sicuro, ma fortunatamente il tennis è ben altra categoria di sport da quel punto di vista. Dimitrov, giustamente, se ne frega, tira due mazzate consecutive con il servizio, ace numero 14 e 15, e siamo 5-5. Non rallenta neppure Rafa, tiene a 30 e sale 6-5, continua a picchiare con il servizio e il dritto Grigor, 6-6 e tiebreak. Dopo i ribaltoni continui del secondo e terzo set, nel quarto non si è vista l’ombra di una palla break, giusta questa conclusione. Errore Grigor, 1-0, drittone Grigor, 1-1, rovescio vincente Grigor, 2-1, dritto vincente Rafa, 2-2, errore Rafa, 3-2 e minibreak, attacco e volée Grigor, 4-2, errore Rafa, 5-2 , errore Grigor, 5-3, volée Grigor, 6-3 e tre set point, passante Rafa, 6-4, servizio vincente Grigor, 7-4 e set per lui, siamo al quinto e decisivo parziale, sinceramente non si vede un favorito ora, l’equilibrio è sottile.

Apre il set finale Dimitrov, commette un paio di errori, si trova 15-40, due palle break pericolosissime, le annulla spingendo, poi tre parità alternate al vantaggio interno, vincenti ed errori di tutti e due, arriva una terza palla break Nadal, ancora bene in spinta Grigor per salvarsi, e alla fine dopo ben 16 punti il bulgaro va 1-0, era un game molto importante. In quello successivo è il turno di Rafa di andare in difficoltà, 0-30, poi sul 30 pari un sontuoso lungolinea di rovescio vincente di Grigor dà al bulgaro la palla break, fallita con una steccata di dritto, occasione enorme che rischia di rimpiangere, nel frattempo scampato il pericolo Rafa pareggia 1-1. Tengono entrambi due bei game di battuta, spettacolare un recupero in smash rovesciato di Grigor, che nel quinto game affronta palla break sul 30-40, ma non trema, tira due botte e si salva, 3-2 per lui. Bellissima partita adesso, stanno dando tutto entrambi e si vede. Molto solido ancora Rafa al servizio, 3-3, siamo a quattro ore e mezza di battaglia, ed è tutto da decidere. Ace Dimitrov (il numero 20) ad aprire il settimo game, poi un paio di incertezze, si va ai vantaggi, ma altri due drittoni vincenti sistemano le cose, 4-3 per lui, altissimo livello. Nel game successivo va 0-30 Nadal, poi lo smash di Dimitrov ottiene il 15-40, e due palle break che definire pesantissime è poco. Grande lungolinea di rovescio Nadal ad annullare la prima, volée di dritto a cancellare la seconda, viene giù lo stadio per gli applausi, ancora a rete Rafa, suo il vantaggio, e siamo 4-4. Drittone Rafa e doppio fallo di due metri Grigor, 0-30, ma è bravo Dimitrov sempre con il dritto, 30-30, poi il nastro gli porta lunga un’accelerazione, 30-40 e terribile palla break che Nadal trasforma passando di rovescio, 5-4 per lui, potrebbe essere la svolta decisiva. Spinge Rafa e trova gli errori di Grigor, 30-0, stecca un rovescio, 30-15, gran difesa e passante Grigor, 30-30, ace Rafa (questa è classe, tirarlo adesso dopo quasi 5 ore), match point, splendido Grigor in attacco e con lo smash ad annullarlo, 40-40, di nuovo ottima prima palla Rafa, match point numero 2, ma ancora bravissimo col dritto Grigor, parità, terzo servizio vincente da destra Rafa, e terzo match point. Quando scappa lungo il rovescio di Grigor crolla in ginocchio Nadal, all’appuntamento che cercavano entrambi ci è arrivato lui, lo attende domenica un evento che probabilmente va oltre la semplice assegnazione di un titolo del Grande Slam, per entrare nei libri di storia di questo sport. Ed è bellissimo che dall’altra parte della rete, ad aspettarlo, per viverlo insieme a lui, ci sia il giocatore con cui questa storia è stata scritta ed è diventata leggenda.

Ladies & gentlemen, ecco a voi Roger Federer contro Rafael Nadal.

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Al femminile

Osaka e Kvitova: l’Australian Open delle attaccanti

A Melbourne è andata in scena una eccezionale edizione dello Slam, che ha offerto diverse partite memorabili

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Naomi Osaka e Petra Kvitova - Australian Open 2019

Che torneo: lo Slam più bello degli ultimi anni. È sempre difficile valutare un avvenimento appena concluso e, a caldo, fare paragoni con il passato. Ma questa volta sono davvero convinto: non ricordo un Major recente altrettanto ricco di partite di qualità, capaci di regalare equilibrio, rovesciamenti di fronte, divertimento, ma soprattutto autentica sostanza tennistica. E non solo per merito delle due finaliste, Osaka e Kvitova, ma grazie anche ad altre protagoniste come Pliskova, Serena Williams, Halep, Hsieh, Barty, Giorgi.

È stato anche uno Slam che ha visto prevalere le attaccanti sulle difensiviste, ribaltando l’esito di dodici mesi fa, come si può dedurre dalla composizione delle semifinaliste: Wozniacki, Halep, Mertens e Kerber nel 2018. Osaka, Kvitova, Pliskova e Collins nel 2019. Sugli aspetti generali degli Australian Open 2019 tornerò con un secondo articolo, dedicato alle giocatrici che non sono riuscite ad arrivare sino in fondo, ma che meritano comunque di essere ricordate per quanto hanno saputo offrire. Per ragioni di spazio oggi comincio con le due finaliste; il resto a martedì prossimo.

Kvitova a Melbourne: un crudele déjà vu
Dopo la anomala stagione 2018, in cui Kvitova aveva vinto più di tutte a livello WTA (5 tornei) ma sempre fallito negli Slam, finalmente agli Australian Open 2019 Petra ha riconquistato la ribalta anche in un Major. E siccome nessun evento raccoglie lo stesso interesse di uno Slam, si è tornati a parlare della sue vicenda personale, caratterizzata dal complesso recupero fisico che ha dovuto attraversare dopo l’accoltellamento alla mano sinistra subito nel dicembre 2016. Evento determinante che oggi, a torneo finito, si somma ad altre questioni di tennis più lontane e troppo poco ricordate.

 

Penso infatti che se vogliamo provare a capire più profondamente la storia di Kvitova occorra allargare il quadro di riferimento, recuperando quanto le accadde proprio in Australia sette anni fa, nel 2012. Perché Petra a Melbourne ha subito diverse cocenti delusioni, ma una l’ha segnata in particolare: probabilmente il maggiore rimpianto della sua carriera. Torniamo al passato.

Nel gran caldo australiano diverse volte Kvitova ha perso match contro avversarie che sulla carta erano da battere. Sconfitte al primo o secondo turno, come quella nel 2018 contro Petkovic (che in quel momento era numero 98 del ranking), contro Gavrilova nel 2016 e soprattutto contro Kumkhum nel 2014, in une edizione che pure aveva affrontato con una forma fisica eccezionale, frutto della più dura e scrupolosa preparazione atletica mai svolta sino ad allora in off-season.

Ma è un’altra la sconfitta che Petra non ha mai del tutto metabolizzato, e che sono convinto si sia incisa, profonda come una cicatrice, nei suoi ricordi. Si tratta della semifinale del 2012, persa da favorita contro Maria Sharapova. Quella partita rappresenta una ferita mai del tutto sanata, tanto che forse quel match potrebbe essere diventato uno spartiacque rispetto al suo ruolo nel circuito femminile: da potenziale numero 1 del Tour a figura capace di grandi exploit, ma non sufficientemente consistente per essere la leader del movimento.

Oggi siamo abituati a percepire Kvitova come una tennista di grande talento ma non abbastanza continua per comandare il ranking. Ma nel gennaio 2012 le cose stavano in modo molto diverso. Ad appena 21 anni, nella stagione 2011 Kvitova aveva disputato otto finali (7 a livello WTA, 1 a livello ITF), e ne aveva vinte sei; non solo Wimbledon, ma anche Madrid e il Masters, oltre alla Fed Cup (che non assegna punti WTA). Per una manciata di punti non aveva concluso l’anno da numero 1 del mondo, ma un po’ tutti pensavano che il sorpasso nei confronti di Wozniacki sarebbe stato imminente; solo una questione di tempo.

Quel sorpasso Petra lo aveva mancato anche per scelte di programmazione fatte prima di sapere quanto poco le sarebbe bastato per arrivare in cima al mondo: per esempio la rinuncia al torneo di Roma 2011, perché aveva già preso l’impegno di giocare l’ITF di Praga. O la decisione di disputare l’Hopman Cup, una manifestazione che non assegna punti in classifica, all’inizio del 2012; e così la sua vittoria a Perth proprio contro Wozniacki non era servita a cambiare le gerarchie mondiali.

Prima degli Australian Open le sarebbe bastato arrivare in finale a Sydney per prendere il comando della classifica; ma si era fermata a un solo passo dal traguardo: aveva perso in semifinale contro Li Na dopo aver dominato il primo set e avere condotto di un break nel secondo (1-6, 7-5, 6-3). Una delle rare occasioni in cui l’aveva bloccata il braccino, in un confronto asimmetrico sul piano emotivo, visto che per Li Na quella partita non aveva particolare significato.

Racconto tutte queste circostanze per restituire la sensazione che si viveva in quel momento: un primato a portata di mano, tanto vicino quanto però sempre sfuggente. Poi era arrivato lo Slam, e le cose erano andate in modo sorprendentemente simile a quanto è successo qualche giorno fa. Ecco perché il 2019 si ricollega al 2012.
Alle fasi finali erano approdate più giocatrici con la possibilità di conquistare il numero 1; ma mentre per scalzare Wozniacki a Kvitova sarebbe bastato arrivare in finale, a Sharapova e Azarenka occorreva vincere il torneo. Le semifinali erano Azarenka contro Clijsters e, Kvitova contro Sharapova. Di nuovo a un solo match dal primato in classifica, Petra aveva perso da Sharapova in semifinale, in una partita caratterizzata dalla diversa capacità di gestione delle palle break: 5 occasioni per Sharapova, tutte convertite; 14 palle break per Kvitova, ma con appena 3 conversioni. Nemmeno l’essere stata in vantaggio di un break nel terzo set era bastato per vincere. Risultato: 6-2, 3-6, 6-4 per Masha. Come contro Li Na a Sydney, quel giorno Petra aveva giocato con troppa pressione, consapevole che quella partita avrebbe significato la conquista del primato in classifica, un traguardo che segna una carriera.

E anche se Kvitova non è mai entrata nel dettaglio di quel match, lo ha ricordato in diverse interviste come la sua peggiore sconfitta. Nella finale 2012 Azarenka vinse in scioltezza il suo primo Major (6-3, 6-0 a Sharapova) e poi avrebbe disputato una primavera fenomenale, a colpi di vittorie in serie che avrebbero reso definitivamente fuori portata il primato nel ranking per tutte le altre. Per Kvitova la leadership del movimento era ormai svanita.

Ecco perché quanto successo a Melbourne 2019 sembra un crudele déjà vu. Per come oggi è costruita la classifica di Petra (con i punti in scadenza di S. Pietroburgo e Doha), le possibilità di aspirare al numero 1 sono ridottissime, e dunque la delusione è stata doppia. Un aspetto che va tenuto presente per capire più a fondo le sue parole nella conferenza stampa di sabato scorso, quando ha confessato che le ci vorrà un po’ di tempo per assorbire la sconfitta contro Osaka.

Ma naturalmente sarebbe sbagliato dipingere l’avventura australiana 2019 di Petra solo a tinte fosche. Al di là della delusione in finale, rimane comunque il dato complessivo della vittoria a Sydney, e soprattutto del ritorno ad alti livelli nello Slam.
Un Australian Open che, a conti fatti, ha offerto un notevole squilibrio tra la parte alta del tabellone (quella di Osaka) e quella bassa (di Kvitova): mentre nella parte alta si succedevano partite di altissima qualità, in quella bassa le principali favorite si sono perse per strada, lasciando spazio a qualcosa di simile a uno one-woman show, che ha visto proprio Kvitova protagonista. Per arrivare in finale da testa di serie numero 8, Petra ha infatti affrontato una sola avversaria fra le prime 30 del mondo, Ashleigh Barty (numero 15); per il resto non ha dovuto fare altro che regolare giocatrici fuori dalle teste di serie; certo, lo ha fatto con grande autorevolezza, ma senza quasi poter dimostrare fino a che punto fosse in grado di giocare bene.

In più vanno considerate le questioni ambientali. È noto quanto Kvitova soffra le alte temperature, al punto che in certi giorni rischia di perdere più  per la difficoltà a esprimersi con il grande caldo che per la forza dell’avversaria. Un problema che però in questi Australian Open ha evitato per due circostanze fortunate e difficilmente ripetibili.
La prima: essendo arrivata in extremis a Melbourne dopo la vittoria di Sydney, ed essendo stata sorteggiata nella parte di tabellone che scendeva in campo per prima, è stata comprensibilmente tutelata dagli organizzatori, che l’hanno programmata il più tardi possibile (lunedì sera); e da allora ha giocato sempre a fine giornata (ad eccezione del match contro Anisimova), con temperature meno aggressive.

E quando invece, in semifinale contro Collins, era arrivato il momento della verità, con la partita fissata alle due del pomeriggio e oltre 35 gradi da affrontare, paradossalmente è stato proprio il caldo eccessivo a salvarla: sono subentrate le regole che prevedono la chiusura del tetto per salvaguardare la salute delle giocatrici. Quale differenza di rendimento ci sia tra la “Kvitova outdoor sotto il sole cocente” e la “Kvitova indoor”, lo abbiamo potuto sperimentare in modo semplice e diretto. Inclusa Danielle Collins, che dopo aver fatto partita pari con il tetto aperto (4-4), ha resistito ancora qualche game nelle fasi di aggiustamento alle nuove condizioni, ma poi nulla ha potuto una volta che Petra si è messa in carreggiata (7-6(2), 6-0).
Dunque sei match vinti senza perdere un set. E così, per capire fino a che livello Kvitova potesse giocare bene si è dovuta aspettare la finale contro Naomi Osaka, in un confronto inedito (non c’erano precedenti) che non ha deluso le aspettative.

a pagina 2: Naomi Osaka verso la finale: da Hsieh a Svitolina

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Australian Open

Pagelle: i padroni del mondo, il tramonto del Re e la speranza greca

Djokovic e Osaka trionfano confermandosi i più forti. L’incubo di Serena, il declino di Federer e l’avvento di Tsitsipas. Il solito Zverev e il sogno di Kvitova

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(foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)


Naomi Osaka 10
L’altra volta aveva trovato un’avversaria scorretta e fuori di testa che aveva provato a privarla del legittimo gusto della festa, stavolta dall’altra parte della rete c’era per sua fortuna una signora che non ha approfittato del momento in cui Naomi si è ricordata di essere così giovane. Due Slam di fila sono una cosa enorme, il numero 1 una conseguenza. Può dominare e il sospetto è che avrà tante occasioni per imparare anche a recitare un discorso di premiazione come si deve.

Petra Kvitova 9,5
C’è mancato davvero poco per avere il lieto fine alla favola di Petra, ma magari arriverà a Wimbledon, il posto del cuore. Sembrava non potesse più tenere in mano una racchetta e comunque non tornare a questi livelli. E invece è a un passo dalla vetta. Troppo buona, troppo dolce Petra per approfittare delle paure di Osaka sul più bello. Ma ha già vinto il suo Slam.

 

Il sonnellino di Ubaldo 10
Straordinario trappolone teso a Nadal, che ha abboccato come un totanone. Ha studiato a tavolino la finta sonnolenza per conquistare la ribalta mondiale. La prossima vittima sarà Federer, dinanzi al quale però occorrerà svenire in diretta tv con tanto di cappellino e sponsor in bella mostra. Scaltro come una faina.

Novak Djokovic 10
Se non ci fossimo trovati lì quel giorno di giugno mentre annaspava contro Cecchinato e sfuggiva iracondo alla stampa, preannunciando un possibile forfait per Wimbledon, penseremmo di parlare di due giocatori differenti. Ma in fondo, senza quella “vacanza” di un anno e mezzo scarso, staremmo qui a discorrere di un dominio senza precedenti. “Not too bad” per dirla alla Nole, ma ha tempo per…peggiorare, frantumando ogni record.

Rafael Nadal 9
Il primo degli umani. Che per uno come lui può sembrare una diminutio, ma considerando gli ultimi risultati sul cemento è un mezzo miracolo che sia arrivato in finale praticamente in carrozza. Ma arriverà la terra, ci sarà spazio per epiche battaglie tra i due. Certo, l’Australia gli regala un’altra amarezza: da quando provocò le lacrime di Roger sembra che gli Dei Down Under si divertano farlo soffrire. Rafa è un toro, ci riproverà. Ancora, ancora e ancora.

Camila Giorgi 6,5
Tutta un’altra Camila. Vince le partite che deve vincere, perde le partite che deve perdere, si sganascia dalle risate in sala stampa. Qualche rimpianto per l’ottimo match con Pliskova ma visto il torneo della ceca, non c’è motivo per essere tristi.

Roger Federer 5
Giocatore finito, eroe dimenticato. I suoi record vacillano e oramai nemmeno gli addetti ai controlli lo riconoscono. Quota cento resta un miraggio, forse gli conviene chiedere asilo nell’Italia a cinque stelle. Ha una sola speranza, che questa storia del passaggio di consegne nella sconfitta con Tsitsi così come lo fu con la sua vittoria su Pete, sia vera: il ventunesimo sarebbe cosa fatta…

Stefanos Tsitsipas e Roger Federer – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

La borsa di Busta 2
Errore arbitrale o no (più no che si in realtà), solidarietà al borsone maltrattato. O la borsa o la vita, ma Pablo ha perso la testa. Carreno, basta.

Serena Williams 5
Il suo problema è che quando chiamano in campo la numero uno, lei si lancia perché è davvero convinta di esserlo ancora. Siamo cattivi (ed anche maschilisti e razzisti, ovviamente) ma ci piace pensare che il Dio del tennis, offeso a New York dalla sua indegna sceneggiata, abbia voluto vendicarsi con la peggiore sconfitta della vita avanti 5-1, match point, fallo di piede, altri 3 match point…

Stefanos Tsitsipas 8,5
Federer ci avrà messo anche del suo, ma sono queste le partite in cui sbocciano i futuri campioni. Quanto sia lontano questo futuro è ancora presto per dirlo e in fondo lo stesso Roger vide trascorrere due anni dal Samprascidio prima di trionfare per la prima volta a Wimbledon. Tsitsifast va veloce, sembra avere tutte le carte in regola per arrivare al top, ma non dimentichiamo che lo scorso anno in semifinale qui c’erano Chung e Edmund…

Lucas Pouille 8
Il massacro in semifinale non deve far dimenticare lo splendido lavoro fatto da Amelie con questo ragazzo. Quasi persi Tsonga, Gasquet e Monflis, i galletti trovano sempre qualcuno da piazzarci davanti…

Le lacrime di Andy e Vika 8
Lacrime diverse, di addio, di dolore, di rimpianto, di amore, di frustrazione, di speranza, di passione. Li vediamo come eroi, li dipingiamo come divinità. Ma sono pur sempre ragazzi.

Il resto del mondo
Il suo compare greco lo ha lasciato piuttosto indietro, certo trovarsi sulla strada Nole non è il massimo, ma Denis Shapovalov (6) deve crescere in fretta, se non vuole perdere il treno.

Speravamo magari di non doverlo ritrovare tra “gli altri” ma Fabio Fognini (5,5) si è infranto sullo scoglio Carreno. Una bestia nera, non c’è che dire e anche se Fabio non punta più alla top-10 la stagione sulla terra può ancora essere la sua stagione. Brutto il ko di Marco Cecchinato (4,5) e chissà che non serva a spronarlo. Berrettini (6) ha pescato male dall’urna, Seppi (6) ha fatto il suo e non può fare sempre miracoli, ottimo Fabbiano (7) e bravo Travaglia (6,5).

Sascha Zverev (5) sembra voler dare per forza ragione al Direttore ogni qual volta si trova in uno slam, mentre Marin Cilic (5) si è sciolto alla Cilic. Ci si attendeva di più da Khachanov (5,5), mentre Daniil Medvedev (7) è stato quello che ha messo più in difficoltà Robo-Nole ed è da tenere d’occhio.

Sono crollate senza scusanti le torri Anderson (4) e Isner (4), mentre la bandiera della lost generation è stata tenuta discretamente alta da Raonic (6,5) e Nishikori (7) che però ha mostrato ancora una volta quanto lo sport faccia male alla salute. Bautista Agut (7,5) non si è accontentato di porre fine (forse) alla carriera di Murray ed è rifiorito a gennaio come di consueto, come un ciclamino.

Tra le ragazze, detto del superbo torneo di Pliskova (8,5) impreziosito dalla remuntada della vita su Serena, l’exploit lo ha fatto Collins (8), mentre Svitolina (6) si conferma piazzata ma non vincente. Non si poteva chiedere molto di più a Simona Halep (6,5) e alla sfortunata campionessa uscente Wozniacki (SV), decisamente si ad Ostapenko (3) e Kerber (4,5). Sussulti di orgoglio da Maria Sharapova (6,5), gioie di casa per Barty (7) e un’ipotesi di futuro strabiliante per Anisimova (7).

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Djokovic captures 7th Australian Open [VIDEO]


Due anni fui insultato sanguinosamente dai tifosi di Federer perché dopo l’editoriale scritto a caldo dopo la sua vittoria su Nadal, rimontando da 3-1 al quinto, non scrissi più abbastanza sul trionfo di Roger. Io mi trovo adesso in una situazione simile ad allora dopo l’impressionante dimostrazione di forza di Novak Djokovic che ha dominato Rafa Nadal come non gli avevo visto fare altro che nei quarti di finale di Parigi 2015, quando però il match era  – appunto – un quarto di finale e non una finale. E non era mai successo che Rafa Nadal in una finale di Slam, su 7 cui aveva preso parte perdendo a fronte delle 17 vinte, avesse preso tre set a zero. E con un punteggio quasi umiliante, appena 8 games fatti, 63 62 63.

 

Perché una situazione simile ad allora? Beh, perché chi ci legge non può sapere che anche se Djokovic ha vinto rapidamente fino a mezzanotte australiana non è venuto a parlare in conferenza stampa. Dopo di che noi di Ubitennis dovevamo registrare due video, trovando un interlocutore straniero di livello – si sono alternati in questi giorni gli inviati del New York Times, del Sunday Times, del Times, di Tennis Channel e Tennis.com, di un giornale di Belgrado e altri – quindi c’era da inviare l’articolo ai tre giornali del gruppo (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno), rispondere a varie radio che ci chiamano (Radio Sportiva, Radio Rai…), raccogliere tutte le nostre carabattole svuotando cassetti e armadietti, trovare transportation per arrivare a casa e scrivere ancora. Il tutto con almeno 35 kg di roba fra abbigliamento, computer, telecamera, treppiede, telefoni, libri…da trasformare in meno di 30 kg, fra valigia, trolley, borsa.

Per andare all’aeroporto nell’arco di poche ore. Tutto si ha fuorchè la giusta concentrazione per scrivere qualcosa di leggibile. Quindi anche questa volta avrei fatto volentieri a meno…ma si sarebbero arrabbiati i tifosi di Djokovic, accusandomi con tutta probabilità di non aver gradito la sua vittoria visto che mi imputano – per fortuna più anni fa che in tempi recenti – di essere UbiNadal.

In realtà io avevo continuato a dare favorito Djokovic pur essendo rimasto incredibilmente impressionato dalle performances di Nadal che aveva ridicolizzato tre Next Gen nel corso di un torneo immacolato, senza la perdita di un set fino alla finale; tuttavia mi aspettavo molto più equiilibrio, come tutti del resto. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare un Nadal dominato, strapazzato a quel modo. Con un solo punto strappato a Djokovic in cinque turni di servizio nel primo set, con altri cinque nel secondo e subendo in quei due set l’umiliazione di sei games persi a zero sul servizio di Nole con tre break subiti tutti a 15! Onestamente quasi incredibile. Nadal a fine match ha cercato di mascherare la delusione, non ha accampato scuse, infortuni di sorta, salvo dire che non si era illuso di essere già pronto dopo essere stato 4 mesi senza giocare un torneo.

Però neppure lui si aspettava di poter subire una batosta simile. Nessuno davvero poteva prevederla.  Soltanto dopo un’ora e tre quarti di strapazzamenti è riuscito a conquistarsi un breakpoint, ma ha sbagliato un rovescio e buonanotte. E’ apparso improvvisamente lento, falloso, incapace di giocare profondo…ma è stato Djokovic che lo ha preso alla gola, che non gli ha dato tregua e – come ha detto nel corso di una conferenza stampa in cui nel rispondere a una mia domanda ha suscitato l’ilarità generale imitando il mio accento  – “volevo cominciare bene nel match, e sono uscito dai blocchi con la giusta intensità, sono stato subito aggressivo, ho ottenuto un break cruciale già nel secondo game, salito 3-0 in meno di 10 minuti”.

Adesso si dovrebbe già archiviare questo successo e domandarsi: cosa succederà adesso? Beh, se qualcuno andasse a rileggere cosa scrissi nel 2015, ritroverebbe più o meno gli stessi pensieri, con la differenza che adesso Murray è praticamente uscito di scena – e fu invece capace di conquistare il trono del tennis – Federer si sta avvicinando ai 38 anni e anche i fenomeni devono fare i conti con il certificato anagrafico. E quanto a Nadal tutti gli infortuni che regolarmente o quasi gli impediscono di giocare per un’intera annata non possono essere ignorati.

I NextGen stanno facendo progressi, ma abbiamo visto come Nadal sia riuscito a dominarli perfino sulla sua superficie meno amata. Che punteggi avrebbe inflitto loro sulla terra rossa? Zverev è la vera incognita, perché negli Slam continua per ora a deludere. Prima o poi non lo farà più, ma intanto se vogliamo trovare un avversario capace di fermare questo Djokovic, dove andiamo a cercarlo? Certo anche nel 2011 e nel 2015 Nole sembrava una spanna superiore a tutti gli altri, irresistibile e destinato a vincere 3 Slam l’anno. Ma poi si è visto che previsioni di questo tipo non si possono fare perché anche i fenomeni alla Djokovic possono incorrere in problemi di varia natura: familiari? Fisici? Tecnici?

Per questo motivo discutere oggi se Djokovic possa o meno raggiungere i 17 Slam di Nadal – se avesse perso il gap sarebbe di 4, ora è soltanto di 2, è una bella differenza no? – o i 20 di Federer lascia il tempo che trova. Un anno fa Novak si è dovuto operare al gomito, in passato aveva avuto problemi al polso. Come si fa a prevedere quel che può succedere a lui e ai suoi più seri avversari?  Impossibile. Anche perché è la stessa età dei contendenti della Old-Gen che rende assurda qualsiasi ipotesi relativa a tornei di 4, 6 o 9 mesi più in là. A 25 anni Federer non si sarebbe mai fatto una lesione al menisco facendo il bagnetto ai figli, Djokovic non avrebbe avuto problemi al polso e al gomito, Nadal al ginocchio, al piede, al polso, all’addome. E vi risparmio le condizioni di del Potro, il re degli sfortunati. Bisognerebbe avere la palla di vetro del Mago Ubaldo per prevedere i sempre possibili infortuni dei big e i tempi degli stessi. E la loro eventuale contemporaneità.

Quindi, anche se è più banale, e sembro uno di quei giocatori che ripetono il solito mantra “Io guardo un avversario alla volta…no, non ho visto il tabellone (bugiardi!) “, se non si vuole rischiare di essere contraddetti ogni tre passi, è davvero giusto analizzare quel che è successo, constatare che un Djokovic così era assolutamente imbattibile – ma anche lì…Medvedev negli ottavi qualche problemino glielo aveva creato, spesso Novak era apparso in apnea …- ma anche ricordare che non tutti i giorni sono uguali. Ci si può svegliare in gran forma e l’indomani essere la brutta copia del giorno prima. Se Nadal serviva benissimo un giorno e malissimo il giorno dopo, beh, certo è anche colpa (o merito piuttosto) dell’avversario, ma è anche lui che non ha indovinato la giornata giusta.

Che Djokovic oggi debba essere considerato più forte di Nadal sul cemento mi sembra non lo si possa discutere. Ma che se giocassero di nuovo domani, o dopo domani, o fra una settimana, e il risultato sarebbe lo stesso…beh io non lo credo. E non lo crede neppure Nadal. Djokovic non so. Nadal non è sembrato quello vero, né quello dei giorni precedenti, né certo dei giorni migliori. Fino a che punto è stato un Djokovic macchina perfetta a ridurlo così, a trasformarlo in una vittima impotente e quasi irriconoscibile?

Sono i misteri del tennis, quelli che contribuiscono a renderlo affascinante. A tutti i livelli, se si pensa a quel che è successo nella finale Osaka-Kvitova a fine secondo set. O anche, a livelli più bassi, al 14-12 nel long tiebreak che ha visto il nostro bravissimo Lorenzo Musetti prevalere su Emilio Nava. Se a Lorenzo non fosse entrato il servizio sul matchpoint per Nava avremmo tutti scritto una storia diversa, certo meno entusiasta. E Djokovic non gli avrebbe detto: “Hai vinto grazie alla tua forza mentale”. Certo che c’è del vero in quel che ha detto Djokovic, ma certe frasi, certe verità, certe realtà, talvolta sono condizionate da un centimetro in più o in meno di una palla che entra oppure esce. Senza una vera ragione che giustifichi tutte le analisi che vengono fatte con il senno del poi. Del resto della caducità delle umane cose, e figurarsi dello sport, scriveva con ben altre qualità e profondità di pensiero, un certo Giacomo Leopardi. Che non era appassionati di tennis (anche se a Recanati c’è un suo nipote con il suo stesso cognome che lo è e non poco). Che pretendete da uno Scanagatta qualsiasi? 

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