La cannonata di Roberta Vinci

Tranquilli, non è passata al power tennis: si tratta soltanto del "privilegio" riservato alla campionessa di San Pietroburgo

Di Raoul Ruberti
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Paese (e torneo) che vai, usanza che trovi. Se di solito ai tennisti capita di assaggiare la cucina locale, o tenere in braccio animali esotici, chissà come si è sentita Roberta Vinci nel tornare a San Pietroburgo per difendere il secondo trofeo più prestigioso della sua carriera – perché il vassoio degli US Open sarà pure di consolazione, ma non c’è paragone – e scoprire cosa prevedeva il suo titolo di campionessa in carica. Un giro per la città innevata in compagnia di Kristina Mladenovic ma soprattutto la possibilità di… azionare un cannone!

Qualche bocca da fuoco d’epoca è conservata anche al Castello Aragonese di Taranto, casa di Roberta, ma questo era tutt’altra storia: un’arma da guerra in piena regola. Così, per una volta, è stata lei a trovarsi a sparare cannonate. Qualcosa che in campo non capita proprio spessissimo ma che sembra averla divertita assai. Senza però distrarla: nonostante il gelo della Russia a febbraio, la sua difesa del WTA Premier vinto lo scorso anno è partita al meglio, con il 6-4 al terzo set contro Timea Babos.

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