Coppa Davis: Skugor sorprende, Bautista pareggia. Serbia sul 2-0

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Coppa Davis: Skugor sorprende, Bautista pareggia. Serbia sul 2-0

Il tennista croato batte dopo una battaglia di 4 ore Carreno Busta, il nr.1 spagnolo supera agevolmente Pavic. Troicki batte solo al tie break del quinto set Khachanov, Djokovic soffre per un set poi approfitta del ritiro di Mevdevev. A Francoforte Darcis sorprende Kohlschreiber ma Alexander Zverev supera facilmente De Greef

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CROAZIA-SPAGNA 1-1 (Domenico Giugliano)

F. Skugor b. P. Carreno Busta 3-6 6-3 6-4 4-6 7-6(6) 

Ad Osijek torna in campo per il primo turno del Wordl Group, la finalista della scorsa edizione della Coppa Davis, la Croazia. Tuttavia, il capitano Krajan deve rinunciare a Cilic, Coric, Karlovic e Dodig ed ecco che nel primo singolare contro la Spagna, orfana di Nadal, è Franko Skugor, numero 223 del mondo, a sfidare Pablo Carreno Busta. Nel primo set la svolta arriva tra il quinto e sesto gioco, quando Skugor non trasforma 5 palle break, di cui tre consecutive e nel game successivo perde il servizio a zero. Carreno porta a casa il parziale per 6-3 in 33 minuti. A sorpresa nel secondo set è Skugor ad andare avanti di un break nel sesto gioco. Il croato non trema, non concede palle break, e complice un Carreno molto falloso, ben 13 errori non forzati, chiude il parziale per 6-3 in 39 minuti. Skugor sfrutta il momento positivo anche nel terzo set. Break subito al primo game, si fa rimontare sul 2-2, ma nel gioco successivo, grazie ad un bel dritto vincente, stacca di nuovo Carreno chiudendo il set in 43 minuti con il punteggio di 6-4. Nel quarto set regna l’equilibrio e cresce il livello di gioco da parte soprattutto di Carreno, che regala poco al servizio e commette pochi errori da fondo. L’unica palla break arriva al decimo gioco per lo spagnolo che la sfrutta e si aggiudica il set per 6-4. Sulla scia del quarto set, e approfittando della stanchezza fisica e mentale di Skugor, Carreno ottiene subito il break nel secondo gioco del set decisivo volando in soli 8 minuti sul 3-0, ma sul più bello lo spagnolo si distrae, gioca un pessimo game sul 5-3, quando serve per chiudere il match, rimettendo in partita il giocatore di casa. Sul 4-5 Skugor va al servizio con molta pressione, concede tre match point che annulla con un servizio vincente, un errore a rete di Carreno e un bel dritto vincente ottenendo dopo un game durato 12 minuti il 5-5. Il match si decide al tiebreak. Skugor parte subito forte con il minibreak portandosi sul 3-0. Il croato si procura due match point sul 6-4. Il primo se ne va grazie ad un ottimo dritto di Carreno, che annulla poi il secondo con il servizio. Skugor non si arrende e si procura un terzo match point che questa volta sfrutta chiudendo dopo 4 ore esatte di battaglia. Una grande impresa quella del croato che ha approfittato di un distratto Carreno, autore di 66 errori gratuiti. Un bel colpo per la Croazia che resta sfavorita ma che ha dato segni di vita nonostante, sulla carta, non dovesse conquistare neanche un match in questo week end. Pessima la prestazione di Carreno Busta che dovrà meditare tantissimo dopo l’esito di questo incontro.

 

R. Bautista Agut b. A. Pavic 6-4 6-2 6-3

Nel secondo match di giornata si affrontano ad Osijek, Roberto Bautista Agut e Ante Pavic, numero 486 della classifica ATP. Si tratta del primo confronto tra i due giocatori, non ci sono precedenti. Il primo set è equilibrato ed a sorpresa il primo ad avere occasioni è Pavic che non sfrutta due palle break bel terzo gioco. Nel finale di set Bautista strappa la battuta a Pavic sul 4-3 ma riconsegna il break nel game successivo. Bautista nel decimo gioco prende in mano l’iniziativa è al terzo set point chiude 6-4 in 42 minuti di tennis altalenante ma che ha mostrato un ottimo Pavic al servizio con ben 5 aces. Bautista sente l’odore del sangue e azzanna la partita alla giugulare ad inizio secondo set volando in 10 minuti sul 3-0. Il set procede con un Bautista solido al servizio che va ai vantaggi solo in un’occasione e chiude 6-2 in poco più di mezz’ora di gioco. Nel terzo set Pavic riprende coraggio e crea qualche problema al suo avversario. Il quale salva una palla break in apertura e poi manca il colpo del ko nel game successivo mancando a sua volta due opportunità del 2-0. Bautista Agut si salva ancora sul 2 pari annullando due palle break, poi però nel game successivo opera lo strappo decisivo salendo sul 4-2 alla quarta palla break a disposizione. Lo spagnolo amministra con calma il vantaggio e regala il sospirato 1-1 alla sua squadra.

SERBIA-RUSSIA 2-0 (Paolo Di Lorito)

V. Troicki b. K. Khachanov 6-4 6-7(3) 6-3 1-6 7-6(6)

Nello Sport Center Cair della città di Nis, in Serbia, scendono in campo il numero 1 russo Khachanov contro il numero 2 serbo Trocki. Il giovane è al suo quarto match di singolare in Coppa Davis, mentre il trentunenne di Belgrado ne ha giocati ben 26. Karen è molto promettente e di lui ne avevamo già parlato in passato, oggi però il suo gioco, nonostante a tratti sia stato di grande qualità, è parso altalenante. Nel primo game commette un paio di errori da fondo e un doppio fallo che gli costano subito il break, e questo game si rivelerà decisivo per il set perso 6-4. Trocki fa valere la sua maggior esperienza soprattutto dal punto di vista tattico, cercando spesso il colpo meno forte del suo avversario, il rovescio, e non disdegna le discese a rete. Nel secondo set invece si distrae, va sotto 0-3 e salva addirittura 3 palle del 0-4. Da lì in poi cerca di risalire senza farsi prendere dal nervosismo e il match diventa combattutissimo; Karen continua ad essere pericoloso da fondo ma è ancora troppo incostante. Entrambi non sfruttano delle chance per chiudere prima del tie-break, e giunti sul 6 pari gli errori tornano ad essere protagonisti. Troicki è quello che ne commette di più e dopo 2 ore si va un set pari. All’inizio del terzo parziale Victor parte speditissimo e conquista immediatamente un break a 0 che non lascerà più, fino a chiudere 6-3 in disinvoltura.

Il quarto segue un andamento simile anche se a parti invertite: Khachanov è solidissimo sia alla battuta che in risposta e, complice anche un problema alla schiena del serbo, il parziale scivola via 6-1. L’ultimo set è una vera lotta a viso aperto; i due tennisti danno il massimo con la battuta e il primo ad avere delle palle break è il russo nel terzo game, tuttavia due servizi vincenti di Troicki riaccendono l’entusiasmo nel pubblico. Nel game successivo, il più lungo di tutti, tocca a lui non sfruttare delle palle break, addirittura 4, alcune annullate da magnifici vincenti di Khachanov. Nonostante la stanchezza e i crampi, il match va avanti a ritmi spediti e in questi momenti vengono giocati i più bei punti dell’incontro. Sul 5-4 il serbo trova delle efficacissime soluzioni con il rovescio lungolinea che lo portano a match point per 3 volte, e per 3 volte il russo si salva con coraggio. Dopo qualche altro sussulto si giunge al tie-break decisivo dove Khachanov parte come meglio non poteva: uno sventaglio imprendibile e due ace. Tutto torna in equilibrio però quando proprio lui di dritti ne sbaglia due consecutivi. Sul 5-5 lo schema servizio-dritto sorride di nuovo al russo, il suo primo match point però viene annullato dalla battuta di Victor. Quest’ultimo alla fine, limitandosi a mantenere la palla profonda, riesce a chiudere questa battaglia dopo 4 ore e mezza, con molta più fatica di quanto ci si aspettava.

N. Djokovic b. D. Mevdevev 3-6 6-4 6-1 1-0 rit.

Di nuovo un giovane contro un esperto in questo secondo match di singolare tra Serbia e Russia. Per Medvedev è addirittura l’esordio assoluto in Coppa Davis e il suo avversario odierno è Djokovic, unico top 10 che ha risposto presente alla convocazione della sua nazionale. Novak parte in maniera lenta e contratta, subisce il break nel game di apertura, e dopo appena tre giochi è costretto a chiamare un medical time-out per un problema alla spalla destra. Quando il gioco riprende le cose non cambiano di molto: nei primi 5 game assistiamo ad altrettanti break. Il servizio di Medvedev è debole e non raggiunge velocità e elevate, tuttavia i suoi colpi piatti da fondo sanno essere precisi e penetranti. Raramente cerca le righe, bensì preferisce un gioco più sicuro che limita di molto gli errori. Djokovic invece sembra affannato e ci mette un po’ a carburare, tant’è che più volte con sbracciate plateali invita il pubblico ad incitarlo. Medvedev continua a svolgere il suo compito diligentemente e ogni tanto riesce anche a piazzare delle zampate vincenti di rovescio. Sul 5-3 il serbo va al servizio ma continua a commettere troppi errori, e con un doppio fallo e dei dritti larghi se ne va il primo set. Nel secondo parziale lo stato confusionale del serbo continua e difatti si ritrova sotto 3-0. Il match però comincia a farsi più fisico e Daniil, nonostante sia passata solo un’ora di gioco, inizia già ad accusare un po’ di stanchezza, perde terreno e spesso è in ritardo sulla palla. Djokovic più di grinta che di tecnica riesce a ribaltare il punteggio e vincere il set 6-4.

Nel terzo set le condizioni fisiche di Medvedev peggiorano, i crampi lo colpiscono all’improvviso impedendogli quasi di muoversi e il break è inevitabile; sul 3-1 sotto il russo è addirittura costretto ad accasciarsi a terra per il dolore. Sottolineiamo che per lui questo è il secondo match in carriera al meglio dei 5 set, dopo il primo turno perso due settimane fa in Australia da Escobedo. Ormai non c’è più partita, il ventenne di Mosca si trascina da una parte all’altra del campo senza più energia e all’inizio del quarto set decide di ritirarsi. La prestazione di Djokovic risulta comunque di difficile interpretazione considerando come si sono evolute le cose. Interessante ricordare come nell’unico precedente tra le due nazioni nel 2008, l’attuale capitano-giocatore della Serbia Zimonjic scese in campo nel secondo singolare proprio per sostituire un acciaccato Djokovic. Il veterano doppista in quell’occasione perse da Davidenko, vero protagonista di quel week-end.

GERMANIA-BELGIO 1-1 (Matteo Polimanti)

S. Darcis b. P.Kohlshreiber 6-4 3-6 2-6 7-6(2) 7-6(5)

Alla Fraport Arena di Francoforte va in scena la sfida di primo turno tra i padroni di casa della Germania, grandi favoriti della vigilia ed il Belgio orfano del loro numero 1 David Goffin. Per il primo incontro scendono in campo Philipp Kohlschreiber, preferito al giocatore del momento Misha Zverev, e Steve Darcis, in quello che è sicuramente il match chiave dell’intera sfida in quanto le residue chanche dei belgi passano obbligatoriamente per questo singolare di apertura. I due tennisti incrociano le racchette per la seconda volta in carriera, con il tedesco che si era aggiudicato l’unico precedente giocato in Australia nel 2013; la partenza è a favore di Darcis, infatti dopo i primi game di studio è il belga che prende in mano il pallino del gioco e con numerose ed efficaci sortite a rete allunga 5-2 con doppio break; Kohlschreiber tenta di rifarsi sotto, accorcia sul 4-5 ma Steve chiamato a servire per la seconda volta per il parziale non trema e chiude con un servizio vincente il set. La sensazione però è che il tedesco, nonostante la falsa partenza, abbia più soluzioni a sua disposizione; nel secondo set infatti scappa subito 3-0 e mantiene comodamente il vantaggio, aggiudicandosi il parziale per 6-3, non concedendo nemmeno una palla break a Darcis; il terzo segue la falsariga del set precedente, Kohlschreiber non si lascia più sorprendere dal gioco spumeggiante del belga, strappa di nuovo il servizio all’avversario nel game di apertura, concedendogli solamente 5 punti nei suoi turni di battuta; sul 2-5, Darcis, con due deleterie palle corte regala il parziale al tedesco; la situazione è così ribaltata con la Germania avanti 2 set a 1 dopo 1 ora e 50 minuti di gioco.

Tutto lascerebbe pensare ad un assolo della Germania anche nel quarto set, ma da qui inizia lo psicodramma di Kohlschreiber; Darcis perde la battuta sul 2-2 ma riesce a recuperare grazie ad uno scriteriato game di battuta del tedesco, riportandosi in parità sul 4-4 quando ormai l’incontro sembrava finito; i game di battuta del numero 58 del mondo sono tutti lottati, ma alla fine riesce ad issarsi al tie break; quando sarebbe arrivato il momento di chiudere un match in realtà dominato, “Kohli” inanella una serie tremenda di errori non forzati e regala il tie break, conclusosi 7-2, a Darcis. Si arriva così a un quinto set insperato per il belga, sempre costretto a inseguire dal secondo parziale in poi; infatti anche nel parziale decisivo Kohlschreiber sale 3-0, dando l’impressione di non essere più in vena di regali; tuttavia il tedesco non riesce ancora una volta a compiere l’allungo decisivo e regala il contro-break sul 4-2 a suo favore; Darcis mette a segno 4 game di fila e sul 5-4 ha la possibilità di chiudere l’incontro; anche il belga però trema nel momento decisivo e rimette in carreggiata un ormai sconsolato Kohlschreiber; il quinto set viene quindi deciso dal tie break (dallo scorso anno in Davis non si procede più ad oltranza nel parziale finale). Si seguono i servizi fino al 6-5 Darcis quando il tedesco, chiamato ad annullare il match point con la battuta, dopo un’ottima prima di servizio spedisce un comodo dritto in rete, regalando un punto insperato al Belgio.

A. Zverev b. A. De Greef 6-3 6-3 6-4

Dopo il vantaggio belga, Alexander Zverev, numero 1 della Germania è obbligato a vincere il suo singolare contro Arthur De Greef, numero 143 delle classifiche mondiali, preferito sorprendentemente al mancino Bemelmans, lasciato riposare per il doppio di domani. Il baby fenomeno tedesco –tornato in campo ufficialmente per la prima volta dopo la battaglia persa in Australia contro il futuro finalista Rafa Nadal– non delude e dispone facilmente del malcapitato De Greef in tre set. Arthur è un giocatore talentuoso, frequenta prevalentemente il circuito challenger e a livello tecnico dispone di due buoni fondamentali e un notevole rovescio in back nonostante giochi il fondamentale con due mani; l’ostacolo odierno è però insormontabile per il ventiquattrenne di Bruxelles. Sasha è devastante al servizio, nel primo parziale mette a segno 6 ace in 4 turni di battuta e con un break in apertura e uno in chiusura si aggiudica il primo set per 6-3 in 26 minuti. Il secondo set è più combattuto, nelle fasi iniziali del parziale infatti è il belga ad avere più chanche di break con Zverev obbligato a ricorrere al solito servizio per salvarsi; il tedesco annulla tre palle break e alla prima occasione sul 4-3 strappa la battuta a De Greef, grazie a due vincenti di rovescio sublimi e chiude il set con lo stesso punteggio del precedente. Il terzo parziale, anche se finirà con un passivo inferiore rispetto agli altri due è forse quello meno combattuto, il numero 22 del mondo è in totale controllo dell’incontro e una volta effettuato il decisivo break nel sesto gioco si limita a controllare i suoi turni di battuta; 6-3 6-3 6-4 il risultato finale per Zverev. La sfida al termine della prima giornata è quindi in parità, tuttavia la Germania è ancora ampiamente favorita, molto importante il doppio di domani con Darcis, molto probabilmente impegnato con Bemelmans chiamato ad un’altra impresa; da ricordare come la vincente di questo primo turno affronterà o l’Argentina o l’Italia nei quarti ad aprile.

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Coppa Davis

L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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Coppa Davis

Coppa Davis: Medvedev batte Cilic, RTF campione

Marin Cilic regge un set poi Medvedev corre tranquillo verso la vittoria. È la terza Coppa Davis per la formazione russa

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Daniil Medvedev - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Era la squadra favorita dall’inizio della manifestazione e ha confermato le previsioni: la Russian Tennis Federation si aggiudica la Coppa Davis 2021 battendo la Croazia per 2-0. La rivelazione di queste Finals, il ventitreenne di Spalato Borna Gojo, non è riuscito nell’impresa di battere anche Andrey Rublev, in realtà arrivato all’appuntamento di Madrid in condizioni ben diverse da quelle espresse nella prima parte della stagione, ma pur sempre numero 5 del mondo e autore di un’ottima prestazione in semifinale contro Dominik Koepfer. Mancata la ciliegina quasi impossibile sulla torta confezionata dal campione a squadre NCCA 2018, il tie ha imboccato ancor più inesorabilmente la strada di Mosca; subito dopo, infatti, Daniil Medvedev ha superato come da copione Marin Cilic, portando l’Insalatiera in Russia per la terza volta dopo i successi del 2002 e del 2006.

D. Medvedev b. M. Cilic 7-6(7) 6-2

Tocca a Daniil Medvedev il compito di sigillare la finale con il secondo singolare per evitare che la sfida si prolunghi al doppio, situazione che invertirebbe i favori del pronostico in virtù della formidabile coppia croata Pavic/Mektic. Il numero 2 del mondo non delude e batte Marin Cilic in un’ora e mezza, peraltro confermando l’esito dei due precedenti – l’ultimo quest’anno a Wimbledon rimontandogli due set. Sceso per la prima volta in campo sullo 0-1 in queste Finals, Cilic ha offerto una prestazione complessivamente buona, ma sarebbe stato necessario raggiungere e mantenere quei momenti migliori visti contro Jannik Sinner per poter davvero avere una chance contro un Medvedev che ha concesso una sola palla break, prontamente annullata. Un primo set di buon livello con Marin che ha creato qualcosa di più, ma ha regalato qualcosa di troppo con il dritto, il fondamentale che gli porta vincenti ma che tende anche a risentire dei momenti di tensione. Percentuale di prime croate in calo e secondo parziale molto più agevole il secondo parziale per un Medvedev che, viepiù solido e tranquillo, si è diretto quasi indisturbato verso la vittoria.

 

IL MATCH – Si comincia con entrambi tengono con estrema facilità i propri turni di battuta, nonostante Medvedev non metta tante prime in campo. Come d’abitudine, il russo sceglie di rispondere da parecchio lontano, ben oltre la scritta Davis Cup. Al settimo game, due dritti steccati di Cilic e un altro gratuito con lo stesso fondamentale danno all’avversario un’opportunità del sorpasso, ma senza tremare il trentatreenne di Medjugorje si affida alle accelerazioni per risolvere la situazione. Rincuorato da quanto appena fatto, Marin cerca ancora qualche cambio di ritmo – idea in genere sempre ottima contro il ventiquattrenne moscovita – e al gioco successivo è lui a procurarsi il 30-40, ma una buona seconda esterna rimette a posto le cose. Buona l’interpretazione del match da parte di Cilic che propone qualche slice con il rovescio, finge di rifugiarsi in una remata per poi accelerare senza preavviso, cerca angoli con il dritto, non teme di cambiare in lungolinea né, pur facendolo meno di quanto potrebbe, di prendere la rete. Medvedev è nei panni sé stesso, ottiene indispensabili punti diretti con il servizio, mette a segno qualche dritto storto, spaventa quando si allunga lo scambio sul ritmo.

Arriva così il tie-break, caratterizzato dalla posizione particolarmente conservativa di Daniil, tanto che sono interamente lasciati nelle mani croate un paio di scambi di mini-break. Medvedev si affida a due prime che non tornano indietro per arrivare a set point che si vede annullato da uno smash non banale. Una seconda palla per chiudere, gentilmente offerta da un comodo dritto in corridoio a campo sguarnito, se ne va con il doppio fallo russo, ma è buona la terza: errore in palleggio di Cilic con il rovescio (sarà forse il primo con quel fondamentale?) e RTF a un solo set dal trionfo.

Si riparte allo stesso modo del primo parziale, con i turni di battuta che vanno via veloci. In realtà, però, il quarto gioco che pareva confermare la tendenza si complica; un bel dritto profondo, un rovescio lungolinea e Daniil si prende il 3-1, subito confermato. La salita per Cilic e la sua squadra si è ormai fatta ripidissima e neppure lui sembra crederci di fronte a un Medvedev che, com’è ovvio, lascia partire i suoi colpi senza più alcuna pressione. Altro break ed è 6-2: la vittoria numero 63 in stagione di Daniil vale la Coppa Davis alla RTF.

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Coppa Davis

COPPA DAVIS, Finale: troppo Rublev per Gojo, 1-0 Russia

Il russo concede le briciole sul suo servizio e chiude in due set, 6-4 7-6(5). Gojo comunque encomiabile. Ora Medvedev può conquistare il titolo battendo Cilic

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(Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

COPPA DAVIS, Finale
RUSSIA-CROAZIA 1-0

A. Rublev b. B. Gojo 6-4 7-6(5)

Come da previsioni la finale 2021 della Coppa Davis inizia con la sfida tra Andrey Rublev e Borna Gojo, i due numeri 2 di Russia e Croazia.

 

Martic non rinuncia a quello che potremmo definire l’MVP di queste Finals. Un solo precedente tra i due, quello delle Finals 2019 con la vittoria con un doppio 6-3 di Rublev. C’è curiosità nel vedere come Gojo, dopo aver fatto fuori il nr. 61 Atp Popyrin, il numero 27 Sonego e il numero 33 Lajovic, si comporterà con il numero 5 del mondo. L’asticella si alza e non poco.

Il primo gioco con Gojo al servizio è già una battaglia. Scambi infiniti da fondo campo, con il tennista croato che risponde con veemenza alle bordate del suo avversario. Rublev risale dal 40-15 e si procura una palla break ma poi sbaglia un comodo rovescio e Gojo con due servizi vincenti porta a casa la battuta. Rublev non batte ciglio, tiene la battuta a zero e si procura una nuova palla break nel terzo gioco. Ancora bravo il tennista croato che piazza due ace intervallati da un servizio vincente e va sul 2-1. Seguono tre giochi consecutivi tenuti a zero da chi serve, sul 3-3 però Rublev mette la freccia. Il russo riesce a rispondere meglio, tiene gli scambi lunghi, cambia anche un po’ il ritmo degli scambi e mette in difficoltà Gojo che commette tre gratuiti e concede il break. Il numero 2 del mondo procede spedito sul proprio servizio, cede il primo punto alla risposta commettendo un doppio fallo nell’ottavo gioco e il secondo sul 5-4 40-0 complice una risposta incredibile di Gojo che pizzica la linea del corridoio. Ma è troppo poco, il secondo set point è quello buono, Rublev piazza il secondo ace del set e chiude in 35 minuti 6-4. Gojo fa quel che può ma al momento il suo avversario non gli sta concedendo alcuna possibilità di entrare in partita.

Rublev prova a dare la mazzata definitiva alla partita all’inizio del secondo set ma Gojo grazie ad uno splendido servizio si salva alla grande. Il russo ha due palle break nel gioco d’apertura, ma il suo avversario gliele annulla e tiene la battuta grazie anche a 4 ace. E poi ne ha 3 consecutive sullo 0-40 nel terzo gioco, ma Gojo si riporta in parità e poi mette altri due ace per il 2-1. Rublev concede sempre pochissimo al servizio, ma il numero 2 croato nemmeno scherza e soffre solo nel nono game quando si trova 15-30 prima di recuperare nuovamente e issarsi sul 5-4. Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Gojo va ancora una volta sotto 15-30 nell’undicesimo gioco ma Rublev stecca due diritti e facilita il compito del tennista croato che non molla e si garantisce il tie break. Il russo non concede tanto per cambiare nulla e tie break sia.

Il croato lo inizia nella maniera peggiore, doppio fallo, probabile figlio della tensione che sale sempre di più. Gran voleé di Rublev in allungo, 2-0. Ma Gojo non ci sta, si difende alla grande con il diritto e costringe il suo avversario all’errore, 2-1. Il croato serve benissimo ma lascia una risposta di Rublev nettamente dentro, errore sanguinoso, 3-1 Russia. Gratuito di rovescio di Rublev, Gojo resta attaccato al match, 3-2 Rublev. Stavolta il gratuito di rovescio lo commette il croato, 4-2 Rublev e si cambia campo. I due tennisti stanno profondendo il massimo sforzo, fisico e psicologico. La tensione attanaglia anche il tennista russo che commette ancora un gratuito e Gojo recupera un altro minibreak, 4-3 Croazia, che diventa 4-4 con un servizio vincente, primo aggancio nel tie break per il nr. 279 del mondo. Il quale non si ferma e con un ace sigla il 5-4, davvero bravo Gojo. Rublev si salva alla grandissima da un attacco di Gojo con un diritto lungolinea vincente, 5-5. Arriva il primo match point Russia dopo l’ennesimo diritto vincente di Rublev, 6-5. Gojo sbaglia un rovescio incrociato e dopo 1 ora e 33 minuti. 1-0 Russia ma tanti applausi a Borna Gojo, davvero encomiabile

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