Coppa Davis: Skugor sorprende, Bautista pareggia. Serbia sul 2-0

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Coppa Davis: Skugor sorprende, Bautista pareggia. Serbia sul 2-0

Il tennista croato batte dopo una battaglia di 4 ore Carreno Busta, il nr.1 spagnolo supera agevolmente Pavic. Troicki batte solo al tie break del quinto set Khachanov, Djokovic soffre per un set poi approfitta del ritiro di Mevdevev. A Francoforte Darcis sorprende Kohlschreiber ma Alexander Zverev supera facilmente De Greef

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CROAZIA-SPAGNA 1-1 (Domenico Giugliano)

F. Skugor b. P. Carreno Busta 3-6 6-3 6-4 4-6 7-6(6) 

Ad Osijek torna in campo per il primo turno del Wordl Group, la finalista della scorsa edizione della Coppa Davis, la Croazia. Tuttavia, il capitano Krajan deve rinunciare a Cilic, Coric, Karlovic e Dodig ed ecco che nel primo singolare contro la Spagna, orfana di Nadal, è Franko Skugor, numero 223 del mondo, a sfidare Pablo Carreno Busta. Nel primo set la svolta arriva tra il quinto e sesto gioco, quando Skugor non trasforma 5 palle break, di cui tre consecutive e nel game successivo perde il servizio a zero. Carreno porta a casa il parziale per 6-3 in 33 minuti. A sorpresa nel secondo set è Skugor ad andare avanti di un break nel sesto gioco. Il croato non trema, non concede palle break, e complice un Carreno molto falloso, ben 13 errori non forzati, chiude il parziale per 6-3 in 39 minuti. Skugor sfrutta il momento positivo anche nel terzo set. Break subito al primo game, si fa rimontare sul 2-2, ma nel gioco successivo, grazie ad un bel dritto vincente, stacca di nuovo Carreno chiudendo il set in 43 minuti con il punteggio di 6-4. Nel quarto set regna l’equilibrio e cresce il livello di gioco da parte soprattutto di Carreno, che regala poco al servizio e commette pochi errori da fondo. L’unica palla break arriva al decimo gioco per lo spagnolo che la sfrutta e si aggiudica il set per 6-4. Sulla scia del quarto set, e approfittando della stanchezza fisica e mentale di Skugor, Carreno ottiene subito il break nel secondo gioco del set decisivo volando in soli 8 minuti sul 3-0, ma sul più bello lo spagnolo si distrae, gioca un pessimo game sul 5-3, quando serve per chiudere il match, rimettendo in partita il giocatore di casa. Sul 4-5 Skugor va al servizio con molta pressione, concede tre match point che annulla con un servizio vincente, un errore a rete di Carreno e un bel dritto vincente ottenendo dopo un game durato 12 minuti il 5-5. Il match si decide al tiebreak. Skugor parte subito forte con il minibreak portandosi sul 3-0. Il croato si procura due match point sul 6-4. Il primo se ne va grazie ad un ottimo dritto di Carreno, che annulla poi il secondo con il servizio. Skugor non si arrende e si procura un terzo match point che questa volta sfrutta chiudendo dopo 4 ore esatte di battaglia. Una grande impresa quella del croato che ha approfittato di un distratto Carreno, autore di 66 errori gratuiti. Un bel colpo per la Croazia che resta sfavorita ma che ha dato segni di vita nonostante, sulla carta, non dovesse conquistare neanche un match in questo week end. Pessima la prestazione di Carreno Busta che dovrà meditare tantissimo dopo l’esito di questo incontro.

 

R. Bautista Agut b. A. Pavic 6-4 6-2 6-3

Nel secondo match di giornata si affrontano ad Osijek, Roberto Bautista Agut e Ante Pavic, numero 486 della classifica ATP. Si tratta del primo confronto tra i due giocatori, non ci sono precedenti. Il primo set è equilibrato ed a sorpresa il primo ad avere occasioni è Pavic che non sfrutta due palle break bel terzo gioco. Nel finale di set Bautista strappa la battuta a Pavic sul 4-3 ma riconsegna il break nel game successivo. Bautista nel decimo gioco prende in mano l’iniziativa è al terzo set point chiude 6-4 in 42 minuti di tennis altalenante ma che ha mostrato un ottimo Pavic al servizio con ben 5 aces. Bautista sente l’odore del sangue e azzanna la partita alla giugulare ad inizio secondo set volando in 10 minuti sul 3-0. Il set procede con un Bautista solido al servizio che va ai vantaggi solo in un’occasione e chiude 6-2 in poco più di mezz’ora di gioco. Nel terzo set Pavic riprende coraggio e crea qualche problema al suo avversario. Il quale salva una palla break in apertura e poi manca il colpo del ko nel game successivo mancando a sua volta due opportunità del 2-0. Bautista Agut si salva ancora sul 2 pari annullando due palle break, poi però nel game successivo opera lo strappo decisivo salendo sul 4-2 alla quarta palla break a disposizione. Lo spagnolo amministra con calma il vantaggio e regala il sospirato 1-1 alla sua squadra.

SERBIA-RUSSIA 2-0 (Paolo Di Lorito)

V. Troicki b. K. Khachanov 6-4 6-7(3) 6-3 1-6 7-6(6)

Nello Sport Center Cair della città di Nis, in Serbia, scendono in campo il numero 1 russo Khachanov contro il numero 2 serbo Trocki. Il giovane è al suo quarto match di singolare in Coppa Davis, mentre il trentunenne di Belgrado ne ha giocati ben 26. Karen è molto promettente e di lui ne avevamo già parlato in passato, oggi però il suo gioco, nonostante a tratti sia stato di grande qualità, è parso altalenante. Nel primo game commette un paio di errori da fondo e un doppio fallo che gli costano subito il break, e questo game si rivelerà decisivo per il set perso 6-4. Trocki fa valere la sua maggior esperienza soprattutto dal punto di vista tattico, cercando spesso il colpo meno forte del suo avversario, il rovescio, e non disdegna le discese a rete. Nel secondo set invece si distrae, va sotto 0-3 e salva addirittura 3 palle del 0-4. Da lì in poi cerca di risalire senza farsi prendere dal nervosismo e il match diventa combattutissimo; Karen continua ad essere pericoloso da fondo ma è ancora troppo incostante. Entrambi non sfruttano delle chance per chiudere prima del tie-break, e giunti sul 6 pari gli errori tornano ad essere protagonisti. Troicki è quello che ne commette di più e dopo 2 ore si va un set pari. All’inizio del terzo parziale Victor parte speditissimo e conquista immediatamente un break a 0 che non lascerà più, fino a chiudere 6-3 in disinvoltura.

Il quarto segue un andamento simile anche se a parti invertite: Khachanov è solidissimo sia alla battuta che in risposta e, complice anche un problema alla schiena del serbo, il parziale scivola via 6-1. L’ultimo set è una vera lotta a viso aperto; i due tennisti danno il massimo con la battuta e il primo ad avere delle palle break è il russo nel terzo game, tuttavia due servizi vincenti di Troicki riaccendono l’entusiasmo nel pubblico. Nel game successivo, il più lungo di tutti, tocca a lui non sfruttare delle palle break, addirittura 4, alcune annullate da magnifici vincenti di Khachanov. Nonostante la stanchezza e i crampi, il match va avanti a ritmi spediti e in questi momenti vengono giocati i più bei punti dell’incontro. Sul 5-4 il serbo trova delle efficacissime soluzioni con il rovescio lungolinea che lo portano a match point per 3 volte, e per 3 volte il russo si salva con coraggio. Dopo qualche altro sussulto si giunge al tie-break decisivo dove Khachanov parte come meglio non poteva: uno sventaglio imprendibile e due ace. Tutto torna in equilibrio però quando proprio lui di dritti ne sbaglia due consecutivi. Sul 5-5 lo schema servizio-dritto sorride di nuovo al russo, il suo primo match point però viene annullato dalla battuta di Victor. Quest’ultimo alla fine, limitandosi a mantenere la palla profonda, riesce a chiudere questa battaglia dopo 4 ore e mezza, con molta più fatica di quanto ci si aspettava.

N. Djokovic b. D. Mevdevev 3-6 6-4 6-1 1-0 rit.

Di nuovo un giovane contro un esperto in questo secondo match di singolare tra Serbia e Russia. Per Medvedev è addirittura l’esordio assoluto in Coppa Davis e il suo avversario odierno è Djokovic, unico top 10 che ha risposto presente alla convocazione della sua nazionale. Novak parte in maniera lenta e contratta, subisce il break nel game di apertura, e dopo appena tre giochi è costretto a chiamare un medical time-out per un problema alla spalla destra. Quando il gioco riprende le cose non cambiano di molto: nei primi 5 game assistiamo ad altrettanti break. Il servizio di Medvedev è debole e non raggiunge velocità e elevate, tuttavia i suoi colpi piatti da fondo sanno essere precisi e penetranti. Raramente cerca le righe, bensì preferisce un gioco più sicuro che limita di molto gli errori. Djokovic invece sembra affannato e ci mette un po’ a carburare, tant’è che più volte con sbracciate plateali invita il pubblico ad incitarlo. Medvedev continua a svolgere il suo compito diligentemente e ogni tanto riesce anche a piazzare delle zampate vincenti di rovescio. Sul 5-3 il serbo va al servizio ma continua a commettere troppi errori, e con un doppio fallo e dei dritti larghi se ne va il primo set. Nel secondo parziale lo stato confusionale del serbo continua e difatti si ritrova sotto 3-0. Il match però comincia a farsi più fisico e Daniil, nonostante sia passata solo un’ora di gioco, inizia già ad accusare un po’ di stanchezza, perde terreno e spesso è in ritardo sulla palla. Djokovic più di grinta che di tecnica riesce a ribaltare il punteggio e vincere il set 6-4.

Nel terzo set le condizioni fisiche di Medvedev peggiorano, i crampi lo colpiscono all’improvviso impedendogli quasi di muoversi e il break è inevitabile; sul 3-1 sotto il russo è addirittura costretto ad accasciarsi a terra per il dolore. Sottolineiamo che per lui questo è il secondo match in carriera al meglio dei 5 set, dopo il primo turno perso due settimane fa in Australia da Escobedo. Ormai non c’è più partita, il ventenne di Mosca si trascina da una parte all’altra del campo senza più energia e all’inizio del quarto set decide di ritirarsi. La prestazione di Djokovic risulta comunque di difficile interpretazione considerando come si sono evolute le cose. Interessante ricordare come nell’unico precedente tra le due nazioni nel 2008, l’attuale capitano-giocatore della Serbia Zimonjic scese in campo nel secondo singolare proprio per sostituire un acciaccato Djokovic. Il veterano doppista in quell’occasione perse da Davidenko, vero protagonista di quel week-end.

GERMANIA-BELGIO 1-1 (Matteo Polimanti)

S. Darcis b. P.Kohlshreiber 6-4 3-6 2-6 7-6(2) 7-6(5)

Alla Fraport Arena di Francoforte va in scena la sfida di primo turno tra i padroni di casa della Germania, grandi favoriti della vigilia ed il Belgio orfano del loro numero 1 David Goffin. Per il primo incontro scendono in campo Philipp Kohlschreiber, preferito al giocatore del momento Misha Zverev, e Steve Darcis, in quello che è sicuramente il match chiave dell’intera sfida in quanto le residue chanche dei belgi passano obbligatoriamente per questo singolare di apertura. I due tennisti incrociano le racchette per la seconda volta in carriera, con il tedesco che si era aggiudicato l’unico precedente giocato in Australia nel 2013; la partenza è a favore di Darcis, infatti dopo i primi game di studio è il belga che prende in mano il pallino del gioco e con numerose ed efficaci sortite a rete allunga 5-2 con doppio break; Kohlschreiber tenta di rifarsi sotto, accorcia sul 4-5 ma Steve chiamato a servire per la seconda volta per il parziale non trema e chiude con un servizio vincente il set. La sensazione però è che il tedesco, nonostante la falsa partenza, abbia più soluzioni a sua disposizione; nel secondo set infatti scappa subito 3-0 e mantiene comodamente il vantaggio, aggiudicandosi il parziale per 6-3, non concedendo nemmeno una palla break a Darcis; il terzo segue la falsariga del set precedente, Kohlschreiber non si lascia più sorprendere dal gioco spumeggiante del belga, strappa di nuovo il servizio all’avversario nel game di apertura, concedendogli solamente 5 punti nei suoi turni di battuta; sul 2-5, Darcis, con due deleterie palle corte regala il parziale al tedesco; la situazione è così ribaltata con la Germania avanti 2 set a 1 dopo 1 ora e 50 minuti di gioco.

Tutto lascerebbe pensare ad un assolo della Germania anche nel quarto set, ma da qui inizia lo psicodramma di Kohlschreiber; Darcis perde la battuta sul 2-2 ma riesce a recuperare grazie ad uno scriteriato game di battuta del tedesco, riportandosi in parità sul 4-4 quando ormai l’incontro sembrava finito; i game di battuta del numero 58 del mondo sono tutti lottati, ma alla fine riesce ad issarsi al tie break; quando sarebbe arrivato il momento di chiudere un match in realtà dominato, “Kohli” inanella una serie tremenda di errori non forzati e regala il tie break, conclusosi 7-2, a Darcis. Si arriva così a un quinto set insperato per il belga, sempre costretto a inseguire dal secondo parziale in poi; infatti anche nel parziale decisivo Kohlschreiber sale 3-0, dando l’impressione di non essere più in vena di regali; tuttavia il tedesco non riesce ancora una volta a compiere l’allungo decisivo e regala il contro-break sul 4-2 a suo favore; Darcis mette a segno 4 game di fila e sul 5-4 ha la possibilità di chiudere l’incontro; anche il belga però trema nel momento decisivo e rimette in carreggiata un ormai sconsolato Kohlschreiber; il quinto set viene quindi deciso dal tie break (dallo scorso anno in Davis non si procede più ad oltranza nel parziale finale). Si seguono i servizi fino al 6-5 Darcis quando il tedesco, chiamato ad annullare il match point con la battuta, dopo un’ottima prima di servizio spedisce un comodo dritto in rete, regalando un punto insperato al Belgio.

A. Zverev b. A. De Greef 6-3 6-3 6-4

Dopo il vantaggio belga, Alexander Zverev, numero 1 della Germania è obbligato a vincere il suo singolare contro Arthur De Greef, numero 143 delle classifiche mondiali, preferito sorprendentemente al mancino Bemelmans, lasciato riposare per il doppio di domani. Il baby fenomeno tedesco –tornato in campo ufficialmente per la prima volta dopo la battaglia persa in Australia contro il futuro finalista Rafa Nadal– non delude e dispone facilmente del malcapitato De Greef in tre set. Arthur è un giocatore talentuoso, frequenta prevalentemente il circuito challenger e a livello tecnico dispone di due buoni fondamentali e un notevole rovescio in back nonostante giochi il fondamentale con due mani; l’ostacolo odierno è però insormontabile per il ventiquattrenne di Bruxelles. Sasha è devastante al servizio, nel primo parziale mette a segno 6 ace in 4 turni di battuta e con un break in apertura e uno in chiusura si aggiudica il primo set per 6-3 in 26 minuti. Il secondo set è più combattuto, nelle fasi iniziali del parziale infatti è il belga ad avere più chanche di break con Zverev obbligato a ricorrere al solito servizio per salvarsi; il tedesco annulla tre palle break e alla prima occasione sul 4-3 strappa la battuta a De Greef, grazie a due vincenti di rovescio sublimi e chiude il set con lo stesso punteggio del precedente. Il terzo parziale, anche se finirà con un passivo inferiore rispetto agli altri due è forse quello meno combattuto, il numero 22 del mondo è in totale controllo dell’incontro e una volta effettuato il decisivo break nel sesto gioco si limita a controllare i suoi turni di battuta; 6-3 6-3 6-4 il risultato finale per Zverev. La sfida al termine della prima giornata è quindi in parità, tuttavia la Germania è ancora ampiamente favorita, molto importante il doppio di domani con Darcis, molto probabilmente impegnato con Bemelmans chiamato ad un’altra impresa; da ricordare come la vincente di questo primo turno affronterà o l’Argentina o l’Italia nei quarti ad aprile.

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No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

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Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

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Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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