Coppa Davis: Australia, USA e Francia a un passo dai quarti

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Coppa Davis: Australia, USA e Francia a un passo dai quarti

A Melbourne Thompson e Kyrgios battono senza problemi Vesely e Satral. A Tokyo Gasquet e Simon vincono agevolmente i loro singolari. A Ottawa Pospisil sorprende Edmund e pareggia la vittoria di Evans su Shapovalov

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

CANADA-GRAN BRETAGNA 1-1 (da Ottawa, Vanni Gibertini)

D. Evans b. D. Shapovalov 6-3 6-3 6-4

 

Una prestazione di lusso di Daniel Evans, senza sbavature, da vero n.1, ha regalato il primo punto alla Gran Bretagna nell’incontro di Ottawa. Probabilmente una delle migliori partite giocate in carriera dal 26enne di Birmingham, che ha giocato con grande attenzione e sagacia tattica in tutte le zone del campo, contenendo con grande efficacia l’esuberanza giovanile di Shapovalov e sfruttando con grande opportunismo le occasioni avute. Due sole palle break affrontate dal britannico, nel quinto game del secondo set, sulle quali Evans ha servito un ace ed ha messo a segno una bella volée di diritto. Volonteroso fino alla fine, Shapovalov ha sicuramente pagato lo scotto dell’esordio in casa in un match di Davis “che conta” cedendo la battuta in avvio di match (parziale iniziale di 1 punto a 7 per lui) e trovandosi sempre ad inseguire nel punteggio per buona parte della partita e finendo per commettere davvero troppi errori gratuiti (ben 39 alla fine). Il giovane Denis ha fatto molta fatica a trovare la misura della risposta, soffrendo a dismisura lo slice esterno da destra di Evans e non trovando quasi mai la giusta posizione per contrastare il servizio avversario.

Dopo un primo set aperto e chiuso da un break in favore della Gran Bretagna, il secondo parziale si è giocato tra il quinto ed il sesto gioco, quando Evans è riuscito ad annullare brillantemente le due palle break avute, ed ha messo a segno una striscia di sei punti consecutivi con la quale si è portato sullo 0-40 nel game successivo: uno splendido passante di rovescio tagliato a far sbagliare la volée a Shapovalov, un bellissimo lob liftato di diritto ed una volée di rovescio smorzata su cui il canadese non riesce ad organizzare un passante. Le prime due palle break Denis, le annulla con il servizio, la terza se ne va con un diritto in corridoio. È il simbolo della partita, ed il due set a zero per la Gran Bretagna. Mentre la temperatura all’interno del TD Place inspiegabilmente sale (non solamente per colpa della birra che scorre a fiumi anche in tribuna stampa, dove sono seduti tutti tranne che i giornalisti), costringendo i presenti a togliere qualche strato di vestiti , Shapovalov mette il turbo nella battuta (8 aces) e con esso mette anche per la prima volta la testa avanti nel punteggio. Il suo problema è che nei game di risposta non trova mai la continuità per mettere nei guai l’avversario: i bei punti non mancano, ma sono troppo a corrente alternata per cambiare l’inerzia del match. Sul 4-4 un doppio fallo e due gratuiti segnano il destino del canadese, che non ha giocato una brutta partita, ma di fronte ha trovato un avversario che non gli ha concesso nulla.

Pospisil b. K. Edmund 6-4 6-1 7-6(3)

Bellissima reazione del Canada nel secondo singolare che, sospinta da un pubblico andato via via aumentando man mano che il venerdì si trasformava in weekend, ha visto il proprio eroe di Davis Vasek Pospisil scrollarsi di dosso la lunga serie di risultati negativi che ha condizionato il suo ranking negli ultimi 12 mesi. Certo la resistenza dall’altra parte della rete non è stata coriacea come ci si aspettava: Kyle Edmund ha disputato un match davvero incolore, del tutto incapace di uscire dagli schemi imposti da Pospisil e troppo falloso da fondo campo per poter sperare di lasciare un segno nel match. Tre sole palle break avute da Edmund in tutto il match, tutte nel primo set, svanite le quali il servizio di Pospisil è divenuto inattaccabile, anche sul 5-6 del terzo set quando un iniziale 0-30 aveva fatto balenare un ipotesi di allungamento della partita.

Sono stati ben 39 gli errori gratuiti di Edmund nella partita, curiosamente come quelli di Shapovalov nel match precedente, contro solamente 13 vincenti. Simili le cifre di Pospisil (28 errori e 7 vincenti) che però ha sfoderato una prestazione al servizio straordinaria, con quasi il 90% di punti vinti sulla prima ed il 70% sulla seconda. E non era iniziata sotto i migliori auspici questo match per il Vasek tuttofare (questo weekend sarà molto probabilmente l’unico a giocare sia in singolare sia in doppio): già sul 2-3 nel primo set, dopo un game da 12 punti e nel quale aveva annullato due palle break, aveva dovuto chiamare il fisioterapista per farsi massaggiare il quadricipite sinistro. “Solo una contrattura” era la voce che trapelava dalla panchina canadese “nessun problema”. Si sarebbe poi saputo che si tratta di un dolore al tendine del ginocchio, a causa del quale il canadese ha dovuto osservare un giorno di riposo in settimana. Un game piuttosto duro sul 4-4 dava il via alla cavalcata di Pospisil, che nei successivi 50 minuti infilava un parziale di 8 giochi ad uno, avendo anche una palla per vincere l’unico game ceduto. Troppo inconsistente Edmund, soprattutto con il diritto, troppo incline a cedere campo fino ad arrivare quasi in braccio ai giudici di linea, mentre Pospisil si lanciava in molti più serve and volley di quanto non si potesse supporre. Un terzo set senza nessuna palla break, con soli due brividi nel finale di parziale, quando prima Edmund sul 5-5 e poi Pospisil sul 5-6 vanno 0-30 sulla loro battuta con un doppio fallo iniziale, per poi tenere senza troppi drammi il servizio. Tie-break controllato da Pospisil, che infila quattro punti dal 2-2 al 6-2 e poi esplode in una gioia incontenibile, saltando per il campo con le braccia rivolte al cielo ed al festante pubblico biancorosso.

AUSTRALIA-R.CECA 2-0 (da Melbourne, Robbie Cappuccio)

A Melbourne la prima giornata dell’incontro tra Australia e Repubblica Ceca finisce con un perentorio 2-0 in favore dei padroni di casa. Sul plexicushion del Kooyong Lawn Tennis Club non sorprende la facile vittoria di Nick Kyrgios su Satral; lo fa – non tanto per il risultato quanto per la autorevolezza – quella di Thompson in 3 set su Jiri Vesely. Nel doppio di domani, che vedrà in campo John Peers, recente vincitore dell’Australian Open in doppio con Groth contro Stepanek e Kolar, l’Australia ha buone probabilità di chiudere la pratica e attendere nei quarti la vincitrice tra Stati Uniti e Svizzera.

J. Thompson b. J. Vesely 6-3 6-3 6-4 

Una bella giornata estiva, ma poco pubblico al centrale di Kooyong, dato il venerdì mattina e l’inizio dell’anno scolastico. C’è attesa però per l’esordio in Davis di Jordan Thompson, n.65 del ranking ATP che viene da una buon inizio di stagione (quarti di finale a Brisbane e secondo turno all’Australian Open) contro il mancino ceco Vesely. Parte a razzo Thompson conquistando 8 dei primi 10 punti e rubando subito il servizio a Vesely. “Iniziare con un break e tenere poi il servizio mi ha dato molta sicurezza e mi sono rilassato e poi ho continuato da là per tutto il resto del match” ha detto il laconico Thompson nel dopo-partita. Thompson serve bene nel primo set (72% prime e 90% punti vinti con la prima) e tiene il controllo dello scambio, mentre Vesely commette troppi errori non forzati. Il set point arriva dopo una mezz’oretta di gioco. Thompson prende il comando dello scambio, con un rovescio lungo linea seguito da un dritto inside-out su cui poco può fare il ceco. Il set finisce 6-3 senza troppe emozioniIl copione non cambia nel secondo set con Thompson che detta legge col dritto (16 vincenti a fine partita), ottiene il break all’ottavo gioco e prende il set al primo tentativo con un attacco di dritto seguito da uno schiaffo da 1 metro dalla rete. Il terzo set potrebbe essere più combattuto con Vesely che riesce a recuperare un break di svantaggio e portarsi sul 4 pari per poi perdere subito nuovamente il servizio. Thompson non si fa scappare l’occasione e chiude subito con un ace puntando poi al tatuaggio sul bicipite scoperto (cotta d’armi Australiana e anelli olimpici), prima di abbracciare il capitano Lleyton Hewitt. È appena passata l’ora di pranzo e l’Australia e’ già avanti 1-0. Una prova autorevole, quella di Thompson, con 20 vincenti e un gran ritmo, mentre delude Vesely, apparso svogliato e fuori forma, incapace di imporre il ritmo e contrastare il dritto dell’avversario, commettendo ben 46 errori non forzati e vincendo solo il 36% dei punti sulla seconda di servizio.

N. Kyrgios b. J. Satral 6-2 6-3 6-2 

Sono le 13.45 quando Satral scende in campo con una faccia già rassegnata, mentre Kyrgios ha la solita andatura e faccia da gansta rapper, che evidentemente intimidisce il ceco, che non fa un punto sul primo gioco di servizio di Nick, sbaglia un facile attacco dal box di servizio, e si trova sotto 3-0 dopo 9 minuti. Kyrgios ha un’altra palla break sul 4-1, che non converte, ma chiude comunque in meno di mezz’ora strappando nuovamente il servizio a Satral, con un rovescio incrociato dopo aver fatto fare un po’ di tergicristallo al ceco. Il secondo e terzo set sono fotocopie, con Kyrgios che si porta sul 3-0 e poi controlla, con qualche errore pacchiano come la volée di rovescio a campo aperto sul quarto match point sul suo servizio (ne aveva avuti 3 sul 5-1). Al sesto match point Satral spedisce largo un banale rovescio e si va sotto la doccia dopo 1:35. Un match piuttosto noioso, mai in discussione, con Kyrgios che fa il suo compitino (21 ace con media di prima a 200 km/h e massima a 223 km/h, 15 vincenti e 19 errori non forzati) mentre Satral (n.157 del mondo, sconfitto da Vanni alle qualificazioni per l’Australian Open) mostra tutti i suoi limiti, messi in mostra non dalle statistiche (stesso numero di vincenti e errori dell’australiano), ma dall’incapacità di prendere controllo dello scambio e subendo costantemente la pressione del bad boy australiano. Nel dopo partita Kyrgios ringrazia il capitano Lleyton Hewitt: “È il motivo principale per cui io sono qui oggi”. Che sia un invito da parte di un personaggio in cerca di coach? “Sono molto felice” dice Hewitt a fine giornata. “Ho abbastanza esperienza in Davis per sapere che no puoi dare niente per scontato. Nick è stato ultra-professionale, aveva un compito e l’ha eseguito perfettamente”. Sono le 3 e mezza, tutti a casa per l’ora del tè.

USA-SVIZZERA 2-0 (Raoul Ruberti)

Il termine inglese “overkill” indica l’impiego di una eccessiva potenza distruttiva, applicata con foga non proporzionata al bersaglio e alle necessità. Immaginate di liberarvi di un nido di vespe sotto la grondaia a colpi di bazooka, tanto per fare un esempio. Una “overkill” è né più e né meno quella che ha organizzato il capitano del team USA Jim Courier, convocando i suoi quattro migliori giocatori di singolare – Sock, Isner, Querrey e Johnson, tutti top-30 ATP – per la sfida casalinga contro la squadra materasso del World Group, la Svizzera ormai definitivamente orfana di Federer e Wawrinka. Considerata l’assenza dei gemelli Bryan, che hanno annunciato poche settimane fa il termine della loro esperienza in Davis, nel quartetto avrebbe potuto trovare spazio uno dei tanti under-20 a stelle e strisce, magari per disputare uno dei singolari “amichevoli” sul probabile 3-0. Invece nulla: parata militare.

J. Sock b. M. Chiudinelli 6-4 6-3 6-1

Il primo rubber dell’ottavo di finale di Birmingham, Alabama vede opposti Jack Sock e Marco Chiudinelli. Il veloce indoor scelto dagli USA sarebbe la superficie d’elezione per l’esperto svizzero, coetaneo e amico di vecchia data di Federer oltre che suo connazionale. Purtroppo per i rossocrociati, però, le somiglianze che verrebbero utili sono altre: Sock trova di fronte a sé un avversario che si è rimangiato un ritiro già annunciato – aveva promesso di appendere la racchetta al chiodo nel caso, puntualmente verificatosi, in cui avesse chiuso il 2016 fuori dai primi 100 del ranking – e che tuttavia nel primo mese di stagione ha collezionato tre sconfitte su tre incontri, peraltro contro avversari ben più modesti del numero uno statunitense. I primissimi scambi certificano una differenza di livello disarmante. L’unica via percorribile da Chiudinelli diventa quindi quella della rete, che per qualche game riesce a raggiungere con discreta frequenza quando avvia il “quindici” con un colpo offensivo – anche perché Sock si ostina a giocare ogni palla con il dritto, anche a costo di correre il doppio e impiegare il triplo del tempo. L’incontro rimane in equilibrio per qualche game, poi arrivano gli inevitabili set point: ne servono ben sei, ma alla fine un Sock non scintillante riesce ad ammazzare il parziale. Mozzata la “testa”, il resto dell’incontro muore con lei: break in apertura di entrambi i set successivi e così, senza incantare né inciampare, gli USA si portano sull’1-0.

J. Isner b. H. Laaksonen 4-6 6-2 6-2 7-6(1)

Lo scarto di età passa in sfavore degli elvetici, quando i primi due singolaristi lasciano il proprio posto sulla Legacy Arena a John Isner e Henri Laaksonen. E se il gap di esperienza è incolmabile – Laaksonen è attualmente al best ranking di 127 e la sua esperienza a  questo livello è tanto limitata (10 incontri contro i top-50) quanto infruttuosa (zero vittorie e appena quattro set vinti) – il bombardiere a stelle e strisce deve affrontare un pericolo indefinibile, di quelli che soltanto di rado capitano nel corso di una stagione: l’effetto Coppa Davis. Nonostante il cognome preso della madre finlandese, infatti, Laaksonen è uno di quegli “animali da nazionale” in grado di salire di livello quando veste i colori del proprio Paese. I binari dell’incontro sono quelli prestabiliti: servizio, dritto e la voglia condivisa di chiudere il punto colpendo la palla il minor numero di volte possibile. Una buona prima al centro cava il battitore da ogni raro impaccio, ma nello scambio è lo svizzero ad essere più sciolto e due pessimi rovesci di Isner da ben dentro il campo concedono a lui, a sorpresa, le prime tre palle break. Altrettanti servizi vincenti le cancellano ma la situazione si ripete, pressoché identica, due game più tardi e sulle nuove palle break, che stavolta coincidono coi set point, Isner non trova il campo con la prima di servizio. Parte il palleggio e sulla diagonale del rovescio prevale ancora una volta Laaksonen: inatteso, arriva il primo set per gli ospiti.

Isner è più in difficoltà del previsto ma non demorde. Dopo quattro game interlocutori nel secondo set, il gigante di Greensboro inizia a spostare da una parte all’altra l’avversario, lo breakka due volte consecutive e riporta l’incontro in parità, trovando la concentrazione per chiudere con due ace nonostante una corda rotta e un’altra palla break contro. Il  terzo parziale sembra voler replicare fedelmente lo schema del rubber precedente, con il break in avvio per il tennista statunitense, e invece stavolta lo svizzero prova ad opporre una valida reazione. Isner riesce a tenere il successivo game di servizio soltanto dopo 18 punti e tre nuove palle break cancellate (il conto totale sarà di nove concesse e una sola convertita), quindi prosegue verso un secondo 6-2. Il quarto set paga finalmente il doveroso tributo che i bookmakers si aspettano da ogni match di “Long John”, ovvero il tie-break. Laaksonen rimedia un solo punto su otto e la prima giornata di tennis a Birmingham si conclude. Arrivano puntuali anche le statistiche ufficiali, delle quali vale la pena segnalare la durata dell’incontro (2:44) assai minore di quella percepita da pubblico e contendenti ma soprattutto il 100% di punti vinti sulla seconda di servizio da Isner (49 su 49) e un suo indecoroso rendimento a rete, con zero successi su undici approcci. Numeri che si inseriscono bene in un match che nel complesso è stato in grado di produrre 136 errori gratuiti a fronte di soli 20 vincenti (ace esclusi) e pochissimo spettacolo. Domani un doppio “non professionale” cercherà di portare al team USA un quarto di finale anticipato e una domenica di riposo.

GIAPPONE-FRANCIA 0-2 (Corrado Boscolo)

R. Gasquet b. T. Daniel 6-2 6-3 6-2

Nessun precedente a livello ATP fra i due giocatori. Gasquet parte bene, piazzando subito il break alla seconda chance utile. Il nipponico fatica al servizio, tanto che cede nuovamente la battuta ai vantaggi, 4 a 1 per il francese e servizio. Daniel poco preciso col rovescio e nei pressi della rete, Gasquet senza fare cose straordinarie chiude il primo set con un dritto vincente per 6 giochi a 2. Secondo set che conferma le difficoltà del giapponese nei propri turni di battuta, con Gasquet che breakka il giocatore di casa nel terzo gioco portandosi avanti di un set ed un break. Richard è in controllo del match, zero palle break concesse e 3-1, secondo set. Le prime occasioni sul servizio francese capitano al sesto gioco: Daniel strappa il servizio a zero chiudendo a rete e firma il 3 pari. Gasquet non ci sta e si riprende immediatamente il break anch’esso a rete. Il trentenne d’oltralpe non concretizza tre set point in risposta, ma il primo doppio fallo nel set del giapponese mette fine al secondo parziale. Francia avanti 2 set a zero. Terzo set in equilibrio fino al 3-2: col rovescio vincente Gasquet trasforma la prima occasione del set per operare il break e si porta 5-2. Daniel serve per rimanere in partita, concede un match point dopo essere stato avanti 30-0, ne annulla un secondo ai vantaggi, ma al terzo alza bandiera bianca. Gasquet porta in dote il primo punto per la Francia.

G. Simon b. Y. Nishioka 6-3 6-3 6-4

Gilles Simon completa il compitino francese in terra giapponese e così approfittando dell’assenza di Kei Nishikori la Francia ipoteca il passaggio ai quarti con un 2-0 comodo dopo la prima giornata. Partita non semplice per Gilles Simon ma giocata con grandissima attenzione ed acume tattico, cosa che ha impedito che la sfida si complicasse come a volte capita in Davis. Nishioka ha giocato sicuramente un buon match, ma ha peccato in continuità e contro un giocatore come Simon non te lo puoi permettere. L’inizio del match arride al giocatore di casa, arriva subito il break nipponico, Nishioka va sul 2-0. Simon non si scompone ed inizia ad entrare nel match, immediato controbreak, poi sul 2 pari due palle break sprecate, ma il francese ora comanda gli scambi, dal 2-3 arrivano 4 game consecutivi e porta a casa il primo set 6-3. Il secondo set parte ancora all’insegna dell’equilibrio, Nishioka va ancora avanti di un break sul 3-2 ma come nel primo parziale si perde per strada, altri 4 game consecutivi di Simon e altro 6-3. Nel terzo set è Simon che parte meglio, break in apertura e due palle break salvate nel game successivo. Il francese sembra in controllo ma Nishioka non molla mai, controbreak insperato nel sesto gioco con il tennista di casa che poi mette il naso avanti sul 4-3. Ma ancora una volta il giapponese si perde nella volata finale, Simon centra il break decisivo nel nono game e poi chiude la contesa al primo match point nel decimo gioco. Il doppio di domani dovrebbe consegnare ai francesi i quarti di finale, sulla carta nettamente favoriti Herbert e Mahut contro qualsiasi coppia possa scegliere il capitano locale Ueda. Eventuali quarti che la Francia giocherebbe in casa contro la Gran Bretagna oppure in trasferta contro il Canada.

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No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

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Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

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Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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