Coppa Davis: Australia, USA e Francia a un passo dai quarti

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Coppa Davis: Australia, USA e Francia a un passo dai quarti

A Melbourne Thompson e Kyrgios battono senza problemi Vesely e Satral. A Tokyo Gasquet e Simon vincono agevolmente i loro singolari. A Ottawa Pospisil sorprende Edmund e pareggia la vittoria di Evans su Shapovalov

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COPPA DAVIS, Ottavi di finale

CANADA-GRAN BRETAGNA 1-1 (da Ottawa, Vanni Gibertini)

D. Evans b. D. Shapovalov 6-3 6-3 6-4

 

Una prestazione di lusso di Daniel Evans, senza sbavature, da vero n.1, ha regalato il primo punto alla Gran Bretagna nell’incontro di Ottawa. Probabilmente una delle migliori partite giocate in carriera dal 26enne di Birmingham, che ha giocato con grande attenzione e sagacia tattica in tutte le zone del campo, contenendo con grande efficacia l’esuberanza giovanile di Shapovalov e sfruttando con grande opportunismo le occasioni avute. Due sole palle break affrontate dal britannico, nel quinto game del secondo set, sulle quali Evans ha servito un ace ed ha messo a segno una bella volée di diritto. Volonteroso fino alla fine, Shapovalov ha sicuramente pagato lo scotto dell’esordio in casa in un match di Davis “che conta” cedendo la battuta in avvio di match (parziale iniziale di 1 punto a 7 per lui) e trovandosi sempre ad inseguire nel punteggio per buona parte della partita e finendo per commettere davvero troppi errori gratuiti (ben 39 alla fine). Il giovane Denis ha fatto molta fatica a trovare la misura della risposta, soffrendo a dismisura lo slice esterno da destra di Evans e non trovando quasi mai la giusta posizione per contrastare il servizio avversario.

Dopo un primo set aperto e chiuso da un break in favore della Gran Bretagna, il secondo parziale si è giocato tra il quinto ed il sesto gioco, quando Evans è riuscito ad annullare brillantemente le due palle break avute, ed ha messo a segno una striscia di sei punti consecutivi con la quale si è portato sullo 0-40 nel game successivo: uno splendido passante di rovescio tagliato a far sbagliare la volée a Shapovalov, un bellissimo lob liftato di diritto ed una volée di rovescio smorzata su cui il canadese non riesce ad organizzare un passante. Le prime due palle break Denis, le annulla con il servizio, la terza se ne va con un diritto in corridoio. È il simbolo della partita, ed il due set a zero per la Gran Bretagna. Mentre la temperatura all’interno del TD Place inspiegabilmente sale (non solamente per colpa della birra che scorre a fiumi anche in tribuna stampa, dove sono seduti tutti tranne che i giornalisti), costringendo i presenti a togliere qualche strato di vestiti , Shapovalov mette il turbo nella battuta (8 aces) e con esso mette anche per la prima volta la testa avanti nel punteggio. Il suo problema è che nei game di risposta non trova mai la continuità per mettere nei guai l’avversario: i bei punti non mancano, ma sono troppo a corrente alternata per cambiare l’inerzia del match. Sul 4-4 un doppio fallo e due gratuiti segnano il destino del canadese, che non ha giocato una brutta partita, ma di fronte ha trovato un avversario che non gli ha concesso nulla.

Pospisil b. K. Edmund 6-4 6-1 7-6(3)

Bellissima reazione del Canada nel secondo singolare che, sospinta da un pubblico andato via via aumentando man mano che il venerdì si trasformava in weekend, ha visto il proprio eroe di Davis Vasek Pospisil scrollarsi di dosso la lunga serie di risultati negativi che ha condizionato il suo ranking negli ultimi 12 mesi. Certo la resistenza dall’altra parte della rete non è stata coriacea come ci si aspettava: Kyle Edmund ha disputato un match davvero incolore, del tutto incapace di uscire dagli schemi imposti da Pospisil e troppo falloso da fondo campo per poter sperare di lasciare un segno nel match. Tre sole palle break avute da Edmund in tutto il match, tutte nel primo set, svanite le quali il servizio di Pospisil è divenuto inattaccabile, anche sul 5-6 del terzo set quando un iniziale 0-30 aveva fatto balenare un ipotesi di allungamento della partita.

Sono stati ben 39 gli errori gratuiti di Edmund nella partita, curiosamente come quelli di Shapovalov nel match precedente, contro solamente 13 vincenti. Simili le cifre di Pospisil (28 errori e 7 vincenti) che però ha sfoderato una prestazione al servizio straordinaria, con quasi il 90% di punti vinti sulla prima ed il 70% sulla seconda. E non era iniziata sotto i migliori auspici questo match per il Vasek tuttofare (questo weekend sarà molto probabilmente l’unico a giocare sia in singolare sia in doppio): già sul 2-3 nel primo set, dopo un game da 12 punti e nel quale aveva annullato due palle break, aveva dovuto chiamare il fisioterapista per farsi massaggiare il quadricipite sinistro. “Solo una contrattura” era la voce che trapelava dalla panchina canadese “nessun problema”. Si sarebbe poi saputo che si tratta di un dolore al tendine del ginocchio, a causa del quale il canadese ha dovuto osservare un giorno di riposo in settimana. Un game piuttosto duro sul 4-4 dava il via alla cavalcata di Pospisil, che nei successivi 50 minuti infilava un parziale di 8 giochi ad uno, avendo anche una palla per vincere l’unico game ceduto. Troppo inconsistente Edmund, soprattutto con il diritto, troppo incline a cedere campo fino ad arrivare quasi in braccio ai giudici di linea, mentre Pospisil si lanciava in molti più serve and volley di quanto non si potesse supporre. Un terzo set senza nessuna palla break, con soli due brividi nel finale di parziale, quando prima Edmund sul 5-5 e poi Pospisil sul 5-6 vanno 0-30 sulla loro battuta con un doppio fallo iniziale, per poi tenere senza troppi drammi il servizio. Tie-break controllato da Pospisil, che infila quattro punti dal 2-2 al 6-2 e poi esplode in una gioia incontenibile, saltando per il campo con le braccia rivolte al cielo ed al festante pubblico biancorosso.

AUSTRALIA-R.CECA 2-0 (da Melbourne, Robbie Cappuccio)

A Melbourne la prima giornata dell’incontro tra Australia e Repubblica Ceca finisce con un perentorio 2-0 in favore dei padroni di casa. Sul plexicushion del Kooyong Lawn Tennis Club non sorprende la facile vittoria di Nick Kyrgios su Satral; lo fa – non tanto per il risultato quanto per la autorevolezza – quella di Thompson in 3 set su Jiri Vesely. Nel doppio di domani, che vedrà in campo John Peers, recente vincitore dell’Australian Open in doppio con Groth contro Stepanek e Kolar, l’Australia ha buone probabilità di chiudere la pratica e attendere nei quarti la vincitrice tra Stati Uniti e Svizzera.

J. Thompson b. J. Vesely 6-3 6-3 6-4 

Una bella giornata estiva, ma poco pubblico al centrale di Kooyong, dato il venerdì mattina e l’inizio dell’anno scolastico. C’è attesa però per l’esordio in Davis di Jordan Thompson, n.65 del ranking ATP che viene da una buon inizio di stagione (quarti di finale a Brisbane e secondo turno all’Australian Open) contro il mancino ceco Vesely. Parte a razzo Thompson conquistando 8 dei primi 10 punti e rubando subito il servizio a Vesely. “Iniziare con un break e tenere poi il servizio mi ha dato molta sicurezza e mi sono rilassato e poi ho continuato da là per tutto il resto del match” ha detto il laconico Thompson nel dopo-partita. Thompson serve bene nel primo set (72% prime e 90% punti vinti con la prima) e tiene il controllo dello scambio, mentre Vesely commette troppi errori non forzati. Il set point arriva dopo una mezz’oretta di gioco. Thompson prende il comando dello scambio, con un rovescio lungo linea seguito da un dritto inside-out su cui poco può fare il ceco. Il set finisce 6-3 senza troppe emozioniIl copione non cambia nel secondo set con Thompson che detta legge col dritto (16 vincenti a fine partita), ottiene il break all’ottavo gioco e prende il set al primo tentativo con un attacco di dritto seguito da uno schiaffo da 1 metro dalla rete. Il terzo set potrebbe essere più combattuto con Vesely che riesce a recuperare un break di svantaggio e portarsi sul 4 pari per poi perdere subito nuovamente il servizio. Thompson non si fa scappare l’occasione e chiude subito con un ace puntando poi al tatuaggio sul bicipite scoperto (cotta d’armi Australiana e anelli olimpici), prima di abbracciare il capitano Lleyton Hewitt. È appena passata l’ora di pranzo e l’Australia e’ già avanti 1-0. Una prova autorevole, quella di Thompson, con 20 vincenti e un gran ritmo, mentre delude Vesely, apparso svogliato e fuori forma, incapace di imporre il ritmo e contrastare il dritto dell’avversario, commettendo ben 46 errori non forzati e vincendo solo il 36% dei punti sulla seconda di servizio.

N. Kyrgios b. J. Satral 6-2 6-3 6-2 

Sono le 13.45 quando Satral scende in campo con una faccia già rassegnata, mentre Kyrgios ha la solita andatura e faccia da gansta rapper, che evidentemente intimidisce il ceco, che non fa un punto sul primo gioco di servizio di Nick, sbaglia un facile attacco dal box di servizio, e si trova sotto 3-0 dopo 9 minuti. Kyrgios ha un’altra palla break sul 4-1, che non converte, ma chiude comunque in meno di mezz’ora strappando nuovamente il servizio a Satral, con un rovescio incrociato dopo aver fatto fare un po’ di tergicristallo al ceco. Il secondo e terzo set sono fotocopie, con Kyrgios che si porta sul 3-0 e poi controlla, con qualche errore pacchiano come la volée di rovescio a campo aperto sul quarto match point sul suo servizio (ne aveva avuti 3 sul 5-1). Al sesto match point Satral spedisce largo un banale rovescio e si va sotto la doccia dopo 1:35. Un match piuttosto noioso, mai in discussione, con Kyrgios che fa il suo compitino (21 ace con media di prima a 200 km/h e massima a 223 km/h, 15 vincenti e 19 errori non forzati) mentre Satral (n.157 del mondo, sconfitto da Vanni alle qualificazioni per l’Australian Open) mostra tutti i suoi limiti, messi in mostra non dalle statistiche (stesso numero di vincenti e errori dell’australiano), ma dall’incapacità di prendere controllo dello scambio e subendo costantemente la pressione del bad boy australiano. Nel dopo partita Kyrgios ringrazia il capitano Lleyton Hewitt: “È il motivo principale per cui io sono qui oggi”. Che sia un invito da parte di un personaggio in cerca di coach? “Sono molto felice” dice Hewitt a fine giornata. “Ho abbastanza esperienza in Davis per sapere che no puoi dare niente per scontato. Nick è stato ultra-professionale, aveva un compito e l’ha eseguito perfettamente”. Sono le 3 e mezza, tutti a casa per l’ora del tè.

USA-SVIZZERA 2-0 (Raoul Ruberti)

Il termine inglese “overkill” indica l’impiego di una eccessiva potenza distruttiva, applicata con foga non proporzionata al bersaglio e alle necessità. Immaginate di liberarvi di un nido di vespe sotto la grondaia a colpi di bazooka, tanto per fare un esempio. Una “overkill” è né più e né meno quella che ha organizzato il capitano del team USA Jim Courier, convocando i suoi quattro migliori giocatori di singolare – Sock, Isner, Querrey e Johnson, tutti top-30 ATP – per la sfida casalinga contro la squadra materasso del World Group, la Svizzera ormai definitivamente orfana di Federer e Wawrinka. Considerata l’assenza dei gemelli Bryan, che hanno annunciato poche settimane fa il termine della loro esperienza in Davis, nel quartetto avrebbe potuto trovare spazio uno dei tanti under-20 a stelle e strisce, magari per disputare uno dei singolari “amichevoli” sul probabile 3-0. Invece nulla: parata militare.

J. Sock b. M. Chiudinelli 6-4 6-3 6-1

Il primo rubber dell’ottavo di finale di Birmingham, Alabama vede opposti Jack Sock e Marco Chiudinelli. Il veloce indoor scelto dagli USA sarebbe la superficie d’elezione per l’esperto svizzero, coetaneo e amico di vecchia data di Federer oltre che suo connazionale. Purtroppo per i rossocrociati, però, le somiglianze che verrebbero utili sono altre: Sock trova di fronte a sé un avversario che si è rimangiato un ritiro già annunciato – aveva promesso di appendere la racchetta al chiodo nel caso, puntualmente verificatosi, in cui avesse chiuso il 2016 fuori dai primi 100 del ranking – e che tuttavia nel primo mese di stagione ha collezionato tre sconfitte su tre incontri, peraltro contro avversari ben più modesti del numero uno statunitense. I primissimi scambi certificano una differenza di livello disarmante. L’unica via percorribile da Chiudinelli diventa quindi quella della rete, che per qualche game riesce a raggiungere con discreta frequenza quando avvia il “quindici” con un colpo offensivo – anche perché Sock si ostina a giocare ogni palla con il dritto, anche a costo di correre il doppio e impiegare il triplo del tempo. L’incontro rimane in equilibrio per qualche game, poi arrivano gli inevitabili set point: ne servono ben sei, ma alla fine un Sock non scintillante riesce ad ammazzare il parziale. Mozzata la “testa”, il resto dell’incontro muore con lei: break in apertura di entrambi i set successivi e così, senza incantare né inciampare, gli USA si portano sull’1-0.

J. Isner b. H. Laaksonen 4-6 6-2 6-2 7-6(1)

Lo scarto di età passa in sfavore degli elvetici, quando i primi due singolaristi lasciano il proprio posto sulla Legacy Arena a John Isner e Henri Laaksonen. E se il gap di esperienza è incolmabile – Laaksonen è attualmente al best ranking di 127 e la sua esperienza a  questo livello è tanto limitata (10 incontri contro i top-50) quanto infruttuosa (zero vittorie e appena quattro set vinti) – il bombardiere a stelle e strisce deve affrontare un pericolo indefinibile, di quelli che soltanto di rado capitano nel corso di una stagione: l’effetto Coppa Davis. Nonostante il cognome preso della madre finlandese, infatti, Laaksonen è uno di quegli “animali da nazionale” in grado di salire di livello quando veste i colori del proprio Paese. I binari dell’incontro sono quelli prestabiliti: servizio, dritto e la voglia condivisa di chiudere il punto colpendo la palla il minor numero di volte possibile. Una buona prima al centro cava il battitore da ogni raro impaccio, ma nello scambio è lo svizzero ad essere più sciolto e due pessimi rovesci di Isner da ben dentro il campo concedono a lui, a sorpresa, le prime tre palle break. Altrettanti servizi vincenti le cancellano ma la situazione si ripete, pressoché identica, due game più tardi e sulle nuove palle break, che stavolta coincidono coi set point, Isner non trova il campo con la prima di servizio. Parte il palleggio e sulla diagonale del rovescio prevale ancora una volta Laaksonen: inatteso, arriva il primo set per gli ospiti.

Isner è più in difficoltà del previsto ma non demorde. Dopo quattro game interlocutori nel secondo set, il gigante di Greensboro inizia a spostare da una parte all’altra l’avversario, lo breakka due volte consecutive e riporta l’incontro in parità, trovando la concentrazione per chiudere con due ace nonostante una corda rotta e un’altra palla break contro. Il  terzo parziale sembra voler replicare fedelmente lo schema del rubber precedente, con il break in avvio per il tennista statunitense, e invece stavolta lo svizzero prova ad opporre una valida reazione. Isner riesce a tenere il successivo game di servizio soltanto dopo 18 punti e tre nuove palle break cancellate (il conto totale sarà di nove concesse e una sola convertita), quindi prosegue verso un secondo 6-2. Il quarto set paga finalmente il doveroso tributo che i bookmakers si aspettano da ogni match di “Long John”, ovvero il tie-break. Laaksonen rimedia un solo punto su otto e la prima giornata di tennis a Birmingham si conclude. Arrivano puntuali anche le statistiche ufficiali, delle quali vale la pena segnalare la durata dell’incontro (2:44) assai minore di quella percepita da pubblico e contendenti ma soprattutto il 100% di punti vinti sulla seconda di servizio da Isner (49 su 49) e un suo indecoroso rendimento a rete, con zero successi su undici approcci. Numeri che si inseriscono bene in un match che nel complesso è stato in grado di produrre 136 errori gratuiti a fronte di soli 20 vincenti (ace esclusi) e pochissimo spettacolo. Domani un doppio “non professionale” cercherà di portare al team USA un quarto di finale anticipato e una domenica di riposo.

GIAPPONE-FRANCIA 0-2 (Corrado Boscolo)

R. Gasquet b. T. Daniel 6-2 6-3 6-2

Nessun precedente a livello ATP fra i due giocatori. Gasquet parte bene, piazzando subito il break alla seconda chance utile. Il nipponico fatica al servizio, tanto che cede nuovamente la battuta ai vantaggi, 4 a 1 per il francese e servizio. Daniel poco preciso col rovescio e nei pressi della rete, Gasquet senza fare cose straordinarie chiude il primo set con un dritto vincente per 6 giochi a 2. Secondo set che conferma le difficoltà del giapponese nei propri turni di battuta, con Gasquet che breakka il giocatore di casa nel terzo gioco portandosi avanti di un set ed un break. Richard è in controllo del match, zero palle break concesse e 3-1, secondo set. Le prime occasioni sul servizio francese capitano al sesto gioco: Daniel strappa il servizio a zero chiudendo a rete e firma il 3 pari. Gasquet non ci sta e si riprende immediatamente il break anch’esso a rete. Il trentenne d’oltralpe non concretizza tre set point in risposta, ma il primo doppio fallo nel set del giapponese mette fine al secondo parziale. Francia avanti 2 set a zero. Terzo set in equilibrio fino al 3-2: col rovescio vincente Gasquet trasforma la prima occasione del set per operare il break e si porta 5-2. Daniel serve per rimanere in partita, concede un match point dopo essere stato avanti 30-0, ne annulla un secondo ai vantaggi, ma al terzo alza bandiera bianca. Gasquet porta in dote il primo punto per la Francia.

G. Simon b. Y. Nishioka 6-3 6-3 6-4

Gilles Simon completa il compitino francese in terra giapponese e così approfittando dell’assenza di Kei Nishikori la Francia ipoteca il passaggio ai quarti con un 2-0 comodo dopo la prima giornata. Partita non semplice per Gilles Simon ma giocata con grandissima attenzione ed acume tattico, cosa che ha impedito che la sfida si complicasse come a volte capita in Davis. Nishioka ha giocato sicuramente un buon match, ma ha peccato in continuità e contro un giocatore come Simon non te lo puoi permettere. L’inizio del match arride al giocatore di casa, arriva subito il break nipponico, Nishioka va sul 2-0. Simon non si scompone ed inizia ad entrare nel match, immediato controbreak, poi sul 2 pari due palle break sprecate, ma il francese ora comanda gli scambi, dal 2-3 arrivano 4 game consecutivi e porta a casa il primo set 6-3. Il secondo set parte ancora all’insegna dell’equilibrio, Nishioka va ancora avanti di un break sul 3-2 ma come nel primo parziale si perde per strada, altri 4 game consecutivi di Simon e altro 6-3. Nel terzo set è Simon che parte meglio, break in apertura e due palle break salvate nel game successivo. Il francese sembra in controllo ma Nishioka non molla mai, controbreak insperato nel sesto gioco con il tennista di casa che poi mette il naso avanti sul 4-3. Ma ancora una volta il giapponese si perde nella volata finale, Simon centra il break decisivo nel nono game e poi chiude la contesa al primo match point nel decimo gioco. Il doppio di domani dovrebbe consegnare ai francesi i quarti di finale, sulla carta nettamente favoriti Herbert e Mahut contro qualsiasi coppia possa scegliere il capitano locale Ueda. Eventuali quarti che la Francia giocherebbe in casa contro la Gran Bretagna oppure in trasferta contro il Canada.

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Coppa Davis

L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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Coppa Davis

Coppa Davis: Medvedev batte Cilic, RTF campione

Marin Cilic regge un set poi Medvedev corre tranquillo verso la vittoria. È la terza Coppa Davis per la formazione russa

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Daniil Medvedev - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Era la squadra favorita dall’inizio della manifestazione e ha confermato le previsioni: la Russian Tennis Federation si aggiudica la Coppa Davis 2021 battendo la Croazia per 2-0. La rivelazione di queste Finals, il ventitreenne di Spalato Borna Gojo, non è riuscito nell’impresa di battere anche Andrey Rublev, in realtà arrivato all’appuntamento di Madrid in condizioni ben diverse da quelle espresse nella prima parte della stagione, ma pur sempre numero 5 del mondo e autore di un’ottima prestazione in semifinale contro Dominik Koepfer. Mancata la ciliegina quasi impossibile sulla torta confezionata dal campione a squadre NCCA 2018, il tie ha imboccato ancor più inesorabilmente la strada di Mosca; subito dopo, infatti, Daniil Medvedev ha superato come da copione Marin Cilic, portando l’Insalatiera in Russia per la terza volta dopo i successi del 2002 e del 2006.

D. Medvedev b. M. Cilic 7-6(7) 6-2

Tocca a Daniil Medvedev il compito di sigillare la finale con il secondo singolare per evitare che la sfida si prolunghi al doppio, situazione che invertirebbe i favori del pronostico in virtù della formidabile coppia croata Pavic/Mektic. Il numero 2 del mondo non delude e batte Marin Cilic in un’ora e mezza, peraltro confermando l’esito dei due precedenti – l’ultimo quest’anno a Wimbledon rimontandogli due set. Sceso per la prima volta in campo sullo 0-1 in queste Finals, Cilic ha offerto una prestazione complessivamente buona, ma sarebbe stato necessario raggiungere e mantenere quei momenti migliori visti contro Jannik Sinner per poter davvero avere una chance contro un Medvedev che ha concesso una sola palla break, prontamente annullata. Un primo set di buon livello con Marin che ha creato qualcosa di più, ma ha regalato qualcosa di troppo con il dritto, il fondamentale che gli porta vincenti ma che tende anche a risentire dei momenti di tensione. Percentuale di prime croate in calo e secondo parziale molto più agevole il secondo parziale per un Medvedev che, viepiù solido e tranquillo, si è diretto quasi indisturbato verso la vittoria.

 

IL MATCH – Si comincia con entrambi tengono con estrema facilità i propri turni di battuta, nonostante Medvedev non metta tante prime in campo. Come d’abitudine, il russo sceglie di rispondere da parecchio lontano, ben oltre la scritta Davis Cup. Al settimo game, due dritti steccati di Cilic e un altro gratuito con lo stesso fondamentale danno all’avversario un’opportunità del sorpasso, ma senza tremare il trentatreenne di Medjugorje si affida alle accelerazioni per risolvere la situazione. Rincuorato da quanto appena fatto, Marin cerca ancora qualche cambio di ritmo – idea in genere sempre ottima contro il ventiquattrenne moscovita – e al gioco successivo è lui a procurarsi il 30-40, ma una buona seconda esterna rimette a posto le cose. Buona l’interpretazione del match da parte di Cilic che propone qualche slice con il rovescio, finge di rifugiarsi in una remata per poi accelerare senza preavviso, cerca angoli con il dritto, non teme di cambiare in lungolinea né, pur facendolo meno di quanto potrebbe, di prendere la rete. Medvedev è nei panni sé stesso, ottiene indispensabili punti diretti con il servizio, mette a segno qualche dritto storto, spaventa quando si allunga lo scambio sul ritmo.

Arriva così il tie-break, caratterizzato dalla posizione particolarmente conservativa di Daniil, tanto che sono interamente lasciati nelle mani croate un paio di scambi di mini-break. Medvedev si affida a due prime che non tornano indietro per arrivare a set point che si vede annullato da uno smash non banale. Una seconda palla per chiudere, gentilmente offerta da un comodo dritto in corridoio a campo sguarnito, se ne va con il doppio fallo russo, ma è buona la terza: errore in palleggio di Cilic con il rovescio (sarà forse il primo con quel fondamentale?) e RTF a un solo set dal trionfo.

Si riparte allo stesso modo del primo parziale, con i turni di battuta che vanno via veloci. In realtà, però, il quarto gioco che pareva confermare la tendenza si complica; un bel dritto profondo, un rovescio lungolinea e Daniil si prende il 3-1, subito confermato. La salita per Cilic e la sua squadra si è ormai fatta ripidissima e neppure lui sembra crederci di fronte a un Medvedev che, com’è ovvio, lascia partire i suoi colpi senza più alcuna pressione. Altro break ed è 6-2: la vittoria numero 63 in stagione di Daniil vale la Coppa Davis alla RTF.

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Coppa Davis

COPPA DAVIS, Finale: troppo Rublev per Gojo, 1-0 Russia

Il russo concede le briciole sul suo servizio e chiude in due set, 6-4 7-6(5). Gojo comunque encomiabile. Ora Medvedev può conquistare il titolo battendo Cilic

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(Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

COPPA DAVIS, Finale
RUSSIA-CROAZIA 1-0

A. Rublev b. B. Gojo 6-4 7-6(5)

Come da previsioni la finale 2021 della Coppa Davis inizia con la sfida tra Andrey Rublev e Borna Gojo, i due numeri 2 di Russia e Croazia.

 

Martic non rinuncia a quello che potremmo definire l’MVP di queste Finals. Un solo precedente tra i due, quello delle Finals 2019 con la vittoria con un doppio 6-3 di Rublev. C’è curiosità nel vedere come Gojo, dopo aver fatto fuori il nr. 61 Atp Popyrin, il numero 27 Sonego e il numero 33 Lajovic, si comporterà con il numero 5 del mondo. L’asticella si alza e non poco.

Il primo gioco con Gojo al servizio è già una battaglia. Scambi infiniti da fondo campo, con il tennista croato che risponde con veemenza alle bordate del suo avversario. Rublev risale dal 40-15 e si procura una palla break ma poi sbaglia un comodo rovescio e Gojo con due servizi vincenti porta a casa la battuta. Rublev non batte ciglio, tiene la battuta a zero e si procura una nuova palla break nel terzo gioco. Ancora bravo il tennista croato che piazza due ace intervallati da un servizio vincente e va sul 2-1. Seguono tre giochi consecutivi tenuti a zero da chi serve, sul 3-3 però Rublev mette la freccia. Il russo riesce a rispondere meglio, tiene gli scambi lunghi, cambia anche un po’ il ritmo degli scambi e mette in difficoltà Gojo che commette tre gratuiti e concede il break. Il numero 2 del mondo procede spedito sul proprio servizio, cede il primo punto alla risposta commettendo un doppio fallo nell’ottavo gioco e il secondo sul 5-4 40-0 complice una risposta incredibile di Gojo che pizzica la linea del corridoio. Ma è troppo poco, il secondo set point è quello buono, Rublev piazza il secondo ace del set e chiude in 35 minuti 6-4. Gojo fa quel che può ma al momento il suo avversario non gli sta concedendo alcuna possibilità di entrare in partita.

Rublev prova a dare la mazzata definitiva alla partita all’inizio del secondo set ma Gojo grazie ad uno splendido servizio si salva alla grande. Il russo ha due palle break nel gioco d’apertura, ma il suo avversario gliele annulla e tiene la battuta grazie anche a 4 ace. E poi ne ha 3 consecutive sullo 0-40 nel terzo gioco, ma Gojo si riporta in parità e poi mette altri due ace per il 2-1. Rublev concede sempre pochissimo al servizio, ma il numero 2 croato nemmeno scherza e soffre solo nel nono game quando si trova 15-30 prima di recuperare nuovamente e issarsi sul 5-4. Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Gojo va ancora una volta sotto 15-30 nell’undicesimo gioco ma Rublev stecca due diritti e facilita il compito del tennista croato che non molla e si garantisce il tie break. Il russo non concede tanto per cambiare nulla e tie break sia.

Il croato lo inizia nella maniera peggiore, doppio fallo, probabile figlio della tensione che sale sempre di più. Gran voleé di Rublev in allungo, 2-0. Ma Gojo non ci sta, si difende alla grande con il diritto e costringe il suo avversario all’errore, 2-1. Il croato serve benissimo ma lascia una risposta di Rublev nettamente dentro, errore sanguinoso, 3-1 Russia. Gratuito di rovescio di Rublev, Gojo resta attaccato al match, 3-2 Rublev. Stavolta il gratuito di rovescio lo commette il croato, 4-2 Rublev e si cambia campo. I due tennisti stanno profondendo il massimo sforzo, fisico e psicologico. La tensione attanaglia anche il tennista russo che commette ancora un gratuito e Gojo recupera un altro minibreak, 4-3 Croazia, che diventa 4-4 con un servizio vincente, primo aggancio nel tie break per il nr. 279 del mondo. Il quale non si ferma e con un ace sigla il 5-4, davvero bravo Gojo. Rublev si salva alla grandissima da un attacco di Gojo con un diritto lungolinea vincente, 5-5. Arriva il primo match point Russia dopo l’ennesimo diritto vincente di Rublev, 6-5. Gojo sbaglia un rovescio incrociato e dopo 1 ora e 33 minuti. 1-0 Russia ma tanti applausi a Borna Gojo, davvero encomiabile

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