Spunti tecnici: Muguruza e Radwanska, gambe leggere e gambe potenti

(S)punti Tecnici

Spunti tecnici: Muguruza e Radwanska, gambe leggere e gambe potenti

INDIAN WELLS – Due campi adiacenti, due allenamenti intensi, due giocatrici molto diverse. Agnieszka Radwanska e Garbiñe Muguruza sono sempre splendide da vedere

Pubblicato

il

Indian Wells, marzo 2017

A volte, cercando di trasmettere ai lettori le sensazioni che si provano stando a contatto con il tennis delle campionesse e dei campioni, provo anche a descrivere i suoni che posso sentire mentre sono a due passi dai tennisti, prodotti per esempio dagli appoggi (più o meno pesanti o rapidi), e soprattutto dagli impatti sulle racchette. Quando l’altra mattina, a metà del mio giretto quotidiano da “stalker tecnico” per i practice courts dell’assolato ed enorme impianto del Tennis Garden di Indian Wells, mi sono trovato a passare tra il campo 6 e il 7 (c’è un vialetto che sarà tre metri al massimo), prima ancora di vedere chi stava giocando sono stato colpito per l’appunto dai suoni. Non perché fossero strani o inconsueti, ma perché erano così diversi tra loro, a seconda che provenissero dalla mia destra o dalla mia sinistra, da suscitare immediatamente la mia curiosità. Dopo qualche anno di spunti tecnici in giro per il mondo, si sviluppa una sorta di “feed lampeggiante“, istintivo, che si attiva quando a livello quasi inconscio viene percepito qualcosa di fuori della norma, e di conseguenza potenzialmente interessante.

Indian Wells practice courts

Serve dire altro? Metteteci che il più scarso che si allena qui è top-100, e capirete cos’è il paradiso del tennis

Può essere un passo in ricerca della palla particolare, uno swing che “non ti torna” e va quindi analizzato frame by frame, un’impugnatura estrema, una stance non comune, o come detto un suono che si discosta dalla usuale cacofonia di pang, pang, bum, bum che ti circonda quando sei in mezzo ai campi pieni di giocatori in azione. E insomma, da un lato sentivo un fruscio leggero, di zampette come di insetto, seguito da schiocchi molto acuti e secchi: era Agnieszka Radwanska che allenava il dritto semipiatto in spostamento. Dall’altro, arrivavano fischi di suole in trascinamento sul cemento e grugniti a volume notevole: causati da Garbiñe Muguruza che allenava i rovesci in reazione a pallate profonde. Andiamo a vederle in compagnia, focalizzandoci come sempre sulle gambe, anche perché la tipologia fisica delle due campionesse è decisamente diversa, portandole a caricare i colpi con utilizzo molto differente dei muscoli, del peso e della potenza in generale. Cominciamo con Garbiñe.

 

muguruza rovescio 1

Qui sopra, preparazione del rovescio, Garbiñe sta indietreggiando per fare spazio alla palla, che le sta arrivando in pancia, era come detto un allenamento specifico al contrasto delle palle al corpo e vicine alla riga di fondo. La spagnola fa un passo laterale-arretrato con la gamba esterna, la sinistra.

muguruza rovescio 2

Qui sopra, la fase fondamentale dell’esecuzione: contemporaneamente allo swing a colpire, e all’impatto, Garbiñe (che ha ben piantato giù il piede sinistro), per contrastare l’inerzia dello spostamento che l’ha portata verso dietro, reagisce spingendo con la stessa gamba sinistra, con tutta la sua forza, praticamente rimbalza verso avanti facendo leva su quell’unico appoggio, se si permettesse di lasciarsi andare ancora in arretramento non potrebbe trasferire nulla del suo peso verso la palla.

muguruza rovescio 3

Lo vediamo ancora meglio qui sopra, è una reazione di potenza impressionante, Garbiñe ha frenato la “retromarcia”, inchiodandosi sul posto, e si è proiettata in senso contrario spingendo con tutto quello che ha sul piede perno posteriore (notiamo la tensione della muscolatura del polpaccio). Insieme alla rotazione busto spalle, e alle braccia che stanno salendo per l’accompagnamento finale, sale anche la gamba destra, per contribuire a portare il massimo del peso verso avanti. Un autentico avvitamento sul posto, roba da ginnastica artistica.

muguruza rovescio 4

Ecco la conclusione del colpo, il piede sinistro senza smettere di spingere è ruotato verso l’interno con perno sulla punta, perché a questo punto dovrà anche partire istantaneamente il rientro verso il centro del campo. Le immagini qui sopra sono esemplificative di quanta energia sia stata utilizzata dalla giocatrice, che riesce nonostante la violenza dell’esecuzione, a mantenere una bella centralità dell’equilibrio, contemporaneamente a una sorta di passo in aria tanto alto della gamba destra (la aiuterà a rientrare in avanti) da farla somigliare a un fenicottero, posa non priva di grazia anche cinetica. Un fenicottero di 1.82 per 73 chili, però, che ha appena tirato un missile diagonale. Fantastica.

Ma passiamo alla “formichina” del campo adiacente, che come sappiamo a livello di grazia non scherza affatto, ancora mi ricordo la prima volta che ebbi modo di vederla da vicino.

radwanska dritto 1

L’allenamento di “Aga la Maga” prevedeva, dicevamo, i dritti spinti in semi-allungo. Qui sopra, inizio del caricamento, il frame di sinistra è l’ultimo in cui la vedremo con uno dei due talloni a contatto con il terreno, fino a swing concluso. La stance è semi-open, come sempre quando si parla di Aga la compostezza è esemplare. Nel frame di destra, allineamento (perfetto) completato tra avambraccio, tacco della racchetta, e palla in arrivo, la giocatrice sta iniziando a salire con la spinta della gamba destra, si è sollevato il tallone.

radwanska dritto 2

Qui sopra, swing a colpire e impatto, rimane in linea fino all’ultimo il braccio-racchetta con la palla (pochissima rotazione qui, “alla Nick”), ma noi come di consueto guardiamo le gambe: e vediamo una specie di passo di danza, un saltello leggero verso destra, che parte dall’avampiede esterno, nell’istante esatto del contatto della palla sulle corde Aga decolla in sospensione lievissima, dovendo assecondare l’inerzia e l’energia del movimento quasi suo malgrado. Confrontiamola con il drittone semipiatto di Kyrgios che abbiamo visto l’altro giorno, e abbiamo – senza offesa per l’australiano – una metafora perfetta de “La Bella e la Bestia“.

radwanska dritto 3

Qui sopra, ho inserito un paio di frame supplementari per evidenziare quanto piatta sia entrata la racchetta sulla palla, in quello di destra siamo già a metà follow-through, e non c’è ancora accenno di rotazione dell’avambraccio a coprire il colpo. Nel frattempo, la nostra ballerina polacca sta svolazzando sul campo, un dettaglio simpatico sono gli occhi: a sinistra lo sguardo è sul punto di impatto, a destra, senza muovere la testa, Aga volge solo gli occhi verso la traiettoria appena uscita dal piatto corde, un’occhiatina quasi furbetta, e vagamente soddisfatta del perfetto lungolinea appena sferrato. Elegante anche nelle espressioni del viso, e vi assicuro che in pieno sforzo atletico non è comune, passando un po’ di tempo a editare foto hi-def di tennisti, mi escono a ripetizione dei musi da “Urlo di Munch” tragicomici, il buon vecchio Nole è uno dei più buffi.

radwanska dritto 5

Qui sopra, la farfalla si è posata, il follow-through è completo, peso e asse di equilibrio da manuale, il tutto eseguito in moto talmente lieve che in ricaduta Aga si permette un accenno di trascinamento interno del piede sinistro, che se lo facessi io la distorsione alla caviglia sarebbe il minimo.

radwanska dritto 6

Qui sopra, cambio di direzione (il piede sinistro ruota e diventa il perno della spinta successiva, per questo era stato portato verso l’interno), e immediato recupero della posizione atletica di partenza. Che bella.

In conclusione, un’ultima foto di Garbiñe, il finale di uno dei suoi gran dritti, per evidenziare meglio il confronto di atteggiamento fisico con Agnieszka, e per giusta par condicio, visto che la Maga ha avuto l’immagine in testa al pezzo.

muguruza copertina

Non serve commentare oltre, è un tipo di bellezza tecnica diversa, ma spettacolare allo stesso livello, la forza e la spinta che escono anche da un semplice frame fotografico sono da applausi.

Un’amazzone e una libellula. Che favola.

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

Pubblicato

il

da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement