Accadde oggi: inizia l'Era Open...

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Accadde oggi: inizia l’Era Open…

Il 22 aprile 1968, al West Hants Lawn Tennis Club di Bournemouth, lo scozzese John Clifton vince il primo punto dell’Era Open, perdendo poi l’incontro contro l’australiano Owen Davidson. Vi riproponiamo al riguardo un vecchio articolo di Luca Bottazzi

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Qui l’articolo originale di Luca Bottazzi pubblicato il 23 aprile 2015

Il tennis Open che tutti oggi conosciamo non è nato dal nulla. Al contrario ha preso forma e si è imposto attraverso epoche, contrapposizioni e battaglie molto forti. Alcuni campioni sono stati degli autentici baluardi nella lotta contro il sistema dominante del passato che ha messo in campo ogni mezzo per ostacolare l’avanzata del cambiamento. Suzanne Lenglen, Bill Tilden e Jack Kramer sono stati, per l’appunto, i principali artefici dell’innovazione a cui il tennis attuale deve più di un ringraziamento.

Aprile è il mese che ha avuto in grembo il tennis Open, lo sport che tutti amiamo. Fino a quel momento i giocatori erano separati in due differenti status. I dilettanti che potevano giocare i tornei dello Slam e la Coppa Davis e i professionisti che si organizzavano in esibizioni autonome e remunerate, separate dall’egida della Federazione Internazionale. Le origini dell’attività professionistica hanno radici molto antiche, quasi contemporanee alla nascita di Wimbledon (1877). Questa attività risale addirittura al 1883 quando pochi arditi pionieri iniziarono a sfidarsi per denaro, in partite di singolare e brevi tornei d’esibizione. In seguito, furono i ruggenti anni venti a far realizzare un salto titanico al tennis professionistico perché attirava grandi giocatori e pubblico.

 

Il primo leggendario tennista a lasciare il dilettantismo fu una donna, la “Divina” Suzanne Lenglen che nel 1927 giocò e vinse il suo primo match pro contro l’americana Mary Browne. Sempre nel 1927, l’esempio della Lenglen fu seguito da Vincent Richards, medaglia d’oro olimpica 1924 nonché compagno di doppio del grande Tilden. Questi fatti comportarono per il tennis l’esclusione dai giochi Olimpici del 1928 con evidente disappunto della neonata federazione internazionale di tennis (ITF). Pertanto, quando nel 1931 Bill Tilden in persona passò al professionismo, giocando e vincendo il primo incontro al Madison Square Garden di New York davanti a quasi 20.000 paganti contro il ceko K. Kozeluh, il tennis pro esplose. Dopo Big Bill tutte le grandi stelle degli anni trenta seguirono le sue orme, da Cochet a Vines, da Perry a Budge. Da quel momento fino all’era Open, tutti i più forti tennisti dilettanti passavano nel circuito professionisti, rimanendo, come già accennato, esclusi dai tornei sottoposti alla Federazione Internazionale, Wimbledon e Davis inclusi. Per dare un’idea concreta al lettore circa la questione “soldi”, basti pensare che vincere Wimbledon in quegli anni comportava un rimborso spese e un introito forfettario di poche sterline. Nello specifico quando Fred Perry passò al circuito Pro incassò 91.000 dollari, solo nell’anno in cui fece il tour con E. Vines verso la fine dei trenta.

Negli anni successivi la consuetudine si consolidò con i campioni degli anni quaranta e cinquanta come Segura, Riggs e Kramer che proseguì l’azione di Tilden organizzando, per l’appunto, la troupe Kramer. Inoltre, si aggregarono all’iniziativa altri fenomeni come Gonzales, Sedgman, Trabert, Hoad, Rosewall, fino ad arrivare agli anni sessanta al mitico Rod Laver. Va detto che il circuito di questi tennisti prevedeva anche una serie di appuntamenti classici che costituivano una sorta di tornei Slam: i French Championship, i British Championship e gli American Championship. Ad onor di cronaca è da ricordare come questi leggendari campioni fossero vittima di ostracismo dato che spesso era loro impedito l’accesso e la possibilità di allenarsi nei club affiliati alle varie federazioni nazionali che rispondevano ovviamente a quella internazionale. Tuttavia, alla fine degli anni cinquanta, i raffinati e appassionati “tennistofili” inglesi e più precisamente i soci dell’All England Club, capeggiati dal loro Presidente, desideravano fortemente la fine del dilettantismo. Essi ambivano a un tennis unificato, dove tutti i giocatori potessero competere nella stessa casa, sotto lo stesso tetto.

Nel 1961, se la memoria non mi inganna, vi fu una votazione per liberare il tennis Pro, ma per un solo voto vinsero i conservatori coadiuvati dal presidente ITF del tempo, l’italiano De Stefani e dal vecchio campione francese Borotra. Tuttavia i progressisti non si diedero per vinti e a costo di essere estromessi dal mondo ufficiale del tennis decisero che il loro club avrebbe ospitato un torneo di professionisti. Ebbene, nell’agosto del 1967 si disputò a Wimbledon un torneo Pro, vinto nell’occasione da Laver su Rosewall in cinque memorabili set. Wimbledon, la culla del tennis di Wingfield, tornò a riprendersi ciò che era suo: il tennis. Pertanto, seguì a questo eccezionale evento una seconda assemblea dove si votava, a favore o contro, la realizzazione del tennis Open. Dunque, si fronteggiarono ancora una volta le due opposte fazioni. Da una parte i conservatori, dall’altra i progressisti. Progressisti con in testa gli inglesi, il campione americano Jack Kramer e il francese Philipe Chatrier, columnist dell’Equipe. Vinsero alla grande i progressisti e il tennis fu liberato il 22 aprile 1968.

In seguito, il primo torneo Open fu giocato in Inghilterra a Bournemouth, mentre il primo Slam fu disputato al Roland Garros e vinto dal Maestro, il magnifico muro di rose (Rosewall cit. G. Clerici) a sedici anni di distanza dalla sua prima volta a Parigi. In seguito la cometa del tennis brillò di una luce abbagliante attraverso il Grande Slam di Rod Laver e continua tutt’oggi a risplendere folgorante nelle magnifiche gesta di Roger Federer et Alumni. Questa però è un’altra storia.

Luca Bottazzi

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La prima vittoria in uno Slam di Federer, 21 anni fa

Contro Micheal Chang, non proprio uno qualunque, al primo turno degli Australian Open. 6-4 6-4 7-6 il punteggio per lo svizzero che ne ha vinte altre 361 di partite nei Major

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Oggi, 18 gennaio, cade una ricorrenza molto speciale per Roger Federer. Infatti, in questa data, 21 anni fa, il fenomeno di Basilea ha colto la sua prima vittoria in uno Slam, agli Australian Open 2000. Magari non tutti se lo ricordano ma il primo scalpo di Federer in uno dei quattro grandi tornei del tennis è stato a dir poco eccellente: si tratta infatti di Michael Chang, vincitore del Roland Garros nel 1989 ed ex n.2 al mondo. 

Federer, all’epoca 18enne, si presentava a Melbourne per la prima volta, come una delle nuove sensazioni del circuito. Nella stagione precedente, aveva scalato oltre 200 posizioni in classifica, fermandosi alla n.62. Nelle sue prime due apparizioni Slam era stato sconfitto con onore contro giocatori affermati, il due volte campione Slam Patrick Rafter al Roland Garros e il ceco Jiri Novak a Wimbledon, mostrando sprazzi del suo enorme talento. Chang, che di anni ne aveva 28 e che era sul tour ormai da 13 stagioni, era nella fase calante della sua carriera ed era fuori dai primi 30.

Ma comunque era pur sempre Micheal Chang, uno dei nomi più celebri del tennis negli anni Novanta. E Federer era solo un promettentissimo ragazzino elvetico che aveva vinto Wimbledon juniores un paio di anni prima. “Non ricordo bene tutto. Non ricordo ad esempio le nostre posizioni in classifica. Ma c’è una cosa che non mi sono dimenticato. Mentre stavamo per entrare in campo, camminavo dietro a Michael e notari che aveva il suo nome sulle scarpe. Ho pensato: ‘quando hai il tuo nome sulle scarpe significa che sei uno dei migliori’”, ha raccontato Federer. 

 

Ma il migliore in partita fu proprio lui. 6-4 7-6 7-6 il punteggio con il quale quello che oggi è il tennista con più titoli nello Slam (20, ex aequo con Rafa Nadal) vinse la sua prima partita in uno Slam. In quell’edizione degli Australian Open, Federer vinse anche il successivo match contro lo slovacco Jan Kroslak, sempre in tre set, prima di arrendersi al terzo turno al francese Arnaud Clement. Purtroppo, non sono disponibili video su Youtube del match contro Chang e bisogna accontentarsi degli highlights del secondo incontro con Kroslak per ammirare le gesta di un giovanissimo Roger.

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Accadde oggi: l’inizio della leggenda di Serena Williams

La grande corsa di Serena Williams verso i 24 Slam (non ancora raggiunti) iniziava esattamente 25 anni fa, in Canada, con un esordio traumatico su un campo di periferia

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Come spesso succede nella storia del tennis, il debutto dei grandi campioni è una sconfitta traumatica. È così anche per Serena Williams, che ben 25 anni fa, il 25 ottobre 1995, iniziava in Canada la sua lunghissima e vincente carriera professionistica con una sconfitta netta. La connazionale Annie Miller superò infatti la giovanissima Serena (14 anni compiuti da un mese) con il punteggio di 6-1 6-1.

Il contesto era ben diverso da quelli che oggi Serena calca regolarmente. Si trattava del primo turno di qualificazioni del torneo di Quebec City. Come ricorda il giornalista del New York Times Robin Finn, presente quel giorno, la location era molto diversa dalla cornice più glamour degli Slam. “Era un campo d’allenamento di un circolo di tennis nella periferia di Vanier, accanto a un campo dove si giocava un’altra partita di qualificazione. Niente luci o introduzioni pre-partita e nemmeno tifosi. Sopra il campo c’era un piccolo chiosco con una TV, dei gelati e 50 persone che mostravano… diversi livelli di interesse alla partita”.

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Serena vinse soltanto due giochi contro la 18enne americana Annie Miller, che però era già la numero 149 del mondo. Visto il punteggio non stupisce l’analisi molto dura di Serena quel giorno. “Non ho giocato come so, ho giocato come una principiante“. Molto più conciliante e comprensivo il suo commento 24 anni dopo, quando nel 2019 Serena l’ha commentato durante il torneo di Toronto. “Tutto quello che mi ricordo è che ero nervosissima, non potevo credere che stavo giocando. Non sono riuscita a tenere a bada i nervi, avevo bisogno di tornare a casa e migliorare. Quando sono tornata a giocare con i professionisti ero molto più pronta rispetto la prima volta”.

 

Il ritorno di Serena Williams tra i professionisti si sarebbe concretizzato “solo” due anni dopo. Nel novembre del 1997 arrivò il torneo che la svelò a tutto il mondo tennistico. Williams si rese protagonista di una grande cavalcata nel torneo di Chicago, dove entrò grazie a una wild card: sconfisse le numero 7 e 4 del mondo Mary Pierce e Monica Seles e da numero 304 del mondo si fece strada fino alla semifinale, poi persa contro Lindsey Davenport. Nemmeno due anni dopo, nel 1999, sarebbe arrivato il suo primo torneo del Grande Slam, il titolo degli US Open vinto in finale contro Martina Hingis.

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Accadde oggi: 23 anni fa, Federer entrava in classifica per la prima volta

Era il 22 settembre 1997: vincendo otto partite in un torneo satellite svizzero, Federer guadagnò i suoi primi 12 punti ed entrò nel ranking alla posizione 803. Per non uscirne più e firmare ogni record possibile

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Nella settimana in cui Denis Shapovalov entra per la prima volta in top 10, c’è un’altro tennista dal rovescio a una mano da celebrare, e risponde (ovviamente) al nome di Roger Federer. Ventitrè anni fa, il 22 settembre 1997, Federer ottenne i primi punti ATP che gli permisero di entrare nel ranking alla posizione 803.

All’epoca Federer partecipò a un torneo satellite ITF, una vecchia modalità di tornei che duravano un mese e si strutturavano in quattro tappe, nelle città di Noes, Nyon, Biel e Bossonens; grazie alla semifinale raggiunta nel primo evento, al quale gli fu garantito l’accesso da una wild card, e alle otto vittorie complessive nel corso delle quattro settimane, Federer guadagnò i primi 12 punti utili a iscrivere il suo nome nelle classifiche ufficiali.

Negli ultimi 23 anni di strada ne ha fatta lo svizzero, a partire dalla prima stagione terminata al n. 704 mentre nel 1998 era già tra i primi 400 del mondo. L’8 febbraio del 1999 è entrato per la prima volta nella top 200 e sette mesi più tardi, il 20 settembre 1999, tra i primi 100. La scalata è proseguita senza intoppi negli anni successivi e l’ingresso in top 30, top 20 e top 10 sono avvenuti rispettivamente nel 2000, 2001 e 2002. L’inizio di stagione 2003 ha portato con sé la quinta piazza della classifica mondiale mentre la conquista del numero uno del mondo è arrivata dopo la vittoria all’Australian Open 2004, il 2 febbraio.

Lo svizzero si è poi trovato in vetta alla classifica per più tempo di chiunque altro nella storia del tennis, 310 settimane, anche se ora Djokovic sembra in grado di operare il sorpasso: al serbo basterebbe mantenere la vetta fino all’8 marzo 2021 per riuscirci.

Ci sono altri primati che Federer è invece quasi certo di conservare per molto altro tempo: a 39 anni è ancora in top 5 (è il numero 4 del mondo), il più anziano dopo Ken Rosewall, mentre detiene in solitaria il record di numero 1 più anziano, in virtù dell’exploit a Rotterdam nel febbraio 2018 a 36 anni e 6 mesi.

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