ATP Challenger: Quinzi e Fabbiano fuori in Cina. Occasione per Arnaboldi

Flash

ATP Challenger: Quinzi e Fabbiano fuori in Cina. Occasione per Arnaboldi

Quinzi e Fabbiano si fermano al secondo turno del ricco challenger di Anning. Arnaboldi invece raggiunge i quarti a Tallahassee

Pubblicato

il

 

Oltre al challenger di Francavilla, questa settimana sono in corso di svolgimento altri due tornei del circuito minore, a Tallahassee in Florida e ad Anning in Cina.

Dopo l’uscita prematura della testa di serie numero 3, Luca Vanni, il secondo turno del ricco torneo cinese vedeva impegnati Thomas Fabbiano e Gialuigi Quinzi: il primo è stato sconfitto in due set dal numero 1 del seeding Jordan Thompson; il secondo ha raccolto solo cinque game contro uno dei giocatori più in forma del momento, Oscar Otte. Ottimo comunque il torneo del giovane azzurro che dopo aver brillantemente superato le qualificazioni, è riuscito a battere la testa di serie numero 7 Mathias Bourgue, numero 151 del mondo; con questo risultato Quinzi entrerà per la prima volta tra il primi 250 tennisti del mondo.

Continua invece il buon momento sulla terra verde statunitense di Andrea Arnaboldi, che dopo la semifinale a San Luis Potosi e gli ottavi raggiunti la scorsa settimana a Sarasota, dove ha ceduto soltanto al terzo set contro Tiafoe, raggiunge anche i quarti a Tallahassee. Qui il canturino avrà un’occasione ghiotta visto che affronterà la wild card californiana Bradley Klahn, numero 600 del mondo.

 

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Australian Open: Djokodiecivic, la corona di Melbourne è ancora di Nole. Tsitsipas deve rimandare la prima gioia Slam

Vola in doppia cifra come Nadal al Roland Garros e si riprende il trono del ranking mondiale. Tutto ciò vale il decimo trionfo nel proprio regno per Novak Djokovic. Stefanos Tsitsipas non sfrutta un set point nel secondo, rivelandosi non all’altezza nei momenti cruciali

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

[4] N. Djokovic b. [3] S. Tsitsipas 6-3 7-6(4) 7-6(5)

Sono 22 titoli Slam in carriera, primato ottenuto alla 33esima finale. Novak Djokovic aggancia Rafa Nadal nell’albo d’oro dei più vincenti nelle prove Majors scrivendo l’ennesimo capitolo di questa diarchia in cima al pallottoliere dei record, e divenendo proprio assieme al maiorchino il secondo nella storia – compreso il tennis femminile – ad aggiudicarsi la doppia cifra di successi in un singolo evento del Grande Slam. Un doppio aggancio allo spagnolo che significa decimo trionfo in altrettante finali disputate a Melbourne Park, quindici anni e 48 ore dopo il primo sigillo maturato il 27 gennaio 2008 contro Jo-Wilfried Tsonga. In assoluto per il serbo si tratta del 93° trofeo della carriera alla 132esima finale. Da lunedì, dunque Djokodiecivic tornerà in cima alla classifica mondiale. Deve invece rimandare la prima gioia Slam e la conseguente “prima volta” sul trono ATP Stefanos Tsitsipas, alla seconda finale Major dopo quella persa sempre per mano di Nole al Roland Garros 2021. La leggenda di Belgrado ha fatto valere la sua inarrivabile capacità di esprimere il meglio del proprio repertorio nei momenti cruciali della sfida, dove al contrario è mancato l’airone ellenico. Il vero frangente di rottura del match si è però consumato sul finire del secondo set, quando il 24enne ateniese ha avuto a disposizione un set point nel decimo game. Un’occasione frutto di una parte di partita nella quale il Re del torneo aveva smarrito la bussola emotiva prima di raccogliere gli ingenti regali del più giovane rivale di undici anni nei due tie-break successivi. Ciò che si può imputare maggiormente alla prestazione di Stefanos è di essersi sciolto quando si sono realmente decise le sorti dello scontro, ma anche di non aver messo eccessivamente sotto pressione il serbo mediante un costante attacco in controtempo della rete. Ovvero la vera chiava di volta del confronto, che è stata tuttavia depotenziata già sul nascere per via di una gestione differente e dagli opposti risultati della battuta tra i due protagonisti. E se poi ci si mette una prova sotto gli standard necessari a questo livello pure in risposta, contro il solito Robo Nole si spiega il perché di una conclusione in tre set.

Visto che poi quando si arriva al dunque, quando la palla scotta veramente, vengono fuori gli occhi felini della tigre della Malesia. Quelli spiritati di un uomo, un campione, in grado a volte quasi di trasformarsi in un eroe della Marvel che difatti non perde da cinque anni sulla Rod Laver Arena – dai quarti del 2018 contro Chung – con una striscia di 28 successi in fila. Mentre una sconfitta contro un Top Ten addirittura non la subisce dal KO – sempre in quarti – con Stan The Man Wawrinka nel 2014. Piccola curiosità statistica, era accaduto solamente in altre due circostanze in Era Open che a giocarsi l’ultimo atto dell’Australian Open fossero la terza e la quarta testa di serie, nel’88 quando a trionfare fu Mats Wilander su Pat Cash e nel 2005 con vittoria di Marat Safin ai danni dell’idolo di casa Lleyton Hewitt.

 

IL MATCH – Il sorteggio viene vinto da Djokovic, che sceglie di servire. Il campione serbo mette subito in mostra i grandi miglioramenti compiuti nella seconda parte di carriera nel fondamentale d’inizio gioco, in particolar modo sulla seconda grazie ad un efficacie kick. A testimonianza poi di un eccezionale rendimento avuto da parte della battuta di Novak nel torneo, ci sono da costatare i 49 ace messi a referto prima di questa finale.

Al contrario, deve immediatamente soffrire nel suo primo turno di servizio Tsitsipas. Il 35enne di Belgrado lo inchioda fin da primo quindici sulla diagonale sinistra allungando lo scambio in attesa di raccogliere l’inevitabile errore greco. Certamente sarà fondamentale per Stefanos, se vuole avere realmente chance di vittoria, riuscire ad essere molto incisivo in risposta quando il 21 volte campione Slam non potrà contare sulla propria prima. Ma come detto, si ritrova già al debutto della sua battuta nella sfida a dover rincorrere dal 15-40. Il 24enne di Atene estraendo però finalmente dal cilindro il proprio dirompente servizio, rimonta sventando le prime occasioni di break a diposizione del cannibale balcanico. Tuttavia nonostante lo strappo non sia maturato, vengono già fuori a partire dagli albori dell’incontro le enormi qualità della ribattuta di Nole.

La sensazione è infatti quella che Djokovic sia in pieno controllo delle dinamiche e dell’inerzia dello scontro. L’ex n. 1, inoltre, continua ad essere perfetto in battuta e difatti con quattro prime in altrettanti punti si aggiudica rapidamente il game del 2-1. Contestualmente, invece, proseguono le grandi difficoltà in battuta dell’airone ellenico che questa volta non può evitare l’allungo di RoboNole. D’altronde quando ci si trova al cospetto della miglior ribattuta di tutti i tempi e si serve una sola prima sui sei punti del game in questione con tanto di doppio fallo, è praticamente fatale che si verifichi la seguente percezione: non avvertire mai, in nessun caso, di possedere anche soltanto per un effimero attimo la gestione tattica della partita.

Il nove volte vincitore dell’Happy Slam da parte sua, non cenna a desistere dal procedere imperterrito con il piede sull’acceleratore a ritmo di un indomabile rullo compressore. La sua prestazione è finora essenzialmente priva di difetti, mostrando la sua solita magistrale copertura del campo oltre che una versione deluxe dei suoi fondamentali d’inizio punto: servizio e risposta.

Per quanto riguarda Tsitsi, per ora non si sono mai viste delle verticalizzazioni con conseguente presa della rete. Ebbene attaccare in controtempo è la vera arma sulla quale deve provare a contare la tds n. 3 per raggiungere il tanto agognato primo Major della carriera – anche se ciò significa esporsi ai chirurgici passanti serbi. Altrimenti per forza di cose gli scambi si prolungano eccessivamente, divenendo così il terreno di caccia preferito del classe ’87 di Belgrado. Banalmente se ci si mette a fare a pallate da fondo, la straordinaria consistenza di Djokovic abbinata alla sua intrinseca abilità nel difendersi e ribaltare al momento giusto l’inerzia del punto non lascerebbe scampo al più giovane rivale. Chiaramente però per poter mettere a punto questo piano tattico, il n. 4 ATP deve essere sostenuto da una grande performance della battuta, così da tenere il punto su una durata breve. Tutto questo è mancato, ciononostante il servizio di Stefanos è certamente cresciuto nella seconda parte del set ma questo non può bastare. Deve anche essere in grado di variare opportunamente traiettorie ed effetti, spingere a tutta il servizio sempre e comunque può rivelarsi solo controproducente. Quando poi si approccia alla sfida con un evidente stato di pressione e quindi con troppa rigidità non potendo essere fluido come si dovrebbe – o vorrebbe, la prima entra di meno e di conseguenza crollano anche le certezze in termini di fiducia e consapevolezza dei propri mezzi.

Dopo lo scossone palesatosi nel quarto gioco, l’alternanza dei servizi non subisce più alcun momento di rottura e così Novak può intascarsi il set inaugurale per 6-3 in 36 minuti. In questa frazione d’apertura a certificare l’imperforabilità del servizio serbo – pur aiutato da una ribattuta greca non all’altezza di una finale Slam – c’è un dato che svetta su tutti gli altri: il 94% di punti vinti con la prima, 17 su 18.

I numeri in battuta del figlio di Apostolos sono via via andati migliorando, ma in una sfida del genere non può permettersi svarioni come quello avvenuto sul 2-1.

Un altro aspetto che senza dubbio si è potuto osservare pienamente nel primo parziale è la netta differenza nella gestione della modulazione della battuta: da una parte l’esperienza e la sagacia tattica nel saper ricercare sempre angoli mortiferi e diversi, soprattutto nei primi punti dei propri turni di servizio che sono poi quelli che indirizzano il game stesso; dall’altra decisamente più velocità impressa ma che tradisce meno lucidità ed intelligenza nel captare il momento della partita. Altra chiave tattica imprescindibile per Tsitsipas, è quella di dover necessariamente salire come spessore e livello in risposta, a volte anche ricorrendo più spesso alla soluzione bloccata sul proprio monomane per far quantomeno partire lo scambio.

Perché è già di per se complesso per il greco, con Novak che sovente gli imprime costante pressione impedendogli di mettere i piedi in campo e giostrare il punto avendo l’iniziativa sulla racchetta. Infatti la risposta anticipata, uno dei cavalli di battaglia durante tutto il torneo dell’ateniese, non sta funzionando minimamente.

In apertura di secondo set si intravedono passi in avanti da parte di Stefanos, che ora riesce a sporcare maggiormente le sue traiettorie da fondo con più lift. In questo scenario anche il rovescio sale di livello, dimostrando più solidità nel reggere lo scambio sulla direttrice e di tanto in tanto stampandosi vincente sul lungolinea. Avrebbe addirittura la potenziale opportunità di costruirsi la possibilità per prendere la testa del parziale: sul 2-2, 15-30. Qui però il n. 4 del mondo non prende a pieni mani la chance cercando di essere lui il giocatore in campo a determinare le sorti, mostrando una passività che non si addice a questo frangente della gara. Perciò il polipo balcanico ritrova la prima dei giorni migliori e continua a guidare l’incontro. A questo punto, dopo non essersi dimostrato all’altezza per potersi sganciare nel punteggio, Tsitsi rischia di frantumarsi definitivamente con due turni di servizio consecutivi decisi ad oltranza. Ma in qualche modo ne viene fuori incolume, ecco che infatti qui si manifesta il vero e proprio turning point della sfida. Sul 3-3, 30-30 Djokovic in uno scatto sulla sinistra in open-stance per recuperare un’accelerazione del greco perde gli appoggi e finisce sdraiato sulla RLA. Per sua fortuna lascia andare la racchetta in tempo, per cui nessun danno fisico rilevante sulla coscia sinistra incerottata. Tuttavia alcuni strascichi psicologici, questo casuale avvenimento li porta in dote. Improvvisamente infatti Nole inizia ad innervosirsi tormentando il povero Ivanisevic nel suo box, reo di aver suggerito una discesa sul rovescio ellenico al quale ha fatto seguito un passante sulla riga. Dunque smarrisce concentrazione e attenzione, e questo inevitabilmente dà ulteriore fiducia al suo avversario che torna ad avere un importantissimo 15-30 sul 4-4 con il serbo in battuta, ma ancora una volta Stefanos manca la ghiotta occasione per inerpicarsi a palla break a causa di un paio di sanguinosi errori a rete: un back di approccio ed una volée di rovescio per quanto non semplicissima.

Ma il calo emotivo di Novak non pare cessare, anzi per certi versi cresce a dismisura. Ora il belgradese è vittima di un perenne stato di ansia e pressione, continua ad inveire contro Goran e tutto il suo team. Nervosismo totale che costringe la quarta forza del tabellone a dover fronteggiare un set point sul 4-5, 30-40. La classe delle leggende, però, lo sappiamo si manifesta quando sembrerebbe più difficile farlo. Dopo che erano diversi minuti in cui faticava ad essere incisivo da fondo, in cui aveva perso anche un pò di metri sul campo e addirittura nei quali aveva anche sbagliato un rovescio lungolinea in avanzamento – che perde in lunghezza una volta ogni 15 partite -; rialza il livello del suo tennis proprio sul set ball: scambio da 15 colpi dove ritrova profondità prima di chiudere il punto con un dritto winner.

Chiamato a servire una seconda volta per restare nel set, l’ex n. 1 non trema nuovamente. Si arriva dunque al tie-break. Il game decisivo si rivela però il festival dell’orrore, con Nole che dopo aver ripulito la testa dai fantasmi della parte centrale del secondo set – scaturiti anche da un pubblico che a dirla alla Djokovic, si sta dimostrando troppo caciarone – vola velocemente sul 4-1. Ma è un vantaggio prodotto più dai gratuiti del greco che da effettivi meriti del n. 5 al mondo. Tuttavia il 35enne dell’est Europa torna a regalare qualcosa e complici due doppi falli rimette tutto in equilibrio. Stefanos però ancora una volta nel momento in cui conta per davvero esprimere il proprio miglior tennis, si esibisce in una fucina di erroracci. Perdipiù dei cinque che difatto confezionano la seconda frazione per il giocatore più esperto in campo, quattro per Tsitsi arrivano con il suo colpo migliore. Così il serbo mette nel fienile personale anche la seconda partita: 7-6(4) dopo oltre un’ora e dieci. Tie-break portato a casa da Djokovic facendo registrare un unico vincente e ben due doppi falli.

Si conclude quindi una frazione decisamente dimenticabile sul piano tecnico, infarcita di gratuiti, ma enormemente stimolante da un punto di vista della “cabeza” con svariati scossoni emotivi e di nervosismo reciproco. Ma alla fine siamo dove dovevamo essere, il Re del feudo di Melbourne avanti di due set. Per Tsitsi ora si fa veramente dura, considerando che Nole ha perso una solta volta in carriera con un simile vantaggio sul groppone: ai quarti del Roland Garros 2010 contro l’austriaco Jurgen Melzer. Un miracolo servirebbe al Dio greco, ma deve decisamente cambiare marcia. Perché, quando in una finale dell’Open d’Australia si è al cospetto del recordman di trionfi della storia; se si vuole provare ad invertire le pagine degli annali non ci si può permettere di disputare un tie-break commettendo una caterva di marchiani e sanguinosi errori con il proprio colpo migliore.

Si riparte dopo la pausa negli spogliatoi di Djokovic, con il serbo che ha un fisiologico calo in seguito ad un parziale durissimo e che ha richiesto tanto dispendio in termini di energie mentali. Primo break nel match a favore dell’ellenico, tuttavia la tds n. 4 ritrova immediatamente la bussola e piazza il contro-break. Nonostante la repentina reazione di RoboNovak, ancora qualche regalo di Tsitsipas. Bisogna però sottolineare come si è avuta la percezione che fosse unicamente uno strappo momentaneo, infatti in questo caso Novak non si è per nulla fatto prendere dalla frenesia o dal panico ma anzi ha dimostrato una calma olimpica a testimonianza della propria sicurezza: ovvero gli sarebbe bastato rimettersi focus dentro il match per agguantare il rivale nello score e così effettivamente è stato.

A questo punto, si assiste un frangente di stasi dell’incontro come se i due protagonisti in campo stessero anche un rifiatando dopo le innumerevoli spese energetiche sia fisiche che di testa. Dopo il vicendevole scambio di favori ad aprire il set, i servizi di rivelano inossidabili con soli cinque punti vinti dalla risposta (tre dal serbo, due dal greco) e ben quattro game vinti a zero per giungere al 5-4 a favore di Djokovic. Un set che tuttavia, pur viaggiando su una velocità di crociera sicuramente più imponente rispetto al parziale precedente, almeno regala qualche principio di variazione in più: smorzate da ambo le metà campo, e che forse da lato Tsitsipas dovevano essere esplorate maggiormente per cercare di sorprendere scostandosi dallo spartito principale. Così come doveva essere sondata di più l’opzione del back per rallentare il ritmo e darsi la possibilità di attuare la mezza luna attorno alla palla ed eseguire lo sventaglio del dritto con più efficacia.

Le battute non placano la loro ira, con il nove volte vincitore del torneo che addirittura vince quattordici punti in fila sul proprio servizio. Stefanos rischia di abdicare definitivamente al ritmo soffocante del serbo servendo per prolungare la contesa sul 4-5, ma in qualche modo dal 30-30 si salva. Perciò sarà ancora tie-break dirimente, con la sequela di quindici al servizio di Novak che recita 20 in fila. E purtroppo per il greco – e per il match – l’epilogo è il medesimo di quello andato in scena nel secondo set. Dopo una frazione di alto livello, in cui entrambi si erano espressi contemporaneamente su ottimi standard, ancora una volta quando conta l’airone ateniese spegne fragorosamente l’interruttore del suo tennis esibendosi in steccate e gratuiti grossolani. Allora sul 5-0, ci pensa il pubblico a fornire l’ultima ciambella salvifica al 24enne in campo disturbando palesemente Novak nell’esecuzione bimane. Come successo nel gioco decisivo del secondo, Stef si rifà sotto ma alla fine deve cedere al terzo championship point. Djokovic chiude al secondo tentativo in battuta con un set finale dalla durata pedissequa al secondo (1h11‘): 7-6(5) al termine di tre ore esatte di sfida.

Melbourne è ancora regno serbo, lo è per la decima volta.

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open, preview finale maschile: Tsitsipas per la storia, Djokovic per la leggenda. Entrambi per la prima posizione

Manca sempre meno alla finale più attesa, l’ideale. Il greco e il serbo si contendono pezzi di storia personale e mito, oltre che il n.1 del ranking

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[3] Stefanos Tsitsipas – [4] Novak Djokovic

Il torneo delle sorprese e delle rivelazioni, tra eliminazioni eccellenti e storie da ricordare, si è infine ritrovato nella finale che era più lecito attendersi, tra i due giocatori migliori delle due metà di tabellone, e che hanno sempre mostrato grande feeling con l’Australia. Stefanos Tsitsipas, dopo tre semifinali perse negli ultimi quattro anni, battendo Khachanov ha finalmente conquistato la prima finale qui all’Australian Open, la seconda in carriera in uno Slam (al Roland Garros, dove si fece rimontare due set di vantaggio da Djokovic…anche se nessuno dei due sembra ricordarlo), mostrando maturità e gestione della tensione. Per il serbo sarà il decimo atto conclusivo sulla Rod Laver Arena, con 9 vittorie su 9 finali giocate in precedenza, l’ultima nel 2021 contro Medvedev. Sarà inoltre la 33° finale in assoluto in un Major, curiosamente la sesta di fila contro un avversario che non ha mai vinto un torneo del grande Slam (l’ultima volta contro un giocatore già campione in precedenza fu contro Nadal al Roland Garros d’ottobre, nel 2020).

La vittoria di Nole domani, con la partita che inizierà alle 9:30 italiane, gli porterebbe in dote il ventiduesimo titolo dello Slam, andando così a raggiungere Nadal al primo posto per vittorie nei Major, scrivendo un’ulteriore pagina di storia, entrando sempre più nella leggenda. Tsitsipas avrà invece l’occasione di divenire il diciannovesimo vincitore Slam del XXI secolo, e del secondo millennio, il primo a vincere il titolo di battezzo all’Australian Open da Wawrinka nel 2014. Sul piatto ci sarà però anche la prima posizione in classifica, con il vincitore che da lunedì scavalcherà Carlos Alcaraz come n.1 del mondo; occasione che si ripete per il secondo Slam di fila, dato che anche Carlitos è salito sul gradino più alto del podio dopo la vittoria nella finale dello US Open contro Ruud. I precedenti parlano abbastanza chiaro: 10-2 a favore di Djokovic, che ha vinto gli ultimi nove, con l’ultima vittoria del greco a Shangai 2019; da notare che però dei sette incontri sul cemento, (5-2 per il serbo) Tsitsipas ha vinto due dei tre match outdoor, capitolando sempre indoor. Inoltre, l’unico precedente a livello Slam è sempre in una finale, quella famosa del Roland Garros 2021.

 

Alla luce di ciò, dell’esperienza e del gioco mostrato nell’arco del torneo, è quasi impossibile non figurarsi già le immagini del serbo che alza il trofeo sotto il cielo dell’estate australiana, eppure…Eppure Tsitsipas ha giocato un Australian Open d’esperienza e qualità, di eleganza e sostanza, superando sempre con successo gli ostacoli e mostrandosi maturo come mai era successo nella sua carriera probabilmente. Ha saputo gestire i vantaggi e le rimonte, i giocatori che amano il ritmo alto e quelli che si esaltano in scambi lunghi e poco intensi; soprattutto, potrà giocare il suo dritto a braccio sciolto, e il servizio a cuor leggero, perché domani il favorito non è lui. Novak Djokovic gioca praticamente ogni match con il pronostico dalla sua da 10 anni (salvo qualche incrocio con Nadal sulla terra), dunque pensare che soffra la pressione è quasi utopico, ma che abbia un calo lo si può opinare. Il n.4 del mondo ha perso finora solo 50 game (qui nel 2011 vinse lasciandone per strada solo 60, il quantitativo di game più basso concesso nella sua carriera negli Slam vinti), di cui solo 5 break. Numeri che manifestano netta dominanza.

Va però sottolineato che domani troverà il primo (non ce ne vogliano Paul, Rublev, De Minaur e compagnia) “vero” avversario, che possa realmente dargli filo da torcere e giocarsela a viso aperto, senza timore reverenziale. Il greco ha già dimostrato che può farlo, che sa affrontare le leggende senza guardarle dal basso ma da pari a pari, come dimostra l’opera d’arte compiuta contro Nadal ai quarti del 2021. Il n.3 del seeding dovrà cercare di servire benissimo e di piazzare bene la battuta, trovandosi contro il miglior ribattitore del circuito, oltre che sbagliare il meno possibile e cercare di essere più incisivo che può con il dritto. Una tattica per uscire dallo scambio, e non concedere a Djokovic il tempo di martellarlo sulla diagonale del rovescio (il chiaro tallone d’Achille) potrebbe essere usare lo slice per poi prendere la rete, così da costringere il serbo a un gioco veloce, frenetico, senza troppo margine per preparare i colpi. D’altro canto è verosimile che Nole sappia quanto sin da subito dovrà cercare il lato sinistro di Stefanos soprattutto con cambi in lungolinea, senza dargli così tempo per girarsi sul dritto. Dovesse andare su questi binari, decisi da Djokovic, allora bisognerà dare ragione ai bookmakers: 1,20 su Bet365 e Snai la sua vittoria, 1,23 su Sisal, con queste ultime due che pagano invece 4,50 volte la posta il primo Slam di Tsitsipas, contro il 4,80 di Bet.

In Grecia spereranno che per una volta le quote si sbaglino, come forse molti di coloro che si auspicano questo tanto decantato cambio generazionale. Tsitsipas non è nuovissimo a ribaltare i pronostici, ma domani dovrà compiere il suo capolavoro, alla prima finale a Melbourne Park. Il suo avversario, che forse potrebbe quasi essere definito “passato” dai meno attenti, la prima finale qui la giocò esattamente 15 anni e un giorno fa, il 27 gennaio 2008 contro Jo Tsonga (che ora si è ritirato). Sarà uno scontro di stili, epoche, gioco, totale si potrebbe definire. Come lo spettacolo che ne uscirà, questo è poco ma sicuro.

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open: Sabalenka sugli scudi. Ha vinto il miglior servizio o il miglior dritto? E l’assenza di inno e bandiere bielorusse ha senso?

Hanno vinto…gli studi biomeccanici della regina 2022 dei doppi falli. Ma fra dritto e rovescio, quale è il colpo da fondo di solito più decisivo? Il duello Djokovic-Tsitsipas suggerisce una risposta sbagliata

Pubblicato

il

La nuova campionessa dell’Australian Open, Aryna Sabalenka, è una ragazza che l’anno scorso aveva vinto…la classifica di chi aveva fatto più doppi falli fra tutte le prime 100 tenniste della WTA.

Roba da far arrossire Sascha Zverev. Aryna, che diventa la seconda bielorussa a vincere uno Slam in Australia dieci anni dopo Vika Azarenka, di doppi falli ne aveva commessi ben 427 nel 2022, a una media di 8 a match. Ma lo scorso anno, durante lo US Open, subito dopo aver perso dalla Swiatek, lei che ama farsi  chiamare “Tigre” –e che si è fatta fare un tatuaggio di una tigre sull’avambraccio sinistro “perché mi deve ricordare di lottare sempre come una tigre…”- aveva deciso di mettersi a studiare la tecnica della sua battuta con uno specialista di biomeccanica, con due obiettivi: 1) ritrovare percentuali migliori sulle prime palle di servizio 2) servire seconde palle meno aleatorie.

Prima della finale il coach della Rybakina Stefano Vukov aveva dato l’aria di mettere le mani avanti, quasi anche  a voler mettere maggior pressione su Aryna: “Il risultato dipenderà da chi servirà meglio”.

 

E quello della Sabalenka, Anton Dubrov: “Vincerà chi saprà controllare meglio le proprie emozioni”. Anche questo, per la verità, sembrava più un messaggio rivolto alla sua “assistita” piuttosto che a Elena Rybakova, ragazza piuttosto introversa che sembra spesso anche fin troppo in controllo dei suoi nervi. Almeno all’apparenza, perché oggi l’ho vista spesso parlare con se stessa dopo alcuni errori. 

Beh, in questa finale vinta 4-6,6-3,6-4, Aryna ha perso il primo set della finale e il primo dell’anno, ma dopo è riuscita abbastanza bene a controllare le proprie emozioni fino a quando – a seguito dell’ennesimo dritto lungo della Rybakina (decisamente il colpo più incerto della kazaka) sul suo quarto matchpoint e dopo che sul primo aveva commesso un doppio fallo – si è lasciata andare lungo distesa sul campo centrale della Rod Laver Arena coprendosi il volto e piangendo come un vitellino, con tutto il petto percorso da sussulti irrefrenabili.

 Direi che lo studio ha pagato – soprattutto in percentuale di prime palle, il 65% contro la Rybakina che si è fermata  al 59%; la seconda palla invece secondo me necessità di studi ulteriori: è troppo piatta, c’è poco lift –  perché durante tutto l’Australian Open di doppi falli Iryna ne ha fatti “soltanto” 29 in 7 partite. Quindi è scesa a 4 di media a match.

Vero, però, che le prime sei Aryna le ha vinte tutte in due set e sempre perdendo pochi game, così come aveva vinto in due set tutte le partite giocate al torneo di Adelaide. Oggi  che la partita è durata 2h e 29 minuti per 3 set, i doppi falli sono stati 7, non pochissimi, però sono stati bilanciati da 17 ace (mentre la Rybakina ne ha fatti 9 e un solo doppio fallo: insomma la forbice dice +10 per gli ace a favore della ragazza bielorussa, + 6 a favore per i doppi falli a favore della kazaka) e poi non so dirvi quanti siano stati i servizi immediatamente vincenti, ma in quelle 70 volte in cui ha messo direttamente la prima ha fatto 50 punti. Sospetto che i servizi vincenti che siano stati parecchi.

Quindi il servizio ha svolto un ruolo importante in un match caratterizzato da pochi break, cinque in tutto in 29 game, come vediamo di solito accadere più in un match di uomini piuttosto che di donne.

D’altra parte le due ragazze finaliste hanno un fisico non così comune per il tennis femminile: un metro e 84 centimetri la Rybakina, un metro e 82 la Sabalenka che ha anche due spalle e una potenza che non tanti tennisti di sesso maschili possono vantare e disporre.

I servizi della Sabalenka sfiorano i 200 km orari e fanno male. Se un numero sufficiente di battute le sta dentro, strapparle il servizio è tutt’altro che semplice. Infatti la Rybakina c’è riuscita solo due volte pur essendosi procurata 7 pallebreak, entrambe nel primo set. E poi più.

Con le sue possenti, fracassanti risposte, invece la Sabalenka di palle break ne ha conquistate 13 e dopo l’inutile break del primo set per risalire dal 2-4 al 4 pari, un break a set nei due set successivi le sono bastati per vincere il match e conquistare il suo primo Slam alla sua prima finale e dopo tre stop in tre precedenti semifinali Slam.

Di solito, se fra due giocatrici di simile livello (ma vale forse ancor più per i giocatori) una ha un grandissimo dritto e l’altra ha un grandissimo rovescio, dai tempi di Steffi Graf (anche se Chris Evert potrebbe aver argomenti validi per obiettare), vince quella con il miglior dritto.

Il dritto, in genere, procura più punti. Tant’è che salvo poche eccezioni se a un tennista si offre una palla a mezza altezza e a metà campo, è più normale che il tennista giri attorno alla palla per schiaffeggiarla con il dritto piuttosto che con il rovescio. Il dritto è un colpo più dirompente. E’ più normale schiacciarlo dando anche una spallata. Ma su questa tesi sono più che aperto ad aprire un fronte di discussione e contradditorio…

Ora ci sarà chi, alla vigilia della finale maschile fra Djokovic e Tsitsipas mi obietterà che Djokovic è il favorito anche se il greco ha il miglior dritto e il serbo il miglior rovescio, ma io a mia volta potrò controbattere che Nole fa comunque di solito più punti vincenti con il dritto che con il rovescio. Vedremo domani (ore 9,30 su Discovery-plus).

Intanto chiudo il discorso sulla finale femminile osservando che la bielorussa Sabalenka non ha potuto godere né dell’inno nazionale a celebrare il suo trionfo, né della bandiera bielorussia sul tabellone e sul palmares dell’Australian Open accanto al suo nome. Magari fra qualche anno ricomparirà al posto di una bandiera bianca. E chissà poi che cosa deciderà Wimbledon quest’anno. Molti auspicano un ripensamento. Non i tennisti ucraini. La Kostyuk, sconfitta in semifinale nel doppio femminile, ha chiesto agli inglesi di non fare marcia indietro.

Io ripenso con piacere a quando l’indiano Bopanna e il pakistano Qureshi si sono messi a giocare il doppio assieme.

 Ma fra Russia-Bielorussia e Ucraina la guerra è ancora purtroppo così terribilmente virulenta, orribile oggi perché possano essere dei tennisti i primi a soprassedervi, a non farci caso. Anche se potrebbe essere un gran bel messaggio.  

La newsletter Slalom.it di Angelo Carotenuto ha riportato un articolo del Sydney Morning Herald secondo cui “Sopprimendo le loro bandiere (di russi e bielorussi), i dirigenti maldestri offrono solo più fiato al loro vittimismo. Che si tratti di Australia, Parigi, Londra o New York, l’anno scorso ha dimostrato che più bandiere vengono bandite dagli eventi sportivi, maggiore è la sfida che producono. Quanto più il mondo condanna il nazionalismo, tanto più acquistano forza coloro che ci credono. Chiediamolo agli ucraini

Comunque sia quando hanno chiesto a Aryna Sabalenkaq, nuovamente n.2 del mondo “nel giorno più bello della mia vita”  (la Rybakina sarà top-ten, ma sarebbe stata top-five se avesse potuto contare anche i 2.000 punti di Wimbledon 2022) se non le sembrasse strano aver vinto uno Slam senza una sola bandiera bielorussa e neppure una menzione alla bielorussa, lei ha risposto con un sorriso: “Credo che tutto il mondo sappia che sono bielorussa, non vale la pena di aggiungerlo”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement