WTA Rabat: Errani e Schiavone avanti a braccetto

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WTA Rabat: Errani e Schiavone avanti a braccetto

Comodi successi in due set per le azzurre. Sara doma la wild card russa Blinkova, ottima prova di Francesca contro Babos (tds n.4). Trevisan sconfitta all’ultimo turno di quali

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IL RUGGITO DELLA LEONESSA – Al torneo di Rabat difficile partita di esordio per la nostra Francesca Schiavone (102 WTA) contro la numero 4 del tabellone, l’ungherese Timea Babos (34 WTA), che incontra per la prima volta in carriera: per la tennista milanese un altro accesso al tabellone principale grazie ad una wild card, come accaduto al torneo di Bogotà (che Francesca ha trionfalmente vinto senza perdere un set), come accadrà al torneo di Madrid e come non accadrà agli Internazionali d’Italia (forse gli organizzatori colombiani, marocchini e spagnoli non hanno controllato attentamente la carta d’identità della nostra “ragazza”…). Primo set che si avvia con Babos al servizio, tenuto a zero. Schiavone potrebbe avere qualche problema fisico (vista la fascia protettiva per la schiena che indossa) ma, dopo aver annullato una palla break con un ace centrale, riesce a tenere il proprio servizio in scioltezza e nel gioco successivo conquista addirittura 2 palle break che le consentono di portarsi in vantaggio. Purtroppo nel successivo turno di servizio 2 doppi falli consecutivi sul 40 pari riportano il match in equilibrio e deconcentrano la tennista lombarda che non riesce a fare nemmeno un punto nel gioco di battuta della tennista magiara. Schiavone cerca di continuare a mettere in atto il suo piano tattico che prevede un continuo alternarsi di palle lente, poi cariche di effetto, quindi spinte per cercare di non dare punti di riferimento all’avversaria: questo atteggiamento le consente di tenere in tranquillità il servizio e poi di strappare nuovamente il servizio a Babos nel settimo gioco. Nei game successivi si vede del gran tennis: Timea riesce ad ottenere una palla break sul 30-40, ben annullata da Francesca, che ha poi la possibilità di portarsi sul 5-3 ma non ne approfitta e deve fronteggiare poi altre 2 palle break, capitolando sulla seconda e facendo riavvicinare la rivale sul 4-4. Nel turno di servizio la nostra “Leonessa” continua ad infastidire Babos con le sue stilettate e alla prima occasione si conquista una palla break con uno “strettino” di diritto e successiva volée morbida incrociata di rovescio, che viene poi trasformata dopo uno scambio tutto di contenimento fino al decisivo errore in lunghezza della giocatrice ungherese. Dopo il cambio campo Francesca serve per il primo set ma le emozioni non sono ancora finite: 2 palle break per Babos, la nostra giocatrice riesce ad annullarle entrambe andando all’arrembaggio e si conquista una prima palla set, che non viene trasformata per un errore di diritto. Ma sul secondo set point il diritto che va fuori, seppur di pochissimo, è quello di Timea e Francesca Schiavone incamera il primo set per 6-4.

Fin dall’inizio del secondo set si comprende il profondo stato di confusione della numero 34 del mondo, particolarmente nervosa ed alla disperata ricerca di soluzioni per uscire dalla ragnatela costruita con maestria ed esperienza dalla nostra portacolori. Ma la musica non cambia: break per Francesca in avvio, successivo turno di servizio tenuto a zero, ancora un break per l’italiana nel terzo gioco malgrado la tennista magiara abbia avuto più di una occasione per chiudere il game, ancora gioco in battuta tenuto cedendo un solo punto e ci si ritrova sul 4-0 per Schiavone. Nel gioco successivo finalmente Timea Babos riesce a fatica a tenere il servizio, accorciando le distanze. Ma l’inerzia del match è saldamente in mano alla nostra Schiavone che cerca di abbreviare gli scambi presentandosi appena possibile a rete dopo aver spostato da una parte e dall’altra la povera giocatrice ungherese, che si ostina a cercare di sfondare con il diritto che invece continua a finire in rete. Nel sesto gioco ci sono 2 palle break per Timea che vengono brillantemente annullate da Francesca per portarsi sul 5-1 e poi chiudere in bellezza la partita al primo match point, dopo 1 ora e 21 minuti di gioco maestrale. Prossimo turno apparentemente abbordabile per la nostra esponente che dovrebbe affrontare la vincente tra una qualificata e la terza wild card del torneo, la tennista marocchina Lina Qostal. Vedere come il tennis di Francesca Schiavone (fatto di tocco, variazioni di ritmo, scelte tattiche geniali) possa essere ancora attuale nel tennis di oggi se e quando viene supportato da una condizione fisica eccellente (malgrado le primavere…) fa nascere una domanda: ma perché dovrebbe andare ad aprire un’accademia negli Stati Uniti? Non sarebbe forse più utile ai tennisti nostrani potersi avvalere di cotanta insegnante? Ai posteri l’ardua sentenza…

BUON INIZIO PER SARA – Nella prima giornata del Gran Prix de SAR La Princesse Lalla Meryem di Rabat, Sara Errani (102 WTA) inizia il suo percorso contro la russa Anna Blinkova (127 WTA e wild card), una prima volta per le 2 giocatrici complice anche la differenza di età (+11 gli anni per l’italiana): un esordio apparentemente agevole per Sarita che ha assoluto bisogno di riprendere fiducia in vista dei prossimi tornei della stagione su terra battuta. Parte forte Errani che tiene il proprio servizio a zero e conquista subito 2 palle break al terzo gioco, portandosi in vantaggio e andando sul 3-1 tenendo con sicurezza il proprio servizio. Nei giochi successivi ritorna l’equilibrio, entrambe le giocatrici non corrono rischi particolari nei propri turni di servizio e si arriva al nono gioco dove la nostra giocatrice cerca di aumentare il ritmo per costringere all’errore Blinkova. Questa strategia risulta essere vincente in quanto Sara riesce a chiudere la frazione al primo set point sul punteggio di 6-3. Nel secondo set si palesano in maniera evidente le difficoltà di entrambe le giocatrici con il servizio: per la nostra giocatrice è cosa ahimè risaputa, mentre per la giovane russa 7 doppi falli equamente ripartiti tra i 2 set sono evidentemente una zavorra troppo pesante per pensare di poter mettere in difficoltà l’ex numero 5 del mondo. Dopo i primi 2 giochi tranquilli inizia la ridda di break e contro break: perde prima il servizio Sara Errani, nel gioco successivo però Blinkova restituisce il favore, la giocatrice italiana non riesce assolutamente ad approfittare dell’occasione per chiudere la partita e cede nuovamente la battuta. Anche la tennista russa non è comunque in grado di confermare il break e quindi si arriva sul 3-3. Nel gioco successivo Sara cerca di essere un po’ più attenta e riesce, non senza fatica, a portare a casa un altro turno di servizio, nel game seguente (il più combattuto del match) si risolve definitivamente la questione, Errani riesce al terzo tentativo (dopo aver annullato a sua volta 3 occasioni per il 4-4) a strappare ancora una volta la battuta alla sua giovane avversaria e ad andare a servire per il match. L’ultimo gioco è una formalità: la nostra giocatrice vola subito 40-0, ottenendo 3 match point che le consentono di incamerare il set e l’incontro con il punteggio 6-3 per accedere al secondo turno. A livello di gioco Sara sembra aver ritrovato quella continuità che sulla terra battuta è necessaria per riuscire a portare a casa dei risultati importanti. Vedremo se questa prestazione tutto sommato buona indica un effettivo miglioramento del livello di gioco della tennista romagnola oppure se la differenza di tasso tecnico e di età sia stata determinante nella vittoria odierna.

 

FINISCE IL SOGNO DI MARTINA – In mattinata si è purtroppo conclusa la rincorsa al tabellone principale per la nostra Martina Trevisan: dopo le 2 convincenti vittorie nei primi turni, la tennista argentina Nadia Podoroska (n.166 del mondo) si è rivelata troppo forte per lei. Dopo un primo set tutto sommato equilibrato, chiusosi sul risultato di 6-3 con un solo break, la partenza di Martina nella seconda frazione è stata poco brillante e questo ha consentito alla giocatrice sudamericana di prendere il largo e chiudere comodamente la frazione e l’incontro con il punteggio di 6-2 per complessivi 67 minuti di gioco.

GLI ALTRI INCONTRI – Nella prima partita della giornata sul campo centrale, Ekaterina Makarova (Russia, 43 WTA) regola senza grossi problemi Yanina Wickmayer (Germania, 72 WTA), particolarmente in difficoltà sul servizio (7 doppi falli e 50% di prime in campo), con il punteggio di 6-3 6-2 in poco più di 70 minuti di gioco. Sul campo 2 si incontrano Varvara Lepchenko (USA, 73 WTA) e Kirsten Flipkens (Belgio, 92 WTA) che danno vita ad un incontro altalenante: primo set appannaggio dell’americana con il punteggio di 6-3 grazie ad un break al quinto gioco, che però nella seconda frazione perde la bussola e subisce 3 break di fila perdendo il set per 6-1. Nella terza decisiva frazione break e contro break nei primi 2 giochi, poi equilibrio fino al 3-3 quando Lepchenko approfitta dell’unica palla break ottenuta nel set per strappare il servizio all’avversaria, gestire in tranquillità il proprio turno alla battuta e chiudere la contesa alla seconda palla match sul punteggio di 6-3. La testa di serie n°5 del torneo Yulia Putintseva (Kazakistan, 32 WTA) affronta al primo turno Andrea Petkovic (Germania, 79 WTA), primo set in equilibrio fino all’ottavo gioco quando la giocatrice kazaka conquista il break che le consentirà di servire per la partita e chiudere al primo set point sul 6-3. Inizio secondo set con entrambe le giocatrici che non riescono a tenere il primo turno di servizio, purtroppo Petkovic non riesce a tenere nemmeno la battuta nel gioco successivo, concedendo a Putintseva il vantaggio. La tedesca riesce a recuperare all’ottavo gioco ma nel game successivo regala altre 2 palle break (15 in tutto) a Yulia che ringrazia e vola a chiudere il match sul 6-4 trasformando il secondo match point. Ultimo match della prima giornata tra la statunitense Alison Riske (39 WTA e tds n°8) e la francese Alize Cornet (41 WTA). Partenza decisa da parte di Riske, che strappa subito il servizio all’avversaria e conferma il break nel gioco successivo, prendendo il comando delle operazioni. Dopo non aver sfruttato una palla break a testa, nel settimo gioco la giocatrice americana brekka di nuovo la tennista francese e va a servire per il primo set, che conquista per 6-2 sfruttando il primo set point conquistato. Nella seconda frazione Alison ritenta la stessa tattica, parte fortissimo e si porta sul 3-0 con Alize Cornet che sembra sparita dal campo. Addirittura ha la possibilità di andare 4-0 e praticamente chiudere l’incontro, invece la giocatrice francese non solo si aggiudica il suo turno di servizio, ma recupera lo svantaggio e riporta il set in parità sul 3-3. Nei giochi successivi si assiste ad una serie di break e contro break (saranno 4 consecutivi) che porta la partita sul 5-4, con Riske che ha la possibilità di servire per il match che riesce ad aggiudicarsi solamente al quarto match point complici alcune belle giocate di Cornet che non si arrende fino all’ultimo. La giocatrice americana sarà l’avversaria di Sara Errani nel secondo turno.

Risultati:

E. Makarova b. Y. Wickmayer 6-3 6-2
V. Lepchenko b. K. Flipkens 6-3 1-6 6-3
[5] Y. Putintseva b. A. Petkovic 6-3 6-4
[WC] F. Schiavone b. [4] T. Babos 6-4 6-1
S. Errani b. [WC] A. Blinkova 6-3 6-3
[8] A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-4

Qualificazioni

[9] N. Podoroska b. M. Trevisan 6-3 6-2

Andrea Franchino

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Sinner agli ottavi a Ortisei: “Spero di chiudere bene la stagione”

All’esordio nel Challenger della Val Gardena, Jannik supera in due set Lucas Miedler. Al prossimo turno il derby con Marcora. Agli ottavi anche il 17enne Lorenzo Musetti, in tabellone con una wild card

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Jannik Sinner - ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Marco Corriero)

SINNER TRA SINGOLO… Parte con il piede giusto Jannik Sinner allo Sparkasse Challenger Val Gardena Südtirol. Erano oltre 500 le persone presenti sulle tribune, tutte arrivate per ammirare la nuova stella del tennis italiano. Il “golden boy” ha mantenuto le promesse non senza faticare e ha vinto il suo primo match nel torneo di casa. Sinner ha infatti battuto l’austriaco Lucas Miedler, numero 275 del mondo, per la terza volta in questa stagione con il punteggio di 7-6(5) 7-5 dopo una lotta di 90 minuti, conquistando così un posto negli ottavi. Giovedì alle ore 19 sfiderà Roberto Marcora, numero 183 del mondo, contro il quale ha vinto l’unico precedente giocato nella finale di Bergamo per 6-3 6-1, primo challenger vinto in carriera da Jannik a febbraio. Marcora mercoledì ha eliminato per 7-5 al terzo l’altro 18enne Giulio Zeppieri, mentre è ancora in gara Lorenzo Musetti, che giovedì sfiderà lo spagnolo Bernabe Zapata Miralles.

… E DOPPIO – Il suo primo match ufficiale a Ortisei, Sinner lo aveva in realtà già giocato martedì. Il 18enne di Sesto in Val Pusteria, ha perso all’esordio nel torneo di doppio a fianco del suo compagno di allenamento, il 15enne Lorenzi Ferri. La partita è finita 6-4 6-4 per Sander Arends/David Pel, la coppia olandese seconda testa di serie del torneo. Nella conferenza stampa post match, Jannik ha ammesso che qualcosa è cambiato dopo la vittoria alle Next Gen ATP Finals: “Si deve imparare a gestire. Si deve stare attento a quello che si dice. Proverò a fare il mio meglio anche a Ortisei. Ovviamente c’è pressione dopo questa bella stagione. Spero di chiudere bene l’anno anche se non sarà facile. È un campo totalmente diverso rispetto a quello di Milano. Nel tennis ci sono anche momenti dove non va tutto bene, però devi guardare sempre avanti in positivo. È importante divertirsi in campo.

Ufficio stampa Sparkasse Challenger Val Gardena Südtirol

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Barazzutti su Berrettini: “È normale provare emozione alle Finals”

Intervistato da Repubblica, il capitano di Davis racconta la sua esperienza al Masters: “Ti dà una sensazione diversa, avverti la pressione di dover fare bella figura”. E Matteo? “Mi auguro che batta Thiem e faccia meglio di me e Panatta”

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Corrado Barazzutti nel box di Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Dopo quarantuno anni, l’Italia è tornata ad avere un suo rappresentante alle ATP Finals, che vedono affrontarsi i migliori otto tennisti della stagione. Matteo Berrettini ha purtroppo perso i primi due incontri, ma di fronte si è trovato prima Novak Djokovic e poi Roger Federer. Non esattamente un esordio morbido insomma. L’atmosfera del torneo poi è completamente diversa dagli altri eventi della stagione, parola di Corrado Barazzutti, ovvero l’ultimo azzurro prima di Matteo capace di qualificarsi per il torneo di fine anno.

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Barazzutti ha raccontato la sua esperienza al Masters e le difficoltà psicologiche che comporta un evento del genere. “Posso esprimere le mie sensazioni, le ricordo abbastanza nitidamente. Mi dicevo cose del tipo ‘cavoli, io al Masters tra gli otto migliori al mondo…’. Il Masters non è un torneo, ti dà una sensazione diversa. Io ci speravo di arrivarci, alla fine era uno degli obiettivi della stagione, però poi al momento del dunque, ti ritrovi in un ambiente diverso, inaspettato. È il massimo, sono gli otto più forti“.

Come spesso accade nel tennis, è l’aspetto mentale a fare la differenza. “Assolutamente sì. Avverti la pressione di dover essere al massimo, di dover fare bella figura. Devi convivere con questa sensazione. Onestamente questa pressione in più mette un pochino in ansia e di conseguenza può modificare la prestazione, ma la voglia di fare bene a tutti i costi di solito sopperisce. Per dire, nel mio caso io volevo assolutamente dare il messaggio agli altri che fosse giusta la mia presenza, che non fossi lì per caso.

Oltre al sorteggio un po’ sfortunato, forse il fattore stanchezza può aver influito sulle prestazioni di Matteo. Barazzutti ovviamente non lo esclude, ma ammette candidamente che lo stesso può valere per gli altri. “È insindacabile che per ottenere il pass per Londra abbia speso molte energie e quindi un po’ più di freschezza gli sarebbe stata utile. Ma anche ammettendo la stanchezza, li avete visti gli altri? Non mi sembra che i Djokovic, i Federer e i Nadal brillino per forma fisica: l’hanno sentita anche loro la stagione. Siamo a fine anno, nessuno può essere nelle condizioni fisiche di gennaio”.

Nessun allarmismo tuttavia per la Davis che si avvicina e di cui Matteo sarà auspicabilmente uno dei protagonisti e dei trascinatori per la squadra italiana, capitanata proprio da Barazzutti. “Le energie si trovano partita dopo partita. Berrettini lo aspetto a Madrid, dove potremo chiacchierare con calma e abbozzare un’analisi. Qui a Londra ci siamo solo salutati velocemente. Dico solo che mi auguro che vinca contro Thiem, così potrà migliorare me e Panatta che strappammo solo un set“.

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Editoriali del Direttore

Due verdetti ci regalano un ‘quarto di finale’ tra Federer e Djokovic, sempre a Londra

Non va gettata la croce addosso a Berrettini per non aver saputo approfittare di un Federer non irresistibile. Thiem-Djokovic match straordinario e per l’austriaco è record

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Video sponsorizzato da BARILLA

da Londra, il direttore

Nota per i lettori C’è stato un franco chiarimento con Rafa Nadal subito dopo la sua partita con Medvedev. Ci siamo entrambi spiegati i motivi che hanno portato al reciproco equivoco e a espressioni non consone, in buona parte dovuto all’inglese imperfetto – in particolare in questo episodio – di entrambi per reciproca ammissione. Basta così. Cambiamo argomento con soddisfazione generale e, fra Nadal e il sottoscritto, permane la immutata stima di sempre. Quanto ai lettori pensino, come sempre, quel che si sentono di pensare, ma a questo punto ogni ulteriore commento mi parrebbe davvero superfluo, con buona pace per tutti. Grazie a tutti per la partecipazione.

Mentre io mi affannavo a leggere diverse centinaia di vostri commenti sul sito (e altrettanti su Facebook) a margine dell’episodio con Nadal – e ho dedicato un lungo commento in evidenza all’interno dell’articolo sulla vicendai primi due verdetti sono arrivati già dopo la terza giornata delle finali ATP. Dominic Thiem, match-winner su Djokovic della partita più bella di questo Masters, e forse anche dei Masters più recenti a mia memoria, è già in semifinale, è sicuro primo nel gruppo Borg. Così come purtroppo Matteo Berrettini, uscito con la testa molto più alta che non a Wimbledon contro Federer e tuttavia battuto, rischia fortemente di fare la stessa fine di Panatta e Barazzutti che non vinsero un match quando arrivarono a giocare il Masters di fine stagione.

Magari contro un Thiem un po’ meno motivato perché già in semifinale (per la prima volta, primo austriaco di sempre) e forse desideroso di risparmiare energie, Matteo potrebbe riuscire a cancellare la casella zero dopo otto partite azzurre ai tre Masters. Non è stato un Federer brillante quello che lo ha battuto, tuttavia va detto che lo svizzero – anche per le risposte deficitarie di Matteo – aveva perso soltanto cinque punti in sei turni di servizio nel primo set. E cinque sono rimasti anche dopo il tiebreak nel quale Matteo è stato tradito proprio dalle sue armi predilette, il dritto che ha sparacchiato fuori sull’1 pari, il doppio fallo che ha consentito a Roger di andarsi a giocare due servizi sul 5-2.

Matteo ha poi compromesso tutto cedendo la battuta a zero nel primo game del secondo set. Se non è un problema di esperienza questo, che cosa è? Così Roger ha potuto controllare agevolmente la partita fino a che sul 4-3 ha fatto quattro regali a Matteo e ha dovuto fronteggiare tre palle break, le sole conquistate nel match dal nostro. Se le è giocate maluccio, in particolare una. Federer gli ha battuto tutte e tre le volte sul dritto. E lui ci è arrivato male.

 
Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Nel ’75 Panatta aveva 25 anni, come Barazzutti nel ’78 (ma si giocò a gennaio ’79) e Matteo è due anni più giovane rispetto a loro. Come ha ricordato Federer: “Io 17 anni fa avevo un rovescio molto debole, credo che lo potrà certamente migliorare anche Berrettini”. Ne sono convinto anch’io. Il rovescio, l’ho scritto tante volte, si impara. L’hanno dimostrato Federer, come lo ha ricordato lui stesso, e anche Nadal. E, sempre come ha detto Roger, oggi chi ha un gran servizio e un gran dritto può fare molta strada.

L’ostacolo più difficile da sormontare, secondo me, sarà il “footwork”, come ha sottolineato e non a caso ancora Federer. Roger è sempre stato un atleta naturale straordinario, idem Nadal, idem Djokovic, idem Murray. Fab Four campioni di grande talento, indubbiamente, ma sarebbero stati fortemente vincenti (forse solo un pochino meno) anche se non si fossero ammazzati di lavoro in palestra. Invece Matteo, per via del suo metro e 96 che lo aiuta nel servizio ma non nel resto, dovrà sempre combattere per diventare anche reattivo nella risposta, agile negli spostamenti e nei cambi di direzione.

Il fatto che lui, Santopadre e Rianna sappiano che c’è ancora tanta strada da fare, aiuterà il suo sviluppo. Si sapeva che sarebbe stato il vaso di coccio fra tre vasi di ferro, che sarebbe stato uno stage di studio, d’esperienza. Ha fatto miracoli ad arrivare dove è arrivato, Federer stesso si è detto sorpreso di esserselo ritrovato di fronte al Masters. Chi ben comincia è a metà dell’opera… Appunto, Matteo è ancora a metà. Fra i primi 10 può resistere. Con gli over 30 probabilmente declinanti dovrà far di tutto per salire fra i cinque nell’arco di un triennio.

Proprio per il problema della ridotta mobilità – per questi livelli – a mio avviso dovrà lavorare il più possibile per trasformarsi in un tennista d’attacco. Non capisco perché non possa azzardar qualche serve&volley in più. Anche perché a rete non è malvagio. È certo meglio, a mio avviso, di Zverev nei pressi della rete… e ora non azzardo più confronti con Thiem (soprattutto dopo ieri sera!) sennò chissà quante me ne dite. Ma Thiem a rete non è ancora fenomeno come da fondocampo.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il Thiem visto scontro Djokovic è parso fenomenale: Chapeau, mai visto giocare con la stessa intensità del matchpoint tutta la partita, sparando su ogni palla” ha riconosciuto con grande fair-play Nole anche se era furioso, tant’è che ha lasciato la sala stampa con uno scatto da centometrista appena dopo una terza risposta data in fretta e furia, prima che la moderatrice ATP Nanette Duxin interpellasse i giornalisti serbi. Il lavoro di Massu, che lo ha costretto a giocare più vicino alla riga di fondocampo anziché dai teloni, sta dando i suoi frutti. Ecco perché Dominic ha lasciato il vecchio coach di sempre, Gunther Bresnik. Aveva bisogno di nuovi stimoli.

Adesso il match di giovedì fra Federer e Djokovic, rivincita di Wimbledon (il miglior match dell’anno, e non solo perché deciso sul 12 pari dal tiebreak favorevole a Nole che da allora ne aveva vinti nove di fila) sarà come un quarto di finale di un torneo a eliminazione diretta. Bello, bellissimo, fra i due giocatori che hanno vinto più Masters, sei Federer e cinque Djokovic (mentre Nadal neppure uno), ma anche crudele spareggio. Crudele anche per chi aveva acquistato a 150 euro circa i biglietti per le semifinali di sabato, perché uno dei due sarà già tornato a casa da moglie e pargoli.

Rischia di tornare a casa, e di perdere la leadership mondiale, anche Rafa Nadal che offre a Daniil Medvedev la rivincita della bella finale dell’ultimo US open. Guai a fidarsi dei precedenti però, dopo che Rafa ha perso lunedì da Zverev che aveva sconfitto cinque volte su cinque, mentre anche Medvedev aveva mandato alle ortiche il suo analogo bilancio di cinque vittorie su cinque con l’assai poco amato Tsitsipas. Non mancherò di sedermi in conferenza stampa quando verrà Rafa Nadal. Vedrò se fare o meno una domanda a Rafa, sperando di non venire male interpretato stavolta.

Berrettini non è stato fortunato a finire nel gruppo Borg, ma secondo me per ora è un po’ indietro rispetto agli altri Maestri qualificatisi per questa edizione. Non si poteva pretendere troppo di più da lui. Era già stato un miracolo ritrovarlo qua. Il 2020 sarà un anno impegnativo, quello della riconferma. Non ha grandi cambiali da pagare per tutti i primi mesi dell’anno. Questo lo dovrebbe avvantaggiare. Potrà giocare relativamente sereno. Non è poco. Io sono fiducioso sul suo conto.

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