WTA Madrid: ahi Maria, beffa Bouchard! Out Pliskova e Wozniacki

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WTA Madrid: ahi Maria, beffa Bouchard! Out Pliskova e Wozniacki

La canadese batte Sharapova dopo 2h51 di un match durissimo. Kerber vicina alla sconfitta contro Siniakova. Sorpresa nel primo match: una Sevastova perfetta elimina Pliskova. Faticano Kuznetsova e Mladenovic, Suarez elimina Caroline

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E. Bouchard b. [WC] M. Sharapova 7-5 2-6 6-4 (da Madrid, Remo Borgatti)

Anche se le statistiche dicono che i precedenti tra Maria Sharapova e Eugenie Bouchard sono quattro (e tutti vinti dalla siberiana), in realtà il precedente più importante è di qualche giorno fa, quando la canadese non le ha mandate a dire definendo l’avversaria odierna “imbrogliona”. Il campo, come sempre, è il luogo più adatto per dirimere le contese sportive e il centrale della Caja Magica inizialmente si schiera per Masha, anche se con il passare dei minuti cambierà idea. E i minuti alla fine saranno 171, non tutti indimenticabili ma sempre carichi della giusta tensione. Sharapova li giocherà tutti orfana del servizio (nove doppi falli e nemmeno un ace alla fine, con una prima su due in campo) e con un solo lungo momento di assoluta irresistibilità, quello che le consente di incamerare i cinque giochi (con due break) che la portano dal 2-2 del secondo parziale all’1-0 del terzo e decisivo. In precedenza “Genie” aveva risalito la corrente contraria (da 2-4 a 5-4) ma si era divorata l’occasione di chiudere il primo segmento facendosi strappare la battuta nel decimo gioco (5-5). L’undicesimo era il più lungo della sfida e richiedeva 18 punti, l’ultimo dei quali premiava la generosità difensiva della nordamericana e le apriva la strada del successo (7-5).

Senza un motivo apparente, l’applausometro si è progressivamente spostato verso Bouchard mentre nei primi giochi le due contendenti hanno scelto strade insolite per tenere la battuta, ovvero risalendo da 0-40. Succede a “Genie” nel quarto game (2-2) e a Masha nel terzo e quinto. Ma, come insegna la storia del tennis, è il settimo il gioco della verità: Sharapova è di nuovo con le spalle al muro (0-40) e stavolta ci rimane perché la canadese chiude e sale 4-3. La russa reagisce (4-4), si porta 30-0 nel nono gioco ma è poco fortunata in un paio di rovesci che sfiorano solo la riga e, mentre sale nel Santana il coro “Genie! Genie!” la canadese cambia campo con la seconda opportunità di chiudere il conto (5-4). Nell’alternanza di break e contro-break ci starebbe pure l’ennesimo pareggio e sul 15-40 la soluzione pare inevitabile ma Sharapova ha perso spinta e lucidità e deve fronteggiare il primo match-point; qui un nastro malandrino costringe la Bouchard a rete e Maria ne approfitta prima con un lob e poi con il passante. Ma la fine è solo rimandata. Sharapova ha perso spinta e convinzione mentre Genie, trascinata dal Santana, ha energia da vendere e quando l’ultimo punto le assegna la vittoria inizia a saltare e urlare di felicità. Ogni rancore, se mai c’è stato, termina con la sportivissima stretta di mano tra le due. Maria può andare a Roma, Eugenie proverà invece a ripetersi dopo domani contro la testa di serie n°1 Angelique Kerber.

 

[1] A. Kerber b. K. Siniakova 6-2 1-6 7-5 (da Madrid, Paolo Di Lorito)

Nonostante il pubblico presente all’interno del complesso della Caja Magica sia a dir poco numeroso, gli spalti del Manolo Santana Stadium sono scarni e di sostegno per le due tenniste se ne sente poco nel primo set e mezzo. Kerber e Siniakova scendono in campo, per la terza volta l’una contro l’altra, alle 13:40, con la tedesca che ha vinto entrambi i precedenti ma mai si erano affrontate sulla terra. La ventunenne ceca, reduce dalla convincente vittoria di ieri con Parmentier, non parte bene e con un parziale di 12 punti a 2 va subito sotto 0-3. La tedesca cerca di sfruttare al massimo gli angoli facendo muovere l’avversaria da una parte all’altra del campo. Quest’ultima spesso è in ritardo sulla palla, e limitandosi a rimanerla alta e centrale, subisce le accelerazioni di Kerber. La numero 37 del mondo è una giocatrice molto impulsiva e quando qualcosa non le va per il verso giusto, non opta per un’altra tattica bensì continua a spingere con ostinazione. Questo le costa parecchi errori in risposta e in 27 minuti perde il set 6-2. Il secondo parziale offre molto più spettacolo ma ancor meno equilibrio. La testa di serie numero 1 cala di rendimento con il dritto mentre Katerina, mantenendo lo stesso livello di intensità, aggiunge precisione ai suoi colpi. Già nel secondo game la ceca va più volte vicino al vantaggio, ma il match più lungo del match va alla tedesca. Siniakova non si demoralizza per le 6 palle break non sfruttate e alternando vincenti sia con dritto che con rovescio infila 5 giochi consecutivi. Con un rovescio lungolinea che lascia di sasso Angelique, riequilibria il match chiudendo per 6-1.

A questo punto si ha l’impressione che il gioco estemporanea di Siniakova possa avere la meglio sullo stile conservativo di Kerber, che alla fine, negli ultimi due set, raramente metterà i piedi dentro il campo. Nel sesto game la ceca se la vede brutta: commettendo un paio di errori gratuiti di troppo concede 3 palle break; dopo aver evitato il pericolo è lei a mettere pressione all’ex numero 1 che prima commette doppio fallo e poi soccombe a 2 accelerazioni fulminee di rovescio, e subisce così il break. nella parte finale dell’incontro, con l’avvicinarsi delle 2 ore, entrambe sono stremate. Al momento di servire sul 5-4, il rovescio di Siniakova, che fino a quel momento le aveva dato gioie, viene a mancare mentre si intensificano le conversazioni a  distanza con il suo coach. La giovane tennista si avvicina al traguardo arrivando fino a 3 punti di distanza tuttavia da lì in poi la paura fa il resto. Gravi errori vengono fuori dalla sua racchetta, spesso a punto già acquisito, e Kerber, che non ha mai lasciato il campo con la testa, ne approfitta. Alla fine quest’ultima chiude senza neanche ricorrere al tie-break.

C. Suarez Navarro b. [10] C. Wozniacki 6-4 2-6 6-2 (Matteo Polimanti)

In chiusura di programma sul campo numero 3, scendono in campo, per il secondo turno, la testa di serie numero 10 Caroline Wozniacki e la giocatrice di casa Carla Suarez Navarro, numero 24 del mondo. Nei precedenti è nettamente avanti la danese, 5-1, tuttavia l’unica vittoria di Suarez Navarro è arrivata proprio sulla terra battuta, la superficie preferita della ventottenne di Barcellona. Entrambe hanno avuto un primo turno complicato: la danese si è fatta imbrigliare dalla fastidiosa Niculescu, sconfitta dopo una maratona di 3 ore e 30 minuti, mentre Suarez Navarro ha recuperato un set di svantaggio alla cinese Shuai Peng. Sin dalle prime battute del match si nota un sostanziale equilibrio, con scambi lunghi e vincenti ridotti al lumicino; dopo i primi 6 game, in cui si registrano altrettanti break, Wozniacki tiene il servizio e passa a condurre per la prima volta nel match; tuttavia la spagnola dà l’impressione di avere una marcia in più rispetto alla sua avversaria, imponendo il suo ritmo da fondo con traiettorie alte e cariche, costringendo la danese ad una costante difesa. Sul 4-4 Suarez Navarro, effettua un nuovo break e al game successivo grazie a due fantastici ‘strettini’ vincenti di dritto, si aggiudica il primo parziale per 6-4. Come spesso le accade, la spagnola non riesce a mantenere costante il suo livello di gioco e nel secondo set commette numerosi gratuiti consentendo alla danese, al contrario sempre solida e concentrata, di pareggiare i conti con un netto 6-2. Nel terzo set il match diventa sempre di più combattuto e godibile, grazie anche ad un caloroso pubblico, che nonostante l’orario infelice, rende l’atmosfera decisamente elettrizzante. Sul 2-2, dopo un game fiume in cui l’ex numero 1 del mondo non sfrutta 6 palle game, Suarez Navarro alla prima occasione effettua un break che risulterà poi decisivo; la spagnola da quel momento gioca un tennis perfetto, strappa di nuovo la battuta a Wozniacki nel settimo game e sul 5-2 e servizio chiude al primo match point con il rovescio lungolinea, suo marchio di fabbrica. Suarez Navarro si qualifica agli ottavi di finale, dove aspetta la vincente del match di domani tra Siegemund e Vandeweghe.

A. Sevastova b. [2] Ka. Pliskova 6-3 6-3 (Nicola Atzori)

Il primo incontro del programma odierno sul campo Manolo Santana vede sfidarsi la testa di serie n.2 del tabellone Karolina Pliskova contro la lettone Anastasija Sevastova attualmente numero 24 del ranking WTA. Due soli i precedenti tra le due tenniste, con una vittoria per parte, tuttavia oggi è la prima volta che si sfidano su terra rossa. Inizia subito bene la ceca che, grazie al supporto di un ottimo servizio, riesce a dominare lo scambio da fondo campo e portare a casa facilmente i suoi primi due turni di battuta. Sevastova cerca di variare il suo ritmo di gioco per non subire i colpi potenti di Pliskova e dopo aver annullato due palle break nel sesto gioco, sfrutta la prima palla break a suo favore e si porta avanti 4 a 3 nel punteggio. Il break dà fiducia alla tennista lettone che mantiene agevolmente il proprio turno di servizio e riesce per la seconda volta consecutiva a strapparlo all’avversaria, vincendo così il primo set con il punteggio di 6-3 dopo 43 minuti di partita. Nel secondo set, cala vistosamente la percentuale della prima di servizio di Pliskova ed aumentano invece i suoi errori da fondo campo soprattutto con il rovescio bimane. Sono sette i game consecutivi vinti da Sevastova che si porta avanti 3-0 e si appresta, per la seconda volta in carriera, a battere una top five del circuito (Muguruza, US Open 2016). Nel settimo gioco, sotto 4-2, Pliskova accenna una reazione ma non sfrutta due palle break per riaprire il set. La partita finisce con il punteggio di 6-3 ed il pubblico di Madrid saluta così la sua testa di serie numero 2. La ventisettenne lettone ora aspetterà agli ottavi di finale la vincente del match tra Strycova e Arruabarrena.

[8] S. Kuznetsova b. A. Riske 2-6 7-6(9) 6-2 (Chiara Nardi)

Sul campo Arantxa Sanchez Vicario, Svetlana Kuznetsova, testa di serie n. 8, affronta per la sesta volta in carriera, la prima su terra rossa, la statunitense Alison Riske, n. 39 del ranking. Nei precedenti la russa conduce 4-1. Riske è molto propositiva, spinge bene da fondo campo, soprattutto con il rovescio, e strappa immediatamente il servizio a Kuznetsova grazie anche ad un doppio fallo di quest’ultima sulla palla break. La russa commette troppi errori, nel game successivo spreca una palla del contro break e nel terzo un suo errore di rovescio consegna a Riske il doppio servizio di vantaggio. Kuznetsova prova a reagire e ha anche una chance di riaprire il set, ma Riske si salva e sale 5-1. Nel settimo game la statunitense ha un set point, ma Kuznetsova lo cancella e riesce a rimanere dentro il parziale. Al servizio Alison riesce a conquistare il set alla terza occasione, la seconda del game, grazie ad una risposta sbagliata di Svetlana. Anche il secondo parziale si apre con un break per Riske, che conferma dopo aver annullato due occasioni di contro break ad una Kuznetsova che cerca di caricarsi, ma non riesce a concretizzare le occasioni che ha. I successivi turni di battuta scorrono velocemente, Riske concede poco e continua a giocare in modo aggressivo. Nonostante due doppi falli nel nono game la russa riesce comunque a rimanere nel match. Chiamata a servire per vincere l’incontro, Riske sente la tensione e Kuznetsova ne approfitta spingendo da fondo campo per procurarsi due palle del contro break, su cui la statunitense manda in corridoio la volée bassa. Il set viene deciso da un tie-break ricco di emozioni, portato a casa dalla russa per 11 punti a 9 alla quarta occasione e dopo aver annullato un match point. Il parziale vinto fa acquisire molta fiducia all’ex n. 2 del mondo, che domina e sale velocemente 4-0. Nel quinto gioco Riske annulla tre palle break alla russa e nel successivo recupera un servizio di svantaggio. Ma la mini rimonta si ferma qui, poiché Svetlana torna avanti di due break e con un’ottima prima chiude al primo match point. Adesso affronterà la vincente del derby cinese tra Zheng e Wang.

[14] K. Mladenovic b. L. Davis 6-3 1-6 7-6(1) (Michele Trabace)

Si sfidano per il secondo turno del Mutua Madrid Open Kristina Mladenovic, numero 14 del seeding, e l’americana Lauren Davis, numero 33 WTA. Ci sono due precedenti tra le tenniste, entrambe classe ’93, con la francese vincente in entrambe le circostanze. L’ultimo confronto si è svolto di recente negli ottavi di finale a Indian Wells. La numero 1 francese inizia in maniera incerta perdendo nel game inaugurale il servizio, poi non sfrutta successivamente ben 5 palle break. Da questo momento Kiki cambia decisamente passo, i suoi colpi più pesanti fanno male e infila 5 giochi di fila, per poi chiudere il set 6-3 in maniera perentoria sul suo servizio. Nel secondo parziale Davis, vincitrice quest’anno del suo primo titolo WTA a Auckland, scatta ancora e va avanti 2 a 0, difendendo nel terzo game al servizio 3 palle break che la portano sul 3 a 0; la rottura prolungata di Mladenovic la porta a perdere malamente un altro turno di battuta, Davis ringrazia e si porta 5 a 0. La ragazza statunitense non trema quando nel settimo game serve per prolungare la partita al terzo, concludendo 6-1 al secondo set point grazie a una risposta errata dell’avversaria. La numero 17 del mondo prova ad uscire dal torpore portandosi sul 2 a 0 in avvio, ma perde subito il servizio a zero e non finisce qui: arriva anche l’aggancio sul 2 pari dopo altre due palle break annullate. Kiki trova un ulteriore allungo portandosi sul 4 a 2, ma Davis non è ancora doma, poiché si fa sotto 3 a 4, però perde ulteriormente il servizio mandando Mladenovic a servire per il match. Finita? Assolutamente no. Davis accorcia ancora 4 a 5 con il quarto break consecutivo del set, concede al servizio un match point per un doppio fallo, ma è superba nell’annullarlo con un rovescio lungolinea praticamente fuori dal campo, andando poi a cogliere il punto che le consente di arrivare al 5 pari. Senza ulteriori scossoni è il tie break a decidere la contesa: contrariamente alla recente sconfitta nella finale di Stoccarda, questa volta Mladenovic lo vince per 7 punti a 1, superando il turno dopo due ore e venticinque minuti. Poche luci e tante ombre per Kiki, la quale se vorrà essere competitiva nel prossimo match contro la vincente tra Cibulkova e Dodin, dovrà analizzare con il suo staff, in assenza di un vero coach come da lei sostenuto, su quale aspetto focalizzarsi per migliorare il gioco mostrato quest’oggi.

[WC] L. Arruabarrena b. [15] B. Strycova 3-6 6-3 6-3 (Michelangelo Sottili)

Barbora Strycova e Lara Arruabarrena si sfidano per decidere chi giocherà contro Anastasija Sevastova; uno pari i precedenti. Parte meglio la venticinquenne basca n. 62 del ranking che, con la sua prima apparizione a rete, si procura una palla break al terzo gioco su cui Strycova commette doppio fallo. La ceca fatica a trovare la risposta, non è efficace quando viene avanti e deve salvare due palle del doppio break. Arruabarrena perde l’occasione e, con essa, fiducia e solidità; ai suoi errori, Barbora replica con vincenti e chiusure a rete ma, soprattutto, con cinque giochi consecutivi: è 6-3. Coach inevitabilmente in campo e Lara ritrova un palleggio consistente grazie al quale rientra immediatamente del break subito sul 2-2. Strycova se la prende con il pubblico e regala un altro turno di battuta con errori macroscopici; la spagnola ringrazia e conquista il set. Entrambe hanno ormai chiaro che uscirà vincitrice chi riuscirà a prendere il campo all’avversaria mettendo al contempo grande attenzione. A fronte di una Strycova che concede qualche sbavatura per colpa del pubblico, dei raccattapalle e dell’asciugamano, Arruabarrena resta centratissima e si guadagna il passaggio agli ottavi contro Sevastova che l’ha sconfitta nell’unico precedente.

Risultati:

A. Sevastova b. [2] Ka. Pliskova 6-3 6-3
[1] A. Kerber b. K. Siniakova 6-2 1-6 7-5
[14] K. Mladenovic b. L. Davis 6-3 1-6 7-6(1)
[8] S. Kuznetsova b. A. Riske 2-6 7-6(9) 6-2
L. Arruabarrena b. [15] B. Strycova 3-6 6-3 6-3
E. Bouchard b. [WC] M. Sharapova 7-5 2-6 6-4
C. Suarez Navarro b. [10] C. Wozniacki 6-4 2-6 6-2

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Original 9: Julie Heldman

Secondo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Julie Heldman, vincitrice degli Internazionali d’Italia nel 1969. “Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport”

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La seconda protagonista è Julie Heldman, nata l’8 dicembre 1945. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


In questa seconda puntata della nostra serie in onore delle Original 9, Julie Heldman ci riporta al settembre 1970, quando si ribellò contro la vecchia dirigenza tutta maschile dello sport e contribuì a costruire un audace, nuovo futuro per il tennis professionistico femminile.

Figlia del vulcanico magnate del tennis Gladys Heldman, Julie Heldman aveva 25 anni quando firmò un contratto da un dollaro per partecipare al pionieristico torneo organizzato da sua madre, il Virginia Slims Invitational di Houston. Nel corso della sua carriera, la laureata a Stanford aveva conquistato più di venti titoli in singolare, compreso l’Open d’Italia del 1969, e tre medaglie, una per ciascun colore, negli eventi di esibizione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 (il tennis non figurava come disciplina olimpica ufficiale, ndt). Tre volte semifinalista Slam in singolare, aveva raggiunto il numero 5 del mondo e fatto parte di due spedizioni vincenti in Fed Cup, rappresentando gli Stati Uniti.

Julie riflette: “Non penso che qualcuna di noi parlasse davvero di parità di diritti, quell’anno a Houston. Parlavamo solo del diritto di guadagnarci da vivere e del fatto che il primo anno o giù di lì ci dovesse servire per organizzarci e stabilizzarci nel nostro nuovo mondo. Non mi ci è voluto molto, comunque, per capirne gli effetti anche su un contesto più ampio, perché c’erano donne che venivano da tutte le parti per dimostrarci il loro supporto. Visitavamo le case di molte persone, le donne ci avvicinavano e ci dicevano: ‘Il mio matrimonio è a pezzi, voi siete un nuovo tipo di donne… possiamo parlarne?’ Tutto stava cambiando così rapidamente in quel periodo, era la fine degli anni 60, e la gente ci vedeva come pioniere di un mondo nuovo.

“All’inizio, la paura che potessimo essere escluse dai tornei del Grande Slam era reale. C’era tensione evidente, la vita di ciascuna di noi stava per essere profondamente scossa. I giocatori maschi erano tutti contro di noi, la dirigenza del tennis era tutta contro di noi – ricordate, non c’era alcuna dirigente donna a quei tempi. Stavamo facendo un salto nell’ignoto totale. Le giocatrici dovettero fare le loro scelte. Io scelsi in favore della solidarietà.

Questa è la mia memoria ricorrente di quel periodo: il senso di solidarietà e il passo avanti. Io non potevo giocare a Houston a causa di un infortunio al gomito. I miei genitori si erano appena trasferiti da New York e io passai la notte prima dell’inizio del torneo nella nuova casa, parlando al telefono. Le giocatrici chiamavano e dicevano che la USLTA stava minacciando di sospenderle tutte. La mattina in cui il torneo cominciò io non andai al circolo, perché non dovevo giocare, ma quando seppi che le altre giocatrici stavano prendendo posizione, decisi di fare lo stesso, anche se questo avesse significato subire io stessa una sospensione”.

“Nel nuovo circuito accadevano cose folli. Un giornale mandò il reporter che si occupava di moda, anziché quello che scriveva di sport. Dovemmo spiegargli come funzionava il punteggio e cosa fosse un rovescio. Ma io non vedevo le questioni extra campo come una distrazione, significava soltanto dedicare del tempo a qualcosa per cui tutte noi stavamo lavorando. Avevamo bisogno di farlo. Tutte noi dovevamo andare ai cocktail party, fare incontri, presenziare in TV e parlare con i giornalisti, perché quello era il modo per dare il via al nostro tour”.

Traduzione a cura di Filippo Ambrosi

 

Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Julie Heldman.

Chi era il tuo idolo tennistico?
Mio padre! Era mancino e… molto gentile

I tuoi punti di forza da giocatrice?
 “Avevo un grande dritto ed ero molto combattiva

Torneo preferito?
Il mio torneo preferito era l’Italian Open: era ‘selvaggio’, pazzo e… soleggiato

Cosa serve per essere una campionessa?
La capacità di credere in se stessi e puntare un obiettivo senza lasciare niente di intentato

Momento clou della tua carriera nel tennis?
La vittoria dell’Italian Open!”

La partita che credevi fosse vinta?
Contro Virgina Wade a Los Angeles. Ho servito avanti 5-1 nel terzo set ma mi sono innervosita al punto da non riuscire a colpire la pallina per servire. E ho perso

Se potessi giocare un match di fantasia contro qualsiasi avversaria, quale sceglieresti?
Suzanne Lenglen, perché era straordinaria

La tua tennista preferita da veder giocare oggi?
Era Agnieszka Radwańska, adesso mi piace molto Naomi Osaka


  1. Original 9: Kristy Pigeon 

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Original 9: Kristy Pigeon

Primo dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Si comincia con la più giovane, la mancina Kristy Pigeon

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Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La prima protagonista è Kristy Pigeon. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Nella prima puntata di una nuova serie sulle giocatrici che hanno fondato la WTA, abbiamo incontrato Kristy Pigeon, il membro più giovane del pionieristico Original 9. Kristy Pigeon aveva solo 20 anni quando prese posizione come Original 9 ai Virginia Slims Invitational nel 1970. Vincitrice dei titoli junior US e Wimbledon, la mancina ha raggiunto gli ottavi all’All England nel 1968 e 1969 ed è stata Top 10 degli Stati Uniti. Pigeon ha lasciato il tour nel 1975 all’età di 25 anni e ha conseguito una laurea in Arte e Biologia presso la UC Berkeley. Dopo essere tornata brevemente a giocare nel World Team Tennis, si è trasferita in Idaho, dove ha gestito la Elkorn Tennis School per 11 anni. Nel 1991 ha fondato il Centro di addestramento equino Sagebrush per portatori di handicap, che è diventata una delle principali sedi di ippoterapia della nazione. Si è ritirata da direttore esecutivo di SETCH nel 2011, ed è un’ambientalista attiva.

Come hai iniziato a giocare a tennis?
All’età di sei anni mi sono unita a una squadra di nuoto competitiva nella mia città natale di Danville, in California. Durante l’estate del 1962 fu offerto un programma di tennis gratuito presso il centro ricreativo della comunità situato a pochi passi dalla piscina. Dopo l’allenamento di nuoto mi mettevo le mie Keds e mi dirigevo al campo con ancora il mio costume da bagno Speedo nero addosso. Alla fine dell’estate ho vinto il torneo cittadino e mi sono appassionata al tennis.

 

In quale momento hai capito che amavi giocare a tennis e volevi sceglierlo come carriera?
Dopo aver vinto il torneo in città, ho accettato un lavoro al Diablo Country Club per pulire il negozio pro in cambio di lezioni. All’età di 13 anni mia madre mi ha fatta entrare nei tornei junior della Northern California Tennis Association e sono rapidamente salita al top della mia fascia d’età. All’inizio del 1968 ho fissato un obiettivo impegnativo e ho deciso che il tennis era l’elemento più importante della mia vita.

Come è stata influenzata la tua vita dal tennis?
Il tennis mi ha offerto l’opportunità di sviluppare la fiducia e le abilità di vita che porto con me ancora oggi. I viaggi e il cameratismo internazionale mi hanno esposto ad un mondo grande in giovane età. La mia capacità di fissare obiettivi e rimanere concentrata si è sviluppata grazie alle mie esperienze di tennis.

Quale è stata la tua esperienza più memorabile mentre giocavi nel Tour WTA?
La mia esperienza più memorabile non è stata quella di giocare nel tour, ma di aver contribuito a creare le basi nel 1970 che hanno portato alla formazione della WTA nel 1973. Come una degli Original 9, ho combattuto per un premio in denaro uguale per donne e uomini.

Come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono stati i tuoi punti di forza?
Dato che preferivo il serve-and-volley, le mie migliori performance sono state sull’erba. Penso di aver detenuto per un po’ di tempo il record per aver giocato la partita più breve agli Open di Francia! Nella mia prima partita su terra rossa ho perso con Ann Haydon Jones 6-0, 6-0 in 39 minuti. Ho imparato che il gioco serve-and-volley non funziona sulla terra lenta!

Che cosa hai fatto da quando ti sei ritirata?
Dopo essermi ritirata dal tennis e aver conseguito la laurea, mi sono trasferita a Sun Valley, nell’Idaho. Insegnavo a sciare in inverno e gestivo una scuola di tennis in estate. Nel 1991, ho fondato un programma di equitazione terapeutica senza scopo di lucro per essere utile ad adulti e bambini con problemi mentali e fisici nell’Idaho meridionale. Oggi il mio obiettivo è costruire paludi e ripristinare l’habitat per la fauna selvatica.

Descrivi un ostacolo che sei riuscita a superare durante la tua carriera nel tennis.
Mio padre non era favorevole al mio interesse per il tennis. Invece di esercitarmi in campo, pensava che avrei dovuto fare un provino per cheerleader del liceo. La sua idea della donna perfetta era quella che indossava maglioni d’angora stretti e sfoggiava tacchi altissimi! Ho superato questo ostacolo dissociandomi da mio padre, mantenendo il percorso scelto e accettando il sostegno di mia madre.

A chi guardi e perché?
Gladys Heldman (madre di Julie, ndr). Era una innovatrice, una donna d’affari di successo e una pensatrice creativa. Sono rimasto amica di Gladys molto tempo dopo che abbiamo formato il Virginia Slims Circuit. È diventata la mia mentore nell’arte di diventare una raccoglitrice di fondi di successo a beneficio delle organizzazioni no profit.

Descrivi la tua vittoria più memorabile e ciò che hai imparato.
Ho vinto il Welsh Open nel 1968 dopo aver quasi perso con una ragazza locale al primo turno. Stavo giocando orribilmente contro questa sconosciuta e ho perso la mia grinta. Dopo aver ottenuto la vittoria, ho scoperto che ogni punto può determinare il risultato di una partita e che bisogna rimanere equilibrati e concentrati su ogni punto. Un aggiustamento dell’atteggiamento mi ha aiutato a vincere il torneo.

Qual è stato il tuo torneo preferito da giocare?
Senza dubbio Wimbledon! Non c’è niente di più bello al mondo di un campo da tennis ben curato!

Qual è il tuo film preferito sullo sport?
‘La battaglia dei sessi’, ovviamente!

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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Le dieci regine del Foro Italico e il successo pugliese di Raffaella Reggi

L’albo d’oro dell’Italian Open: dal dominio di Evert alla doppietta di Elina Svitolina, passando per i successi di Sabatini, Martinez e Sharapova e le finali perse da Navratilova

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Chris Evert è la giocatrice che ha vinto più volte l'edizione femminile degli Internazionali d'Italia

Dall’10 al 17 maggio, se non fosse intervenuto il coronavirus a complicare tutto, si sarebbero giocati gli Internazionali BNL d’Italia. Per lenire un po’ la nostalgia, e sperando che il torneo possa essere recuperato quest’anno, abbiamo preparato una serie di articoli sui Sette Re di Roma da pubblicare fino a domenica, il giorno in cui si sarebbe disputata la finale.

Oggi integriamo la storia del torneo maschile con una selezione di campionesse che hanno brillato all’Italian Open.


La storia degli Internazionali d’Italia femminili non ha nulla da invidiare a quella del maschile. Finali memorabili, campionesse straordinarie e rivincite si sono alternate anche tra le donne, che a dirla tutta sono state “sfrattate” dal Foro Italico nel 1980, costrette a traslocare prima a Perugia e poi a Taranto. Questo l’albo d’oro, con le dieci regine dell’Italian Open di cui ripercorreremo i successi che hanno segnato la storia della manifestazione.

Evert: 5 titoli
Sabatini, Martinez, Serena Williams: 4 titoli
Sharapova: 3 titoli
Seles, Hingis, Mauresmo, Jankovic, Svitolina: 2 titoli

La giocatrice più vincente in Italia è Chris Evert con i suoi cinque titoli. Tuttavia perde la sua prima finale agli Internazionali d’Italia nel 1973 contro Evonne Goolagong, alla quale fa seguito anche la sconfitta al Roland Garros (sua prima finale Slam) poche settimane dopo. Ma la sua è una storia di riscatto: nei due anni successivi centra la doppietta Roma-Parigi, battendo facilmente Martina Navratilova al Foro nel ’74 e ’75. Passano cinque anni prima di rivederla in finale all’Italian Open, che nel frattempo ha traslocato al Junior Tennis di Perugia solo per il torneo femminile, mentre gli uomini continuano a calcare i campi della Capitale. In Umbria stavolta Evert si supera, inanellando tre successi consecutivi: i primi due contro Virginia Ruzici e l’ultimo, nel 1982, battendo Hana Mandlikova. Due anni dopo avrà anche l’opportunità di vincere il sesto titolo, ma dovrà arrendersi a Manuela Maleeva in due set.

Il 1985 è invece l’anno di gloria per Raffaella Reggi. Gli Internazionali d’Italia hanno nuovamente cambiato sede. Roma è ancora off-limits e perciò è Taranto a ospitare un edizione del torneo in tono decisamente minore. Il tabellone è piuttosto aperto per le giocatrici italiane e infatti in semifinale le azzurre occupano tre dei quattro posti disponibili. Laura Garrone viene eliminata però dalla statunitense Vicki Nelson e sfuma il sogno di una finale tutta azzurra. Il derby nella parte bassa del main draw se lo aggiudica Raffaella Reggi, che lascia solo un game a Caterina Nozzoli. In finale la romagnola si impone con un doppio 6-4 e riesce a vincere il titolo, l’ultimo di una giocatrice italiana agli Internazionali. Si tratta di una settimana speciale per Raffaella, che trionfa anche in doppio con la compagna Sandra Cecchini.

Per rivedere una tennista italiana in finale agli Internazionali, stavolta a Roma, si dovranno attendere altri 29 anni. Sara Errani raggiunge infatti la finale nel 2014, ma viene sconfitta da Serena Williams, che nell’albo d’oro si piazza appena un gradino dietro Chris Evert, con quattro titoli. Procedendo in ordine cronologico, a fine anni Ottanta incontriamo altre due campionesse che eguagliano i successi di Serena al Foro.

Gabriela Sabatini e Conchita Martinez, che dominano per un decennio nella Capitale: l’argentina gioca ben sei finali in sette anni. Perde la prima contro Steffi Graf (unico trionfo della tedesca in Italia) nel 1987, l’anno del ritorno del torneo femminile nella Città Eterna. La stagione successiva si prende la rivincita su Steffi a Boca Raton e due mesi più tardi centra il primo di quattro trionfi a Roma, battendo Helen Kelesi in finale. Riesce a difendere il titolo nell’89, ma nel 1990 Martina Navratilova (quattro finali e zero vittorie in carriera al Foro) la ferma in semifinale prima di cedere a Monica Seles nell’ultimo atto. La stessa Seles, dieci anni dopo il primo titolo e sette anni dopo l’attentato di Amburgo, riesce a cogliere anche un secondo successo agli Internazionali nel maggio del 2000.

Prima però dovrà ingoiare amaramente due sconfitte consecutive in finale contro Sabatini. Gabriela è presente anche nella finale del 1993, ma la spagnola Conchita Martinez le soffia il titolo, vincendo in due set. Si apre qui un nuovo ciclo nel segno dell’attuale allenatrice di Garbine Muguruza. Conchita vince quattro titoli di fila finché nel 1997, alla sua quinta finale a Roma, Mary Pierce mette fine al suo progetto di dominio quinquennale. La tennista spagnola rimane a quattro titoli, una lunghezza dietro Chris Evet.

A fine secolo il Foro saluta la nascita di diverse future stelle del tennis. Martina Hingis vince nel 1998, ma dovrà aspettare otto anni per trionfare una seconda volta. Nel 1999 la svizzera ha già messo cinque Slam in saccoccia, ma si ferma in semifinale e ad alzare il trofeo è Venus Williams, che nel 2000 inizierà a collezionare Slam assieme alla sorella Serena, campionessa per la prima volta a Roma nel 2002. A cavallo tra anni Novanta e Duemila esplode anche il talento di Amelie Mauresmo, una delle giocatrici con più finali disputate in carriera al Foro Italico, ben cinque, le prime tre tutte perse. L’anno buono è il 2004, quando vince al tie-break del terzo contro Jennifer Capriati; lafrancese centra anche il bis dodici mesi più tardi. Tra 2007 e 2008 è invece tempo di doppietta per Jelena Jankovic, che manca il tris nel 2010 contro una straordinaria Maria José Martinez Sanchez.

Anche Maria Sharapova ha scritto pagine di storia importanti a Roma negli anni Dieci. Dopo il primo titolo nel 2011, vince una delle finali più belle delle ultime edizioni contro Li Na nel 2012 e il mese successivo trionfa anche a Parigi, completando il Career Grand Slam. Tra il suo secondo e terzo successo agli Internazionali ecco che ritorna lo strapotere di Serena Williams, che trita Viktoria Azarenka nella finale 2013 (stagione in cui ritroverà anche il titolo al Roland Garros) e un’acciaccata ed eroica Sara Errani l’anno successivo.

Dopo il quarto (e per ora ultimo) titolo di Serena a Roma nel 2016 e la terza affermazione di Sharapova nel 2015, è l’ucraina Elina Svitolina a incantare il Foro Italico per due stagioni consecutive, nel 2017 e 2018, battendo Simona Halep in entrambe le finali. In attesa che il mondo si tolga di dosso il grave peso del coronavirus e ATP e WTA possano annunciare una ripresa delle gare, il Foro Italico attende, gli Internazionali attendono. Fino ad allora Karolina Pliskova resterà la campionessa in carica.

 

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