ATP Madrid: Djokovic vince ma non convince. Paire splende su Stan

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ATP Madrid: Djokovic vince ma non convince. Paire splende su Stan

Nole [AUDIO] rischia nel terzo contro Almagro. Soffre Nishikori contro l’ottimo Schwartzman. Raonic avanza in 2, Lopez di misura. Vince Dimitrov. Paire supera l’amico Wawrinka, a Zverev la battaglia con Cilic

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[2] N. Djokovic b. [WC] N. Almagro 6-1 4-6 7-5 (Giovanni Vianello)

Reduce dal recente licenziamento dello staff, Novak Djokovic, n. 2 del ranking e del seeding di Madrid, è chiamato a cominciare a risalire la china in una stagione fin qui molto deludente (almeno per gli altissimi standard di Nole fino all’anno scorso) contro la wild-card locale Nicolas Almagro, giocatore ex top-ten (best ranking di n.9 nel 2011) ed in passato molto competitivo soprattutto sulla terra battuta, ma che ora è n. 76 della classifica e sembra aver imboccato la parte discendente della sua carriera. Il primo game vede subito Djokovic annaspare. Nel primo quindici va a rete un po’ avventatamente, nel secondo stecca un dritto e nel terzo punto commette doppio fallo, andando così sotto 0-40. Sulla prima palla break Djokovic carica il servizio sul rovescio dell’avversario e si salva, ma sulla seconda chance di break per Almagro, Nole colpisce un dritto a metà rete e così l’iberico si trova immediatamente avanti di un break. Nel secondo game tuttavia Djokovic trova il giusto ritmo da fondo e si porta 15-40 su servizio dello spagnolo, operando poi il break a 30 con un rovescio incrociato vincente. Nel terzo gioco Djokovic tiene il servizio agilmente trovando sempre più consistenza da fondo, così il serbo si porta 2-1. Nel quarto game Almagro si porta 40-15, ma Djokovic dà dimostrazione di grinta, aggiudicandosi quattro punti consecutivi e issandosi così 3-1 e servizio e rimontando l’iniziale svantaggio. Nel quinto game Djokovic viene rimontato da 40-15 a 40-40, ma poi ottiene due punti diretti col servizio (il primo è un ace) e così raggiunge il 4-1. Almagro in seguito non riesce a fermare l’emorragia di game, complice anche un Djokovic sempre più centrato, e Nole breakka nuovamente, questa volta a 15. Nel settimo game Nole si conferma in pieno controllo del match e si aggiudica la prima frazione 6-1.

Nella seconda frazione Nole rallenta. Nel secondo game offre una palla break, salvandola. Almagro, complice anche un Nole meno aggressivo che nella prima frazione, diventa via via più efficace da fondo. Il gioco, nel parziale, non vede particolari sussulti fino al 3-3. Da qui in poi, la partita si accende. Nel settimo game Nico offre il 15-40 sul proprio servizio, ma poi protrae il game ai vantaggi ed alla quarta occasione di game si porta 4-3, mettendo Djokovic in situazione di relativa difficoltà, in quanto un eventuale break dello spagnolo porterebbe Almagro a servire per il secondo set. Almagro nell’ottavo game si porta 0-30, ma poi Djokovic un po’ per suoi meriti un po’ per distrazioni dell’avversario si porta 4-4. Nel nono game Almagro va ancora sotto 15-40, ma ancora una volta Djokovic spreca le chance e così Almagro si porta avanti 5-4 ai vantaggi, mettendo pressione a Nole, costretto a servire per rimanere nel set. Il decimo game risulta quello decisivo ai fini del set, Djokovic si conferma quello parecchio tremebondo di quest’anno e concede due palle break che sono anche set-point; Almagro converte la seconda e così la partita va al terzo set.

In avvio di terzo set si assiste ad un ulteriore calo di Djokovic, che va immediatamente sotto 3-0 con un break di svantaggio. Nel secondo game, che lo vedeva servire, Nole era avanti 40-15, ma il serbo non ha tirato fuori il killer instinct e poi, ai vantaggi, ha capitolato su dei meravigliosi vincenti di Almagro. Questa partita, tuttavia, non smette di regalare colpi di scena. Prima Djokovic, nel quarto gioco tiene il servizio facilmente, poi lo spagnolo comincia a sbagliare di più e, sul 3-1 in suo favore, concede il contro-break a 30 mettendo largo un rovescio lungolinea non impossibile. Djokovic agguanta poi l’avversario sul 3-3, completando la rimonta. Da qui in poi la partita vive una fase di stanca, nel settimo game Almagro concede il 30-30 sul proprio servizio ma per il resto non si vede più nessun occasione per i giocatori in risposta. Il match si infiamma nuovamente nell’undicesimo gioco, quando Almagro perde la battuta a 30 e così Nole può servire per il match. Nel dodicesimo gioco si alza il vento sul campo Manolo Santana, ma ciò non impedisce a Djokovic di tenere il servizio e vincere così il match.

 

(da Madrid, il commento del nostro inviato Ferruccio Roberti)

Non si fa influenzare dal fascino dell’ex numero 1 del mondo e due volte campione del torneo (2011 e 2016) il folto pubblico del Manolo Santana: nel terzo set, si sentono solo “Vamos Nico” dalle tribune e, quando Almagro, sul 3-1 in suo favore, restituisce il break di vantaggio con un rovescio lungolinea fuori di un nulla, un generale “Ooohh” di delusione rimbomba nel centrale. Nemmeno una volta le nostre orecchie hanno sentito chiamare il nome del serbo per incitarlo: una situazione surreale. E quando Almagro coglie il 4-3 con un servizio nelle modalità contestato da Nole, la folla non esita a fargli sentire diverse bordate di fischi. Addirittura, quando Nole serve sul 5-4 almagro per rimanere nel match, un coro “Nico, Nico” da stadio di calcio, prova a scuotere il giocatore di casa. Qualche piccola goccia di pioggia accompagna Nole al momento di servire per il match, ma il serbo non si fa distrarre e chiude: finalmente arrivano per lui i primi veri applausi dall’inizio del match, sebbene molto inferiori a quelli che hanno accompagnato l’uscita dal campo di almagro. Neanche l’intervista fatta con Alex Corretja a fine partita, nella quale il serbo ha provato a parlare in castigliano per ingraziarsi il pubblico, lo ha molto aiutato, così come l’aver cantato, su richiesta dell’intervistatore, il buon compleanno a Manolo Santana, presente nelle tribune: solo timidi applausi per lui.

B. Paire b. [3] S. Wawrinka 7-5 4-6 6-2 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

Stan Wawrinka, terzo giocatore al mondo, nel suo esordio al Mutua Madrid Open contro l’amico e collega Benoit Paire, 52 ATP, ha provato inutilmente a spezzare​ il malefico incantesimo che, dopo la finale raggiunta e persa contro Nadal nel 2013, lo aveva visto vincere un solo incontro nelle successive tre edizioni. Eppure, l’occasione era ghiotta per lo svizzero, che, contro il transalpino, aveva vinto in sette delle ultime nove circostanze nelle quali si erano affrontati. Wawrinka aveva già deluso a Montecarlo, nel suo esordio stagionale sulla terra rossa, perdendo male da Pablo Cuevas e nella Caja Magica cercava di riprendere il positivo cammino avuto in questa stagione – è terzo nella Race to London – nella quale ha avuto come picchi la semifinale a Melbourne e la finale ad Indian Wells.

In un Manolo Santana desolatamente vuoto rispetto agli standard delle sue sessioni serali – anche a causa del contemporaneo derby di Champions League tra le due più importanti squadre cittadine – e con una temperatura scesa abbastanza da consigliare per la prima volta di coprirsi con un maglioncino, iniziano i due giocatori: o meglio, lo fa effettivamente Wawrinka, che prima va sul 2-0, poi, dopo aver annullato due palle break nel gioco successivo, si ritrova due palle per volare sul 4-0. Il lunatico Benoit pensa bene di iniziare finalmente a giocare e, con un ace ed un servizio vincente, scampa il pericolo. Forse per la temperatura non più estiva, forse a causa dello stadio vuoto o per il clima amichevole tra i due contendenti, la partita stenta ad avere pathos: dopo 20 minuti, in ogni caso, si è sul 4-2 per Wawrinka. Lo svizzero a questo punto si addormenta agonisticamente: dal 40-0 in suo favore nel settimo gioco, commette un errore dopo l’altro, sino a consentire a Paire di controbrekkare, grazie ad una discesa a rete a seguito di una risposta. Benoit prende fiducia, inizia a prodursi in spettacolari colpi di fino che mandano fuori giri lo svizzero, il quale appare nervoso, guarda parecchie volte il suo angolo, rimuginando forse sulle occasioni avute e non sfruttate. Nell’undicesimo gioco il n°3 del mondo perde nuovamente il servizio e così Paire, dopo 49 minuti, con un servizio vincente, porta a casa il primo set.

Il pubblico si riscalda nel primo vero applauso solo per un siparietto nel secondo gioco del secondo parziale: Wawrinka, sapendo di non riuscire a raggiungere la pallina, lancia la racchetta per scherzo nella metà campo dell’avversario, che compie uno scatto per andare a raccoglierla e riconsegnargliela, strappando gli applausi scroscianti dei pochi spettatori della partita. Alla fine del quarto gioco, improvvisamente, si scatena un temporale che causa l’interruzione della partita per un quarto d’ora e la prima chiusura stagionale del tetto del Manolo Santana. Stan è più veloce a ripartire dai blocchi e stacca immediatamente Paire, portandosi sul 5-2: il tentativo di rimonta del francese è vano e si va così al terzo set. Tutto faceva pensare che ormai il numero 3 del mondo avesse il controllo del match, ma lo svizzero ci ha abituato ad essere imprevedibile anche nel peggio: con una serie di errori consente a Paire di brekkarlo nel primo gioco, dando fiducia al transalpino che inizia a non sbagliare più nulla, ribrekkando Stan, ormai nel pallone, nel settimo gioco. Dopo 1 ora e 48 minuti di partita, Benoit ha così guadagnato per la prima volta in carriera l’accesso agli ottavi nel Masters 1000 madrileno, dove affronterà Pablo Cuevas, 27 ATP, sempre da lui battuto nei 3 precedenti (2-0 sulla terra rossa).

A. Zverev b. [7] M. Cilic 6-7(3) 6-3 6-4 (Nicola Atzori)

Mentre tutta la Spagna è incollata davanti al televisore per seguire la storica semifinale di Champions League tra Real Madrid e Atletico Madrid, l’ultimo match in programma sul campo Arantxa Sanchez vede opporsi due giocatori entrambi vincitori la settimana scorsa di un torneo giocato sulla terra. Alexander Zverev, numero 19 del ranking, vincitore del suo primo torneo sulla terra rossa a Monaco di Baviera sfida il croato Marin Cilic (n.7 al mondo e tds n.7 del torneo) fresco vincitore del torneo di Istanbul dove ha battuto in finale Milos Raonic. I precedenti sono 2-1 a favore del ventenne di Amburgo ma tutti e tre giocati su campi in cemento. Durante i primi game il vero protagonista del match è il servizio, punto di forza dei due giocatori, che mantengono il proprio turno senza troppi problemi. Si arriva al fatidico punteggio di 3-3, e Cilic per la prima volta tentenna con la prima palla e concede due palle break a Sasha Zverev, che con un dritto pizzica la linea si porta avanti nel punteggio. Il set sembra ormai compromesso, ma Cilic è uno che vende sempre cara la pelle e subito si riprende il break perso riagganciando così l’avversario nel punteggio. Si arriva al tie break e qui viene fuori l’esperienza del tennista nato a Medjugorje che, con uno splendido drop shot e con due aces, vince con il punteggio di 7-3. Il secondo set sembra presentare lo stesso scenario del primo; Zverev nel secondo gioco strappa il servizio al croato e nel game successivo concede a sua volta quattro palle del contro break ma, con tenacia, riesce ad aggiudicarsi il game più lungo della partita (19 punti), e si porta sul 3-0. Il vantaggio acquisito gli consente di portare a casa il secondo parziale con il punteggio di 6-3. Nel terzo set, dopo una breve interruzione per pioggia, sul punteggio di 3-3 arriva il punto più bello della partita: Zverev recupera una smorzata a rete e dalle corde della sua racchetta esce un pallonetto imprendibile per Cilic che gli procura una palla break. Il break arriva, Zverev conserva il vantaggio acquisito nei successivi turni di battuta e il set si conclude con il punteggio di 6-4. Domani nei quarti di finali troverà lo svedese Thomas Berdych con il quale ha incrociato la racchetta per ben sei volte negli ultimi due anni, vincendo una sola volta nel torneo di San Pietroburgo.

[6] K. Nishikori b. D. Schwartzman 1-6 6-0 6-4 (Giacomo Capra)

Esordisce oggi nel torneo il numero 8 del mondo Kei Nishikori. Ad affrontarlo l’argentino Diego Schwartzman, numero 40 ATP e in forte crescita in questa prima parte di stagione. Unico precedente, a Buenos Aires quest’anno, che ha visto la vittoria in rimonta del giapponese. L’equilibrio del match si spezza sul 2-1 quando Kei gioca un pessimo game e cede la battuta a 15. L’ispiratissimo Diego rintuzza ottimamente tutti i tentativi di rientro dell’avversario e va nuovamente a segno trovando il secondo break che gli vale il 5-1. Chiuderà subito dopo un primo set giocato in maniera impeccabile. A inizio secondo parziale però avviene la reazione del giocatore asiatico che sale velocemente 3-0 e poi dilaga brekkando altre due volte per chiudere con un nettissimo 6-0. Nishikori strappa il servizio nel quarto game del set decisivo ma Schwartzman reagisce trovando il controbreak e impattando sul 3 pari. Nel turno di battuta successivo il 24enne sudamericano manca due palle per il 4 pari e il giapponese alla prima occasione utile si riprende il break di vantaggio. Il nipponico va a servire per chiudere ma l’argentino non molla nemmeno stavolta e annulla ben 4 match point, di cui uno con un incredibile passante in allungo che pizzica la riga, prima di ottenere un nuovo controbreak. Non riesce però a completare la rimonta nel game successivo e alla seconda occasione utile Kei chiude la contesa con un vincente di rovescio lungolinea. Un Nishikori al rientro riesce a vincere venendo a capo di un match complicato contro un ottimo Schwartzman che conferma i grandi progressi fatti quest’anno e dà l’idea di avere ancora margini di miglioramento. Il giapponese affronterà al secondo turno David Ferrer, che ha usufruito del ritiro di Tsonga. 8-4 i precedenti a favore dell’asiatico.

[5] M. Raonic b. G. Muller 6-4 6-4 (Emmanuel Marian)

Quando due tennisti si sfidano sulla superficie che entrambi hanno in odio, è molto probabile che il più forte, maggiormente pronto a risolvere problemi complessi, faccia un sol boccone dello sfavorito. Ciò è puntualmente accaduto oggi nell’incontro vinto da Milos Raonic su Gilles Muller, che ha qualificato il quinto favorito del seeding alla sfida contro David Goffin, per l’ottavo di finale, classifiche alla mano, più aperto tra tutti quelli che si prospettano. I precedenti vedevano per la verità il buon Gilles in vantaggio, ma l’epoca degli avvenimenti (2011 e 2012) e le condizioni di gioco (erba a Wimbledon e cemento indoor a Valencia) non davano indicazioni utili a far pendere in suo favore il pronostico odierno, e infatti Raonic, parso in buona forma, ha impiegato poco più di un’ora per chiudere la questione. Le poche speranze di Muller erano indissolubilmente legate a una gran giornata della sua prima mancina, ma la discreta percentuale di realizzazione con tale fondamentale (65%, comunque inferiore allo spaventoso 90% di Milos) è stata resa vana dalla disastrosa prestazione in risposta, che gli ha consentito di vincere appena sette punti su 47 (15%). Due break, ottenuti al terzo gioco di entrambi i parziali, sono stati più che sufficienti a scavare la differenza necessaria. E a consentire a Raonic di godersi in panciolle il pomeriggio madrileno in attesa di più probanti impegni.

F. Lopez b. G. Simon 6-3 3-6 7-6(3) (Antonio Ortu)

Con qualche goccia di pioggia che bagna la terra battuta madrilena, scendono in campo sull’Arantxa Sanchez Vicario i due over 30, Feliciano Lopez e Gilles Simon nel loro primo incontro sul mattone tritato. L’ultima volta si scontrarono in semifinale a Shanghai 3 anni fa e vinse Gilou, che lunedì ha annullato due match point a Monfils in un match folle. Il giocatore di casa invece fa quest’anno la sua apparizione numero 16 (l’unico nel circuito) a Madrid. L’incontro parte su ritmi blandi. Nei primi cinque games il giocatore in risposta racimola solo 2 punti senza che si possa assistere a scambi da fondo lottati. Feliciano rischia sul 3-3 30-30, ma da lì in poi innalza in maniera evidente il livello del suo tennis. Infatti grazie ad alcuni dritti esplosivi riesce a strappare la battuta a Simon sul 4-3 e dopo mezz’ora incamera il primo set col punteggio di 6-3. Il momento positivo per lo spagnolo prosegue anche a inizio seconda frazione, perché si porta avanti di un break, sul 2-1. Ma nel game successivo, lottatissimo e ricco di vincenti, Simon riesce a tornare in partita e il match cambia volto. Feliciano non ha più turni di battuta agevoli ed è costretto a cedere il servizio nell’ottavo gioco a un Simon sempre più solido e preciso in risposta. Come prevedibile, il match va quindi al terzo. Il parziale decisivo si apre con tre chances di break consecutive per Gilou, che Lopez cancella grazie al servizio. Qui l’inerzia sembra ricadere dal lato di Simon. Tuttavia è il 35enne di Toledo che cerca la fuga salendo 4-2, ma il francese riesce ancora una volta nell’immediato controbreak. È quindi il tie-break del terzo a decidere l’esito di un match equilibratissimo: Feliciano si ritrova sotto 0-2, ma sfonda più volte il muro innalzato da Gilou e dopo 2 ore e 11 minuti è lui ad avere la meglio. Autore di un gran match, lo spagnolo si regala un terzo turno tutto da seguire contro Nole Djokovic.

[LL] B. Coric b. [Q] H. Herbert 7-5 6-4 (Michelangelo Sottili)

Sono molto diversi tra loro e non hanno mai incrociato le racchette, eppure quest’anno qualcosa accomuna Borna Coric e Pierre-Hugues Herbert: una vittoria su Thiem, il primo turno a Madrid superato da underdog, il picco della semifinale di Rotterdam in una stagione avara di vittorie in singolare dell’ottimo doppista francese, il titolo a Marrakech del croato seguito da tre eliminazioni al primo turno contro avversari di classifica inferiore. Herbert, quando non segue direttamente a rete il servizio, cerca di attaccare con il colpo successivo; anche il ventenne di Zagabria capitalizza al massimo la battuta e poche volte esita a entrare per mettere in difficoltà l’avversario, dando l’impressione di voler abbandonare tattiche non più vincenti anche per ben altri interpreti. Il break decisivo arriva sul 5-5 quando Coric risponde aggressivo sulle troppe seconde francesi. Nel secondo parziale, l’ottima resa del servizio è sufficiente al croato per difendere il break conquistato d’autorità al quinto gioco: Coric chiude al primo match point e, come suggeriva la presenza tra il pubblico di coach Delgado, domani se la vedrà con Murray. Lo scozzese è avanti 2-1 nei precedenti, il primo dei quali vinto con Borna ancora sedicenne.

[12] G. Dimitrov b. I. Karlovic 6-3 7-5 (Gabriele Ferrara)

Dimitrov e Karlovic arrivavano a questa sfida dopo due primi turni completamente diversi: due set contro Kohlschreiber , seppur equilibrati, per il primo, tre tiebreak contro Bautista per il secondo. Gli scontri diretti vedevano Dimitrov avanti 3-2, con Karlovic capace di imporsi in tre set nel primo turno del Roland Garros 2014, perdendo poi due anni dopo sia a Istanbul che a Toronto. Nel parziale d’apertura Dimitrov risponde benissimo, soprattutto al servizio slice a uscire da destra di Karlovic, che cede subito il servizio nel secondo gioco. All’interno del set, Ivo si procura cinque palle break, ma il bulgaro serve bene, sfruttando anche alcune incertezze a rete di Karlovic (3/12 a rete per lui in questa frazione di gioco). Da lì al 6-3 dopo 35 minuti il passo è molto breve. Nel secondo non si vedono break point fino al 5 pari, quando Dimitrov indovina una splendida risposta di dritto in allungo e due passanti con il medesimo fondamentale che gli valgono il break: 6-5. Poco dopo Grigor non ha problemi a chiudere il match dopo un’ora e 15 minuti. Buona prova del numero 12 del seeding, che domani sfiderà Dominic Thiem (1-1 i precedenti, con Dimitrov che ha vinto quest’anno sul cemento di Brisbane.

Risultati:

[6] K. Nishikori b. D. Schwartzman 1-6 6-0 6-4
[16] N. Kyrgios b. R. Harrison 6-3 6-3
[5] M. Raonic b. G. Muller 6-4 6-4
D. Ferrer b. [10] J.W. Tsonga W/O
[2] N. Djokovic b. [WC] N. Almagro 6-1 4-6 7-5
[11] T. Berdych b. R. Haase 7-6(5) 6-3
[4] R. Nadal b. F. Fognini 7-6(3) 3-6 6-4
F. Lopez b. G. Simon 6-3 3-6 7-6(3)
P. Cuevas b. N. Mahut 5-7 6-4 6-4
[LL] B. Coric b. [Q] P.H. Herbert 7-5 6-4
[12] G. Dimitrov b. I. Karlovic 6-3 7-5
B. Paire b. [3] S. Wawrinka 7-5 4-6 6-2
A. Zverev b. [7] M. Cilic 6-7(3) 6-3 6-4

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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