L'algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

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L’algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

Il sistema per assegnare le teste di serie in uso ai Championships è diverso a quelli degli altri Slam. Ripassiamo le regole e vediamo in dettaglio la corsa alle prime quattro posizioni. Si gioca sul filo di pochi punti

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A livello puramente teorico, gli Slam possono invocare una clausola nei regolamenti e scegliere di decidere le teste di serie secondo metodi diversi rispetto a quello in uso in tutti i tornei del circuito ATP. Questo dipende principalmente dal fatto che gli Slam vengono organizzati dall’ITF e non dall’ATP. I tornei ATP prevedono l’assegnazione secondo il ranking del lunedì precedente alla compilazione del draw, quindi solitamente il ranking di sette giorni prima dell’inizio ufficiale del torneo. Dei quattro Slam, tuttavia, soltanto uno adotta un metodo proprio, Wimbledon, a causa del fatto che la stagione su erba è limitata a sei settimane, di cui due occupate dallo stesso torneo di Wimbledon e una dopo la fine dei Championships.

Vediamo di ripassare le regole base, che sembrano semplici, ma generano ogni anno confusione a causa dei tornei da includere e degli scarti nel ranking.

  1. Le teste di serie vengono assegnate ai primi 32 giocatori del ranking ATP ufficiale del lunedì precedente all’inizio del torneo

Tagliamo subito la testa al (povero e incolpevole) toro. L’algoritmo verde non si estende a tutti i giocatori, quindi uno specialista (Mahut?) che non sia entro i primi 32 non avrà alcun beneficio da questo sistema speciale. Si potrebbero giustamente aprire discussioni su questo fatto, magari ipotizzando l’estensione fino ai primi 50, ma non è questo il luogo e comunque nessuno ci ascolterebbe.

 
  1. L’algoritmo verde prevede la somma di tre fattori
  • 2a. Il primo è dato dai punti ATP al momento della compilazione del ranking che precede la compilazione del draw, quest’anno quello del 26 giugno

Dunque avranno valore i punti conquistati durante questa settimana e anche i punti conquistati durante settimana prossima, dove la maggioranza dei tennisti di alta e media classifica parteciperanno ai tornei ATP 500 di Halle e del Queen’s. Non saranno validi i punti conquistati nel torneo di Eastbourne, dove si vocifera di una possibile wild card offerta ad un tennista in cerca d’autore, l’attuale numero 4 al mondo e tre volte campione a Wimbledon, Novak Djokovic. Neppure i punti ottenuti nel nuovo torneo turco su erba (Antalya), dove dovrebbe partecipare Dominic Thiem, saranno validi, così come non saranno validi i punti ottenuti nei Challenger disputati nella stessa settimana.

Wimbledon prende ufficialmente il via lunedì 3 luglio, dunque sottolineiamo ancora una volta che saranno validi i punti presenti nel ranking ATP pubblicato lunedì 26 giugno. Attenzione, a causa dello shift del calendario rispetto al 2016, questo ranking sarà privo dei punti ottenuti a Nottingham nel 2016. A livello di punti “verdi”, nel ranking saranno presenti i punti ottenuti a nei tornei che contribuiscono a formare il secondo fattore, che ora vediamo di spiegare in dettaglio.

  • 2b. Il secondo fattore è dato dai punti ottenuti su erba nei 12 mesi precedenti

Tutti i punti “verdi” (100%) vanno considerati, non soltanto i punti che entrano nel ranking. Si parla di 12 mesi, non di 52 settimane, questo potrebbe creare qualche problema quando si deve decidere quali tornei “contare”. E si tratta dei 12 mesi prima del giorno in cui viene compilato l’ultimo ranking valido, dunque guardando il calendario 2016, questi sono i tornei ATP “verdi” che entrano a far parte di questo secondo fattore:

  • Nottingham 2016
  • Wimbledon 2016
  • Newport 2016
  • Stoccarda 2017
  • ‘s-Hertogenbosch 2017
  • Halle 2017
  • Queen’s 2017

Non è presente Eastbourne 2016, dato che i punti di Eastbourne 2016, seppur conquistati entro la data della finale (25 giugno), sono entrati a far parte del ranking lunedì 27 giugno. Questi cavilli potrebbero anche esser interpretati diversamente dagli organizzatori di Wimbledon, quindi non garantiamo assoluta certezza sui calcoli che vedrete sotto, ma questo è l’approccio adottato almeno negli ultimi tre anni. Ovviamente contano anche Challenger e Futures disputati nello stesso arco di tempo. Questo ha come conseguenza che un tennista in grado di vincere il torneo del Queen’s nel 2017 otterrà 500 punti nel ranking e altri 500 per questo secondo fattore. Vediamo che accadrebbe se Murray vincesse il torneo nel 2017: otterrebbe 0 punti nel ranking rispetto a quello di questa settimana (scadono i 500 punti del 2016), ma 500 per l’algoritmo verde. E se vincesse Wawrinka? Wawrinka otterrebbe 1000 punti per l’algoritmo verde, 500 che entrano nel ranking (primo fattore), altri 500 secondo questo fattore speciale.

  • 2c. Il terzo fattore è dato dal 75% dei punti del miglior risultato su erba nel periodo che va da 24 a 12 mesi precedenti

Attenzione, conta un solo risultato, quello che ha portato più punti (quindi una finale in un ATP 500 vale più di una vittoria in un ATP 250) nei seguenti tornei su erba:

  • Wimbledon 2015
  • Newport 2015
  • Stoccarda 2016
  • ‘s-Hertogenbosch 2016
  • Halle 2016
  • Queen’s 2016

Anche qui contano i Challenger ed i Futures disputati in questo arco di tempo. Vale però solo un risultato – il migliore – e soltanto il 75% dei punti “verdi” ottenuti in questo risultato si sommano ai primi due fattori.

Facciamo un esempio: tra questi tornei Murray ha ottenuto come miglior risultato la SF a Wimbledon 2015, quando perse da Federer. La SF in uno Slam garantisce 720 punti, più dei 500 punti che Murray ha ottenuto al Queen’s nel 2016. Questi 720 punti, moltiplicati per 0.75, diventano 540 ed entrano nell’algoritmo verde.

Un esempio: i punti di Murray, testa di serie numero 1

Sir Andrew Baron Murray, vincitore di due titoli a Wimbledon e campione in carica, è certo di avere la testa di serie numero 1. Avrebbe la testa di serie numero 1 anche con il metodo classico di assegnazione, essendo certo di essere numero 1 nel ranking pubblicato lunedì 26 giugno. Quanti punti potrebbe avere Murray? Facciamo i conti, ricordandoci che mancano ancora i punti del Queen’s 2017. Facciamo dunque un’ipotesi.

Ipotesi: Murray perde la finale al Queen’s 2017

Fattore 1: lunedì 26 giugno Murray avrà 9690 punti nel ranking ATP. Ora ne ha 9890, di cui 500 in scadenza dovuti alla vittoria al Queen’s 2016, e 300 ipotetici in entrata grazie alla finale al Queen’s 2017.

Fattore 2: Murray può sommare il 100% dei punti verdi ottenuti a Wimbledon 2016 (2000) e quelli ipotetici ottenuti al Queen’s 2017 (2300). In totale può sommare 2300 punti secondo questo fattore.

Fattore 3: tra i tornei “disponibili” per questo fattore, Murray ha ottenuto 720 punti a Wimbledon 2015 e 500 al Queen’s 2016, quindi il 75% del suo milgior risultato (720) gli consente di sommare altri 540 punti.

Ricapitolando, Murray avrebbe ben 12.530 punti per l’algoritmo verde se dovesse raggiungere la finale al Queen’s. Se vincesse il torneo ne avrebbe 12.930, dato che sommerebbe 200 punti al ranking ed altri 200 per il secondo fattore. Se venisse eliminato subito ne avrebbe 11930, valore comunque irraggiungibile da tutti gli altri tennisti. Per questo Murray è certo di avere la testa di serie numero 1 a Wimbledon per la prima volta in carriera.

La corsa alle prime 4 posizioni: in lotta sei tennisti per quattro posti

Il dibattito si è acceso su quali saranno verosimilmente le prime 4 teste di serie, posizioni che garantiscono di evitare i superbig (ma non tutti quest’anno) fino alle SF. Prima di fare i calcoli ipotetici, abbiamo due certezze:

  • Murray è certo di essere numero 1
  • Il forfait di Nadal al Queen’s garantisce un posto tra i primi 4 a Djokovic

Certi della posizione numero 1 e certi del fatto che Djokovic sarà tra i primi 4, restano due quesiti:

  • Chi saranno gli altri due tra i primi quattro, oltre a Murray e Djokovic?
  • Chi sarà numero 2, numero 3 e numero 4?

Come vedremo, siamo sul filo dei punti, ma l’uscita al 2T (quindi 0 punti) di Federer a Stoccarda e la rinuncia di Nadal al Queen’s ci hanno semplificato le cose. Ma andiamo per gradi.

Questa è la classifica attuale, guardiamo solo la lotta alle posizioni dalla 2 alla 4:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4945
6] Raonic 4450
7] Cilic 4115
8] Thiem 3985
9] Nishikori 3830

In teoria, dato che vincendo uno dei due ATP500 in programma settimana prossima, Halle e Queen’s, il massimo dei punti validi per l’algoritmo verde è 1000, tutti i tennisti fino a Nishikori potrebbero agganciare la quarta posizione. In realtà questo non è vero, dato che dobbiamo comunque aggiungere gli altri punti dei due fattori speciali, ma iniziamo da qui.

Togliamo ora i punti che sicuramente usciranno da oggi a lunedì 26 giugno 2017:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4765
6] Raonic 4150
7] Cilic 4025

Ci fermiamo a Cilic, dato che i risultati di Thiem e Nishikori su erba negli ultimi anni non sono in alcun caso sufficienti a rimontare ed agganciare pe prime 4 posizioni. Cilic ha possibilità? Perde 180 punti con la SF al Queen’s 2016, ma ne subentrano 90 grazie al gioco degli scarti. E’ inoltre ancora in corsa a ‘s-Hertogenbosch, dove è nei QF. questi punti al momento non entrano nel ranking, ma entrano nel secondo fattore. Qui sopra ancora non li consideriamo

Calcoliamo ora i punti del secondo e terzo fattore. Nel secondo fattore (quello del 100%) mancano i punti ottenibili ad Halle e Queen’s e quelli a ‘s-Hertogenbosch per Cilic.

Nadal // 2b (0) + 2c (33.75) = 33.75

Wawrinka // 2b (45) + 2c (270) = 315

Djokovic // 2b (90) + 2c (1500) = 1590

Federer // 2b (720) + 2c (900) = 1620

Raonic // 2b (1200) + 2c (225) =1425

Cilic // 2b (365) + 2c (270) =630

Nadal può contare soltanto il 75% del 2T a Wimbledon 2015, quando perse da Dustin Brown. Wawrinka conta i 45 punti del 2T a Wimbledon 2016 ed il 75% dei QF a Wimbledon 2015. Djokovic conta 90 punti del 3T a Wimbledon 2016 ed il 75% della vittoria a Wimbledon 2015. Federer può contare sui 720 della SF a Wimbledon 2016, quando perse da Raonic, e sul 75% della finale a Wimbledon 2015. Raonic invece può contare sui 1200 punti della finale di Wimbledon 2016 e sul 75% della finale al Queen’s 2016. Cilic conta sul 100% dei punti ottenuti ai QF a Wimbledon 2016 e sul 75% dei QF raggiunti sempre a Wimbledon dodici mesi prima.

Sommiamo questi punti a quelli sopra, tenendo però conto dei punti che ancora potrebbero aggiungersi. Il massimo di quelli ancora in palio è 1000, ovvero i punti che entrerebbero se uno dei seguenti vincesse Halle o Queen’s. Tra parentesi, il massimo dei punti raggiungibili secondo l’algoritmo verde, arrotondando l’unico con decimali, ovvero Nadal:

2] Djokovic 7395
3] Nadal 7319
4] Wawrinka 6490 (7490)
5] Federer 6385 (7385)
6] Raonic 5575 (6575)
7] Cilic 4655 (5885)

Cilic fa eccezione, se vincesse ‘s-Hertogenbosch e il Queen’s otterrebbe un massimo di ulteriori 1230 punti, ovvero 750 per il secondo fattore, più 480 per il ranking, dato che il gioco di scarti fa sì che una vittoria in Olanda gli porti solo 160 punti aggiuntivi e quella al Queen’s soltanto altri 320 (gli lascerebbe spazio un risultato da 180).

Eccoci alle conclusioni, da cui escludiamo Cilic dato che non può salire oltre la testa di serie numero 6.

Djokovic:

  • Tds 2 se Wawrinka non vince il Queen’s
  • Tds 3 in tutti gli altri casi

Nadal:

  • Tds 3 se Wawrinka non vincerà il Queen’s e Federer non vincerà Halle
  • Tds 4 se uno dei due svizzeri vincerà un torneo settimana prossima
  • Tds 5 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo settimana prossima

Wawrinka:

  • Tds 2 se vincerà il Queen’s
  • Tds 3 sembrerebbe impossibile
  • Tds 4 se non vincerà il Queen’s ma farà approssimativamente meglio di Federer ad Halle
  • Tds 5 se vincerà almeno una partita, Federer farà meglio di lui ad Halle, Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se perderà subito, Federer farà meglio di lui ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Federer:

  • Tds 3 se vincerà Halle e Wawrinka non vincerà il Queen’s
  • Tds 4 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo oppure se farà approssimativamente meglio di Wawrinka al Queen’s ma non vincerà ad Halle
  • Tds 5 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s e Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s, perderà presto ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Raonic:

  • Tds 4 se vincerà il Queen’s e Wawrinka e Federer faranno rispettivamente malissimo e male settimana prossima (sconfitte nei primi due turni)
  • Tds 5 se vincerà il Queen’s e solo uno dei due svizzeri farà male settimana prossima
  • Tds 6 se né lui, né Cilic vinceranno il Queen’s
  • Tds 7 se farà malissimo al Queen’s e Cilic vincerà ‘s-Hertogenbosch e Queen’s

Senza contare i risultati di questa e di settimana prossima abbiamo attualmente:

Murray (1) – Djokovic (2)
Nadal (3) – Wawrinka (4)
Federer (5) – Raonic (6) – Cilic (7) – Thiem (8)

È ancora troppo presto per stilare la classifica dei 32 secondo l’algoritmo verde. Ne riparleremo settimana prossima. Se vi sono dei piccoli errori di calcolo, abbiate clemenza, l’algoritmo è arzigogolato anche per chi ha scritto questo pezzo.

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Nessuno come Nadal a Parigi: i numeri di un dominio senza eguali

Con il titolo conquistato al Roland Garros, Rafael Nadal è diventato il primo tennista della storia a vincere per dodici volte lo stesso Slam. L’ennesimo record di una carriera straordinaria e, per certi versi, ineguagliabile

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Era il 5 giugno 2005, il diciannovenne Nadal, dopo aver battuto per la prima volta a Parigi Roger Federer, sconfiggeva in finale l’argentino Mariano Puerta e si aggiudicava il suo primo Roland Garros, nonché il primo torneo dello Slam della carriera. A distanza di 14 anni la storia non è cambiata. Passano gli anni, cambiano gli avversari, ma Nadal c’è sempre. Con la finale vinta contro Dominic Thiem, lo spagnolo ha alzato al cielo per la 12esima volta in carriera la Coppa dei Moschettieri.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Un’impresa senza precedenti che fa di Rafa un unicum nella storia del tennis. Nessun tennista, infatti, ha vinto così tanto in uno stesso torneo dello Slam. Rafa è riuscito a spingersi oltre ogni immaginazione, superando quel record di Margaret Court di 11 successi all’Australian Open, che fino a qualche anno fa sembrava inarrivabile. Vincere dodici Roland Garros significa aver doppiato le vittorie parigine della leggenda svedese, Bjorn Borg. È probabile che Borg, se non si fosse ritirato all’età di 26 anni, avrebbe trionfato altre volte a Parigi. Tuttavia, appare difficile pensare che lo avrebbe potuto fare per altre sei volte. Con il dodicesimo sigillo al Roland Garros il maiorchino, inoltre, si è aggiudicato nello stesso Major i tornei dello Slam complessivi che Boris Becker e Stefan Edberg hanno vinto nelle loro carriere messe insieme.

Numeri pazzeschi che fanno di Rafael Nadal indiscutibilmente il tennista più forte di sempre sulla terra battuta. Quell’aura di imbattibilità che circonda Rafael Nadal quando mette piede sul Philippe Chatrier è un qualcosa di straordinario e irripetibile, un qualcosa che non ha eguali nella storia tennis e forse dello sport in generale. Nessuno ha dimostrato una superiorità così schiacciante in uno Slam, o comunque su una singola superficie, nemmeno Roger Federer e Pete Sampras sull’erba di Wimbledon, nemmeno Novak Djokovic all’Australian Open.

 

Ora gli Slam totali di Nadal sono 18, solo due in meno di Roger Federer. In conferenza stampa, al termine del match, ha dichiarato che raggiungere gli Slam di Federer non è il suo obiettivo principale: “È chiaro che ognuno dei tre spinge e motiva gli altri a dare sempre il massimo. Ma sono onesto, non penso più di tanto a dare la caccia agli Slam di Roger”. Mai come questa volta, però, il traguardo sembra essere alla portata, dato che da quando ha vinto il primo Slam non era mai stato a soli due Major di distanza dal campione svizzero.

Rafael Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Alcuni numeri della carriera di Rafa Nadal al Roland Garros e nei tornei dello Slam:

0 – Nelle dodici finali disputate al Roland Garros nessun tennista è stato in grado di portare Rafael Nadal al quinto set. Lo spagnolo si è aggiudicato 7 finali al quarto (2005, 2006, 2007, 2011, 2012, 2014, 2019) e 5 in soli tre set (2008, 2010, 2013, 2017, 2018). Gli unici capaci di strappare un set a Nadal in finale sono stati: Mariano Puerta (1 volta), Roger Federer (3 volte), Novak Djokovic (2 volte), Dominic Thiem (1 volta).

4 Rafael Nadal e Dominic Thiem sono la quarta coppia di tennisti protagonisti di una finale al Roland Garros per almeno due anni consecutivi dal 1925. Le altre tre sono: Fred Perry e Gottfried Von Cramm, finalisti nel 1935 e nel 1936, Ken Rosewall e Rod Laver, finalisti nel 1968 e nel 1969 e lo stesso Rafael Nadal che, con Roger Federer, ha disputato tre finali consecutive dal 2006 al 2008.

12 – I trionfi al Roland Garros. Nadal è diventato il primo tennista della storia a vincere per 12 volte uno stesso torneo dello Slam. Superato il record di Margaret Court che si impose all’Australian Open per 11 volte tra il 1960 e il 1973.

18 – Gli Slam vinti complessivamente in carriera da Nadal, dopo il trionfo al Roland Garros contro Dominic Thiem. Lo spagnolo ha raggiunto in questa speciale classifica due leggende del tennis femminile come Martina Navratilova e Chris Evert. Roger Federer dista solo due lunghezze.

26 – Le finali complessive disputate da Nadal nei tornei dello Slam. Il bilancio è di 18 vinte e 8 perse (69,2 %). Solo Federer ne ha disputate di più (30) con un bilancio di 20 vinte e 10 perse.

27 – I set persi da Nadal nei suoi 95 match al Roland Garros.

33 – All’età di 33 anni e 6 giorni, Nadal è diventato il terzo campione più anziano della storia del Roland Garros dopo Andres Gimeno (vincitore nel 1972 a 34 anni e 306 giorni) e Ken Rosewall (campione nel 1968 a 33 anni e 220 giorni).

59 – I tornei su terra battuta vinti da Nadal su un totale di 82 trionfi.

93 – Le partite vinte da Nadal al Roland Garros su 95 disputate. Gli unici in grado di sconfiggere il maiorchino sono stati: Robin Soderling, nell’edizione 2009 al quarto turno, e Novak Djokovic, nel 2015 ai quarti di finale.

260 – Le partite vinte complessivamente da Nadal nei tornei dello Slam dal suo debutto nel 2003.

950 – Le partite vinte complessivamente da Nadal in carriera nel circuito maggiore. È quarto nella classifica maschile di tutti i tempi alle spalle di Jimmy Connors (1274), Roger Federer (1207) e Ivan Lendl (1069).

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Focus

L’attacco alla rete per contrastare gli specialisti: il nuovo Federer sulla terra

VERSO IL FEDAL – In questo Roland Garros Roger è andato a segno tre volte su quattro quando ha provato a chiudere il punto con le giocate di volo. Contro Wawrinka ben 60 attacchi, in vista della sfida a Nadal

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Roger Federer - Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il Federer 2.0 sulla terra, quello tornato ad assaporarla dopo i tre anni di pausa, ha scelto di investire tanto nelle discese a rete per rimodellare il suo gioco sulla superficie più lenta. Accorciare gli scambi diventa chiaramente un antidoto agli specialisti e lo svizzero, nel derby contro Wawrinka, ha estremizzato il concetto: le giocate di volo sono state raddoppiate rispetto alle precedenti partite di questo Roland Garros. Il 20 volte campione Slam ha tentato ben 60 chiusure a rete, rivelatesi efficaci in 41 occasioni (68%).

ROLAND GARROS 2019: FEDERER A RETE (fonte atptour.com)

Round/Player Net Win-Loss/Pct. Result
1R: Lorenzo Sonego (ITA) 25/30 (83%) 6-2, 6-4, 6-4
2R: Oscar Otte (GER) 23/31 (74%) 6-4, 6-3, 6-4
3R: Christian Ruud (NOR) 21/27 (77%) 6-3, 6-1, 7-6(8)
4R: Leonardo Mayer (ARG) 19/27 (70%) 6-2, 6-3, 6-3
QF: (24) Stan Wawrinka (SUI) 41/60 (68%) 7-6(4), 4-6, 7-6(5), 6-4


Una resa in percentuale più alta – ma su un numero minore di attacchi – Federer l’ha fatta registrare al primo turno contro Lorenzo Sonego (25/30, 83%), arrivando a un complessivo 129/175 nel corso del torneo. Per semplificare, tre volte su quattro ha avuto ragione lui. In attesa del sedicesimo testa a testa su terra contro Nadal, le sole due vittorie dello svizzero nei precedenti su clay sono state entrambe supportate dal 67% di attacchi a rete andati a buon fine: ad Amburgo nel 2007 e a Madrid nel 2009 (cinque ko su cinque al Roland Garros). Statistica che però va letta, oggi, ponderando il decennio che entrambi si sono messi alle spalle.

 

Qualche giorno fa, ai microfoni di Eurosport, Federer è entrato nel dettaglio su questa arma tattica. Che inevitabilmente avrà il suo peso contro l’undici volte campione del Roland Garros. “Devi avere ben chiara l’idea di quello che stai per fare – le sue parole -, non si può pensare di attaccare la rete senza un piano. Va calcolato come l’avversario è solito rispondere e di conseguenza dove andare a servire. La previsione di questi due fattori risulta davvero importante. Un altro aspetto fondamentale è il primo passo nel campo dopo il servizio: va fatto immediatamente, senza seguire con lo sguardo la pallina dopo averla colpita. Va subito guadagnato quel metro o due in più per avvicinarsi alla rete, lì dove bisogna essere affamati di chiudere il punto, senza troppi dubbi“.

Roger Federer – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Focus

Occhio Federer, Nadal sa bene come si vince uno scambio corto: parola di O’Shannessy

VERSO IL FEDAL – Craig O’Shannessy cataloga i cinque tipi di scambio più frequenti in sette edizioni del Roland Garros, che spiegano in parte il dominio di Rafa Nadal

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Unire statistica e tennis è uno sporco lavoro… ma (più di) qualcuno dovrà pur farlo, se è vero che sta diventando la chiave del successo di molti campioni. In questo particolare settore il campione è senza dubbio Craig O’Shannessy. L’analista che aiuta Djokovic a vincere, ha reso pubblico uno studio che ci aiuta a fare luce sui punti di forza del suo rivale Rafa Nadal, pronto ad affrontare Federer per la 39esima volta in carriera. Lo studio prende in considerazione il torneo del Roland Garros dal 2013 al 2019 per un totale di 571 match e 111.041 punti giocati, con l’obiettivo di catalogare i “rally” più frequenti in una partita in base alla durata dello scambio.

Lo studio identifica cinque lunghezze diverse tra gli innumerevoli scambi analizzati. Anche sulla terra battuta (dove l’effetto di un buon servizio dovrebbe avere meno efficacia rispetto all’erba e al cemento) prevalgono i cosiddetti “One-Shot Rally Ending in an Error” o, più semplicemente, i punti che terminano con un errore in risposta. Nelle quasi 600 partite prese in esame finisce così il 19,4% dei punti, il doppio rispetto agli scambi che durano due palleggi. Nel 9,7% dei casi il battitore sbaglia il colpo in uscita dal servizio, categoria detta “Two-Shot Rally Ending in an Error” o “Serve +1”.

È leggermente inferiore (9,5%) la percentuale di punti che terminano con un errore dopo il terzo colpo (“Three-Shot Rally Ending in an Error” o “Return +1”). La quarta categoria è quella del classico “servizio e dritto”, uno scambio di tre colpi che termina con un vincente (“Three-Shot Rally Ending in a Winner”). Questa situazione costituisce il 6,9% del campione. L’ultima categoria menzionata da O’Shannessy è quella del palleggio di quattro tiri che finisce con un errore del battitore (“Four-Shot Rally Ending In An Error”), che si verifica nel 6,1% dei punti analizzati.

 

In sostanza, più del 52% degli scambi si è risolto entro il quarto colpo. Mancano infatti all’appello gli ace, i doppi falli e i ‘Four-Shot Rally Ending in a Winner‘, ovvero gli scambi da quattro colpi che si concludono con un vincente del ribattitore. O’Shannessy non fornisce la percentuale di queste situazioni di gioco, ma è verosimile credere che si possa raggiungere o addirittura superare il 60% dei punti totali. In sintesi, anche sulla superficie che in teoria dovrebbe favorire gli scambi prolungati, circa sei punti su dieci non vanno oltre i quattro colpi.

Se nel tennis la stragrande maggioranza dei punti si gioca su scambi molto corti, O’Shannessy si chiede come mai un fondamentale come la risposta al servizio sia tra i meno allenati. A tal proposito aggiunge nell’articolo pubblicato sul sito ATP dei suggerimenti per come allenarsi, come tentare di rispondere al centro del campo (ma sempre profondo) o spedire il colpo in uscita dal servizio profondo e centrale. Questi espedienti sono utili nell’ottica di una riduzione delle percentuali sopra elencate, ma ovviamente la seduta di allenamento deve essere volta al miglioramento di una pluralità di aspetti e ogni atleta deve strutturarla a seconda delle proprie necessità.

Chi sicuramente di questi dati ha fatto tesoro, a dispetto della vulgata sul suo tennis conservativo, è Rafael Nadal. In coda al pezzo di O’Shannessy si legge un dato interessante che riguarda i suoi match nello Slam parigino, da lui vinto undici volte. Nell’edizione in corso, nel percorso dal primo round ai quarti di finale, ha lasciato per strada 28 giochi e un solo set, il solito dominio sull’amata terra francese. In tanti pensano che l’enorme forza dello spagnolo su questa superficie sia da ricercarsi nella sua semi-imbattibilità quando il palleggio si allunga, quando vengono esaltate le sue doti di resistenza. Eppure i dati ci indicano altro…

Rafa Nadal – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Prendiamo come campione i match dell’edizione 2019: è lo scambio da dieci colpi quello che si presenta con più frequenza tra quelli in doppia cifra (10 o più colpi), ma si è verificato solo in 13 punti su un totale di 651 (appena il 2%, poco rilevante). Dunque qual è il tipo di scambio che ha più incidenza nelle sue partite? È quello di un solo colpo, ovvero quello che termina con un errore in risposta (i suddetti “One-Shot Rally Ending in an Error”). Si sono infatti chiusi così 139 punti su 651 (21.4 %) nella prima settimana del campione spagnolo.

È sicuramente vero che Federer, per avere qualche chance di successo, non dovrà accettare lo scambio prolungato per attaccare alla prima palla utile. Ma guai a credere che Nadal non abbia tutte le armi per vincere anche gli scambi brevi: sulla terra battuta, è bene ricordarlo, non c’è nulla che Rafa non sappia fare alla perfezione.

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