L'algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

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L’algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

Il sistema per assegnare le teste di serie in uso ai Championships è diverso a quelli degli altri Slam. Ripassiamo le regole e vediamo in dettaglio la corsa alle prime quattro posizioni. Si gioca sul filo di pochi punti

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A livello puramente teorico, gli Slam possono invocare una clausola nei regolamenti e scegliere di decidere le teste di serie secondo metodi diversi rispetto a quello in uso in tutti i tornei del circuito ATP. Questo dipende principalmente dal fatto che gli Slam vengono organizzati dall’ITF e non dall’ATP. I tornei ATP prevedono l’assegnazione secondo il ranking del lunedì precedente alla compilazione del draw, quindi solitamente il ranking di sette giorni prima dell’inizio ufficiale del torneo. Dei quattro Slam, tuttavia, soltanto uno adotta un metodo proprio, Wimbledon, a causa del fatto che la stagione su erba è limitata a sei settimane, di cui due occupate dallo stesso torneo di Wimbledon e una dopo la fine dei Championships.

Vediamo di ripassare le regole base, che sembrano semplici, ma generano ogni anno confusione a causa dei tornei da includere e degli scarti nel ranking.

  1. Le teste di serie vengono assegnate ai primi 32 giocatori del ranking ATP ufficiale del lunedì precedente all’inizio del torneo

Tagliamo subito la testa al (povero e incolpevole) toro. L’algoritmo verde non si estende a tutti i giocatori, quindi uno specialista (Mahut?) che non sia entro i primi 32 non avrà alcun beneficio da questo sistema speciale. Si potrebbero giustamente aprire discussioni su questo fatto, magari ipotizzando l’estensione fino ai primi 50, ma non è questo il luogo e comunque nessuno ci ascolterebbe.

 
  1. L’algoritmo verde prevede la somma di tre fattori
  • 2a. Il primo è dato dai punti ATP al momento della compilazione del ranking che precede la compilazione del draw, quest’anno quello del 26 giugno

Dunque avranno valore i punti conquistati durante questa settimana e anche i punti conquistati durante settimana prossima, dove la maggioranza dei tennisti di alta e media classifica parteciperanno ai tornei ATP 500 di Halle e del Queen’s. Non saranno validi i punti conquistati nel torneo di Eastbourne, dove si vocifera di una possibile wild card offerta ad un tennista in cerca d’autore, l’attuale numero 4 al mondo e tre volte campione a Wimbledon, Novak Djokovic. Neppure i punti ottenuti nel nuovo torneo turco su erba (Antalya), dove dovrebbe partecipare Dominic Thiem, saranno validi, così come non saranno validi i punti ottenuti nei Challenger disputati nella stessa settimana.

Wimbledon prende ufficialmente il via lunedì 3 luglio, dunque sottolineiamo ancora una volta che saranno validi i punti presenti nel ranking ATP pubblicato lunedì 26 giugno. Attenzione, a causa dello shift del calendario rispetto al 2016, questo ranking sarà privo dei punti ottenuti a Nottingham nel 2016. A livello di punti “verdi”, nel ranking saranno presenti i punti ottenuti a nei tornei che contribuiscono a formare il secondo fattore, che ora vediamo di spiegare in dettaglio.

  • 2b. Il secondo fattore è dato dai punti ottenuti su erba nei 12 mesi precedenti

Tutti i punti “verdi” (100%) vanno considerati, non soltanto i punti che entrano nel ranking. Si parla di 12 mesi, non di 52 settimane, questo potrebbe creare qualche problema quando si deve decidere quali tornei “contare”. E si tratta dei 12 mesi prima del giorno in cui viene compilato l’ultimo ranking valido, dunque guardando il calendario 2016, questi sono i tornei ATP “verdi” che entrano a far parte di questo secondo fattore:

  • Nottingham 2016
  • Wimbledon 2016
  • Newport 2016
  • Stoccarda 2017
  • ‘s-Hertogenbosch 2017
  • Halle 2017
  • Queen’s 2017

Non è presente Eastbourne 2016, dato che i punti di Eastbourne 2016, seppur conquistati entro la data della finale (25 giugno), sono entrati a far parte del ranking lunedì 27 giugno. Questi cavilli potrebbero anche esser interpretati diversamente dagli organizzatori di Wimbledon, quindi non garantiamo assoluta certezza sui calcoli che vedrete sotto, ma questo è l’approccio adottato almeno negli ultimi tre anni. Ovviamente contano anche Challenger e Futures disputati nello stesso arco di tempo. Questo ha come conseguenza che un tennista in grado di vincere il torneo del Queen’s nel 2017 otterrà 500 punti nel ranking e altri 500 per questo secondo fattore. Vediamo che accadrebbe se Murray vincesse il torneo nel 2017: otterrebbe 0 punti nel ranking rispetto a quello di questa settimana (scadono i 500 punti del 2016), ma 500 per l’algoritmo verde. E se vincesse Wawrinka? Wawrinka otterrebbe 1000 punti per l’algoritmo verde, 500 che entrano nel ranking (primo fattore), altri 500 secondo questo fattore speciale.

  • 2c. Il terzo fattore è dato dal 75% dei punti del miglior risultato su erba nel periodo che va da 24 a 12 mesi precedenti

Attenzione, conta un solo risultato, quello che ha portato più punti (quindi una finale in un ATP 500 vale più di una vittoria in un ATP 250) nei seguenti tornei su erba:

  • Wimbledon 2015
  • Newport 2015
  • Stoccarda 2016
  • ‘s-Hertogenbosch 2016
  • Halle 2016
  • Queen’s 2016

Anche qui contano i Challenger ed i Futures disputati in questo arco di tempo. Vale però solo un risultato – il migliore – e soltanto il 75% dei punti “verdi” ottenuti in questo risultato si sommano ai primi due fattori.

Facciamo un esempio: tra questi tornei Murray ha ottenuto come miglior risultato la SF a Wimbledon 2015, quando perse da Federer. La SF in uno Slam garantisce 720 punti, più dei 500 punti che Murray ha ottenuto al Queen’s nel 2016. Questi 720 punti, moltiplicati per 0.75, diventano 540 ed entrano nell’algoritmo verde.

Un esempio: i punti di Murray, testa di serie numero 1

Sir Andrew Baron Murray, vincitore di due titoli a Wimbledon e campione in carica, è certo di avere la testa di serie numero 1. Avrebbe la testa di serie numero 1 anche con il metodo classico di assegnazione, essendo certo di essere numero 1 nel ranking pubblicato lunedì 26 giugno. Quanti punti potrebbe avere Murray? Facciamo i conti, ricordandoci che mancano ancora i punti del Queen’s 2017. Facciamo dunque un’ipotesi.

Ipotesi: Murray perde la finale al Queen’s 2017

Fattore 1: lunedì 26 giugno Murray avrà 9690 punti nel ranking ATP. Ora ne ha 9890, di cui 500 in scadenza dovuti alla vittoria al Queen’s 2016, e 300 ipotetici in entrata grazie alla finale al Queen’s 2017.

Fattore 2: Murray può sommare il 100% dei punti verdi ottenuti a Wimbledon 2016 (2000) e quelli ipotetici ottenuti al Queen’s 2017 (2300). In totale può sommare 2300 punti secondo questo fattore.

Fattore 3: tra i tornei “disponibili” per questo fattore, Murray ha ottenuto 720 punti a Wimbledon 2015 e 500 al Queen’s 2016, quindi il 75% del suo milgior risultato (720) gli consente di sommare altri 540 punti.

Ricapitolando, Murray avrebbe ben 12.530 punti per l’algoritmo verde se dovesse raggiungere la finale al Queen’s. Se vincesse il torneo ne avrebbe 12.930, dato che sommerebbe 200 punti al ranking ed altri 200 per il secondo fattore. Se venisse eliminato subito ne avrebbe 11930, valore comunque irraggiungibile da tutti gli altri tennisti. Per questo Murray è certo di avere la testa di serie numero 1 a Wimbledon per la prima volta in carriera.

La corsa alle prime 4 posizioni: in lotta sei tennisti per quattro posti

Il dibattito si è acceso su quali saranno verosimilmente le prime 4 teste di serie, posizioni che garantiscono di evitare i superbig (ma non tutti quest’anno) fino alle SF. Prima di fare i calcoli ipotetici, abbiamo due certezze:

  • Murray è certo di essere numero 1
  • Il forfait di Nadal al Queen’s garantisce un posto tra i primi 4 a Djokovic

Certi della posizione numero 1 e certi del fatto che Djokovic sarà tra i primi 4, restano due quesiti:

  • Chi saranno gli altri due tra i primi quattro, oltre a Murray e Djokovic?
  • Chi sarà numero 2, numero 3 e numero 4?

Come vedremo, siamo sul filo dei punti, ma l’uscita al 2T (quindi 0 punti) di Federer a Stoccarda e la rinuncia di Nadal al Queen’s ci hanno semplificato le cose. Ma andiamo per gradi.

Questa è la classifica attuale, guardiamo solo la lotta alle posizioni dalla 2 alla 4:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4945
6] Raonic 4450
7] Cilic 4115
8] Thiem 3985
9] Nishikori 3830

In teoria, dato che vincendo uno dei due ATP500 in programma settimana prossima, Halle e Queen’s, il massimo dei punti validi per l’algoritmo verde è 1000, tutti i tennisti fino a Nishikori potrebbero agganciare la quarta posizione. In realtà questo non è vero, dato che dobbiamo comunque aggiungere gli altri punti dei due fattori speciali, ma iniziamo da qui.

Togliamo ora i punti che sicuramente usciranno da oggi a lunedì 26 giugno 2017:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4765
6] Raonic 4150
7] Cilic 4025

Ci fermiamo a Cilic, dato che i risultati di Thiem e Nishikori su erba negli ultimi anni non sono in alcun caso sufficienti a rimontare ed agganciare pe prime 4 posizioni. Cilic ha possibilità? Perde 180 punti con la SF al Queen’s 2016, ma ne subentrano 90 grazie al gioco degli scarti. E’ inoltre ancora in corsa a ‘s-Hertogenbosch, dove è nei QF. questi punti al momento non entrano nel ranking, ma entrano nel secondo fattore. Qui sopra ancora non li consideriamo

Calcoliamo ora i punti del secondo e terzo fattore. Nel secondo fattore (quello del 100%) mancano i punti ottenibili ad Halle e Queen’s e quelli a ‘s-Hertogenbosch per Cilic.

Nadal // 2b (0) + 2c (33.75) = 33.75

Wawrinka // 2b (45) + 2c (270) = 315

Djokovic // 2b (90) + 2c (1500) = 1590

Federer // 2b (720) + 2c (900) = 1620

Raonic // 2b (1200) + 2c (225) =1425

Cilic // 2b (365) + 2c (270) =630

Nadal può contare soltanto il 75% del 2T a Wimbledon 2015, quando perse da Dustin Brown. Wawrinka conta i 45 punti del 2T a Wimbledon 2016 ed il 75% dei QF a Wimbledon 2015. Djokovic conta 90 punti del 3T a Wimbledon 2016 ed il 75% della vittoria a Wimbledon 2015. Federer può contare sui 720 della SF a Wimbledon 2016, quando perse da Raonic, e sul 75% della finale a Wimbledon 2015. Raonic invece può contare sui 1200 punti della finale di Wimbledon 2016 e sul 75% della finale al Queen’s 2016. Cilic conta sul 100% dei punti ottenuti ai QF a Wimbledon 2016 e sul 75% dei QF raggiunti sempre a Wimbledon dodici mesi prima.

Sommiamo questi punti a quelli sopra, tenendo però conto dei punti che ancora potrebbero aggiungersi. Il massimo di quelli ancora in palio è 1000, ovvero i punti che entrerebbero se uno dei seguenti vincesse Halle o Queen’s. Tra parentesi, il massimo dei punti raggiungibili secondo l’algoritmo verde, arrotondando l’unico con decimali, ovvero Nadal:

2] Djokovic 7395
3] Nadal 7319
4] Wawrinka 6490 (7490)
5] Federer 6385 (7385)
6] Raonic 5575 (6575)
7] Cilic 4655 (5885)

Cilic fa eccezione, se vincesse ‘s-Hertogenbosch e il Queen’s otterrebbe un massimo di ulteriori 1230 punti, ovvero 750 per il secondo fattore, più 480 per il ranking, dato che il gioco di scarti fa sì che una vittoria in Olanda gli porti solo 160 punti aggiuntivi e quella al Queen’s soltanto altri 320 (gli lascerebbe spazio un risultato da 180).

Eccoci alle conclusioni, da cui escludiamo Cilic dato che non può salire oltre la testa di serie numero 6.

Djokovic:

  • Tds 2 se Wawrinka non vince il Queen’s
  • Tds 3 in tutti gli altri casi

Nadal:

  • Tds 3 se Wawrinka non vincerà il Queen’s e Federer non vincerà Halle
  • Tds 4 se uno dei due svizzeri vincerà un torneo settimana prossima
  • Tds 5 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo settimana prossima

Wawrinka:

  • Tds 2 se vincerà il Queen’s
  • Tds 3 sembrerebbe impossibile
  • Tds 4 se non vincerà il Queen’s ma farà approssimativamente meglio di Federer ad Halle
  • Tds 5 se vincerà almeno una partita, Federer farà meglio di lui ad Halle, Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se perderà subito, Federer farà meglio di lui ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Federer:

  • Tds 3 se vincerà Halle e Wawrinka non vincerà il Queen’s
  • Tds 4 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo oppure se farà approssimativamente meglio di Wawrinka al Queen’s ma non vincerà ad Halle
  • Tds 5 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s e Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s, perderà presto ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Raonic:

  • Tds 4 se vincerà il Queen’s e Wawrinka e Federer faranno rispettivamente malissimo e male settimana prossima (sconfitte nei primi due turni)
  • Tds 5 se vincerà il Queen’s e solo uno dei due svizzeri farà male settimana prossima
  • Tds 6 se né lui, né Cilic vinceranno il Queen’s
  • Tds 7 se farà malissimo al Queen’s e Cilic vincerà ‘s-Hertogenbosch e Queen’s

Senza contare i risultati di questa e di settimana prossima abbiamo attualmente:

Murray (1) – Djokovic (2)
Nadal (3) – Wawrinka (4)
Federer (5) – Raonic (6) – Cilic (7) – Thiem (8)

È ancora troppo presto per stilare la classifica dei 32 secondo l’algoritmo verde. Ne riparleremo settimana prossima. Se vi sono dei piccoli errori di calcolo, abbiate clemenza, l’algoritmo è arzigogolato anche per chi ha scritto questo pezzo.

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Focus

Il Tennis conquista la Luna

OPINIONE – Perché le finali di Wimbledon e US Open sono state due partite eccellenti. E perché solo il tennis tre su cinque può competere con… lo sbarco sulla Luna

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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

È finita! Termina la stagione degli appuntamenti del Grande Slam, il tennis che conta. Il solito copione è stato pienamente rispettato. I protagonisti sono stati ancora una volta Novak Djokovic “Murovic”, Rafael Nadal “Matador” e Roger Federer “Il Principe delle Arti”. Straordinari campioni capaci di illuminare le finali di Wimbledon e degli US Open, le partite per eccellenza di questo 2019. Incontri leggendari in grado di regalare al mondo dello sport pagine memorabili di letteratura tennistica.

A Londra ha prevalso Nole su Roger, a New York ha vinto Rafa contro Legno Storto” Daniil Medvedev, il nuovo incomodo e quarto tennista mondiale. Il russo Medvedev, ventitre anni compiuti e quasi due metri d’altezza, rappresenta finalmente l’arrivo del tennis NextGen.

Dunque, abbiamo potuto ammirare due confronti interminabili, partite per certi versi simili a causa dell’equilibrio e, nel contempo, profondamente diverse per lo sviluppo di alcune dinamiche. Pertanto, prima di sviluppare riflessioni nel merito, penso sia necessario prendere atto dei principali dati, quelle radiografie capaci di fotografare le prestazioni in modo oggettivo. Un passo indispensabile per evitare apologie di parte e tutto l’inutile strascico legato al tifo, tipica manifestazione di sfogo emotivo che disintegra ogni tentativo di crescita cognitiva e culturale. Infatti, comprendere l’arte e la scienza del gioco è ciò che più conta, perché lo sport del tennis e i suoi secolari eventi restano, mentre i suoi favolosi campioni passano.

Principali statistiche delle due finali Slam 2019 maschili: Wimbledon e US Open

Osservando questi dati, è mia intenzione arrivare a una sintesi in modo da evitare inutili “lenzuolate”. Così, alcuni elementi possono essere valutati come equivalenti. In questo caso: la durata degli incontri, la percentuale delle prime palle di servizio, il differenziale positivo (vincenti ed errori non forzati) prodotto da tutti i contendenti. Un fattore in grado di determinare inequivocabilmente l’elevata qualità delle prestazioni. Ulteriormente, proprio quest’ultimo aspetto, sommando le “performance” di tutti i contendenti, evidenzia il numero “34” come dato comune. Un numero che pare una sorta di prefisso telefonico capace di comunicare il tennis del paradiso a noi ordinari mortali. Almeno così mi piace pensare.

 

Esaminando invece le differenze tra queste due partite e i quattro artisti, si riscontrano interessanti curiosità. La partita di Wimbledon, giocata sulla superficie più rapida, mostra un tennista che ha prodotto il più alto numero di “winners”. Contestualmente, il suo avversario, realizza incredibilmente la quota più bassa di giocate vincenti. Eppure, è la partita di New York quella in grado di registrare le maggiori variazioni sulle possibili evoluzioni del gioco. Sul cemento della Grande Mela gli scambi sono stati mediamente più vari, entrambi i contendenti hanno illustrato un tennis completo a tutto campo. Infatti, i due tennisti hanno dato vita a scambi interminabili e nel contempo a giocate immediate d’attacco, tra cui diverse soluzioni servizio e volée.

Scendendo nel dettaglio, riscontriamo come la media dei metri percorsi per ciascun punto giocato risulta più elevata di quasi un terzo rispetto alla partita di Londra. Una differenza sensibile che rivela un’intensità di gioco incomparabile. Nel frattempo, si evidenzia una percentuale di punti esibiti sulla rete capace di superare il quaranta per cento del totale dei quindici giocati. Rilevazione indiscutibile circa i continui ribaltamenti copernicani di strategie di gioco che hanno distinto l’evento newyorkese. 

Eppure, volando sulle nubi dell’Olimpo della racchetta, si riconoscono altre interessanti componenti. In via principale, senza entrare troppo nei dettagli, osserviamo come nella finale di Wimbledon uno dei due contendenti possieda tutti i numeri clamorosamente a proprio favore, anche se poi ha finito per perdere la disputa. Autentica anomalia, per una partita con un differimento così lungo sviluppata sul filo di lana, guardando al punteggio. Viceversa, nell’incontro degli US Open, si registra un sostanziale equilibrio tra le prestazioni, numeri in perfetta armonia con il decorso dell’incontro.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

In conclusione, è possibile affermare come in queste due partite sia stata illustrata la rara, quanto ricercata fenomenologia del “Super Tennis”. Congiunzione astrale dell’universo tennistico in grado di manifestarsi solo in particolari circostanze. Per ottenere questa meraviglia è necessario, senza alcun dubbio, avere sul campo formidabili campioni che si affrontano al meglio dei cinque set. Inoltre, senza la pensata del tie-break nel quinto parziale della finale di Wimbledon, voluta dai soliti signori dei soldi, il sipario non sarebbe calato interrompendo la magnifica commedia shakespeariana. Così, un’altra possibile ora di gioco avrebbe potuto incrementare i denari nelle casse del marketing.

Del resto, eventi capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico mondiale globalizzato, per quasi cinque ore filate, lo si deve solo e unicamente a certe partite di tennis negli Slam. In alternativa, per trovare un fenomeno equivalente, bisognerebbe forse tornare ai giorni del luglio 1969, quando l’Apollo 11 atterrava sulla luna.

Nato a Milano nel 1963, Luca Bottazzi è un ex giocatore professionista di tennis, attuale docente universitario, studioso, insegnante, autore di libri, opinionista e commentatore televisivo   

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Focus

L’arma segreta di Nadal e Medvedev: il serve&volley

Lo spagnolo ha trovato nella rete la chiave per il suo quarto titolo agli US Open (20 serve&volley e 66 discese). Anche Medvedev è stato molto più aggressivo (74 punti a rete, 29 dopo il servizio)

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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il serve&volley non è morto e ne abbiamo avuto una chiara prova nella recente finale degli US Open. Nelle quasi cinque ore che hanno passato in campo, Rafael Nadal e Daniil Medvedev, non esattamente due volleatori accaniti, hanno infatti sfruttato ampiamente questa possibilità offensiva per controbattere alla rispettiva abilità da fondocampo. I due sono andati a rete subito dopo il servizio per un totale di 49 volte (20 Nadal, 29 Medvedev) con un’altissima percentuale di successo (85% per lo spagnolo, 76% per il russo). Più in generale, lo spagnolo si è spinto in avanti 66 volte vincendo il punto in 51 occasioni (77,2%), mentre il russo ben 74 con 50 punti vinti (68%).

Nei precedenti sei incontri, entrambi avevano fatto serve&volley solo cinque volte a testa (Medvedev addirittura non aveva più impiegato questa tattica dopo il terzo turno). Cosa ha spinto dunque Nadal e Medvedev a uscire dai loro schemi abituali e ad essere così aggressivi? La fortissima pressione da fondo che entrambi erano in grado di produrre e che rappresenta il loro marchio di fabbrica. Nadal ha sofferto molto negli scambi da dietro, vincendo il punto il 47% delle volte (unico incontro in tutto il torneo nel quale ha chiuso questa voce statistica con una percentuale inferiore al 50).

Daniil e Rafa, oltre alle tante emozioni che hanno regalato nel corso di questa splendida finale, hanno anche lanciato un implicito messaggio al resto del panorama tennistico: quando non si riesce a prevalere da fondo, prendere la rete può essere ancora una soluzione efficace.

 

Statistiche curate da Craig O’Shannessy per ATPTour.com

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Flash

US Open, un po’ di numeri prima dei quarti

Vi proponiamo una raffica di curiosità e statistiche prima di gettarsi a capofitto nelle fasi finali del torneo. I record di Federer e Bencic, le 99 di Serena a New York, gli ace di Goerges

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Gli US Open stanno per entrare nel vivo con i quarti di finale, ma la strada per arrivare a questo punto è stata lunga. Riviviamo questi primo otto giorni di competizione con qualche curiosità numerica (con uno sguardo anche ai prossimi incontri).

6-1 – Un altro saldo molto positivo che vede la Svizzera ancora una volta protagonista. Questo è infatti il bilancio di Belinda Bencic contro le giocatrici in top 5 affrontate quest’anno. La svizzera ha battuto negli ottavi la numero uno del mondo, Naomi Osaka. In general Belinda ha vinto quattro delle cinque volte che ha affrontato una numero uno.

21 – Il nuovo record di ace messi a segno da una singola giocatrice in un incontro degli US Open (il precedente primato era di 18, congiuntamente detenuto dalle sorelle Williams). A riuscire nell’impresa è stata Julia Goerges che non è però stata capace di vincere il proprio incontro contro Donna Vekic, nonostante un match point a favore e 57 vincenti.

 

17,2 – La percentuale di challenge vinti dai giocatori nei primi quattro turni. Un netto peggioramento rispetto al biennio passato. Dalla sua introduzione nel 2016 al 2018 infatti, la percentuale di “falchi” azzeccati dal richiedente è stata del 28,7%.

99 – Le vittorie agli US Open di Serena Williams. Un successo contro Wang le regalerebbe una strepitosa tripla cifra, mentre un accesso in finale le permetterebbe di agganciare Chris Evert, prima per successi nello Slam newyorchese (101). Un eventuale trionfo in finale la lascerebbe sola al comando, oltre a regalarle il tanto agognato Slam numero ventiquattro.

6 – Il numero di nomi nuovi nei quarti di finale degli US Open. Il gruppetto dei neofiti è equamente ripartito tra tabellone maschile e femminile: Medvedev, Berrettini e Dimitrov da una parte; Vekic, Wang e Andreescu dall’altra.

26-0 – Questo è il record sul duro di Roger Federer contro gli altri tre giocatori rimasti nella sua metà di tabellone: 17-0 contro Wawrinka, 6-0 contro Dimitrov e 3-0 contro Medvedev.

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