L'algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

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L’algoritmo verde: chi sarà numero 2 a Wimbledon?

Il sistema per assegnare le teste di serie in uso ai Championships è diverso a quelli degli altri Slam. Ripassiamo le regole e vediamo in dettaglio la corsa alle prime quattro posizioni. Si gioca sul filo di pochi punti

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A livello puramente teorico, gli Slam possono invocare una clausola nei regolamenti e scegliere di decidere le teste di serie secondo metodi diversi rispetto a quello in uso in tutti i tornei del circuito ATP. Questo dipende principalmente dal fatto che gli Slam vengono organizzati dall’ITF e non dall’ATP. I tornei ATP prevedono l’assegnazione secondo il ranking del lunedì precedente alla compilazione del draw, quindi solitamente il ranking di sette giorni prima dell’inizio ufficiale del torneo. Dei quattro Slam, tuttavia, soltanto uno adotta un metodo proprio, Wimbledon, a causa del fatto che la stagione su erba è limitata a sei settimane, di cui due occupate dallo stesso torneo di Wimbledon e una dopo la fine dei Championships.

Vediamo di ripassare le regole base, che sembrano semplici, ma generano ogni anno confusione a causa dei tornei da includere e degli scarti nel ranking.

  1. Le teste di serie vengono assegnate ai primi 32 giocatori del ranking ATP ufficiale del lunedì precedente all’inizio del torneo

Tagliamo subito la testa al (povero e incolpevole) toro. L’algoritmo verde non si estende a tutti i giocatori, quindi uno specialista (Mahut?) che non sia entro i primi 32 non avrà alcun beneficio da questo sistema speciale. Si potrebbero giustamente aprire discussioni su questo fatto, magari ipotizzando l’estensione fino ai primi 50, ma non è questo il luogo e comunque nessuno ci ascolterebbe.

 
  1. L’algoritmo verde prevede la somma di tre fattori
  • 2a. Il primo è dato dai punti ATP al momento della compilazione del ranking che precede la compilazione del draw, quest’anno quello del 26 giugno

Dunque avranno valore i punti conquistati durante questa settimana e anche i punti conquistati durante settimana prossima, dove la maggioranza dei tennisti di alta e media classifica parteciperanno ai tornei ATP 500 di Halle e del Queen’s. Non saranno validi i punti conquistati nel torneo di Eastbourne, dove si vocifera di una possibile wild card offerta ad un tennista in cerca d’autore, l’attuale numero 4 al mondo e tre volte campione a Wimbledon, Novak Djokovic. Neppure i punti ottenuti nel nuovo torneo turco su erba (Antalya), dove dovrebbe partecipare Dominic Thiem, saranno validi, così come non saranno validi i punti ottenuti nei Challenger disputati nella stessa settimana.

Wimbledon prende ufficialmente il via lunedì 3 luglio, dunque sottolineiamo ancora una volta che saranno validi i punti presenti nel ranking ATP pubblicato lunedì 26 giugno. Attenzione, a causa dello shift del calendario rispetto al 2016, questo ranking sarà privo dei punti ottenuti a Nottingham nel 2016. A livello di punti “verdi”, nel ranking saranno presenti i punti ottenuti a nei tornei che contribuiscono a formare il secondo fattore, che ora vediamo di spiegare in dettaglio.

  • 2b. Il secondo fattore è dato dai punti ottenuti su erba nei 12 mesi precedenti

Tutti i punti “verdi” (100%) vanno considerati, non soltanto i punti che entrano nel ranking. Si parla di 12 mesi, non di 52 settimane, questo potrebbe creare qualche problema quando si deve decidere quali tornei “contare”. E si tratta dei 12 mesi prima del giorno in cui viene compilato l’ultimo ranking valido, dunque guardando il calendario 2016, questi sono i tornei ATP “verdi” che entrano a far parte di questo secondo fattore:

  • Nottingham 2016
  • Wimbledon 2016
  • Newport 2016
  • Stoccarda 2017
  • ‘s-Hertogenbosch 2017
  • Halle 2017
  • Queen’s 2017

Non è presente Eastbourne 2016, dato che i punti di Eastbourne 2016, seppur conquistati entro la data della finale (25 giugno), sono entrati a far parte del ranking lunedì 27 giugno. Questi cavilli potrebbero anche esser interpretati diversamente dagli organizzatori di Wimbledon, quindi non garantiamo assoluta certezza sui calcoli che vedrete sotto, ma questo è l’approccio adottato almeno negli ultimi tre anni. Ovviamente contano anche Challenger e Futures disputati nello stesso arco di tempo. Questo ha come conseguenza che un tennista in grado di vincere il torneo del Queen’s nel 2017 otterrà 500 punti nel ranking e altri 500 per questo secondo fattore. Vediamo che accadrebbe se Murray vincesse il torneo nel 2017: otterrebbe 0 punti nel ranking rispetto a quello di questa settimana (scadono i 500 punti del 2016), ma 500 per l’algoritmo verde. E se vincesse Wawrinka? Wawrinka otterrebbe 1000 punti per l’algoritmo verde, 500 che entrano nel ranking (primo fattore), altri 500 secondo questo fattore speciale.

  • 2c. Il terzo fattore è dato dal 75% dei punti del miglior risultato su erba nel periodo che va da 24 a 12 mesi precedenti

Attenzione, conta un solo risultato, quello che ha portato più punti (quindi una finale in un ATP 500 vale più di una vittoria in un ATP 250) nei seguenti tornei su erba:

  • Wimbledon 2015
  • Newport 2015
  • Stoccarda 2016
  • ‘s-Hertogenbosch 2016
  • Halle 2016
  • Queen’s 2016

Anche qui contano i Challenger ed i Futures disputati in questo arco di tempo. Vale però solo un risultato – il migliore – e soltanto il 75% dei punti “verdi” ottenuti in questo risultato si sommano ai primi due fattori.

Facciamo un esempio: tra questi tornei Murray ha ottenuto come miglior risultato la SF a Wimbledon 2015, quando perse da Federer. La SF in uno Slam garantisce 720 punti, più dei 500 punti che Murray ha ottenuto al Queen’s nel 2016. Questi 720 punti, moltiplicati per 0.75, diventano 540 ed entrano nell’algoritmo verde.

Un esempio: i punti di Murray, testa di serie numero 1

Sir Andrew Baron Murray, vincitore di due titoli a Wimbledon e campione in carica, è certo di avere la testa di serie numero 1. Avrebbe la testa di serie numero 1 anche con il metodo classico di assegnazione, essendo certo di essere numero 1 nel ranking pubblicato lunedì 26 giugno. Quanti punti potrebbe avere Murray? Facciamo i conti, ricordandoci che mancano ancora i punti del Queen’s 2017. Facciamo dunque un’ipotesi.

Ipotesi: Murray perde la finale al Queen’s 2017

Fattore 1: lunedì 26 giugno Murray avrà 9690 punti nel ranking ATP. Ora ne ha 9890, di cui 500 in scadenza dovuti alla vittoria al Queen’s 2016, e 300 ipotetici in entrata grazie alla finale al Queen’s 2017.

Fattore 2: Murray può sommare il 100% dei punti verdi ottenuti a Wimbledon 2016 (2000) e quelli ipotetici ottenuti al Queen’s 2017 (2300). In totale può sommare 2300 punti secondo questo fattore.

Fattore 3: tra i tornei “disponibili” per questo fattore, Murray ha ottenuto 720 punti a Wimbledon 2015 e 500 al Queen’s 2016, quindi il 75% del suo milgior risultato (720) gli consente di sommare altri 540 punti.

Ricapitolando, Murray avrebbe ben 12.530 punti per l’algoritmo verde se dovesse raggiungere la finale al Queen’s. Se vincesse il torneo ne avrebbe 12.930, dato che sommerebbe 200 punti al ranking ed altri 200 per il secondo fattore. Se venisse eliminato subito ne avrebbe 11930, valore comunque irraggiungibile da tutti gli altri tennisti. Per questo Murray è certo di avere la testa di serie numero 1 a Wimbledon per la prima volta in carriera.

La corsa alle prime 4 posizioni: in lotta sei tennisti per quattro posti

Il dibattito si è acceso su quali saranno verosimilmente le prime 4 teste di serie, posizioni che garantiscono di evitare i superbig (ma non tutti quest’anno) fino alle SF. Prima di fare i calcoli ipotetici, abbiamo due certezze:

  • Murray è certo di essere numero 1
  • Il forfait di Nadal al Queen’s garantisce un posto tra i primi 4 a Djokovic

Certi della posizione numero 1 e certi del fatto che Djokovic sarà tra i primi 4, restano due quesiti:

  • Chi saranno gli altri due tra i primi quattro, oltre a Murray e Djokovic?
  • Chi sarà numero 2, numero 3 e numero 4?

Come vedremo, siamo sul filo dei punti, ma l’uscita al 2T (quindi 0 punti) di Federer a Stoccarda e la rinuncia di Nadal al Queen’s ci hanno semplificato le cose. Ma andiamo per gradi.

Questa è la classifica attuale, guardiamo solo la lotta alle posizioni dalla 2 alla 4:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4945
6] Raonic 4450
7] Cilic 4115
8] Thiem 3985
9] Nishikori 3830

In teoria, dato che vincendo uno dei due ATP500 in programma settimana prossima, Halle e Queen’s, il massimo dei punti validi per l’algoritmo verde è 1000, tutti i tennisti fino a Nishikori potrebbero agganciare la quarta posizione. In realtà questo non è vero, dato che dobbiamo comunque aggiungere gli altri punti dei due fattori speciali, ma iniziamo da qui.

Togliamo ora i punti che sicuramente usciranno da oggi a lunedì 26 giugno 2017:

2] Nadal 7285
3] Wawrinka 6175
4] Djokovic 5805
5] Federer 4765
6] Raonic 4150
7] Cilic 4025

Ci fermiamo a Cilic, dato che i risultati di Thiem e Nishikori su erba negli ultimi anni non sono in alcun caso sufficienti a rimontare ed agganciare pe prime 4 posizioni. Cilic ha possibilità? Perde 180 punti con la SF al Queen’s 2016, ma ne subentrano 90 grazie al gioco degli scarti. E’ inoltre ancora in corsa a ‘s-Hertogenbosch, dove è nei QF. questi punti al momento non entrano nel ranking, ma entrano nel secondo fattore. Qui sopra ancora non li consideriamo

Calcoliamo ora i punti del secondo e terzo fattore. Nel secondo fattore (quello del 100%) mancano i punti ottenibili ad Halle e Queen’s e quelli a ‘s-Hertogenbosch per Cilic.

Nadal // 2b (0) + 2c (33.75) = 33.75

Wawrinka // 2b (45) + 2c (270) = 315

Djokovic // 2b (90) + 2c (1500) = 1590

Federer // 2b (720) + 2c (900) = 1620

Raonic // 2b (1200) + 2c (225) =1425

Cilic // 2b (365) + 2c (270) =630

Nadal può contare soltanto il 75% del 2T a Wimbledon 2015, quando perse da Dustin Brown. Wawrinka conta i 45 punti del 2T a Wimbledon 2016 ed il 75% dei QF a Wimbledon 2015. Djokovic conta 90 punti del 3T a Wimbledon 2016 ed il 75% della vittoria a Wimbledon 2015. Federer può contare sui 720 della SF a Wimbledon 2016, quando perse da Raonic, e sul 75% della finale a Wimbledon 2015. Raonic invece può contare sui 1200 punti della finale di Wimbledon 2016 e sul 75% della finale al Queen’s 2016. Cilic conta sul 100% dei punti ottenuti ai QF a Wimbledon 2016 e sul 75% dei QF raggiunti sempre a Wimbledon dodici mesi prima.

Sommiamo questi punti a quelli sopra, tenendo però conto dei punti che ancora potrebbero aggiungersi. Il massimo di quelli ancora in palio è 1000, ovvero i punti che entrerebbero se uno dei seguenti vincesse Halle o Queen’s. Tra parentesi, il massimo dei punti raggiungibili secondo l’algoritmo verde, arrotondando l’unico con decimali, ovvero Nadal:

2] Djokovic 7395
3] Nadal 7319
4] Wawrinka 6490 (7490)
5] Federer 6385 (7385)
6] Raonic 5575 (6575)
7] Cilic 4655 (5885)

Cilic fa eccezione, se vincesse ‘s-Hertogenbosch e il Queen’s otterrebbe un massimo di ulteriori 1230 punti, ovvero 750 per il secondo fattore, più 480 per il ranking, dato che il gioco di scarti fa sì che una vittoria in Olanda gli porti solo 160 punti aggiuntivi e quella al Queen’s soltanto altri 320 (gli lascerebbe spazio un risultato da 180).

Eccoci alle conclusioni, da cui escludiamo Cilic dato che non può salire oltre la testa di serie numero 6.

Djokovic:

  • Tds 2 se Wawrinka non vince il Queen’s
  • Tds 3 in tutti gli altri casi

Nadal:

  • Tds 3 se Wawrinka non vincerà il Queen’s e Federer non vincerà Halle
  • Tds 4 se uno dei due svizzeri vincerà un torneo settimana prossima
  • Tds 5 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo settimana prossima

Wawrinka:

  • Tds 2 se vincerà il Queen’s
  • Tds 3 sembrerebbe impossibile
  • Tds 4 se non vincerà il Queen’s ma farà approssimativamente meglio di Federer ad Halle
  • Tds 5 se vincerà almeno una partita, Federer farà meglio di lui ad Halle, Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se perderà subito, Federer farà meglio di lui ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Federer:

  • Tds 3 se vincerà Halle e Wawrinka non vincerà il Queen’s
  • Tds 4 se entrambi gli svizzeri vinceranno un torneo oppure se farà approssimativamente meglio di Wawrinka al Queen’s ma non vincerà ad Halle
  • Tds 5 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s e Raonic non vincerà il Queen’s
  • Tds 6 se farà peggio di Wawrinka al Queen’s, perderà presto ad Halle e Raonic vincerà il Queen’s

Raonic:

  • Tds 4 se vincerà il Queen’s e Wawrinka e Federer faranno rispettivamente malissimo e male settimana prossima (sconfitte nei primi due turni)
  • Tds 5 se vincerà il Queen’s e solo uno dei due svizzeri farà male settimana prossima
  • Tds 6 se né lui, né Cilic vinceranno il Queen’s
  • Tds 7 se farà malissimo al Queen’s e Cilic vincerà ‘s-Hertogenbosch e Queen’s

Senza contare i risultati di questa e di settimana prossima abbiamo attualmente:

Murray (1) – Djokovic (2)
Nadal (3) – Wawrinka (4)
Federer (5) – Raonic (6) – Cilic (7) – Thiem (8)

È ancora troppo presto per stilare la classifica dei 32 secondo l’algoritmo verde. Ne riparleremo settimana prossima. Se vi sono dei piccoli errori di calcolo, abbiate clemenza, l’algoritmo è arzigogolato anche per chi ha scritto questo pezzo.

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ATP

Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Flash

Identikit statistici: Daniil Medvedev

Giocatore imprevedibile ma dal grande acume strategico: uno sguardo “numerico” al tennis del vincitore dello US Open 2021

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Dopo Berrettini, Zverev e Tsitsipas, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Daniil Medvedev, il giocatore in grado di negare a Djokovic la gioia del Grande Slam grazie ad un’eccezionale performance nell’atto conclusivo di Flushing Meadows. Certo, a Medvedev non fa difetto il carattere, e ci si poteva quindi immaginare che, specialmente dopo la brutta sconfitta nella finale dell’Australian Open di quest’anno per mano proprio di Djokovic (analizzata in dettaglio in un precedente articolo), il russo si presentasse in campo con il dente avvelenato.

Carattere e determinazione, però, pur essenziali per emergere ad alto livello, non bastano per sconfiggere tre set a zero uno dei giocatori più forti della storia del tennis in un momento in cui era al massimo della motivazione. Cerchiamo innanzitutto allora di ripercorrere brevemente la carriera di Medvedev per inquadrare meglio il giocatore.

PALMARÈS

 

Daniil Medvedev, classe 1996, gioca la sua prima partita a livello ATP nel 2016, a Nizza: verrà sconfitto in tre set da Guido Pella. La prima vittoria ATP arriverà poco dopo, sempre nel corso del 2016, sull’erba di ‘s-Hertogenbosch, contro Horacio Zeballos. Già a fine anno mostra i suoi progressi, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale, nel torneo di Mosca. L’anno successivo centra la sua prima finale, al Chennai Open, e si qualifica per le Next Generation ATP Finals di Milano: supera il round robin e viene sconfitto da Chung (poi vincitore del torneo) in una combattutissima semifinale. Nel 2018 Medvedev compie un primo balzo in avanti: si aggiudica due titoli ATP 250 (Sydney e Winston-Salem) e addirittura un 500, quello di Tokyo. A fine anno, è il sedicesimo giocatore del mondo secondo il ranking ATP, un balzo di quasi cinquanta posizioni rispetto all’anno precedente.

L’anno successivo, una crescita fortemente legata ai risultati sul veloce (la terra battuta gli è ancora oggi piuttosto indigesta) lo porta alla vittoria di quattro titoli, tra cui il Masters 1000 di Cincinnati e quello di Shanghai, e anche a centrare la prima finale Slam allo US Open. Sarà sconfitto da Nadal, ma soltanto al quinto e dopo aver rimontato due set. Accede per la prima volta alle ATP Finals di fine anno, ma viene sconfitto nel girone. Nel 2020, vince il Master 1000 di Parigi-Bercy e, soprattutto, delle ATP Finals in cui mostra un livello di gioco veramente straordinario. Basti ricordare che nel corso del torneo sconfigge Djokovic, Nadal, Thiem e Zverev. Prima di allora, soltanto altri tre giocatori (Becker, Djokovic e Nalbandian) erano stati capaci di sconfiggere i primi tre giocatori del mondo nel corso dello stesso torneo.

E arriviamo così al 2021: l’anno inizia alla grande, con la vittoria della Russia nell’ATP Cup e con una grande cavalcata verso la seconda finale Slam, in Australia. Qui, come già ricordato, Medvedev viene sconfitto seccamente da Djokovic e sembra subire il colpo, perdendo in due set al primo turno di Rotterdam da Dusan Lajovic. Nei giorni successivi al torneo Master 1000 di Miami (in cui viene sconfitto nei quarti di finale da Bautista Agut), Medvedev risulta positivo al test del COVID-19, ed è dunque costretto a fermarsi. Come sempre, la stagione sulla terra di Medvedev è piuttosto incolore (sconfitto al primo turno a Roma, al secondo a Madrid), ma si chiude con l’acuto dei quarti di finale raggiunti al Roland Garros. Il russo si riprende del tutto la scena vincendo il Master 1000 di Toronto, e il resto è storia recente: con uno US Open straordinario dall’inizio alla fine, Medvedev si aggiudica il suo primo titolo Slam e consolida la seconda posizione nella classifica mondiale. Partendo dai dati, cercheremo ora di capire quali siano le armi tecniche e tattiche che gli hanno consentito di raggiungere tale straordinario traguardo e, forse, di poter immaginare qualcosa di ancora più ambizioso. 

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Medvedev con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare, su cemento ed erba, l’ottimo saldo tra ace e doppi falli, così come tra vincenti ed errori non forzati. Tutte le statistiche, a cominciare da questa, mostrano un deciso peggioramento sulla terra battuta, sulla quale Medvedev fatica ad imporsi e raramente trova lo spunto per cercare di sorprendere l’avversario con una discesa a rete. In chiave tecnica, tale dinamica si può forse spiegare col fatto che, servizio escluso, Medvedev ha senz’altro la capacità di costruire un vincente, ma diventa straordinario nel farlo se può “appoggiarsi” alla palla dell’avversario, trasformando la sua eccezionale difesa, sorretta da grande mobilità ed infinità apertura alare, in attacco.

In un certo senso, da questo punto di vista Medvedev ricorda un po’ il suo connazionale Nikolay Davydenko (che raggiunse un best ranking di numero 3 al mondo a fine 2006), a cui Medvedev stesso ha dichiarato di ispirarsi dopo la vittoria delle ATP Finals 2020. La differenza sta forse nell’equilibrio tra braccia e gambe nella fase difensiva. Davydenko riusciva a muoversi sul campo (complice una diversa struttura fisica) con ancora più facilità di Medvedev (come dimostrano i risultati molto migliori sulla terra, su cui anche questo fattore diventa determinante) ma, una volta arpionata la palla, spesso finiva per giocare un colpo molto insidioso ma poco pesante e, per questo, difficilmente vincente – per questo motivo il suo successo dipendeva soprattutto dalla capacità di stare molto vicino alla riga di fondo e mettere così pressione agli avversari. Medvedev riesce invece a generare molta più velocità, inducendo anche una forte pressione psicologica sull’avversario, che può trovarsi in un attimo sbalzato dal ruolo di aggressore a quello di disperato difensore; questa abilità, unita alla palla dal rimbalzo molto basso, gli permette di fare gioco anche da molto lontano senza perdere incisività, almeno sulle superfici rapide. Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa sul gioco del russo:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, anche tra cemento e terra, le gerarchie, come ci ricorda la statistica sui match vinti, sono chiare: Medvedev preferisce il cemento, su cui ha vinto circa quattro match su cinque in carriera a livello di tornei del Grande Slam. Si è portati a dedurre che, data la velocità della superficie, la presenza di specialisti e il maggiore ricorso al gioco a rete, Medvedev abbia meno chance di portare gli scambi, in particolare quelli più critici, sul binario a lui più congeniale, quello della manovra e del contropiede. Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi per la vittoria o per la sconfitta del russo.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI MEDVEDEV

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione. Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Medvedev alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è molto generale e preciso: si è verificato in 40 casi e, in tutti e 40, Medvedev ha vinto il match.
  2. “Se Medvedev vince almeno il 70.7% di punti sulla prima e non commette più di 31 errori non forzati, vince il match”. Il pattern ha buona generalità ed estrema precisione: si verifica in poco più dell’80% dei match vinti da Medvedev in tornei del Grande Slam (ovvero in 46 partite) e in nessuna delle sue 17 sconfitte.
  3. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima non superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario e concede più di otto palle break, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, sedici volte. In tutti i casi, Medvedev è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione russo. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Medvedev. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, il tema sembra piuttosto chiaro: Medvedev incrementa le proprie probabilità di vittoria se mette l’avversario in condizione, fin da subito, di giocare “in salita”, ovvero a partire da un’efficacia inferiore sulla prima di servizio (feature più significativa), dalla seconda di servizio (seconda feature più significativa) o da un ridotto numero di palle break (terza feature più significativa). A questo punto, se il russo non commette un numero elevato di errori non forzati (quarta feature più significativa, naturalmente con correlazione inversa rispetto alla vittoria) ha ottime probabilità di portare a casa il match, visto che l’avversario sarà prima o poi tentato di alzare il ritmo, non soltanto commettendo più errori, ma anche esponendosi a sorprendenti difese e a micidiali contrattacchi. La quinta feature in ordine di importanza, ovvero la percentuale di punti vinti da Medvedev sulla prima in assoluto (e non la differenza rispetto alla medesima statistica dell’avversario) ci ricorda che, indipendentemente dal rendimento al servizio dell’altro giocatore in campo, se Medvedev porta a casa pochi punti con la prima, la partita può virare verso uno scontro per così dire a bassa intensità, che non è necessariamente favorevole al russo.

Difficile, ci ricordano anche i numeri, trovare un antidoto per questo cocktail di fattori: ottimi colpi di inizio gioco, grande capacità di difendere e ribaltare lo scambio, carattere forte al punto da restituire nell’ultimo Slam dell’anno a Nole il secco tre set a zero subito in Australia. Per il futuro, chiunque vorrà portarsi al vertice della classifica, quando tramonterà la lunga era di Federer, Nadal e Djokovic, dovrà senz’altro vedersela con Daniil Medvedev.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Medvedev, Berrettini e Tsitsipas hanno le migliori prime del circuito

Il guru dei numeri Craig O’Shannessy ha analizzato i servizi dei Top 10 per vedere chi ne trae più punti diretti e chi è più bravo nello scambio

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Qui l’articolo originale

Quando Matteo Berrettini scaglia una prima di servizio da sinistra, è questione di un lancio di moneta se la palla tornerà indietro oppure no. Quando il ribattitore riesce a tenere in gioco la pallina, invece, è Stefanos Tsitsipas che la fa da padrone, vincendo quasi due punti su tre con la prima da destra.

Un’analisi dei Top 10 nella stagione 2021 da parte di Infosys ATP Beyond The Numbers svela chi vince più punti diretti al servizio e chi, invece, vince la maggior parte dei punti quando la prima di servizio torna indietro, sia sul lato destro sia su quello sinistro. Informazioni dettagliate sulla fonte dei dati possono essere trovate alla fine dell’articolo.

 

Lato destro: punti diretti

Daniil Medvedev conduce in questa categoria con una percentuale del 44.3% (227/512), ricavando il maggior numero di errori in risposta dal lato destro. Questo totale comprende 103 ace e 124 risposte che non hanno trovato il campo. 65 ace sono stati segnati al centro, mentre 38 sono stati direzionati esternamente. Matteo Berrettini (44.2%) e Alexander Zverev (43.8%) sono a distanza di un punto percentuale dal N.2 ATP.

Punti diretti con la prima da destra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti diretti

Berrettini balza in testa alla classifica quando si tratta di causare errori in risposta dal lato sinistro del campo con una percentuale pari al 46.3% (195/421). L’italiano ha messo a segno 80 ace (47 esterni, 33 all’incrocio), collezionando inoltre 115 errori in ribattuta grazie alla sua potente prima di servizio. Gli unici altri due giocatori a trovarsi sopra la soglia del 40% sono Denis Shapovalov (42.7%) e Medvedev (42.6%).

Punti diretti con la prima da sinistra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato destro: punti vinti quando parte lo scambio

Quando la prima di servizio torna indietro, il ribattitore ha guadagnato un certo vantaggio nel punto. Stefanos Tsitsipas conduce questa particolare classifica quando si tratta di servire da destra e vincere il punto, vincendo il 65% degli stessi (241/596). Il N.1 ATP Novak Djokovic (63.5%), Christian Ruud (62.0%) e Andrey Rublev (61.4%) sono gli unici giocatori a posizionarsi al di sopra dei 60 punti percentuali quando la palla torna in gioco.

Punti vinti con la prima da destra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti vinti quando parte lo scambio

Il ventiduenne mancino canadese, Shapovalov, conduce la Top 10 dei punti vinti servendo da sinistra, con la palla che torna indietro, assestandosi ad un 63.5% (139/219). Medvedev (62.5%), Tsitsipas (61.8%) e Rublev (61.5%) sono quelli che superano la soglia del 60%.

Punti vinti con la prima da sinistra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Nel tennis statistiche tradizionali come la percentuale di prime in campo e i relativi punti vinti ci consentono di iniziare a capire il rendimento di un giocatore sulla base della prima di servizio. L’Infosys Serve Tracker getta nuova luce su quante prime di servizio non tornano indietro e su chi gioca meglio quando invece succede. In questa stagione Berrettini e Tsitsipas, per il momento, sono arrivati al top di questi mini-classifiche.

Le fonti dei dati includono le partite giocate nel 2021 nella ATP Cup, negli ATP Master 1000 e alcune tra quelle giocate negli ATP 500 e ATP 250 dove presente la tecnologia Hawk-Eye. I Top 10 (alla data del 23 Agosto) devono aver giocato 20 partite su campi con copertura Hawk-Eye per essere considerati ai fini di questa graduatoria. Il N.11 Christian Ruud e il N.12 Pablo Carreno Busta prendono il posto degli infortunati Dominic Thiem (18 partite) e Roger Federer (13 partite).

Nota di editore: Craig O’Shannessy è lo strategy analyst per la Federazione Italiana Tennis e per i suoi giocatori, incluso Matteo Berrettini

Traduzione a cura di Massimiliano Trenti

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