ATP Stoccarda: Pouille rimonta Lopez e si lancia come giardiniere

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ATP Stoccarda: Pouille rimonta Lopez e si lancia come giardiniere

Pouille rimonta una partita nata male e conquista il secondo titolo dell’anno e terzo in carriera, il primo su erba. Battuto in tre set, 4-6 7-6 6-4, il miglior Lopez dell’anno. Tornerà al numero 14

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[4/WC] L. Pouille b. F. Lopez 4-6 7-6(5) 6-4

Se foste in cerca di una superficie dove i pronostici servano a poco e dove il gioco sia alle volte così antico da risultare innovativo, allora l’erba è quello che cercate. La semifinale di ieri tra Mischa Zverev e Feliciano Lopez (33 ATP) ha regalato uno spettacolo d’altri tempi, fatto di sfide di tocco e gesti bianchi. Ne è uscito vincitore il nativo di Toledo che, del resto, ha nell’erba il suo teatro di gioco preferito. È su questa superficie che ha vinto due dei cinque titoli conquistati in carriera (Eastbourne nel 2013 e nel 2014), e dove ha avuto i maggiori successi Slam (3 i quarti di finale a Wimbledon). È sempre sull’erba che ha il miglior rapporto vittorie/sconfitte in carriera (2 vittorie ogni sconfitta), contro il bilancio in perfetta parità su terra e cemento. Sia caso di sconfitta che in caso di vittoria sarà al numero 32, fondamentale per la testa di serie a Wimbledon. Il suo avversario nella finale odierna, Lucas Pouille (16 ATP e quarta testa di serie), sull’erba ci ha giocato poco e, prima dei quarti di Wimbledon dello scorso anno, quando vinse una partita-maratona contro Tomic per 10-8 al quinto, non ci aveva mai vinto neanche un incontro. Il giovane (ventitreenne) francese sta vivendo la migliore stagione della carriera. Sono già tre le finali raggiunte quest’anno, per di più su tre superfici diverse: sul cemento indoor di Marsiglia, sulla terra outdoor di Budapest, e oggi, sull’erba di Stoccarda. Il mese scorso ha raggiunto il best ranking al numero 13 e, non fosse per delle prestazioni altalenanti negli Slam e nei 1000 (dove, tolto Montecarlo, ha vinto tre partite in sei tornei), sarebbe salito ancora più in alto. Con la finale raggiunta resta al numero 16, in caso di vittoria andrebbe al 14. I precedenti fra i due, avvenuti entrambi nella stagione indoor europea dell’autunno scorso, sono in parità: Pouille vincitore a Parigi e Lopez a Vienna.

Feliciano, sicuramente più abituato al palcoscenico, o comunque a sfide importanti su erba (ha all’attivo anche una finale al Queen’s), inizia subito con l’acceleratore. Il break arriva già nel terzo gioco, con uno straordinario passante bloccato di rovescio lungo linea, un colpo che ricorda addirittura il miglior Federer per difficoltà di esecuzione ed eleganza. Lopez tiene la palla costantemente bassa, sfruttando meravigliosamente il back di rovescio e le caratteristiche della superficie, e attacca appena possibile, con un occhio più alla precisione che alla potenza, spesso superflua sull’erba. Sul 4-2 un doppio fallo di Pouille concede allo spagnolo un’ulteriore palla break, annullata questa volta dal servizio. Il francese va poi ai vantaggi nel gioco successivo, merito di una tattica più paziente che gli permette di manovrare il gioco da fondo, alternando gli angoli e chiudendo a rete. Feliciano però non si lascia imbrigliare, e con due buone battute sale sul 5 a 3. Il set si chiude quindi sul 6-4 per Lopez dopo 32 minuti di gioco e soli 6 punti persi al servizio, nonostante il 56% di prime in campo.

 

Ad inizio secondo set Pouille prova a mettere più pressione allo spagnolo. Un passante di dritto incrociato in corsa lo porta sullo 0-30 sul servizio Lopez. Sono ancora battuta e volée però a mettere in salvo Feliciano. Ed è sempre lui, nel gioco successivo, ad avere la chance più concreta di fuga. Il connubio tra indefessa difesa e improvvisi attacchi manda in difficoltà il francese, che fatica a trovare una via per imporre il suo gioco. Pouille si salva con il servizio; l’impressione, però, è che le redini della partita siano ancora comodamente nelle mani di Feliciano. Il francese deve annullare altre due palle break nel quinto gioco, poco aiutato anche da una percentuale di prime nel set che è addirittura al 40%. Con il prosieguo del set, Pouille migliora in battuta (11 ace nel set) e il punteggio non subisce grandi scosse. Si arriva quindi, dopo un’ora e un quarto, al tiebreak.

È Pouille il primo ad andare avanti di un minibreak dopo un attacco preciso sul rovescio di Lopez, che non controlla il lob di rovescio. Il francese si aggrappa al servizio per tenere il vantaggio, piazzando solo prime di servizio. Ed è proprio una prima vincente sul terzo set point, il primo al servizio, che gli consente di vincere il set e allungare la partita al terzo. Bravo Pouille a restare nel set con l’aiuto del servizio, e a sfruttare l’unica opportunità avuta finora nel match.  Il francese cavalca l’onda lunga della conquista del tiebreak e, dopo essere già andato ai vantaggi nel primo gioco del terzo set, arriva alle prime palle break dell’incontro nel quinto gioco, grazie ad un bel dritto lungo linea che Lopez non riesce a rimandare dall’altra parte del campo. Feliciano sembra aver perso quella brillantezza iniziale che gli aveva permesso di dominare il gioco e di fornire poche vie d’uscita al francese. Un dritto messo malamente in rete gli costa il break, e probabilmente il titolo: 3-2 e servizio per Pouille.

Il francese deve annullare ancora una palla break sul 4-3, prima di poter alzare finalmente le braccia al cielo. 4-6 7-6 6-4 per Pouille, al primo titolo in carriera su erba. Il francese si dimostra paziente, tenace e mentalmente preparato, oltre ad avere già dalla sua un gioco duttile e moderno, adattabile a ogni superficie.  Ventotto gli ace e 71% di punti vinti con la prima; da migliorare la percentuale di prime in campo (56%) e la solidità in chiusura (doppio fallo sul primo match point, e pochissime prime in campo negli ultimi due giochi).  Appuntamento per lui ora ad Halle. Feliciano, alla migliore settimana dell’anno, andrà invece al Queen’s, comunque rinfrancato dai segnali positivi avuti a Stoccarda.

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Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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Pagelle Australian Open: Nole 10 e gode

Novak Djokovic torna in Australia e torna a vincere. Primo trionfo per Sabalenka mentre Berrettini si consola

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

Diciamo la verità, è stato un Australian Open agghiacciante che non ha offerto alcuno spunto interessante, se non fosse stato per le imprese di Srdjan Djokovic, un uomo che ha un livello di autocontrollo, eleganza e opportunità nei comportamenti pari al numero di vocali nel nome. 
È stato un torneo povero, nel quale non c’era il numero 1 Carlos Alcaraz,  non c’era di fatto Rafa Nadal e chissà se ci sarà più, non c’era Roger Federer e qui mi sa che bisognerà arrendersi all’idea di vederlo sfilare alla Fashion Week di Parigi, non c’era praticamente Danil Medvedev (4) rimasto ai primi due set della finale dell’anno scorso. Per fortuna ci ha pensato Andy Murray (8) a riscaldare i cuori degli aficionados nottambuli ma capirete che se per emozionarci dobbiamo affidarci ad un quasi ex con un’anca di metallo, siamo messi malaccio. 


Quindi che cosa poteva accadere di diverso da quello che accade di solito? Novak Djokovic (10), una volta sicuro di poter tornare ad entrare in Australia, ha ripreso a fare quello che ha sempre fatto da queste parti, e non solo: dominare. Al punto che ai suoi avversari e detrattori non resterà che augurarsi l’esplosione di una nuova pandemia.


Stefanos Tsitsipas (8,5) sognava il primo slam ed il numero 1 del mondo: “sarà per la prossima volta”, ovvero la frase che i giovani , i quasi giovani e gli ex giovani del circuito degli ultimi 20 anni si sono sentiti ripetere in continuazione. Comunque Stefanos l’ha presa con filosofia e con la consueta dose di umiltà: “È scritto, sono nato campione, sono andato a soli tre set dall’essere campione slam,  numero 1 del mondo, Papa, Presidente degli Stati Uniti e presentatore del Festival di Sanremo”.

 

A proposito, per evitare le polemiche legate all’invito al presidente ucraino Zelensky, pare che Amadeus abbia deciso di mandare un forte messaggio di pace ospitando nella serata dei duetti Srdjan Djokovic e Apostolos Tsitsipas che si esibiranno prima in “Sei forte papà” e poi, tenendosi per mano in “Allora ti chiamerò trottolino amoroso dududadadà”


E lo so, dovremmo essere politically correct e tessere le lodi dei semifinalisti Tommy Paul (8), emblema del rinascimento del tennis a stelle e strisce, e Karen Khachanov (8), che ha tenuto alta la bandiera invisibile dell’armata russa…ma insomma i russi i russi gli americani, no lacrime non fermarti fino a domani…e invece diciamo che un torneo dello slam con Paul e Khachanov in semifinale non possiamo sopportarlo. Lo sappiamo, direte,  intanto loro fin lì ci sono arrivati (e infatti gli abbiamo dato dei bei voti, che volete, anche se Struff, Davidovich Fokina, Brooksby, Bautista Agut e Shelton  per arrivare in semifinale non è male come percorso eh?) e invece i membri dello squadrone italico che fine hanno fatto? 


Beh, da questo punto di vista il torneo è stato pressoché drammatico. Jannik Sinner (6,5) ha almeno piantato la bandierina nella seconda settimana, ha peggiorato di un turno il risultato dello scorso anno, ma in compenso ha portato al quinto il finalista del torneo ed è tornato a casa in buona salute e non ha rivoluzionato il suo box: insomma si cresce.


Matteo Berrettini (4,5) in realtà non ha tradito le attese: l’obiettivo era occupare le pagine dei quotidiani italiani durante la seconda settimana del torneo grazie alle imprese realizzate verso le 04.30 del mattino ora italiana. Ebbene, game, Satta and match, Matteo! Sei tutti noi! Applausi!

Lorenzo Musetti (4) invece ha perso male al primo turno, tradendo le attese degli esteti del tennis. Per fortuna ci sono le donne (a prescindere, come direbbe Totó). Rybakina (9)  e Sabalenka  (10) hanno dato vita ad una grande finale e il timore che Iga Swiatek (5) potesse soggiogare l’intero circuito femminile è stato subito fugato. Certo a vedere Aryna Sabalenka campionessa slam e ricordandoci di quando appena otto mesi fa veniva presa a pallate da Camila Giorgi (6) al Roland Garros, viene un po’ di magone.


Suvvia tifosi, la stagione è appena iniziata, grandi novità si intravedono all’orizzonte, non avete idea di quante sorprese ci sono in…serbo!

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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