ATP Stoccarda: Pouille rimonta Lopez e si lancia come giardiniere

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ATP Stoccarda: Pouille rimonta Lopez e si lancia come giardiniere

Pouille rimonta una partita nata male e conquista il secondo titolo dell’anno e terzo in carriera, il primo su erba. Battuto in tre set, 4-6 7-6 6-4, il miglior Lopez dell’anno. Tornerà al numero 14

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[4/WC] L. Pouille b. F. Lopez 4-6 7-6(5) 6-4

Se foste in cerca di una superficie dove i pronostici servano a poco e dove il gioco sia alle volte così antico da risultare innovativo, allora l’erba è quello che cercate. La semifinale di ieri tra Mischa Zverev e Feliciano Lopez (33 ATP) ha regalato uno spettacolo d’altri tempi, fatto di sfide di tocco e gesti bianchi. Ne è uscito vincitore il nativo di Toledo che, del resto, ha nell’erba il suo teatro di gioco preferito. È su questa superficie che ha vinto due dei cinque titoli conquistati in carriera (Eastbourne nel 2013 e nel 2014), e dove ha avuto i maggiori successi Slam (3 i quarti di finale a Wimbledon). È sempre sull’erba che ha il miglior rapporto vittorie/sconfitte in carriera (2 vittorie ogni sconfitta), contro il bilancio in perfetta parità su terra e cemento. Sia caso di sconfitta che in caso di vittoria sarà al numero 32, fondamentale per la testa di serie a Wimbledon. Il suo avversario nella finale odierna, Lucas Pouille (16 ATP e quarta testa di serie), sull’erba ci ha giocato poco e, prima dei quarti di Wimbledon dello scorso anno, quando vinse una partita-maratona contro Tomic per 10-8 al quinto, non ci aveva mai vinto neanche un incontro. Il giovane (ventitreenne) francese sta vivendo la migliore stagione della carriera. Sono già tre le finali raggiunte quest’anno, per di più su tre superfici diverse: sul cemento indoor di Marsiglia, sulla terra outdoor di Budapest, e oggi, sull’erba di Stoccarda. Il mese scorso ha raggiunto il best ranking al numero 13 e, non fosse per delle prestazioni altalenanti negli Slam e nei 1000 (dove, tolto Montecarlo, ha vinto tre partite in sei tornei), sarebbe salito ancora più in alto. Con la finale raggiunta resta al numero 16, in caso di vittoria andrebbe al 14. I precedenti fra i due, avvenuti entrambi nella stagione indoor europea dell’autunno scorso, sono in parità: Pouille vincitore a Parigi e Lopez a Vienna.

Feliciano, sicuramente più abituato al palcoscenico, o comunque a sfide importanti su erba (ha all’attivo anche una finale al Queen’s), inizia subito con l’acceleratore. Il break arriva già nel terzo gioco, con uno straordinario passante bloccato di rovescio lungo linea, un colpo che ricorda addirittura il miglior Federer per difficoltà di esecuzione ed eleganza. Lopez tiene la palla costantemente bassa, sfruttando meravigliosamente il back di rovescio e le caratteristiche della superficie, e attacca appena possibile, con un occhio più alla precisione che alla potenza, spesso superflua sull’erba. Sul 4-2 un doppio fallo di Pouille concede allo spagnolo un’ulteriore palla break, annullata questa volta dal servizio. Il francese va poi ai vantaggi nel gioco successivo, merito di una tattica più paziente che gli permette di manovrare il gioco da fondo, alternando gli angoli e chiudendo a rete. Feliciano però non si lascia imbrigliare, e con due buone battute sale sul 5 a 3. Il set si chiude quindi sul 6-4 per Lopez dopo 32 minuti di gioco e soli 6 punti persi al servizio, nonostante il 56% di prime in campo.

 

Ad inizio secondo set Pouille prova a mettere più pressione allo spagnolo. Un passante di dritto incrociato in corsa lo porta sullo 0-30 sul servizio Lopez. Sono ancora battuta e volée però a mettere in salvo Feliciano. Ed è sempre lui, nel gioco successivo, ad avere la chance più concreta di fuga. Il connubio tra indefessa difesa e improvvisi attacchi manda in difficoltà il francese, che fatica a trovare una via per imporre il suo gioco. Pouille si salva con il servizio; l’impressione, però, è che le redini della partita siano ancora comodamente nelle mani di Feliciano. Il francese deve annullare altre due palle break nel quinto gioco, poco aiutato anche da una percentuale di prime nel set che è addirittura al 40%. Con il prosieguo del set, Pouille migliora in battuta (11 ace nel set) e il punteggio non subisce grandi scosse. Si arriva quindi, dopo un’ora e un quarto, al tiebreak.

È Pouille il primo ad andare avanti di un minibreak dopo un attacco preciso sul rovescio di Lopez, che non controlla il lob di rovescio. Il francese si aggrappa al servizio per tenere il vantaggio, piazzando solo prime di servizio. Ed è proprio una prima vincente sul terzo set point, il primo al servizio, che gli consente di vincere il set e allungare la partita al terzo. Bravo Pouille a restare nel set con l’aiuto del servizio, e a sfruttare l’unica opportunità avuta finora nel match.  Il francese cavalca l’onda lunga della conquista del tiebreak e, dopo essere già andato ai vantaggi nel primo gioco del terzo set, arriva alle prime palle break dell’incontro nel quinto gioco, grazie ad un bel dritto lungo linea che Lopez non riesce a rimandare dall’altra parte del campo. Feliciano sembra aver perso quella brillantezza iniziale che gli aveva permesso di dominare il gioco e di fornire poche vie d’uscita al francese. Un dritto messo malamente in rete gli costa il break, e probabilmente il titolo: 3-2 e servizio per Pouille.

Il francese deve annullare ancora una palla break sul 4-3, prima di poter alzare finalmente le braccia al cielo. 4-6 7-6 6-4 per Pouille, al primo titolo in carriera su erba. Il francese si dimostra paziente, tenace e mentalmente preparato, oltre ad avere già dalla sua un gioco duttile e moderno, adattabile a ogni superficie.  Ventotto gli ace e 71% di punti vinti con la prima; da migliorare la percentuale di prime in campo (56%) e la solidità in chiusura (doppio fallo sul primo match point, e pochissime prime in campo negli ultimi due giochi).  Appuntamento per lui ora ad Halle. Feliciano, alla migliore settimana dell’anno, andrà invece al Queen’s, comunque rinfrancato dai segnali positivi avuti a Stoccarda.

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ATP Cincinnati: Isner ha la meglio nella pioggia di ace contro Hurkacz, Murray abdica a Norrie, Shelton stupisce ancora

Dennis Shapovalov torna a vincere due match consecutivi dopo oltre tre mesi di astinenza. Nick Kyrgios, ci aveva avvisato, crolla contro uno straripante Fritz al servizio

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

Il secondo match in programma sullo Stadium 3, nel Day 5 del Western & Southern Open di Cincinnati, vedeva andare in scena in Ohio uno degli incontri di giornata più interessanti per quanto riguarda la sessione diurna: si sfidavano per la terza volta in carriera la testa di serie n. 8 del tabellone Hubert Hurkacz e lo statunitense John Isner, l’ultimo scontro diretto si era consumato proprio in quel di Mason – nella contea di Warren e sede del torneo – due anni fa, quando ad avere la meglio fu il bombardiere a stelle e strisce per 7-5 6-4. Mentre il primo confronto in assoluto, tra i due protagonisti in questione, è datato stagione 2019: il risultato fu comunque il medesimo del duello verificatosi un anno più tardi, sempre sul cemento nordamericano, a Washington, con affermazione del gigante di Greensboro attraverso un doppio 6-4. Oggi però arrivavano con tutt’altro stato di forma, il polacco era infatti reduce dalla splendida cavalcata di settimana scorsa in Canada, dove ha raggiunto la seconda finale in un Masters 1000 arrendendosi soltanto dinanzi a Pablo Carreno Busta. Al contrario, il n. 50 ATP ha saltato la trasferta a Montreal, decidendo di rimanere in patria in seguito all’eliminazione nel primo turno del ‘250’ di Atlanta, subita per mano del futuro finalista dell’evento Jenson Brooksby.

HUBERT PAGA LE FATICHE DI MONTREAL – Ciò nonostante aleggiavano alcuni dubbi sulla tenuta fisica del n. 10 del ranking, considerando che Hubi aveva visto decidersi le sue ultime cinque partite tutte al set finale, alle quali poi va aggiunto l’impegno extra richiesto al campione 2021 di Miami dal percorso svolto in doppio: Hurkacz oltre all’ultimo atto in singolare, a Montreal si è spinto sino in semifinale anche nel main-draw di specialità assieme al connazionale Zielinski. Inoltre appurando la performance mostrata all’esordio da Carreno ed Evans, – anche lui è stato costretto agli straordinari nel ‘1000’ della foglia d’acero, con la semifinale raggiunta in singolare e la finale ottenuta in doppio, fra l’altro facendo fuori nel penultimo atto proprio il 25enne di Wroclaw – entrambi estromessi immediatamente dal torneo e apparsi molto prosciugati a livello di energie dalle fatiche canadesi; le perplessità sul come si sarebbe presentato in campo il talentuoso polacco erano più che fondate.

Alla fine si è imposto 6-2 al terzo dopo 2h30′ di battaglia senza quartiere, con 7-6(5) il primo set per Isner che ha chiuso al quarto set ball, medesimo risultato ma con ruoli opposti nel secondo prima che Hubert implodesse per le energie fisiche e mentali spese in Canada. Entrambi hanno scagliato ace a spron battuto: 18 Long John, contro i 14 di Hubi, percentuale praticamente identica di prime in campo ma a fare la differenza è stato l’83% di realizzazione con la prima dell’americano contro il 74% del polacco. Inoltre a fare la differenza, nei momenti clou dell’incontro, la maggiore intraprendenza di Big John: riscontrabile grazie ai 41 vincenti messi a referto a fronte di 30 unforced. Dall’altra parte sì meno errori, 20, ma anche 13 winner in meno (28), sintomo del braccino avuto dal polacco quando bisognava spingere e la palla pesava, forse conseguenza della poca lucidità derivante dalle energie oramai al lumicino.

 

Infine a mettere ulteriore pepe su questa sfida, era la grande amicizia che lega i due tennisti, un rapporto di stima reciproca sviluppato a tal punto che spesso giocano in coppia nel Tour. E quando l’hanno fatto, hanno conquistato traguardi prestigiosi – su tutti il trionfo di qualche mese a Miami – in realtà gli avremmo dovuti rivedere insieme proprio in Quebec, ma il forfait di Isner ha impedito che il duo si riformasse.

NORRIE COME A WIMBLEDON, E’ LUI L’EREDE DI ANDY – Tuttavia, certamente, la partita maggiormente suggestiva di questa prima parte di tennis odierno presso il Lidner Family Tennis Center era il derby britannico che ha aperto il programma del Centrale alle 11:00 locali (le 17:00 in Italia): Cameron Norrie contrapposto a sua Maestà Andy Murray. Il sovrano indiscusso degli ultimi decenni della racchetta british, a riprova di come il tempo continui incessantemente il proprio viaggio, è stato però deposto dall’usurpatore gira mondo – ricordiamo che Cam ha origini sia scozzesi che gallesi per via dei genitori, ma è nato in Sudafrica ed è cresciuto in Nuova Zelanda fino ad approdare in Texas, dove si è formato tennisticamente – in rimonta, con lo score di 3-6 6-3 6-4 in oltre due ore e mezza di grande lotta.

Per ciò che concerne l’andamento dell’incontro, pesantissime, per indirizzare l’esito del match, sono state le tre palle break sventate da Norrie nel sesto game della frazione finale in un game infinito da 16 punti. Questa tripla chance mancata, di mettere la freccia per il sorpasso definitivo, da parte dell’ex n. 1 al mondo hanno chiaramente rivestito un ruolo cruciale nello svolgimento della contesa, permettendo successivamente al campione dell’edizione autunnale d’Indian Wells di piazzare la zampata dirimente nella volta conclusiva. Sir Andy si deve arrendere, nonostante una più che ottima prestazione al servizio in termini di efficacia: addirittura doppia cifra di ace (12) e un eccezionale 83% di realizzazione con la prima. Purtroppo però per il tre volte vincitore Major, non è stato altrettanto all’altezza la corposità della propria battuta, avendo messo in campo solamente in 54% di prime e raccogliendo un assolutamente insufficiente 34% di trasformazione con la seconda.

Numeri abbastanza similari anche per quanto riguarda il n. 11 della classifica, che si preferire come il più esperto connazionale più per produttività che per costanza con il fondamentale d’inizio gioco – 7 ace, 49% di prime di cui il 74% concretizzate -. Pure la resa della seconda (48%), vede il mancino nativo di Johannesburg assestarsi su una prolificità alquanto misera, quasi speculari anche le percentuali in risposta seppur con un leggere vantaggio di Andy sulla ribattuta alla prima (26 contro 17) e un’opposta minima capacità in più di Norrie nel rispondere al secondo servizio (66 contro 52). Ma se vogliamo realmente scovare il dato che ha fatto la differenza, questo sicuramente è rappresentato dall’abilità di sfruttare i break point avuti: Cameron ha portato a casa un buon 50% (3/6), mentre Murray ne ha convertiti solo 2 degli undici che si è costruito.

Ma se vogliamo riscontrare la grande notizia di giornata, allora bisogna citare il secondo match andato in scena sul Grandtstand, nel quale Denis Shapovalov ha ritrovato due vittorie consecutive in Tour che mancavano da oltre tre mesi: correva il mese di maggio e il mancino canadese superò in sequenza Sonego, Basilashvii ed un menomato Nadal per volare ai quarti degli Internazionali d’Italia. Dà lì, il buio pesto più totale con una crisi di risultati e di prestazioni difficilmente invertibile: 9 sconfitte in 10 partite, con una striscia infausta di sei match persi consecutivamente tra l’ultima parte della stagione sul rosso europeo culminata con il Roland Garros e l’intero swing erbivoro; l’unica gioia è arrivata al primo turno di SW19 ai danni di Rinderknech. Un momento no che sembrava non voler lasciare in pace il n. 21 del ranking, neanche sul cemento nordamericano con altre due eliminazioni al debutto a Washington e Montreal per mano di Wolf e De Minaur. Poi il ritorno al sapore della vittoria, che però spezzava solamente una serie di tre KO in fila a partire da Church Road, ed inoltre materializzatosi contro un avversario come Dimitrov – un altro dotato di straordinario talento, ma sempre in perenne ricerca di continuità e che invece deve accontentarsi dei suoi caratteristici alti e bassi. Tuttavia la vittoria di oggi ha un significato certamente diverso e che forse ci comunica come il periodo negativo sia oramai e finalmente alle spalle per Shapo: Il 23enne di Tel Aviv ha infatti avuto la meglio in rimonta su uno dei giocatori più caldi, Tommy Paul, superandolo per 3-6 6-4 6-3 in quasi due ore di gioco.

SHAPOLAVOV SI RITROVA NELLA PROVA PIU’ DIFFICILE – E’ chiaro che il ritrovare due vittorie consecutive fa acquistare enorme fiducia a Dennis per il prosieguo dell’anno; ma ovviamente ci vuole ben altra crescita per sperare di tornare a disputare un appuntamento del circuito da protagonista, upgrade da compiere specialmente al servizio: il talentuoso e imprevedibile candese è stato difatti autore di 10 doppi, ha messo in campo un poco più che sufficiente 59% di prime raccogliendo un 35% con la seconda non all’altezza delle sue curve mancine, si possono anche offrire meno opportunità di break (7, di cui solo 3 annullate). Ciò nonostante può sorridere Shapovalov, visto che comunque aveva perso i due precedenti: peraltro sempre al terzo e soprattutto nel primo risiedeva un certo magone per il nativo israeliano, la finale del 2021 persa a Stoccolma; mentre l’ultimo quest’anno al Queens faceva parte di quei match infestati di negatività e di sconfitte che hanno contraddistinto la sua stagione erbivora.

SHELTON ANNICHILISCE RUUD, E SORPRENDE GIÀ PER FISICITÀ – Continua dirompente la favola della wc locale Ben Shelton, numero 229 ATP, di fronte all’inossidabile roccia che è normalmente il n. 5 del seeding Casper Ruud. Il fantasmino norvegese, stavolta si è sciolto davanti alla frizzantezza del campione in carica NCAA impostosi con un doppio 6-3 in 1h9′ di gioco. Il 19enne di Atlanta meno di 15 mesi fa non era nemmeno classificato a livello ATP, ma ha avuto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo a tal punto da poter vantare un record assolutamente invidiabile nel Tour professionistico: 19 vittore e 6 sconfitte. Dopo aver centrato il primo successo nel circuito maggiore contro l’indiano Ramanathan nel ‘250’ della sua città natia, ha – purtroppo a spese azzurre – ottenuto il primo sigillo in un Masters 1000 e la prima vittoria con un “primi cento”.

Contro il finalista del Roland Garros non aveva niente da perdere, in più poteva godere di grandissima fiducia dopo la prima finale Challenger raggiunta lo scorso weekend a Chicago e persa da Saffiulin; e così è stato travolgendo e non lasciando scampo Ruud, il quale era voglioso di riscatto dopo comunque l’ottimo torneo giocato a Montreal ma che gli ha lasciato l’amaro in bocca per l’occasione mancata e forse anche qualche strascico psicologico. Ben può dirsi soddisfatto per il livello espresso, ma soprattutto il suo sogno può continuare. Ciò che balza maggiormente all’occhio è il suo stato fisico, è già tutt’ora una bestia di grandissimo spessore. Ricordiamo che i giocatori iscritti ai College, che partecipano ai tornei professionistici sono tenuti a restituire il prize money tuttavia siamo certi che anche solo la potenziale scalata in classifica possa rappresentare uno stimolo eccezionale per il resto del torneo.

LE PILE DI KYRGIOS SI SONO ESAURITE – Chi invece ci aveva avvertito che ormai dal serbatoio si era raschiato il fondo, e che quindi da un momento all’altro sarebbe potuto crollare, avvisandoci di non rimanere sorpresi quando quelle ultime gocce sarebbero state sprecate è Nick Kyrgios. L’australiano non aveva veramente più e ha dovuto cedere il passo alla tds n. 11 Taylor Fritz per 6-3 6-2 in meno di un’ora (51 minuti). Ha provato ad accorciare gli scambi, come fatto sovente ultimamente il 27enne di Canberra, e pur scagliando 7 ace per una volta è lui a doversi piegare al sevizio “bomba” altrui: il campione d’Indian Wells ha infatti mostrato una performance d’antologia della battuta, 70% di prime in campo, straripante 86% di conversione e uno sconvolgente 60% di punti vinti con la seconda. A mettere la ciliegina, la bellezza di 16 ace. Semplicemente inattaccabile oggi con il fondamentale d’inizio gioco, il nativo di San Diego, che proverà a dimenticare l’incubo Evans – lo ha estromesso agli ottavi negli ultimi due tornei – al prossimo round contro Rublev (n. 6).

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

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Sinner gioca un match ordinato e raggiunge per la prima volta in carriera il terzo turno a Cincinnati

L’altoatesino limita gli errori approfittando di una versione di Kecmanovic particolarmente fallosa

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[11] J. Sinner b. M. Kecmanovic 7-5 3-1 rit. (da Cincinnati, il nostro inviato)

Jannik Sinner sconfigge Miomir Kecmanovic che sotto di un set e un break è costretto a ritirarsi per un malessere non specificato. Così Sinner raggiunge per la prima volta in carriera gli ottavi a Cincinnati dove domani affronterà Felix Auger Aliassime che ha sconfitto nettamente, in mattinata, Alex De Minaur. L’altoatesino ha giocato una partita ordinata soprattutto in risposta dove è riuscito costantemente a mettere sotto pressione Kecmanovic. Rispetto alla partita contro Kokkinakis, Jannik ha tenuto meglio la diagonale sinistra anche aiutato da una versione del serbo particolarmente fallosa e imprecisa. Era un match che nascondeva delle insidie, sia a livello fisico perchè Sinner veniva da una battaglia di più di tre ore, sia a livello tattico perchè Kecmanovic è un giocatore completo che ama giocare di ritmo. La superficie prediletta del serbo infatti è proprio il cemento dove in questa stagione ha raggiunto i quarti di finale sia ad Indian Wells che a Miami. Ora per Jannik la sfida contro il giovane canadese contro il quale ha perso nettamente l’unico precedente disputato lo scorso maggio sulla terra veloce di Madrid.

PRIMO SET

 

La partita si gioca sul “Court 4” dopo la battaglia tra Rublev e Fognini che ha quasi raggiunto le tre ore di gioco. Dopo la vittoria il russo si è intrattenuto con i fan mentre Fabio all’uscita dal campo ha ringraziato gli spettatori che si complimentavano per la partita. Sinner esce meglio dai blocchi, impatta bene la risposta e trova sempre una buona profondità da fondo campo. Il serbo sembra contratto e già nel quarto game si trova a dover annullare tre palle break consecutive dopo un vincente di Sinner con il rovescio incrociato. “La risposta” dice Vagnozzi che si fa sentire maggiormente rispetto alla partita di ieri. Kecmanovic annulla le prime due palle break ma nulla può su un’accelerazione incrociata di dritto di Sinner a tutto braccio. Nel momento in cui si deve confermare il break anche l’altoatesino accusa un passaggio a vuoto e con due errori gratuiti restituisce immediatamente il break. La partita non decolla, esagerano nel cercare di spingere ogni palla. In questo momento entrambi dovrebbero riguardare i tre pallonetti in recupero messi a segno da Schwartzman contro Karatsev quando si trovava in una situazione di difesa. I due giocatori riescono a trovare continuità al servizio e senza particolari scossoni Kecmanovic si trova a servire sul 5-6 per restare nel set.Stai basso in risposta” ripete Vagnozzi dopo ogni punto, un gratuito di dritto del serbo in uscita dal servizio porta Sinner ad avere due set point. “ Sulla seconda di servizio fai un passo indietro” dice Vagnozzi, con una risposta vincente Sinner si porta nuovamente a set point. Un urlo liberatorio di Sinner accompagna il rovescio lungolinea in rete di Kecmanovic. Jannik ha avuto bisogno di sei set point ma alla fine è riuscito a vincere il primo parziale.

SECONDO SET

Sinner prende fiducia all’inizio del secondo set mentre dall’altra parte Kecmanovic continua a commettere molti errori gratuiti. L’altoatesino va immediatamente in vantaggio di un break anche nel secondo parziale e nel quinto gioco improvvisamente il serbo si avvicina all’arbitro e si ritira. “ Riprenditi Miomir” urla qualcuno dal pubblico, Vagnozzi e Darren Cahill lasciano velocemente il Court 4 per incontrare Sinner fuori dalla player lounge dove discuteranno della partita prima che Jannik si presenti in zona mista.
Una partita difficile da interpretare anche per le condizioni dell’avversario, domani lo aspetta un giocatore che fa della discontinuità il suo marchio di fabbrica. Una cosa da aggiustare per Jannik è sicuramente la resa sulle palle break, nelle due partite giocate fino ad oggi ha ottenuto strappato cinque volte la battuta su ben ventidue palle break a disposizione. Tatticamente sarà una partita più simile a oggi rispetto a quella con Kokkinakis, sicuramente il canadese serve meglio rispetto a Kecmanovic ma gioca bene con entrambi i fondamentali senza avere però nessun colpo particolarmente incisivo. Rispetto a oggi potrebbe essere importante riuscire a rispondere con i piedi dentro al campo per togliere tempo ad Aliassime. Match che si preannuncia quindi difficile ma alla portata per Sinner che andrà a caccia del quinto quarto di finale 1000 in carriera.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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ATP Cincinnati: il miglior Fognini dell’anno non basta, Rublev si impone alla distanza

Partita in equilbrio fino a metà del terzo set, poi Fabio cede di schianto dopo aver strappato gli applausi del pubblico per oltre due ore

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[6] A. Rublev b. [LL] F. Fognini 6-7(7) 7-6(3) 6-2

Versione extralusso di Fabio Fognini al Master 1000 Cincinnati. Dopo il ripescaggio da lucky loser e la vittoria su Ramos, impegna per due set e mezzo Andrey Rublev, N.6 del seeding. L.’italiano strappa applausi, mette in difficoltà per lunghi tratti l’avversario, ma non riesce a chiudere il tiebreak del secondo set, malgrado avesse accumulato un leggero vantaggio.

Il ligure esce sconfitto 7-6(9), 6-7(7/3), 2-6 dopo una battaglia tennistica durata 2h27

 

Nel primo set per lunghi tratti l’italiano domina facendo forza su un servizio che gli dà tanta solidità e sicurezza. Rublev cede il servizio nel corso del sesto game: è nervoso e subisce molto il lungolinea giocato da Fognini alla ricerca proprio del suo rovescio.

L’azzurro è un treno che non conosce soste fino ad arrivare al set point sprecato dal ligure. Rublev ne approfitta per piazzare il controbreak e riequilibrare la prima frazione. Nel tie break del primo set l’equilibrio regna sovrano, fino al minibreak decisivo che Fognini ottiene sul 7-7.  Rublev paga soprattutto 17 errori non forzati, contro i 14 dell’azzurro.

Il russo se la prende con la sua racchetta, sperando in una reazione personale. Nel secondo parziale le occasioni più importanti le ha l’azzurro, ma nelle due palle break che il russo gli concede può recriminare ben poco. Sale il livello di Rublev con il passare degli scambi, ma il russo non riesce a sfruttare ben tre occasioni di break che Fognini gli concede nel sesto game.

E’ ancora una volta il tie-break a decidere il set: l’italiano si porta avanti di un minibreak ma non gli basta per archiviare la contesa. Rublev sfrutta la seconda di servizio tenera dell’azzurro e con il quale quest’ultimo ottiene il 50% dei punti nel secondo set.

Rublev si esalta, Fognini soffre, il tiebreak si chiude 7-3 per il russo, ed è tutto da rifare.

L’inerzia della partita è cambiata, adesso il pallino del gioco è in mano a Rublev che sale soprattutto con il rendimento della prima del servizio (chiuderà il set con il 93% dei punti vinta con la prima). Fognini soffre dal punto di vista fisico e subisce un parziale di 4-0 che chiude il match.  Applausi per Fognini, ottavi per Rublev.

Paolo Michele Pinto

Il tabellone maschile di Cincinnati

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