ATP Umago: Giannessi eroico, ora Lorenzi. Fognini out

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ATP Umago: Giannessi eroico, ora Lorenzi. Fognini out

Giannessi rimonta Dutra Silva e centra la sua prima semi ATP. Dodig estromette la tds n.1 Goffin, in ritardo di condizione. Ottima prestazione di Rublev che sorprende Fognini

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dai nostri inviati ad Umago

[LL] A. Rublev b. [3] F. Fognini 6-7(5) 6-2 7-6(2) (da Umago, Laura Guidobaldi)

Prestazione eccelsa del 19enne Andrey Rublev che, in una battaglia protrattasi al tie-break del terzo set, supera Fabio Fognini con lo score di 6-7(5) 6-2 7-6(2). Dopo Monfils e Goffin, ora il Croatia Open perde anche la testa di serie n. 3. Fabio ha disputato un buon match soprattutto nel primo set. Poi a dovuto fronteggiare un avversario che, nonostante la giovane età, ha dimostrato di non tremare nei momenti topici del match. Ottimo alla risposta e con il dritto martellante e precisissimo, la stella russa della NextGen ha vinto un match con autorità e grande lucidità. Sabato, per la sua prima semifinale in un torneo ATP, troverà  dall’altra parte della rete il “veterano” e wild card Ivan Dodig che ha estromesso il n. 1 del seeding David Goffin.

 

Il detentore del titolo contro la stellina NextGen. Fabio Fognini sa che Andrey Rublev è avversario molto pericoloso. E infatti il russo, attuale n. 74 Atp, tiene testa al ligure che, nonostante si porti in vantaggio 3-1 e 4-2 nel primo set, si fa rimontare da un Andrey solido e centrato. Passa in vantaggio 6-5 ma Fabio lo trascina al tie-break. Senza complessi e con grande autorità, Rublev si porta rapidamente in vantaggio 4-1. Ma grazie all’esperienza e ad un tennis pregevole, il ligure alla fine fa suo il primo parziale per 7 punti a 5 per la gioia degli spettatori del Goran Ivanisevic Stadium. Tantissimi gli italiani giunti ad acclamare il tennista di Arma di Taggia che, però, nel secondo set si scioglie, preso di sorpresa da un Rublev particolarmente aggressivo, centrato e lucido.

Con il prosieguo del match, il 19enne di Mosca aumenta l’intensità, la precisione, alzando il livello del proprio tennis e, dopo 1 ora e 16 minuti di gioco, si regala il secondo set per 6-2. Martellando all’impazzata Fabio da una parte all’altra del campo, il giovane russo continua a disegnare il campo in modo magistrale. Le righe sono tutte sue. I tifosi italiani si scatenano con cori e urla in un tifo quasi calcistico. Ma anche il russo comincia ad avere i suoi sostenitori in tribuna, soprattutto quando Fognini lancia ancora violentemente a terra la racchetta, gesto che gli causa un penalty point, avendo già ricevuto un worning precedentemente. Ora Fabio appare più scoordinato e disunito. Resta comunque attaccato all’avversario nello score. Impressionante Rublev nelle risposte al servizio, con fendenti profondi, tesissimi, pesanti e fulminei che schizzano sulle righe. Fabio sale in vantaggio 5-4 e il pubblico del Centrale aumenta ulteriormente l’intensità delle urla e degli incoraggiamenti. I due giungono ad un secondo tie-break e, questa volta, il giovanissimo tennista di Mosca dimostra tanta maturità quanta freddezza. Prende il largo sul 5-0 per poi regalarsi la sua prima semifinale in un torneo ATP chiudendo il terzo parziale per 7 punti a 2. Nelle dichiarazioni post match, lo stesso Fabio Fognini ha riconosciuto la grande prestazione dell’avversario.

Percorso ineccepibile di Andrey Rublev che, grazie al ritiro di Borna Coric, entra nel main draw da lucky loser per poi avanzare fino alla semifinale. Sabato incrocerà la racchetta con il “veterano” wild card Ivan Dodig. Il croato, 32 anni e n. 412 del mondo (ma n. 7 in doppio) quest’anno non aveva ancora vinto un match di singolare in un torneo ATP e non raggiungeva la semifinale in un torneo del circuito maggiore dal 2013.

A. Giannessi  b. R. Dutra Silva 6-7(3) 6-2 7-5 (da Umago, Michelangelo Sottili)

Alessandro Giannessi offre al pubblico della Next Gen Arena una strepitosa prova di fisico e carattere durata quasi tre ore. Sotto 2-5 al terzo, infila cinque giochi consecutivi a un incredulo Rogerio Dutra Silva e si conquista così la prima semifinale ATP in carriera.

Inizia bene il match di “Gianna” il cui dritto fa danni nella metà campo di un Rogerio poco centrato che sembra pagare la vittoria di ieri contro Monfils. In vantaggio nel gioco e nel punteggio, lo spezzino cede però il servizio sul 4-2 dopo una contestazione per quella che l’arbitro giudica, correttamente, una late call. Il brasiliano mostra segni di ripresa e inchioda Giannessi nell’angolo del rovescio per poi sfondare sull’altro lato. La svolta arriva con uno scambio durissimo chiuso a rete da Rogerio quando serve sotto 5-6 e 0-15: è il primo di otto punti consecutivi che lo portano 4-0 al tie-break, un vantaggio incolmabile per Giannessi che, rivolto al suo angolo, sussurra “sono morto”. Si ricomincia con Gianna che brekka pur lamentando un fastidio alla coscia sinistra per cui chiederà un MTO sul 2-1. Tra drittoni mancini e drop shotmicidiali, Alessandro salva palle break a ripetizione e chiude il secondo set 6-2. Prova allora a farsi trattare la stessa coscia anche Dutra Silva: torna in campo e perde il servizio, ma poi prende in mano il gioco anche perché le gambe italiane smettono di girare a dovere e il dritto ne risente in peso e precisione. Il brasiliano sale 5-2 e, dopo aver praticamente rinunciato al game di risposta, serve per match e va 30-0. Con un moto di orgoglio, Alessandro si riprende e gira la partita in quel nono gioco mozzafiato dove non concede match point, trasforma la quinta palla break e tira dritto fino al 7-5. Nell’intervista dopo il match, Alessandro si dichiara soddisfatto della sua prima semi nel World Tour e dell’ingresso nei primi 90 del ranking, ma assicura che non ha alcuna intenzione di accontentarsi.

[4] P. Lorenzi b. [8] J. Vesely 1-6 7-5 6-3 (da Umago, Ilvio Vidovich)

Paolo Lorenzi si regala la prima semifinale ad Umago rimontando Jiry Vesely nell’ultimo quarto di finale in programma. Dopo aver subito la potenza del ceco nel primo set, l’azzurro si riprende alla grande e finisce per vincere meritatamente al terzo.

Si è trattato del quarto match a livello ATP tra Lorenzi e Vesely, con l’azzurro che era sempre uscito sconfitto nelle precedenti sfide. Due delle quali a livello Slam nel 2015 (Wimbledon e Parigi), vinte entrambe in tre set dal tennista ceco. Ma quella più significativa in relazione al match di oggi era sicuramente l’ultima, disputata tre mesi fa sulla terra di Marrakech, che aveva visto prevalere ancora una volta il gigante ceco, ma stavolta solo al fotofinish, al tiebreak del terzo. Sotto i riflettori della Next Gen Arena partiva meglio il ceco, che non soffriva nei suoi turni di battuta e che già nel quarto game, alla seconda palla break strappava il servizio al 34enne senese di adozione. Spingeva molto il n. 57 ATP, sia con il servizio che con la risposta, con l’intento di comandare il gioco ed evitare che Lorenzi portasse lo scambio sul terreno a più congeniale del palleggio da fondo. Tattica che gli riusciva benissimo, complice anche un Lorenzi non ancora del tutto in partita – come ammetterà nel post match. Altro break nel sesto gioco e a seguire il 24enne di Pribram in poco più di mezz’ora incamerava il primo set per 6-1.

Il terzo break consecutivo subito da Lorenzi nel primo game del secondo non sembrava far presagire nulla di buono per il 34enne di origine romana, invece da quel momento in poi cominciava tutta un’altra partita. Vesely si distraeva un attimo (“Aveva sempre vinto con me, era avanti un set ed un break, forse si è rilassato” commenterà scherzosamente l’azzurro a fine partita) e Paolo era bravo a riprendere subito il break e a rimettersi in carreggiata. Complice anche un calo di intensità di Vesely e una maggiore incisività con il servizio del n. 34 del mondo, sui propri turni di battuta l’azzurro non soffriva più. Al contrario, il tennista ceco sul proprio servizio non riusciva più a comandare così agevolmente il gioco come nel primo set e faticava sempre di più. Il dodicesimo gioco era quello della svolta. Vesely cercava con tutte le sue forze di arrivare al tie-break, tornando a spingere da fondo in maniera notevole, seppur non più con la stessa potenza di mezz’ora prima. Ma Lorenzi era veramente “on fire”, recuperava tutto e soprattutto negli ultimi due punti del game si difendeva in maniera stupenda, disinnescando alla distanza la potenza del ceco e conquistando così il parziale per 7-5.

Si andava al terzo con la sensazione che il match fosse ormai girato a favore dell’azzurro. Incredibilmente però era il gigante ceco (quasi due metri di altezza) a strappare il servizio al suo avversario nel terzo gioco, complice un paio di inusuali errori del giocatore di Siena. Ma era solo un piccolo passaggio a vuoto, Lorenzi recuperava subito il break, mentre Vesely subito dopo iniziava a lamentare problemi alla mano sinistra, dei crampi oppure un indolenzimento. Problemi che lo costringevano a chiamare il fisioterapista al cambio campo dopo aver praticamente regalato il quinto game a Lorenzi sparando a tutto braccio ogni risposta. Il match si decideva nel gioco successivo, dove Vesely cercava di spingere e di accorciare il più possibile gli scambi, continuando a provare a rilassare la mano tra un punto e l’altro. Ma chiedeva troppo al suo gioco, tanto da commettere un doppio fallo sulla palla del tre pari e poi cedere nuovamente la battuta. Lorenzi non si voltava più indietro e finiva in bellezza con due ace (uno quasi a 190 km/h) nell’ultimo game che conquistava a zero, per il 6-3 che gli regalava la terza semifinale ATP stagionale e gli applausi del pubblico italiano, abbastanza numeroso sulle tribune. Sarà dunque derby con Giannessi: i due si sono affrontati un mese fa nella finale del Challenger di Caltanisetta, vinta da Lorenzi in due set. “Ci siamo allenati insieme sia a Caltanisetta che qui: ci porta bene” ha commentato Lorenzi a fine match. Probabilmente sperando in cuor suo che finisca come in Sicilia.

[WC] I. Dodig b. [WC/1] D. Goffin 7-5 6-3 (da Umago, Ilvio Vidovich)

Saluta Umago la testa di serie n. 1 David Goffin, ancora in evidente ritardo di condizione dopo l’infortunio alla caviglia patito al Roland Garros. Tanti, troppi, gli errori del n. 14 del mondo oggi. Dall’altro lato c’è da rendere merito ad Ivan Dodig che ha saputo sfruttare l’occasione giocando una partita di ottimo livello, solido al servizio (63% di punti sulla prima) ed aggressivo alla risposta (55% dei punti quando Goffin ha giocato la seconda).

Per il belga, al suo secondo match ufficiale dopo l’infortunio, la partita era iniziata subito in salita. Due palle break da salvare già nel quarto gioco: ce la faceva, ma poi capitolava nel successivo turno di battuta. Dodig, che aveva iniziato in maniera impeccabile, molto centrato sia al servizio che in risposta, saliva sul 5-2.  Il tennista croato arrivava a procurarsi due set point, continuando a sfruttare la debolezza di Goffin sulla seconda di servizio (2 punti su 9 sino a quel momento). In bilico sul cornicione, il n. 13 del mondo aveva un sussulto d’orgoglio e trovava la forza di arrestare l’emorragia del punteggio. Il belga inanellava un parziale di 12 punti a 1 e raggiungeva l’avversario sul 5 pari. E pensare che prima del controbreak del nono gioco aveva fatto 3 punti in 3 turni di servizo di Dodig. Ma era un fuoco di paglia quello di Goffin. Davanti allo sguardo attento del suo collega ed amico Franko Skugor, con cui ieri nella tarda serata aveva perso (con rammarico, come ha ammesso oggi nel post partita) il derby croato di doppio contro i fratelli Draganja, il 32 enne croato, sprofondato al n. 412 del ranking (la classifica più bassa dal febbraio 2009, lui che è stato anche n. 29 del mondo), non si faceva intimorire e riprendeva ad aggredire l’avversario. Tattica che pagava ancora, dato che otteneva il nuovo break che gli valeva il primo set con il punteggio di 7-5.

Che il Goffin di oggi fosse lontano parente del giocatore che aveva battuto Djokovic nei quarti e messo inizialmente in difficoltà Nadal nella semifinale di Montecarlo era evidente, ma la conferma che il lavoro da fare in allenamento è ancora tanto arrivava dalla clamorosa palla break che si divorava nel terzo gioco (metteva out in larghezza un dritto a campo sguarnito). Dodig capiva di avere l’incredibile occasione di tornare in una semifinale ATP dopo quasi quattro anni (ottobre 2013 a Tokyo), si salvava e otteneva il break nel gioco successivo. Goffin aveva ancora un ultimo sussulto. Recuperava lo svantaggio, impattava sul 3 pari e saliva 0-30 nel settimo gioco. Ma il tennis del primo belga a riuscire ad entrare nella top ten oggi era in grado di produrre solo qualche rara giocata degna del suo ranking. Erano molti di più gli errori, alcuni veramente clamorosi, che infatti tornavano a susseguirsi copiosamente sul terreno del Goran Ivanisevic Stadium di Umago e consentivano al tennista di Medjugorje di recuperare, riportasi in vantaggio di un break nell’ottavo gioco e infine di conquistare anche il secondo parziale per 6-3 e giocarsi la possibilità di disputare la sua seconda finale ATP dopo sei anni (anche la precedente l’aveva raggiunta in Croazia, a Zagabria) contro il vincitore del match tra Fognini e Rublev. Assolutamente niente male per una wild card n. 412 del mondo – ma che con la semifinale è già sicuro di tornare tra i primi 300 –  che prima di Umago non aveva vinto nemmeno un match a livello di main draw ATP in stagione.

Risultati:

[WC] I. Dodig b. [WC/1] D. Goffin 7-5 6-3
A. Giannessi b. R. Dutra Silva 6-7(3) 6-2 7-5
[LL] A. Rublev b. [3] F. Fognini 6-7(5) 6-2 7-6(2)
[4] P. Lorenzi b. [8] J. Vesely 1-6 7-5 6-3

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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