ATP Umago: Giannessi eroico, ora Lorenzi. Fognini out

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ATP Umago: Giannessi eroico, ora Lorenzi. Fognini out

Giannessi rimonta Dutra Silva e centra la sua prima semi ATP. Dodig estromette la tds n.1 Goffin, in ritardo di condizione. Ottima prestazione di Rublev che sorprende Fognini

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dai nostri inviati ad Umago

[LL] A. Rublev b. [3] F. Fognini 6-7(5) 6-2 7-6(2) (da Umago, Laura Guidobaldi)

Prestazione eccelsa del 19enne Andrey Rublev che, in una battaglia protrattasi al tie-break del terzo set, supera Fabio Fognini con lo score di 6-7(5) 6-2 7-6(2). Dopo Monfils e Goffin, ora il Croatia Open perde anche la testa di serie n. 3. Fabio ha disputato un buon match soprattutto nel primo set. Poi a dovuto fronteggiare un avversario che, nonostante la giovane età, ha dimostrato di non tremare nei momenti topici del match. Ottimo alla risposta e con il dritto martellante e precisissimo, la stella russa della NextGen ha vinto un match con autorità e grande lucidità. Sabato, per la sua prima semifinale in un torneo ATP, troverà  dall’altra parte della rete il “veterano” e wild card Ivan Dodig che ha estromesso il n. 1 del seeding David Goffin.

 

Il detentore del titolo contro la stellina NextGen. Fabio Fognini sa che Andrey Rublev è avversario molto pericoloso. E infatti il russo, attuale n. 74 Atp, tiene testa al ligure che, nonostante si porti in vantaggio 3-1 e 4-2 nel primo set, si fa rimontare da un Andrey solido e centrato. Passa in vantaggio 6-5 ma Fabio lo trascina al tie-break. Senza complessi e con grande autorità, Rublev si porta rapidamente in vantaggio 4-1. Ma grazie all’esperienza e ad un tennis pregevole, il ligure alla fine fa suo il primo parziale per 7 punti a 5 per la gioia degli spettatori del Goran Ivanisevic Stadium. Tantissimi gli italiani giunti ad acclamare il tennista di Arma di Taggia che, però, nel secondo set si scioglie, preso di sorpresa da un Rublev particolarmente aggressivo, centrato e lucido.

Con il prosieguo del match, il 19enne di Mosca aumenta l’intensità, la precisione, alzando il livello del proprio tennis e, dopo 1 ora e 16 minuti di gioco, si regala il secondo set per 6-2. Martellando all’impazzata Fabio da una parte all’altra del campo, il giovane russo continua a disegnare il campo in modo magistrale. Le righe sono tutte sue. I tifosi italiani si scatenano con cori e urla in un tifo quasi calcistico. Ma anche il russo comincia ad avere i suoi sostenitori in tribuna, soprattutto quando Fognini lancia ancora violentemente a terra la racchetta, gesto che gli causa un penalty point, avendo già ricevuto un worning precedentemente. Ora Fabio appare più scoordinato e disunito. Resta comunque attaccato all’avversario nello score. Impressionante Rublev nelle risposte al servizio, con fendenti profondi, tesissimi, pesanti e fulminei che schizzano sulle righe. Fabio sale in vantaggio 5-4 e il pubblico del Centrale aumenta ulteriormente l’intensità delle urla e degli incoraggiamenti. I due giungono ad un secondo tie-break e, questa volta, il giovanissimo tennista di Mosca dimostra tanta maturità quanta freddezza. Prende il largo sul 5-0 per poi regalarsi la sua prima semifinale in un torneo ATP chiudendo il terzo parziale per 7 punti a 2. Nelle dichiarazioni post match, lo stesso Fabio Fognini ha riconosciuto la grande prestazione dell’avversario.

Percorso ineccepibile di Andrey Rublev che, grazie al ritiro di Borna Coric, entra nel main draw da lucky loser per poi avanzare fino alla semifinale. Sabato incrocerà la racchetta con il “veterano” wild card Ivan Dodig. Il croato, 32 anni e n. 412 del mondo (ma n. 7 in doppio) quest’anno non aveva ancora vinto un match di singolare in un torneo ATP e non raggiungeva la semifinale in un torneo del circuito maggiore dal 2013.

A. Giannessi  b. R. Dutra Silva 6-7(3) 6-2 7-5 (da Umago, Michelangelo Sottili)

Alessandro Giannessi offre al pubblico della Next Gen Arena una strepitosa prova di fisico e carattere durata quasi tre ore. Sotto 2-5 al terzo, infila cinque giochi consecutivi a un incredulo Rogerio Dutra Silva e si conquista così la prima semifinale ATP in carriera.

Inizia bene il match di “Gianna” il cui dritto fa danni nella metà campo di un Rogerio poco centrato che sembra pagare la vittoria di ieri contro Monfils. In vantaggio nel gioco e nel punteggio, lo spezzino cede però il servizio sul 4-2 dopo una contestazione per quella che l’arbitro giudica, correttamente, una late call. Il brasiliano mostra segni di ripresa e inchioda Giannessi nell’angolo del rovescio per poi sfondare sull’altro lato. La svolta arriva con uno scambio durissimo chiuso a rete da Rogerio quando serve sotto 5-6 e 0-15: è il primo di otto punti consecutivi che lo portano 4-0 al tie-break, un vantaggio incolmabile per Giannessi che, rivolto al suo angolo, sussurra “sono morto”. Si ricomincia con Gianna che brekka pur lamentando un fastidio alla coscia sinistra per cui chiederà un MTO sul 2-1. Tra drittoni mancini e drop shotmicidiali, Alessandro salva palle break a ripetizione e chiude il secondo set 6-2. Prova allora a farsi trattare la stessa coscia anche Dutra Silva: torna in campo e perde il servizio, ma poi prende in mano il gioco anche perché le gambe italiane smettono di girare a dovere e il dritto ne risente in peso e precisione. Il brasiliano sale 5-2 e, dopo aver praticamente rinunciato al game di risposta, serve per match e va 30-0. Con un moto di orgoglio, Alessandro si riprende e gira la partita in quel nono gioco mozzafiato dove non concede match point, trasforma la quinta palla break e tira dritto fino al 7-5. Nell’intervista dopo il match, Alessandro si dichiara soddisfatto della sua prima semi nel World Tour e dell’ingresso nei primi 90 del ranking, ma assicura che non ha alcuna intenzione di accontentarsi.

[4] P. Lorenzi b. [8] J. Vesely 1-6 7-5 6-3 (da Umago, Ilvio Vidovich)

Paolo Lorenzi si regala la prima semifinale ad Umago rimontando Jiry Vesely nell’ultimo quarto di finale in programma. Dopo aver subito la potenza del ceco nel primo set, l’azzurro si riprende alla grande e finisce per vincere meritatamente al terzo.

Si è trattato del quarto match a livello ATP tra Lorenzi e Vesely, con l’azzurro che era sempre uscito sconfitto nelle precedenti sfide. Due delle quali a livello Slam nel 2015 (Wimbledon e Parigi), vinte entrambe in tre set dal tennista ceco. Ma quella più significativa in relazione al match di oggi era sicuramente l’ultima, disputata tre mesi fa sulla terra di Marrakech, che aveva visto prevalere ancora una volta il gigante ceco, ma stavolta solo al fotofinish, al tiebreak del terzo. Sotto i riflettori della Next Gen Arena partiva meglio il ceco, che non soffriva nei suoi turni di battuta e che già nel quarto game, alla seconda palla break strappava il servizio al 34enne senese di adozione. Spingeva molto il n. 57 ATP, sia con il servizio che con la risposta, con l’intento di comandare il gioco ed evitare che Lorenzi portasse lo scambio sul terreno a più congeniale del palleggio da fondo. Tattica che gli riusciva benissimo, complice anche un Lorenzi non ancora del tutto in partita – come ammetterà nel post match. Altro break nel sesto gioco e a seguire il 24enne di Pribram in poco più di mezz’ora incamerava il primo set per 6-1.

Il terzo break consecutivo subito da Lorenzi nel primo game del secondo non sembrava far presagire nulla di buono per il 34enne di origine romana, invece da quel momento in poi cominciava tutta un’altra partita. Vesely si distraeva un attimo (“Aveva sempre vinto con me, era avanti un set ed un break, forse si è rilassato” commenterà scherzosamente l’azzurro a fine partita) e Paolo era bravo a riprendere subito il break e a rimettersi in carreggiata. Complice anche un calo di intensità di Vesely e una maggiore incisività con il servizio del n. 34 del mondo, sui propri turni di battuta l’azzurro non soffriva più. Al contrario, il tennista ceco sul proprio servizio non riusciva più a comandare così agevolmente il gioco come nel primo set e faticava sempre di più. Il dodicesimo gioco era quello della svolta. Vesely cercava con tutte le sue forze di arrivare al tie-break, tornando a spingere da fondo in maniera notevole, seppur non più con la stessa potenza di mezz’ora prima. Ma Lorenzi era veramente “on fire”, recuperava tutto e soprattutto negli ultimi due punti del game si difendeva in maniera stupenda, disinnescando alla distanza la potenza del ceco e conquistando così il parziale per 7-5.

Si andava al terzo con la sensazione che il match fosse ormai girato a favore dell’azzurro. Incredibilmente però era il gigante ceco (quasi due metri di altezza) a strappare il servizio al suo avversario nel terzo gioco, complice un paio di inusuali errori del giocatore di Siena. Ma era solo un piccolo passaggio a vuoto, Lorenzi recuperava subito il break, mentre Vesely subito dopo iniziava a lamentare problemi alla mano sinistra, dei crampi oppure un indolenzimento. Problemi che lo costringevano a chiamare il fisioterapista al cambio campo dopo aver praticamente regalato il quinto game a Lorenzi sparando a tutto braccio ogni risposta. Il match si decideva nel gioco successivo, dove Vesely cercava di spingere e di accorciare il più possibile gli scambi, continuando a provare a rilassare la mano tra un punto e l’altro. Ma chiedeva troppo al suo gioco, tanto da commettere un doppio fallo sulla palla del tre pari e poi cedere nuovamente la battuta. Lorenzi non si voltava più indietro e finiva in bellezza con due ace (uno quasi a 190 km/h) nell’ultimo game che conquistava a zero, per il 6-3 che gli regalava la terza semifinale ATP stagionale e gli applausi del pubblico italiano, abbastanza numeroso sulle tribune. Sarà dunque derby con Giannessi: i due si sono affrontati un mese fa nella finale del Challenger di Caltanisetta, vinta da Lorenzi in due set. “Ci siamo allenati insieme sia a Caltanisetta che qui: ci porta bene” ha commentato Lorenzi a fine match. Probabilmente sperando in cuor suo che finisca come in Sicilia.

[WC] I. Dodig b. [WC/1] D. Goffin 7-5 6-3 (da Umago, Ilvio Vidovich)

Saluta Umago la testa di serie n. 1 David Goffin, ancora in evidente ritardo di condizione dopo l’infortunio alla caviglia patito al Roland Garros. Tanti, troppi, gli errori del n. 14 del mondo oggi. Dall’altro lato c’è da rendere merito ad Ivan Dodig che ha saputo sfruttare l’occasione giocando una partita di ottimo livello, solido al servizio (63% di punti sulla prima) ed aggressivo alla risposta (55% dei punti quando Goffin ha giocato la seconda).

Per il belga, al suo secondo match ufficiale dopo l’infortunio, la partita era iniziata subito in salita. Due palle break da salvare già nel quarto gioco: ce la faceva, ma poi capitolava nel successivo turno di battuta. Dodig, che aveva iniziato in maniera impeccabile, molto centrato sia al servizio che in risposta, saliva sul 5-2.  Il tennista croato arrivava a procurarsi due set point, continuando a sfruttare la debolezza di Goffin sulla seconda di servizio (2 punti su 9 sino a quel momento). In bilico sul cornicione, il n. 13 del mondo aveva un sussulto d’orgoglio e trovava la forza di arrestare l’emorragia del punteggio. Il belga inanellava un parziale di 12 punti a 1 e raggiungeva l’avversario sul 5 pari. E pensare che prima del controbreak del nono gioco aveva fatto 3 punti in 3 turni di servizo di Dodig. Ma era un fuoco di paglia quello di Goffin. Davanti allo sguardo attento del suo collega ed amico Franko Skugor, con cui ieri nella tarda serata aveva perso (con rammarico, come ha ammesso oggi nel post partita) il derby croato di doppio contro i fratelli Draganja, il 32 enne croato, sprofondato al n. 412 del ranking (la classifica più bassa dal febbraio 2009, lui che è stato anche n. 29 del mondo), non si faceva intimorire e riprendeva ad aggredire l’avversario. Tattica che pagava ancora, dato che otteneva il nuovo break che gli valeva il primo set con il punteggio di 7-5.

Che il Goffin di oggi fosse lontano parente del giocatore che aveva battuto Djokovic nei quarti e messo inizialmente in difficoltà Nadal nella semifinale di Montecarlo era evidente, ma la conferma che il lavoro da fare in allenamento è ancora tanto arrivava dalla clamorosa palla break che si divorava nel terzo gioco (metteva out in larghezza un dritto a campo sguarnito). Dodig capiva di avere l’incredibile occasione di tornare in una semifinale ATP dopo quasi quattro anni (ottobre 2013 a Tokyo), si salvava e otteneva il break nel gioco successivo. Goffin aveva ancora un ultimo sussulto. Recuperava lo svantaggio, impattava sul 3 pari e saliva 0-30 nel settimo gioco. Ma il tennis del primo belga a riuscire ad entrare nella top ten oggi era in grado di produrre solo qualche rara giocata degna del suo ranking. Erano molti di più gli errori, alcuni veramente clamorosi, che infatti tornavano a susseguirsi copiosamente sul terreno del Goran Ivanisevic Stadium di Umago e consentivano al tennista di Medjugorje di recuperare, riportasi in vantaggio di un break nell’ottavo gioco e infine di conquistare anche il secondo parziale per 6-3 e giocarsi la possibilità di disputare la sua seconda finale ATP dopo sei anni (anche la precedente l’aveva raggiunta in Croazia, a Zagabria) contro il vincitore del match tra Fognini e Rublev. Assolutamente niente male per una wild card n. 412 del mondo – ma che con la semifinale è già sicuro di tornare tra i primi 300 –  che prima di Umago non aveva vinto nemmeno un match a livello di main draw ATP in stagione.

Risultati:

[WC] I. Dodig b. [WC/1] D. Goffin 7-5 6-3
A. Giannessi b. R. Dutra Silva 6-7(3) 6-2 7-5
[LL] A. Rublev b. [3] F. Fognini 6-7(5) 6-2 7-6(2)
[4] P. Lorenzi b. [8] J. Vesely 1-6 7-5 6-3

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Finalmente Shapovalov! A Stoccolma il primo titolo

Il canadese gioca un’ottima partita e regola Krajinovic in due set. Da lunedì sarà numero 27 (+7 posizioni)

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[4] D. Shapovalov b. F. Krajinovic 6-4 6-4

E alla fine arriva Shapo. A Stoccolma, Denis Shapovalov riesce a sbloccarsi e a vincere il primo titolo della sua carriera. Una carriera che sembrava poter esplodere nel 2017 quando il giovane canadese superò Rafael Nadal a Montreal, arrivando fino alle semifinali. Da lì in poi però ci sono stati moltissimi alti e bassi per Denis, con una preponderanza dei bassi e un’irruenza tennistica che sembrava ostacolarlo non poco.

Nella partita odierna contro Filip Krajinovic invece, Shapovalov è riuscito a imbrigliare la sua esuberanza, traendo il meglio dai suoi fantastici fondamentali senza strafare. Ottima la prestazione al servizio (93% di punti vinti con la prima e 16 ace) e ancora migliore quella in risposta con Krajinovic quasi sempre costretto a partire sotto pressione nello scambio.

 

Il primo set si chiude col punteggio di 6-3, frutto del break ottenuto da Shapo già nel terzo game, ma sarebbe potuto terminare anche con un punteggio più rotondo. Il canadese, scioltissimo, arriva a palla break in tutti i successivi turni di servizio di Krajinovic, che però fa buona guardia, annullando anche un set point sul 5-3. Nulla può però nel game successivo, vinto con autorità da Shapovalov.

Nel secondo parziale, Krajinovic riesce a tenere con più continuità le bordate di Shapovalov e addirittura si affaccia a palla break nel quarto gioco, senza però riuscire a convertirla. Denis allora torna a sbracciare con il rovescio e nel gioco successivo torna a farsi pericoloso sul servizio di Krajinovic, ancora costretto a fare gli straordinari. Il serbo salva tre palle break, ma l’impressione è che il braccio di Shapovalov sia tornato a frullare su ritmi troppo alti. Il canadese continua a rispondere tanto e bene e si prende il break decisivo nel nono gioco. Sull’ultimo rovescio messo in rete da Krajinovic, Shapovalov è libero di gridare a pieni polmoni la gioia per il primo titolo ATP.

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A Mosca si parla solo russo, Rublev stende Mannarino e succede a Khachanov

Finale senza storia in Russia, il beniamino di casa schianta il francese e conquista il secondo titolo in carriera. Best Ranking per lui al N.22

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[6] A. Rublev b. [7] A. Mannarino 6-4 6-0

Primo incrocio in carriera tra Andrej Rublev e Adrian Mannarino e secondo trionfo in carriera a livello ATP per Rublev, ed è sicuramente quello più dolce. Il tennista russo ha vinto il torneo di casa sua, Mosca, in una partita senza storia sin dalle prime battute.

Lo sfidante, il francese Adrian Mannarino già finalista qui nel 2018, non è riuscito ad opporre resistenza al tennis rude ma potente ed efficace di Rublev, capace di brekkarlo “a freddo” in avvio di match e di non voltarsi mai indietro. Il servizio sin da subito è stato la chiave tecnica del match, con il russo praticamente inattaccabile nei turni di servizio e con una sola palla break fronteggiata in tutta la partita, sul 3-2. Scampato il pericolo il francese non ha mai avuto modo di essere incisivo in risposta e si è limitato a tenere il servizio senza scossoni fino alla chiusura decisiva del set di Rublev.

Alla ripresa però Mannarino non c’è più in campo, e se prima il problema era la risposta ora anche il servizio manca all’appello. Nonostante il 57% di prime in campo, il 2/14 totale di punti al servizio di Mannarino nel secondo set spiega bene il perché dei tre break consecutivi e Rublev si limita a servire alla perfezione, con un 100% di punti vinti con la prima, ed a quel punto il bagel è la naturale conclusione del match.

 

Grande soddisfazione per Rublev che corona con un titolo la sua annata positiva e lunedì si isserà al best ranking di 22 del mondo. Continua invece lo scarso feeling di Adrian Mannarino con le finali. Nonostante si sia sbloccato con la vittoria a s’Hertogenbosch quest’anno, è l’ottava finale persa su nove . Entrambi da domani saranno di scena a Vienna, Mannarino contro Sam Querrey e Rublev in una sfida Next Gen contro Auger-Aliassime.

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Giorgio Di Maio

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Per Murray stavolta le lacrime sono di gioia: clamorosa rimonta e titolo ad Anversa

Andy completa la favola dopo un set e mezzo sott’acqua. Wawrinka spreca troppe occasioni e alla fine cede al carattere e alla volontà dell’ex N.1 del mondo

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[PR] A. Murray b. [4/WC] S. Wawrinka 3-6 6-4 6-4

Dopo tutto quello che ho passato, è una delle vittorie più belle della mia carriera“. Basterebbe questo per riassumere una memorabile finale di un torneo che sulla carta doveva essere un semplice ATP 250 utile per raccattare gli ultimi punti per andare a Londra. Invece è diventato un torneo dal significato profondissimo, con Andy Murray, lo stesso giocatore che nel gennaio scorso aveva annunciato di fatto il ritiro, che torna a vincere un titolo dopo più di due anni e mezzo. Si tratta del 46° titolo della carriera, il più inatteso, il più insperato dopo l’operazione all’anca di nove 9 mesi fa.

Le lacrime di gioia a fine match sono inevitabili dopo un match ribaltato dopo 2h27 in modo imprevedibile contro un altro grande campione ritrovato Stan Wawrinka, che ha sulla coscienza troppe occasioni mancate nei momenti decisivi ma non solo e non tanto per il vantaggio di 6-3 3-1 che non è riuscito a condurre in porto.

Per un set e mezzo infatti le strepitose capacità di accelerazione e di spinta dello svizzero hanno il sopravvento su un Murray che non riesce a gestirlo. Ma lo spirito da leone dello scozzese non lo pone mai fuori dal match e alla fine la sua pazienza come quella di un abile tessitore lo porta ad aspettare il momento buono in cui lo svizzero concederà qualcosa specialmente dal lato del dritto. Sul lato del rovescio infatti stiamo parlando di due fenomeni assoluti, la potenza sovramuna di Wawrinka a una mano, la sensibilità da giocatore di biliardo di Andy anche quando è chiamato a correre in avanti a due mani. Un punto così è arrivato proprio nell’ultimo game del match, quando Andy dopo una rincorsa in avanti lunghissima è riuscito a chiudere di rovescio nonostante la presa bimane.

 

Wawrinka ha sprecato davvero troppo anche nel set decisivo. Per due volte avanti di un break nel terzo è stato immediatamente contro-breakkato e nel decisivo decimo game ha sprecato 4 opportunità del 5 pari una delle quali con un errore grossolano con la volée alta di rovescio. Murray ha speso tutto quello che aveva, e alla fine ha avvertito di essere il giocatore più freddo, più tranquillo in campo. Che poi è il motivo principale per cui lui ha vinto quasi il triplo dei titoli rispetto al suo avversario. Non certamente per motivi tecnici.

Alla fine parole al miele anche da Stan nonostante la delusione fosse evidente sul suo volto: “Mi dispiace di aver perso ma sono felice per te”.

Una frase che riassume perfettamente il sentimento di tutti gli appassionati di tennis, che hanno assistito a un vero e proprio miracolo sportivo, inimmaginabile anche solo poche settimane fa. La magia dello sport, di questo sport in particolare, è tutta lì. Murray chiude così la sua stagione (ridotta) 2019 ma siamo certi a questo punto che nel 2020 sarà un brutto cliente per tutti. Intanto ora può andare a casa ad accudire sua moglie che sta per regalargli il terzo figlio e sua grande sostenitrice.

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