Federer, resurrezione o infinita continuità?

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Federer, resurrezione o infinita continuità?

Analisi a ritroso degli ultimi tre anni del campione di Basilea negli Slam: soltanto Djokovic ha fatto meglio. E se la vera rinascita fosse quella del 2013?

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Ci sono una mezza verità e una sottile bugia nelle celebrazioni di Roger Federer in atto in questi giorni. Il fuoriclasse svizzero ha certamente beneficiato della sosta ai box nella seconda parte di stagione 2016, tornando pimpante come un ragazzino e facendo spazio nella sua infinita bacheca per gli Slam n° 18 in Australia e 19 sui prati dell’All England Club. Ma di cosa si parla quando si parla di Federer? Si apre un libro infinito, di cui non è nostra intenzione aggiungere altre pagine. Troppe ne sono state scritte, e certamente da voci più autorevoli. Ci limitiamo a una semplice annotazione statistica, che in questi giorni sembra essere stata dai più dimenticata. Negli ultimi tre anni Federer è stato il più continuo negli Slam dopo Novak Djokovic. Certo, si dirà, è tornato a vincerli, differenza non di poco conto. Ma non è che prima fosse latitante. Anzi.

Molti paiono scordare che da Wimbledon 2014 a Wimbledon 2017, il periodo che abbiamo considerato, ovvero gli ultimi tre anni – coincisi con un Roger che all’anagrafe è passato da quasi 33 a quasi 36 anni – il campione di Basilea ha disputato anche tre finali, tutte perse da un mostruoso Djokovic, e altre tre semifinali. Aggiungiamo che su tredici major, due li ha saltati (US Open 2016 e Roland Garros 2017) e il quadro è di uno splendido ultratrentenne, non in linea con i suoi anni migliori (dal 2004 al 2009) ma sicuramente con il periodo dal 2010 al 2012.

È dunque giusto celebrare quella attuale di Re Roger come una delle più grandi resurrezioni tennistiche? Probabilmente sì, essendo tornato a sollevare Slam dopo quasi cinque anni, ma nelle finali di Wimbledon 2014 e US Open 2015 il livello che lo svizzero seppe esprimere non era molto diverso da quello attuale. Anche allora mise in campo un’ottima condizione atletica, dimostrata in match molto lunghi con Nole, e il consueto repertorio vario e aggressivo. Le novità del Federer attuale sono una maggiore propulsione verticale e un uso più frequente del rovescio in top, peculiarità che in ogni caso – forse non servivano, forse a causa della superficie – sono risultate molto più evidenti a Melbourne che non a Wimbledon. Il vero elemento di discontinuità con le stagioni 2014 e 2015, in fondo, è Ivan Ljubicic al posto di Stefan Edberg nel suo staff, con una rinnovata attenzione tattica verso situazioni e avversari. Così come la clessidra ha continuato, inesorabile, a correre, costringendo Roger ad accorciare i tempi di gioco.

 

Il più continuo in assoluto, nel triennio esaminato, è ovviamente Djokovic, una sentenza fino a Parigi 2016, con sei titoli, una finale e una semifinale in otto major consecutivi. Da lì è iniziato però il calo di Nole, con l’unico acuto un anno fa a New York, battuto da Wawrinka. Proprio lo svizzero è il terzo “Fab” di questo periodo storico del circuito ATP, con 8.080 punti guadagnati negli Slam, due titoli, una finale, quattro semifinali. Stan è davanti a Murray: lo scozzese ha portato a casa Wimbledon 2016, perso tre finali contro Djokovic e giocato altre tre semifinali. Al quinto posto di questa speciale classifica, lontanissimo, c’è Marin Cilic, che vive la fase migliore della sua carriera, mentre solo al sesto troviamo Nadal, il vero resuscitato della stagione in corso: finale a Melbourne e “Decima” a Parigi per riscattare dieci major consecutivi senza mai raggiungere le semifinali. Ancora più indietro Raonic, Berdych, Nishikori, Thiem, Dimitrov, Gasquet, Querrey, Tsonga, Monfils.

Numeri alla mano e sensazioni negli occhi, chiudiamo con una riflessione molto meno provocatoria di quanto sembra: e se la vera resurrezione di Federer fosse quella vissuta dopo il terribile 2013, celebre soltanto per il funesto mal di schiena?

Classifica per punti negli Slam da Wimbledon 2014 a Wimbledon 2017:

Stefano Bolotta

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Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Identikit statistici: Daniil Medvedev

Giocatore imprevedibile ma dal grande acume strategico: uno sguardo “numerico” al tennis del vincitore dello US Open 2021

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Dopo Berrettini, Zverev e Tsitsipas, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Daniil Medvedev, il giocatore in grado di negare a Djokovic la gioia del Grande Slam grazie ad un’eccezionale performance nell’atto conclusivo di Flushing Meadows. Certo, a Medvedev non fa difetto il carattere, e ci si poteva quindi immaginare che, specialmente dopo la brutta sconfitta nella finale dell’Australian Open di quest’anno per mano proprio di Djokovic (analizzata in dettaglio in un precedente articolo), il russo si presentasse in campo con il dente avvelenato.

Carattere e determinazione, però, pur essenziali per emergere ad alto livello, non bastano per sconfiggere tre set a zero uno dei giocatori più forti della storia del tennis in un momento in cui era al massimo della motivazione. Cerchiamo innanzitutto allora di ripercorrere brevemente la carriera di Medvedev per inquadrare meglio il giocatore.

PALMARÈS

 

Daniil Medvedev, classe 1996, gioca la sua prima partita a livello ATP nel 2016, a Nizza: verrà sconfitto in tre set da Guido Pella. La prima vittoria ATP arriverà poco dopo, sempre nel corso del 2016, sull’erba di ‘s-Hertogenbosch, contro Horacio Zeballos. Già a fine anno mostra i suoi progressi, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale, nel torneo di Mosca. L’anno successivo centra la sua prima finale, al Chennai Open, e si qualifica per le Next Generation ATP Finals di Milano: supera il round robin e viene sconfitto da Chung (poi vincitore del torneo) in una combattutissima semifinale. Nel 2018 Medvedev compie un primo balzo in avanti: si aggiudica due titoli ATP 250 (Sydney e Winston-Salem) e addirittura un 500, quello di Tokyo. A fine anno, è il sedicesimo giocatore del mondo secondo il ranking ATP, un balzo di quasi cinquanta posizioni rispetto all’anno precedente.

L’anno successivo, una crescita fortemente legata ai risultati sul veloce (la terra battuta gli è ancora oggi piuttosto indigesta) lo porta alla vittoria di quattro titoli, tra cui il Masters 1000 di Cincinnati e quello di Shanghai, e anche a centrare la prima finale Slam allo US Open. Sarà sconfitto da Nadal, ma soltanto al quinto e dopo aver rimontato due set. Accede per la prima volta alle ATP Finals di fine anno, ma viene sconfitto nel girone. Nel 2020, vince il Master 1000 di Parigi-Bercy e, soprattutto, delle ATP Finals in cui mostra un livello di gioco veramente straordinario. Basti ricordare che nel corso del torneo sconfigge Djokovic, Nadal, Thiem e Zverev. Prima di allora, soltanto altri tre giocatori (Becker, Djokovic e Nalbandian) erano stati capaci di sconfiggere i primi tre giocatori del mondo nel corso dello stesso torneo.

E arriviamo così al 2021: l’anno inizia alla grande, con la vittoria della Russia nell’ATP Cup e con una grande cavalcata verso la seconda finale Slam, in Australia. Qui, come già ricordato, Medvedev viene sconfitto seccamente da Djokovic e sembra subire il colpo, perdendo in due set al primo turno di Rotterdam da Dusan Lajovic. Nei giorni successivi al torneo Master 1000 di Miami (in cui viene sconfitto nei quarti di finale da Bautista Agut), Medvedev risulta positivo al test del COVID-19, ed è dunque costretto a fermarsi. Come sempre, la stagione sulla terra di Medvedev è piuttosto incolore (sconfitto al primo turno a Roma, al secondo a Madrid), ma si chiude con l’acuto dei quarti di finale raggiunti al Roland Garros. Il russo si riprende del tutto la scena vincendo il Master 1000 di Toronto, e il resto è storia recente: con uno US Open straordinario dall’inizio alla fine, Medvedev si aggiudica il suo primo titolo Slam e consolida la seconda posizione nella classifica mondiale. Partendo dai dati, cercheremo ora di capire quali siano le armi tecniche e tattiche che gli hanno consentito di raggiungere tale straordinario traguardo e, forse, di poter immaginare qualcosa di ancora più ambizioso. 

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Medvedev con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare, su cemento ed erba, l’ottimo saldo tra ace e doppi falli, così come tra vincenti ed errori non forzati. Tutte le statistiche, a cominciare da questa, mostrano un deciso peggioramento sulla terra battuta, sulla quale Medvedev fatica ad imporsi e raramente trova lo spunto per cercare di sorprendere l’avversario con una discesa a rete. In chiave tecnica, tale dinamica si può forse spiegare col fatto che, servizio escluso, Medvedev ha senz’altro la capacità di costruire un vincente, ma diventa straordinario nel farlo se può “appoggiarsi” alla palla dell’avversario, trasformando la sua eccezionale difesa, sorretta da grande mobilità ed infinità apertura alare, in attacco.

In un certo senso, da questo punto di vista Medvedev ricorda un po’ il suo connazionale Nikolay Davydenko (che raggiunse un best ranking di numero 3 al mondo a fine 2006), a cui Medvedev stesso ha dichiarato di ispirarsi dopo la vittoria delle ATP Finals 2020. La differenza sta forse nell’equilibrio tra braccia e gambe nella fase difensiva. Davydenko riusciva a muoversi sul campo (complice una diversa struttura fisica) con ancora più facilità di Medvedev (come dimostrano i risultati molto migliori sulla terra, su cui anche questo fattore diventa determinante) ma, una volta arpionata la palla, spesso finiva per giocare un colpo molto insidioso ma poco pesante e, per questo, difficilmente vincente – per questo motivo il suo successo dipendeva soprattutto dalla capacità di stare molto vicino alla riga di fondo e mettere così pressione agli avversari. Medvedev riesce invece a generare molta più velocità, inducendo anche una forte pressione psicologica sull’avversario, che può trovarsi in un attimo sbalzato dal ruolo di aggressore a quello di disperato difensore; questa abilità, unita alla palla dal rimbalzo molto basso, gli permette di fare gioco anche da molto lontano senza perdere incisività, almeno sulle superfici rapide. Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa sul gioco del russo:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, anche tra cemento e terra, le gerarchie, come ci ricorda la statistica sui match vinti, sono chiare: Medvedev preferisce il cemento, su cui ha vinto circa quattro match su cinque in carriera a livello di tornei del Grande Slam. Si è portati a dedurre che, data la velocità della superficie, la presenza di specialisti e il maggiore ricorso al gioco a rete, Medvedev abbia meno chance di portare gli scambi, in particolare quelli più critici, sul binario a lui più congeniale, quello della manovra e del contropiede. Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi per la vittoria o per la sconfitta del russo.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI MEDVEDEV

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione. Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Medvedev alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è molto generale e preciso: si è verificato in 40 casi e, in tutti e 40, Medvedev ha vinto il match.
  2. “Se Medvedev vince almeno il 70.7% di punti sulla prima e non commette più di 31 errori non forzati, vince il match”. Il pattern ha buona generalità ed estrema precisione: si verifica in poco più dell’80% dei match vinti da Medvedev in tornei del Grande Slam (ovvero in 46 partite) e in nessuna delle sue 17 sconfitte.
  3. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima non superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario e concede più di otto palle break, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, sedici volte. In tutti i casi, Medvedev è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione russo. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Medvedev. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, il tema sembra piuttosto chiaro: Medvedev incrementa le proprie probabilità di vittoria se mette l’avversario in condizione, fin da subito, di giocare “in salita”, ovvero a partire da un’efficacia inferiore sulla prima di servizio (feature più significativa), dalla seconda di servizio (seconda feature più significativa) o da un ridotto numero di palle break (terza feature più significativa). A questo punto, se il russo non commette un numero elevato di errori non forzati (quarta feature più significativa, naturalmente con correlazione inversa rispetto alla vittoria) ha ottime probabilità di portare a casa il match, visto che l’avversario sarà prima o poi tentato di alzare il ritmo, non soltanto commettendo più errori, ma anche esponendosi a sorprendenti difese e a micidiali contrattacchi. La quinta feature in ordine di importanza, ovvero la percentuale di punti vinti da Medvedev sulla prima in assoluto (e non la differenza rispetto alla medesima statistica dell’avversario) ci ricorda che, indipendentemente dal rendimento al servizio dell’altro giocatore in campo, se Medvedev porta a casa pochi punti con la prima, la partita può virare verso uno scontro per così dire a bassa intensità, che non è necessariamente favorevole al russo.

Difficile, ci ricordano anche i numeri, trovare un antidoto per questo cocktail di fattori: ottimi colpi di inizio gioco, grande capacità di difendere e ribaltare lo scambio, carattere forte al punto da restituire nell’ultimo Slam dell’anno a Nole il secco tre set a zero subito in Australia. Per il futuro, chiunque vorrà portarsi al vertice della classifica, quando tramonterà la lunga era di Federer, Nadal e Djokovic, dovrà senz’altro vedersela con Daniil Medvedev.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Medvedev, Berrettini e Tsitsipas hanno le migliori prime del circuito

Il guru dei numeri Craig O’Shannessy ha analizzato i servizi dei Top 10 per vedere chi ne trae più punti diretti e chi è più bravo nello scambio

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Qui l’articolo originale

Quando Matteo Berrettini scaglia una prima di servizio da sinistra, è questione di un lancio di moneta se la palla tornerà indietro oppure no. Quando il ribattitore riesce a tenere in gioco la pallina, invece, è Stefanos Tsitsipas che la fa da padrone, vincendo quasi due punti su tre con la prima da destra.

Un’analisi dei Top 10 nella stagione 2021 da parte di Infosys ATP Beyond The Numbers svela chi vince più punti diretti al servizio e chi, invece, vince la maggior parte dei punti quando la prima di servizio torna indietro, sia sul lato destro sia su quello sinistro. Informazioni dettagliate sulla fonte dei dati possono essere trovate alla fine dell’articolo.

 

Lato destro: punti diretti

Daniil Medvedev conduce in questa categoria con una percentuale del 44.3% (227/512), ricavando il maggior numero di errori in risposta dal lato destro. Questo totale comprende 103 ace e 124 risposte che non hanno trovato il campo. 65 ace sono stati segnati al centro, mentre 38 sono stati direzionati esternamente. Matteo Berrettini (44.2%) e Alexander Zverev (43.8%) sono a distanza di un punto percentuale dal N.2 ATP.

Punti diretti con la prima da destra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti diretti

Berrettini balza in testa alla classifica quando si tratta di causare errori in risposta dal lato sinistro del campo con una percentuale pari al 46.3% (195/421). L’italiano ha messo a segno 80 ace (47 esterni, 33 all’incrocio), collezionando inoltre 115 errori in ribattuta grazie alla sua potente prima di servizio. Gli unici altri due giocatori a trovarsi sopra la soglia del 40% sono Denis Shapovalov (42.7%) e Medvedev (42.6%).

Punti diretti con la prima da sinistra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato destro: punti vinti quando parte lo scambio

Quando la prima di servizio torna indietro, il ribattitore ha guadagnato un certo vantaggio nel punto. Stefanos Tsitsipas conduce questa particolare classifica quando si tratta di servire da destra e vincere il punto, vincendo il 65% degli stessi (241/596). Il N.1 ATP Novak Djokovic (63.5%), Christian Ruud (62.0%) e Andrey Rublev (61.4%) sono gli unici giocatori a posizionarsi al di sopra dei 60 punti percentuali quando la palla torna in gioco.

Punti vinti con la prima da destra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti vinti quando parte lo scambio

Il ventiduenne mancino canadese, Shapovalov, conduce la Top 10 dei punti vinti servendo da sinistra, con la palla che torna indietro, assestandosi ad un 63.5% (139/219). Medvedev (62.5%), Tsitsipas (61.8%) e Rublev (61.5%) sono quelli che superano la soglia del 60%.

Punti vinti con la prima da sinistra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Nel tennis statistiche tradizionali come la percentuale di prime in campo e i relativi punti vinti ci consentono di iniziare a capire il rendimento di un giocatore sulla base della prima di servizio. L’Infosys Serve Tracker getta nuova luce su quante prime di servizio non tornano indietro e su chi gioca meglio quando invece succede. In questa stagione Berrettini e Tsitsipas, per il momento, sono arrivati al top di questi mini-classifiche.

Le fonti dei dati includono le partite giocate nel 2021 nella ATP Cup, negli ATP Master 1000 e alcune tra quelle giocate negli ATP 500 e ATP 250 dove presente la tecnologia Hawk-Eye. I Top 10 (alla data del 23 Agosto) devono aver giocato 20 partite su campi con copertura Hawk-Eye per essere considerati ai fini di questa graduatoria. Il N.11 Christian Ruud e il N.12 Pablo Carreno Busta prendono il posto degli infortunati Dominic Thiem (18 partite) e Roger Federer (13 partite).

Nota di editore: Craig O’Shannessy è lo strategy analyst per la Federazione Italiana Tennis e per i suoi giocatori, incluso Matteo Berrettini

Traduzione a cura di Massimiliano Trenti

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