PREMIUM Sinner, dal cemento di Montecarlo a Hurlingham: dietro le scelte dell’avvicinamento a Wimbledon

Il numero uno del mondo tornerà sull’erba al Giorgio Armani Tennis Classic: non un torneo ufficiale, ma un test controllato dopo il problema accusato al Roland Garros. E intanto a Montecarlo si allena sul duro: una scelta meno strana di quanto sembri

Di Carlo Galati
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Jannik Sinner – Wimbledon 2025 (foto via Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner non giocherà un torneo prima di Wimbledon. Giocherà un’esibizione. La differenza, in questa fase, non è un dettaglio ma quasi il punto centrale del suo avvicinamento ai Championships. Il numero uno del mondo tornerà in campo al Giorgio Armani Tennis Classic, sull’erba dell’Hurlingham Club di Londra, nella settimana che precede il via di Wimbledon. Non ci saranno punti in palio, non ci sarà un trofeo da inseguire e tutto ciò che fa da contorno ad un torneo ufficiale. Ci sarà però ciò che gli serve: erba, ritmo, avversari veri e la possibilità di testare il corpo dopo il problema accusato al Roland Garros.

Per Sinner, oggi, può essere la soluzione più logica. Rientrare subito in un torneo avrebbe significato esporsi a partite ravvicinate, tensione agonistica e gestione meno controllabile dei carichi. Hurlingham, invece, permette di fare un passo verso Wimbledon senza trasformare quel passo in una corsa. Una prova generale, più che un rientro vero e proprio: abbastanza competitiva per dare indicazioni, abbastanza leggera per non diventare un rischio.

Dal duro all’erba: perché Monte Carlo non è una stranezza

Il punto è tutto qui. Dopo il problema fisico accusato al Roland Garros e i controlli effettuati nei giorni successivi, Sinner ha ripreso a lavorare a Monte Carlo. È stato visto in campo con Holger Rune, ma su cemento, non sull’erba. Una scelta che ha inevitabilmente acceso la curiosità: perché preparare Wimbledon sul duro? La risposta è meno bizzarra di quanto possa sembrare.

Il passaggio dalla terra all’erba è uno degli adattamenti più delicati della stagione, forse il più innaturale per un tennista moderno. Cambiano gli appoggi, cambia l’altezza del rimbalzo, cambia la necessità di piegarsi sulle gambe, cambia soprattutto il rapporto con il terreno. Sulla terra si scivola, si costruisce, si allunga lo scambio; sull’erba si abbrevia tutto, il tempo della decisione e quello dell’esecuzione.

Il cemento, in questa fase, può diventare un ponte. Non è erba, certo, ma permette di rientrare dentro un ritmo di palla più rapido rispetto alla terra, senza costringere subito il fisico a quelle micro-correzioni continue che i prati richiedono. È una soluzione che negli anni è stata adottata anche da Novak Djokovic, uno che di gestione del calendario e della preparazione ai grandi tornei qualcosa ha dimostrato di sapere. L’obiettivo non è imitare un metodo per moda, ma ridurre il margine di rischio: riprendere confidenza con la velocità, con il primo colpo dopo il servizio, con la risposta, con le accelerazioni più secche, rinviando di qualche giorno il lavoro specifico sull’erba.

Hurlingham come prova generale verso il Centre Court

Poi c’è un altro aspetto, non secondario: non tutte le erbe sono uguali. L’erba di Wimbledon è un mondo a parte, per caratteristiche tecniche, manutenzione, densità del manto, rimbalzo e atmosfera. Giocare un torneo sull’erba prima dei Championships non garantisce automaticamente di arrivare a Church Road con le sensazioni giuste. Può aiutare, naturalmente, ma può anche appesantire. E per un giocatore che arriva da un allarme fisico, anche se rientrato, il confine tra preparazione e logoramento può diventare sottile.

Ecco perché Hurlingham può rappresentare la via più comoda, e forse più intelligente. Non assegna punti, non costringe a inseguire un tabellone, non impone il peso agonistico di un ATP 500 o di un 250. Offre però ciò che serve: erba vera, clima londinese, avversari di livello, pubblico, ritualità da match. In altre parole, abbastanza tennis per riaccendere gli automatismi, non così tanto da compromettere il percorso verso Wimbledon.

Anche perché il suo Wimbledon non sarà un Wimbledon qualunque. Sinner arriverà da campione in carica, con il carico simbolico che questo comporta, ma anche con la necessità di rimettere in ordine la stagione dopo aver mancato quello che, per lui, era probabilmente l’obiettivo principale dell’anno: il Roland Garros. Parigi rappresentava il grande traguardo da conquistare, il torneo in cui completare un percorso tecnico e mentale costruito negli ultimi mesi. Non è andata come sperava, e proprio per questo Wimbledon arriva nel momento giusto: non come semplice difesa di un titolo, ma come occasione immediata per ricalibrarsi, ritrovare centralità e confermare di essere ancora il riferimento del circuito.

La presenza al “Giorgio Armani Tennis Classic”, dunque, non va letta come un semplice rientro. Va letta come una prova generale controllata. Sinner potrà testare il servizio, capire come risponde il fisico negli spostamenti bassi, misurare la qualità della risposta su una superficie che toglie tempo, verificare la tenuta nei punti brevi. Tutto senza l’urgenza del risultato. Ed è proprio questa assenza di classifica, paradossalmente, a rendere l’esibizione così utile. Perché in questo momento il punteggio conta meno delle sensazioni; e le sensazioni, nel tennis di vertice, spesso decidono più dei numeri.

Sinner e il suo team hanno preso la decisione di programmare la stagione post Parigi, con una logica molto precisa: meno quantità, più qualità; meno accumulo, più selezione. L’idea è quella ovviamente di dare respiro ad un giocatore che ha corso e vinto tanto, sacrificando se stesso e il proprio fisico per l’obiettivo di vincere tutto. Adesso però tocca scegliere e, nel tennis contemporaneo, significa anche saper rinunciare.

In questo senso, il cemento di Monte Carlo e l’erba di Hurlingham sono due fasi della stessa strada. Prima la ricostruzione del ritmo in un ambiente conosciuto e controllabile, poi l’ingresso progressivo nel mondo verde di Londra. Senza strappi, senza fretta, senza la necessità di aggiungere partite ufficiali a una stagione già molto densa.

Wimbledon, per Sinner, comincia prima di Wimbledon, ma non necessariamente comincia con un torneo. Comincia con gli allenamenti, con le sensazioni, con un’esibizione elegante e tecnicamente utile, con la capacità di ascoltare il corpo dopo il segnale arrivato da Parigi. Il resto arriverà dal 29 giugno, quando il tennis tornerà nel suo teatro più antico e Sinner entrerà da campione in carica. Prima, però, c’è una settimana da usare bene, non per vincere qualcosa, ma per arrivare pronto dove conta davvero: a Church Road.

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