Italiani verso New York: sorriso Travaglia, Seppi non molla

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Italiani verso New York: sorriso Travaglia, Seppi non molla

La settimana degli italiani. Nel buio, qualche speranza dalle qualificazioni degli US Open. Travaglia e Brescia positivi, Seppi torna a competere. Il resto non brilla

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In attesa di bilanci finali post US Open, sinora, l’estate sul cemento nord-americano non è andata affatto bene per il tennis italiano, già turbato per la molto discussa positività di Sara Errani a un test anti-doping. Negli appuntamenti più importanti (Washington, Canadian Open, Cincinnati, Stanford) che precedono il grande epilogo di New York con gli US Open, abbiamo avuto ben poche gioie: la maggiore – e questo fa pensare al livello degli altri risultati azzurri- è arrivata dalla solita, incostante, Camila Giorgi, capace a Cincinnati, partendo dalle qualificazioni, di arrivare agli ottavi e di fare soffrire la numero 1 del mondo. Era dunque difficile aspettarsi, nella settimana che precede l’ultimo Slam dell’anno, grandi sorprese positive e difatti non ne sono arrivate. Fa però certamente piacere ritrovare un Andreas Seppi in grado, al rientro nel circuito dopo Wimbledon, di apparire nuovamente molto motivato e su buoni livelli di gioco sin dal suo primo torneo (sconfiggere Tipsarevic e Bedene e perdere di un soffio da Struff non era affatto scontato). Se Lorenzi per sua stessa ammissione ancora deve calibrare nuovamente il suo tennis al cemento all’aperto ed è un po’ in ritardo, se Fabbiano continua a giocare male e ad essere in serie aperta di sconfitte ai primi turni, se la Vinci resta in seria difficoltà di risultati e deve sperare solo che l’aria di New York la rigeneri nuovamente – pena un balzo all’indietro in classifica che potrebbe esser maggiore di una trentina di posizioni- non arrivano certamente buone notizie dalle quali di Flushing Meadows.

La solitamente folta truppa di tennisti italiani che ad ogni Slam si presenta in cerca di gloria, non ha, per usare un eufemismo, brillato e purtroppo anche questa è un’abitudine. Se però a Parigi e Londra negli ultimi mesi avevamo piazzato almeno un paio di tennisti nel tabellone principale, a New York il solo Travaglia, dei tredici tennisti italiani giunti a Flushing Meadows, ha guadagnato un posticino nel main draw. Un risultato che da una parte suona come conferma delle buone qualità del marchigiano, già qualificatosi due mesi fa a Wimbledon: Stefano, se sta bene fisicamente, ha il tennis per trovare un posto nella top 100. Dall’altra, però, queste quali newyorkesi sono la conferma che il nostro movimento sa produrre nel tennis di retrovia, quello dei tennisti non inclusi nella top 100, quantitativamente buoni numeri, specie tra gli uomini, ma che è allo stesso tempo incapace di produrre tennisti capaci di introdursi -anche solo sporadicamente- nel tennis che conta.

 

Venendo all’analisi dei risultati, partiamo dal tennista maggiormente positivo, Andreas Seppi, questa settimana tornato nel circuito, terminando una pausa che durava ininterrotta da Wimbledon. Uno stop, condito da tre settimane di riposo dagli allenamenti, resosi necessario per consentire la periodica terapia all’anca a cui il bolzanino da qualche anno è costretto a sottoporsi. Per il suo ritorno si è recato a Winston Salem, cittadina abitata da poco più di 200.000 persone, ubicata nel North Carolina. Il bolzanino partecipava per la quarta volta al Winston Salem Open (miglior risultato sono i quarti ottenuti nel 2014), l’unico torneo del circuito a disputarsi all’interno di un campus universitario, il Wake Forest University, sin dal 2011, anno nel quale subentrò, come data nel calendario tennistico, a New Haven. Il 33enne di Caldaro (Bolzano), sceso all’86°posto del ranking ATP, al primo turno ha affrontato il coetaneo serbo Janko Tipsarevic, 66 ATP, contro il quale aveva un poco incoraggiante bilancio nei precedenti: lo aveva sconfitto solo in due delle cinque occasioni in cui si erano affrontati (l’ultimo confronto, vittorioso per l’azzurro, era stato sull’erba di Antalya lo scorso giugno). Andreas a Winston Salem è riuscito a mettere in parità il conto dei precedenti, festeggiando con una netta vittoria il suo rientro dopo quasi due mesi nel circuito: in appena 62 minuti di partita, archiviati col punteggio di 6-2 6-2, ha avuto facilmente la meglio, grazie anche a buonissime percentuali con il servizio (80% di punti vinti servendo la prima, 67% con la seconda) su un molto falloso Tipsarevic.

Il secondo turno per Andreas è stata l’occasione di affrontare per la seconda volta in carriera Aljaz Bedene, 48 ATP e 12°testa di serie del tabellone, già sconfitto in tre set molto lottati nell’unico precedente di Miami, nel 2013. In North Carolina per Andreas raggiungere il successo contro il ventottenne sloveno naturalizzato britannico è stato più semplice di 4 anni e mezzo fa, grazie anche ad una decisione arbitrale controversa che quantomeno ha condizionato il finale di partita. Infatti, dopo l’ora di gioco richiesta dal primo set per essere conquistato da Seppi col punteggio di 6-4, nel secondo, il bolzanino è stato aiutato da una reazione spropositata avuta da Bedene. Il britannico, sul 5-4 e servizio, arrivato al set point, se lo è visto cancellare da una chiamata del giudice di sedia contraria a quanto chiamato dal giudice di linea. Da quel momento in poi, si è spenta la luce per Bedene, molto irritato per l’accaduto, che cosi facendo ha agevolato la vittoria di Seppi col punteggio di 6-4 7-5 in 1 ora e 57 minuti di gioco. Al terzo turno, contro Jan-Lennard Struff, 56 ATP, si è presentata per l’allievo di coach Max Sartori la possibilità di vendicare la netta sconfitta dell’anno scorso, rimediata nell’unico precedente proprio a Winston Salem. Purtroppo, Andreas vi è andato soltanto molto vicino, al termine di un match questa volta molto equilibrato. E dire che sul 6-3 5-4 e servizio a favore di Struff, la partita sembrava ormai compromessa per l’azzurro, che invece non solo l’ha portata al terzo, ma ha anche servito a sua volta per il match, prima di perdere al tie-break del setdecisivo, lasciando spazio al 27enne tedesco, vincitore col punteggio di 6-3 6-7(3) 7-6(3) dopo 2 ore e 32 minuti di battaglia.

Anche il nostro numero 2, Paolo Lorenzi, era a Winston Salem, dove è tornato per la seconda volta, dopo la delusione dello scorso anno, quando perse da Bjorn Fratangelo. Quello in North Carolina era il suo terzo torneo consecutivo sul cemento nord-americano, dopo i due Masters 1000 di Montreal e Cincinnati: Paolo ha esordito, grazie al bye ricevuto in qualità di settima testa di serie del tabellone, al secondo turno contro il 23enne mancino brasiliano Thiago Monteiro, 114 ATP, in quello che era uno scontro inedito. Un inizio molto falloso del toscano ha portato il tennista carioca sul 6-2 2-0, mettendo in seria salita la partita per il nostro giocatore, bravo però a sfruttare il calo e i regali dell’avversario nel terzo gioco del secondo parziale e portare la gara sul suo canovaccio preferito, quello della battaglia. Paolo a quel punto è diventato il favorito dell’ incontro e difatti ne è venuto a capo nel terzo, con un break, l’unico del parziale – Monteiro chiuderà con percentuali di punti vinti superiori al 60%, sia con la prima che con la seconda – ottenuto nel nono gioco. Lorenzi ha così portato a casa, dopo 2 ore e 24 minuti di partita, il passaggio al terzo turno, col punteggio di 2-6 6-4 6-4. Il successivo avversario, Taylor Fritz, 116 ATP (ma giusto un anno fa era 53), omaggiato di una wild card dagli organizzatori, era un avversario senza dubbio da prendere con le molle su questi campi, come mostravano le vittorie del 19enne statunitense nei turni precedenti, su Jaziri e Sugita. Paolo, pur servendo male (appena il 46% di prime in campo, 4 ace e ben 7 doppi falli) ha fatto partita pari, perdendo entrambi i set al tie-break, dopo aver rimontato Fritz in ambo i parziali, nei quali lo statunitense era andato a servire per il parziale. Come detto, purtroppo non è bastato: il californiano ha vinto 7-6(3) 7-6(5) in 1 ora e 57 minuti di partita.

Vi era anche un terzo italiano a Winston Salem, Thomas Fabbiano, ancora a secco di vittorie nel circuito maggiore dall’ erba di Eastbourne (da fine giugno, come risultato positivo, ha solo raggiunto i quarti al Challenger di Gatineau, in Canada). Dopo aver perso all’esordio nei tabelloni principali di Wimbledon, Atlanta, Washington, Montreal e Cincinnati, non è andata meglio in North Carolina. Colpa anche di un sorteggio sfortunato, che lo ha accoppiato a Kylie Edmund, 45 ATP,  vincitore con il punteggio di 6-2 6-3 in 1 ora e 11 minuti di un match mai regolarmente in discussione, con Thomas incapace di convertire anche una sola delle quattro palle break conquistate e troppo in difficoltà quando costretto a giocare la seconda (appena il 44% di punti vinti quando non entrava la prima).

Tra le nostre donne, l’unica tennista ad aver giocato nel circuito maggiore è stata la numero 1, Roberta Vinci, 42 WTA. La tarantina si è infatti iscritta all’unico torneo in programma questa settimana, il Connecticut Open di New Haven, competizione appartenente alla categoria dei Premier, dotata di ricco montepremi (776.000 dollari di montepremi) e qualificata entry list (erano iscritte sei top 20). Alla vigilia degli US Open, dove difende i quarti di finale raggiunti l’anno scorso e la relativa pesantissima cambiale di punti (ben 430 che, se persi integralmente, la farebbero uscire quantomeno dalle prime 70), Roberta ha confermato purtroppo di non stare al meglio fisicamente (ha sofferto forti dolori di schiena dopo Wimbledon) e di essere in crisi di fiducia, per colpa dei pessimi risultati nei quali è incappata da febbraio in poi (solo una volta ha raggiunto i quarti, a giugno a Maiorca). Così è in parte comprensibile la brutta quanto netta sconfitta rimediata in Connecticut, dove tornava per l’ottava volta in carriera e dopo i quarti di finale del 2016, suo miglior risultato a New Haven. La Vinci era stata sorteggiata contro la 25enne tennista polacca Magda Linette, 85 WTA, che affrontava per la prima volta. Impossibile per Roberta vincere una partita nella quale non è riuscita a incidere col servizio neanche con la prima (53% punti vinti), entrando poco in partita nei giochi di servizio della Linette, la quale ha vinto il 71% punti giocati con la prima, il 69 % con la seconda e annullato due delle sole 3 palle break concesse. La tennista polacca ha così vinto 6-3 6-1 in appena 61 minuti di partita.

Questa era anche la settimana in cui si disputava il torneo delle quali per gli US Open e ai campi dell’impianto di Flushing Meadows a New York, per provare a entrare nel tabellone principale si è presentata una folta pattuglia di tennisti azzurri, ben 13 (inferiore di una sola unità ai 14 che avevano provato a qualificarsi nei mesi scorsi al Roland Garros e Wimbledon). Nove ragazzi – Riccardo Bellotti, Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Salvatore Caruso, Marco Cecchinato, Simone Giustino, Stefano Napolitano, Stefano Travaglia e Luca Vanni – e quattro ragazze – Georgia Brescia, Jasmine Paolini, Camilla Rosatello e Martina Trevisan, ma, di questi, solo uno è riuscito a garantirsi l’assegno di 50000 dollari garantito a chi sarà in campo da lunedì nel tabellone principale. Trattasi di Stefano Travaglia, capace di bissare l’ “exploit” di Wimbledon: il 25enne tennista marchigiano, sino a quest’ anno rallentato da una sfortunata serie di contrattempi fisici – l’ultimo dei quali, un infortunio alla schiena, gli aveva fatto saltare la prima metà del 2016 – solo da qualche mese ha abbandonato definitivamente i Futures e si sta dedicando a Challenger e qualificazioni dei tornei del circuito maggiore. Fortunatamente ora la sua classifica glielo consente, ma, appena un anno fa,  nell’agosto 2016, era fuori dai primi 500 ATP! A New York, dove era trentesima testa di serie del tabellone cadetto, Stefano ha prima sconfitto il 30enne kazako Aleksandr Nedovyesov, 247 ATP, col punteggio di 7-6(5) 7-5 in 1 ora e 38 minuti, poi ha avuto la meglio in 70 minuti del 23enne statunitense Christian Harrison, 247 ATP, liquidato col punteggio di 6-3 6-1. Nel turno decisivo per guadagnare un posto nel main draw, Stefano ha affrontato e avuto la meglio sul 28enne tedesco Peter Gojowczyk, recente semifinalista sull’erba di Newport e 105ATP, battuto nettamente con un duplice 6-3 in un’ora e sei minuti.

Per il resto, solo due italiani sono arrivati quantomeno al terzo e decisivo turno: Simone Bolelli, che di un soffio ha mancato la terza qualificazione consecutiva ad un torneo dello Slam e Georgia Brescia, 206 WTA al suo esordio nelle quali di un Major. Il bolognese ha avuto la meglio prima sul trentenne tedesco Daniel Brands, 201 ATP, sconfitto 6-2 6-3 in 1 ora di gioco, poi ha vinto una bella partita eliminando il 18enne norvegese Casper Ruud, 110 ATP, col punteggio di 6-2 6-4 in 1 ora e 21 minuti. L’ultimo passo gli è però stato fatale: il 31enne transalpino Vincent Millot, 164 ATP, ha fermato il cammino di Simone, eliminandolo al termine di una partita durata 2 ore e 1 minuto, archiviata con il punteggio di 1-6 6-4 6-3 a favore del francese. Come accennato, anche la Brescia è arrivata molto vicino a qualificarsi: la 21enne “quadrumane” (colpisce sia il dritto che il rovescio impugnando con le due mani la racchetta) di Monza, ha prima vinto in 2 ore e15 minuti contro la 23enne rumena Patricia Maria Tig, 129 WTA, con il punteggio di 7-6(11) 1-6 6-2, poi ha avuto la meglio sull’ex top100 svizzera Stefanie Voegele, 202 WTA, ritiratasi dopo 1 ora e 24 minuti di incontro, con la nostra giocatrice già avanti 6-2 4-2. Nel terzo e ultimo turno, purtroppo, Georgia si è dovuta arrendere di fronte alla 22enne ceca Teresa Martincova, 122 WTA, la quale ha avuto la meglio in 1 ora e 35 minuti con il punteggio di 7-5 6-4.

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Il 2023 delle possibili prime volte: dalla semi Slam di Sinner, ai sette top 50 a caccia di un titolo

Dal primo quarto Slam di Musetti, al taboo finali per Krajinovic, passando per la prima vittoria in un major di Cerundolo. La nuova stagione si apre con diversi atleti pronti a ritoccare i propri record personali

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Jannik Sinner – Vienna Erste Bank Open 2022 (© e|motion/Bildagentur Zolles KG/Photographer)

Con le vittorie di Lajovic e Van Assche nei Challenger di Maspalomas e Maia è calato definitivamente il sipario sulla stagione tennistica, dopo che il circuito maggiore aveva chiuso i battenti con il trionfo di Djokovic alle Nitto ATP Finals di Torino. Per i tennisti adesso è tempo di ricaricare le batterie e affinare la preparazione (magari giocando qualche ricca esibizione) per ripartire tra meno di un mese in Australia e India. E quale miglior momento se non l’off-season per valutare quali possano essere i nuovi traguardi da raggiungere nel corso della nuova stagione?

Il 2023, infatti, si aprirà con diversi atleti a caccia di risultati e titoli che possano rilanciarli dopo una stagione interlocutoria, o consacrarli dopo gli exploit dell’anno in corso. Nella stagione appena conclusa non sono mancate le sorprese con ben 12 tennisti che hanno conquistato il primo titolo della loro carriera. Ma sono in molti ancora a caccia del primo trofeo da mettere in bacheca, o di risultati a livello Slam che possano dare una svolta a ranking e carriera.

Inizio di stagione che vedrà come appuntamento clou l’Australian Open. Sin dalla trasferta “Down Under” c’è già chi è certo di tagliare un traguardo storico a livello personale: Constant Lestienne. Il francese, infatti, farà il suo esordio in un main draw di uno Slam all’età di trent’anni. Lestienne, autore di un ottimo finale di stagione, è l’unico tennista dell’attuale top 100 a non aver raggiunto questo traguardo.

 

Detto del francese Lestienne, occorre rimarcare come vi siano molti tennisti ancora a caccia del primo sorriso a livello Slam. Sorprende pensare che in Australia vi potrebbe essere una testa di serie che non ha mai vinto un match nel tabellone principale di uno Slam. Stiamo parlando di Francisco Cerundolo, attuale numero 30 del ranking ATP, che a livello Slam vanta un bilancio di 0 vittorie e 4 sconfitte. Quest’anno Cerundolo farà il suo esordio nell’Happy Slam, dove vanta come migliore risultato un secondo turno nelle qualificazioni nel 2021. Che sia l’occasione giusta per l’argentino di cancellare questo zero dal suo curriculum?

L’argentino in questa classifica si trova in ottima compagnia. Con lo ‘zero’ alla voce successi vi è anche lo svizzero Marc Andrea Huesler (che vanta due sconfitte raccolte lo scorso anno tra Wimbledon e New York). Huesler  può comunque consolarsi del fatto di aver già un titolo in bacheca, conquistato a Sofia ai danni di Holger Rune. Completano la lista dei top 100 a caccia di una prima volta, l’altro argentino Etcheverry, i Next Gen Lehecka, Tseng – protagonisti a Milano del torneo dedicato ai migliori giovani – e lo statunitense Ben Shelton, autore di una prepotente cavalcata a livello Challenger e capace di sconfiggere Ruud a Cincinnati.

Cerundolo è l’unico top 50 senza una vittoria Slam ma l’argentino può vantare un titolo ATP nel suo palmares conquistato quest’anno a Bastad nel derby con il connazionale Baez. Tuttavia, sono ben 7 i top 50 che inizieranno la stagione con l’obiettivo di vincere un trofeo ATP. Colui che si trova più in alto in classifica è Alejandro Davidovich Fokina, numero 31 del ranking che ha disputato la sua unica finale a Montecarlo, inchinandosi solo al greco Tsitsipas. Scorrendo il ranking seguono l’olandese volante Botic Van de Zandschulp, che nella sua unica finale raggiunta ha dovuto fare i conti con dei problemi respiratori che lo hanno messo fuori causa dopo 7 game. A seguire vi sono Ruusuvuori, arresosi a Pune contro l’esperto Joao Sousa, e Rinderknech, che ad Adelaide ha ceduto il passo al padrone di casa Kokkinakis.

Se i tennisti sopra citati hanno avuto una sola occasione, Brooskby ne ha perse 3 (Newport, Dallas e Atlanta) così come lo slovacco Molcan (Belgrado, Marrakech e Lione). Anche se colui che ha la serie negativa più lunga sta poco fuori la top50. Stiamo parlando di Filip Krajinovic, numero 54 del mondo, che alla voce finale perse vede a fianco il numero cinque‘. Discorso a parte merita Jack Draper. Il Next gen britannico è l’unico top 50 a non aver mai giocato una finale a livello ATP, ma vista la giovane età e il percorso di crescita non mancherà molto al raggiungimento di tali traguardi.

Tra coloro che potranno raggiungere tante prime volte in questa stagione vi è l’argentino Pedro Cachin, numero 56 del ranking ATP. Il classe ’95 è il tennista con il ranking più alto a non aver mai raggiunto nemmeno una semifinale a livello ATP e anche quello col miglior ranking a non aver mai giocato un Masters 1000. Con pochi punti da difendere nei primi mesi dell’anno, i 1000 nordamericani di inizio stagione potrebbero essere per lui l’occasione per festeggiare questo traguardo.

Tornando a parlare di tornei Slam, Ruusuvuori, Baez e Rinderknech sono i tre top 50 che cercheranno di raggiungere per la prima volta il terzo turno in un Major. A caccia, invece, del primo approdo alla seconda settimana di uno Slam vi sono il giapponese Nishioka, l’imprevedibile Bublik, Jack Draper e Alex Molcan.

Hanno raggiunto almeno una volta i quarti di finale a livello Slam i primi 22 del mondo. Colui che è meglio posizionato in classifica a non aver raggiunto questo obiettivo è Lorenzo Musetti, seguito da altri due top 30 quali Daniel Evans e Miomir Kecmanovic.

Se ci si sposta al livello superiore, sono ben 2 degli attuali top10 a non aver mai raggiunto una semifinale di uno Slam: il numero 8 al mondo Andrey Rublev e il numero 9 Taylor Fritz. Se ci si sposta alla top15 vanno considerati anche Rune e Sinner. Per il classe 2003 danese bisogna tuttavia considerare solo il 2022 come stagione vera nel circuito, riuscendo già a raggiungere un quarto al Roland Garros e trionfare nel 1000 di Bercy. Per Sinner, invece, tanta solidità con i quarti raggiunti in tutti e 4 gli Slam. Fisico permettendo, si chiede al tennista altoatesino lo step necessario per spostare in avanti l’asticella.

Si arriva al capitolo finale Slam: oltre a Rublev e Fritz, altri due top10 non hanno mai giocato per il titolo più ambito: Hurkacz e Auger-Aliassime. I numeri sono già impietosi se si guarda a chi ha in bacheca un torneo del Grande Slam. Nella top15 di fine anno solo in 4 possono vantare un Major nel loro palmares: Alcaraz, Nadal, Djokovic e Medvedev, in rigoroso ordine di classifica.

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Berrettini: “Alcaraz merita il n. 1, ma se può diventarlo Ruud possiamo riuscirci anche noi”

“Serve continuità, ma ho il tennis per tornare in top 10”. Impegnato nell’esibizione saudita, Matteo Berrettini ha le idee chiare sulla prossima stagione

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Matteo Berrettini – Diriyah Tennis Cup 2022 (foto via Twitter @DiriyahCup)

La stagione da dimenticare (o da ricordare?) di Matteo Berrettini si è conclusa con il discusso doppio di Coppa Davis. Ora è tempo di preparazione per il 2023 – che peraltro inizierà ufficialmente nel 2022 con l’esordio nella United Cup – e il primo appuntamento fuori stagione per Matteo è stato alla Diriyah Tennis Cup. Trentacinque minuti indolori (speriamo anche letteralmente, visti i guai fisici del nostro) di fronte a Stan Wawrinka che lo ha eliminato in tre tiebrekkoni al primo turno dell’esibizione saudita, dove l’azzurro è in gara anche nel doppio (venerdì pomeriggio in campo assieme a Rublev, contro Thiem/Zverev).

Proprio a proposito dei problemi che lo hanno perseguitato, Matteo inizia la sua conversazione con Reem Abulleil per ArabNews. “Mentalmente, è stata dura. Ero al best ranking, stavo giocando bene ed è arrivato l’infortunio” spiega riferendosi al problema alla mano destra che ha richiesto l’intervento chirurgico. “Mi sono detto, userò questa pausa per migliorare, magari fare qualcosa che non riuscirei quando sono nel Tour. Ha funzionato perché al rientro mi sentivo pronto. Poi, ovviamente, dopo il Covid a Wimbledon tutto è andato un po’ peggiorando, ma sono alti e bassi e, spero, il prossimo anno ci saranno più alti”.

Gli stop forzati hanno chiaramente contribuito a generare stress, con un quasi obbligo di vincere quando riusciva a giocare. “Sentivo che in ogni torneo dovevo giocare bene e guadagnare punti altrimenti la mia classifica sarebbe precipitata ancora di più e non è facile gestire questo genere di pressione. Restare in salute significa quindi anche essere meno stressato ed è uno degli obiettivi. Ovviamente vorrei tornare in top 10 perché il tennis c’è, devo solo essere più continuo”.

 

Che il tennis ci sia non pare in discussione, come dimostrano la permanenza tra i migliori dieci del mondo per due anni e mezzo e i risultati Slam – una finale, una semi e tre quarti negli ultimi cinque Major disputati.

Se è presto per parlare di ricambio generazionale, nel senso che da anni se ne parla ma poi vincono (quasi) sempre Djokovic e Nadal, al vertice del ranking c’è una novità importante, il diciannovenne Carlos Alcaraz. “È incredibile se pensi a tutto quello che ha fatto in così poco tempo” osserva Matteo che lo ha battuto in Australia, perdendoci poi a Rio. “Ho capito che era un giocatore fantastico, ma ciò che ha fatto rimane impressionante per la sua età, per la fisicità che già possiede, per la gestione mentale di tutto quello che gli sta capitando. È stato un anno strano con Novak che non ha giocato metà degli Slam, ma Carlos merita il numero 1 e penso che ciò abbia cambiato un po’ le cose, del tipo forse possiamo farcela anche noi. Prima i numeri 1 erano Novak e Rafa, poi c’è riuscito Daniil [Medvedev] ed è stato impressionante, ma ora anche Casper [Ruud] ha avuto la possibilità dopo lo US Open”.

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ATP

Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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