US Open: Nadal stende Dolgopolov, quarti contro uno splendido Rublev

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US Open: Nadal stende Dolgopolov, quarti contro uno splendido Rublev

Prestazione perfetta di Rafa. L’ucraino non ha risposte contro l’attenzione e l’intensità dello spagnolo. Avrà Rublev, il più giovane ai quarti dai tempi di Roddick nel 2001

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[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1 (da New York, il nostro inviato Luca Baldissera)


Dopo l’autentica lezione inflitta da Karolina Pliskova a Jennifer Brady, 6-1 6-0 in tre quarti d’ora, scendono in campo sul centrale, e di sicuro sono un po’ affannati perchè un match così breve era difficile da immaginare, lo spagnolo Rafael Nadal (31 anni, 1 ATP) e l’ucraino Alexandr Dolgopolov (28 anni, 64 ATP). Rafa strafavorito, ovviamente, ma Alex sta giocando bene, e un paio di partite (sulle sei totali contro lo spagnolo) le ha portate a casa in passato, Queens 2015 e Indian Wells 2014. Il maltempo è un ricordo, è una splendida giornata di sole, calda il giusto, e piuttosto ventilata. Oggi è il Labour Day, l’equivalente del nostro primo maggio, la giornata festiva ha incoraggiato molti newyorkesi a optare per il tennis, c’è parecchio pubblico.

 

Non è un bell’inizio di match, in particolare Alex pare un po’ spaesato, Rafa fa il suo e nulla più. Il che non è mai poco, intendiamoci. Un doppio fallo e un brutto errore costano il break a Dolgopolov nel terzo game, 2-1 e servizio Rafa, un doppio falle e un paio di gratuiti mettono nei guai Nadal tre game dopo, quando lo spagolo, alla battuta in vantaggio per 3-2, annulla due palle del controbreak e poi allunga 4-2. Sta cominciando a viaggiare meglio, il dritto di Rafa, mentre Alex si limita a sparare alcune cannonate estemporanee, ma rimane molto impreciso. Ci sono così altre due palle break in favore dello spagnolo, che trasforma la seconda con un gran rovescio diagonale, 5-2. Il pubblico apprezza e inizia a scaldarsi anch’esso, come sempre durante le partite di Nadal i “Vamos Rafa!” piovono dalle tribune in modo quasi incessante. Quello che fa più male a Dolgopolov è lo sventaglio di dritto a uscire di Nadal (se è per quello fa male a tutti), ma in particolare l’ucraino sembra leggerlo sempre in ritardo, e su quel tipo di pallata, se non anticipi almeno di un istante lo spostamento sei fritto. Rafa se ne rende conto, da fine stratega qual è, e mette a segno tre dritti vincenti consecutivi, chiudendo poi con il servizio il primo set, 6-2.

Nel secondo parziale, il tennis sincopato e fatto di accelerazioni improvvise e difficilmente leggibili di Alex inizia a ingranare un po’ di più, soprattutto l’ottimo servizio con lancio basso e mulinello anticipato (5 ace nel set), ma per questo Nadal non basta. Dopo aver annullato una palla break nel primo gioco, Dolgopolov riesce a condurre fino al 4-4, quando Rafa piazza un break chirurgico per poi chiudere 6-4 tenendo la battuta a zero. Ottimo in questa fase lo spagnolo, sia di testa che di braccio.

La tendenza favorevole a Nadal continua nel terzo set, con Alex messo all’alngolo dalla pressione sempre più intensa di Rafa, e fulminato da gran passanti non appena prova ad attaccare. In 20 minuti, e un solo game lottato, il secondo sul servizio di Dolgopolov, Nadal sale 4-0 con due break, e un parziale di 20 punti a 8. Il match, incredibilmente dato il punteggio, non è affatto male dal punto di vista tecnico, ma è uno show dello spagnolo, che colpendo rilassato dallo schiacciante vantaggio fa vedere tutto il meglio del suo repertorio, intervallato da sprazzi da gran colpi dell’ucraino, che tira a braccio sciolto anche lui, per il motivo opposto. La fine, scontata (6-1 per la cronaca), porta Rafa ai quarti di finale, in attesa di Andrey Rublev o David Goffin, nell’attimo in cui scrivo il giovane russo è avanti 2 set a zero.

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 6-3 (Lorenzo Colle)

Non si vuole fermare la corsa di Andrej Rublev (53 ATP) che elimina la testa di serie numero 9, David Goffin (14 ATP), al termine di una partita bruttina, fortemente condizionata dalle condizioni fisiche del belga e dall’ottusità strategica del russo. Rublev approda per la prima volta ai quarti di finale di un Major e se la vedrà col numero uno del mondo, Rafael Nadal (nessun precedente), nella più classica delle prove del nove dal sapore di scontro generazionale. Rublev è il più giovane a raggiungere i quarti di finale in questo torneo in 16 anni (Andy Roddick, 2001).

I primi tre giochi del match scivolano via rapidi a favore del giocatore al servizio. Sul 2-1, Rublev costringe l’avversario a un game da dodici punti, ma non riesce a procurarsi palle break. La partita stenta a decollare: Goffin si muove con la timorosa economia dei movimenti tipica di chi è reduce da un infortunio, mentre Rublev cerca di spingere appena può, ma è troppo incostante. Si procede senza scossoni fino al 5-5, quando il belga riesce faticosamente a ottenere una chance di break, sulla quale però sotterra un rovescio. Dopo lo scampato pericolo, Rublev piazza tre accelerazioni di dritto delle sue e si porta a casa il parziale col punteggio di 7-5. 

Alla vigilia del secondo set, il timore è che il belga possa aver accusato la fiammata finale del russo, soprattutto considerando che, se la partita si allunga, difficilmente potrà fare gara di fisico e resistenza col suo più giovane avversario. Invece Goffin rientra in campo molto deciso e, nel primo gioco, fulmina Rublev con due risposte vincenti grazie alle quali riesce a portarsi in vantaggio. I break diventano due pochi minuti dopo, sempre per merito di risposte molto profonde che colgono il biondo moscovita impreparato. Rublev, molto nervoso in questi primi giochi, ricomincia a spingere su ogni colpo e stavolta trova il campo, recuperando uno dei due break di svantaggio. Goffin, visibilmente condizionato dalla caviglia, ora fatica a tenere il ritmo forsennato del russo e si fa raggiungere sul 3-3. Il belga gioca praticamente da fermo ed è tenuto a galla solo dalla cecità tattica di Rublev, che invece di farlo muovere, si ostina a tirare forte e basta. Goffin si appoggia benissimo sulle pallate dell’avversario, producendo molti vincenti, ma non si sa per quanto possa andare avanti così. Incredibilmente si approda al tiebreak ed è Rublev ad aggiudicarselo per 7 punti a 5, al termine di una inguardabile serie di errori non forzati da parte di entrambi.

Il break in avvio di terzo set di fatto chiude il match, nonostante l’impegno e la grinta di un Goffin davvero encomiabile. Il belga trova qualche buona risposta e qualche estemporanea accelerazione, ma può fare ben poco nelle sue condizioni. Il sipario cala nell’ottavo gioco sull’ennesimo dritto al fulmicotone del russo: 7-5 7-6 6-3 in due ore e cinque minuti.

Risultati:

A. Rublev b. [9] D. Goffin 7-5 7-6(5) 6-3
[1] R. Nadal b. A. Dolgopolov 6-2 6-4 6-1
[24] J.M. del Potro b. [6] D. Thiem 1-6 2-6 6-1 7-6(1) 6-4
[3] R. Federer b. [33] P. Kohlschreiber 6-4 6-2 7-5

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Entry List

US Open 2021, entry list femminile: quattro italiane a far compagnia a tutte le favorite

Tutta la top 20 presente. Suarez Navarro si concede un ultimo saluto, Bertens no. Dentro Giorgi, Paolini, Trevisan ed Errani

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

C’è ancora un’Olimpiade di mezzo ma intanto a New York si portano avanti con il lavoro e dunque è stata rilasciata la lista delle partecipanti agli US Open 2021, l’ultimo Slam stagionale. Al momento non ci sono assenze tra le prime 20 giocatrici del mondo e la prima a non risultare iscritta è proprio la n. 21 Kiki Bertens. L’olandese aveva annunciato un mese fa l’intenzione di chiudere la carriera nel giro di poco tempo e stando così le cose il torneo olimpico di Tokyo sembra essere il suo ultimo evento agonistico. Oltre a Bertens non saranno presenti Svetlana Kutsnetsova (vincitrice dell’edizione 2004) e le due cinesi Zheng Saisai e Zhu Lin. A sfruttare il ranking protetto sarà invece Carla Suarez Navarro la quale dopo il Roland Garros, Wimbledon e le Olimpiadi, sta facendo un vero e proprio tour d’addio più che meritato.

Il numero di italiane ammesse direttamente nel tabellone principale sale a quattro giocatrici rispetto alle tre di Wimbledon perché oltre alle solite Camila Giorgi, Jasmine Paolini e Martina Trevisan, va aggiunto il ritorno di Sara Errani, che occupa proprio con l’ultimo posto disponibile. Per lei, che in passato raggiunse anche una semifinale nel 2012, è la prima apparizione a Flushing Meadows dal 2016.

L’entry list aggiornata degli US Open

 

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Flash

Ufficiale: pubblico al 100% per tutto lo US Open 2021

Nessun limite di pubblico a Flushing Meadows quest’estate: sarà il primo torneo a giocarsi interamente con gli spalti pieni

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Arthur Ashe Stadium US Open
Fans all'Arthur Ashe Stadium - US Open 2019 (Photo by Allison Joseph/USTA)

Lo US Open 2021 sarà il primo torneo del circuito di tennis professionistico a disputarsi per intero con gli spalti pieni, senza riduzioni dovute alla pandemia di Covid-19. Lo ha comunicato lo US Open e l’USTA sui loro canali ufficiali. Potremmo perciò rivedere in estate (dal 30 agosto al 12 settembre) un altro torneo con il 100% della capienza di pubblico per la a livello Slam dall’inizio della pandemia: l’ultimo torneo Major giocato interamente senza restrizioni fu infatti l’Australian Open 2020, vinto da Novak Djokovic.

Un primo assaggio di ciò che ci aspetterà allo Slam di Flushing Meadows lo avremo nella fase finale del prossimo torneo di Wimbledon. Nonostante un preoccupante aumento dei casi di contagio – dovuti alla diffusione della “variante Delta” – in Gran Bretagna, a Church Road il torneo si giocherà quasi interamente con la capienza dimezzata, ma il governo e gli organizzatori del torneo hanno trovato un accordo per cui in occasione delle finali (sabato 10 e domenica 11 luglio) il Campo Centrale di Wimbledon sarà pieno al 100% della sua capacità.

 

Negli Stati Uniti le vaccinazioni procedono a ritmo serrato: quasi metà popolazione è stata già immunizzata con due dosi di vaccino anti-Covid (o con la dose unica Johnson&Johnson). Nello stato di New York il 70% della popolazione adulta ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, riporta la NBC, mentre oltre il 50% è già stata immunizzata. Grazie a questi numeri il torneo quest’estate potrà riaccogliere gli appassionati senza limitazioni all’accesso: nell’ultima edizione “Covid-free”, lo US Open 2019, hanno assistito al torneo oltre 700.000 spettatori, mentre fu desolante quella del 2020, vinta da Dominic Thiem. Si giocò con gli spalti interamente vuoti.

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Focus

Gli outfit dello US Open 2020

Bene (per una volta) Serena Williams. Benissimo Osaka. Agassi è di nuovo tra noi. Djokovic impeccabile… non come in campo. A Berrettini serve più fantasia

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Serena Williams - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche i tennisti sono rimasti loro malgrado in pigiama e pantofole per un sacco di giorni. Niente scarpe, fascette e polsini. Immaginiamo che avranno avuto una voglia matta di tornare a sfoggiare quelle che sono le loro uniformi, come il camice per il dottore, la toga per gli avvocati e la divisa per i poliziotti. A maggior ragione considerando che il primo Slam dell’era post-Covid è stato lo US Open, dove si sa, in termini di outfit, vale un po’ qualsiasi cosa. E noi siamo lieti, a pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, di poter tornare a commentare quelli che sono riusciti a scegliere gli abiti migliori e quelli che invece, a forza di girare per casa con quello che trovavano, hanno perso il buon gusto in fatto di vestire.

Serena Williams – Nike

Finalmente! No, Serena non ha vinto il tanto agognato 24esimo titolo Slam – fermata in semifinale da un’ispiratissima Vika Azarenka – ma, per una volta, ha centrato la mise in campo. Nike le ha creato un abito elegante dalle linee abbastanza classiche, mettendo da parte gli eccessi di dubbio gusto. Molto graziosa la gonna dai volant asimmetrici ma senza esagerazioni. Azzeccati i colori: beige per la sessione diurna e rosso carminio per quella serale. Unico neo, l’elastico per capelli col doppio pon pon. Un po’ naïf e fuori contesto ma, trattandosi di un piccolo accessorio, glielo perdoniamo. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Novak Djokovic e Lacoste

Lacoste dimostra ancora una volta l’estrema eleganza nella scelta dei completi con i quali presentare a un torneo il suo uomo immagine: il numero uno del mondo Novak Djokovic. Le due versioni disegnate per lo US Open sono complementari: sfondo blu elettrico con il lato destro decorato da righe oblique candide, per i match serali e maglietta total white, con le medesime righe color blu elettrico, per i match giocati sotto il sole di Flushing Meadows. Il pantaloncino si intona di volta in volta al colore delle righe creando un effetto molto chic. Anche a New York, quindi, Lacoste si conferma indiscussa regina di stile nel mondo del tennis, senza strafare ma puntando su uno stile semplice e classico. Il bianco piace sempre molto. Certo il completo con la maglietta candida non passerà alla storia per aver però portato fortuna a Nole nel match contro Carreno Busta, ma questo è un altro discorso!

 
Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica – US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Il coccodrillo colpisce nel segno però anche con la sua collezione “basic”, riservata a tutti coloro che non si chiamino Djokovic. La polo di Daniil Medvedev è ad esempio un riuscito gioco di linee (due verticali, bianche, spezzate a metà) e colori molto classici (il blu sulla spalla e il nero nel resto). Peccato per le scarpe verde acido Nike che ci stanno a dire ben poco. In ogni caso se il russo ha fatto un passo indietro nel risultato rispetto all’anno scorso, fermandosi in semifinale, ha fatto un passo in avanti nel look rispetto alla rivedibile fantasia a ragnatela che gli era stata appioppata nel 2019. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka – Nike

Nike si ispira a un quadro di Mondrian per infilare Naomi Osaka in una tuta da super eroina. Come consuetudine a New York il modello viene presentato in due diverse varianti: il colore dominante resta in entrambe le versioni il viola, ma le forme geometriche che completano il look sono in un caso salmone e arancione chiaro, nell’altro nere e giallo fluo. La tutina super aderente viene smorzata da un paio di short che Osaka indossa sopra quella che pare essere una seconda pelle. Un completo molto difficile da sfoggiare, ma che Naomi riesce a valorizzare al meglio trasformandolo in uno degli outfit più riusciti e originali di questa edizione dello US Open.

Naomi Osaka – US Open 2020 (photo by Adam Glanzman/USTA)

Naomi a New York si dimostra una vera eroina, non solamente per aver conquistato il suo terzo titolo Slam, ma soprattutto per il coraggio di utilizzare la sua immagine a sostegno della lotta contro il razzismo. Osaka ha giocato sette match e a ogni ingresso in campo ha indossato una mascherina nera con scritto il nome di una vittima del razzismo. Naomi ha alzato al cielo la coppa indossato l’outfit viola, nero e giallo. Una volta rientrata nello spogliatoio è scivolata fuori dalla sua tutina per infilarsi la maglia di un altro eroe dello sport: Kobe Bryant. E così con il numero otto dei Lakers in bella vista è tornata sull’Arthur Ashe per le foto di rito. Perfetta anche nel cambio d’abito finale, insomma. (Chiara Gheza)

Collezione Nike Agassi

Un outfit nel segno dell’amarcord. La collezione dedicata al “Kid” di Las Vegas ci fa rivivere gli anni d’oro del giovane ex campione, rivoluzionario non solo nel maneggiare la racchetta con esasperato anticipo, ma anche nell’osare una mise inedita e “ribelle”. Ed ecco l’acrobatico Shapovalov indossare la celebre T-Shirt con maniche larghe giallo fosforescente, molto anni ’90, che staccano benissimo sul bianco della parte anteriore e il nero sulla schiena. E poi i mitici pantaloncini di jeans, portati sopra gli short aderenti giallo fluo. Il tutto è ovviamente molto psichedelico e futurista, in perfetto stile US Open. Il revival è una bella idea, tuttavia dal punto di vista prettamente estetico e dell’eleganza non era il massimo allora e non lo è neanche trent’anni dopo. Ma almeno “Shapo” non si è ossigenato i capelli e sfoggia un biondo naturale. E niente capelli a spazzola. Decisamente più classy il canadese anche se il cappellino portato al contrario sarebbe sempre da evitare.

Futurista, sgargiante e grintosa anche la collezione femminile. Vika Azarenka indossa magnificamente gli short di colore fucsia. I pantaloncini le portano decisamente bene, li indossava anche quando vinse il suo primo titolo Slam a Melbourne, nel 2012. La canotta, semplice e accollata, anch’essa fucsia, è variegata con “macchie” viola e righe diseguali bianche, con un pizzico di giallo fluo. Semplice ma accesa, essenziale ma esplosiva, proprio come il gioco di Vika in campo. (Laura Guidobaldi)

Vika Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Adidas

Semplicità e sobrietà per la collezione Adidas di fine agosto, con un tocco di vivacità grazie al color ciclamino. Per Sascha Zverev pantaloncini dalla tinta accesa abbinati alla T-shirt grigio chiaro lievemente “spruzzata” di grigio perla, gli conferiscono un’aria un po’ sbarazzina. Anche la fascetta sulla fronte, dello stesso colore degli short, contribuisce a ravvivare un completo decisamente classico.

Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche la versione Adidas femminile è, come sempre, raffinata. Forse questa volta manca un po’ di originalità ma il gonnellino è comunque vezzoso con, inoltre, un tocco di “grinta”, grazie alla tinta “dégradé” del color ciclamino. Così come è di buon gusto la canotta bianca con il richiamo del colore viola chiaro della gonna sui bordi delle spalline. La fascetta è rigorosamente colorata, come il gonnellino. Tutto molto carino ma non eccezionale. (Laura Guidobaldi)

Karolina Muchova – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Fila

Fila sceglie un completo spezzato per vestire Sofia Kenin a New York: canotta blu in stile marinara e gonnellino a vita alta verde menta. La tonalità scelta per la gonna è accesa, allegra e fuori dagli schemi. Forse la forma della stessa si potrebbe rivedere poiché sembra troppo corta e troppo aderente, quasi scomoda per muoversi sul campo. Lo stesso outfit, ma con gonnellino svolazzante avrebbe potuto essere tra i più riusciti di questo Slam, in campo femminile.

Sofia Kenin – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Per i maschietti il brand di Biella sceglie un abbinamento più sobrio. Il blu navy per la maglia viene confermato anche in versione uomo. La tonalità molto scura è illuminata da sottili linee orizzontali che decorano l’intera maglietta. Il pantaloncino è invece classico, bianco con un paio di inserti laterali blu e rosso. Diego Schwartzman abbina poi il polsino blu e rosso completando così un outfit perfetto e senza tempo. Non certo il look più originale visto a Flushing Meadows, ma decisamente di classe e, come insegna Chanel, lo stile e la classe non passano mai di moda. (Chiara Gheza)

Diego Schwartzman – US Open 2020 (photo by Mike Lawrence/USTA)

Matteo Berrettini – Lotto

Ennesimo outfit di Matteo Berrettini, firmato Lotto, molto lineare e semplice. Fin troppo lineare e semplice. Maglietta rosso fuoco con bordino navy e stemma dello storico marchio di Treviso in bianco. Pantaloncini navy a richiamo. Nessun fronzolo. Che ne so una striscia sulla maglietta, dei motivi nei pantaloncini. Nulla di nulla. Zero assoluto. Il risultato è inevitabilmente ordinario per non dire banale. E dire che in questi tempi di revival anni novanta Lotto potrebbe attingere ai meravigliosi completi indossati in quegli anni da Boris Becker e Thomas Muster, con i loro motivi colorati e sgargianti, rivisitandoli in chiave moderna. Ci riflettano per favore che cominciamo ad essere stanchi di vedere il nostro bel Matteo vestito in maniera così scialba. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Andy Murray – Castore

Castore è il nome di una montagna del massiccio del Monte Rosa alta oltre 4mila metri e di un sistema stellare facente parte della costellazione dei gemelli. Non si sa a cosa i fratelli Beaton, Tom e Phil, nativi di Liverpool, ex sportivi di alto livello, rispettivamente nel Cricket e nel Calcio, si siano ispirati quando hanno fondato l’omonimo brand d’abbigliamento sportivo. In ogni caso l’obiettivo era puntare in alto. Molto in alto. A quello che probabilmente è uno degli atleti, se non l’atleta, più riconoscibile del Regno Unito, ovvero l’ex n.1 del mondo Andy Murray. Dall’inizio del 2019, il fenomeno scozzese veste infatti gli outfit di questo piccolo ma ambizioso brand locale, con un simbolo formato da due ali.

Andy Murray – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

La collaborazione era partita all’insegna della semplicità, con T-Shirt eleganti e semplici, in puro stile Murray, come quella indossata nello sportivamente drammatico match contro Roberto Bautista Agut agli Australian Open. In questi US Open post-Covid però c’è stato il salto di qualità, con uno degli outfit della seconda edizione della Andy Murray Collection (AMC). Raffinatissima e al contempo aggressiva la maglietta bianca con due righe blu notte abbinata a pantaloncini blu notte con laccetti bianchi. So British. Un outfit non per tutti. In tutti i sensi dato che la combo top-pantaloncini sul sito ufficiale costa in totale 150 euro. Ma si sa, lo stile ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – Diadora

Da un paio di stagioni Diadora, marchio iconico nel mondo del tennis, basti pensare alle scarpe di Bjorn Borg o alle polo di Gustavo Kuerten, si è riaffacciata nel tennis che conta. Lo ha fatto con una scelta di testimonial non di primissimo piano ma comunque interessanti: l’esperto olandese Robin Haase, l’esplosivo tedesco Jan-Lennard Struff e il giovane spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Gli outfit sono un trait d’union tra passato e presente. Tagli e fantasie un pò retrò, colori e vestibilità assolutamente contemporanee. La collezione del marchio veneto per questi US Open era tutta giocata sul verde, nelle su diverse sfumature: verde bosco (nel chevron sulla maglietta e nei pantaloncini), verde acceso (nella parte superiore della t shirt) e verde lime (nelle finiture). Un look riconoscibile e di impatto che riporta dritto dritto Diadora al top nel settore. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Bonus Off Court – Non sappiamo chi sia e chi abbia fatto l’abito ma vorremmo saperlo al più presto

Per quanto ci si possa vestire in maniera stravagante per seguire una partita di tennis è difficile farsi riconoscere tra la folla. Soprattutto tra quella immensa dell’Arthur Ashe Stadium. Ma quest’anno era tutto diverso come ben sappiamo. E così abbiamo potuto apprezzare come merita questo fenomenale completo a pois multicolori con la cravatta in tinta sfoggiata da uno dei pochissimi spettatori. Non è dato sapere chi sia quest’individuo e cosa ci facesse sugli spalti mentre Medvedev e Rublev se le davano di santa ragione. Dai commenti su Twitter pare possa essere uno degli Chef presenti nella bolla newyorkese. Così come non è dato sapere dove abbia comprato il suo outfit. Fatto sta che è magnificamente kitsch. Numero uno vero. (Valerio Vignoli)

Il calendario compresso di questo 2020 ci impone di darvi appuntamento già tra tre settimane, quando commenteremo le scelte compiute dai vari marchi per il Roland Garros pronto a cominciare: saranno lanciata nuove collezioni o verranno ‘riciclati’ i completini dello US Open, con i quali i giocatori sono scesi in campo anche a Roma? Non molto è trapelato sinora, tranne le scelte di Nike già rese note a maggio – Nadal dovrebbe vestire così; si tratta però di una collezione estiva, pensata prima del rinvio del torneo a settembre. Non resta che attendere la prova del campo.

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