US Open: speedy Pliskova. Gioia USA con Keys e Vandeweghe

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US Open: speedy Pliskova. Gioia USA con Keys e Vandeweghe

Bastano 48 minuti a Karolina per dominare la povera Brady. Ai quarti troverà Coco. Svitolina (battuta da Keys) saluta la corsa al n.1. Kanepi supera Kasatkina

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[1] K. Pliskova b. J. Brady 6-1 6-0 (Tommaso Voto)

Finalmente un pomeriggio tranquillo per la n.1 del seeding  Pliskova, che annienta l’americana Brady con i suoi fendenti piatti e potenti ed approda ai quarti di finale degli US Open, dove attende la vincente della sfida tra Vandeweghe e Safarova. È stato un assolo  quello della tennista di Louny, tuttavia le perplessità sul suo stato di forma restano, anche perché il test Brady è stato decisamente poco probante. Il 4-0 iniziale é già un macigno per Jennifer, che manca di esperienza e di tecnica per reggere le bordate della sua avversaria, che, pur con qualche svarione, tiene il servizio ed annulla le opportunità di controbreak. Chiuso il primo parziale con un rotondo 6-1, le difficoltà della ragazza di Harrisburg sono continuate, soprattutto perché c’è  scoramento e un’evidente confusione tattica. Tutto scorre rapidamente, la ceca va subito avanti nel punteggio anche nel secondo set e l’incontro si spegne del tutto. Anche l’Arthur Ashe non riesce a motivare la tennista di casa che mestamente stringe la mano alla ceca e si avvia negli spogliatoi.

Questi US Open per Brady restano comunque positivi, infatti oltre al quarto turno da lunedì entrerà nella top 70 (probabilmente intorno alla 65esima posizione). Un best ranking che certifica i passi avanti già visti in Australia. Discorso diverso per Karolina, che supera il turno agevolmente ma non è ancora chiaro il suo potenziale effettivo. Contro avversarie più solide servirà attenzione, mobilità e convinzione, elementi, che per ora, latitano nel gioco della ceca. Questa vittoria è importante per il morale della Pliskova e per la sua corsa al n.1 del ranking, che si sta trasformando in un thriller estivo decisamente interessante. È ormai una gara ad eliminazione diretta, in cui alcune candidate al trono cadono sotto i colpi di ex-vincitrici slam, (Halep che perde da Sharapova e Muguruza da Kvitova), altre arrancano tra condizione fisica deficitaria (Kerber) e limiti tecnici evidenti (Wozniacki). È stata la sconfitta della spagnola, sorpresa dalle saette di una rediviva Petra, a rimescolare nuovamente le carte, in quanto Muguruza resta in testa alla race, ma può essere superata da Pliskova, in caso di finale, e da Svitolina se arriva in semi. L’eventuale semifinale tra Karolina ed Elina decreterebbe sia la finalista che la nuova regina del tennis, ma è chiaro che il “feticcio” n.1 sia importante, soprattutto dal punto di vista mediatico, ma è il titolo slam il vero obiettivo per Pliskova.

 

[20] C. Vandeweghe b. L. Safarova 6-4 7-6(2) (Antonio Ortu)

Vince senza brillare Coco Vandeweghe. Batte in due set Safarova guadagnandosi i quarti di finale a New York, tra il suo pubblico, per la prima volta in carriera. Quarto di finale numero quattro per lei in totale negli Slam, dove la attende la numero uno del mondo Karolina Pliskova. Da sottolineare il fatto che a Flushing Meadows non aveva mai passato il secondo turno. Coco, t.d.s. 20, trova così la seconda vittoria su Safarova in cinque confronti, entrambe centrate negli Slam. Per Lucie a fine match c’è qualche rimpianto per non aver concretizzato tre palle break nel primo e un break di vantaggio nel secondo. Era la terza giocatrice ceca nel quarto turno dello US Open, il che non accadeva da 26 anni. Mentre gli Stati Uniti ne vantavano cinque agli ottavi, dopo 14 anni.

Vandeweghe vince i primi sei punti dell’incontro, ma la giocatrice ceca utilizza il suo buon servizio per entrare in partita. In due game piuttosto mal giocati da parte di Coco, il terzo e il quinto, Lucie si guadagna palla break, ma non riesce a iniziare lo scambio e viene costretta all’errore dalla potenza della numero 20 del seeding. Safarova trova qualche difficoltà a ribattere il servizio dell’avversaria: nonostante quest’ultima metta in campo una prima su due, anche la sua seconda dà molto fastidio alla ceca. Vandeweghe non è da meno, oggi non del tutto a suo agio nella sua terza partita di fila sul centrale di Flushing Meadows. Ancora imprecisa nel suo turno, è costretta ad annullare una terza palla break sul 4-4, la più pericolosa, raccogliendo un’altra risposta sbagliata di Safarova. Perso il game chiave, Lucie accusa il colpo, serve poche prime e commette tre errori che le costano il primo set. 6-4 per Coco, cinica.

La finalista al Roland Garros 2015, che poteva fare meglio nella prima frazione, inizia il secondo abbastanza bene, pur commettendo degli errori nei turni di risposta che avrebbero messo pressione su Vandeweghe. Sotto 2-1 con tre vincenti si porta 40-0, ma concede da lì una delicata palla break, senza che la giocatrice di New York abbia fatto granché. La prima di servizio arriva provvidenziale: 2-2. Dopo essersi salvata, Safarova trova un meritato break, il primo del match per lei. Però Coco reagisce immediatamente e fa pagare cara la poca incisività della seconda di servizio a Lucie, trovando il controbreak. Vinto con attenzione il settimo game ai vantaggi, Vandeweghe si ritrova anche a due punti della vittoria, ma la mancina ceca, seppur titubante, si tira fuori dai guai e approda al tie-break. Sul 3-2, Safarova è costretta all’errore a rete e non vincerà più un punto da lì in poi. Con un ace, l’allieva di Pat Cash vince la partita in due set tirati dopo 1 ora e 40. Ora la attende una sfida intrigante, che infiammerà il pubblico statunitense, contro Karolina Pliskova. I precedenti dicono due vittorie per parte, l’ultima di Karolina sull’erba di Stoccarda, ma Vandeweghe (tra l’altro sicura di best ranking lunedì prossimo e speranzosa di diventare la numero uno USA) ha vinto a Wimbledon l’unico meeting negli Slam.

[Q] K. Kanepi b. D. Kasatkina 6-4 6-4 (Roberto Ferri)

La “ammazza Ostapenko” Daria Kasatkina (n. 38 WTA, 20 anni) oggi era chiamata alla prova di maturità negli ottavi di finale dello US Open contro l’estone Kaia Kanepi (n. 418, 32 anni), ultima superstite delle giocatrici giunte dalle qualificazioni e l’ha fallita nettamente, sia tatticamente sia tecnicamente. Non inganni comunque il ranking infimo di Kanepi: l’estone giunse al numero 15 del mondo nel 2012 prima che dolorosi e seri problemi alle piante dei piedi la costringessero a un lungo periodo di inattività.

La russa in avvio mostra la malizia di una veterana quando sceglie di mandare al servizio la lettone dopo aver vinto il sorteggio. Kanepi, infatti, ancora fredda perde subito la battuta e riesce a riportarsi in parità solo dopo quattro game grazie ad una tattica molto aggressiva favorita da un atteggiamento passivo di Kasatkina. Le potentissime sbracciate di diritto di Kanepi avranno deliziato il suo ex compagno di allenamento Gerd Kanter, discobolo di chiara fama e suscitato l’invidia di del Potro, ma la nativa di Togliatti (un po’ di Italia anche per noi) le si offre con la condiscendenza di un agnello sacrificale, senza neppure abbozzare un tentativo di difesa che vada oltre la speranza di qualche errore gratuito. Che la gigantessa lettone per la verità commette, ma ampiamente compensato da un’infinità di vincenti. Il primo parziale termina con due game all’incontrario, ovvero vinti a zero dalla giocatrice in risposta. Che la WTA debba riflettere sulla possibilità di introdurre qualche regola a protezione della giocatrice al servizio?

Con discutibile scelta tattica Kasatkina anche nel secondo set continua, per ragioni chiare solo a lei, a consentire a Kanepi di sparare il suo diritto giocandolo da ferma, pur dopo aver usato con successo qualche slice lungolinea a inizio del parziale. Ottiene quindi di farsi togliere subito il servizio e di trovarsi 1-4 in pochi minuti. Settimo game oggetto di fiera contesa tra le due ostrogote; in un tripudio di diritti vincenti, errori tattici e orrori tecnici durato circa dieci minuti e 26 punti, la giovinetta russa si riporta vanamente in teorica parità, poiché subito dopo riconsegna il servizio a Kanepi che, forse commossa da tanta generosità, glielo rende prontamente sul 5-3!

Ma non è giornata di gloria per l’under 21. Sospinta dall’ennesimo diritto lettone contro i teloni di fondocampo, Kasatkina mette fuori un passante di rovescio e consegna a Kanepi i quarti di finale degli US open, ai quali approda sette anni dopo la prima volta. Saranno la Svitolina oppure la Keys a provare a sbarrarle il passo verso la semifinale. Ma già così la sua avventura ha il sapore di una fiaba.

 

[15] M. Keys b. [4] E. Svitolina 7-6(2) 1-6 6-4 (Michele Trabace)

Con un coraggio immenso e con la bolgia dell’Arthur Ashe Madison Keys supera in 3 set Elina Svitolina. La ragazza americana, allenata da Lindsay Davenport, si libera dalle sue paure proprio nel momento topico del match, ribaltando l’esito dell’incontro che pareva stesse andando a favore dell’ucraina. Invece è Keys a irrompere nei quarti di finale degli US Open per la prima volta in carriera e forse può essere il momento della verità per la sua stagione. Finisce qui la corsa al primo posto del ranking mondiale per la numero 4 del seeding, capace come mai nessuno prima di vincere tre titoli premier five nel corso della stagione (DubaiRoma e Toronto), ma che oggi nel momento decisivo si è fatta travolgere. Prima di questo appassionante scontro tra le due c’era un solo precedente, disputato a New Haven nel 2015 e vinto da Keys.

Parte forte dai blocchi la recente vincitrice del torneo di Stanford che va avanti subito 3 a 0, Svitolina si riassesta e trova il contro-break, portandosi sul 2 a 3. La statunitense strappa nuovamente il servizio alla sua avversaria, la quale per la seconda volta riequilibria le sorti di questo set, andando sul 4 pari. Madison rischia di vedersi sorpassata quando nel nono game si salva da 15-40, Svitolina non ne approfitta e si arriva al tie-break per decidere l’esito di questa prima frazione: Keys è magistrale nel portarsi sul 5 a 0 grazie in successione ad una spettacolare stop volley di rovescio, un diritto vincente lungolinea ed un rovescio altrettanto vincente e ancora lungolinea, indirizzando cosi il tie-break, vinto poi per 7 punti a 2 al secondo set point utile con un rovescio che si stampa sul nastro da parte di Svitolina. La reazione della nativa di Odessa è veemente, con un parziale di 5 giochi consecutivi vola rapidamente sul 5 a 0, chiudendo poco dopo 6-1 il secondo set con una volée di rovescio. Si va al terzo e decisivo set.

La contesa ora si fa serrata, nei primi turni di servizio entrambe sono costrette ad annullare diverse palle break (2 Keys e 3 Svitolina) per mantenere il proprio turno di battuta. La prima ad allungare è Elina, la quale ottiene un prezioso break nel quinto game e riesce a difenderlo, seppur a fatica, allungando sul 4 a 2. Keys sembra poter cedere, ma nel momento di massima difficoltà, torna in partita lasciando andare tutti i colpi e ribaltando la situazione sul 5 a 4 in suo favore. Svitolina avverte tutta la pressione, l’americana esalta i suoi connazionali con un altro game disputato in maniera aggressiva e al primo match point, con un rovescio lungolinea vincente, può esplodere dopo due ore di gioco la gioia liberatoria di Keys accompagnata da tutti gli spettatori dell’Arthur Ashe. È dunque lei a qualificarsi per i quarti di finale dove troverà Kanepi, con la quale nell’unico precedente ha perso nel 2015 a Madrid.

Risultati:

[1] Ka. Pliskova b. J. Brady 6-1 6-0
[20] C. Vandeweghe vs L. Safarova 6-4 7-6(2)
[Q] K. Kanepi b. D. Kasatkina 6-4 6-4
[15] M. Keys b. [4] E. Svitolina 7-6(2) 1-6 6-4

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Entry List

US Open 2021, entry list femminile: quattro italiane a far compagnia a tutte le favorite

Tutta la top 20 presente. Suarez Navarro si concede un ultimo saluto, Bertens no. Dentro Giorgi, Paolini, Trevisan ed Errani

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

C’è ancora un’Olimpiade di mezzo ma intanto a New York si portano avanti con il lavoro e dunque è stata rilasciata la lista delle partecipanti agli US Open 2021, l’ultimo Slam stagionale. Al momento non ci sono assenze tra le prime 20 giocatrici del mondo e la prima a non risultare iscritta è proprio la n. 21 Kiki Bertens. L’olandese aveva annunciato un mese fa l’intenzione di chiudere la carriera nel giro di poco tempo e stando così le cose il torneo olimpico di Tokyo sembra essere il suo ultimo evento agonistico. Oltre a Bertens non saranno presenti Svetlana Kutsnetsova (vincitrice dell’edizione 2004) e le due cinesi Zheng Saisai e Zhu Lin. A sfruttare il ranking protetto sarà invece Carla Suarez Navarro la quale dopo il Roland Garros, Wimbledon e le Olimpiadi, sta facendo un vero e proprio tour d’addio più che meritato.

Il numero di italiane ammesse direttamente nel tabellone principale sale a quattro giocatrici rispetto alle tre di Wimbledon perché oltre alle solite Camila Giorgi, Jasmine Paolini e Martina Trevisan, va aggiunto il ritorno di Sara Errani, che occupa proprio con l’ultimo posto disponibile. Per lei, che in passato raggiunse anche una semifinale nel 2012, è la prima apparizione a Flushing Meadows dal 2016.

L’entry list aggiornata degli US Open

 

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Flash

Ufficiale: pubblico al 100% per tutto lo US Open 2021

Nessun limite di pubblico a Flushing Meadows quest’estate: sarà il primo torneo a giocarsi interamente con gli spalti pieni

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Arthur Ashe Stadium US Open
Fans all'Arthur Ashe Stadium - US Open 2019 (Photo by Allison Joseph/USTA)

Lo US Open 2021 sarà il primo torneo del circuito di tennis professionistico a disputarsi per intero con gli spalti pieni, senza riduzioni dovute alla pandemia di Covid-19. Lo ha comunicato lo US Open e l’USTA sui loro canali ufficiali. Potremmo perciò rivedere in estate (dal 30 agosto al 12 settembre) un altro torneo con il 100% della capienza di pubblico per la a livello Slam dall’inizio della pandemia: l’ultimo torneo Major giocato interamente senza restrizioni fu infatti l’Australian Open 2020, vinto da Novak Djokovic.

Un primo assaggio di ciò che ci aspetterà allo Slam di Flushing Meadows lo avremo nella fase finale del prossimo torneo di Wimbledon. Nonostante un preoccupante aumento dei casi di contagio – dovuti alla diffusione della “variante Delta” – in Gran Bretagna, a Church Road il torneo si giocherà quasi interamente con la capienza dimezzata, ma il governo e gli organizzatori del torneo hanno trovato un accordo per cui in occasione delle finali (sabato 10 e domenica 11 luglio) il Campo Centrale di Wimbledon sarà pieno al 100% della sua capacità.

 

Negli Stati Uniti le vaccinazioni procedono a ritmo serrato: quasi metà popolazione è stata già immunizzata con due dosi di vaccino anti-Covid (o con la dose unica Johnson&Johnson). Nello stato di New York il 70% della popolazione adulta ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, riporta la NBC, mentre oltre il 50% è già stata immunizzata. Grazie a questi numeri il torneo quest’estate potrà riaccogliere gli appassionati senza limitazioni all’accesso: nell’ultima edizione “Covid-free”, lo US Open 2019, hanno assistito al torneo oltre 700.000 spettatori, mentre fu desolante quella del 2020, vinta da Dominic Thiem. Si giocò con gli spalti interamente vuoti.

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Focus

Gli outfit dello US Open 2020

Bene (per una volta) Serena Williams. Benissimo Osaka. Agassi è di nuovo tra noi. Djokovic impeccabile… non come in campo. A Berrettini serve più fantasia

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Serena Williams - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche i tennisti sono rimasti loro malgrado in pigiama e pantofole per un sacco di giorni. Niente scarpe, fascette e polsini. Immaginiamo che avranno avuto una voglia matta di tornare a sfoggiare quelle che sono le loro uniformi, come il camice per il dottore, la toga per gli avvocati e la divisa per i poliziotti. A maggior ragione considerando che il primo Slam dell’era post-Covid è stato lo US Open, dove si sa, in termini di outfit, vale un po’ qualsiasi cosa. E noi siamo lieti, a pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, di poter tornare a commentare quelli che sono riusciti a scegliere gli abiti migliori e quelli che invece, a forza di girare per casa con quello che trovavano, hanno perso il buon gusto in fatto di vestire.

Serena Williams – Nike

Finalmente! No, Serena non ha vinto il tanto agognato 24esimo titolo Slam – fermata in semifinale da un’ispiratissima Vika Azarenka – ma, per una volta, ha centrato la mise in campo. Nike le ha creato un abito elegante dalle linee abbastanza classiche, mettendo da parte gli eccessi di dubbio gusto. Molto graziosa la gonna dai volant asimmetrici ma senza esagerazioni. Azzeccati i colori: beige per la sessione diurna e rosso carminio per quella serale. Unico neo, l’elastico per capelli col doppio pon pon. Un po’ naïf e fuori contesto ma, trattandosi di un piccolo accessorio, glielo perdoniamo. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Novak Djokovic e Lacoste

Lacoste dimostra ancora una volta l’estrema eleganza nella scelta dei completi con i quali presentare a un torneo il suo uomo immagine: il numero uno del mondo Novak Djokovic. Le due versioni disegnate per lo US Open sono complementari: sfondo blu elettrico con il lato destro decorato da righe oblique candide, per i match serali e maglietta total white, con le medesime righe color blu elettrico, per i match giocati sotto il sole di Flushing Meadows. Il pantaloncino si intona di volta in volta al colore delle righe creando un effetto molto chic. Anche a New York, quindi, Lacoste si conferma indiscussa regina di stile nel mondo del tennis, senza strafare ma puntando su uno stile semplice e classico. Il bianco piace sempre molto. Certo il completo con la maglietta candida non passerà alla storia per aver però portato fortuna a Nole nel match contro Carreno Busta, ma questo è un altro discorso!

 
Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica – US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Il coccodrillo colpisce nel segno però anche con la sua collezione “basic”, riservata a tutti coloro che non si chiamino Djokovic. La polo di Daniil Medvedev è ad esempio un riuscito gioco di linee (due verticali, bianche, spezzate a metà) e colori molto classici (il blu sulla spalla e il nero nel resto). Peccato per le scarpe verde acido Nike che ci stanno a dire ben poco. In ogni caso se il russo ha fatto un passo indietro nel risultato rispetto all’anno scorso, fermandosi in semifinale, ha fatto un passo in avanti nel look rispetto alla rivedibile fantasia a ragnatela che gli era stata appioppata nel 2019. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka – Nike

Nike si ispira a un quadro di Mondrian per infilare Naomi Osaka in una tuta da super eroina. Come consuetudine a New York il modello viene presentato in due diverse varianti: il colore dominante resta in entrambe le versioni il viola, ma le forme geometriche che completano il look sono in un caso salmone e arancione chiaro, nell’altro nere e giallo fluo. La tutina super aderente viene smorzata da un paio di short che Osaka indossa sopra quella che pare essere una seconda pelle. Un completo molto difficile da sfoggiare, ma che Naomi riesce a valorizzare al meglio trasformandolo in uno degli outfit più riusciti e originali di questa edizione dello US Open.

Naomi Osaka – US Open 2020 (photo by Adam Glanzman/USTA)

Naomi a New York si dimostra una vera eroina, non solamente per aver conquistato il suo terzo titolo Slam, ma soprattutto per il coraggio di utilizzare la sua immagine a sostegno della lotta contro il razzismo. Osaka ha giocato sette match e a ogni ingresso in campo ha indossato una mascherina nera con scritto il nome di una vittima del razzismo. Naomi ha alzato al cielo la coppa indossato l’outfit viola, nero e giallo. Una volta rientrata nello spogliatoio è scivolata fuori dalla sua tutina per infilarsi la maglia di un altro eroe dello sport: Kobe Bryant. E così con il numero otto dei Lakers in bella vista è tornata sull’Arthur Ashe per le foto di rito. Perfetta anche nel cambio d’abito finale, insomma. (Chiara Gheza)

Collezione Nike Agassi

Un outfit nel segno dell’amarcord. La collezione dedicata al “Kid” di Las Vegas ci fa rivivere gli anni d’oro del giovane ex campione, rivoluzionario non solo nel maneggiare la racchetta con esasperato anticipo, ma anche nell’osare una mise inedita e “ribelle”. Ed ecco l’acrobatico Shapovalov indossare la celebre T-Shirt con maniche larghe giallo fosforescente, molto anni ’90, che staccano benissimo sul bianco della parte anteriore e il nero sulla schiena. E poi i mitici pantaloncini di jeans, portati sopra gli short aderenti giallo fluo. Il tutto è ovviamente molto psichedelico e futurista, in perfetto stile US Open. Il revival è una bella idea, tuttavia dal punto di vista prettamente estetico e dell’eleganza non era il massimo allora e non lo è neanche trent’anni dopo. Ma almeno “Shapo” non si è ossigenato i capelli e sfoggia un biondo naturale. E niente capelli a spazzola. Decisamente più classy il canadese anche se il cappellino portato al contrario sarebbe sempre da evitare.

Futurista, sgargiante e grintosa anche la collezione femminile. Vika Azarenka indossa magnificamente gli short di colore fucsia. I pantaloncini le portano decisamente bene, li indossava anche quando vinse il suo primo titolo Slam a Melbourne, nel 2012. La canotta, semplice e accollata, anch’essa fucsia, è variegata con “macchie” viola e righe diseguali bianche, con un pizzico di giallo fluo. Semplice ma accesa, essenziale ma esplosiva, proprio come il gioco di Vika in campo. (Laura Guidobaldi)

Vika Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Adidas

Semplicità e sobrietà per la collezione Adidas di fine agosto, con un tocco di vivacità grazie al color ciclamino. Per Sascha Zverev pantaloncini dalla tinta accesa abbinati alla T-shirt grigio chiaro lievemente “spruzzata” di grigio perla, gli conferiscono un’aria un po’ sbarazzina. Anche la fascetta sulla fronte, dello stesso colore degli short, contribuisce a ravvivare un completo decisamente classico.

Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche la versione Adidas femminile è, come sempre, raffinata. Forse questa volta manca un po’ di originalità ma il gonnellino è comunque vezzoso con, inoltre, un tocco di “grinta”, grazie alla tinta “dégradé” del color ciclamino. Così come è di buon gusto la canotta bianca con il richiamo del colore viola chiaro della gonna sui bordi delle spalline. La fascetta è rigorosamente colorata, come il gonnellino. Tutto molto carino ma non eccezionale. (Laura Guidobaldi)

Karolina Muchova – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Fila

Fila sceglie un completo spezzato per vestire Sofia Kenin a New York: canotta blu in stile marinara e gonnellino a vita alta verde menta. La tonalità scelta per la gonna è accesa, allegra e fuori dagli schemi. Forse la forma della stessa si potrebbe rivedere poiché sembra troppo corta e troppo aderente, quasi scomoda per muoversi sul campo. Lo stesso outfit, ma con gonnellino svolazzante avrebbe potuto essere tra i più riusciti di questo Slam, in campo femminile.

Sofia Kenin – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Per i maschietti il brand di Biella sceglie un abbinamento più sobrio. Il blu navy per la maglia viene confermato anche in versione uomo. La tonalità molto scura è illuminata da sottili linee orizzontali che decorano l’intera maglietta. Il pantaloncino è invece classico, bianco con un paio di inserti laterali blu e rosso. Diego Schwartzman abbina poi il polsino blu e rosso completando così un outfit perfetto e senza tempo. Non certo il look più originale visto a Flushing Meadows, ma decisamente di classe e, come insegna Chanel, lo stile e la classe non passano mai di moda. (Chiara Gheza)

Diego Schwartzman – US Open 2020 (photo by Mike Lawrence/USTA)

Matteo Berrettini – Lotto

Ennesimo outfit di Matteo Berrettini, firmato Lotto, molto lineare e semplice. Fin troppo lineare e semplice. Maglietta rosso fuoco con bordino navy e stemma dello storico marchio di Treviso in bianco. Pantaloncini navy a richiamo. Nessun fronzolo. Che ne so una striscia sulla maglietta, dei motivi nei pantaloncini. Nulla di nulla. Zero assoluto. Il risultato è inevitabilmente ordinario per non dire banale. E dire che in questi tempi di revival anni novanta Lotto potrebbe attingere ai meravigliosi completi indossati in quegli anni da Boris Becker e Thomas Muster, con i loro motivi colorati e sgargianti, rivisitandoli in chiave moderna. Ci riflettano per favore che cominciamo ad essere stanchi di vedere il nostro bel Matteo vestito in maniera così scialba. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Andy Murray – Castore

Castore è il nome di una montagna del massiccio del Monte Rosa alta oltre 4mila metri e di un sistema stellare facente parte della costellazione dei gemelli. Non si sa a cosa i fratelli Beaton, Tom e Phil, nativi di Liverpool, ex sportivi di alto livello, rispettivamente nel Cricket e nel Calcio, si siano ispirati quando hanno fondato l’omonimo brand d’abbigliamento sportivo. In ogni caso l’obiettivo era puntare in alto. Molto in alto. A quello che probabilmente è uno degli atleti, se non l’atleta, più riconoscibile del Regno Unito, ovvero l’ex n.1 del mondo Andy Murray. Dall’inizio del 2019, il fenomeno scozzese veste infatti gli outfit di questo piccolo ma ambizioso brand locale, con un simbolo formato da due ali.

Andy Murray – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

La collaborazione era partita all’insegna della semplicità, con T-Shirt eleganti e semplici, in puro stile Murray, come quella indossata nello sportivamente drammatico match contro Roberto Bautista Agut agli Australian Open. In questi US Open post-Covid però c’è stato il salto di qualità, con uno degli outfit della seconda edizione della Andy Murray Collection (AMC). Raffinatissima e al contempo aggressiva la maglietta bianca con due righe blu notte abbinata a pantaloncini blu notte con laccetti bianchi. So British. Un outfit non per tutti. In tutti i sensi dato che la combo top-pantaloncini sul sito ufficiale costa in totale 150 euro. Ma si sa, lo stile ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – Diadora

Da un paio di stagioni Diadora, marchio iconico nel mondo del tennis, basti pensare alle scarpe di Bjorn Borg o alle polo di Gustavo Kuerten, si è riaffacciata nel tennis che conta. Lo ha fatto con una scelta di testimonial non di primissimo piano ma comunque interessanti: l’esperto olandese Robin Haase, l’esplosivo tedesco Jan-Lennard Struff e il giovane spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Gli outfit sono un trait d’union tra passato e presente. Tagli e fantasie un pò retrò, colori e vestibilità assolutamente contemporanee. La collezione del marchio veneto per questi US Open era tutta giocata sul verde, nelle su diverse sfumature: verde bosco (nel chevron sulla maglietta e nei pantaloncini), verde acceso (nella parte superiore della t shirt) e verde lime (nelle finiture). Un look riconoscibile e di impatto che riporta dritto dritto Diadora al top nel settore. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Bonus Off Court – Non sappiamo chi sia e chi abbia fatto l’abito ma vorremmo saperlo al più presto

Per quanto ci si possa vestire in maniera stravagante per seguire una partita di tennis è difficile farsi riconoscere tra la folla. Soprattutto tra quella immensa dell’Arthur Ashe Stadium. Ma quest’anno era tutto diverso come ben sappiamo. E così abbiamo potuto apprezzare come merita questo fenomenale completo a pois multicolori con la cravatta in tinta sfoggiata da uno dei pochissimi spettatori. Non è dato sapere chi sia quest’individuo e cosa ci facesse sugli spalti mentre Medvedev e Rublev se le davano di santa ragione. Dai commenti su Twitter pare possa essere uno degli Chef presenti nella bolla newyorkese. Così come non è dato sapere dove abbia comprato il suo outfit. Fatto sta che è magnificamente kitsch. Numero uno vero. (Valerio Vignoli)

Il calendario compresso di questo 2020 ci impone di darvi appuntamento già tra tre settimane, quando commenteremo le scelte compiute dai vari marchi per il Roland Garros pronto a cominciare: saranno lanciata nuove collezioni o verranno ‘riciclati’ i completini dello US Open, con i quali i giocatori sono scesi in campo anche a Roma? Non molto è trapelato sinora, tranne le scelte di Nike già rese note a maggio – Nadal dovrebbe vestire così; si tratta però di una collezione estiva, pensata prima del rinvio del torneo a settembre. Non resta che attendere la prova del campo.

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