Mondo Challenger: piccoli talenti crescono

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Mondo Challenger: piccoli talenti crescono

Prime volte per Kecmanovic e Moutet: il serbo trionfa in Cina, il francese è profeta in patria (battuto Tsitsipas in finale). Secondo Challenger consecutivo per Youzhny

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Brest, Francia (€106.000 + H) – Nel corso dell’anno si è messo in luce nel circuito Future, ora Corentin Moutet è salito di livello vincendo a diciotto anni il suo primo Challenger in carriera, che coincide anche con il suo primo torneo vinto sul cemento. All’Open di Brest il francese ha battuto in finale Stefanos Tsitsipas per 6-2 7-6(8). Dominato il primo set, Moutet ha annullato ben cinque set point nel tie-break del secondo parziale e ha poi chiuso 10-8 al primo championship point. Per il greco nessun rimpianto di classifica dato che era già impossibilitato a raggiungere Hyeon Chung nella Race per le Next Gen ATP Finals di Milano, ma “solo” quella di portare a due le vittorie nel circuito. Ha deluso un altro Next Gen che a Milano invece ci sarà. Danil Medvedev, numero 1 del seeding, ha battuto in tre set Matteo Donati nel primo turno e nel match successivo Benjamin Bonzi, ma ha ceduto 7-6(1) 6-4 nei quarti contro il tedesco Yannick Maden.

Risultato finale: C. Moutet b. [SE] S. Tsitsipas 6-2 7-6(8)

Next Gen ATP: Francia, vuoto generazionale e Nouvelle Vague

 

Suzhou, Cina ($75.000) – Veniva da un periodo di appannamento il giovane talento Miomir Kecmanovic. Tant’è che prima del Challenger di Ningbo, dove ha perso al primo turno, il diciottenne serbo era sceso nel circuito Futures (tre consecutivi, giocati tutti in Italia) alla ricerca di un po’ di continuità di vittorie. Per questo non ci si aspettava che la sua prima vittoria in un Challenger arrivasse dalla “campagna” in Cina. Kecmanovic però ha dimostrato fin dai primi match di essere in confidenza: vittoria per 6-2 6-1 su Calvin Hemery (6), 6-3 6-2 su Hiroky Moriya e 6-3 6-1 su Di Wu (9). In semifinale contro Ze Zhang (8) il numero 294 del ranking ha vinto sempre in due set, 7-6(1) 6-3, ma nel primo parziale è stato messo in seria difficoltà dal ventisettenne cinese, il quale ha conquistato ben undici palle break. Il serbo è salito di rendimento nel tie-break, vinto 7-1. L’opera Kecmanovic l’ha conclusa battendo con un doppio 6-4 Radu Albot (3), il quale in semifinale ha eliminato il numero 2 del seeding Blaz Kavcic (2) con il punteggio di 4-6 6-3 6-0. Il numero 113 del ranking in finale è partito malissimo perdendo i primi nove punti giocati. Recuperato un break, Albot ha ceduto nuovamente il servizio al quinto gioco e a nulla è servito riportarsi sul 5-4 perché Kecmanovic al momento di servire per il set ha concesso un solo 15. L’andamento del secondo parziale è stato simile al primo: Albot è andato sotto di due break in avvio, ne ha recuperato uno nella parte centrale del set, ma il braccio di Kecmanovic non ha tremato nel momento decisivo.

Risultato finale: M. Kecmanovic b. [3] R. Albot 6-4 6-4

Nei dintorni di Djokovic: Miomir Kecmanovic, un nuovo Nole all’orizzonte?

Traralgon, Australia ($75.000) – Torna il circuito Challenger in Australia con un tabellone pieno zeppo di tennisti di casa. Al Latrobe City Traralgon Challenger il favorito Jordan Thompson (1) si ritira nel secondo turno contro il connazionale Maverick Banes quando era sotto nel punteggio per 6-3 3-0. In semifinale incontra il connazionale Alex Bolt, altro nome che come Banes gioca soprattutto nel circuito Future. Il match viene vinto da Bolt in poco più di un’ora con un doppio 6-3 che non rende bene il dominio di Bolt sull’avversario. Anche nella parte bassa del tabellone non mancano le sorprese, anzi è proprio da qui che arriva la più grossa: il qualificato Jason Kubler, numero 615 del ranking prima dell’inizio del torneo, batte nel primo turno Taro Daniel (3) 6-2 6-4 e in semifinale Matthew Ebden (2) con un doppio 6-2. In finale contro Bolt, il ventiquattrenne di Brisbane sembra aver esaurito le cartucce. Tenuti i primi due turni di servizio perde quattro game consecutivi cedendo il primo parziale in trentadue minuti. Kubler però non cede e anzi nel secondo parziale va a servire per il set sul 5-4. Persa l’occasione i due tennisti vanno al tie-break, dove Bolt ha la possibilità di vincere il torneo con il servizio sul 6-5. Vinto il primo tie-break 8-6, Kubler si ripete anche nel terzo set, chiudendo 7-3 sempre al tie-break.

Risultato finale: [Q] J. Kubler b. A. Bolt 2-6 7-6(6) 7-6(3)

Ho Chi Minh City, Vietnam ($50.000 + H) – Ha ancora due mesi Taylor Fritz (1) per non chiudere l’anno senza nemmeno un titolo. Il ventenne californiano, partito in questo 2017 con velleità da top 100, al momento vede il suo score di vittorie nei match di tabellone di poco al di sopra del 50%, non riuscendo a essere dominante neanche nel circuito minore. In Vietnam non è riuscito ad andare oltre ai quarti, persi contro Go Soeda (5) con il punteggio di 6-3 7-5. Ad aggiudicarsi la vittoria è stato Mikhail Youzhny (2), secondo Challenger consecutivo per lui. Il russo in semifinale ha rimontato un set al naturalizzato australiano Akira Santillan (6), anche lui autore di un anno al di sotto delle attese, 6-7(5) 6-4 6-3 il punteggio. In finale la resistenza di John Millman è stata poca cosa: il russo ha avuto la meglio sul numero 188 del ranking in meno di un’ora e mezza con il punteggio di 6-4 6-4.

Risultato finale: [2] M. Youzhny b. [8] J. Millman 6-4 6-4

Lima, Perù ($50.000 + H) – Marco Cecchinato (5) si è fermato nella semifinale del Challenger di Lima contro Jozef Kovalik. Nei primi turni Cecchinato ha usufruito di un tabellone molto agevole che l’ha messo di fronte alle wild card Juan Pablo Varillas e Nicolas Alvarez e nei quarti contro il qualificato Dimitar Kuzmanov. Contro il tennista slovacco però Cecchinato ha ceduto con un netto 6-2 6-1. Nella parte bassa del tabellone il numero 2 del seeding Victor Estrella Burgos ha perso al primo contro Facundo Bagnis per 6-2 4-6 7-5, mentre l’altro argentino Nicolas Kicker (3) ha perso in semifinale contro il vincitore del torneo Gerald Melzer con il punteggio di 6-2 6-3. L’austriaco numero 119 del ranking ATP non vinceva un torneo dallo scorso anno, quando riuscì a portarsi a casa ben quattro Challenger. La finale contro il tennista di Bratislava ha visto Melzer vincere in poco più di due ore con il punteggio di 7-5 7-6(4). Il primo set si è deciso con un break nel dodicesimo gioco dell’austriaco, mentre il secondo parziale è arrivato al tie-break dopo che Melzer si è fatto recuperare due break di vantaggio, dal 3-0 al 3-3.

Risultato finale: G. Melzer b. J. Kovalik 7-5 7-6(4)

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Il 23enne Pavel Kotov vince il Challenger di Forlì

Il giovane russo conferma di trovarsi a proprio agio in terra romagnola e bissa il successo di dicembre.

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Pavel Kotov - Forlì 2022 (foto Uff. Stampa Challenger Forlì)

Il russo Pavel Kotov (n.231 ATP), che qui aveva già vinto in dicembre, mette in bacheca il Challenger 80 di Forlì 3 (cemento indoor), battendo in finale il francese Quentin Halys (n.148 ATP) con il punteggio di 7-5 6-7(5) 6-3. Una partita aspra e combattuta, durata più di due ore e mezzo, che il 23enne russo ha tenuto a lungo in pugno, pur accusando alcuni passaggi a vuoto che hanno concesso qualche chance all’avversario. Il primo set segue la regola dei servizi fino al 5-5 quando il francese si fa brekkare a zero e si condanna ad una gara di rincorsa. Che sembra avere successo quando nel secondo parziale Kotov è prima costretto, già nel secondo game, ad annullare tre palle break e subito dopo a ricorrere ad un lungo medical timeout per un fastidioso problema ad un ginocchio. Questo non gli impedisce comunque di arrivare al tie-break che però lo vede soccombere, rimandando la decisione ad un terzo set in cui il russo prende quasi subito il comando con un break nel quarto game. È lo strappo decisivo perché Kotov, servendo sul 5-3, chiude al secondo match point, non prima in realtà di aver annullato una palla break che avrebbe potuto riaprire l’incontro. Per Kotov, che era arrivato alla finale senza perdere nemmeno un set, è la seconda vittoria Challenger in carriera che gli regala il nuovo best ranking al n.180, sesto miglior giocatore russo in graduatoria. Per Halys continua un’anonima navigazione a ridosso dei primi 100, senza che sia mai riuscito ad entrarci. E i 25 anni già compiuti gli mettono senz’altro un po’ di pressione.

Fuori ai quarti i due italiani superstiti Franco Agamenone e Jimbo Moroni. L’italo-argentino perde 7-5 7-5 contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe. In un primo set che segue a lungo la regola dei servizi, Franco si fa brekkare a zero nel dodicesimo gioco, mentre nel secondo parziale perde il servizio e va sotto 3-5. Qui reagisce, come nel suo carattere, annulla un match point e recupera il break, tornando in partita. Poi, sventato un secondo match point, riperde a zero il maledetto dodicesimo game ed è costretto a fare i bagagli, con destinazione Francia per una lunga trasferta che lo vedrà partecipare a due Challenger in Bretagna e Normandia (Quimper e Cherbourg) e alle qualificazioni dell’ATP 250 di Marsiglia.

Ancora più combattuta la partita di Jimbo Moroni che lotta strenuamente contro il francese Quentin Halys, ma alla fine è costretto a cedere 7-6(1) 7-6(2) dopo un’ora e quaranta di partita.

 

Si è giocato un Challenger 80 anche in Cile, a Concepcion (terra battuta) e ha vinto Daniel Elahi Galan che in finale ha avuto la meglio sull’argentino Santiago Rodriguez Taverna (n.264 ATP) con il punteggio di 6-1 3-6 6-3, conquistando così il suo terzo titolo Challenger (S.Benedetto del Tronto 2019 e Lima 2020 i precedenti). Il 25enne colombiano risale così alla posizione n.122 ATP, riprendendo la rincorsa a quella top 100 che già aveva sfiorato nello scorso mese di marzo.

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Bene gli azzurri Agamenone e Moroni al Challenger 80 di Forlì

Out al primo turno Jack Draper, il vincitore della scorsa settimana. Torna alla vittoria Stefano Napolitano, che sembra finalmente sulla via del recupero

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Franco Agamenone al Challenger di Forlì 3 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Franco Agamenone, reduce dalla spedizione australiana dove ha collezionato una semifinale al Challenger di Bendigo e un primo turno nelle qualificazioni dell’Australian Open, riprende esattamente da dove aveva lasciato. Riprende cioè a dominare nel circuito Challenger, che ormai per lui è come il giardino di casa. Mostra infatti una tale confidenza che non lascia trapelare il fatto che sono appena pochi mesi che si è guadagnato il diritto di giocare a questo livello. Qui a Forlì, su un tappeto piuttosto veloce che in teoria non dovrebbe favorirlo, ha prima faticato non poco per avere la meglio del rumeno Marius Copil (N.275 ATP, ma ex Top 100 dal rovescio monomane pesantissimo), poi si è riposato contro il giapponese Kaichi Uchida (N.263 ATP). Il figlio del Sol Levante infatti non ha praticamente visto palla e il 6-2 6-4 finale, maturato in poco più di un’ora, rende solo in parte l’idea di come la partita sia stata totalmente a senso unico. Quattro break contro uno solo, concesso dall’italo-argentino in un momento di distrazione quando era convinto di avere ormai portato a casa la partita. Ora lo attende una sfida probabilmente più complicata contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe (N.247 ATP) che ha eliminato il britannico Jay Clarke, finalista qui la settimana scorsa.

Comunque vada a finire, l’azzurro ha ulteriormente migliorato il suo best, come minimo alla posizione N.178. Ma questa non è una novità perché lo fa ogni settimana.

Un grande Jimbo Moroni approda anche lui ai quarti di finale superando nell’ordine il francese Antoine Hoang (N.200 ATP) e il cinese di Taipei Tung-Lin Wu (N.268 ATP). Con Hoang il tennista romano è stato costretto ad una gara di rincorsa, vinta 6-7(4) 6-0 6-2, mentre con Wu ha sempre avuto in mano il pallino del match anche se nel primo set ha dovuto sudare non poco, prevalendo in un drammatico tie-break alla terza occasione utile. Il punteggio di 7-6(8) 6-3 e la durata di quasi due ore chiariscono bene la durezza dell’incontro. Al prossimo turno affronterà il francese Quentin Halys che si è sbarazzato in rimonta del connazionale Manuel Guinard.  

 

In ogni caso ‘El bufalo’ si è già garantito il rientro in Top 200 (N.199 ATP), a sole quattro posizioni dal suo best.

Fuori invece Stefano Napolitano e Andrea Pellegrino che hanno vissuto entrambi di alti e bassi. Napolitano ha superato all’esordio l’insidioso croato Nino Serdarusic (N.245 ATP) col punteggio di 7-6(6) 2-6 7-6(2), annullando ben sei set point nel primo set. Un buon segnale perché il tennista piemontese, in questo suo complicato rientro alle competizioni dopo l’operazione al gomito, aveva sempre accusato dei passaggi a vuoto proprio nei momenti delicati dei match. Troppo solido nel turno successivo il canadese Vasek Pospisil (N.138 ATP e prima testa di serie) che ha prevalso 6-3 6-4, sfoggiando a tratti sprazzi di quel talento che nel 2014 lo avevano portato alla posizione N.25 in classifica.

Pellegrino, quasi irriconoscibile col capello corto e senza lo smanicato d’ordinanza, ha faticato non poco all’esordio contro lo slovacco Lukas Lacko (N.188 ATP), dando l’impressione di essere ancora alle prese con il fuso orario australiano. Poi si è assestato e ha recuperato la sua proverbiale energia che, dopo la vittoria su Lacko, l’ha portato a condurre anche contro il portoghese Frederico Ferreira Silva (N.239 ATP e vincitore al primo turno di Matteo Arnaldi). Vinto il primo set, il tennista pugliese è andato a servire sul 5-4 nel secondo parziale, ma qui purtroppo ha subito il break che ha fatto girare l’incontro, dando inizio a un percorso accidentato che, attraverso due tie-break, l’ha portato a perdere 4-6 7-6(5) 7-6(5).

Non avevamo finito di tessere le lodi di Jack Draper che il ventenne tennista britannico ci ha spiegato in maniera esaustiva perché la sua classifica non sia quella che il suo enorme talento gli potrebbe consentire. Contro il croato Borna Gojo (N.286 ATP), l’eroe della scorsa Davis, è arrivata una sconfitta del tutto inaspettata ma anche ineccepibile. Draper nel primo set, preso subito un break di vantaggio, si era avviato, così almeno sembrava, verso un facile successo. A questo punto decideva però di mostrarci il lato oscuro della luna, cominciando a sbagliare cose elementari e apparendo per di più anche un po’ svogliato. Così si faceva trascinare ad un tie-break che perdeva malamente. Encefalogramma piatto nel secondo parziale e il risultato di 7-6(3) 6-3 lo costringeva ad utilizzare un biglietto di ritorno anticipato.

Si gioca anche a Concepcion (Cile, terra battuta) dove va in scena un Challenger 80 con una buona entry list. Hugo Dellien (N.114 ATP) presidia il tabellone con la prima testa di serie, e se dovessimo indicare un favorito alternativo faremmo i nomi di Francisco Cerundolo (N.127 ATP) che a questi livelli sarebbe un grave errore trascurare, e del colombiano Daniel Elahi Galan Riveros (N.121 ATP).

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Jack Draper si aggiudica la finale tutta britannica al Challenger di Forlì

Il ventenne originario di Sutton liquida la pratica Clarke in poco più di un’ora e alza il suo primo trofeo

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Jack Draper al Challenger di Forlì (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

All’entrata in campo dei giocatori per questo derby tutto britannico che decreterà il vincitore del Challenger 80 di Forlì 2, una signora seduta non lontana da noi paragonava Jack Draper a un “cinghialone”. Definizione non strettamente tecnica che però descrive bene questo ragazzone di 193 cm e 85 kg originario di Sutton, un sobborgo di Londra. Insomma si capisce subito che non è un ballerino (infatti gli piace il pugilato), ma poi s’inizia a giocare e il bruco lascia il posto alla farfalla. Vabbè, forse farfalla è un po’ eccessivo, ma si comincia ad ammirare la sua precisione negli spostamenti che lo fa apparire perfino veloce, e non puoi che stupirti dei suoi colpi che escono piatti e ficcanti per finire sempre molto vicini alle righe. Per non parlare di quel servizio mancino che è semplicemente devastante, e che raramente viaggia sotto i 200 km l’ora. Del resto non si arriva per caso alla finale di Wimbledon junior (2018), e sempre non per caso si battono Jannik Sinner e Alexander Bublik sull’erba del Queen’s (giugno 2021) o si strappa un set a Djokovic pochi giorni dopo a Wimbledon.

L’altro britannico Jay Clarke (N.185 ATP) ha potuto ben poco e si è dovuto arrendere col punteggio molto severo di 6-3 6-0. Il ventitreenne di Derby aveva sicuramente messo in preventivo di soffrire sul servizio di Draper, ma forse non si aspettava che il ventenne avversario lo bombardasse anche con la risposta, strappandogli il servizio per ben sette volte. Il problema è che Clarke è un buon giocatore, mentre Draper studia da fenomeno. E questa sua prima vittoria Challenger è molto probabilmente il primo passo di una carriera che prevediamo molto brillante. Intanto stabilisce il nuovo best ranking al N.213 ATP.

Al Challenger 50 di Blumenau (Brasile, terra battuta), trionfa Igor Marcondes che batte l’argentino Juan Bautista Torres (N.431 ATP) al termine di un match non bello ma combattuto (3-6 7-5 6-1), per la gioia del numeroso pubblico che ha fatto un tifo d’inferno per il beniamino di casa. Mentre Fernando Verdasco, da noi indicato come indiscusso favorito, inciampava già al secondo turno contro Moreno De Alboran, dimostrando che la nemesi del cronista è sempre pronta a colpire. Un po’ come succede nel basket quando il telecronista tesse le lodi dello specialista che sta per battere due tiri liberi e lui immediatamente sbaglia.

 

Divaghiamo perché il torneo non è che abbia offerto spunti particolari, come si poteva facilmente intuire, analizzando la modestissima entry list. Bravo comunque il ventiquattrenne mancino a confermare l’ottimo momento di forma dopo che già aveva chiuso l’anno vincendo a Florianopolis ed entrando così per la prima volta nei radar del tennis che conta. Per lui anche il nuovo best alla posizione N.276. Quanto a Torres (compagno di doppio di Luciano Darderi), il suo vero punto di forza è che ha solo 19 anni, un’età in cui i progressi possono anche essere molto rapidi. Non crediamo che sia questo il caso, ma intanto sale al N.398 ATP, ovviamente nuovo best ranking.

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