Settimana degli italiani: siamo agli sgoccioli

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Settimana degli italiani: siamo agli sgoccioli

Della stagione sicuramente, ma anche del movimento tennistico tutto? In campo femminile non si vede la luce, tra gli uomini ormai c’è solo Fognini. Lorenzi in crisi nera

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Considerando l’andamento di questi ultimi giorni, si profila un finale di stagione assai mesto per il movimento azzurro, che questa settimana raccoglie solo sconfitte nel circuito maschile. Meglio non indugiare troppo sul settore femminile, che dedica le ultime settimane del 2017 alle giocatrici che coi loro risultati si sono guadagnate la possibilità di partecipare agli eventi di chiusura, WTA Finals e WTA Elite Trophy (o “Masters B”, riservato alle giocatrici attestatesi tra la nona e la ventesima posizione del ranking), e la finale di Fed Cup. Tra le donne, abbiamo avuto una generazione d’oro, è vero, forse “irripetibile” se ci si riferisce alla quantità di tenniste capaci di issarsi contemporaneamente ai vertici delle classifiche. Tuttavia, ricordare che due anni fa eravamo presenti alle Finals con Pennetta (prima di lei, ci riuscirono Schiavone ed Errani), che esattamente un anno fa partecipavamo al Masters B di Zuhai con Vinci e che appena nel 2013 vincevamo la quarta Fed Cup in sette anni e confrontare questi successi col “nulla” attuale – la prima giocatrice a ridosso dell’80esima posizione, Schiavone e Vinci prossime al ritiro, la miglior under 23 al 130° posto del ranking – fa male. Degli errori devono essere per forza essere stati commessi se all’improvviso, in attesa del rientro definitivo della 30enne Errani – alla quale vanno grandi complimenti per l’ottimo rientro nel circuito in queste ultime 3 settimane -, ci troveremo nei tornei importanti a partecipare con una sola giocatrice, osteggiata tra l’altro dalla federazione, senza metter il dito in una piaga su una nazionale di Fed Cup relegata nella “serie B”, senza vere speranze di rientrare quantomeno nel World Group.

Tra gli uomini, invece, probabilmente Fognini sconta lo sforzo psicofisico delle tante partite e trasferte aeree affrontate negli ultimi quaranta giorni, e lo fa giocando a Vienna una brutta partita contro Schwartzman, risultato anticipatore alla conclusione prematura del suo 2017 tennistico, ufficializzato con la cancellazione dall’entry-list dell’ultimo atto di Parigi-Bercy a causa di un problema al ginocchio sinistro. Certamente non è il caso di indugiare troppo sulla brutta prova del ligure, quando gli altri azzurri nella top 100 versano in crisi di risultati più che profonde: passi per Seppi, che perde nelle quali di Vienna da un tennista non classificato nella top 200, ma che a Mosca con i quarti raggiunti battendo Kohlshreiber aveva dato un senso a un’ultima parte di stagione giocata poco e male. Chi preoccupa maggiormente sono Lorenzi e Fabbiano: il toscano perde vincendo appena quattro game da Chung, un tipo di punteggio che quando sta bene difficilmente subirebbe anche da un top ten, mentre Fabbiano è stato capace addirittura di perdere due volte dall’austriaco Dennis Novak (lo stesso che aveva battuto Seppi nel primo turno delle quali viennesi), 284 ATP: prima nel secondo turno di qualificazioni a Vienna, poi due giorni dopo, da ripescato, nel tabellone principale. Il vero problema è che per i numero 2 e 3 d’Italia queste sconfitte non sono episodiche: Lorenzi, i cui ottavi raggiunti a New York stanno rivelando di avere un prezzo da pagare molto alto, è alla sua sesta sconfitta consecutiva all’esordio nei tornei, tra l’altro con tennisti sempre peggio classificati di lui, un filotto negativo come non gli accadeva di vivere dall’ultima parte dell’estate del 2010. Non sta facendo meglio Fabbiano, che nei main draw del circuito principale ha perso al primo turno in 8 degli ultimi 10 eventi ai quali ha partecipato (terzo turno agli US Open e ottavi a San Pietroburgo esclusi): per entrambi non resta che sperare che il 2017 termini al più presto.

Venendo all’approfondimento delle partite dei nostri azzurri, in assenza di chi si sia distinto positivamente, partiamo questa volta in ordine di classifica e quindi da Fognini, che giocava per la settima volta a Vienna, un torneo dove al massimo aveva raggiunto due volte i quarti di finale, nel 2013 (quando era ancora un ATP 250) e nel 2015, il primo anno in cui il torneo è stato promosso alla categoria di ATP 500. L’anno scorso, reduce dalla finale di Mosca, Fabio incappò in una brutta sconfitta contro Ramos-Vinolas, la prima dopo nove vittorie in altrettanti scontri diretti con lo spagnolo. Questa settimana, opposto a uno dei giocatori più “caldi” del circuito, Diego Schwartzman, 26 ATP, sconfitto nell’unico precedente risalente alla terra di San Paolo 2015, ha ripetuto all’Erste Bank Open una prova opaca sulla falsariga di quella offerta l’anno precedente nella capitale austriaca. Il ligure, dopo aver perso in appena 27 minuti il primo parziale, si è ripreso nel secondo, vinto con autorità: nel terzo però, il break subito nel gioco iniziale ha indirizzato il parziale e l’incontro, vinto dal 25enne argentino di Buenos Aires col punteggio di 6-1 2-6 6-2 in 1 ora e 27 minuti di partita. La prova mediocre di Fognini è facilmente testimoniata da come abbia subito troppo un servizio ben lavorato, ma di certo non ingiocabile come quello dell’argentino, vincitore del 81% di punti con la prima e del 62% con la seconda, a fronte del misero 52% di punti vinti dal ligure quando era al servizio.

 

Oltre a Fognini, altri tre italiani erano a Vienna per provare ad accedere al tabellone principale: Thomas Fabbiano, Andreas Seppi e Simone Bolelli. Il 28enne pugliese, 72 ATP, provava per la prima volta a partecipare all’Erste Bank Open, ma la sua classifica lo ha costretto a passare dalle quali, dove al primo turno ha affrontato Andreas Haider-Maurer, 460 ATP, battuto in 3 dei 4 precedenti: un’ inerzia favorevole confermata a Vienna, dove Thomas si è imposto 6-3 6-2 in 64 minuti. Nel secondo e decisivo turno Fabbiano è stato però fermato da un altro austriaco, il 24enne Dennis Novak, 284 ATP, vincitore in 1 ora e 50 minuti col punteggio di 6-4 3-6 6-3. Il ritiro a tabellone già compilato di Grigor Dimitrov ha però permesso a Fabbiano di entrare ugualmente, ma come lucky loser, nel main draw viennese. Qui, per uno strano scherzo del destino, ha affrontato ad appena due giorni di distanza nuovamente Dennis Novak. L’occasione per una pronta rivincita non è stata però sfruttata dall’azzurro, il quale, pur trovandosi avanti di un break in tutti e due i parziali, nel momento clou di entrambi ha giocato peggio di Novak: non è bastato un moto d’orgoglio di Thomas, quando sul 5-4 del secondo ha strappato il servizio all’austriaco andato a servire per il match. Il numero 284 ATP si è qualificato per gli ottavi dopo 1 ora e 55 minuti col punteggio di 7-6(4) 7-5 al termine di un match equilibrato, in cui hanno fatto la differenza a suo favore le percentuali al servizio leggermente migliori e la più grande capacità nella partita di giocare i punti importanti (57% di palle break convertite per Novak, appena il 30% per Fabbiano).

Andreas Seppi giocava per la nona volta a Vienna (la prima fu addirittura nel 2004, quando ventenne perse al primo turno da Nalbandian) un torneo in cui solo una volta aveva vinto due partite di fila, nel 2013, quando batté Baghdatis e Ljubicic per poi perdere in semifinale da Djokovic. L’85esima posizione nel ranking ha costretto il bolzanino a iscriversi alle quali, dove ha perso al primo turno 6-4 7-6(1) in 1 ora e 21 minuti contro quel Dennis Novak che poi avrebbe sconfitto, come raccontato, due volte in 48 ore il nostro Fabbiano. Infine, Simone Bolelli, 183 ATP, ha deciso di iscriversi per la sesta volta a Vienna, un torneo per lui sfortunato, nel quale ha tre volte perso al primo turno e in due circostanze non è riuscito a qualificarsi. Non è andata meglio questa volta, sebbene Simone al primo turno, sconfiggendo 6-3 6-4 in 86 minuti Dusan Lajovic, 84 ATP, abbia quantomeno ottenuto la quarta vittoria del 2017 contro un top 100 (dopo quelle contro Lu, Mahut e Kukushkin). Purtroppo però contro Pierre Hughes-Herbert, 83 ATP, contro il quale aveva vinto l’unico precedente nel 2012, non ha saputo confermarsi, uscendo sconfitto 7-6(1) 6-2 in 9o minuti.

All’altro grande torneo del circuito in programma questa settimana, quello di Basilea, è andato un solo azzurro, Paolo Lorenzi, per la seconda volta iscrittosi a un nobile torneo come l’ATP 500 svizzero, lo Swiss Open, nato nel 1970, dotato di più di 2 milioni di dollari di montepremi e reso prestigioso da un albo d’oro firmato non solo dalle vittorie dell’idolo di casa Roger Federer, ma anche da quelle di vari ex numeri 1 del tennis come Novak Djokovic, Bjorn Borg, Ivan Lendl, John McEnroe, Boris Becker, Stefan Edberg e Pete Sampras. Paolo l’anno scorso vinse una bella partita contro Mahut, allora 41esimo giocatore al mondo, prima di perdere da Nishikori al termine di un buon match. Purtroppo questa volta il toscano è arrivato in Svizzera a seguito di una delle serie di sconfitte più lunghe degli ultimi anni (dal 2010 non gli capitava di perdere consecutivamente 5 volte alla partita d’esordio, tra l’altro con avversari sempre peggio classificati di lui). Paolo allo Swiss Open ha purtroppo confermato di essere scarico, sbagliando più del dovuto nello scontro inedito contro il Next Gen Hyeon Chung, 57 ATP (ma 44 un mese fa). Il toscano ha fatto gara pari sino al 3 pari del primo set, prima di conquistare solo un gioco dei successivi 10 e perdere col punteggio di 6-3 6-1 in 1 ora e 36 minuti una partita nella quale, oltre ai gratuiti, ha pesato il modestissimo 36% di punti ottenuti quando si giocava con la sua seconda.

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ATP

ATP Indian Wells: il nuovo “maestro” si chiama Cameron Norrie

Norrie risale da un set e un break di svantaggio contro Nikoloz Basilashvili. Si tratta del suo primo titolo Masters 1000. Nella corsa a Torino bisognerà fare i conti anche con lui

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] C. Norrie b. [29] N. Basilashvili 3-6 6-4 6-1

Forse l’immagine più rappresentativa di Cameron Norrie, nuovo vincitore di Masters 1000 che qui a Indian Wells ha iscritto il suo nome per la prima volta nell’albo d’oro del BNP Paribas Open, è quella che lo ritrae immediatamente dopo l’ultimo punto della finale: braccia alzate verso il cielo, ma niente di più, niente lacrime, niente grida di gioia, niente celebrazioni eccessive. Molto British.

In una delle finali più sorprendenti della storia recente dei Masters 1000, Cameron Norrie ha sconfitto in rimonta Nikoloz Basilashvili, demolendo scambio dopo scambio la resistenza del georgiano che verso la fine dei 109 minuti di partita si è andata affievolendo sempre più, probabilmente anche a causa di qualche problema fisico che l’hanno costretto a prendersi una pausa fisiologica nel mezzo del terzo set. “È un problema che ho avuto anche nei precedenti incontri – ha spiegato nella conferenza stampa post match – oggi tuttavia era peggio degli altri giorni. Non voglio dire di cosa si tratta, in ogni modo non avevo più nulla nel serbatoio, lui giocava ottimi colpi piatti di rovescio e con tanta rotazione di diritto, per contrastarlo avrei avuto bisogno di molta più energia, ma oggi proprio non potevo farcela”.

 
Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

E dire che l’inizio del match era stato tutto per Basilashvili: dall’1-3 d’abbrivio Nikokoz aveva messo a segno cinque giochi consecutivi, prendendosi anche un break di vantaggio all’inizio del secondo set sul 2-1 e servizio. La potenza dei suoi colpi sembrava davvero troppa per il tennis di Norrie, incapace di contenere gli straripanti colpi da fondocampo del suo avversario.

Norrie, tuttavia, non ha mollato la presa ed ha continuato a rimandare colpo su colpo provando a inchiodare Basilashvili sulle diagonali per evitare che prendesse il centro del campo per i suoi affondi. Nel decimo game del secondo set il capolavoro del britannico: due punti straordinari per andare 0-30 (una palla corta e un passante di rovescio da fuori dal campo degno di Medvedev) hanno messo sufficiente pressione a Basilashvili per costringerlo a commettere due gratuiti nei punti successivi mandando la partita al terzo set.

Da quel momento il punteggio ha continuato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso Norrie, che ha controllato il terzo set senza farsi distrarre dal grande traguardo che si stava avvicinando ed ha portato a casa la partita senza esitazioni.

Questa vittoria (la seconda per lui in stagione, dopo quella di Los Cabos, su sei finali raggiunte) vuol dire che Cameron Norrie non solo porta a casa gli 1,2 milioni di dollari del primo premio (meno il 35% di tasse da pagare allo “Zio Sam”), ma ottiene anche il suo best ranking al n. 16 e soprattutto si posiziona al decimo posto della Race To Turin con 2840 punti, proprio davanti a Jannik Sinner che ha 2595 punti e che proverà a superarlo questa settimana al torneo di Anversa. Il britannico diventa quindi un legittimo pretendente a uno degli ultimi posti rimasti per le Nitto ATP Finals di Torino, un pretendente in più con cui il nostro Sinner dovrà fare i conti.

Anche prima del torneo ero tra i giocatori che potevano aspirare ad andare a Torino – ha detto Norrie dopo la vittoria – però non è che ci pensassi molto. Ora mi sono cancellato da Anversa perchè sarebbe stato troppo complicato dopo essere arrivato in fondo qui, ma sono iscritto a Vienna, Parigi e Stoccolma e non vedo l’ora di giocare indoor, è uno dei miei momenti preferiti della stagione.”

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WTA

WTA Indian Wells: Azarenka trema, è Badosa che alza il trofeo

A due punti dal match, Victoria Azarenka smarrisce la vittoria e permette a Paula Badosa di conquistare il primo trionfo in un WTA 1000. Per la spagnola quasi sicura anche la qualificazione alle WTA Finals

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Paula Badosa - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[21] P. Badosa b. [27] V. Azarenka 7-6(5) 2-6 7-6(2)

È stata una splendida finale, come davvero non se ne vedevano da tanto tempo nei grandi tornei femminili. Due giocatrici con stili abbastanza simili, ma in fasi diverse delle rispettive carriere e con un’interpretazione differente del loro gioco. Victoria Azarenka aveva la possibilità di diventare la prima giocatrice a vincere il torneo per tre volte, dopo le affermazioni del 2012 e del 2016, ed è arrivata a due punti (forse uno e mezzo) da questo traguardo, ma i nervi l’hanno tradita ed ha rimesso in gara Paula Badosa che sembrava aver alzato bandiera bianca. Nel tie-break finale poi è stato quasi un monologo della spagnola fino al diritto vincente conclusivo seguito dalla caduta a terra “stile Nadal”.

Badosa è stata sicuramente nel corso del match la migliore colpitrice, ha espresso un tennis decisamente più potente rispetto ad Azarenka, ma anche più monocorde. La campionessa bielorussa almeno per tutto il primo set, ha giocato con grande attenzione colpi a parabola arcuata per mettere in difficoltà i fondamentali di spinta di Badosa, e così come è poi successo nel finale di partita, era arrivata molto vicina a trovare la chiave del match.

 

Nel combattutissimo primo set ci sono state due coppie di break, quasi omologhe: prima nel settimo e ottavo game (in entrambi i casi a “15”) e poi nell’undicesimo e dodicesimo game, quando due straordinari punti in difesa di Azarenka hanno rimediato il patatrac compiuto nel game precedente (tre errori gratuiti negli ultimi quattro punti) trascinando il set al tie-break. Qui, dopo una partenza sprint di Badosa (4-0), Azarenka ha ancora una volta rimontato fino all’aggancio sul 5-5, ma sul set point per l’avversaria si è inspiegabilmente messa a fare a pallate, dopo averlo evitato per quasi un’ora e venti minuti, prendendosi un rovescio vincente in faccia e ritrovandosi sotto di un set.

Victoria Azarenka – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

L’approccio mentale al secondo set di Azarenka, dopo aver perso un primo set così combattuto, è stato di quelli che si devono insegnare nelle scuole tennis: totalmente positiva, carica al punto giusto, tanto da entrare in campo e travolgere una Badosa che sicuramente aveva fatto calare la tensione. Vika è andata 3-0 pesante in un attimo, ha rintuzzato il tentativo di rimonta di Badosa per tornare sul 4-1, mettendo poi il sigillo al terzo set in soli 33 minuti.

Il set decisivo è stato uno dei migliori dell’anno: 72 minuti di grandi scambi ed emozioni a non finire, con Badosa che è arrivata vicinissima a perdere il bandolo della matassa facendosi rimontare sue volte un game da 40-15 e salvandone un terzo per il rotto della cuffia. Era stata la spagnola a sprintare subito 2-0, ripresa però immediatamente dalla sua avversaria sul 2-2. Sul rettilineo finale è successo di tutto: nel nono game Badosa dal 40-15 ha infilato un doppio fallo e tre errori gratuiti mandando Azarenka a servire per il match. La bielorussa, però, una volta issatasi 30-0 ha mancato un diritto piuttosto comodo per andare a tre match point inanellando una serie di quattro errori gratuiti che hanno riaperto completamente la finale.

Il tie-break finale, come detto, non ha avuto storia: Badosa era troppo più sicura nei suoi colpi da fondo campo ed è andata subito 3-0, poi 5-1 e infine 7-2.

Con questa vittoria Paula Badosa conquista il suo primo titolo WTA 1000 e sale all’11° posto della classifica WTA, ma soprattutto si qualifica (quasi) matematicamente alle WTA Finals di Guadalajara, che ora vedono il proprio campo di partecipazione già completato (Sabalenka, Krejcikova, Pliskova, Swiatek, Sakkari, Muguruza, Badosa e Jabeur, dando per scontato il forfait di Barty, già tornata in Australia).

Per Victoria Azarenka come detto sfuma la possibilità del terzo titolo a Indian Wells, deve registrare una sconfitta in un match in cui ha vinto nove punti in più dell’avversaria, un match che durando 3 ore e 4 minuti è diventato la finale del BNP Paribas Open più lunga della storia (superando di un minuto la finale 2017 tra Vesnina e Kuznetsova), ma può celebrare il ritorno tra le prime 30 approdando al n. 26.

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ATP

ATP Indian Wells: Basilashvili-Norrie, finale tra esordienti

Cameron Norrie supera in due set Grigor Dimitrov. Nikoloz Basilashvili ferma Taylor Fritz. Norrie irrompe nei Top 20

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Cameron Norrie - Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

[27] C. Norrie b. [23] G. Dimitrov 6-2 6-3

Si ferma in semifinale la corsa di Grigor Dimitrov al BNP Paribas Open di Indian Wells, dopo le splendide, ma anche molto dispendiose, vittorie contro Medvedev e Hurkacz, Dimitrov non è riuscito a riprodurre lo stesso livello di tennis contro uno dei giocatori più continui del 2021, che qui nel deserto della California è riuscito a raggiungere la sua sesta finale stagionale, sicuramente la più prestigiosa.

Il bulgaro ha iniziato il match giocando in maniera molto irregolare, sbagliando parecchio e facendo scappare Norrie sul 4-0 compromettendo il primo set, che infatti è scivolato via in soli 31 minuti. Ci sono voluti altri due giochi nel secondo set perché Dimitrov riuscisse a prolungare gli scambi provando a manovrare le direzioni per crearsi le aperture necessarie per i suoi affondi. Ma la strategia era comunque troppo laboriosa per il Grigor della giornata odierna, solo sporadicamente capace di infilare quei magnifici vincenti capaci di infiammare la folla.

 

Norrie ha tenuto grande compostezza, controllando sapientemente i suoi turni di battuta e annullando l’unica palla break concessa sul 2-1 con un bel diritto inside in, e recuperando da 0-30 due game più tardi.

Ho cercato di allungare gli scambi, non ho mai pensato all’importanza della posta in palio – ha detto Norrie una volta arrivato in conferenza stampa, oltre due ore dopo la fine del match – nemmeno quando ho servito per il match. Nel secondo set ho risposto peggio rispetto al primo set, ma ero molto concentrato sul mio tennis”.

Grigor Dimitrov – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Con questa vittoria Cameron Norrie conquista il suo più importante piazzamento in un torneo Masters 1000 e soprattutto si propone come solido contendente alle ATP Finals. La finale lo porta a 2440 punti nella Race, all’11° posto immediatamente dientro a Jannik Sinner e a soli 115 punti dall’italiano, con l’occasione di poterlo superare in caso di vittoria del titolo domenica.

[29] N. Basilashvili b. [31] T. Fritz 7-6(5) 6-3

Non si è realizzata la favola del giocatore di casa che vince il suo primo grande torneo a due passi da dove è nato. Taylor Fritz non è riuscito a resistere al bombardamento da fondo messo in atto da Nikoloz Basilashvili ed ha dovuto alzare bandiera bianca in due set, nonostante abbia avuto tre set point nel primo set per passare in vantaggio e provare a raggiungere la finale.

Partita decisamente diversa dalla precedente, quella tra Fritz e Basilashvili: la palla camminava almeno 20 chilometri l’ora più veloce durante gli scambi pieni di mazzate tirate sia di diritto sia di rovescio. Era Basilashvili ad avere più spesso il controllo dello scambio, commettendo però qualche errore in più. Fritz è arrivato ad avere tre set point nel primo set, due sul 5-4 e uno sul 6-5, tutti però giocati molto bene e in maniera aggressiva da Basilashvili. Forse qualche recriminazione in più sul primo di questi set point, nel quale Fritz ha messo lungo un rovescio lungolinea di palleggio, ma nel complesso in questi frangenti decisivi del set il georgiano ha giocato meglio, così come anche nel tie-break successivo, nel quale è andato avanti di un minibreak sul 5-4 con un diritto poderoso, e poi ha incassato i due errori da fondocampo di Fritz sul 5-5 per chiudere il primo set in 59 minuti di gioco.

Nikoloz Basilashvili – Indian Wells 2021 (foto Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Volevo giocare in maniera aggressiva, ma mi ero reso conto che non potevo picchiare la palla se non partendo dal mio servizio – ha spiegato Fritz dopo il match – Non mi sembra di aver avuto possibilità di provare a giocare un colpo vincente nelle palle break che ho avuto, i suoi colpi erano troppo forti e profondi”.

Nel secondo set l’americano ha provato a tenere maggiormente lo scambio, ha avuto altre due palle break sull’1-1, annullate ancora da due vincenti di Basilashvili, che per tutto il match ha modulato molto bene la sua prima di servizio, assicurandosi di tenere una percentuale elevata ed evitare così di essere aggredito sulla seconda.

Sul 3-2, il georgiano ha trovato due super-risposte sul 30-30 che gli hanno procurato l’unico break della partita e il vantaggio decisivo per raggiungere la sua prima finale Masters 1000. Nel game finale la tensione stava per fargli un brutto scherzo e l’ha costretto ad annullare due palle del controbreak dopo aver fallito tre match point, ma alla fine la quarta palla partita è stata quella buona.

Taylor mi ha fatto giocare tante palle – ha spiegato Nikoloz dopo la partita – ho dovuto giocare molto bene da fondo per vincere. Sono contento di essere rimasto calmo nei momenti importanti e di essere riuscito a tirare i colpi che volevo tirare”.

In finale Basilashvili incontrerà il tennista che ha vinto più partite in questa stagione, ben 50, e che domenica disputerà il suo 71° match ufficiale. “Basilashvili è un grande giocatore – ha detto Norrie del suo avversario in finale – quando gioca bene può battere chiunque. Sarà molto difficile, ma mi sento bene fisicamente e sarò pronto alla battaglia”.

I due si sono affrontati una volta sola nella loro carriera professionistica, al primo turno dell’ABN AMRO di Rotterdam lo scorso marzo: in quel caso vinse Norrie molto agevolmente (6-0, 6-3).
In caso di sconfitta in finale, Norrie entrerà comunque nei Top 20 al n. 17, mentre se dovesse vincere il titolo salirebbe di un’ulteriore posizione al n. 16; Basilashvili invece salirà alla posizione n. 27, e nel caso in cui dovese aggiudicarsi il titolo tornerebbe anche lui nei Top 20 alla posizione n. 18.

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