Corso GPTCA e International Tennis Symposium: i grandi coach a Milano

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Corso GPTCA e International Tennis Symposium: i grandi coach a Milano

Non solo NextGen: a Milano dall’8 al 12 novembre c’è anche la formazione di alto livello per i coach di tennis. Al Centro Pavesi sono in programma il corso GPTCA ed il 19° Simposio Internazionale. Tra i relatori Alberto Castellani, Toni Nadal e José Perlas

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“Migliorare il livello di coaching del tennis in tutto il mondo”.
È questo l’obiettivo della GPTCA (Global Professional Tennis Coach Association), l’associazione mondiale dei coach di tennis riconosciuta dall’ATP (proprio quest’estate la partnership è stata prolungata fino al 2020) che si occupa del perfezionamento dei maestri di tennis attraverso la loro continua formazione, l’interazione ed i contatti in rete. Per capire di quale importante realtà stiamo parlando, basta fare alcuni nomi: nel Comitato Direttivo ci sono personaggi del calibro di Alberto Castellani e Toni Nadal, tra i 41 presidenti nazionali si annoverano coach come Patrick Mouratoglu, Justine Henin, José Perlas e Claudio Pistolesi.

L’associazione, nata nel 2010 e presieduta sin dalla fondazione da Alberto Castellani, la prossima settimana farà tappa a Milano, al Centro Sportivo “Pavesi”, con un importante doppio appuntamento: il corso GPTCA per l’ottenimento della qualifica (3 livelli: A, B e C) di International Coach certified by ATP ed il 19° International Tennis Symposium. Dallo scorso anno, infatti, GPTCA e l’Associazione ProCamp Mgm Italia, organizzatrice del Simposio presso il Centro Pavesi, hanno voluto riunire i due eventi al fine di creare presso il centro sportivo milanese un importante momento di formazione per gli allenatori di tennis. Il corso GPTCA inizierà mercoledì 8 novembre e a partire da sabato si allineerà con il Simposio, il cui titolo quest’anno è “La resilienza nel tennis“, che si terrà sabato 11 e domenica 12 (ed è valido come corso d’aggiornamento per i maestri UISP e come aggiornamento regionale lombardo UISP – Lega Tennis). Al termine del Simposio, verranno sostenuti gli esami GPTCA.

Al Centro Pavesi sono attesi tra i 200 ed i 300 insegnanti di tennis (il corso GPTCA è aperto a maestri ed istruttori di qualsiasi associazione e federazione) e tra i relatori ci sono i nomi di assoluto prestigio, alcuni dei quali già citati all’inizio dell’articolo: Alberto Castellani, Toni Nadal, Josè Perlas, Claudio Pistolesi e Patricio Remondegui. Gli interventi spazieranno su tutti e tre i fattori su cui un coach deve lavorare in un programma di allenamento: preparazione fisica, tecnico-tattica e mentale. Pistolesi e Remondegui saranno i relatori principali sui temi della preparazione fisica e, soprattutto, sugli aspetti tecnici e tattici. Con anche approfondimenti legati all’applicazione della biomeccanica nel tennis, da parte dell’ex allenatore delle sorelle Serra Zanetti e di Stefano Galvani, e al sempre delicato passaggio dal tennis juniores a quello professionistico da parte del 50enne coach di origine romana. Sarà invece proprio il presidente Castellani (che ricopre la massima carica anche di un’altra associazione, la ISMCA, che riunisce i mental coach sportivi a livello internazionale) ad approfondire le tematiche mentali, quelle che il grande coach perugino e molti altri ritengono fare la differenza nel tennis moderno, dove i valori fisici e tecnici degli atleti sono spesso molto vicini, dato che consentono di esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. Nei suoi diversi interventi in programma, l’ex allenatore – tra gli altri – di Janko Tipsarevic, Ivo Karlovic, Marc Rosset e Rainer Schuttler, parlerà dell’allenamento alla concentrazione, della gestione dell’ansia e dello stress e di come impostare una programmazione che contempli la parte mentale oltre a quella fisica e tecnica. Anche con approfondimenti sull’utilizzo di strumenti di analisi transazionale come l’egogramma. Ma nell’ottica di voler fornire ai coach una visione ad ampio raggio degli strumenti disponibili per allenare efficacemente i loro giocatori, troveranno spazio anche interventi legati a metodologie di allenamento più innovative: lo stesso Castellani parlerà infatti anche della musica come base dell’allenamento alla ritmizzazione nel tennis e come tecnica per il recupero del senso della vittoria, mentre Fabio Valentini e Alessandra Parroni proporranno il loro metodo “Tennis on the beat” legato alla ritmizzazione dell’allenamento.

 

Nell’ambito del Simposio, nella mattinata di sabato, ci sarà anche un momento solenne: la cerimonia di consegna della Laurea Honoris Causa della Newport Research University a Toni Nadal. A seguire, lo zio e storico allenatore del n. 1 del mondo Rafa Nadal terrà un intervento, suddiviso in due parti – una teorica e l’altra sul campo -, proprio su uno dei temi che ha appassionato addetti ai lavori e tifosi di tennis in questa stagione: il grande comeback del fuoriclasse spagnolo, intitolato “Il nuovo RAFA tornato n. 1 del mondo“.

Per chi volesse saperne di più, orari e programmi completi del corso e del Simposio sono disponibili sul sito della GPTCA, www.gptcatennis.org.

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Editoriali del Direttore

Nadal e Djokovic andranno a Parigi con grande fiducia, ma anche i quattro azzurri

ROMA – I due non sono “Matusa” ma NextGen, come ha detto Djokovic. Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini saranno fra le 32 teste di serie. Quindi con due turni sulla carta accessibili

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da Roma, il nostro inviato

È vero che Rafa Nadal poteva perdere contro Shapovalov nei quarti, ma resta il fatto che di quattro tornei giocati sulla terra rossa, ne ha vinti due, Barcellona e Roma e ha perso gli altri due nei quarti, Montecarlo con Rublev e Madrid con Zverev. Che non sono due broccacci, mi pare.

Montecarlo è spesso il primo approccio sulla terra rossa per molti giocatori alla ricerca di una forma che ancora non c’è. Nel caso di Djokovic e Nadal, poi, il torneo del Principato era stato preceduto da un lungo stop. Entrambi avevano giocato l’ultimo match all’Open d’Australia e certo a Montecarlo non erano al massimo.

 

Il secondo Masters 1000 europeo, a Madrid, si gioca in altura e i campi sono molto più veloci che a Parigi. Non è un caso che in finale siano andati Zverev e Berrettini. Nadal ha detto chiaramente più volte: se c’è un torneo sulla terra battuta che meno si adatta alle mie caratteristiche tecniche questo è certamente quello di Madrid. Inoltre a Madrid non c’era Djokovic.

Insomma, io sono abbastanza convinto di non essere affetto da miopia patriottica se penso che dei tre Masters 1000 europei gli Internazionali d’Italia sia il torneo più importante. Più importante oltre che come tradizione e prestigio, per il fatto di rappresentare il miglior test possibile sulla condizione di forma dei giocatori due settimane prima del Roland Garros. L’ultimo vero test.

Chiaro che l’aver vinto il torneo, e in finale sull’avversario storicamente più valido dacché non gira più per i tornei Roger Federer, fa fare il pieno di fiducia a Rafa che, tanto per tappare la bocca a eventuali scettici, ha giocato d’anticipo sul dubbio legato ai tre set su cinque dello Slam parigino: “Ho fatto diverse partite dure qui a Roma, oggi con Novak quasi tre ore, ma avrei tranquillamente potuto giocare un paio d’ore in più”. Un bel messaggio, oltre che per gli scettici, per tutti gli avversari della Next Gen che magari si fossero illusi di avere a che fare con un vecchietto imborghesito e stanco, privo dell’antica resistenza sovrumana.

A quest’ultimo proposito Novak Djokovic non ha vinto il torneo, ma di certo ha detto la battuta migliore all’ennesima e poco originale domanda postagli da Diego Nargiso sull’incalzare dei Next-Gen “Me l’hanno chiesto 55 volte ultimamente, ma io penso che i Next-Gen siamo noi, Rafa e io”.

In effetti il modo in cui Djokovic ha rimontato Tsitsipas e quello con cui Nadal ha reso lo stesso servizio a Shapovalov, sia pure correndo entrambi rischi pazzeschi – un punto e buonanotte suonatori! – fa dire anche a noi che sì, il cambio della guardia è inevitabilmente sempre più vicino, ma attenzione lo si dice da anni… anche per la Regina Elisabetta e il Principe Carlo.

Giustamente anche Djokovic, per quanto umanamente iper-dispiaciuto per aver perso questo duello che consente a Rafa di pareggiare il conto dei Masters 1000 vinti – 36 ciascuno – per ritrovarsi il maiorchino con il fiato sul collo nel numero dei duelli vinti (ora sono 29 a 28 per lui, dopo la cinquantasettesima sfida) e per essere stato “doppiato” sia nel conto delle finali romane da Rafa (4 a 2) sia nei trionfi al Foro Italico (10 a 5), ha però buoni motivi per credere nelle proprie chance per il prossimo Roland Garros. Rafa è in doppia cifra in una quantità impressionante di tornei: 10 titoli a Roma, 11 a Montecarlo, 12 a Barcellona, 13 al Roland Garros dove sarà il favorito n.1 – pur da n.3 del seeding – per il titolo n.14.

Nole ha perso contro Rafa – e sono sicuro che gli girano un po’ le scatole tutte le volte che sente ripetere, e magari pronuncia lui stesso con la bocca storta l’innegabile: “Nadal è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra battuta” – ma nella finale al Foro Italico non è stato davvero dominato, tutt’altro. Non solo ha rifilato a Nadal un pesante 6-1 nel secondo set, dopo essere stato trafitto da non so più quante sciabolate vincenti del ritrovato dritto del rivale nel primo set, ma nel terzo ha avuto due palle break che se trasformate avrebbero potuto rovesciare l’esito del match. In particolare la prima, un dritto da tre quarti campo, avrebbe dovuto essere una sentenza, una semplice esecuzione contro un Nadal impotente. Invece quel dritto, bello e comodo, l’ha clamorosamente schiacciato in rete. L’altra palla break invece l’ha ben annullata con un gran rovescio Rafa, ben felice d’essere scampato al precedente pericolo.

Come spesso accade il contraccolpo psicologico per il break mancato si è tramutato, di lì a poco, un break subito. E da lì in poi Rafa si è involato verso il traguardo sparendo dalla vista di Nole perfino sul rettilineo d’arrivo.

Rafael Nadal – ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quindi Nole ha ragione, a mio avviso, a valutare il bicchiere mezzo pieno e a pensare positivo in vista Roland Garros. Sono gli altri, semmai, a doversi preoccupare della condizione dei due “Old-Gen”, perché quelli se proprio non li ammazzi non muoiono mai. Hanno una testa, non solo un’esperienza, diversa. Si aggrappano a tutto, non mollano mai.

LA FINALE FEMMINILE

Inciso che non vuole apparire sessista: ma come fa la n.9 del mondo (ed ex n.1), Karolina Pliskova a prendere 6-0 6-0 in 46 minuti una finale che avrebbe dovuto cercare di onorare per la gente che era venuta alle 14,30 per assistervi e pagando un biglietto anche piuttosto salato? Il secondo premio, 132.200 euro, io sarei stato quasi tentato di sequestrarglielo (se si potesse…) vedendola sorridere come se nulla fosse dopo l’imbarazzante sconfitta assolutamente indecorosa e irrispettosa. Ricordo Natalia Zvereva perdere 6-0 6-0 in 34 minuti la finale del Roland Garros con Steffi Graf, ma Graf era Graf e con tutto il rispetto Iga non lo è ancora. E poi comunque io vidi Natalia prima piangere all’uscita dal campo e poi, più tardi, apparve imbarazzata e al tempo stesso imbufalita. Pliskova, invece, sembrava fosse stata reduce da un Players Party. Vabbè, chiudo l’inciso.

Alla fine io sono convinto che la stessa Iga, sebbene determinatissima anche nell’ultimissimo game a non concedere la minima chance a Pliskova e certo contenta di questo trionfo dopo quello dell’ultimo Roland Garros (quest’anno ha vinto anche ad Adelaide, fanno tre titoli), avrebbe tutto sommato preferito venire a capo di una partita un po’ più equilibrata nel suo svolgimento e nel punteggio. Perché in giro per il mondo a tutti verrà in mente, come prima cosa, di sospettare che Pliskova – che lo scorso anno in finale qui prese 6-0 e poi sul 2-1 si ritirò contro Halep per un problema alla coscia – avesse nuovamente qualche problema fisico che le impedisse di difendersi secondo le proprie possibilità.

Torneremo, tornerò su questi Internazionali d’Italia che ci hanno donato la grande gioia di ritrovare un italiano in semifinale, uno straordinario Lorenzo Sonego che ci consentirà di non dover più tirare fuori ogni anno quel che successe nel 2007 con Filippo Volandri, con buona pace dell’ex tennista livornese.

Due finali in Masters 1000 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid), un quarto di finale (Fognini a Montecarlo), Sonego in semifinale: quattro diversi italiani protagonisti di altrettanti exploit in tornei importantissimi, con affermazioni in tornei meno importanti come il Melbourne Great Ocean Road (Sinner su Travaglia) e il Sardegna Open (Sonego). Roba mai vista prima.

A Parigi avremo quattro italiani teste di serie, quindi almeno in teoria con un paio di turni sulla carta abbordabili per tutti e quattro. A Roma nessuno aveva avuto un buon sorteggio, meno male che Sonego ha fatto… i bambini con i baffi. Ma se a Parigi ci dice bene, almeno qualcuno dei quattro moschettiere in terra di Francia ci darà di sicuro buone soddisfazioni. Ad maiora.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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ATP

Internazionali di Roma: commovente Sonego ma sarà ancora Djokovic-Nadal

Lorenzo Sonego salva due match point nel secondo set giocando alla pari con il numero uno al mondo, ma cede alla distanza. Undicesima finale a Roma per Djokovic

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Sonego e Djokovic, l'abbraccio - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Se vi siete persi i match di stamane, qui c’è la cronaca di Sonego-Rublev e qui quella di Djokovic-Tsitsipas


Novak Djokovic ha battuto Lorenzo Sonego per 6-3 6-7 (5) 6-2 in due ore e 44 minuti. Un match epico, in cui il torinese ha giocato al di là dei propri limiti, salvando due match point nel secondo set nel tripudio del Centrale. Il serbo affronterà Nadal (dopo essere stato in campo praticamente cinque ore nella giornata di oggi); l’ultima finale romana senza uno dei due in campo risale addirittura al 2004!

Il serbo ha così vendicato la sconfitta subita contro l’azzurro lo scorso ottobre a Vienna.

PRIMO SET – Pensate che Djokovic potesse avere un conto aperto da quel precedente? Pensate bene. Con un elicottero che sorvolava il Foro come a Woodstock (è anche serata di derby), è stato da subito dominante negli scambi, e dopo un primo punto vinto con la contro-contro-smorzata ha trovato quasi sempre l’uno-due sul servizio esterno e conquistato i primi nove punti alla battuta, ma Sonego non si è scoraggiato ed è partito servendo molto bene: tre servizi vincenti e un drop shot gli hanno permesso di tenere per l’1-1.

Il piano partita di Sonego è stato giustamente iper-aggressivo, il problema è che Djokovic ha sostanzialmente verticalizzato a piacimento (soprattutto di rovescio, con cui non ha mai sbagliato nel set), e non è sembrato soffrire le accelerazioni dell’avversario. Nel quarto gioco ha costruito i punti alla perfezione, ribaltandone l’inerzia euclideamente (infatti ha dominato nei punti sopra i cinque colpi, 17-5 in suo favore) e si è guadagnato due palle break: Sonego ha salvato la prima con una prima esterna, ma sulla seconda Djokovic ha risposto a una potente prima centrale in allungo e ha preso il controllo dello scambio, costringendo Sonego ad un errore di dritto e salendo 3-1 e servizio.

Il torinese ha veramente fatto il massimo, soprattutto con la battuta (quasi metà dei suoi servizi sono stati vincenti), ma purtroppo per lui non è mai riuscito a crearsi occasioni in risposta: Nole ha concesso solo quattro punti in tutto il set (neanche uno sulla seconda), e sul 30-15 al momento di servire per il set ha mostrato il proprio bionico controllo aprendosi il campo con due lungolinea non troppo rapidi ma di pulizia cardinalizia su cui Sonego non ha potuto fare niente, e ha chiuso (6-3) con un vincente di dritto inside-in dopo 35 minuti.

SECONDO SET – Il canovaccio non è cambiato all’inizio del parziale, se non per il fatto che Sonego ha forse messo ancora più enfasi sul primo colpo in uscita dal servizio. Nel terzo gioco il numero uno del mondo ha contenuto due prime potenti di Sonego, rimontando da 40-15 con una contro-smorzata e un rovescio profondo mal gestito dall’avversario. Sul 40-40 stessa storia, altra prima di Sonego, altra risposta profonda di Djokovic che l’ha obbligato alla stecca di dritto, ottenendo una palla break; per una volta è stato però impreciso, sbagliando la risposta bimane sul kick del torinese, che con due punti diretti è salito 2-1 e ha continuato a salire di livello, contenendo bene anche quando Djokovic gli ha risposto sul rovescio. Nole è sembrato un filo meno brillante (anche perché il livello del primo set era difficile da mantenere), forse convinto che le resistenze di Sonego sarebbero state fiaccate più facilmente, e ha spesso sbagliato scelta ed esecuzione della smorzata.

Nel sesto game Sonego ha quindi trovato un bel passante di rovescio che l’ha portato sul 30-30 in risposta, ma pur difendendosi gagliardamente non è riuscito a salire a palla break, e nel game successivo si è trovato sotto 15-30 quando Djokovic ha recuperato su un rovescio lungolinea perfetto e l’ha portato a sbagliare di dritto, e ha concesso una palla break quando il serbo ha attaccato la sua seconda con un dritto potente; Djokovic ha risposto bene sulla palla break, ma Sonego ha tenuto sulla diagonale di sinistra e giocato un bell’attacco tagliato sul drop del serbo. Nole ha ancora attaccato la seconda al corpo da destra, stavolta con il rovescio, e si è guadagnato una seconda chance, che però Sonego ha salvato spingendo con continuità e chiudendo con la stop volley dopo che il serbo ha parato un paio di smash. Altra palla break per Nole, altro salvataggio, stavolta con una buona palla corta che il serbo non è riuscito a contrastare efficacemente. Sonego ha tenuto con un vincente di dritto e un ace che hanno complessivamente toccato un quarto di micron di riga.

Sul 4-4, Sonego è anche stato un po’ sfortunato, perché un ace che gli avrebbe dato il 30-0 è stato chiamato fuori, mentre invece un brutto doppio fallo l’ha condannato al 15-30, e un altro ha regalato una palla break a Djokovic. Ancora una volta, però, Lorenzo ha spinto su ogni palla, addirittura vincendo sulla diagonale del rovescio prima di incoccare l’inside-in vincente. Il serbo si è rimesso a disegnare il campo fin dalla risposta, guadagnandone un’altra, ma Sonego ha colpito con lo sventaglio dopo un rovescio sulla riga, e con tre servizi vincenti nei successivi quattro punti è salito 5-4.

Lorenzo Sonego – Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quando Djokovic ha servito per rimanere nel set, Sonego ha trovato una bellissima risposta vincente di dritto e si è portato a due punti dal set, salendo a set point con una risposta di dritto addosso all’avversario chiusa in avanzamento. Sul kick di Djokovic, però, ha fatto una brutta scelta, cercando di girare attorno alla pallina per colpire di dritto ma arrivando in ritardo e steccando. Djokovic però non ha di nuovo messo la prima, e Sonego gli ha ancora piegato il braccio con la risposta di dritto; purtroppo per lui, lo sventaglio di dritto sul secondo set point è stato accompagnato fuori dal nastro, e il campione uscente ha allora tenuto con due servizi esterni.

Passato lo spavento, Sonego ha perso un po’ di brillantezza, finendo sotto 0-30 con un errore di dritto, e ha concesso due palle break quando Djokovic ha recuperato straordinariamente una palla corta; Sonego ha salvato la prima con una volée in allungo, ma Djokovic ha breakkato con un’altra contro-smorzata in allungo, stavolta di rovescio.

Quando tutto sembrava finito, Sonego è salito 0-30 con un inside-in vincente di dritto. Djokovic non si è scomposto e si è procurato un match point con un servizio slice, ma Sonego ha risposto con un rovescio profondo che Nole non è riuscito a tenere in campo. Il serbo ha però controllato lo scambio successivo, e quando Sonego ha tentato una palla corta è stato pronto, guadagnandosi il secondo match point. Sonego ha ancora risposto di rovescio, e Djokovic ha colpito un dritto molto fiacco in mezzo alla rete. La risposta bimane è poi arrivata ancora più profonda, e Nole (che in quel frangente ha perso la prima) non è riuscito a tirarsela fuori dalle stringhe – palla break. Il torinese ha sbagliato una risposta di dritto e si è tornati sulla parità, ma ancora una volta però il suo sventaglio ha messo in difficoltà Nole, che ha sbagliato un altro rovescio per concedere una nuova palla break, e stavolta è stato Sonego a reagire prontamente al drop shot, giocando un bel rovescio tagliato e chiudendo con lo smash.

Mentre si alzava Seven Nation Army, nel tie-break Djokovic ha trovato subito il mini-break su un errore di dritto di Sonego in uscita dal servizio, e si è portato sul 3-0 su un rovescio finito lungo. Il torinese ha mischiato le carte con un chop vincente e un serve-and-volley, e sul 2-4 ha recuperato il mini-break quando Djokovic ha commesso un doppio fallo, pareggiando sul 4-4. Sul punto successivo Sonego è stato ancora sfortunato, perché ha dovuto rigiocare il punto quando un suo colpo è stato erroneamente chiamato fuori, ma ha comunque fatto il punto con un rovescio vincente, ed è salito a doppio set point quando Djokovic ha colpito uno schiaffo troppo centrale, non riuscendo a controllare il passante di dritto dell’avversario. Il primo è un inside-in che si è fermato sul nastro, ma il secondo, stavolta sulla racchetta del torinese, è stato trasformato con una prima esterna vincente.

Terzo set dopo due ore e cinque minuti (inutile dire che il DJ ha colto l’occasione per un altro giro di White Stripes con il pubblico del Centrale in visibilio).

TERZO SET – In un parossismo di trance agonistica, Sonego è partito con tutta l’adrenalina del mondo in corpo, infilando due dritti per lo 0-30, e ha chiuso con una veronica per la tripla palla break. Lì si è però vista la grandezza di Djokovic, che ha saputo aspettare la fine della tempesta e ha ricominciato a macinare cancellando quanto successo nei 20 minuti precedenti: ha gestito bene la prima palla break, obbligando Sonego a tentare un difficile dritto in corsa, mentre sulla seconda è stato il torinese a sbagliare la risposta; la terza è stato uno scambio prolungato da cui Sonego ha cercato di tirarsi fuori con un dritto vincente, finito però largo.

Nel game successivo, Djokovic ha tirato fuori una difesa incredibile ed è salito 30-30 con un vincente di rovescio, ma Sonego ha evidentemente perso ogni tipo di coscienza perché ha messo a segno un drop vincente e poi ha intercettato un passante stretto del serbo per pareggiare. Da lì in avanti, però, il livello del serbo è salito ulteriormente: ha iniziato il set mettendo 15 prime su 17, e nel quarto gioco è salito 0-30 con una risposta penetrante, guadagnandosi due palle break su un errore di dritto di Sonego. La prima è entrata (10/11 a inizio terzo), ma Djokovic ha trovato una gran risposta di rovescio a uscire, e il recupero di Sonego è finito lungo, 3-1 per il campione uscente.

Il match si è sostanzialmente chiuso lì, perché dopo lo 0-40 del primo game Djokovic ha perso solo un altro punto alla battuta, e nell’ottavo game si è portato a match point attaccando bene le palle corte di Sonego, gestendo bene il suo tweener prima e infilando il vincente di dritto in avanzamento poi, chiudendo su un errore di dritto del torinese. Bello, bellissimo l’abbraccio che ha concluso il match.

IL COMMENTO E I NUMERI – “Credo di aver reagito bene alla perdita del secondo set e allo 0-40 del primo game del terzo, sono anche stato fortunato a non trovarmi sotto di un break, forse le cose sarebbero state diverse”, ha detto Djokovic. “Avrei dovuto chiuderla in due, ma lui ha dimostrato perché ha raggiunto la semifinale, è un giocatore molto dinamico e contro cui è difficile giocare, anche perché aveva il pubblico con lui. La cosa più importante ora è recuperare per domani, non ho molto tempo e oggi ho giocato tanto. Anche Rafa ha avuto dei match duri, anche se forse a me è andata peggio con le interruzioni per pioggia. Comunque darò tutto”.

Quello di domani sarà il cinquantasettesimo confronto fra Djokovic e Nadal (29-27 Djokovic), il nono a Roma (5-3 Nadal), il sesto in finale agli Internazionali (3-2 Nadal), il quattordicesimo a livello di finali 1000 (7-6 Djokovic) e la ventottesima finale in generale (15-12 Djokovic). Per il serbo questa sarà la finale N.118 (82 vittorie), la cinquantatreesima a livello 1000 (36 vittorie, una in più di Rafa) e la seconda dell’anno dopo quella vinta a Melbourne contro Medvedev.

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