Addio a Pancho Segura, pioniere del professionismo [FOTO]

Il grande campione pre-era Open è scomparso all'età di 96 anni. Fu uno dei primi professionisti al seguito di Kramer

Di Lorenzo Colle
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Pancho Segura è scomparso stanotte in seguito a complicazioni legate al morbo di Parkinson che lo affliggeva da tempo. Il campione equadoregno, naturalizzato statunitense, era stato uno dei primi ad unirsi al circuito parallelo allestito da Jack Kramer e riservato ai professionisti. Nei primi anni ’40, gioca come amatore raccogliendo quattro consecutive semifinali agli US Open (1942-1945), ma ottenendo ben poco negli altri tornei dello Slam. Il 1947 è l’anno della svolta: sale sul carrozzone di Kramer e inizia a girare il mondo come giocatore professionista. Sebbene non figuri come uno dei giocatori di punta, Pancho viene subito adottato dai tifosi per il suo sorriso contagioso e il suo gioco particolare. Non molto alto (un metro e sessantotto centimetri), velocissimo (anche troppo a detta di Kramer) e dotato di un dritto devastante. Questo colpo atipico, giocato a due mani, era universalmente temuto dai colleghi che facevano di tutto per evitarlo. “Probabilmente il rovescio di Budge è stato il colpo puro migliore del tennis“, dirà Kramer. “Sono d’accordo con questo giudizio. Ora puntatemi una pistola alla testa e vi dirò che il dritto di Segura era migliore. Lo nascondeva meglio e poteva trovare molti più angoli“. Tuttavia secondo lo stesso Kramer, Pancho non fu in grado di utilizzare a pieno il potenziale di questa formidabile arma. “Era così veloce che riusciva a girare attorno ad ogni palla e colpirla di dritto. Probabilmente ha colpito quattro volte più dritti che rovesci. Però era troppo veloce e sprecava troppe energie in questo processo“.

Segoo (questo era il suo soprannome) riesce a vincere tre volte consecutive gli US Open pro tra il 1950 e il 1952 e ottiene due volte il riconoscimento di miglior giocatore dell’anno (il numero uno di allora) seppur in co-abitazione (nel 1950 con Kramer e nel 1952 con l’altro Pancho, Gonzalez). Il saldo tra vittorie e sconfitte è comunque negativo, ma nonostante questo Pancho ottiene lo scalpo di tutti colleghi ad eccezione del Gran Capo Kramer e dell’omonimo Gonzalez. Un altro ex numero uno, Ellsworth Vines esprimerà un giudizio molto lusinghiero sul gioco del solare tennista dell’Equador nel suo libro “Tennis: Mito e metodo”. “Il suo dritto bimane è il colpo più devastante della storia del tennis, inarrestabile a meno di non riuscire ad evitarlo. Da professionista migliorò enormemente la volée, che da amatore usava poco, e anche il rovescio. Rispondeva in maniera eccellente grazie ai suoi movimenti fulminei. Lob e smorzate insuperabili. Passanti superbi, cambi di ritmo e solidità ne hanno fatto il più grande “piccoletto” della storia del tennis“.

Dopo il suo ritiro, lavora come maestro di tennis al Beverly Hills Tennis Club dove insegna i rudimenti del gioco a future star del cinema come Doris Day, Charlton Heston, Barbra Streisand e Gene Hackman. Torna ad affacciarsi al tennis professionistico come coach di campioni del calibro di Stan Smith e Jimmy Connors.

La sua eredità non è stata dimenticata. Nel 1984 viene introdotto nella Hall of Fame di Newport, mentre nel 2014 il suo paese mette in circolo un francobollo con la sua effige. Un ricordo tenero non tanto dovuto al gioco o ai successi, quanto al suo carattere solare e divertente. Allora addio Pancho, campione sorridente.

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